Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Regioni. Non si eleggono solo le giunte. Ci sono anche cda e consulenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-02.

2020-01-23__Sardegna 001


Le elezioni regionali non si estinguono nel solo rinnovo politico di Governatore e Giunta.

Se è vero che il corpo burocratico della regione sia inamovibile, sarebbe altrettanto vero ricordare come enti, agenzie, istituti e aziende della Regione e degli altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell’ambito regionale siano di norma dotate di un presidente e di un consiglio di amministrazione, tutti di nomina politica.

È un elevato numero di persone, usualmente ben qualificate, ma tutte di osservanza del partito che governa la regione.

Spesso, dopo ogni tornata elettorale va a casa la vecchia dirigenza e ne subentra una nuova.

Sono numeri che variano da regione a regione, ma sono davvero molto elevati: possono raggiungere anche le migliaia di persone interessate per ogni realtà territoriale.

Alcuni elementi sono, o dovrebbero essere, evidenti.

Il partito politico si caratterizza sicuramente per il livello e le capacità della sua dirigenza politica, ma soprattutto per qualità e numero di persone vicine che possano essere collocate in posto confacente. Un partito privo di un simile hinterland è destinato a cedere il passo ad uno meglio organizzato. È questo, in estrema sintesi, il dramma interno del movimento cinque stelle: non ha dietro personalità adatte a ricoprire posti nel parastato.

Il corpo di codeste nomine forma il vero capitale umano di un partito.

Se lette sotto questa angolatura, le consecutive vittorie della lega e del centrodestra nelle elezioni regionali in Lombardia, Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte ed Umbria hanno consentito di rimpiazzare migliaia di consulenti facenti capo al partito democratico con personale della lega. Poi, a loro volta, i nuovi cda provvederanno alla assunzione di personale fidato.È una sorta di reazione a catena.

L’ulteriore perdita di altre regioni comporterebbe per il partito democratico una perdita non rimediabile.

Il sottogoverno di norma è più potente del governo stesso.

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Citiamo solo ed esclusivamente come esempio la Regione Sardegna. Questo documento è stato scelto perché è il più breve da riportarsi in un articolo sintetico.

Il documento che segue riporta solo una minima parte delle nomine.

«Disegno di legge concernente “Norme di semplificazione, razionalizzazione e distinzione delle funzioni di direzione politica e direzione amministrativa nell’ordinamento degli enti, agenzie, istituti e aziende della Regione e di altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell’ambito regionale. Modifiche alla legge regionale n. 22 del 2016, alla legge regionale n. 8 del 2016, alla legge regionale n. 13 del 2016, alla legge regionale n. 9 del 2016 e alla legge regionale n. 19 del 2006”.

Testo ddl

Titolo I

Norme comuni

Per le finalità di cui al comma 1, la presente legge reca norme di modifica dell’ordinamento dei seguenti enti:

a) Agenzia regionale per l’edilizia abitativa (AREA);

b) Azienda regionale sarda trasporti (ARST) S.p.A;

c) Agenzia forestale regionale per lo sviluppo del territorio e dell’ambiente della Sardegna (FoReSTAS);

d) Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna (ARPAS);

e) Agenzia per la ricerca in agricoltura della Regione autonoma della Sardegna (AGRIS Sardegna);

f) Agenzia regionale sarda per la gestione e l’erogazione degli aiuti in agricoltura (ARGEA Sardegna);

g) Agenzia regionale per l’attuazione dei programmi in campo agricolo e per lo sviluppo rurale (LAORE Sardegna);

h) Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro (ASPAL);

i) Ente acque della Sardegna (ENAS);

j) Istituto superiore regionale etnografico (ISRE);

k) Sardegna IT s.r.l.»

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L’elenco potrebbe proseguire per molte pagine.

Adesso dovrebbe essere ben chiaro il motivo per cui il partito democratico percepisce questa lunga tornata di elezioni regionali come una minaccia reale e concreta alla sua stessa esistenza: lotta per la vita. Perderele elezioni regionali ridurrebbe migliaia di pidiini a chiedere l’elemosina sui sagrati delle Chiese.

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Liguria. Sondaggio Piepoli. Toti sarebbe rieletto con il 51%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-05.

2020-03-27__Liguria 001

Regionali. L’alleanza PD – M5S sembrerebbe essere impossibile.

«Allo stato delle cose si tratta di una legge elettorale a turno unico: viene eletto governatore il candidato che riesce a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari.

I 30 seggi (più il presidente eletto) sono ripartiti per l’80% in base a un sistema proporzionale su liste provinciali, dove è possibile esprimere le preferenze in merito ai candidati consiglieri.

Il restante 20% dei seggi sono assegnati con un modello maggioritario basato su listino regionale bloccato che la Lega vorrebbe superare, proponendo anche di riservare un seggio al candidato presidente che ha ricevuto il numero di voti maggiore fra i non eletti.»

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Sondaggi elettorali Piepoli: Liguria, centrodestra batte anche asse Pd-M5S

La rielezione di Toti a governatore della Liguria sembra non essere in discussione. Lo si evince leggendo i dati dei sondaggi elettorali Piepoli.

Sondaggi elettorali Piepoli: Liguria, centrodestra batte anche asse Pd-M5S

La rielezione di Giovanni Toti a governatore della Liguria sembra non essere in discussione. Lo si evince leggendo i dati dei sondaggi elettorali dell’Istituto Piepoli commissionati a fine febbraio da Liguria Popolare, la formazione civica centrista che sostiene lo stesso Toti. I risultati sono stati pubblicati in data odierna da Il Secolo XIX. Dati che non si discostano più di tanto da un’indagine simile effettuata da Swg a inizio febbraio.

Secondo la rilevazione di Piepoli, il centrodestra è davanti al centrosinistra ma anche al tandem Pd-M5S. Pochi giorni fa è stata infatti siglata l’intesa tra le due forze politiche dopo il via libera degli attivisti pentastellati tramite voto sulla piattaforma online Rousseau. Un’alleanza che però non cambia le carte in tavola. La sommatoria del candidato di centrosinistra (37%) e quello sostenuto dal M5S (8%) è inferiore a quanto ottiene il singolo candidato di centrodestra (51%). Toti beneficia dell’alto grado di popolarità (93%) e di fiducia (66%) tra i liguri. Infine non va dimenticato l’apporto, determinante, dei moderati alla causa del centrodestra. Secondo i sondaggi elettorali Piepoli, il partito di Toti, Cambiamo, raccoglie nella regione l’8% dei consensi, due punti in più di Forza Italia (6%). Liguria Popolare sfiora invece il 4%. A loro si aggiungono i voti raccolti da Lega (28%) e Fratelli d’Italia (7,5%).

Sondaggi elettorali Piepoli: Pd, il primato non basta

Nel centrosinistra, il Pd si può consolare con il primato politico nella regione (29%). I dem però non hanno alleati all’altezza. Italia Viva è data al 2,6%, +Europa al 2%. Il Movimento 5 Stelle viene sondato al 10,5%, meno della metà di quanto ottenuto alle Politiche 2018.

I sondaggi elettorali Piepoli hanno infine chiesto ai liguri quali sono i maggiori problemi della regione. Il 31% ha indicato il lavoro, il 14% la viabilità e infine il 12% i trasporti pubblici.

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Regionali. L’alleanza PD – M5S sembrerebbe essere impossibile.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-26.

2020-02-26__Liguria__Elezioni__Risultati 001

«Per le elezioni regionali in Liguria si vota con un sistema elettorale del 1995, anche se la Lega di recente ha presentato una proposta per apportare tutta una serie di modifiche al sistema in vigore.

Allo stato delle cose si tratta di una legge elettorale a turno unico: viene eletto governatore il candidato che riesce a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari.

I 30 seggi (più il presidente eletto) sono ripartiti per l’80% in base a un sistema proporzionale su liste provinciali, dove è possibile esprimere le preferenze in merito ai candidati consiglieri.

Il restante 20% dei seggi sono assegnati con un modello maggioritario basato su listino regionale bloccato che la Lega vorrebbe superare, proponendo anche di riservare un seggio al candidato presidente che ha ricevuto il numero di voti maggiore fra i non eletti.

Per poter accedere alla ripartizione dei seggi, una lista provinciale deve superare la soglia di sbarramento del 3% salvo non siano collegate a una lista regionale che è riuscita a ottenere il 5%.

Infine per un elettore è possibile esprimere un voto disgiunto, ovvero indicare un candidato governatore e poi volendo anche una lista che non lo appoggia.» [Fonte]

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Giovanni Toti nel 2015 riuscì a ottenere una clamorosa vittoria in Liguria, superando la candidata del centrosinistra Raffaella Paita anche grazie alla corsa in solitario della sinistra che tolsero alla dem voti decisivi.

I risultati elettorali sono infatti tranchant. [Vedi Tabella riportata in cimosa]

Un sondaggio fatto tra il 13 e il 18 febbraio e commissionato proprio dal comitato elettorale del governatore vedrebbe Toti ben oltre il 50% a prescindere che a sfidarlo sia Sansa oppure Orlando, con la musica che non cambierebbe anche con una alleanza centrosinistra-M5S.

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A quanto potrebbe sembrare, ma usiamo il condizionale ed il verbo ausiliare di potenzialità, la ventilata coalizione PD- M5S sembrerebbe essere impossibile: i grillini infatti non hanno preso nessuna decisione in merito ed i pidiini hanno perso la pazienza. Già si stanno litigando a morte ciascuno nei propri cortili, ma messi assieme si sbranano come belve assatanate, tutte preoccupate di dare la colpa sempre agli altri.

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Regionali, Sansa ai 5 stelle: “Ora basta”. In Liguria vince la linea anti-Pd

“Niente, un’occasione cacciata al vento”, sottolinea Sansa in polemica col Movimento 5 Stelle.

Finisce con un “vaffa” la lunga attesa di Ferruccio Sansa, giornalista del Fatto Quotidiano, da lungo in attesa di capire se poteva essere il candidato del Movimento 5 stelle per le elezioni Regionali in Liguria. Con un articolo sul suo blog Liguritutti, Ferruccio Sansa, candidato in pectore del fronte anti-Toti in vista delle prossime regionali dice “ora basta”.

Il messaggio è soprattutto per il Movimento 5 Stelle, colpevole, secondo il giornalista genovese, di non aver ancora sciolto le riserve sulla possibilità di un’alleanza con il centrosinistra. Non solo: Sansa definisce “francamente penoso il comportamento dei vertici del Movimento (non i militanti, nemmeno i tanti eletti oggi delusi e amareggiati) che non ha nemmeno il coraggio di dire ‘no’ e vuole costringere l’odiato alleato Pd ad assumersi la responsabilità della scelta”.

In un lungo corsivo, quasi uno sfogo, Ferruccio Sansa parla – già al condizionale passato – di tutte le battaglie che si sarebbero potute fare se ci fosse stato un comune sentire e uno spirito di collaborazione costruttivo: dalla cancellazione del piano casa alla riprogettazione del sistema ospedaliero, dalla reintroduzione dei parchi, al potenziamento del trasporto pubblico al finanziamento della cultura e dell’istruzione. “Niente, un’occasione cacciata al vento”, sottolinea Sansa.

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Liguria, stallo su ipotesi coalizione Pd-M5s. Sansa: “Appesi ai capricci di qualche consigliere. Comportamento penoso dei vertici 5 stelle”.

Il 17 febbraio scorso l’assemblea degli attivisti aveva chiesto un voto sulla piattaforma Rousseau per decidere sull’eventuale alleanza con il Partito democratico. Da quel momento non si è saputo più nulla. Il giornalista del Fatto e candidato in pectore, sul blog Liguri Tutti, ha attaccato l’inerzia dei dirigenti 5 stelle: “E’ il momento di dire basta”.

“Qualcuno deve pur dirlo: basta! O come diceva una volta qualcuno: vaffa…”. Termina così, con un grande classico preso in prestito dal lessico politico del Movimento 5 stelle, il lungo sfogo con il quale il giornalista de il Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa rinuncia salvo colpi di scena alla, a lungo ventilata, candidatura alle prossime elezioni Regionali in Liguria in caso di alleanza tra centrosinistra e M5s. L’intervento, come scritto dal Fatto Quotidiano in edicola, arriva in un momento in cui al capo politico reggente Vito Crimi viene chiesto da più parti di prendere posizione e prendere posizione.

Nel prendere parola sulla questione, per la prima volta pubblicamente, Sansa denuncia l’estenuante attesa di un accordo: “Siamo”, scrive, “appresi ai capricci di qualche consigliere regionale in cerca di conferma” e a quelli di chi perde tempo a “calcolare se garantisca più poltrone correre da soli o in coalizione”. Il riferimento non è al Pd e alla sinistra, che stanno esplicitamente provando in tutti i modi a mettere in campo un’alleanza che includa il M5s per contendere la Regione alle destre unite sulla riconferma di Giovanni Toti. I vecchi giochi di partito, secondo il giornalista, sono piuttosto da attribuire a quello che Sansa definisce come il “comportamento francamente penoso dei vertici del Movimento (non i militanti, nemmeno i tanti eletti oggi delusi e amareggiati) che non ha nemmeno il coraggio di dire ‘no’ e vuole costringere l’odiato alleato Pd ad assumersi la responsabilità della scelta”. Il 17 febbraio scorso infatti, gli attivisti 5 stelle si erano incontrati proprio in Liguria e al termine dell’assemblea hanno chiesto che la decisione fosse messa al voto sulla piattaforma Rousseau. Ma da quel giorno non si è più saputo niente.

Quello pubblicato su “LiguriTutti”, blog condiviso tra Sansa e il collega di Repubblica Marco Preve, più che un semplice sfogo sembra il lancio del programma per un’altra Liguria possibile, una dichiarazione d’intenti abortita sul nascere: “In gioco è molto più della scelta tra due candidati”, scrive ancora il giornalista, “ma proprio l’anima di questa terra. In gioco sono il lavoro, lo sviluppo, l’ambiente e il turismo, la sanità pubblica, i trasporti e l’istruzione”.

L’ormai ex – a meno di clamorosi colpi di scena – candidato in pectore del fronti anti-Toti non risparmia attacchi diretti all’attuale governatore: “In cinque anni non ha espresso nessuna idea di Liguria, l’ha trasformata in una terra di ombrellini e tappeti rossi – scrive Sansa – la Regione ha speso in pubblicità un milione e mezzo di soldi pubblici garantendosi la benevolenza di parte dell’informazione, mentre con la stessa cifra potevano essere acquistate le macchine per la radioterapia dei malati di cancro. Quei pazienti che ogni giorno sono costretti a viaggi in pullman per ottenere cure che salvano loro la vita”.

Nel tirarsi fuori dalla partita, Sansa ammette quella che sarebbe stata la sua disponibilità: “C’erano tempo, entusiasmo, volontà per elaborare un programma che non fosse soltanto ‘contro’, ma soprattutto ‘per’ una nuova Liguria. C’erano ideali comuni nei partiti di una possibile coalizione. (…) C’era tempo per riunire uno schieramento che selezionasse una nuova classe dirigente, politica, ma anche economica. Figure nuove invece dei soliti nomi che per decenni hanno sostenuto il passato centrosinistra e oggi ritroviamo compatti a finanziare Toti”. Così, a tre mesi dalle elezioni, i margini per ribaltare il governo della Regione si assottigliano, in attesa di segni di vita da parte delle forze politiche chiamate in causa da quello che, fino a ieri, era dato come il loro principale candidato.

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Finisce prima di partire la corsa elettorale di Sansa per le elezioni regionali

Per il giornalista la misura è colma: basta attendere le decisioni del m5s sull’accordo con il centrosinistra.

“Peccato, si poteva disegnare un altro futuro. Vicino, a portata di mano. Un futuro presente. Ma non sembrano esserci le condizioni. E qualcuno deve pur dirlo: basta! O come diceva una volta qualcuno: Vaffa…”. Così Ferruccio Sansa, da settimane indicato come possibile candidato alla presidenza della Regione Liguria per una coalizione Centrosinistra-Cinque Stelle, si è sfogato sul blog LiguriTutti , in un commento ripreso anche dall’Ansa, per l’atteggiamento di attesa dei grillini che non hanno sciolto la riserva sulla alleanza.

Il giornalista scrive: “E’ tutto appeso da settimane ai capricci di qualche consigliere regionale in cerca di conferma. Fino al comportamento francamente penoso dei vertici del Movimento che non ha nemmeno il coraggio di dire ‘no’ e vuole costringere l’odiato alleato Pd ad assumersi la responsabilità della scelta”.

Sansa sottolinea che “queste elezioni sono decisive per la Liguria. In gioco è molto più della scelta tra due candidati, ma proprio l’anima di questa terra. La giunta Toti in cinque anni non ha espresso nessuna idea di Liguria, l’ha trasformata in una terra di ombrellini e tappeti rossi. Un fallimento totale”. “Eppure – prosegue – a tre mesi dalle elezioni non c’è ancora una coalizione alternativa. Non c’è un candidato. Soprattutto non si è parlato davvero dei temi che potrebbero dare alla Liguria un futuro diverso”.

Sansa parla al passato. “C’era tempo per mettere insieme una proposta che mettesse in luce i fallimenti dei cinque anni di Toti. Il potere di Toti ha messo radici profonde in città, nel porto, nella banca, nelle autostrade, nell’informazione. Sono passati mesi – conclude – bruciando credibilità e passione. Screditando una proposta politica che avrebbe fatto della Liguria un apripista per l’Italia”.

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Emilia Romagna. Flussi Elettorali.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-01.

2020-01-31__ Emilia Romagna 001

2020-01-31__ Emilia Romagna 002

– Stefano Bonaccini, candidato indipendente di sinistra, ha conquistato un ottimo 51.4%, riuscendo non solo a conservare il voto del 65% che aveva in passato votato per il partito democratico, ma anche ad attirare il 17.7% di Elettori che prima non avevano votato, il 9% di Elettori provenienti dal m5s, e persino il 6.1% di Elettori che in precedenza avevano votato centrodestra.

– Lucia Borgonzoni, candidata del centrodestra, ha ottenuto il 43.6% dei voti, dei quali il 78.4% già fidelizzati, il 7.1% che avevano in passato votato per Bonaccini, ed anche il 12.5% di Elettori che prima non avevano votato.

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Se è logico che il Governatore uscente che si presenti per il rinnovo parta da una posizione di forza, questi risultati mettono chiaramente in evidenza l’importanza somma della scelta di un candidato popolare. Ambedue hanno saputo conservare gran quota di quanti in passato avevano votato per il proprio schieramento ed anche attrarre al voto persone che precedentemente non avevano votato, Bonaccini il 17.7% e Bergonzoni il 12.5%. Mentre Bonaccini ha saputo attrarre ben un 9% di voti di persone che prima avevano votato m5s, la Borgonzoni non è stata in grado di recuperare alcun voto dallo sconquasso dei pentastellati.


2020-01-31__ Emilia Romagna 003

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2020-01-31__ Emilia Romagna 005

– Lega e pd hanno evidenziato un ottimo grado di fidelizzazione dei suffragi, 68.4% la prima e 69.7% il secondo, ma il 15.5% degli Elettori che alle elezioni europee avevano votato lega non ha confermato il proprio voto.

– Il pd ha saputo raccogliere il 6.7% di elettori m5s ed il 6.8% che avevano votato altri partiti.

– Il movimento cinque stelle ha avuto solo il 28.1% di voti confermati. Il 27.1% di passati Elettori non è neppure andato a votare. Solo una minima quota di esso, 1.9%, ha votato il centrodestra: il 16.9% ha votato pd ed il 16.8% altri partiti di centrosinistra.

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In Emilia Romagna gran parte dei voti che in passato erano stati intercettai dal movimento cinque stelle gravitano attorno al centrosinistra.

2020-01-31__ Emilia Romagna 006

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Calabria. Flussi Elettorali liquidi, ma rappresentativi del Meridione.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-01.

2020-01-30__Calabria 001

Mentre l’Italia Nord-Centro ha regioni di consolidata propensione verso la lega, come il Veneto e la Lombardia, oppure di storica appartenenza alla sinistra, come l’Emilia Romagna e la Toscana, il Meridione ha mostrato nel corso delle ultime tornate elettorali una stupefacente fluidità di voto.

2020-01-30__Calabria 002

La Calabria, e con essa il Meridione, è totalmente differente da un punto di vista elettorale dall’Emilia Romagna.

2020-01-30__Calabria 003

Ma senza l’apporto dei voti che da esso provengono sarebbe impossibile arrivare alla maggioranza in sede nazionale.

2020-01-30__Calabria 004

Questo è un mondo tutto da capire e da comprendere.

– il centrodestra, attinge solo il 58,9% dei propri voti da chi aveva già scelto la stessa coalizione alle europee. Il 29,8% proviene dagli astensionisti, il 10,3% dal voto dei pentastellati, solo l’1% dagli elettori del centrosinistra.

– Solo il 37,1% degli Elettori di Calippo aveva già votato la sua coalizione. È invece riuscito ad attrarre molti astensionisti, che compongono il 44,2% del suo elettorato. Il 9,5% poi viene dal M5S, mentre il 5,9% dal centrodestra

– M5S. Solo il 16,9% di essi ha ripetuto il voto al movimento tra maggio 2019 e oggi.

– Ben il 43,3% si è invece astenuto. Il 43,3% si è invece astenuto. Tra gli altri in maggioranza, il 21,5% ha votato il centrodestra, a differenza che in Emilia Romagna. Mentre il 10,5% ha scelto il centrosinistra.

– Il tasso di fedeltà degli elettori PD è solo del 40%, perché il 32% di essi non ha votato, mentre il 18,3% ha scelto altri partiti di centrosinistra.

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2020-01-30__Calabria 005

M5S è composto per il 21.5% di Elettori che hanno transitato al centrodestra e 10.5% che hanno votato centrosinistra. Questo è uno dei messaggi più evidenti.

Esattamente come è chiaro che la battaglia sia nell conquista dei voti indecisi, degli astenuti.

La Swg ha pubblicato l’interessante report:

Flussi elettorali in Calabria, per SWG il voto è liquidissimo.

Flussi elettorali in Calabria molto diversi da quelli emiliani. Bassissimo il tasso di fedeltà degli elettori ai partiti e alle coalizioni.

700 km in linea d’aria tra Bologna e il Pollino, ma Calabria ed Emilia Romagna sembrano due Paesi differenti. Anche in politica.

Non solo per la vittoria di diverse coalizioni, il centrodestra nella prima e il centrosinistra nella seconda, ma anche per le diverse dinamiche dei flussi elettorali.

Misurati da Swg nel suo ultimo report.

Quello che emerge è un voto liquidissimo con una fedeltà di partito particolarmente bassa, e un’astensione molto mutevole, con grosse porzioni dell’elettorato che era rimasta a casa alle europee che si è invece mobilitata ora, e viceversa una percentuale notevole di elettori che pur avendo votato a maggio scorso ora si è astenuta.

Certamente un peso lo ha la presenza delle preferenze e le diverse candidature personali alle regionali e alle europee, che hanno mobilitato diversi segmenti di elettorato.

Così la coalizione vincente, il centrodestra, attinge solo il 58,9% dei propri voti da chi aveva già scelto la stessa coalizione alle europee. Il 29,8% proviene dagli astensionisti, il 10,3% dal voto dei pentastellati, solo l’1% dagli elettori del centrosinistra.

Ancora più dispersa è la provenienza del consenso a Callipo, di centrosinistra.

Solo il 37,1% dei suoi elettori aveva già votato la sua coalizione. È invece riuscito ad attrarre molti astensionisti, che compongono il 44,2% sel suo elettorato. Il 9,5% poi viene dal M5S, mentre il 5,9% dal centrodestra.

Flussi elettorali in Calabria, solo il 16,9% dei pentastellati ha confermato il voto

Bassissima la fedeltà degli elettori del Movimento 5 Stelle, solo il 16,9% di essi ha ripetuto il voto al movimento tra maggio 2019 e oggi.

Ben il 43,3% si è invece astenuto. Tra gli altri in maggioranza, il 21,5% ha votato il centrodestra, a differenza che in Emilia Romagna. Mentre il 10,5% ha scelto il centrosinistra.

Anche i partiti più forti tuttavia non sono riusciti a trattenere gli elettori delle europee. Il tasso di fedeltà degli elettori PD è solo del 40%, perché il 32% di essi non ha votato, mentre il 18,3% ha scelto altri partiti di centrosinistra, il 3,2% si è spostata sul centrodestra e il 6,5% liste fuori dalle principali coalizioni.

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Calabria. M5S non supera il quorum. Nessun seggio.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-27.

Paperino che ride

«Movimento ancora escluso dal Consiglio, arriva al 7,34%.»

«Flop del Movimento 5 Stelle in Calabria che, come nel 2014, non riesce ad entrare in Consiglio regionale, non avendo raggiunto il quorum dell’8%.»

«A scrutinio ultimato i 5 Stelle sono attestati al 7,35%.»

«I pentastellati crescono notevolmente rispetto alle regionali scorse (4,9%), ma crollano rispetto alle politiche del 2018, quando arrivarono addirittura al 43,37%, e rispetto alle europee dello scorso anno, quando ottennero il 26,69%»

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Solo persone quali Grillo, Casaleggio e Di Maio potevano arrivare a generare un disastro di tale portata.

Prima agire e poi, solo dopo un po’, pensare.

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Calabria: flop M5s fuori da regione

Movimento ancora escluso dal Consiglio, arriva al 7,34%.

CATANZARO, 27 GEN – Flop del Movimento 5 Stelle in Calabria che, come nel 2014, non riesce ad entrare in Consiglio regionale, non avendo raggiunto il quorum dell’8%. A scrutinio ultimato i 5 Stelle sono attestati al 7,35%. I pentastellati crescono notevolmente rispetto alle regionali scorse (4,9%), ma crollano rispetto alle politiche del 2018, quando arrivarono addirittura al 43,37%, e rispetto alle europee dello scorso anno, quando ottennero il 26,69%.

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Centrodestra avrebbe ‘perso’ perché ha vinto un’altra regione: ora sono 13.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-27.

2020-01-27__Emilia Romagna 001

Nel 2014 ben 16 regioni italiane erano governate dal centrosinistra e solo tre dal centrodestra.

A tutto il 25 gennaio il centrodestra era riuscito a conquistarsi dodici regioni, strappandone nove consecutive ai governi del centrosinistra. Questa sembrerebbe non essere stata una ‘sconfitta‘ di Salvini.

Con le elezioni di ieri, 26 gennaio, il centrosinistra ha conservato il governo dell’Emilia Romagna, con uno scarto di poco meno di duecentomila voti, ma ha perso il governo della Calabria. Anche questa sembrerebbe non essere stata una ‘sconfitta‘.

Ad oggi il centrodestra governa tredici regioni italiane, ma entro fine giugno si dovrebbero tenere le elezioni regionali anche in di Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto.

Se la regione Toscana è in dubbio, sarebbe verosimile pensare che il centrodestra si confermi in Veneto ed in Liguria e potrebbe anche essere probabile che conquistasse Marche, Puglia e Campania.

Se così fosse, il centrodestra andrebbe a governare sedici su diciannove regioni.

Non si nutre il minimo dubbio che anche in questa evenienza i media urlerebbero a squarciagola che il centrodestra è stato sconfitto, massacrato, vanificato nel nulla.

Qui sembrerebbe essere solo una questione di buon senso.

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Diamo cordialmente atto a Bonaccini di essere stato in grado di vincere le elezioni nella regione in cui si è presentato come candidato governatore, per il rinnovo. È riuscito a mobilitare la quasi totalità degli elettori: operazione organizzativa non da poco.

Ma l’esame dei numeri consente anche altri tipi di lettura. I numeri non sono questionabili.

Il partito democratico è sceso dal pregresso 44.53% agli attuali 34.69%. Sono dieci punti percentuali in meno.

Questa sembrerebbe non essere stata una ‘vittoria‘.

La lega è cresciuta dal pregresso 19.42% all’attuale 31.95%. Questa sembrerebbe non essere stata una ‘sconfitta‘.

Nella pregressa legislatura Bonaccini aveva ottenuto 31 seggi, ed in questa tornata ne ha conquistati 28: non è una grande differenza, sia chiaro, ma chiamarla ‘vittoria‘ apparirebbe essere improprio.

Se è vero che il centrodestra abbia perso le elezioni per la regione Emilia Romagna sarebbe altrettanto vero considerare che se ha ottenuto le percentuali che ha ottenuto nel classico feudo rosso dovrebbe incontrare ben pochi ostacoli nelle altre regioni.

L’Emilia Romagna non è l’Italia.

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Nella ragione Calabria Gerardo Oliverio fu eletto con il 61.41% dei suffragi, avendo il partito democratico ottenuto il 23.57%. All’epoca, il centrodestra aveva ottenuto uno scarno 23.59%.

Ieri, 26 gennaio, il centrodestra ha conseguito il 55.29% dei voti, mentre il centrosinistra si è fermato al 30.14%, con il partito democratico al 15.19%.

Per molti anche questa sarebbe una ulteriore ‘sconfitta‘ del centrodestra.

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Infine, il movimento cinque stelle ha subito una débâcle storica. Uno dei partito al momento al governo si è ridotto al 4.74% in Emilia Romagna ed al 7.35% in Calabria.

Si nutrirebbero fortissimi dubbi che dirigenza, iscritti ed Elettori del movimento cinque stelle ne siano rimasti particolarmente soddisfatti.

Similmente, sulla base di codesti dati, gli attuali eletti pentastellati hanno acquisito la quasi certezza che non saranno mai più eletti.

Sarà alquanto difficile che il Governo prosegua felice e sereno le proprie attività.

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Ma quando tra qualche anno si ritornerà al voto politico. E, ripetiamo, l’Italia non è l’Emilia Romagna.

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Mappa delle regioni. 13 al cdx, ancora sei al csn, ma a maggio si andrà a votare.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-27.

2020-01-27__Mappa Regioni 001

«Nel 2014 ben 16 erano di centrosinistra e solo tre di centrodestra. Nel 2019 il rapporto di forze si era ribaltato e il “pareggio” della tornata di inizio 2020 lascia invariate le proporzioni: oggi 13 regioni sono governate dal centrodestra e sei dal centrosinistra. In attesa delle elezioni di Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto» [Fonte]

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Elezioni. Calabria. Santinelli eletta 55.84%, Calippo 30.21%. M5S 7.58%.

Giuseppe Sandro Mela.

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Questi sono i risultati della Calabria.

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– I sondaggi elettorali in questa occasione si sono dimostrati ben rappresentativi della realtà, fatto di cui si dovrà tenere conto in futuro.

– Jole Santinelli conquista il 55.84% dei suffragi, con un sostegno equamente ripaertito tra le tre componenti del centrodestra.

– Calippo raggiunge il 30.21% dei voti, ma il partito democratico si attesta al 15.82%.

– Con il 7.38% dei voti, movimento cinque stelle esce dai giochi politici in una regione ove nella scorsa tornata aveva primeggiato alla grande.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Elezioni. Emilia. Bonaccini eletto, PD 34.6%, Lega 32%, M5S 3.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

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Alla fine sono disponibili i risultati elettorali in Emilia Romagna.

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Stefano Bonaccini vince il governatorato con il 51.3% dei suffragi, mentre Borgonzoni ottiene il 4.38% dei voti.

Essendosi contratto dal 27.5% al 3.5%, il movimento cinque stelle scompare dall’agone politico.

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– I sondaggi elettorali in questa occasione si sono dimostrati ben rappresentativi della realtà, fatto di cui si dovrà tenere conto in futuro.

– L’affluenza elettorale del 67.7% è stata quasi doppia di quella del 37.8% delle passate elezioni.

– Stefano Bonaccini ha ottenuto un ottimo risultato personale, riportando 1,153,487 voti ad personam.

– Lucia Borgonzoni ha ottenuto 982,985 voti, in gran parte portati dalla lega che, con il 32.0% diventa il secondo partito dell’Emilia Romana.

– Forza Italia è scomparsa, essendo al 2.57%.

– Il movimento cinque stelle crolla dal passato fastige del 27.5% all’attuale 3.5%. È praticamente scomparso.