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Emilia Romagna. Sondaggi Elettorali. Situazione e sondaggi

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-20.

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Dal 4 marzo 2018 il centro destra ha vinto le elezioni regionali in Lombardia, Molise, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Basilicata e Piemonte. A novembre si voterò invece in Emilia-Romagna.

«Cresce l’attesa per le elezioni regionali in Emilia Romagna, soprattutto dopo i risultati delle ultime elezioni europee e amministrative dove il centrodestra ha fatto il pieno di voti strappando anche la guida di comuni come Ferrara e Forlì»

«L’attuale governatore di centrosinistra Stefano Bonaccini dovrebbe infatti correre per un secondo mandato, ma la crescita fatta registrare ultimamente dal centrodestra (specie dalla Lega) rendono queste elezioni regionali in Emilia Romagna più che incerte»

«Come da prassi per le regionali ci sarà l’elezione diretta del governatore. Niente ballottaggio quindi con il candidato che riuscirà a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari che sarà il vincitore.

Per garantire una sostanziale governabilità in Consiglio, alla lista o più liste che appoggiano il candidato più votato verrà assegnato un premio di maggioranza, pari a 27 seggi su un totale di 50.

In generale 40 consiglieri saranno eletti con un metodo proporzionale sulla base di liste circoscrizionali, 9 invece con sistema maggioritario nelle singole circoscrizioni mentre il restante seggio è riservato al candidato vincitore»

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Proponiamo in questo articolo i sunti numerici che permettono di aver sotto mano tutti i parametri di interesse.

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Se si riconfermassero le percentuali ottenute nelle elezioni europee, avendo la Lega ottenuto la maggioranza relativa dovrebbe poter aver diritto al governatore ed al premio di maggioranza. Ma ci si ricordi come nelle elezioni regionali influisca sicuramente il clima politico generale, ma grande influenza abbiano anche le scelte dei candidati. Una differenza di due punti percentuali sembrerebbe non permettere una previsione certa, anche tenendo conto che il giudizio degli Elettori sull’operato della giunta uscente è buono.

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Elezioni regionali Emilia Romagna 2019.

Cresce l’attesa per le elezioni regionali in Emilia Romagna, soprattutto dopo i risultati delle ultime elezioni europee e amministrative dove il centrodestra ha fatto il pieno di voti strappando anche la guida di comuni come Ferrara e Forlì.

Anche se mancano ancora diversi mesi, in Emilia Romagna sono iniziate da tempo le grandi manovre in merito alle elezioni regionali, con i sondaggi che ipotizzano un grande equilibrio come mai avvenuto nel recente passato.

L’attuale governatore di centrosinistra Stefano Bonaccini dovrebbe infatti correre per un secondo mandato, ma la crescita fatta registrare ultimamente dal centrodestra (specie dalla Lega) rendono queste elezioni regionali in Emilia Romagna più che incerte.

La data delle elezioni in Emilia Romagna.

Sarà particolarmente fitto il calendario politico del 2019 in Emilia Romagna. Come nel resto del paese, le urne in primis si sono aperte lo scorso 26 maggio per le elezioni europee e per il primo turno delle amministrative.

In merito alle elezioni amministrative, in Emilia Romagna si votato per quanto riguarda i comuni capoluogo a Ferrara, Reggio Emilia, Modena, Cesena e Forlì. Il ballottaggio poi dove previsto si è tenuto 9 giugno.

Per quanto riguarda le elezioni regionali, si era paventata la possibilità di un accorpamento per una sorta di election day, ma alla fine l’ipotesi che era stata anche inserita nella legge di Bilancio è stata subito scartata.

In Emilia Romagna quindi per le elezioni regionali, salvo clamorose sorprese, si voterà in autunno così come è avvenuto nel 2014 quando le urne si aprirono in data 23 novembre.

La legge elettorale.

Anche nel 2019 in Emilia Romagna si voterà con la nuova legge elettorale, modificata il 23 luglio 2014 e che ha fatto il proprio esordio cinque anni fa in occasione del voto regionale del 23 novembre.

Come da prassi per le regionali ci sarà l’elezione diretta del governatore. Niente ballottaggio quindi con il candidato che riuscirà a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari che sarà il vincitore.

Per garantire una sostanziale governabilità in Consiglio, alla lista o più liste che appoggiano il candidato più votato verrà assegnato un premio di maggioranza, pari a 27 seggi su un totale di 50.

In generale 40 consiglieri saranno eletti con un metodo proporzionale sulla base di liste circoscrizionali, 9 invece con sistema maggioritario nelle singole circoscrizioni mentre il restante seggio è riservato al candidato vincitore.

Sarà possibile effettuare un voto disgiunto, per un candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale e per una delle altre liste a esso non collegate, mentre la soglia di sbarramento sarà del 3% per le liste non coalizzate e del 5% per quelle invece coalizzate.

I candidati.

Lo scorso ottobre l’attuale governatore Stefano Bonaccini si è detto disponibile a una nuova candidatura per un secondo mandato. Il centrosinistra quindi non dovrebbe ricorrere alle primarie come cinque anni fa.

Bonaccini comunque dovrà cercare ora di costruire la sua coalizione che nel 2014 ha compreso anche l’allora SEL. Per il 2019 si parla di un possibile allargamento anche a Italia in Comune, il movimento che fa capo al sindaco di Parma Federico Pizzarotti.

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Piemonte. Elezioni Regionali. Sondaggi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-03.

Piemonte__001

Il 26 maggio si voterà per il rinnovo del Governatore e del Consiglio Regionale della Regione Piemonte.

Al momento attuale non sono disponibili sondaggi elettorali regionali ottenuti da fonti differenti per comparazione.

In linea generale, e con beneficio di inventario, il centrodestra dovrebbe ottenere un consenso elettorale superiore al 40%, distanziando così di circa 15 – 20 punti percentuali il centrosinistra ed il M5S.

Per quanto riguarda il nome del candidato Governatore, sarebbero al momento in considerazione Paolo Damiliano, Valter Boero ed Alberto Ciro: il primo sembrerebbe essere il nome più probabile.

«la maggioranza degli elettori piemontesi del M5s …. è a favore della Tav»

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Elezioni Piemonte sondaggi, Lega boom. Tracollo del Pd. I primi dati [2019-01-08]

«Sondaggi sulle Regionali non ci sono ancora ma, estrapolando il dato sul Piemonte dalla media dei sondaggi nazionali (aggiornata a poco prima di Natale), emerge chiaramente che, salvo colpi di scena, il Piemonte sarà l’ennesima del Pd. Il Centrodestra infatti apparre nettamente in testa con percentuali tra il 46 e il 49%. In particolare è la Lega a fare la parte del leone, prima forza regionale vicina al 35%. Forza Italia poco sotto il 10% e Fratelli d’Italia intorno al 3-4%.

Centrosinistra lontanissimo. Unito non supererebbe al momento il 25% con il Pd in caduta libera sotto il 20%. Il M5S si conferma non decisivo al Nord e debole alle Regionali tra il 20 e il 22%. Gli altri candidati e le altre forze insieme tra il 6 e il 7%.»

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Elezioni regionali Piemonte 2019: data, candidati e sondaggi [2019-03-21]

«Le elezioni si svolgeranno in una sola giornata (dalle ore 07.00 alle 23.00) e non è previsto un ballottaggio: il candidato che prenderà anche un solo voto in più degli altri sarà eletto nuovo governatore.

In totale si eleggeranno 50 consiglieri (51 considerando anche il Presidente), con il sistema di voto che è in parte proporzionale (40 seggi su base provinciale) e in parte maggioritario (10 seggi assegnati al listino del candidato vincitore). La soglia di sbarramento è del 3% ed è previsto il voto disgiunto. ….

Il governatore in carica Sergio Chiamparino, dopo una titubanza iniziale, a settembre ha annunciato la sua disponibilità a ripresentarsi e ora sta costruendo una coalizione molto ampia a suo sostegno.

Il Movimento 5 Stelle invece ha individuato il candidato governatore tramite il consueto voto online: sarà l’attuale consigliere regionale Giorgio Bertola che si è nettamente imposto rispetto agli altri candidati.

Il recente vertice a tre di Palazzo Grazioli, alla presenza di Berlusconi, Salvini e della Meloni, ha rinsaldato la coalizione di centrodestra: dai rumors che hanno seguito l’incontro, spetterebbe a Forza Italia indicare il candidato per le regionali in Piemonte.

Inizialmente sembrava già certa la scelta di Alberto Cirio, attualmente eurodeputato tra le fila di Forza Italia, ma in mezzo ci sarebbero i dubbi del carroccio che invece starebbe pensando all’imprenditore Paolo Damilano.
Altro candidato ufficiale è Valter Boero. Docente universitario, ex consigliere comunale a Torino e presidente per il Piemonte del Movimento per la Vita, correrà per il Popolo della Famiglia. ….

– Centrodestra – 46,1%

– Centrosinistra – 24,4%

– Movimento 5 Stelle – 21,2%

– Sinistra – 5%

Un sondaggio non ufficiale che è circolato negli ultimi tempi parla, in merito a queste elezioni regionali in Piemonte, di un centrodestra al 45% nettamente in vantaggio rispetto a un centrosinistra fermo al 26% che verrebbe superato, come alle politiche, anche dai 5 Stelle.»

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Voto Piemonte, Alberto Cirio candidato del Cdx. Così Salvini ‘frega’ Silvio [2019-03-29]

«Vittoria apparente di Silvio Berlusconi sulla partita delle elezioni regionali in Piemonte. Il vertice del Centrodestra con l’ex Cavaliere (accompagnato da Antonio Tajani), il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (accompagnata da Ignazio La Russa) ha deciso che il candidato di Lega, Forza Italia e Fdi per la tornata elettorale del 26 maggio (insieme alle Europee) sarà l’eurodeputato uscente azzurro Alberto Cirio. ….

E le ultime rilevazioni danno a livello di Regione Piemonte la Lega intorno al 30% e gli azzurri sul 6»

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Una Tav nell’occhio [2019-03-28]

«Un sondaggio riservato di Swg per il Movimento cinque stelle, risalente a metà gennaio, complica da mesi la vita di Luigi Di Maio e del suo movimento, che il 26 maggio correrà – in parallelo alle europee – anche alle regionali del Piemonte: la maggioranza degli elettori piemontesi del M5s, secondo questo sondaggio fin qui tenuto nel cassetto, è a favore della Tav. Un risultato che, si lascia sfuggire un cinque stelle di governo, “secondo il nostro staff della comunicazione sarebbe confermato anche da un sondaggio più recente e nazionale di Demopolis”. E’ questa la ragione per la quale il capo politico del Movimento, e vicepremier, non parla più in pubblico della grande opera. Quando Di Maio è andato in visita a Torino per l’ultima volta, lo scorso 4 marzo, aveva addirittura evitato di incontrare sia i consiglieri comunali grillini scatenati sia i rappresentanti del movimento No Tav che pure avevano chiesto di essere ascoltati.»

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Italia. Cd passa da 4 a 10 regioni, Cs da 15 a 9.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-25.

2019-03-25__Regioni__010

«Cambia colore anche l’Italia delle Regioni. Battendo il centrosinistra in Basilicata, il centrodestra adesso governa 10 Regioni mentre solo 9 rimangono «rosse». Nel computo non vengono calcolate la Valle d’Aosta e la Provincia di Bolzano, mentre viene considerata quella di Trento, passata anch’essa alla destra dopo decenni di governo di centrosinistra.»

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«Basta una rapida occhiata al confronto tre le due Italie per comprendere questa ulteriore rivoluzione. Il 4 marzo 2018, quando si è votato per le Politiche, ben 15 Regioni erano governate dal centrosinistra e appena 4 dal centrodestra. Nel corso di un anno il Pd e i suoi alleati hanno perso tutte le partite, come il M5S; mentre il centrodestra ha vinto ovunque: Friuli Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Trentino e Sardegna.»

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«Molto rilevanti le Regionali del 26 maggio in Piemonte, che, in concomitanza con le Europee, saranno un test politico fondamentale per la Tav: il governatore uscente Sergio Chiamparino (Pd) vuole terminare la Torino-Lione a tutti i costi. L’opera è sostenuta con forza anche dalla Lega, mentre il M5S la osteggia con forza.» [Corriere]

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Ed il 26 maggio si vota anche per le amministrative.

Elezioni Amministrative. 17 milioni di Elettori in 3,800 comuni.

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Basilicata. Elezioni Regionali. CD 28.67%, CS 26.14%, M5S 16.51.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-19.

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Termometro politico ha pubblicato i sondaggi elettorali per le elezioni regionale che si terranno in Basilicata domenica prossima. Il sondaggio è stato fatto dal 5 all’8 marzo. Margine di errore ±3.5 punti percentuali.

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«Dopo Abruzzo e Sardegna, domenica 24 marzo Matteo Salvini e il centrodestra proveranno a conquistare anche la Basilicata, feudo del centrosinistra da ormai 25 anni»

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«Il generale della Guardia di Finanza in pensione, Vito Bardi, sostenuto da cinque liste (Basilicata positiva Bardi Presidente; Lega Salvini Basilicata; Forza Italia; Fratelli d’Italia; Idea-Per un’altra Basilicata), è dato al 28,67%.»

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«Il suo principale sfidante, Carlo Trerotola, 61 anni, farmacista di Potenza, candidato del centrosinistra (sostenuto da sette liste: Avanti Basilicata; Comunità democratiche; Basilicata Prima – Riscatto; Progressisti Basilicata; Verdi – Realtà Italia; lista Trerotola – Centro democratico – Progetto Popolare; Psi) è sotto di due punti al 26,14%»

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«Terzo con il 16,51%, il candidato del M5S, Antonio Mattia, impegnato nel campo del marketing e della comunicazione»

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«Il Movimento 5 Stelle è primo con il 16,51% dei consensi. Ma il crollo rispetto alle Politiche 2018 è vistoso (-32%).»

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«La Lega con il 12,09% è la seconda forza e raddoppia i suoi consensi rispetto ad un anno fa (6,28%).»

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«Dimezzati i voti invece per Forza Italia che scende al 7,1%.»

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«Il Pd che corre con la lista “Comunità Democratiche” ha perso oltre 10 punti rispetto al 2018 e ora raccoglie il 5,51% dei consensi»

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«il M5s si prepara al tonfo dalla vetta altissima del 44 per cento raggiunta in regione alle politiche 2018: fu il 51 per cento solo a Matera» [Huffington Post]

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Con un errore di campionamento di ±3.5 punti percentuali le percentuali di propensione al voto espresse per centrodestra e centrosinistra sono statisticamente eguali.

Ci si dovrebbe quindi attendere un testa a testa, con una vittoria per qualche migliaio di voti.


Sondaggi elettorali Venum: regionali Basilicata, risultato in bilico

Dopo Abruzzo e Sardegna, domenica 24 marzo Matteo Salvini e il centrodestra proveranno a conquistare anche la Basilicata, feudo del centrosinistra da ormai 25 anni. Non sarà facile. L’unico sondaggio finora realizzato sulle regionali lucane fotografa una situazione di sostanziale equilibrio fra le tre principali forze politiche del Paese. La rilevazione è stata effettuata dalla società Venum 3.0.

Bardi in leggero vantaggio su Trerotola.

Il generale della Guardia di Finanza in pensione, Vito Bardi, sostenuto da cinque liste (Basilicata positiva Bardi Presidente; Lega Salvini Basilicata; Forza Italia; Fratelli d’Italia; Idea-Per un’altra Basilicata), è dato al 28,67%. Il suo principale sfidante, Carlo Trerotola, 61 anni, farmacista di Potenza, candidato del centrosinistra (sostenuto da sette liste: Avanti Basilicata; Comunità democratiche; Basilicata Prima – Riscatto; Progressisti Basilicata; Verdi – Realtà Italia; lista Trerotola – Centro democratico – Progetto Popolare; Psi) è sotto di due punti al 26,14%.

Terzo con il 16,51%, il candidato del M5S, Antonio Mattia, impegnato nel campo del marketing e della comunicazione. Al quarto posto con il 3,83%  il candidato presidente della lista ‘Basilicata Possibile’, Valerio Tramutoli, 61 anni di Potenza, docente di fisica dell’Università degli studi della Basilicata.

Crollo M5S.

È interessante dare un’occhiata al voto per le liste. Il Movimento 5 Stelle è primo con il 16,51% dei consensi. Ma il crollo rispetto alle Politiche 2018 è vistoso (-32%). La Lega con il 12,09% è la seconda forza e raddoppia i suoi consensi rispetto ad un anno fa (6,28%). Dimezzati i voti invece per Forza Italia che scende al 7,1%. Il Pd che corre con la lista “Comunità Democratiche” ha perso oltre 10 punti rispetto al 2018 e ora raccoglie il 5,51% dei consensi. Si vedrà se l’arrivo di Zingaretti scompaginerà le carte in tavola. Le premesse dicono tutt’altro. La Basilicata è stata infatti la regione in cui si è registrato il più alto crollo d’affluenza alle primarie dem (-62,3%).

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Italia. Regionali 2019. Un anno critico. Sottogoverno e potere.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-15.

2019-03-12__Regionali__2019__001

Sono sei le regioni italiane chiamate a rinnovare nel 2019 i rispettivi governi regionali.

Tutte e sei queste regioni avevano/hanno governatori e giunte uscenti di centrosinistra. Inutile rimarcare il grande potere delle regioni, specialmente in termini di sottogoverno. Si va dalle nomine di presidenti e cda nelle società partecipate, fino a legioni di consulenti che hanno trovato nel pubblico il loro pabulum, l’ubi consistat.

Sono centri di potere spesso poco visibili alla massa, ma che esercitano una potente azione di supporto alle azioni della politica dirigente. Se utilizzati in modo spigliato, possono ‘mettere a posto‘ miriadi di persone fedeli. Decisioni politiche sono fatte prendere da burocrati, funzionari, persone non elette.

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Un anno fa, con il 4 marzo, il partito democratico ha perso il governo nazionale con una débâcle storica.

Quindi, il centrosinistra ha perso le elezioni regionali in Trentino Alto Adige, Abruzzo e Sardegna.

A breve si dovrà confrontare in Basilicata e Piemonte, ed a fine anno in Calabria ed Emilia-Romagna: se perdesse anche queste regioni, cosa possibile, la eventuale ripresa del partito democratico diventerebbe molto, ma molto difficile.

Si consideri anche come verosimilmente il 26 maggio si dovrebbero tenere anche le elezioni amministrative, essendo chiamati al voto oltre diciassette milioni di elettori. Questo sarà un altro test sulla tenuta del centrosinistra, almeno nelle realtà locali.

Questi dati e queste considerazioni dovrebbero dar la stura a molte serie considerazioni, le risultanze delle quale ribaltano i correnti modi di pensare.

– Scopo di una formazione politica è il conseguimento del potere per essere in grado di applicare il programma che si era proposto. Da questo punto di vista nulla da eccepire sulla corsa ai posti di governo, molto da discutere invece sui metodi utilizzati.

– La posizione di potere è però un mezzo, uno strumento: essa diventa utile solo se gestita proficuamente. In caso contrario si ritorce contro chi lo occupa: lo distrugge politicamente.

* * *

Quanto successo un anno fa è semplicemente da manuale.

Il partito democratico si presentava alle elezioni avendo alle spalle un 40.8% di consenso conseguito alle elezioni europee, aveva il governo nazionale e la quasi totalità dei governi regionali: da ciò derivava il dominio assoluto del sottogoverno.

Non solo.

Tutti i media, ivi compresa la radiotelevisione di stato, erano saldamente schierati per il partito democratico.

Stando alle regole riportate in tutti i manuali di politologia, il partito democratico avrebbe dovuto stravincere le elezioni.

Invece ne è uscito con le ossa rotte.

* * *

Non è questo tempo e luogo per rinnovare l’analisi di quella storica débâcle.

Queste considerazioni servono invece a comprendere quanto sia pericoloso confondere i mezzi con i fini.

Se ben diretto, un partito politico esercita spesso un peso maggiore stando alla opposizione che reggendo il governo. In questo, il partito comunista italiano del dopoguerra fu grande maestro, ma aveva leader di alto valore e di grande spessore umano e culturale.

* * *

Questo anno elettorale sarà maieutico per molti.

Molto verosimilmente il partito democratico ne uscirà annientato: si era trasformato in una merchant bank alimentata da governo e sottogoverno, utilizzando i fondi pubblici, ma senza quel potere scompare nel nulla. Ma nel contempo svolgerà un ruolo di grande utilità: ghettizzerà un venti percento dei voti in un recinto senza potere ed influenza. Il partito democratico si sta autoescludendo rinnovando un arco costituzionale a termini inversi. Quindi, salutiamo esultanti i ritorni di ideologia di sinistra e liberal: sono gli insperati strumenti che ergono un muro di incompatibilità con la realtà, e servono anche ad attirare come il miele le mosche tutti i cascami della storia, finché alla fine morte li colga.

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Discorso analogo potrebbe essere fatto per M5S, ma in termini differenti. M5S ha avuto il grandissimo merito di concorrere a disintegrare il partito democratico, sottraendogli larghe quote di Elettorato: è stata una mansione mai sufficientemente lodata e che nessuno dovrebbe mai dimenticare.

Adesso M5S si trova ad un bivio: il grandioso successo elettorale ottenuto il 4 marzo dello scorso anno è stato ottenuto  raccogliendo tutta la rabbiosa protesta presente nella penisola, ma la protesta contesta un qualcosa e non ne propone altro che la abrogazione: M5S non è propositivo. Non solo. In lui convivono un’anima statalista, una sinistra armeggiata e che si è sentita tradita dal pd, con un’anima per nulla statalista.

Sarebbe impossibile ripetere il successo elettorale dello scorso anno, e le elezioni intermedie lo attestano, senza che avvenga un chiarimento interno M5S deve prendere una decisione: o restare il partito della contestazione e di “NO”, ma allora stando alla opposizione, oppure diventare propositivo, entrare in un governo, ma perdere una metà circa del suo attuale elettorato. In questo le scelte delle candidature elettorali sarà elemento dirimente: senza disciplina interna un partito conta poco o nulla.

*

Il discorso sui media è paramount. Corriere della Sera, La Stampa, La Repubblica, il Sole 24 Ore, la Rai, si son fatta fama ben peggiore della Pravda degli anni ottanta. La loro faziosa ottusità menzognera supera ampiamente quella del Völkischer Beobachter, organo di stampa del partito nazionalsocialista. Quei pochi che li leggono lo fanno perché hanno la sicurezza che è vero esattamente l’opposto di ciò che narrano.

Hanno svolto un ruolo di primo piano nel distruggere la figura politica del partito democratico: non si sapeva che lo odiassero fino a tal punto. A questi media Salvini deve gran parte del suo successo elettorale. Adesso speriamo che non cerchino di cambiare: tanto, oramai, nessuno presterebbe più loro attenzione.

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Piemonte. Propensione al voto regionale del 26 maggio.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-07

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2019-03-02__Piemonte__001

È uscito il seguente report:

Elezioni regionali Piemonte 2019: data, candidati e sondaggi

Si dovrebbe votare il 26 maggio, in concomitanza con le elezioni europee.

Al momento non sono ancora stati pubblicati sondaggi elettorali mirati sulle elezioni regionali, per cui pubblichiamo quanto al momento sia disponibile, da leggersi con grande buon senso.

Nota tecnica.

Le elezioni si svolgeranno in una sola giornata (dalle ore 07.00 alle 23.00) e non è previsto un ballottaggio: il candidato che prenderà anche un solo voto in più degli altri sarà eletto nuovo governatore.

In totale si eleggeranno 50 consiglieri (51 considerando anche il Presidente), con il sistema di voto che è in parte proporzionale (40 seggi su base provinciale) e in parte maggioritario (10 seggi assegnati al listino del candidato vincitore). La soglia di sbarramento è del 3% ed è previsto il voto disgiunto.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Sardegna. Seggi 67 su 1840. Risultati parziali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-25.

Solinas (cd)         47.2.%    Lega 11.2%

Zedda (cs)            35.29%.  Pd 14.3%.

Desogus (M5S)    10.3%.    M5S 8.4%


Christian Solinas 38-40%

(Coalizione di Centro-destra)               

Lega Salvini Sardegna 21-23

Forza Italia Berlusconi per la Sardegna 5-7 

Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni 4-6   

Riformatori Sardi 2-4

PSd’Az-Christian Solinas Presidente 2-4

Unione di Centro Sardegna 1-3

Unione Democratica Sarda 0-2

Energie per l’Italia  0-1

Fortza Paris 0-1

Sardegna20Venti Tunis 0-1   

Sardegna Civica 0-1

Massimo Zedda 29-31%

(Progressisti di Sardegna)               

Partito Democratico 10-12

Sardegna in Comune 6-8

Noi, la Sardegna con Massimo Zedda 2-4       

Futuro Comune con Massimo Zedda 1-3       

Liberi e Uguali Sardigna 1-3

Campo Progressista Sardegna 0-2  

Cristiano Popolari e Socialisti 0-2

Progetto Comunista per la Sardegna 0-2

Francesco Desogus 20-22%       

Movimento 5 Stelle

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Sardegna. Exit Polls. Solinas 38-40%, Zedda 29-31%, Desogus 20-22%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-24.

Gufo_019__

Questi sono i risultati dell’exit poll.

I commenti saranno fatti a risutlati definitivi.

Christian Solinas 38-40%
(Coalizione di Centro-destra)

Lega Salvini Sardegna 21-23
Forza Italia Berlusconi per la Sardegna 5-7  
Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni 4-6    
Riformatori Sardi 2-4
PSd’Az-Christian Solinas Presidente 2-4
Unione di Centro Sardegna 1-3
Unione Democratica Sarda 0-2
Energie per l’Italia  0-1
Fortza Paris 0-1
Sardegna20Venti Tunis 0-1    
Sardegna Civica 0-1

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Massimo Zedda 29-31%
(Progressisti di Sardegna)                

Partito Democratico 10-12
Sardegna in Comune 6-8
Noi, la Sardegna con Massimo Zedda 2-4        
Futuro Comune con Massimo Zedda 1-3        
Liberi e Uguali Sardigna 1-3
Campo Progressista Sardegna 0-2   
Cristiano Popolari e Socialisti 0-2
Progetto Comunista per la Sardegna 0-2

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Francesco Desogus 20-22%        
Movimento 5 Stelle 20-22

*

Alle elezioni politiche dello scorso anno, in Sardegna (Camera), il M5S risultò il primo partito con il 42,48%. Il Centrodestra arrivò in seconda posizione con il 31,04 (Forza Italia 14,78%, Lega 10,79 e Fratelli d’Italia 4,02). Il Centrosinistra si fermò al 17,66% con il Partito Democratico al 14,82. Liberi e Uguali ottenne il 3,13%.