Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Stati Uniti, Trump

Trump. Goldman lo prognostica rieletto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-18.

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«Incumbency and state of economy help Trump’s chances»

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«Trump ‘more likely to win’ than lose second term, says Goldman»

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«Incumbent presidents carry a 5 to 6 percentage-point edge over rival candidates in the popular vote and Goldman Sachs’s economic forecast also leans in favor of Trump»

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«The advantage of first term incumbency and the relatively strong economic performance ahead of the presidential election suggest that President Trump is more likely to win a second term than the eventual Democratic candidate is to defeat him»

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Da oggi al novembre 2020 passa un anno a mezzo:troppo per poter fare una stima accurata.

Tuttavia sarebbe vero che il Presidente in carica sia favorito per un eventuale rinnovo, specie poi se la situazione economica fosse buona: bassa disoccupazione e bassi costi degli energetici, benzina e gasolio in primis.

A nostro personale parere malto farà l’avversario che uscirà dalla convention democratica.

Resta difficile pensare che Mr Trump abbia la fortuna di ritrovarsi un avversario quale fu Mrs Clinton, tutta tesa a temi comportamentali con scarso interesse all politica economica interna.


Bloomberg. 2019-04-14. Goldman Economists Say Trump Re-Election More Likely Than Not

– Incumbency and state of economy help Trump’s chances

– Trump ‘more likely to win’ than lose second term, says Goldman

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President Donald Trump enjoys a “narrow advantage” over rival candidates heading into the 2020 election given the outlook for the U.S. economy, according to analysts at Goldman Sachs Group Inc.

Incumbent presidents carry a 5 to 6 percentage-point edge over rival candidates in the popular vote and Goldman Sachs’s economic forecast also leans in favor of Trump, although that is partly offset by his negative approval rating, economists Alec Phillips and Blake Taylor wrote in a report released late on Saturday.

“The advantage of first term incumbency and the relatively strong economic performance ahead of the presidential election suggest that President Trump is more likely to win a second term than the eventual Democratic candidate is to defeat him,” said Phillips and Blake.

Goldman Sachs currently predicts the U.S. economy will grow 2.5 percent this year and 2.3 percent in 2020, a pace that will be enough to push unemployment down to 3.3 percent next year from 3.7 percent this year.

Historically, Phillips and Taylor found variables such as employment and income are better indicators of an election result than market-based forces such as equity or oil prices. The performance of the economy in the second quarter of the election year is often a strong guide to the result, they said.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Zuzana Caputova eletta presidente della Slovakia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-31.

2019-03-31__Zuzana Caputova __001

Nessuno se ne era accorto. Dai fatti si sarebbe detto l’opposto.


Mrs Zuzana Caputova è stata eletta presidente della Slovakia conquistandosi il 58% dei suffragi: una vittoria chiara e netta.

Se è vero che la carica presidenziale in Slovakia sia in gran parte rappresentativa, sarebbe altrettanto vero ponderare con grande cura il contesto in cui tale elezione si è svolta e la personalità della neo-presidente.

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La Slovakia negli ultimi anni è andata incontro a quel fenomeno di parcellizzazione del quadro politico che sta caratterizzando tutta l’Europa. I partiti tradizionali non richiamano più a lungo Elettori ed i partiti nuovi sulla scena non riescono ancora ad imporsi. Da questo punto di vista la vittoria di Mrs Zuzana Caputova potrebbe essere interpretata come il segno dell’emersione di un partito che possa raggiungere una maggioranza governativa senza dover scendere a compromessi con troppi altri partiti di una coalizione più obbligata che desiderata. Sempre da questa ottica, la chiarezza politica fa aggio sulle tesi propugnate: il chaos partitico è quasi immancabilmente foriero di severi vulnus alla democrazia.

Questa candidatura andata a buon fine ricorda, mutatis mutandis, l’irrompere sul proscenio politico di Mr Macron. In questa fase storica è diventato concretamente possibile che un nuovo partito e nuovi volti possano imporsi fino a conseguire anche la maggioranza. Il fenomeno sembrerebbe essere più ascrivibile al tracollo dei partiti tradizionali che a veementi capacità demagogiche delle nuove formazioni: l’Elettore vuole vedere volti nuovi e sentirsi proporre nuovi traguardi.

Altrettanto sicuramente l’Elettorato, e non solo quello slovacco, sente impellente la necessità di uomini politici ragionevolmente immuni dai fenomeni di corruzione che purtroppo sono stati un fatto costante in questa Europa negli ultimi lustri. Questo concetto potrebbe anche essere esteso. Un certo quale grado di corruzione è sempre insito nella gestione del potere: diventa problema severo quando travalica i limiti del sano buon senso e, soprattutto, quando dalle alte sfere diventa pessima abitudine della minutaglia politica ed amministrativa. L’Elettore medio sembrerebbe essere molto più tollerante verso un governante un po’ troppo spigliato piuttosto che nei confronti del vigile urbano che esige la tangente per non dare le multe di divieto di sosta. In altri termini, conta più il grado di percezione della corruzione che la sua reale entità.

In Slovakia si era assistito anche a fenomeno di rara gravità, quali l’assassinio di Mr Jan Kuciak, un reporter. Al momento, mandanti ed esecutori non sono ancora stati identificati in modo inequivocabile, e ciascuna fazione ne addossa la colpa alle altre. Fatto sta che gli Elettori proprio non ne vogliono più sapere di vivere in una collettività ove sia possibile l’omicidio politico.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, si dovrebbe far notare la grande differenza che intercorre tra la conquista ed il mantenimento del potere. Il Macbeth di Shakespeare illustra ad arte questo problema. L’esperienza italiana del M5S  dovrebbe insegnare. Al momento, in questa particolare Europa, è abbastanza facile coagulare consensi attorno a degli slogan che soddisfino visceralmente l’Elettorato, ma una formazione politica che si contraddistingua per i ‘NO’ e per le dichiarazioni utopiche può forse raggiungere il potere, ma non riesce a mantenerlo: si disgrega rapidamente. Non solo. Per governare serve non solo il vasto consenso popolare, ma anche la disponibilità di persone che siano in grado di ricoprire tutta la sfaccettatura di governo e sottogoverno che la formazione politica deve occupare e dar significato. Se è facile proporsi come ‘anticorruzione’ è terribilmente difficile agire da elementi isolati, senza il pieno governo dell’apparato burocratico dello stato. Gli Elettori conferiscono un mandato, ma sono anche molto esigenti nell’esigere che esso sia portato a buon fine.

Se sicuramente la Caputova può al momento contare su solidi appoggi in sede dell’Unione Europea, altrettanto sicuramente è ancora debole patria e nulla vieta di pensare che con le prossime elezioni europee le vengano a mancare gli appoggi internazionali.

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Vedremo come si comporterà Mrs Zuzana Caputova nel suo nuovo ruolo di presidente dello stato.

Se questa elezione costituisce sicuramente un valido precedente, altrettanto sicuramente si dovrebbe tener conto di altri fenomeni in atto in questa Europa dilaniata dal travaglio delle prossime elezioni europee.

Romania. Arrestata Laura Kövesi, candidata di Juncker a capo della Procura Europea.

Il caso della Kövesi non riguarda soltanto i fatti interni della Romania, bensì gli equilibri fluttuanti all’interno dell’Unione Europea e, più in generale, della situazione politica mondiale.

Se nulla vieta di pensare che l’elezione di Mrs Zuzana Caputova sia l’inizio di un rinnovamento, nulla vieterebbe di pensare che anche l’arresto della Kövesi sia solo il primo di una lunga lista.

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Ansa. 2019-03-31. Slovacchia: Zuzana Caputova presidente

Comprensibilità, cordialità, affidabilità, capacità di evitare conflitti: queste le caratteristiche che hanno portato Zuzana Caputova, fino a poco tempo fa poco nota all’opinione pubblica, ad essere eletta presidente della Slovacchia.

“Sono felice del risultato – ha detto Caputova, dopo aver ringraziato i suoi elettori – perché si vede che nella politica si può entrare con opinioni proprie e la fiducia si può conquistare anche senza linguaggio aggressivo e colpi bassi. L’onestà nella politica può essere la nostra forza”. 

La 45enne, ex vicepresidente del piccolo partito non governativo ‘Slovacchia progressista’, è entrata in politica nel 2017 dopo la lotta durata anni contro una discarica illegale a Pezinok che l’ha messa contro gli uomini al potere e imprenditori controversi.

Nel ballottaggio, Caputova ha vinto con il 58% dei consensi sull’eurodeputato Maros Sefcovic, che si è fermato al 42% e ha riconosciuto la vittoria della avversaria. L’affluenza alle urne è stata del 41,8%.

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Bbc. 2019-03-31. Zuzana Caputova becomes Slovakia’s first female president

Anti-corruption candidate Zuzana Caputova has won Slovakia’s presidential election, making her the country’s first female head of state.

Ms Caputova, who has almost no political experience, defeated high-profile diplomat Maros Sefcovic, nominated by the governing party, in a second round run-off vote.

She framed the election as a struggle between good and evil.

The election follows the murder of an investigative journalist last year.

Jan Kuciak was looking into links between politicians and organised crime when he was shot alongside his fiancée in February 2018.

Ms Caputova cited Mr Kuciak’s death as one of the reasons she decided to run for president, which is a largely ceremonial role.

With almost all votes counted, she has won about 58% to Mr Sefcovic’s 42%.

She gained prominence as a lawyer, when she led a case against an illegal landfill lasting 14 years.

Aged 45, a divorcee and mother of two, she is a member of the liberal Progressive Slovakia party, which has no seats in parliament.

In a country where same-sex marriage and adoption is not yet legal, her liberal views promote LGBTQ+ rights.

Anti-corruption candidate leads Slovak poll

The political novice bucking Europe’s populist trend

The opponent she defeated, Mr Sefcovic, is vice president of the European Commission.

He was nominated by the ruling Smer-SD party, which is led by Robert Fico, who was forced to resign as prime minister following the Kuciak murder.

In the first voting round, Ms Caputova won 40% of the vote, with Mr Sefcovic gaining less than 19%.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Slovakia. Presidenziali. Caputova 40.04%. Una lezione da meditare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-17.

Pifferaio Magico. Hameln. Koppen.

 Lapide nella Chiesa di Hameln.


«Al secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia passano l’avvocatessa Zuzana Caputova e il diplomatico Maros Sefcovic»

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«Dopo lo scrutinio del 92% dei voti del primo turno, la Caputova è in testa con il 40,04%, mentre Sefcovic ha ottenuto il 18,72%.»

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«I see the message from voters as a strong call for change»

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«The Slovak presidency is a largely ceremonial office, but the president has limited powers of veto over laws passed by parliament»

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Slovakia. Mrs Zuzana Caputova potrebbe vincere le elezioni presidenziali.

Le elezioni presidenziali hanno sempre avuto la grande caratteristica di essere centrate sulla personalità dei candidati forse ancor più che sui loro programmi.

Il successo di Mrs Zuzana Čaputová si presta ad alcune considerazioni che potrebbero anche essere estese a tutto l’elettorato europeo.

– Per quanto riguarda l’Unione Europea, nel 2008 il pil dell’eurozona era 14,113.094 miliardi Usd, ed a fine 2017 era 12,589.880 miliardi. Similmente, il pil procapite è crollato da 42,770 Usd a 36,670 Usd.

Riassumendo: il pil è sceso di 1,523.21 miliardi Usd ed il pil procapite di 6,100 Usd. Nel contempo, il pil cinese è cresciuto del 139%, quello indiano del 96% e quello degli Stati Uniti del 34%. Ricordiamo che questi dati sono espressi in dollari americani, non in euro.

Anche se la gente comune non ha presente codeste cifre, l’aria di stagnazione economica generalizzata grava pesante sull’eurozona. E l’inquietudine economica si ripercuote severamente sulle scelte politiche.

– In tutta l’Unione Europea si evidenzia una disaffezione degli Elettori nei confronti dei partiti tradizionali, che hanno perso quasi ovunque larghe quote di consenso. A questo fenomeno si è associata una frammentazione politica, per cui in quasi tutti gli stati sono presenti quasi una decina di formazioni politiche, ma con risultati difficilmente superiori al 10% – 15%. Questo fenomeno obbliga la formazione di coalizioni governative instabili, in quanto formate da partiti spesso con programmi divergenti.

– La conseguenza di quanto evidenziato è una impossibilità oggettiva ad affrontare le grandi sfide europee e nazionali. Questa è una palude politica chiaramente avvertita dall’Elettorato, che è diventato molto mobile: ci si dovrebbero aspettare successi impensabili, ma spesso per nulla duraturi. Nessun politico né alcun partito potrà considerare stabile l’Elettorato che lo ha espresso.

– Un altro grande problema che emerge è un fenomeno di gestione personalistica del potere che spesso sfocia in veri e propri episodi di corruzione fin troppo evidenti per poter essere tollerati dal popolo. Il comportamento etico e morale dei governanti sta rapidamente diventando un elemento di grande importanza. Tuttavia la onestà è solo un requisito, importante sicuramente ma non certo l’unico, di un governante.

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Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

In tutta la Unione Europea assistiamo ad un fiorire di partiti politici ‘di protesta’: formula invero molto riduttiva.

Spesso arrivano a posti di grande responsabilità politica persone degnissime, ma digiune dei reali problemi che dovrebbero cercare di risolvere. Non solo. I nuovi eletti si scontrano con un apparato burocratico nominato e cresciuto dal pregresso governo e sono spesso facili prede di navigati marpioni.

I recenti accadimenti della Catalogna in Spagna e dei Gilets Jaunes in Francia dovrebbe anche indicarci come il tasso di esasperazione stia rapidamente salendo nell’europeo medio. E questo sarebbe un fenomeno da non trascurarsi. Nei climi politici rancorosi sorgono spesso dei demagoghi che trascinano le masse come il pifferaio magico.

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Prendiamo quindi atto alla luce di quanto detto che Mrs Zuzana Čaputová potrebbe verosimilmente essere il nuovo presidente della Slovakia, che a breve dovrebbe andare alle elezioni politiche.

È un personaggio politico entrato prepotentemente in scena e che nel volgere di qualche mese è riuscito a conquistarsi una larga fetta dell’Elettorato. Verosimilmente la sua elezione potrebbe concorrere a stabilizzare il quadro politico slovacco.


Ansa. 2019-03-17. Slovacchia, sarà sfida Caputova-Sefcovic

Al secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia passano l’avvocatessa Zuzana Caputova e il diplomatico Maros Sefcovic.

 Dopo lo scrutinio del 92% dei voti del primo turno, la Caputova è in testa con il 40,04%, mentre Sefcovic ha ottenuto il 18,72%.
L’affluenza alle urne è stata del 46,04%. Il ballottaggio si terra’ il 30 marzo.


Bbc. 2019-03-17. Anti-corruption candidate Zuzana Caputova leads Slovak poll

Lawyer and anti-corruption campaigner Zuzana Caputova has easily won the first round of Slovakia’s presidential election.

She has just over 40% with Maros Sefcovic of the ruling Smer-SD party her nearest rival on less than 19%.

Ms Caputova came to prominence during mass protests sparked by the murder of a journalist who had been investigating political corruption.

As no candidate won more than 50%, a second-round run-off will be held.

Turnout was just under 50%.

If Ms Caputova, 45, wins the second round in a fortnight’s time, she will become Slovakia’s first female president.

“I see the message from voters as a strong call for change,” she said early on Sunday.

A member of the small Progressive Slovakia party, which has no seats in parliament, she is a newcomer to politics, whereas her conservative 52-year-old opponent is vice-president of the European Commission.

Ms Caputova first rose to prominence when she led a battle lasting 14 years against an illegal landfill.

More recently, Slovakia has seen large anti-government rallies following the murder of journalist Jan Kuciak and his fiancée in February last year.

The protests prompted Prime Minister Robert Fico to resign.

A new suspect in the killings was charged earlier this week with ordering the murders.

Four others were charged by investigators last year.

Ms Caputova was backed in her campaign by outgoing President Andrej Kiska, who did not seek a second term in office.

The Slovak presidency is a largely ceremonial office, but the president has limited powers of veto over laws passed by parliament.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Slovakia. Mrs Zuzana Caputova potrebbe vincere le elezioni presidenziali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-16.

2019-03-16__Slovakia__001

Oggi si vota in Slovakia il primo turno delle elezioni presidenziali.

Due sono i candidati di rilievo.

Maroš Šefčovič, 1966, membro fino al 1990 del Communist Party of Czechoslovakia, quindi membro della direzione della socialdemocrazia. Una lunghissima carriera consumata all’interno delle strutture dell’Unione Europea.

Dal 2009 al 2010 è European Commissioner for Education, Training, Culture and Youth, dal 2010 al 2014 è European Commissioner for Interinstitutional Relations and Administration, dal 2014 ad oggi è European Commissioner for the Energy Union.

Un curriculum di tutto rispetto: può piacere o non piacere politicamente, ma nessuno potrebbe negare il valore intrinseco della persona.

Zuzana Čaputová, 1973, esponente di Progressive Slovakia, formazione politica non rappresentata in parlamento. Di ideologia liberal socialista, si è distinta come avvocato delle ngo operanti in Slovakia.

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I sondaggi elettorali sono quasi impossibili da essere interpretati.

L’ultimo sondaggio della Phoenix Research darebbe Šefčovič al 19.8% e la Čaputová al 18.5%: tenendo conto dell’errore di stima, sarebbe un sostanziale testa a testa, che si risolverebbe quindi solo al secondo turno.

Lasciano invero molto perplessi i sondaggi pubblicati nel corso dell’ultimo mese da numerose società che darebbero la Čaputová al 37.9%, al 44.8% ed anche al 52.9%: li riportiamo in fotocopia per correttezza.

Ricordiamo come le elezioni politiche si terranno l’anno prossimo.

Nota.

Di fronte a sondaggi così discrepanti si resta impossibilitati di esprimere una qualsivoglia considerazione.

Li abbiamo riportati in fotocopia proprio per portare a conoscenza del largo pubblico l’intrinseca difficoltà che si incontra a trattare questi argomenti.


Bloomberg. 2019-03-16. Europe’s Populists Set for Slap in Slovakia’s Presidential Race

– NGO lawyer Caputova leads polls for first-round vote Saturday

– Anti-establishment judge, top EU official vie for runoff spot

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An election in the heart of the European Union’s increasing populist eastern wing is poised to deliver a different kind of anti-establishment triumph.

Sandwiched between Poland and Hungary — perennial thorns in the side of Brussels officials — Slovakia is set to pick as president an NGO lawyer who backs EU integration, vows to fight nationalism and wants to rebuild a system skewed to favor politicians and their cronies.

Zuzana Caputova’s rise has been rapid. A year ago, her biggest claim to fame was stopping a well-connected businessman from building a landfill in Slovakia’s wine country. Now, polls indicate the 45-year-old will comfortably win Saturday’s ballot and will also prevail in a likely runoff two weeks later. She’s trouncing the pro-Russian populist candidate.

Her victory would be a marked departure from the governments in Warsaw and Budapest, which the EU accuses of trampling over democracy and the rule of law.

“Uniquely for the region, a liberal is leading polls by a wide margin,” said Otilia Dhand, senior vice president at Teneo Intelligence in Brussels. “But support has less to do with her ideological leanings and more to do with the fact that she represents a clear break from what voters perceive as corrupt and ineffective political elites.”

Caputova has ridden a wave of anti-government anger triggered last year’s murder of an investigative journalist and his fiancee. A local businessman was charged this week with ordering the killing. Inspired by her slogan — ‘Let’s fight evil together’ — voters have taken to the streets in the biggest protests since the fall of the Iron Curtain.

As vice-chairwoman of the Progressive Slovakia party, Caputova supports gay partnerships and adoption, a rare stance in the predominantly Catholic nation. Once deemed a long-shot for president, which is largely ceremonial but plays a key role in forming governments and appointing judges, she mesmerized audiences in television debates.

That helped her overtake former frontrunner Maros Sefcovic, vice president of the European Commission, who’s now in second place. While Slovaks generally embrace the EU, Sefcovic has suffered as the candidate of the ruling Smer party, whose three-term prime minister was ousted last year by anti-graft demonstrators.

Despite robust economic growth, record-low unemployment and rising living standards, some voters are turning away from traditional political forces toward figures mounting xenophobic campaigns.

Stefan Harabin, an anti-NATO Supreme Court judge, is Caputova’s main populist challenger. He says he’d take a more active foreign-policy role, working to annul sanctions against Russian and repel migrants.

But Harabin is a long way behind in the hunt to succeed incumbent Andrej Kiska, who’s stepping down after one term. He has just 12 percent support, compared with 45 percent for Caputova and about half that for Sefcovic, according to a Feb. 26-28 FOCUS survey. Caputova would get 64 percent in a runoff.

Polls open Saturday at 7 a.m. in Bratislava and runs until 10 p.m. There are no exit polls.

Caputova says Slovakia is at a crossroads.

“We’re facing a crisis of confidence in politics and democratic values are being doubted,” the mother-of-two said in the town of Zilina, a nationalist bastion where she was cheered by a packed crowd. “If we don’t stop this trend, extremists will gain more ground.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Brasile. Bolsonaro favorito dai sondaggi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-07.

Animali. Bocca aperta. Civetta. 001

Anche se ha subito un attentato che per poco gli costava la vita, Mr Bolsonaro sembrerebbe essere in testa nei sondaggi.

Molto difficilmente potrà raggiungere la maggioranza del 50%, per cui tra due settimane il Brasile dovrà tornare alle urne per il ballottaggio.

Ecco come lo definisce l’Economist.

«Un misogino e omofobo le cui opinioni sulle comunità indigene e sull’ambiente sono altrettanto preoccupanti. Elogia i torturatori e la dittatura militare che gestiva il Brasile dal 1964 al 1985. Recentemente ha chiesto la fucilazione di oppositori politici. ….

L’ultima minaccia per l’America latina, un uomo da inserire nella stessa parata di populisti che va da Donald Trump negli Stati Uniti, a Rodrigo Duterte nelle Filippine, alla coalizione destra-sinistra che include Matteo Salvini in Italia»

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Se lo dice l’Economist non dovremmo avere alcun motivo per non credergli.

Ciò che per i liberal è una nefandezza, per tutti gli altri è titolo di merito.

Pubblicato in: Medio Oriente

Cipro. A metà scrutinio Anastasiades 56%, Malas 44%. – Aljazeera

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-04. h 18:45.

Cirpo 001

Essendo state scrutinate circa la metà delle schede, Nicos Anastasiades conduce su Stavros Malas per 56% contro 44%.

Le previsioni sembrerebbero aver centrato esattamente il risultato.

Cipro. Presidenziali. Anastasiades 35.5%, Malas 30.3%. Secondo turno il 4 febbraio.

«Cipro è la terza isola per estensione del Mar Mediterraneo (dopo Sicilia e Sardegna), Stato membro dell’Unione europea dal 1º maggio 2004 e del Commonwealth dal 13 marzo 1961.

È situata a sud della penisola anatolica (70 km), a breve distanza dalle coste del Vicino Oriente (100 km). Il suo territorio è diviso in due dalla linea verde, che separa i territori governati dalla Repubblica di Cipro da quelli de facto sotto il potere della Repubblica Turca di Cipro Nord. Una parte del territorio è sotto giurisdizione del Regno Unito: si tratta delle basi militari di Akrotiri e Dhekelia (2,8% del territorio).»

Piccolo quanto si voglia, sinistrato quanto si voglia, ma il legale rappresentante del Governo di Cipro siede nel Consiglio di Europa e vota.

Un voto sicuramente pilotato da tutte quelle componenti che sono impegnate nel suo risanamento economico: inutile dire come Cipro sia ricattabile e ricattato.


Aljazeera. 2018-02-04. Cyprus election: Anastasiades wins presidential race

Nicosia, Cyprus – Nicos Anastasiades has won a second five-year term as president of the Republic of Cyprus, official results have shown.

With nearly all of the votes counted, the incumbent conservative secured 56 percent, comfortably ahead of its rival Stavros Malas, a leftist-backed independent, on 44 percent.

Anastasiades is expected to pick up the pieces of a suspended peace process on the ethnically split island, as well as oversee the economic recovery of a country still bouncing back from a crippling financial crisis.

Initial exit polls had put support for Anastasiades at an average of 56.5 percent, within a range of 54.5 percent to 59.5 percent.

‘Cause for optimism’

Anastasiades’s win sparked scenes of joy in his campaign headquarters in the centre of the capital, Nicosia.

“The result is a cause for optimism for the future,” Ioannis Hasikos, a 35-year-old lawyer, said.

“Over the past five years, the country achieved stability and people have decided to continue on the same path.”

Anastasiades ran a campaign emphasising the recovery of Cyprus’s economy from the state of near collapse it was in during the first days of his presidency after taking over from the communist party AKEL in 2013.

In 2016, the country succefully exited a tough, three-year international programme that saw it implementing tough economic measures in exchange for a multibillion dollar bailout. 

Under the terms of its contentious rescue programme, Nicosia agreed to shut down the island’s second-largest lender, Laiki, while Bank of Cyprus depositors were forced to forfeit nearly 50 percent of their savings over 100,000 euros ($124,000).

For his part, Malas, who was backed by AKEL, had focused on the need for a new economic policy that would guarantee labour and social rights.

2013 repeat

Cyprus, a small Mediterranean island, has been divided along ethnic lines since 1974 when Turkish troops seized its northern third in response to an Athens-inspired Greek Cypriot coup seeking union with Greece.

Diplomatic efforts to unify the island have failed repeatedly, the latest being in July 2017 in the Swiss resort of Crans Montana when negotiations between Anastasiades and Mustafa Akinci, the Turkish Cypriot leader, broke down in acrimony. 

Anastasiades has vowed to seek the resumption of UN-mediated peace talks, under certain conditions, in a bid to reunify Cyprus as a two-zone federation. 

In a first, the two finalists proceeded to the second round without the endorsement of smaller parties whose candidates were knocked out in the January 28 first round.

The runoff ballot was a repeat of the 2013 presidential election, which was won by Anastasiades with 57.48 percent of the vote. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Cipro. Presidenziali. Anastasiades 35.5%, Malas 30.3%. Secondo turno il 4 febbraio.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-28.

Cirpo 001

«Cipro è la terza isola per estensione del Mar Mediterraneo (dopo Sicilia e Sardegna), Stato membro dell’Unione europea dal 1º maggio 2004 e del Commonwealth dal 13 marzo 1961.

È situata a sud della penisola anatolica (70 km), a breve distanza dalle coste del Vicino Oriente (100 km). Il suo territorio è diviso in due dalla linea verde, che separa i territori governati dalla Repubblica di Cipro da quelli de facto sotto il potere della Repubblica Turca di Cipro Nord. Una parte del territorio è sotto giurisdizione del Regno Unito: si tratta delle basi militari di Akrotiri e Dhekelia (2,8% del territorio).»

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Cipro ha solo 1,141,166 abitanti ed un sistema economico ancora traballante. Il pil ppa procapite ammontava a 26,794 Usd.

Piccolo quanto si voglia, sinistrato quanto si voglia, ma il legale rappresentante del Governo di Cipro siede nel Consiglio di Europa e vota.

Un voto sicuramente pilotato da tutte quelle componenti che sono impegnate nel suo risanamento economico: inutile dire come Cipro sia ricattabile e ricattato.

«Nicos Anastasiades, born 27 September 1946, is a Greek Cypriot politician who has been President of Cyprus since 2013. Previously, he was the leader of Democratic Rally and a Member of Parliament for Limassol. ….

Anastasiades is a lawyer by profession, and the founder of law firm “Nicos Chr. Anastasiades & Partners”. He graduated in law from the National and Kapodistrian University of Athens and completed postgraduate studies in shipping law at University College London. During his university studies, he was a member of the Centre Coalition based in Athens formed by Georgios Papandreou. ….

In March 2012, Nicos Anastasiades was nominated as a candidate for the 2013 presidential election, against his rival MEP Eleni Theocharous in a vote among the 1,008 strong executive of the Democratic Rally. Nicos Anastasiades received 673 votes (86.73%) and Theocharous received 103 (13.27%). In the first round of the presidential election on 17 February 2013, Anastasiades won 45% of votes, while Stavros Malas and George Lillikas earned 26.9% and 24.9%, respectively. He won in the second round against Malas with 57.48% of the vote and was sworn in as President on 28 February 2013. ….

Anastasiades broke campaign promises by agreeing to let the banks confiscate 47.5 percent of bank accounts over 100,000 euros in 2013, in order to acquire a 10-billion euro bailout from international lenders.» [Fonte]

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«Cypriots will return to the ballot box on Feb. 4 to choose a leader who can oversee the Mediterranean island’s economic recovery nearly six years after the country came close to financial collapse»

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«Incumbent President Nicos Anastasiades, 71, will face Stavros Malas in the runoff after taking 35.5 percent of the vote compared with 30.3 percent for Malas, an independent candidate backed by the leftist Akel part

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Difficile comprendere appieno la posizione internazionale di Mr Anastasiades, che, per dirla franca, apparirebbe in tutto il suo retaggio bizantino.

Cyprus helping Russia to roll back US sanctions

«Cyprus is helping Russia to roll back US sanctions against human rights abusers, a leading activist has warned.

The accusation, by Bill Browder, a British campaigner, comes after Cypriot authorities honoured Russia’s request to question Browder’s law firm, Georgiades & Pelides, in Nicosia, for a second time.»

Tenendo conto del caratterino dei suoi confinanti e degli stranieri che sono coinvolti con i destini del suo paese, a nostro personale avviso Mr Anastasiades si sta comportando da perfetto diplomatico vetero – bizantino. E questo è un grande complimento.

Il 4 febbraio si terrà il secondo turno elettorale.


Bloomberg. 2018-01-28. Cyprus to Hold Runoff Presidential Election as Economy Dominates

– Second round of presidential elections to be held on Feb. 4

– Incumbent Nicos Anastasiades, Stavros Malas pass to next vote

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Cypriots will return to the ballot box on Feb. 4 to choose a leader who can oversee the Mediterranean island’s economic recovery nearly six years after the country came close to financial collapse.

Incumbent President Nicos Anastasiades, 71, will face Stavros Malas in the runoff after taking 35.5 percent of the vote compared with 30.3 percent for Malas, an independent candidate backed by the leftist Akel party, according to Cypriot Interior Ministry figures. The two men also squared off in the 2013 presidential election that saw Anastasiades elected for a five-year term. Centrist Diko party leader Nikolas Papadopoulos was knocked out of the race after placing third with 25.7 percent. Just under 72 percent of registered voters cast a ballot compared with just over 83 percent in the 2013 election.

“A re-election of Anastasiades will mean continuity in current economic policy and we know what to expect from him, ” said Sofronis Clerides, professor of economics at the University of Cyprus. “Malas’s campaign was very careful and avoided big promises, nevertheless, the big question mark is how he will manage his relation with, and dependence on, the Akel party.”

Cyprus has gone from a sick patient that came close to shattering the euro area in 2013, when a levy on deposits was imposed and capital controls introduced as part of a 10 billion-euro ($12.4 billion) bailout, to a model of economic adjustment. It returned to growth in 2015 after making a comeback to international bond markets the previous year.

Bailout Program

In June 2012, the country became the fifth euro-area member to request international aid. At the time of Anastasiades’s election in 2013, Cyprus had been shut out of debt markets for almost two years, with lenders including Bank of Cyprus Plc and the now shuttered Cyprus Popular Bank Plc losing 4.5 billion euros in the restructuring of Greek sovereign debt. Cyprus needed a bailout to recapitalize its lenders as well as to finance the government.

The country left its three-year-old aid program in March 2016 without a safety net and after using just 7.3 billion euros of the total loan. Cyprus’s economy will expand 3.7 percent in 2017 and 2.9 percent in 2018, according to a survey of nine economists by Bloomberg News. The popular vacation destination saw a near 15 percent increase in tourist arrivals in 2017 while retail and wholesale trade and construction are also driving economic output, according to the Cyprus Statistical Service.

Economy, Not Reunification

The last presidential election was the first where Cyprus’s economy was the main issue rather than reunification since the island was split. Cyprus has been divided since 1974, when Turkey invaded the northern third of the island following a coup by supporters of the country’s union with Greece.

Anastasiades has said that Cypriot reunification remains a priority and if re-elected he will keep trying to resolve the Cyprus issue after the latest talks to reunify the country ended in July without agreement. Malas has said that no solution to the Cyprus problem is as dangerous as a reunification deal that’s rejected by the electorate.

Despite the pressing issue of reunification, the economy is again the main concern of voters.

“The Cyprus problem isn’t top of the agenda because the public has tired of the issue and doesn’t expect an agreement in the near future,” said Harris Papageorgiou, manager of Nicosia-based Noverna Analytics & Research.

Pubblicato in: Geopolitica America Latina.

Brasile. Elezioni presidenziali 2018 e la Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-24.

2018-01-22__Brazil__001

Nell’ottobre 2018 il Brasile andrà alle urne per rinnovare Presidente, vice-Presidente, il Congresso nazionale e quelli dei singoli stati, i relativi governatori ed infine l’Assemblea Legislativa. In buona sostanza saranno rinnovate tutte le cariche politiche di rilevanza.

«Anche se i suoi oltre 200 milioni di abitanti rendono il Brasile il quinto paese più popoloso del mondo, complessivamente il Paese ha una bassa densità di popolazione: la maggior parte della popolazione è concentrata lungo la costa, mentre nell’entroterra il paese è relativamente poco abitato, soprattutto in virtù della presenza della foresta amazzonica. La lingua ufficiale è il portoghese. La religione più seguita è il cattolicesimo, il che fa del Brasile lo Stato con il maggior numero di cattolici al mondo, seguita da una crescita notevole del pentecostalismo. ….

L’economia brasiliana è la più grande in America Latina e la settima al mondo sia per dimensioni del Pil nominale sia per potere d’acquisto (PPP). ….

Il Brasile è membro fondatore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), della Comunità dei Paesi di lingua portoghese (CPLP), dell’Unione latina, dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS), dell’Organizzazione degli Stati ibero-americani (OEI), del Mercosul e dell’Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR), ed è uno dei paesi del G20 e del BRICS.» [Fonte]

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«Nelle elezioni presidenziali del 2002-2003 si affermò Luiz Inácio Lula da Silva. Il nuovo presidente, esponente del partito operaio (Partido dos Trabalhadores PT) ha rappresentato una svolta nella politica brasiliana, in precedenza allineata alle scelte del Fondo Monetario Internazionale di cui il Brasile era debitore, in particolare ha contribuito a rilanciare il Mercosur a discapito dell’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) voluta dagli Stati Uniti. Il suo programma, che ha garantito provvedimenti volti a favorire la giustizia sociale e a risollevare l’economia dissestata, riscosse ampi consensi, in particolare tra i meno agiati. Tuttavia la sua politica di equilibrismo tra gli interessi del capitale (industriale agrario e finanziario) e le aspettative di lavoratori e braccianti agricoli (sem terra) ha frenato l’auspicata rivoluzione dei rapporti sociali, la protesta degli strati più poveri della popolazione riesplose di fronte al nuovo piano economico. Venne quindi approvata una riforma delle pensioni e varato il programma Fame zero riassunto nel motto: “3 pasti al giorno per tutti” per affrontare il problema della denutrizione diffusa in tutto il Paese. Nel 2004 il Brasile fondò con gli altri Paesi dell’America Latina la Comunità delle Nazioni del Sud America. Dal 2003 è stato istituito il “bolsa familia”, che garantisce una rendita anche se minima a molte persone bisognose, questo sta aiutando molti a uscire della linea della povertà assoluta. Il “bolsa familia” è riconosciuto mondialmente come uno dei migliori piani d’aiuto alla popolazione bisognosa fatto da un governo. Nelle elezioni del 2010 Dilma Rousseff, anch’essa esponente del partito operaio, con un passato da ex guerrigliera imprigionata durante la dittatura ed ex Ministro dell’Energia e delle Miniere durante il governo di Lula, è stata eletta presidente. Incarico mantenuto sino al 31 agosto 2016, quanto è stata destituita dal Parlamento attraverso la procedura di impeachment, iniziata nel dicembre 2015, a seguito dello scandalo corruzione, nato da un’indagine sulla compagnia petrolifera Petrobras e che ha coinvolto il Partito dei Lavoratori. Dal 31 agosto 2016, Michel Temer è divenuto nuovo presidente della Repubblica. » [Fonte]

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Nel 1998, venti anni or sono, il pil era 864.017 miliardi Usd, cui corrispondeva un pil procapite di 5,132 Usd. A fine 2016 il pil si era attestato a 1,798.622 miliardi Usd, con pil procapite di 8,727 Usd. Nel 2016 il pil ppa procapite assommava a 15,242 Usd.

Il sistema economico brasiliano aveva subito due severe crisi nel 1999 – 2002, e poi negli anni 2015 – 2016: ambedue le crisi scatenate dall’instabilità politica, dalla viscerale litigiosità tra le formazioni politiche e dalla sempre crescente  presa di coscienza del continuo aumento del divario tra classi abbienti e classi meno abbienti per non dire francamente povere.

Per dare un’idea di codeste diseguaglianze, si consideri come nel 2016 il pil procapite mediano assommasse a 4,161 Usd, contro gli 8,727 Usd del pil procapite medio. Ricordiamo come il valor mediano di 4,161 Usd indichi che la metà della popolazione brasiliana ha pil procapite inferiore a tale cifra.

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In questo contesto di turbolenze politiche ed economiche, cui si associa un tasso di corruzione davvero molto alto, si stanno dando battaglia oltre venti formazioni politiche.

«The President of Brazil is elected using the two-round system. Citizens may field their candidacies for the presidency, and participate in the general elections, which are held on the first Sunday in October (in this instance, 7 October 2018). If the most-voted candidate takes more than 50% of the overall vote, he or she is declared elected. If the 50% threshold is not met by any candidate, a second round of voting is held on the last Sunday in October (in this instance, 28 October 2018). In the second round, only the two most-voted candidates from the first round may participate. The winner of the second round is elected President of Brazil.»

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Questo è l’elenco alfabetico dei principali partiti politici.

Brazilian Democratic Movement (MDB)

Brazilian Labour Renewal Party (PRTB)

Brazilian Social Democracy Party (PSDB)

Brazilian Socialist Party (PSB)

Christian Democracy (DC)

Christian Labour Party (PTC)

Communist Party of Brazil (PCdoB)

Democratic Labour Party (PDT)

Democrats (DEM)

Free Homeland Party (PPL)

Green Party (PV)

New Party (NOVO)

Party of the Republic (PR)

Patriota (PATRI)

Podemos (PODE)

Popular Socialist Party (PPS)

Progressistas (PP)

Social Christian Party (PSC)

Social Democratic Party (PSD)

Social Liberal Party (PSL)

Socialism and Liberty Party (PSOL)

Sustainability Network (REDE)

Workers’ Party (PT)

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È del tutto evidente come le aggregazioni che si formeranno al secondo turno siano determinanti al fine delle elezioni presidenziali.

Sarà fondamentale la scelta del candidato presidente da parte del Partito dei Lavoratori, cui facevano capo Mr Lula e Mrs Rousseff, ma sta anche facendosi notare la candidatura di Mr Bolsonaro.

Brasile. Elezioni 2018. Mr Bolsonaro si candiderebbe.

«A seven-term congressman, Bolsonaro is emerging as the law-and-order and anti-corruption candidate for the October 2018 vote»

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«His support is fed by a surge in violent crime and Brazil’s worst-ever graft scandal, which has implicated much of the political class, including President Michel Temer»

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«For many disillusioned voters in Latin America’s largest country, Bolsonaro’s appeal lies in his clean record, with not a single allegation of graft raised against him»

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«Battling what he sees as a hostile press, Bolsonaro aims to use social media to deliver his message directly to voters, as Trump did successfully in the U.S. election last year»

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«His Facebook page has more followers than any other politician in Brazil – 4.5 million.»

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Queste sono le proiezioni più aggiornate disponibili.

2018-01-22__Brazil__002

Come si constata, il partito dei lavoratori avrebbe ottime chance solo se il candidato presidente fosse Mr Lula. Mrs Rousseff sembrerebbe essere politicamente bruciata e gli altri nomi inconsistenti. Mr Bolsonaro apparirebbe esere stabile nelle successive prospezioni, attestandosi su percentuali di dichiarazioni di voto un po’ superiori al venti per cento. Tutti gli altri partiti sembrerebbero al momento esser fuori causa.

* * *

Queste elezioni potrebbero essere critiche non solo per il Brasile, ma anche per l’assetto geopolitico del Sud America.

Il Partito dei Lavoratori, fortemente liberal e socialista, tende a vedere nel mercato americano lo sbocco naturale dell’economia brasiliana: in questo è decisamente conservatore. Mr Bolsonaro sembrerebbe essere più aperto all’idea di far giocare al Brasile un ruolo mondiale.

Il Brasile fa parte del Mercosur, mercato Comune del Sud, e dell’Unasur. Dal 2007 è socio fondatore della Banca del Sud. Ma soprattutto il Brasile fa parte del Brics, associazione economica di Brasile, Russia, India, Cina, e Sud Africa. Assieme, i Brics rendono conto di oltre il trenta per cento del pil ppa mondiale: giusto poco più di quanto valga il G7.

China investment in Brazil hit seven-year high in 2017

«China invested $20.9 billion in Brazil in 2017, the most since 2010 as a recession helped push down asset prices and attracted investors, according to Brazil’s planning ministry.

The energy, logistics and agriculture sectors drew the most Chinese capital, including investments in Brazil’s rich pre-salt oil fields and China’s State Power Investment Corp $2.25 billion deal to operate the São Simão hydropower plant.

The 2017 investment figure considers confirmed and announced investments, but does not include marquee deals like Chinese ride-hailing heavyweight Didi Chuxing’s purchase of a controlling stake in Brazilian competitor 99, as the private companies did not disclose the size of the deal.

Chinese investment has poured into Brazil in recent years as the world’s most populous country looks to secure food for its citizens and other natural resources.

The Brazilian government expects Chinese investment to continue increasing this year as asset prices remain low after the recession that ended last year but economic growth picks up.

“Brazil has much less investment than we need … we need foreign investors,” Jorge Arbache, vice planning minister for international affairs, said in an interview.

This year’s most wide open elections in decades are unlikely to slow Chinese investment, he said.

“When we talk to the Chinese about it being an election year, a year with a strong political component, the Chinese show each time that they have a longer-term vision for Brazil,” Arbache said. “It’s unlikely they’ll reduce their presence.”»

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In estrema sintesi, anche molto riduttiva, il Brasile deve scegliere tra un Occidente che non investe in infrastrutture e produzione industriale e la Cina, che ne è l’esatto opposto, e che per giunta non impone vincoli politici od etici.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Repubblica Ceka. Elezioni Presidenziali. Primo round. Risultati definitivi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-14.

2018-01-14__Rep_Ceka__001

Questi riportati da Volby sono i risultati definitivi delle elezioni presidenziali.

Mr Miloš Zeman ha conseguito 1,985,547 (38.56%) voti validi, Mr Jiří Drahoš 1,369,601 (26.60%) e Mr Pavel Fisher 526,694 (10.23%).


Alcune considerazioni sembrerebbe essere doverose.

La prima considerazione verte i valori prognosticati dalle diverse società di rilevamento.

Negli ultimi mesi Mr Miloš Zeman era quotato 42.5%, 45.5%, 29.0%. 29.0%, 31.4%, 34.8%, 32.0%, 31.0%, mentre Mr Jiří Drahoš era quotato 27.5%, 27.2%, 19.8%, 14.0%, 20.2%, 17.9%, 21.5%, 17.0%.

Emerge evidente come, a parte le ultime due rilevazioni, ambedue i candidati siano stati cospicuamente sottovalutati, ben al di sotto dell’errore di campionamento del ±5%.

Non solo, ma rilevazioni effettuate a distanza di qualche giorno avevano esitato in valori significativamente differenti: 14% versus 27.2%. Sono 13.2 punti percentuali di discrepanza.

Ci si rende perfettamente conto della difficoltà insita nelle proiezioni elettorali, specie poi quando il clima elettorale sia teso, ma discrepanze di questa entità pongono serie remore sull’affidabilità di questi risultati.

Queste considerazioni sembrerebbero pesare su come valutare le prospezioni per il secondo turno, in cui Mr Zeman si confronterà con Mr Drahoš: le proiezioni sarebbero concordi nell’accordare la vittoria a Mr Drahoš con un 48.0% – 55.5% contro 42.0% – 49.0%. La differenza tra le stime dei due candidati si aggirerebbe attorno all’errore di campionamento, per cui questi dati dovrebbero essere considerati solo come ordine di grandezza.

Di conseguenza, a nostro personale modo di vedere, saremmo portati a considerare un testa a testa al momento non predicibile in modo ragionevolmente sicuro.

Si noti come in questa sede l’analisi sia esclusivamente numerica, statistica, non politica.

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La seconda considerazione verte il modo con cui la stampa ha riportato la notizia.

Orbene, se la legge considera due turni elettorali evidentemente prevede che chi ottenga la maggioranza relativa al primo turno possa perderla a secondo: in caso contrario il secondo round sarebbe del tutto inutile. Nulla di disonorevole nel fatto, ovviamente.

Miloš Zeman to face run-off after topping Czech presidential elections [The Guardian]

Czech election: Zeman faces presidential run-off against Drahos [Bbc]

The Latest: Czech president has big lead in early results [Fox News]

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La frase caratteristica, che sembrerebbe essere stata ricopiata da una velina fonte generatrice, è questa:

«Czech President Milos Zeman failed to win re-election during the first round of voting on Saturday and will face a runoff election in two weeks against the former head of the country’s Academy of Sciences Jiri Drahos».

No. Mr Miloš Zeman ha vinto, e con ottimo margine, il primo turno elettorale.

Per il secondo turno si vedrà: ma mentre il primo turno pesa quanto valgono i singoli candidati, il secondo pesa invece quanto valgono le coalizioni. Sono due concetti del tutto differenti.

In ogni caso, a nostro sommesso parere, un articolo serio riporta prima dati e/o fatti, quindi, a seguito, il commento: non li mischia assieme.

Si diffidi da quanti vogliono manipolare le menti dei lettori miscelando dati e giudizi.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Repubblica Ceka. 30.6% schede scrutate. Zeman 42.9%, Drahoš 24.7%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-13.

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Nella Repubblica Ceka sono in corso le elezioni per il rinnovo della presidenza.

Con il 30.6% delle schede scrutate, il presidente uscente avrebbe il 42.9% dei voti, mentre il suo diretto avversario ne avrebbe conseguito il 24.7%.

Tranne clamorosi capovolgimenti, si dovrà procedere al ballottaggio, da tenersi il 26 – 27 gennaio.

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«Czech presidents have limited executive powers but Zeman and his predecessors have had a strong influence on public debate»

Se è vero che Mr Zeman non condivide la politica immigratoria perseguita dall’Unione Europea, è altrettanto vero che larga parte dei ceki condivide simile idea.

In ogni caso, sembrerebbe corretto aspettare i risultati finali prima di azzardare dei commenti.

Nota.

La Bbc riporta così la notizia:

«With nearly all results in, Mr Zeman had 39% ahead of his nearest rival Jiri Drahos on 26.3%. Turnout was 61%. ….

President Zeman has become one of the EU’s most outspoken opponents of sanctions against Moscow and has also made improving relations with China a priority. …

The first round of voting, which took place over two days, passed uneventfully apart from a semi-naked protester who tried to disrupt Mr Zeman casting his vote in Prague on Friday and accused him of being in the pocket of Russian President Vladimir Putin»

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The Latest: Czech president has big lead in early results


The Guardian. 2018-01-13. Miloš Zeman leads first round of Czech Republic presidential elections

The Czech president, Miloš Zeman, led the first round of the Czech Republic’s presidential election on Saturday by a wide margin but short of winning outright, partial results have showed.

Eight candidates are seeking to oust Zeman, whose inclination toward far-right groups and cosy relations with Russia and China have split public opinion.

With 30.6% of voting districts counted, Zeman led the race with 42.9% of votes, while Jiří Drahoš, a 68-year-old pro-western academic, won 24.7%.

Unless the winner takes more than 50% in the first round, the two highest-scoring candidates will go head to head in a run-off planned for 26-27 January.

The vote is seen as a referendum on Zeman, 73, who has been in office since 2013. He has criticised migration from Muslim-majority countries as well as Germany’s decision to accept many migrants.

Czech presidents have limited executive powers but Zeman and his predecessors have had a strong influence on public debate. They are also pivotal in forming governments – which the European Union and Nato member country is now trying to do.

Zeman’s lead does not mean an easy win in the second round. Many voters may switch from their losing candidates to support the runner-up against Zeman.

Final first-round results were expected by Saturday evening.