Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni europee. Voto per sesso e per condizioni economiche.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-12.

Ixè ha rilasciato due interessanti stratificazioni del voto elettorale alle elezioni europee.

La stratificazione per sesso non evidenzia differenze significative nella composizione per sesso dei voti conferiti ai partiti.

Diventa invece di grande interesse la valutazione degli astenuti, che sono poi il 43.9% del Corpo Elettorale.

Il 34.5% sono maschi ed il 52.8% sono femmine.

È cosa abbastanza diffusa che le femmine siano meno propense dei maschi a recarsi alle urne. Una differenza di quindici punti percentuali circa è tuttavia molto alta.

Questo dato potrebbe suggerire qualche falla nl modo con cui i partiti politici si presentano alla gente. Se la tentazione i cercare di captare i voti prima confluenti su altri partiti è davvero grande, quello degli astenuti è un enorme serbatoio di voti potenziali.


Quando si prendono in considerazione le classi di reddito, il Prtito Democratico conferma di essere il partito dei ricchi e delle banche. Nella classe di reddito ‘inadeguate’ il PD conquista appena il 13.1% dei consensi.

M5S invece raccoglie il 22.9% dei voti nella classe ‘accettabili’ ed il 17% tra le ‘inadeguate’.

Lega al contrario primeggia tra le classi ‘accettabili’ (38.3%) per raggiungere in quelle ‘inadeguate’ addirittura il 40.3% dei consensi, confermandosi così come il partito che tutela le esigenze del popolo lavoratore.

2019-06-05__Elezioni europee. Voto per sesso e per condizioni economiche 001

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni europee. Voto per età, studi, professione, e religiosità.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-12.

In funzione delle classi di età, la Lega è quasi uniformemente distribuita, avendo minore audience negli ultrasessantacinquenni.  Il Partito Democratico, invece, raccolgie meno voti della percentuale media nelle classi sotto i 50 anni, mentee il consenso sale in modo significativo sopra i 65 anni.

2019-06-05__Voto per età 001


La Lega ha un consenso significativamente maggiore tra le persone con licenza media od elementare, 40.3% e 38.7%, rispettivamente, mentre il Partito Democratico raccoglie molti consensi tra i laureati.


2019-06-05__Voto per età 002


La Lega si conferma il partito degli autonomi (42.2%), degli operai (40.3%), e delle casalinghe (39.9%). mentre il Partito Democratico si conferma come partito dei pensionati /28.2%, e dei ceti elevti (27.5%).


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Questa tabella richiederebbe una spiegazione. La partecipazione alle funzioni religiose è sicuramente indice sensibile della religiosità, ma non è l’unico parametro. Non solo: una cosa è non frequentare le funzioni ed una totalmente differente è l’avversione alla religione.

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Elezioni Europee. Un punto di vista orientale. – Oriental Review.

Giuseppe Sandro Mela

2019-06-09.

Borodin. Il Principe Igor 001

«The powers are preparing for a new Cold War»

Occorrerebbe fare grande attenzione nel distinguere con la massima cura come un qualcosa, oppure anche un evento, consista in sé stesso e come invece sia percepito.

Nel primo caso si rientra nel tentativo di essere obiettivi, nel secondo invece si introduce un’interpretazione alla luce della propria Weltanschauung: è un giudizio soggettivo.

Cerchiamo di meglio spiegarci con un esempio.

È comune esperienza conoscere persone che siano terrorizzate alla sola vista di un cane, ancorché di minima taglia . Oggettivamente, quell’animale non rappresenta pericolo alcuno, ma come tale è percepito.

Con le persone o gli ambienti improntati ad una de gestione obiettiva dei fatti il dialogo costruttivo è sempre possibile su base razionale. Al contrario, ben poco può essere fatto nel tentativo di dialogo con persone la percezione dei quali distorce la realtà. Infine, dovrebbe essere sottolineato come spesso faccia comodo vedere la realtà così come è, ma fingere anche con sé stessi di vederla così come essa non è né possa essere.

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Tuttavia, anche se sia difficile, sarebbe opportuno cercare di comprendere come i diversi attori percepiscano i fatti: infatti essi si comporteranno in case a quanto percepito. Basterebbe pensare a quante involontarie gaffe siano state fatte perché non si conoscevano usi e costumi di un posto visitato.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, il peso politico, economico  e militare dell’oriente resce giorno per giorno: di questi tempi è più importante capire cosa esso pensi rispetto a comprendere cosa voglia fare l’Unione Europea.

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«The only certainty is that voters considers that the Union – and not the Parliament – is more important for their future than it used to be»

«The First Cold War parties are in the lead for the Parliament, but have been violently rejected in France and the United Kingdom to the profit of the liberals»

«[In France] Les Républicains (8%) and the Socialists (6%). …. The Labour Party obtained only 14% of the vote, and the Conservatives 8%»

«It transpired that he [Salvini]was unable to group the identitarian parties around a common rejection of the Anglo-Saxon model of a ‘multi-cultural society’»

«It is quite wrong to represent Salvini’s coalition as ‘Euro-sceptic’ or ‘extreme right wing’»

«Any exposé of the Anglo-Saxon hold on the Union, as stipulated by the Treaties, or the European character of Russian culture, has been excluded from the media landscape.»

«Let’s forget about the rhetoric concerning the « power of the Union », faced with China, Russia and the USA – this, as everybody knows, is no more than a grandstand slogan»

«they believe that NATO was its best ally during the First Cold War, and so they should stand fast with it during the Second»

«The Anglo-Saxon expression « civil society » indicates associations which, because of their status, are not associated with politics, but defend other causes.»

«even if we were to get rid of all the cars and trucks in the Union, the decrease of Co2 would be minimal.»

«Incidentally, in a war situation, all environmental regulations would be forgotten»

«The powers are preparing for a new Cold War»

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Sono tutti enunciati tranchant, ma ben comprensibili. Sembrerebbe quasi che gli orientali abbiano compreso la situazione meglio degli europei.

Forse con la scomparsa politica dei partiti tradizionali, e quindi degli ambienti che li sottendevano, il problema russo potrebbe essere affrontato in modo razionale.

Il retaggio religioso, storico, culturale, sociale ed artistico della Russia è solidamente impiantato nelle comuni radici europee, che sono poi quelle cristiane.

Le pregresse posizioni dell’Unione Europea, e di alcuni stati di essa, hanno teso a vedere nella Russia un incombente pericolo, salvo poi commerciare apertamente con essa, senza curarsi più di tanto delle sanzioni emesse.

Si sta preparando una nuova guerra fredda, ma solo perché voluta colà donde si puote.



Oriental Review. 2019-06-02. Analysis Of The European Parliamentary Elections

The results of the European Parliamentary elections do not correspond in any way to what was expected – including by this writer. The present analysis is based on the provisional results of Monday 27 May at 10 a.m. GMT.

1— Compared with the results of 2014, voter participation has grown from 43% to 51%

Of course, several states had organised other votes for the same day, but this is not sufficient to explain the increase in participation. Several interpretations are possible. The only certainty is that voters considers that the Union – and not the Parliament – is more important for their future than it used to be.

2— The First Cold War parties are in the lead for the Parliament, but have been violently rejected in France and the United Kingdom to the profit of the liberals

The situation of these countries is different. France had already begun its metamorphosis during the second round of the Presidential election in 2017, with the elimination of the right and left of the First Cold War parties. This confirmed the demise of Les Républicains (8%) and the Socialists (6%).

The United Kingdom used a different logic to arrive at the same conclusion. Britain is a country whose legal culture is totally different from that of the Union, but which fashioned that of the United States. During the presidency of Barack Obama, the UK decided to leave the EU and join the North American Free Trade Agreement (NAFTA) [1]. But when the UK voters opted for Brexit, the United States, with Donald Trump, began to move away from an imperialist policy towards a Jacksonian policy. Distraught, the British ruling class was unable to find new partners, and blocked the Brexit vote. The Labour Party obtained only 14% of the vote, and the Conservatives 8%, while the Brexit voters swamped them by scoring 31%.

This massacre was a windfall for the Alliance of the Democrats and Liberals for Europe (ADLE), represented in France by La République En Marche (22%) and in the United Kingdom by the Lib-Dems (18%).

Although the right wing (PPE, 178 seats) and the left wing (S&D, 149 seats ) remain the major colours in the European Parliament, they are closely followed by the Liberals (ADLE, 111 seats). Taking into account the historical precedents, we may expect that France and the United Kingdom will influence the rest of the Union, and that in the next election, the PPE and the S&D will disappear to the profit of the Liberals.

3— Minimal increase of the identitarian objective

The Italian Matteo Salvini harboured the ambition of founding an alliance between the various parties opposed to the system. It transpired that he was unable to group the identitarian parties around a common rejection of the Anglo-Saxon model of a « multi-cultural society » (in other words, a fragmented society in which each cultural community, instead of sharing the same national references, lives by its own codes and references).

The confirmation of the European model of society as opposed to the Anglo-Saxon model will become perfectly compatible with the institutions of the Union if the United Kingdom manages its Brexit. It is quite wrong to represent Salvini’s coalition as « Euro-sceptic » or « extreme right wing ».

Finally, the Europe of Nations and Freedom (ENF) has only progressed by 16%, going from 50 to 58 seats out of 751.

4— Failure of the idea of European sovereignty

Any exposé of the Anglo-Saxon hold on the Union, as stipulated by the Treaties, or the European character of Russian culture, has been excluded from the media landscape.

Let’s forget about the rhetoric concerning the « power of the Union », faced with China, Russia and the USA – this, as everybody knows, is no more than a grandstand slogan. The voters have understood that a new Cold War is being prepared, but they believe that NATO was its best ally during the First Cold War, and so they should stand fast with it during the Second. However, the lack of public debate on this theme reveals an uneasy conscience, as if they felt their choice was both careful and cowardly at once.

5— In Germany and France, the substitution of the goals of the « civil society » for political questions

The Anglo-Saxon expression « civil society » indicates associations which, because of their status, are not associated with politics, but defend other causes. This is precisely the case of environmental questions, which are often transnational, but always subordinate to political considerations. For example, even if we were to get rid of all the cars and trucks in the Union, the decrease of Co2 would be minimal compared with the quantity produced by the ships and aircraft necessary for economic globalisation. Or again, even if we were to protect, all the species which are becoming extinct, not only in the Union, but all over the world, this would not preserve the biodiversity destroyed by war. Incidentally, in a war situation, all environmental regulations would be forgotten.

The expansion of the Green Party in Germany (20%) and in France (13%), therefore translates the impotence of voters in political matters. Since we can not act against imperialism and economic globalisation, let’s make ourselves useful in other ways.

The powers are preparing for a new Cold War.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Germania. Prima sproloquiano sul ‘clima’, poi piangono come femminucce.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-05.

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Per anni Cdu ed Spd hanno enfatizzato l’importanza del ‘clima’ e delle energie alternative, a costo di penalizzare severamente il sistema economico produttivo.

Adesso, dopo le elezioni, si stanno strappando i capelli e si stanno anche litigando come cani rabbiosi. Perché mai dover votare Cdu oppure Spd quando ci sono i Grüne?

Hanno guardato questi risultati. Un campionario incompleto, ovviamente.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Europee. L’analisi professionale dell’Istituto Cattaneo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-05.

L’Istituto Carlo Cattaneo, autori Pasquale Colloca e Marco Valbruzzi, ha rilasciata un’approfondita e professionale analisi del voto in Italia per le elezioni europee. Oltre ad un testo accuratamente equilibrato, la stessa struttura e completezza delle Tabella allegate testimoniano l’alto livello di questo studio, che riportiamo in extenso.

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Elezioni europee 2019: chi ha vinto, chi ha perso

Analisi dei risultati delle elezioni europee 2019.

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Domenica 26 maggio si sono tenute le elezioni europee per la scelta dei rappresentanti italiani nel Parlamento europeo. Il voto ha coinvolto oltre 51 milioni di cittadini e, al di là suo significato sul piano sovranazionale, era considerato da molti analisti e dagli stessi partiti come un test per misurare il consenso delle diverse forze politiche nel contesto nazionale. In particolare, il voto di domenica era ritenuto, dai partiti al governo, come un termometro per stimare il loro consenso tra gli elettori e soprattutto per misurare i loro reciproci rapporti di forza e di influenza. Invece, per i partiti all’opposizione, le elezioni europee erano viste uno strumento per verificare l’efficacia delle loro posizioni e, specialmente per il Partito democratico, la tenuta della nuova leadership di Zingaretti. Dunque, nonostante il loro carattere europeo, queste consultazioni elettorali assumevano un significato ben più rilevante, che riguardava nello specifico le stabilità o la sopravvivenza stessa dell’attuale governo.

Ma cosa ci dicono realmente i risultati di queste elezioni? Quali partiti si sono effettivamente rafforzati e quali, al contrario, hanno subito una contrazione dei loro consensi. Per rispondere a questi interrogativi, l’Istituto Cattaneo ha analizzato i risultati ottenuti dai principali partiti nelle recenti elezioni europee, confrontandoli sia con le Europee del 2014 sia con le più recenti elezioni politiche del 4 marzo 2018.

  1. La Lega: un partito nazionale pigliatutti

2019-06-01__Cattaneo__001

Per iniziare la nostra analisi, abbiamo preso in considerazione i voti raccolti dalla Lega in tutte le regioni italiane, mostrando le variazioni avvenute nel tempo. Come emerge chiaramente dalla tabella, 1, il partito di Salvini è passato, nel giro di cinque anni, da 1.686.556 voti agli attuali 9.655.298, aumentando i propri consensi di quasi otto milioni di voti rispetto al 2014, con un incremento che corrisponde a 27,9 punti percentuali. La crescita per la Lega, seppur meno marcata, è evidente anche rispetto al voto del 2018, quando ottenne 5.584.927 voti. In questo caso, l’incremento corrisponde a oltre 15 punti percentuali.

Se prendiamo in considerazione la disaggregazione dei risultati sulla base delle cinque circoscrizioni elettorali adottate nelle elezioni europee, il dato che emerge è la maggiore crescita della Lega nelle zone del Centro-nord. Rispetto al dato del 2014, nelle circoscrizioni del Nord il partito di Salvini aumenta di 30 punti percentuali (fino a raggiungere anche livelli eccezionali in Veneto, dove oggi 1 elettore su 2 vota Lega), e lo stesso risultato si osserva nelle regioni del Centro (Lazio, Marche, Umbria e Toscana). L’incremento è meno marcato al Sud e nelle Isole, ma anche in questo caso la crescita della Lega supera i 20 punti in relazione ai risultati di cinque anni.

Continuano dunque la discesa e l’allargamento della “nuova” Lega nazionale lungo il territorio italiano, ottenendo risultato superiori al 20% anche nelle circoscrizioni a sud di Roma. L’unica regione nella quale la Lega non supera la soglia del 20% è la Campania, attestandosi al 19,2%. In ogni caso, il risultato delle elezioni europee rende il partito di Salvini non solo il primo partito, per consensi, nel contesto italiano, ma anche la forza politica con la distribuzione dei voti più omogenea su tutta la nazione. Come mostra la nostra analisi dei flussi elettorali (oltre alla nuova geografia del voto), la Lega oggi è diventata a tutti gli effetti un partito nazionale pigliatutti, in grado di spingersi ben oltre le sue tradizionali roccaforti nelle aree del Nord.

  1. Il Movimento 5 stelle sempre più a trazione meridionale

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Il principale sconfitto di questa tornata elettorale è, senza dubbio, il Movimento 5 stelle, che ha subito un significativo ridimensionamento. Il partito di Di Maio, infatti, ha perso consensi rispetto sia alle elezioni europee del 2014 che alle politiche del 2018. In relazione alle precedenti europee, il Movimento ha perso poco meno di 1 milione di elettori, scendendo dai 5,8 milioni ottenuti nel 2014 ai 4,8 milioni del 2019, corrispondenti al 17,1% di voti (-4,1 p.p.). Peraltro, quest’ultimo risultato segna il punto più basso raggiunto dal M5s in una competizione di rango nazionale, in cui non era mai scesa al di sotto del 20%. È tuttavia il confronto con le elezioni politiche dell’anno scorso a rendere ancora più evidente la portata negativa di questo risultato: in un solo anno, il partito perde più della metà del suo elettorato, passa da 10,2 a 4,8 milioni (-5,4 milioni, ovvero -15,3 p.p.).

A livello di geografia elettorale, emergono inoltre indicazioni diversificate. Rispetto alle precedenti elezioni politiche, la diminuzione dei consensi risulta piuttosto omogenea nelle varie circoscrizioni (si va da -12,2 p.p. nel Nord-ovest a -17,2 nelle Isole), il confronto con le precedenti europee ci restituisce un andamento disomogeneo. In questo caso, come risulta evidente dalla tabella 2, i saldi più negativi per il Movimento si registrano soprattutto al Nord, e in misura inferiore al Centro.

Rispetto alle precedenti europee, il partito di Di Maio perde voti in tutte e tre le circoscrizioni del Centro-nord: ottiene l’11,1% dei voti al Nord-ovest, il 10,3% al Nord-est e il 16,4% al Centro, riducendo i suoi consensi, in media, di 8 punti percentuali. I saldi di voto per il M5s risultano invece positivi nelle regioni meridionali (+5,1 al Sud e +2,5 nelle Isole), confermando, e in parte accentuando, quel processo di meridionalizzazione iniziato alcuni anni fa.

  1. Il Partito democratico: gli alti-e-bassi di un partito in cerca d’identità

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Il bilancio del Partito democratico all’indomani di questa tornata elettorale si presenta decisamente in chiaroscuro e il confronto tra diversi tipi di elezione ci consegna inevitabilmente un’immagine più o meno positiva. Se la comparazione viene fatta con il voto di cinque anni fa, quando Renzi ottenne il suo miglior successo elettorale sia in termini assoluti che percentuali (40,8%), è chiaro che il bilancio elettorale per il partito oggi guidato da Zingaretti è decisamente negativo. Il Pd ha visto, infatti, dimezzare i suoi consensi e perdere oltre 4 milioni e 700mila voti, equivalenti a una contrazione di 18 punti percentuali. Inoltre, questo calo è avvenuto in maniera relativamente omogenea sull’intero territorio nazionale, con una riduzione dei voti in tutte le regioni.

Però, osservando il risultato del Pd da un’altra prospettiva, ossia confrontandolo con le politiche di anno fa, emergono alcuni segnali positivi. Nello specifico, con le sole eccezioni della Valle d’Aosta e dell’Umbria, il partito di Zingaretti ha incrementato i suoi consensi in tutte le regioni italiane, con un aumento che, in media, supera i 4 punti percentuali. È significativo, inoltre, che la crescita più consistente per il Pd si osservi al Sud – guadagnando quasi 25 mila voti (+4,4 punti) – e nelle Isole dove, nonostante la generale contrazione dei voti in termini assoluti, è avanzato di 6,4 punti percentuali.

Il Pd si trova così nel mezzo del suo percorso di ripresa elettorale e riorganizzazione partitica. Tra lo storico trionfo renziano di cinque anni fa e l’altrettanto storico tonfo del 2018, il risultato di questa tornata elettorale presenta alcuni elementi positivi, tra cui il sorpasso nei confronti del M5s e il mantenimento di un consenso superiore al 23-24% nelle regioni del Centro nord. Allo stesso tempo, il confronto con le elezioni europee del 2014 mette in luce il margine di espansione potenziale per il principale partito del centrosinistra, in particolare nelle regioni del Sud. È in quest’area del paese che probabilmente si concentrerà la sfida politica ed elettorale tra il partito di Zingaretti e il M5s.

  1. Forza Italia e il Cavaliere dimezzato

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Oltre al M5s, l’altro sconfitto di questa tornata di consultazioni elettorali è stato il partito di Berlusconi, Forza Italia. A differenza del Partito democratico, che presentava un bilancio in chiaroscuro, il risultato per Forza Italia non lascia spazio a interpretazioni positive. Come mostra la tabella 4, il partito di Berlusconi ha quasi dimezzato i suoi consensi rispetto al 2014 che al 2018. Cinque anni fa aveva ottenuto 4 milioni e 600 mila voti e oggi si è fermato al di sotto dei 2 milioni e mezzo, con una riduzione di 8 punti percentuali. Dall’analisi a livello territoriale, sembra poi che il calo del consenso sia abbastanza generalizzato. Rispetto alle precedenti europee, il calo nelle varie circoscrizioni non si differenzia molto: si va dal -5,3% registrato nelle Isole fino al -9,9% ottenuto al Sud. Si tratta di una tendenza similare a quella che emerge dal confronto con le politiche del 2018: in questo caso, si va dal -4,4 del Nord-est al -6,0 del Sud.

  1. Fratelli d’Italia: un risultato storico

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Fratelli d’Italia ha guadagnato molti consensi, raggiungendo 1,9 milioni di voti (6,7%). Si tratta del risultato migliore mai raggiunto in un’elezione nazionale dal partito guidato da Giorgia Meloni; la sua crescita appare netta, sia rispetto alle elezioni europee del 2014 che alle politiche di un anno fa. La tabella 5 mostra che, rispetto alle precedenti europee, gli elettori sono quasi raddoppiati: da 1.004.037 del 2014 si passa a 1.897.463 nel 2019 (la percentuale cresce dal 3,7 al 6,7). Il dato per regione ci mostra poi che questa crescita si è verificata in tutto il territorio nazionale, ma risulta più accentuata nelle Isole (da 3,3% a 7,3%) e al Sud (da 4,2% a 7,6%).

Questo risultato storico per Fratelli d’Italia acquista ancora più valore se confrontato con la prestazione avuta dal partito nelle politiche dell’anno scorso. Anche in questo caso, si registrano nel complesso degli incrementi significativi: rispetto alle politiche 2018, +400mila voti e +2,3 p.p..

  1. Conclusioni

Le elezioni europee del 2019 sono state caratterizzate dalla vittoria della Lega, diventato il primo partito sull’intero territorio italiano, e dalla riduzione dei consensi per il Movimento 5 stelle, sceso per la prima volta al di sotto del 20% in una competizione nazionale. Nella figura 1 abbiamo riportato i valori assoluti dei cinque principali partiti che hanno preso parte alle elezioni, confrontandoli con i dati delle precedenti europee e delle politiche 2018. Come si può osservare, il primo partito è cambiato in tutte e tre le ultime tornate elettorali: 2014 (Pd), 2018 (M5s) e Lega (2019). Un dato che dimostra ancora una volta l’estrema volatilità dell’elettorato italiano e la disponibilità a cambiare il proprio comportamento di voto da un’elezione all’altra e da un leader all’altro. I segnali di maggiore turbolenza e incertezza elettorali arrivano in particolar modo dalle regioni del Sud, e non soltanto per l’aumentato divario nell’astensionismo, ma soprattutto per la loro estrema mobilità nelle scelte di voto. Se il Pd vorrà recuperare consensi, se la Lega vorrà radicarsi e diventare definitivamente un partito nazionale, se Forza Italia vorrà resistere al “fuoco amico” della concorrenza elettorale interna alla coalizione (da parte di Salvini così come di Meloni) o se il M5s vorrà mantenere una sua quota rilevante di consensi, è al Sud e al suo elettorato difficilmente mobilitabile e fortemente mobile che dovranno prestare particolare attenzione.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Il gerontocomio della Cdu ed Spd.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-03.

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Infratest dimap ha pubblicato la stratificazione del voto per partito politico e per classe di età.

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Nella Cdu il 41% dei votanti ha età superiore ai sessanta anni, e solo il 12% inferiore ai 25 anni

Nella Spd invece l’8% ha età inferiore ai 25 anni mentre il 44% ha età superiore ai 60 anni.

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O questi due partiti tradizionali mutano in fretta linea politica, dirigenza e modalità di colloquio con gli Elettori oppure scompaiono per motivi demografici.

Soni in molti a confidare che le loro attuali dirigenze rimangano in carica a lungo.

Le ‘risorse’ importate che sono state ammesse al voto ben se ne sono guardati di votare uno di questi due partiti.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Fervono le trattative. – Reuters.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-31.

unione europea 001

«German Chancellor Angela Merkel and French President Emmanuel Macron disagreed on Tuesday over who should be the next chief of the European Commission»

«Unanimity is not required; Juncker got the job in 2014 despite British opposition and Hungarian abstention.»

«But it is hard to see a candidate succeeding against the will of more than just a handful of leaders, as that would risk damaging their cooperation in the future and stalling the EU’s decision-making machinery.»

«The EPP’s Weber has so far failed to rally the other EU assembly groups behind him»

«Now, stripped of their longtime combined parliamentary majority, the EPP and S&D are looking for support from the liberal ALDE and the Greens, since the four groups together would command 504 seats, comfortably enough to approve or reject any nomination made by national leaders.»

«Among national government leaders, only seven are now with the EPP»

«French officials have said the liberal Macron could endorse the center-right Barnier to succeed Juncker, but was keeping his options open»

«Macron pushed back minutes later, listing the EU competition commissioner, Denmark’s Margrethe Vestager, the bloc’s Brexit negotiator, center-right Frenchman Michel Barnier, and Dutch Social Democrat Frans Timmermans – but not Weber – as appropriate candidates.»

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In questa particolare fase politica ed economica la scelta del presidente della Commissione Europea è sicuramente non facile. Vi sono sostanziali differenze di vedute tra i capi delle nazioni ed opposizione di interessi tra i gruppi parlamentari, per non parlare poi delle realtà economiche e finanziare delle diverse aree produttive.

Né i discorsi si fermano alle supreme vette: sono anche in ballo tutte le alte dirigenze dei burocrati di Bruxelles, ai quali la pregressa gestione Juncker ha conferito grandi poteri ai quali stentano a rinunciarvi.


Reuters. 2019-05-28. Merkel, Macron clash in search of “Mr or Ms Europe”

German Chancellor Angela Merkel and French President Emmanuel Macron disagreed on Tuesday over who should be the next chief of the European Commission as EU leaders met to begin bargaining over candidates for the bloc’s top jobs in the next five years.

An EU-wide election last week returned a European Parliament with a splintered center and gains by pro-EU liberals and Greens as well as eurosceptic nationalists and the far right, making agreeing a coherent agenda for the bloc more tricky.

“We won’t choose Mr. or Ms. Europe today, but just draw a balance after the European election,” Luxembourg’s liberal prime minister, Xavier Bettel, said ahead of the meeting of 28 national leaders in Brussels.

Held once every five years, the EU election means the heads of major EU institutions will now be replaced.

Merkel said on arrival at the gathering that she backed center-right German lawmaker Manfred Weber to be the next head of the EU’s powerful executive, the European Commission, after Luxembourg’s Jean-Claude Juncker steps down on Oct. 31.

Macron pushed back minutes later, listing the EU competition commissioner, Denmark’s Margrethe Vestager, the bloc’s Brexit negotiator, center-right Frenchman Michel Barnier, and Dutch Social Democrat Frans Timmermans – but not Weber – as appropriate candidates.

Dutch Prime Minister Mark Rutte, also mooted as a possible contender in the obscure recruitment process, said Tuesday’s meeting was about “content rather than people”. It was also, he said, about agreeing policy priorities for the coming years, including climate change, economy and migration.

The center-right European People’s Party (EPP) and the center-left Socialists & Democrats (S&D) group were reduced to 326 seats together in the new, 751-strong chamber in Sunday’s vote, 50 short of the majority needed to determine by themselves who should head the Commission, as they had in years past.

Other big roles up for grabs later this year include the head of the European Parliament and the European Central Bank, the bloc’s foreign policy chief and the head of the European Council who represents leaders of the 28 EU member states and helps broker compromises among them.

The EU would risk an institutional logjam if talks drag on, leaving it unable to make pivotal policy decisions at a time when it faces a more assertive Russia, China’s growing economic might and an unpredictable U.S. president.

Leaders of a majority of parties in the newly elected chamber called on Tuesday on national government leaders to nominate a lawmaker to replace Juncker.

HORSE-TRADING

The EPP’s Weber has so far failed to rally the other EU assembly groups behind him.

Now, stripped of their longtime combined parliamentary majority, the EPP and S&D are looking for support from the liberal ALDE and the Greens, since the four groups together would command 504 seats, comfortably enough to approve or reject any nomination made by national leaders.

Among national government leaders, only seven are now with the EPP. French officials have said the liberal Macron could endorse the center-right Barnier to succeed Juncker, but was keeping his options open.

Macron has taken a stand against the “Spitzenkandidat” (lead candidate) system whereby a lawmaker selected by the European assembly should get the Commission job.

On Monday he met Spanish Prime Minister Pedro Sanchez, who is seeking a bigger EU role for Madrid.

On Tuesday, a flurry of separate face-to-face talks was taking place in Brussels before all the leaders, including outgoing British Prime Minister Theresa May, convene at 1600 GMT.

Their chairman, ex-Polish premier Donald Tusk, expects to continue consultations with capitals after the initial debate.

He also wants to have names ready for the new European Parliament’s approval in July as otherwise the whole process risks getting delayed until autumn.

Unanimity is not required; Juncker got the job in 2014 despite British opposition and Hungarian abstention.

But it is hard to see a candidate succeeding against the will of more than just a handful of leaders, as that would risk damaging their cooperation in the future and stalling the EU’s decision-making machinery.

The difficult-to-call process will be a compromise between requirements of geography and political affiliation, as well as the candidates’ own profiles. [L8N2341US]

Names in the running for Commission chief from eastern Europe include outgoing Lithuanian President Dalia Grybauskaite, the Bulgarian World Bank head Kristalina Georgieva and the Czech Republic’s justice commissioner, Vera Jourova.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Islamizzazione dell'Occidente, Unione Europea

Germania. Duisburg-Marxloh. Un gran bel campanello di allarme.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-31.

2019-05-28__Duisburg__001

Cosa è mai successo?

Big, il partito islamico si è presentato alle elezioni ed ha stravinto.

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BIG riceve il 35,71% nella circoscrizione 1001 di Duisburg! La Cdu è all’8.24%: se Frau Merkel avesse sperato nei voti dei mussulmani avrebbe preso un granchio grosso così.

Il test ha avuto successo, anche se questa è solo una piccola parte della città. Nella circoscrizione 1001 di Duisburg-Marxloh, dove molti musulmani sono in grande maggioranza, il partito islamico BIG ha ricevuto il maggior numero di voti in queste elezioni europee con il 35,71%, e con un ampio margine:

Naturalmente, i media non sono interessati a tutto questo, dopo tutto, tutta la Germania è in un impeto di verde, quindi la notizia che la Germania viene islamizzata sempre più rapidamente non farebbe che turbare gli elettori che sono ubriachi sul clima.

Ufficialmente, il BIG ha un aspetto moderno, in alcune parti il suo programma elettorale ricorda persino il programma elettorale dei Verdi, ma il partito è il nuovo braccio politico dei musulmani in Germania e probabilmente acquisirà sempre più influenza nel prossimo futuro.

L’unica “consolazione“. Nel nord di Duisburg, fortemente segnato dalla migrazione, l’AfD ha raggiunto in alcuni casi più del 20%.

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Quando le risorse importate sono la maggioranza eleggono chi ritengono opportuno e governano secondo le leggi dell’Islam.

Questo era solo un test, che ha dato esito favorevole. Adesso Big si organizzerà per benino su scala nazionale


Jouwatch. 2019-05-28. Islamisierung läuft: BIG erhält in einem Stimmbezirk von Duisburg 35,71 Prozent!

Der Test ist gelungen, auch wenn es sich hierbei nur um einen kleinen Ortsabschnitt handelt. Im Stimmbezirk 1001 von Duisburg-Marxloh, also dort, wo viele Muslime zu Hause sind, erhält die islamische Partei BIG bei dieser Europawahl mit 35,71 Prozent die meisten Stimmen – und das mit großem Abstand:

Natürlich interessiert das die Medien überhaupt nicht, schließlich befindet sich ganz Deutschland im Grünenrausch, da würde die Nachricht, dass Deutschland immer schneller islamisiert wird, die klimabesoffenen Wähler nur verunsichern.

Offiziell kommt die BIG modern daher, in einigen Teilen erinnert ihr Wahlprogramm sogar an das Wahlprogramm der Grünen, aber die Partei ist nun mal der neue politische Arm der Muslime in Deutschland und wird in nächster Zukunft wohl auch immer mehr an Einfluss gewinnen.

Einziger „Trost“. Im stark durch Migration geprägten Norden von Duisburg erzielte die AfD teilweise über 20 Prozent.

Die Gesellschaft spaltet sich immer mehr.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Italia. Analisi del Voto. Parte 2. Regioni, Provincie, Collegi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-30.

2019-05-30__Elezioni Italia. Analisi del Voto. Parte 2. Regioni e Provincie.__001

Per comprendere al meglio la portata di questi risultati sarebbe cosa molto utile avere bene in mente cosa sia e come funzioni il Rosatellum, ossia la legge elettorale per le elezioni politiche.

Rosatellum e le conseguenze delle ultime prospezioni elettorali.

«L’impianto della legge è identico a meno di dettagli alla Camera e al Senato e si configura come un sistema elettorale misto a separazione completa.

Per entrambe le camere:

– il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo un sistema noto come first-past-the-post;

– il 61% dei seggi (rispettivamente 386 e 193) sono ripartiti proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; il riparto dei seggi è effettuato a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di listini bloccati di candidati;

– il 2% dei seggi (12 deputati e 6 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all’estero e viene assegnato con un sistema proporzionale.

– Vi sono infine soglie di sbarramento.»

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Le conseguenze per le strategie di un partito dovrebbero essere evidenti.

– Il partito, o la coalizione, dovrebbe cercare di ottenere la maggioranza relativa nel maggior numero possibile dei collegi: in essi infatti il numero di voti richiesti per la elezione è di gran lunga inferiore a quello necessario nella competizione proporzionale.

– Partiti anche numericamente scarni ma concentrati in taluni collegi hanno la possibilità di fare eleggere i propri rappresentanti.

– La cura del territorio, dei collegi, diventa quindi prioritaria nelle elezioni politiche. Dovrebbe anche essere evidente come il presentare candidati noti ed apprezzati sia la chiave di volta del sistema: ma per far ciò è necessario avere il controllo politico o della regione oppure di grandi comuni.

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Elezioni europee, i risultati regione per regione. Lega prima nella rossa Umbria

ABRUZZO
Con il 35,31% dei voti alle Europee, quando mancano due sole sezioni al termine dello scrutinio, la Lega risulta primo partito in Abruzzo, unico caso tra le regioni della circoscrizione Sud dove invece primeggia il M5s, che in Abruzzo si ferma al 22,44%. Il Pd ottiene il 16,96%, Fi il 9,39%, Fdi il 7,01%. La Lega conquista il primato in tutte le quattro province abruzzesi, con un distacco di oltre 10 punti dal M5s.

BASILICATA
Il Movimento 5 Stelle si conferma la prima forza politica in Basilicata con uno scarto superiore rispetto alle elezioni regionali di marzo. Ha ottenuto il 29,67 per cento delle preferenze superando la Lega che è stata preferita dal 23,32 per cento degli elettori. Seguono il Pd con il 17,37%, Forza Italia con il 9,40%, Fratelli d’Italia con l’8,39%, +Europa con il 3,26%, a seguire le altre liste. Gli elettori chiamati al voto erano 540.693 ed i votanti sono stati 255.755, con un’affluenza del 47,30%.

CALABRIA
Il Movimento 5 Stelle si afferma come primo partito alle elezioni europee in Calabria. In base ai dati definitivi del Viminale, raggiunge il 26,69%. Al secondo posto la Lega con il 22,61% e al terzo il Partito democratico con il 18,25%. Forza Italia è al 13,32% e Fratelli d’Italia al 10,26%.

CAMPANIA
Il Movimento Cinque Stelle si conferma primo partito in Campania con il 33,86%, ma anche in Campania sfonda la Lega che arriva al 19,20% come seconda forza, a pochi voti dal Pd. I dati degli scrutini in Campania segnano un’enorme crescita del partito di Salvini che un anno fa, nel collegio Campania 1, si era fermato al 2,89%. Netto il calo del M5S, che alle Politiche 2018 aveva toccato il 54,13%, mentre rimonta il Pd che passa dal 12% del 2018 al 19%, ma anche in Campania è dietro la Lega, seppur di poche migliaia di voti. Sensibile calo anche per Forza Italia, che si attesta al 13,65%, mentre Fratelli d’Italia porta a casa il 5,82%. Bassa l’affluenza in Campania, dove è andato alle urne il 47,62% degli elettori. Nella città di Napoli, la Lega di Salvini raccoglie il 12,36% dei voti ed è il terzo partito dietro il Movimento Cinque Stelle, al 39,86% (che in città conferma il suo primato con oltre 400 mila preferenze) e al Pd, che chiude al 23,29%, andando oltre le 200 mila. Lega e Forza Italia divise da poche migliaia di voti.

EMILIA ROMAGNA

Una tendenza già manifestatasi nelle precedenti tornate elettorali sembra rafforzarsi da una prima analisi dei dati delle Europee: in quella che era considerata la regione rossa per eccellenza, l’Emilia-Romagna, soprattutto nel triangolo Reggio-Modena-Ferrara, la Lega avanza e fa i suoi risultati migliori nei piccoli centri ma il Pd riesce a tenere, soprattutto nelle città. Significativo il passo avanti che il Pd registra a Bologna dove prende il 40,3% contro il 21,8% della Lega. Percentuali simili a Modena (dove si votava anche per il sindaco) con un Pd al 39,8% e Lega al 26%. Di oltre dieci punti il divario anche a Reggio Emilia, con un Pd al 37,3% e la Lega al 26%. Il Movimento 5 Stelle è quasi ovunque al di sotto della media nazionale: compresa Imola dove, dall’anno scorso, esprime il sindaco e governa la città e dove è il terzo partito con il 15,3% dietro al Pd (36,7%) e alla Lega (26,8%).

FRIULI VENEZIA GIULIA

Boom della Lega alle elezioni europee in Friuli Venezia Giulia, dove il partito di Salvini è il più votato con il 42,56% e 245.636 voti. Al secondo posto il Partito democratico con il 22,23% e 128.302 voti, al terzo il Movimento 5 Stelle con il 9,62% e 55.529 voti. Fratelli d’Italia è al 7,61% con 43.898 voti, Forza Italia al 6,69 con 38.593 voti. +Europa è al 3% con 17.333 voti.

LAZIO
La Lega sfonda anche nel Lazio: il Carroccio, quando mancano solo 5 sezioni su quasi 5.300, è il primo partito nella regione della Capitale, governata dal Pd, con il 32,66%. I dem sono quasi dieci punti sotto, al 23,79%; ancora più indietro il M5s con il 17,93%. Sono i dati definitivi delle Europee nel Lazio pubblicati dal sito del ministero dell’Interno. FdI è sopra al 9%, mentre FI è al 6,77%. La Lega è prima in tutte le province, a cominciare, più di misura, da quella di Roma dove il voto scorporato della città premia invece il Pd: nella provincia di Rieti sfonda quota 41%, con il Pd al 18,35% e il M5s al 16,86%; addirittura al 41,42% a Viterbo, con il Pd al 19% scarso e il M5s al 16%. Nelle province del sud è invece sempre secondo il M5s%: a Frosinone Lega al 40,4%, pentastellati al 18,55%, Pd al 16%; a Latina Lega al 38,9%, M5s al 16,73%, Pd al 14,8%.

LIGURIA
Per le Europee alle urne ha votato il 58,50% degli aventi diritto. Il boom della Lega fa registrare sul territorio ligure il 33,8% dei consensi, pari a 251.696 voti espressi. Cresce il Pd che se a livello nazionale segna il 23% sulla Liguria raggiunge il 24,9%. Il M5S si posiziona sul 16,4% delle preferenze. Forza Italia si ferma al 7,79% mentre Fratelli D’Italia sale al 5,67%. 

LOMBARDIA 
La Lega in Lombardia vola e supera il 43 per cento dei voti affermandosi come primo partito. Seguono il Partito democratico al 23,08, il Movimento 5 Stelle al 9,34, Forza Italia all’8,86 e Fratelli d’Italia al 5,53. Per quanto riguarda i candidati, il primo è Matteo Salvini, capolista della Lega nella circoscrizione di Nord Ovest: in Lombardia il ministro dell’Interno ha raccolto oltre 500mila preferenze. Bene anche l’ex sindaco di Milano e capolista per il Pd-Siamo Europei, Giuliano Pisapia, che in Lombardia supera le 205mila preferenze. Lo segue l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, votato da oltre 86mila elettori. Il Movimento 5 Stelle è l’unico partito in cui il capolista non sia il più votato: Mariangela Danzì in Lombardia non raggiunge le 10mila preferenze, contro le oltre 13.500 dell’europarlamentare uscente Eleonora Evi. Silvio Berlusconi stacca tutti gli altri candidati azzurri e nella sua regione viene scelto da quasi 130mila elettori. Tra i big schierati nella circoscrizione di Nord Ovest anche la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che in Lombardia guadagna oltre 60mila preferenze.

MARCHE
Nelle Marche la Lega è il primo partito alle elezioni europee: sulla base dei dati definitivi del Viminale, quando è stato completato lo scrutinio delle 1.573 sezioni, è al 37,98%. Al secondo posto il Partito democratico al 22,26%  seguito dal Movimento 5 Stelle al 18,43%. Poi Fratelli d’Italia al 5,83% e Forza Italia al 5,53%.

MOLISE
In Molise il Movimento 5 Stelle, con il 28,76% di preferenze, è il primo partito alle elezioni europee. Secondo posto per la Lega al  24,26%, seguita da Forza Italia al 15,31%, dal Partito democratico al 14,64% e da Fratelli d’Italia al 6,33%.

PIEMONTE
Anche in Piemonte la Lega è il partito: è al 37,14% con 813.001 voti. Al secondo posto il Partito democratico con il 23,94% e 524.078 voti e al terzo posto i 5 Stelle al 13,26% con 290.141 voti, Segue Forza Italia al 9,08% e 198.721 voti e Fratelli d’Italia al 5,98% con 130.986 voti.

PUGLIA
In Puglia il primo partito alle elezioni europee è il Movimento 5 Stelle, con il 26,29% e 419.344 voti, seguito, a un solo punto percentuale di differenza, dalla Lega che si attesta al 25,29% con 403.424 voti. Al terzo posto il Partito democratico al 16,64% con 265.412 voti, seguito da Forza Italia al 11,11% e 177.304 voti, Fratelli d’Italia al 8,89% con 141.865 voti, +Europa al 4,98% con 79.470 voti.

SARDEGNA
La Lega è il partito più votato alle elezioni europee di domenica 26 maggio. Al termine dello spoglio il partito di Matteo Salvini ha ottenuto 135mila 496 voti, pari al 27,5 per cento. Il Movimento 5 Stelle è arrivato secondo con 126mila 031 voti: 25,7 per cento. Terzo più votato è il Partito Democratico con 119mila 260 voti pari al 24,2 per cento. Forza Italia ha ottenuto 38mila 389 preferenze (7,81 per cento).

SICILIA
Affluenza flop in Sicilia dove è andato al voto solo il 37,5 per cento egli elettori. Oltre il 5 per cento in meno delle scorso Europee. Il M5s si conferma il primo partito con il 31,18%%, in controtendenza rispetto al resto del Paese. Il vero exploit lo fa la Lega che conquista il 20,77%. Significativo il risultato nell’isola di Lampedusa: qui la Lega supera addirittura il 45%, più del doppio del Pd, il partito che ha candidato il medico dei migranti Pietro Bartolo. Al leader del Carroccio Matteo Salvini va il primato come numero di preferenze in assoluto. In recupero il Pd che si avvicina a Forza Italia: i dem si attestano al 16,63% mentre il partito di Berlusconi raggiunte quota 16,99%.Supera la soglia di sbarramento, utile per ottenere seggi nel Parlamento di Strasburgo, Fratelli d’Italia con il 7,62%. Sotto quota tutti gli altri. 

TOSCANA
In Toscana il Pd resta il primo partito ma è sempre più tallonato dalla Lega che compie un balzo in avanti incredibile (+29% rispetto alle scorse Europee), M5s arretra mentre crollano Fi e sinistra e avanza Fdi. È la fotografia che esce dal voto delle Europee in Toscana. I democratici si attestano al 33,31%, lontanissimi dal boom a guida Renzi del 56,35% ottenuto alle Europee 2014, e il Carroccio non è lontano con il 31,48%: alla precedente consultazione aveva ottenuto il 2,56%. il partito di Salvini passa da 48.639 voti a 588.727. 

I 5Stelle spuntano il 12,68%, perdendo circa quattro punti rispetto al 2014: erano allora al 16,58%. Fi dimezza fermandosi al 5,82% rispetto al precedente 11,73%. La Sinistra ‘non passa’ in Toscana ottenendo solo il 2,60% delle preferenze mentre nel 2014 L’Altra Europa con Tsipras aveva incassato il 5,13%. In crescita Fratelli d’Italia che ottiene il 5,82% contro il 3,23% del 2014. Riguardo alle singole province – dove Pd e Lega si alternano ai primi due posti – i Dem sono in testa in tre: a Firenze dove ottengono il 42,07%, con un distacco di quasi 20 punti rispetto alla Lega (23,91); a Siena (37,56 contro il 28,75), e a Livorno (32,63 contro 29,35). La Lega è invece prima con un distacco di oltre 10 punti dal Pd a Lucca, dove prende il 39,30 (24,41 i Dem), a Grosseto col 37,99 (Pd 25,97) e Massa Carrara col 35,70 (22,78 Dem). È poi prima ad Arezzo con il 35,89 (Pd è al 29,66), a Pisa col 33,77 (31,39), a Pistoia col 35,30 (29,70), e a Prato col 34,47 (32,46). Riguardo all’affluenza, è risultata in calo di poco più di un punto percentuale: 65,76% contro il 66,69 delle Europee 2014.

TRENTINO-ALTO ADIGE

Con 95.182 voti, pari al 37,74% dei consensi, la Lega si conferma il primo partito in Trentino. Alle europee del 2014, quando il Carroccio era alleato con i Freiheitlichen in un gruppo no euro, i voti raccolti furono 19.732, cioè l’8,98%. Al secondo posto il Partito democratico, che raccoglie 63.580 preferenze, pari al il 25,21% (nel 2014 furono 93.038, il 42,36%), mentre il Movimento 5 Stelle ha ottenuto l’8,72%, cioè 21.987 voti (furono 33.954 nel 2014, il 15,46%). 

UMBRIA
A scrutinio completato, quello di Matteo Salvini – in base ai dati del ministero dell’Interno – è diventato il primo partito con 171.458 voti pari al 38,18% mentre, cinque anni fa, aveva ottenuto il 2,51% con appena 11.673 voti. Un dato superiore anche al 34,3% nazionale e al 20,1% delle politiche. Crollo invece del Partito Democratico che dal 49,15% delle Europee 2014 è passato al 23,98%. In calo anche il Movimento 5 stelle che ha ottenuto il 14,63% contro il 19,48% del 2004. Netta anche la diminuzione dei consensi registrati da Forza Italia, 6,42% (14,21%) superata da Fratelli d’Italia, al 6,58% contro il 5,42% precedente. Numeri importanti anche in vista delle prossime elezioni anticipate della Regione alle quali si andrà dopo le dimissioni della presidente Catiuscia Marini (Pd) in seguito all’indagine sui concorsi all’ospedale di Perugia. 

L’Umbria è stata la regione italiana con l’affluenza al voto più alta d’Italia. Il dato definitivo rilevato dal ministero dell’Interno è stato infatti del 67,69% contro il 70,5% della precedente consultazione. A tenere il passo più da vicino l’Emilia Romagna, al 67,3% dei votanti.

VALLE D’AOSTA

Exploit storico in Valle d’ Aosta della Lega che alle elezioni europee supera il 37%, sbaragliando la coalizione autonomista che governa la regione (Union valdotaine, Uvp, Alpe e Stella Alpina): il suo listino apparentato al Pd si è fermato al 14%. Il Pd (reduce da un deludente 5% delle regionali di un anno fa) è ora il secondo partito con il 16,22%. Il Movimento 5 Stelle non raggiunge il 10% (9,69%), Forza Italia è al 5%.

VENETO
La Lega in Veneto alle Europee porta a casa quasi la metà dei consensi degli elettori, fermandosi al 49,9%. Il secondo partito nella regione, in base ai dati definitivi, è il Pd (18,9%) che sopravanza il Movimento 5 stelle (8,9). Fratelli d’Italia con il 6,8% dei voti sorpassa Forza Italia che si ferma al 6,1%. A seguire Europa Verde e +Europa-Italia Comune-PDE Italia con il 2,7 e La Sinistra con l’1,1%.

Nello specifico, il Carroccio ha ottenuto in Veneto 1.234.361 voti, il Pd 468.619, il Movimento 5 stelle 220.370, Fratelli d’Italia 167.345, Forza Italia 149.604, Europa Verde 67.820. A seguire +Europa con 67.321 voti, la Sinistra 25.975, il Partito Animalista 13.287, il Popolo della Famiglia 13.145, il Partito Comunista 12.914, Destre Unite 7.736 e Svp 7.335
Recordman delle preferenze alle europee nella circoscrizione Nord Ovest è stato Matteo Salvini. Il segretario della Lega ha infatti da solo ottenuto quasi 677 mila preferenze. Dietro di lui, nella lista del Carroccio è arrivato l’europarlamentare uscente Angelo Ciocca (88.800) mentre terza e prima fra le donne con oltre 44 mila voti Silvia Sardone, che era uscita lo scorso anno da Forza Italia in polemica con il partito dopo la sua elezione al consiglio regionale della Lombardia.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. La grande malata di Europa. Cdu -7.4, Spd -11.5. Tutti vecchietti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-29.

2019-05-27__Germania__001

La Germania è la grande malata di Europa.

2019-05-27__Germania__002

Tra i partiti tradizionali, la Cdu è al 22.6%, -7.4 punti percentuali, la Spd è al 15.8%, -11.5 punti percentuali, ed  iGrune sono al 20.5%, +9.8 punti percentuali.

A Bremen la Spd è crollata di -8.6 punti percentuali al 24.2%.

2019-05-27__Germania__004

EU elections: Wake-up call for centrists

EU results put pressure on Merkel coalition 15h ago

EU election: Surge for Greens and euroskeptics, losses for centrist blocs

German EU election results ramp up pressure on Merkel’s coalition

German official warns Jews against wearing kippahs in public   

Europee, l’ex roccaforte socialdemocratica è caduta.

Opinion: EU election result spells an uncertain future for the German government

«In Germany, at least, Europe-friendly parties are the winners of the EU vote. However, the SPD’s defeat is so devastating that it puts Angela Merkel’s ruling coalition in danger.

For Germany’s Social Democrats, however, this Sunday has been an absolute disaster. The oldest German democratic party fell to under 16% at European level. And that’s not all: Local elections were also held on Sunday in Bremen, a federal state that the Social Democrats have governed for 73 years. No longer, though — the election was won by a CDU candidate for the very first time.

This double setback will not be without its consequences. It’s evidence that the party is on its last legs, and that total reorientation is the only way it stands any chance of having a future.

There will be arguments in Brussels over the coming days about which party gets to fill which of the leading posts. In Germany, the discussions will be more fundamental. The main question is likely to be: How much longer does this governing coalition intend to go on tormenting both itself and the country as a whole? 

Following this weekend, it’s entirely possible that, after 14 years, the Merkel era will actually be brought to an end by her SPD coalition partner — and that there will be an early election later this year. It would be an election with many, many open questions, and only one certainty: Angela Merkel is not going to stand again.»

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Si noti come la Csu stia tenendo, anzi, aumentando di 1 punto percentuale, mentre la Cdu di Frau Merkel sta sprofondando.

In altri tempi, di fronte a simili disastri, la dirigenza dava le dimissioni.

La dirigenza politica tedesca è troppo superba per far ciò: seguirà quindi il destino del Labour Party e dei  Conservatori nel Regno Unito.

Vi è infatti anche un altro elemento degno di nota.

2019-05-27__Germania__003

Ogni anno Sorella Morte razzia un milione circa di tedeschi. Una volta morti e sepolti non possono più votare.

Nella Union, Cdu e Csu, il 40% dei votanti è sopra i 60 anni, mentre solo l’11% è sotto i venticinque.

Nella Spd il 22% dei votanti è sopra i 60 anni, ma solo l’8% è sotto i 25 anni.

Alle elezioni del 2021 Cdu ed Spd avranno perso, volenti o nolenti, tre milioni di voti. La base elettorale vecchia è una ben cattiva consigliera

Questi due partiti o si danno una mossa pensionando le personalità vetuste e rinnovando il programma politico, sociale ed economico, oppure sono destinati a scomparire.

* * *

Fervono riunioni e conventicole. Sono in molti ad affilare il pugnale.

L’entità del crollo del PPE e del PSE sarà il metro della vittoria dei sovranisti.

Chi non conta in patria non conta in Europa.