Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Elezioni comunali. Una severa lezione da meditare.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-25.

2018-06-25__Toscana__001

I risultati delle elezioni comunali sono noti.

Se è vero che i risultati delle elezioni comunali sono fortemente condizionate dai fattori locali, sarebbe altrettanto vera la constatazione che le variazioni percentuali evidenziate da molti partiti siano di decine di punti percentuali. Simili variazioni hanno un loro profondo significato politico.

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Alcuni dati emergono evidenti.

A Pisa è stato eletto sindaco Mr Conti, esponente del centro-destra: la Lega ottiene 9,784 voti (24.71%) contro i 9,351 voti (26.62%) del partito democratico. A Siena è stato eletto sindaco Mr De Mossi, del centro-destra: la Lega ha ottenuto 8 seggi contro i 3 del partito democratico.

In Toscana nelle elezioni del 2013 il partito democratico aveva conquistato tutti i capoluoghi erano a conduzione tranne Prato, con queste elezioni gli sono rimasti Lucca, Prato e Firenze, città nella quale si andrà l’anno prossimo al voto. Da regione rossa la Toscana è diventata una regione celeste o, meglio, verde.

Il M5S ha perso Ragusa passata al centro-destra.

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Alcune considerazioni potrebbero fornire materia di ripensamento.

– La percentuale dei votanti è stata bassa. La disaffezione al voto è un dato cui sarebbe opportuno prendere atto, senza imputare al popolo sovrano colpe che invece sarebbero di competenza dei partiti. A ben guardare le campagne elettorali, organizzarle parlando solo al proprio potenziale elettorato e non anche agli indecisi ed agli avversari è risultato essere controproducente.

– L’elettorato si conferma altamente mobile. Il risultato di Ragusa è paramount. Alla facilità con cui M5S vinse nelle passate elezioni è corrisposta la facilità con la quale ha perso in questa competizione. I risultati conseguiti dal centro-destra in Toscana dovrebbero essere ben chiari. In altri termini, nessuno si illuda di poter vivere di rendita.

– M5S impone alcune riflessioni. Il suo elettorato è volatile. Una cosa è il presentarsi come partito di opposizione che mobilita le masse a suon di slogan, promettendo tutto ed il contrario di tutto, ed una completamente differente il mantenere le posizioni acquisite con proposte politiche discutibili sicuramente, ma almeno realizzabili. Senza questo salto di qualità verosimilmente M5S potrebbe trovarsi nelle ambasce alle prossime elezioni regionali.

– La Lega è riuscita ad espandere la propria presenza politica anche in zone ove solo qualche anno fa sarebbe stato impossibile, per esempio, Pisa, ove ha conseguito il 24.71% dei voti. Non solo: ragionando in termini percentuali sembrerebbe confermarsi il primo partito italiano. Questa incredibile rimonta conferma la correttezza delle proiezioni pubblicate e mette in evidenza quanto giochi il presentarsi avendo fatto qualcosa, piuttosto che con il solito paniere di buoni propositi. Le azioni perseguite negli ultimi mesi da Mr Salvini gli hanno fruttato una salita dal 17% al 30% in scala nazionale.

– Gli Elettori sono svincolati dai vetusti concetti di “destra” e di “sinistra“, oramai non più adeguati con i tempi. Esattamente come stanno diventando idiosincrasici agli slogan roboanti, che hanno svolto un ruolo controproducente. Occorre un fermo buon senso per equilibrare l’azione di governo con la doverosa e corretta percezione dei desideri popolari.

– Il partito democratico merita un discorso a parte. Si è suicidato con le sue mani e, sembrerebbe anche, in modo difficilmente reversibile. L’esame del voto stratificato evidenzia come si sia ridotto ad essere il partito di una aliquota di dipendenti delle pubbliche amministrazione e, soprattutto, degli anziani, quota elettorale destinata a scomparire a breve nel tempo. L’ideologia idolatrata e la statolatria hanno posto alla dirigenza pidiina non solo un paraocchi ma anche degli occhiali distorcenti ed annebbianti la realtà. Per seguire le ubbie di pochi si sono alienati i molti. Più che ‘rifondarsi‘ il pd dovrebbe avere il coraggio di sciogliersi per fondare quindi un nuovo partito pur sempre attento alla posizione centrale dello stato ma totalmente deideologizzato.

In ogni caso, è chiaro come al momento attuale il pd sia politicamente inconsistente, anche se i media si ostinano a considerarlo vivo e vegeto: telegiornali e stampa liberal sono stati i migliori alleati dei ‘populisti‘, che sono anche ‘lebbrosi‘, ma che governano.

Un caldo ringraziamento poi a Mr Renzi, Mrs Boldrini e Mr Grasso: senza la loro fattiva opera distruttrice forse il pd potrebbe essere ancora presente sulle scene.

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Elezioni Comunali 2018, i risultati del ballottaggio. Avellino e Imola, M5S verso la vittoria, il Pd perde a Massa e Pisa

Nel secondo turno delle amministrative, con l’affluenza in caduta libera (dal 60,7% del primo turno al 47,61%), il Pd perde roccaforti storiche in Toscana e Emilia Romagna ma si conferma ad Ancona, il centrodestra e la Lega festeggiano vittorie importanti al nord e in altre regioni e il Movimento 5 Stelle cede Ragusa, ma si impone un po’ a sorpresa ad Avellino e Imola. E’ questo il primo quadro, ancora frammentario, che emerge dalla tornata elettorale.

In Toscana il centrodestra esulta. A Pisa ha vinto Michele Conti con il 52,3%, mentre Andrea Serfogli, del Pd, si è fermato al 47,7%. A Siena, città simbolo per le vicende del Monte Dei Paschi, Luigi De Mossi con il 51,03% ha superato il sindaco uscente Bruno Valentini (Pd) fermo al 48,97%. A Massa Francesco Persiani al 56,74% (manca solo una sezione) ha sconfitto Alessandro Volpe, sindaco uscente, fermo al 44%. Ad Avellino il nuovo sindaco è il candidato dei grillini Vincenzo Ciampi sponsorizzato da Luigi Di Maio e dal sottosegretario Carlo Sibilia che nella (sua) città campana si è addirittura prestato per fare il rappresentante di lista nella scuola «Luigi Perna»: il pentastellato ha ottenuto il 59,5% dei voti, staccando nettamente Nello Pizza, del centrosinistra. A Terni, dove Leonardo Lentini della Lega grazie anche alla spinta personale di Matteo Salvini aveva stravinto il primo turno (49,2%), i Cinque Stelle rimangono al palo con Thomas De Luca mentre il Pd e il centrosinistra tracollano. A Ragusa è stato eletto Giuseppe Cassì, del centrodestra, con il 53,1%, mentre Antonio Tringali, del Movimento 5 Stelle, si è fermato al 46,9%. I pentastellati in compenso hanno espugnato Imola: Manuela Sangiorgi ha vinto il ballottaggio ed è il nuovo sindaco della città. Il Pd, che candidava Carmen Cappello, ha perso una delle sue roccheforti più solide e simboliche dell’Emilia-Romagna, basti pensare che era la prima volta che si andava al ballottaggio per la scelta del sindaco. Fin qui, il centrosinistra ce l’aveva sempre fatta al primo turno.

Le previsioni del Nazareno si sono avverate per la sfida di Ancona, dove la sindaca uscente Valeria Mancinelli ha superato senza difficoltà (oltre il 60%) lo sfidante di centrodestra Stefano Tombolini che pure, per il ballottaggio, aveva ricevuto l’appoggio del candidato grillino Antonio Mignone. A Sondrio, volata vincente per il candidato del centrodestra a trazione leghista, Marco Scaramellini (60,4%), sull’avversario di centrosinistra, Nicola Giugni. A Imperia, si è imposto l’ex ministro di Forza Italia Claudio Scajola (52,05%) sul centrodestra «ufficiale» guidato da Luca Lanteri. A Brindisi ha vinto Riccardo Rossi, del centrosinistra, con il 56,61%, mentre Roberto Cavalera, del centrodestra, ha ottenuto il 43,39%. Messina invece Cateno De Luca, eletto deputato regionale con l’Udc e leader del movimento `Sicilia vera´, ha `strapazzato´ il grande favorito Dino Bramanti, sostenuto dalla corazzata di centrodestra, staccandolo di circa trenta punti.

La soddisfazione di Salvini e Di Maio. «STORICHE vittorie della Lega in Comuni amministrati dalla sinistra da decenni: GRAZIE!!! Più la sinistra insulta, più i cittadini ci premiano. Prima gli italiani, io non mi fermo». Così, su Twitter, il leader della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Imola e Avellino sono 5 stelle! Sono risultati STRAORDINARI in due città dove da 70 anni dominavano i partiti e gli uomini della Prima Repubblica: a Imola il PCI e poi i partiti del centrosinistra, ad Avellino la Dc» ha scritto invece su Facebook il ministro Luigi Di Maio, M5s.


Salvini: «La sinistra ci insulta, i cittadini ci premiano». Calenda: «Bisogna andare oltre il Pd»

Il centrodestra trionfa alle amministrative. Anche il M5S esulta: «Noi ancora una volta come Davide contro Golia». Il democratici annunciano una rifondazione

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Da Salvini a Di Maio che esultano per le vittorie nelle città, a Martina e Calenda che, seppur con qualche distinguo, annunciano la necessità di rifondare il Pd. Sono i due volti della politica, a fronte dei risultati alle amministrative, che hanno incoronato nettamente il centrodestra vincitore, con il M5S che può vantare il colpo ad Imola, una delle roccaforti più rosse d’Italia.

«Storiche vittorie della Lega in Comuni amministrati dalla sinistra da decenni: Grazie!!! Più la sinistra insulta, più i cittadini ci premiano. Prima gli italiani, io non mi fermo», scrive il leader della Lega e ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

«I migliori auguri ai nostre due nuovi sindaci e ringrazio tutti gli attivisti che si sono fatti il mazzo», gli fa eco l’alleato di governo M5S, Luigi Di Maio, che sceglie un taglio più popolare del solito per commentare, su Facebook, il test amministrativo. «Siamo una squadra imbattibile», certifica il capo politico M5s che torna a rimarcare come «i nostri candidati con una sola lista hanno battuto delle accozzaglie di decine di liste composte da quelle persone che hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo in queste città». Insomma, tiene a ribadire il vicepremier M5s, «Davide ha battuto di nuovo Golia. Con una lista, pochi fondi ma tanto amore per queste città e per questo Paese».

«Bisogna organizzare, attrezzare il centrosinistra, il Pd, come un progetto nuovo, che non s’inventa in tre mesi. Il tema non è la leadership, che pure è rilevante, ma il progetto», spiega il segretario reggente Maurizio Martina a Circo Massimo su Radio Capital. «Dove vinciamo c’è un centrosinistra che riesce a fare comunità. Ci sono realtà come Ancona dove questo lavoro si è fatto», aggiunge. «Faremo assemblea a luglio e decideremo il percorso. Abbiamo tanto da cambiare, inutile negarlo. Primarie? Ci sono nel nostro statuto, sceglieremo il segretario con questo strumento che per me è un valore». E ancora: «Pd in mano a Renzi? Bisogna uscire da questa discussione. Il Pd è una comunità che in questo momento sta soffrendo, ma rimango convinto che l’alternativa a questa destra si costruisce con le buone ragioni di un Pd rinnovato e aperto».

Bisogna invece «ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su un nuovo manifesto. Andare oltre il Pd. Subito! #fronterepubblicano», commenta su Twitter Carlo Calenda, ex ministro ed esponente Pd. «Sono d’accordo sul ripensamento complessivo, abbiamo tanto da cambiare nei linguaggi e nelle idee ma non sono d’accordo sul superamento del Pd», risponde Martina allo stesso Calenda.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni comunali. Riepilogo numerico. Le parole sono aria.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-12.

2018-06-12__Comunali__001

Le elezioni amministrative che si sono svolte domenica in 760 Comuni, tra i quali 20 capoluoghi di provincia, hanno coinvolto oltre 6 milioni e mezzo di elettori.

Usualmente non sarebbe corretto paragonare i risultati delle elezioni amministrative con quelli delle elezioni politiche, essendo i fattori in gioco totalmente differenti.

Facciamo però oggi una eccezione perché le variazioni percentuali sono state di entità tale da poter essere equiparate al risultato di un terremoto politico.

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«Complessivamente il centrosinistra aveva 16 sindaci nei comuni capoluogo di provincia e per ora ne riconferma solo 1. Il centrodestra ne aveva 3 e quest’oggi potrebbe festeggiare, oltre che Treviso e Catania, Barletta, Siracusa e Vicenza. Il Movimento 5 Stelle non sfonda: aveva il sindaco di Ragusa e per ora, salvo sorprese, si deve accontentare di correre ai ballottaggi in tre città: Avellino, Terni e la stessa Ragusa. » [Fonte]

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«Non va meglio al Pd che, fatte salvo Brescia e Ancona, non supera mai il 30% e alcune in molte città delle storiche ‘Regioni rosse’ è sotto il 20% . In altre è addirittura esclusa dal ballottaggio (Imperia, Terni, Viterbo, Messina e Siracusa). La lista del Pd è sotto la soglia critica del 10% a Sondrio (8), Imperia (9,7), Teramo (8,6), Viterbo (8), Ragusa (8), mentre a Trapani e Catania il simbolo non compare neppure sulle schede elettorali.» [Fonte]

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«Se ci fossero state le elezioni nazionali ieri il Pd sarebbe stato al 22%»

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«Il confronto con il 4 marzo. La Lega mobilita l’80% dei suoi. La battuta d’arresto dei 5 Stelle, che nei comuni capoluogo passano dal 32,7% di marzo al 12,1 di domenica, perdendo oltre 20 punti; e l’ulteriore crescita del Carroccio

Tre mesi dopo, la scelta più comune tra chi il 4 marzo aveva votato 5 Stelle è stata di non andare ai seggi domenica. E chi alle urne è andato, alle Comunali ha preferito spesso dare il suo voto altrove, al centrosinistra o al centrodestra. L’elettore della Lega, invece, è tornato al seggio nella gran parte dei casi (circa 8 su 10). E, in maggioranza, ha scelto il candidato sindaco del centrodestra. L’analisi dei flussi dell’Istituto Cattaneo — che mostra come si muove l’elettorato tra una elezione e l’altra — aiuta a capire i destini assai diversi dei due alleati di governo alle elezioni di domenica: la battuta d’arresto dei 5 Stelle, che nei comuni capoluogo passano dal 32,7% di marzo al 12,1 di domenica, perdendo oltre 20 punti; e l’ulteriore crescita della Lega — per le Amministrative non in giallo-verde, ma nel più «classico» centrodestra — con la coalizione (al 38% nei capoluoghi, dal 33,4 di tre mesi fa).»

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Cerchiamo di ricapitolare, nei limiti del possibile e con tanto buon senso.

– I sondaggi elettorali pubblicati erano sostanzialmente corretti.

Italia. Sondaggi. Lega 28.5%, M5S 30.1%. Nuovi orizzonti.

La Lega era stata lievemente sottostimata e M5S sovrastimato.

– Il centrosinistra aveva 16 sindaci nei comuni capoluogo di provincia e per ora ne riconferma solo 1.

– Lega e pd sono riuscite a mobilizzare per le comunali gran parte del loro elettorato, operazione non riuscita al M5S.

– Lega conquista un 38% dal 33.4% delle politiche.

– M5S passa dal 32.7% all’attuale 12.1%, verosimilmente a causa della mancata mobilizzazione dell’elettorato.

– Pd quasi stabile, stimabile al 22% contro il pregresso 19.7%.

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Per finire, si dovrebbe segnalare una vasta disponibilità a mutare voto, fatto questo che rende sempre più provvisori i risultati conseguiti.


Ansa. 2018-06-12. Comunali: Centrodestra a guida Lega avanza, M5s frena

“Sono stati riconosciuti i primi giorni da ministro”, dice Matteo Salvini nell’entusiasmo per i risultati della Lega alle Comunali, definiti “straordinari” . Il responsabile degli Interni, giocata senza remore la carta dell’immigrazione anche nei giorni del silenzio elettorale, si gode il successo da capo del Carroccio. Un’affermazione che potrebbe pesare sugli equilibri della maggioranza gialloverde di governo. Il partito più antico tracima nel Nordest prendendosi Treviso e Vicenza, trascinando un centrodestra ormai quasi egemonizzato, ma si radica sempre più anche al centro, con il caso eclatante di Pisa.

Nella città toscana tradizionalmente progressista Michele Conti va al ballottaggio contro il centrosinistra di Andrea Serfogli. La prima forza è sempre l’astensionismo, intorno al 40% e in genere non così alto alle amministrative,; stavolta é però meno accentuato al Sud rispetto al Nord, a paragone di altre tornate, fa sapere l’Istituto Cattaneo.

Quest’ultimo certifica la crescita ulteriore del centrodestra a trazione leghista, la tenuta complessiva di Pd e alleati, le difficoltà locali del M5S. Gli elettori del MoVimento rispetto alle politiche fanno scelte opposte in due città chiave, Brescia a Vicenza: nella prima vanno col centrosinistra, nell’altra col centrodestra. Ma oltre il 50% di loro si astiene. Un possibile fattore è la delusione, specie di quelli provenienti da sinistra, per il ‘contratto’ con la Lega e la linea durissima sui migranti. I pentastellati pagano non solo la cronica carenza di quadri a livello locale, ma forse anche un Luigi Di Maio costretto a inseguire la turbopolitica di Salvini. Ma per il capo politico e vicepremier “Davide continua a vincere contro Golia” e la rappresentazione dei media è falsata.

Il Pd si appunta la medaglia della riconferma di Emilio Del Bono a Brescia, in una terra ostica. Di fronte all’ascesa dei salviniani il centrosinistra tiene qua e là, facendo dire all’ex premier dem Paolo Gentiloni che il partito “non è morto”. Il segretario reggente Maurizio Martina parla di “risultati incoraggianti per una nuova stagione”. Il centrosinistra approda al secondo turno tra l’altro ad Ancona – unico capoluogo di regione al voto – e Avellino. Prosegue però inesorabile l’erosione delle roccaforti rosse.

A Siena il Pd rischia il municipio al ballottaggio. Sia i democratici che Forza Italia pagano il fenomeno dilagante delle liste civiche, ma secondo l’Istituto Cattaneo “a livello locale il bipolarismo regge”. Quanto a Forza Italia, se al Nord versa un dazio forte alla Lega, tiene in certe zone del Sud, come in Sicilia o ad Afragola (Napoli). A Imperia l’ex ministro e ras azzurro Claudio Scajola va al ballottaggio da solo contro il centrodestra di Luca Lanteri. Significativo il risultato del Lazio, dove M5S perde dei Comuni, ma a Pomezia esclude lo ‘scomunicato’ Fabio Fucci dal ballottaggio. Nella capitale il MoVimento resta fuori corsa nei due Municipi al voto anticipato. Un avviso a Virginia Raggi.


Adnk. 2018-06-12. Effetto Lega sulle Comunali: avanza il centrodestra

Sei sindaci eletti al primo turno, tre di centrodestra (Vicenza, Treviso, Catania), uno di centrosinistra (Brescia), due civici (Barletta, Trapani), e 14 città al ballottaggio (12 con un candidato di centrodestra): è il bilancio delle amministrative nei venti capoluoghi chiamati al voto che hanno visto avanzare il centrodestra trainato dalla Lega.

Tra i ballottaggi, in particolare, sette sono centrodestra-centrosinistra (Ancona, Brindisi, Massa, Pisa, Siena, Sondrio, Teramo), tre sono tra un candidato di centrodestra e un civico (Messina, Siracusa, Viterbo), uno tra due candidati di centrodestra (Imperia), tre con il M5S, che a Terni sfida il centrodestra, ad Avellino il centrosinistra, a Ragusa un civico.

Quanto ai primi cittadini già eletti, a Vicenza il candidato di centrodestra Francesco Rucco è il nuovo sindaco della città in precedenza guidata dall’ex primo cittadino del Pd Achille Variati. Mario Conte (Lega, Fdi con Giorgia Meloni, Fi, liste civiche Grande Treviso, Mario Conte sindaco, Zaia Gentilini, Unione di centro-lista Renosto) si afferma invece a Treviso. Il centrosinistra perde anche Barletta, dove al primo turno è stato eletto Cosimo Damiano Cannito appoggiato da diverse liste civiche, mentre regge a Brescia dove il primo cittadino uscente Emilio Delbono è stato confermato a pieni voti. Quasi un plebiscito, poi, per il neo sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, esponente del centrosinistra che si è presentato con una lista civica.

Facendo il punto sui ballottaggi, invece, a Pisa se la vedranno Michele Conti (Lega, Fi e Fdi) e Andrea Serfogli (Pd, liste civiche In lista per Pisa, Con Danti per Pisa, Riformisti per Pisa). A Brindisi Roberto Cavalera (Pri, Fi, Udc, liste civiche Brindisi popolare, Idea per Brindisi e Brindisi in alto) e Riccardo Rossi (Lista civica Brindisi bene comune, Liberi e uguali, Partito democratico, Lista civica Ora tocca a noi).

A Teramo la sfida è tra il candidato Giandonato Morra (Fi, Fdi, Lega, liste civiche Futuro in e Oltre Teramo 2023, Il popolo della famiglia) e Gianguido D’Alberto (Pd, liste civiche Teramo vive, Teramo 3.0 e Insieme possiamo). Stesso copione a Sondrio dove Marco Scaramellini (Fi, Fdi con Giorgia Meloni, Lega, liste civiche Sondrio liberale, Popolari retici, Sondrio viva!) se la vedrà con Nicola Giugni (Pd, Sinistra per Sondrio, liste civiche Sondrio 2020, Giugni sindaco, Sondrio democratica).

Centrodestra avanti anche a Viterbo dove Giovanni Maria Arena (Fi, Lega, Fdi con Giorgia Meloni e lista civica Fondazione!) va al secondo turno con la candidata civica Chiara Frontini (liste civiche Viterbo venti venti e Viterbo cambia).

Tutto si deciderà il 24 giugno anche ad Ancona dove si sfideranno la sindaca uscente del Pd Valeria Mancinelli e il candidato del centrodestra Stefano Tombolini. M5s fuori dal ballottaggio pure a Massa: qui il sindaco uscente Alessandro Volpi sostenuto da Pd, Sinistra Massa città d’Europa, Liste civiche Uniti per la città, 2018 Volpi sindaco, Sinistra progressista per Massa, Amare Massa e Articolo primo, ha ottenuto più preferenze ma non abbastanza da passare al primo turno. Se la dovrà vedere con candidato del centrodestra Francesco Persiani, appoggiato da Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni, Lista civica Persiani sindaco, Lega, Il popolo della famiglia, Fi.

A Siena sarà ballottaggio tra il sindaco uscente Bruno Valentini, appoggiato da Pd e Lista civica In campo, e Luigi De Mossi (Lega, Fi, Fdi, lista civica Voltiamo pagina).

Ad Avellino, Terni e Ragusa, invece, protagonisti saranno al secondo turno anche i pentastellati. Nella città campana Nello Pizza, candidato del centrosinistra appoggiato da Pd, Lista civica Avellino libera è progressista, Lista civica ad Avellino democratica, Lista civica Davvero Avellino, Lista civica Avellino è popolare, Lista civica Insieme Protagonisti e Lista civica Avellino rinasce, se la vedrà con Vincenzo Ciampi (M5s) è al 20,22%.

A Terni Leonardo Latini (Fi, Lega, Fdi con Giorgia Meloni, lista civica Terni civica e Il popolo della famiglia) sfiderà il candidato del M5s Thomas De Luca. A Ragusa Antonio Tringali, candidato sindaco del M5s, se la vedrà al ballottaggio con il civico Giuseppe Cassì (Ragusa – fuori dagli schemi Peppe Cassi’ sindaco, Movimento civico ibleo, Giorgia Meloni – Fratelli d’Italia e Peppe Cassindaco).

Sarà invece un ballottaggio tutto nel campo del centrodestra a Imperia. Passano al secondo turno l’ex ministro Claudio Scajola (liste civiche Obiettivo Imperia, Imperia insieme, Area aperta e Il popolo della famiglia) e Luca Lanteri (Lista civica Forza Imperia, Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni, Lista civica Progetto Imperia, Lega, Lista civica Vince Imperia).

A Messina non ce la fa a riconfermarsi l’ex sindaco Renato Accorinti. Al ballottaggio se la vedranno Placido Bramanti (Noi con Salvini, Fdi, Fi, Ora messina, Peloro 2023, Insieme x Messina, #diventerabellissima, Idea Sicilia – Popolari e autonomisti, Il Popolo della famiglia e Bramanti sindaco) e Cateno De Luca (liste Giovani x, Messina nord, Messina sud, La svolta per Messina, Messina centro, De Luca sindaco di Messina).

A Siracusa Ezechia Reale (Idea Sicilia – Popolari e autonomisti, Progetto Siracusa, Cantiere Siracusa – ora…tutti noi evoluzione civica, Amo Siracusa, Fratelli d’italia, Italia Unione di centro, Forza Italia Berlusconi per Siracusa, Siracusa protagonista) andrà al secondo turno con Francesco Italia (liste Francesco Italia sindaco, #fuorisistema per Siracusa e Siracusa 2023 – Pdr Sicilia futura).

I DUE MUNICIPI DI ROMA – Sconfitta del Movimento 5 stelle a Roma dove si votava in due municipi. Nel III, a spoglio ormai concluso, il candidato di centrosinistra Giovanni Caudo è avanti con il 42,06% sul candidato di centrodestra Francesco Maria Bova al 33,81%. Sarà ballottaggio, ma il Movimento 5 stelle resta fuori dalla sfida con la candidata Roberta Capoccioni, che dopo essere stata sfiduciata a febbraio scorso perdendo la maggioranza in consiglio, si è ricandidata fermandosi però al 19,18%. Amedeo Ciaccheri, candidato con una coalizione civica di centrosinistra, è il nuovo presidente nel Municipio VIII al primo turno. Quando sono state scrutinate 136 sezioni su 136, dati ufficiosi diffusi dal Campidoglio, Ciaccheri (Centro solidale per il municipio VIII, Amedeo Ciaccheri presidente super 8, Cittadini per il municipio 8 ciaccheri presidente, Pd e Leu) ha ottenuto il 54,05% delle preferenze. Il candidato di centrodestra Simone Foglio (Lega Salvini Lazio, lista civica per Simone Foglio presidente, Fi e Giorgia Meloni Fratelli d’Italia) si è fermato al 25,33%. Il candidato del M5s Enrico Lupardini si è fermato all’13,11%.


Corriere. 2018-06-12. M5S paga l’astensione. A casa un elettore su due e tanti scelgono gli avversari

Il confronto con il 4 marzo. La Lega mobilita l’80% dei suoi. La battuta d’arresto dei 5 Stelle, che nei comuni capoluogo passano dal 32,7% di marzo al 12,1 di domenica, perdendo oltre 20 punti; e l’ulteriore crescita del Carroccio

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Tre mesi dopo, la scelta più comune tra chi il 4 marzo aveva votato 5 Stelle è stata di non andare ai seggi domenica. E chi alle urne è andato, alle Comunali ha preferito spesso dare il suo voto altrove, al centrosinistra o al centrodestra. L’elettore della Lega, invece, è tornato al seggio nella gran parte dei casi (circa 8 su 10). E, in maggioranza, ha scelto il candidato sindaco del centrodestra. L’analisi dei flussi dell’Istituto Cattaneo — che mostra come si muove l’elettorato tra una elezione e l’altra — aiuta a capire i destini assai diversi dei due alleati di governo alle elezioni di domenica: la battuta d’arresto dei 5 Stelle, che nei comuni capoluogo passano dal 32,7% di marzo al 12,1 di domenica, perdendo oltre 20 punti; e l’ulteriore crescita della Lega — per le Amministrative non in giallo-verde, ma nel più «classico» centrodestra — con la coalizione (al 38% nei capoluoghi, dal 33,4 di tre mesi fa).

«Totale assenza di un gruppo dirigente sul territorio»

Vale sempre l’avvertenza alla cautela: è un confronto tra Politiche e Amministrative. Ma i dati che emergono dall’analisi del Cattaneo sono netti. Nelle quattro città esaminate — Ancona, Brescia, Pisa e Vicenza — più del 50% di chi aveva scelto 5 Stelle alle Politiche a questo giro si è astenuto (tranne ad Ancona: 43,5%). E chi ha votato lo ha fatto, ad eccezione di Ancona, per altri candidati: a Brescia il 26,8% degli elettori grillini ha preferito il centrosinistra, contro il 17,4 che ha messo la croce sul candidato pentastellato; a Pisa e Vicenza preferito invece il centrodestra (rispettivamente il 24,3 e 30,6%). Le scelte dell’elettorato grillino in libera uscita «non sono univoche»: «Chi si aspettava che l’alleanza con la Lega portasse gli ex elettori del Pd passati al M5S a tornare nel centrosinistra — precisa Rinaldo Vignati, curatore dell’analisi — a Pisa è stato sonoramente smentito». E non solo a Pisa. «Il Movimento a livello nazionale ha in pancia 2,5 milioni di voti presi nel tempo al Pd — è il commento di Roberto Weber, presidente dell’Istituto Ixè — . Elettori che ora possono fare fatica a votare M5S alleato della Lega ma non tornano al Pd. Ingrossano l’astensione, perché l’insofferenza per il partito che hanno lasciato è alta». Ma più che l’alleanza con la Lega, per Weber, il Movimento paga la «totale assenza di un gruppo dirigente sul territorio». Semplicemente: «Non si vedono».«A differenza della Lega, che lavora sul territorio con esponenti riconoscibili», sottolinea Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research. Ma non solo: «I temi del Carroccio hanno molta presa sull’elettorato anche a livello locale: si pensi all’immigrazione, questione percepita proprio nelle città; o alle tasse».

Fattore Salvini

Ma se chi il 4 marzo aveva scelto la Lega è tornato alle urne per una quota maggiore dell’80% (tranne ad Ancona, nell’analisi del Cattaneo), non così è stato per Forza Italia. Che ha pagato di più l’astensione. Anche perché, nella concorrenza interna al centrodestra, «forse FI risente, appunto, della narrativa forte di Salvini, vicina all’attualità», commenta Ghisleri. E poi c’è il fattore Salvini: «È un capo partito moderno, sa quali sono le corde da toccare e le tocca — per Nicola Piepoli —. È vitale e lo comunica». La Lega, adesso, «sarebbe intorno al 25% a livello nazionale, dal 17,3 delle Politiche». L’analisi del Cattaneo sottolinea come dal 4 marzo a domenica ci sia stato un travaso di elettori dalla Lega al Pd, come a Vicenza (il 21,1%) e Pisa (18,8): l’ipotesi, sottolinea l’analisi di Vignati, è che si tratti di persone provenienti del mondo del sindacato legato alla sinistra, attratti dalle modifiche alla legge Fornero o dai temi dell’immigrazione a livello nazionale, poi tornati verso sinistra nel voto locale.

Il peso diminuito di Renzi

E il Pd, rispetto al 4 marzo, si mostra capace di mantenere il suo elettorato, che alle urne ci va e resta anche fedele alla coalizione di centrosinistra (intorno al 90% a Brescia, Vicenza e Ancona; non a Pisa, dove la concorrenza a sinistra era forte). Anche i dem «sono lievemente risaliti — sottolinea l’ad dell’Istituto Piepoli —. Se ci fossero state le elezioni nazionali ieri il Pd sarebbe stato al 22%. Non ha più il peso di Renzi, perché localmente non c’è, e quindi è cresciuto». Ma i 5 Stelle, è la previsione, si riprenderanno già alle Europee di maggio 2019: «L’Europa, la contestazione… lì troveranno terreno adatto — conclude Piepoli —, quando non si parlerà di strade e bisogni personali, ma di grandi temi».


La Stampa. 2018-06-12. Nei Comuni i grillini bruciano venti punti, ma saranno ago della bilancia ai ballottaggi

Il M5S dal 32% delle politiche al 12% delle amministrative. Boom di Salvini che deve rassicurare Di Maio

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I voti, ormai, si guadagnano e si perdono in un amen. Esempio: alle Politiche i grillini erano riusciti a sfondare il 50 per cento in tre dei 20 Comuni capoluogo dove domenica si è votato; ed erano andati ben oltre il 40 in altre cinque città. Per cui sarebbe stato lecito attendersi che eleggessero direttamente almeno un paio di sindaci. E invece non ne hanno portato a casa nessuno. Solo tre volte (ad Avellino, a Ragusa e a Terni) hanno raggiunto a malapena i ballottaggi. Quel che è peggio, le percentuali grilline sono crollate da una media lusinghiera del 32,7 nelle Politiche a un misero 12,1 per cento (elaborazione dell’Istituto Cattaneo). In certi casi l’emorragia è stata impressionante. A Brindisi i Cinque stelle hanno perso il 31 per cento. A Trapani addirittura il 41. Va detto che le elezioni locali non sono mai state il loro forte. Mancano da sempre di «riconoscibilità territoriale». Possono anzi dire di aver fatto meglio del 2013, quando la media nei Comuni capoluogo fu dell’11,5. Ma chiaramente qualcosa non va. 

Boom del centrodestra  

Viceversa il centrodestra è lievitato sia rispetto alle Politiche (dal 33,4 al 38), sia nel confronto con le amministrative di cinque anni fa (stava al 22,7). Domenica ha eletto direttamente tre sindaci: a Catania (il berlusconiano Salvatore Pogliese), a Vicenza (Francesco Rucco, leghista) e a Treviso (Mario Conte, salviniano). Per un soffio ha mancato il bersaglio a Sondrio e a Terni. Parteciperà il 24 giugno al ballottaggio in altri 12 Comuni capoluogo, e decisivi saranno in molti casi gli elettori pentastellati per far pendere la bilancia a destra o a sinistra. Non a caso Salvini ha già iniziato il corteggiamento. Dichiarazione di ieri (si faccia attenzione alle parole): con M5S «non ci sarà nessun apparentamento ufficiale», un modo per far intendere che a livello informale qualche forma di alleanza magari nascerà. Nello stesso tempo, tra i seguaci di Di Maio cresce il sospetto che la Lega stia diventando un po’ troppo intraprendente, che Salvini si allarghi dove non dovrebbe, col risultato di rafforzarsi a spese degli alleati governativi. Quel vecchio marpione di Mastella va ripetendo in giro che «Dracula Salvini succhia sangue ai Cinque stelle». Anche per questo motivo, l’astuto leader della Lega si è precipitato a chiarire che lui non prevarica affatto Di Maio, la Lega non esercita alcuna forza trainante, i grillini possono star sereni. 

Resurrezione Dem  

Tra gli sconfitti del 4 marzo, Forza Italia è scivolata ancora più in basso, ma è riuscita a mascherare lo smacco dietro il trionfo di Catania. Berlusconi non può dirlo in pubblico, ma gongola per il 35 per cento del suo vecchio amico Scajola a Imperia, che tiene a bada il più giovane e rampante governatore della Liguria, Toti. Anche al Pd poteva andare molto, ma molto peggio. È riuscito a eleggere Emilio Del Bono a Brescia (dove non era facile). Ha mancato per un pelo la vittoria ad Ancona. Difende con onore le posizioni un po’ dappertutto, sebbene a Pisa, a Siena e a Massa (le roccaforti toscane) non si sa come finirà nei ballottaggi. Martina, reggente Dem, parla di «risultati incoraggianti». E Renzi ne ha subito profittato per far pesare ai suoi: «Ecco la dimostrazione lampante di cosa potrebbe fare il Pd, se non passasse la settimana a litigare».  

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Frankfurt. Elezioni comunali con la nuova legge europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-27.

Assia. Hesse_in_Germany

Ieri, 26 febbraio, si sono tenute le elezioni a sindaco nella città di Frankfurt.

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«Francoforte sul Meno (in tedesco Frankfurt am Main) è una città extracircondariale della Germania sud-occidentale, la quinta tedesca per numero di abitanti dopo Berlino, Amburgo, Monaco e Colonia. La città di 732 688 abitanti (2,2 milioni nell’area urbana) è al centro di una vasta area metropolitana di 14 800 km² denominata Rhein-Main, con una popolazione che supera i 5,5 milioni di abitanti.

Situata sul fiume Meno, Francoforte è il centro finanziario della Germania e uno dei principali in Europa. Qui hanno sede la Banca centrale europea, la Banca Federale Tedesca e la Borsa di Francoforte (terza al mondo per volume di scambi azionari).» [Fonte]

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L’Unione Europea ha legiferato che i cittadini di stati membri dell’Unione possano votare nelle elezioni amministrative ed europee dello stato in cui risiedono.

Questo il testo che appare sul sito dell’Europarlamento.

«EU Citizenship Rights

If you hold the nationality of an EU Member State, you are also an EU citizen. EU citizenship does not replace your national citizenship, it adds to it.

EU citizenship gives you many freedoms and opportunities, such as the right to travel, live and work throughout the EU, and the right to vote and stand as a candidate in municipal and European Parliament elections wherever you live in the EU.

Topic in focus: Electoral Rights

The electoral rights of EU citizens are set out in Article 22 TFEU.

“1. Every citizen of the Union residing in a Member State of which he is not a national shall have the right to vote and to stand as a candidate at municipal elections in the Member State in which he resides, under the same conditions as nationals of that State. This right shall be exercised subject to detailed arrangements adopted by the Council, acting unanimously in accordance with a special legislative procedure and after consulting the European Parliament; these arrangements may provide for derogations where warranted by problems specific to a Member State.
2. Without prejudice to Article 223(1) and to the provisions adopted for its implementation, every citizen of the Union residing in a Member State of which he is not a national shall have the right to vote and to stand as a candidate in elections to the European Parliament in the Member State in which he resides, under the same conditions as nationals of that State. This right shall be exercised subject to detailed arrangements adopted by the Council, acting unanimously in accordance with a special legislative procedure and after consulting the European Parliament; these arrangements may provide for derogations where warranted by problems specific to a Member State.”»

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Ieri si sono svolte le elezioni per il Sindaco di Frankurt. Il sito del Comune riporta in extenso i risultati elettorali.

Su 505,275 Elettori hanno esercitato il diritto di voto 189,916 Elettori, 86,803 (46) ha votato per il rinnovo del mandato al sindaco uscente, Herr Peter Feldmann, rappresentante della Spd.

Quindi, hanno votato il 37.59% dei potenziali elettori (100* 189,916 / 505,275).

Fin qui nulla di strano, tranne un’affluenza alle urne davvero scarsa.

Ciò che invece salta immediatamente agli occhi, è il fatto che hanno votato circa 80,000 Elettori di cittadinanza non tedesca.

Del tutto causalmente, sia ben chiaro, il candidato dell’Spd ha conseguito 86,803 voti, proprio quando quelli importati, non tedeschi, erano circa 80,000.

Sempre in maniera del tutto casuale, ci mancherebbe altro, i sondaggi eseguiti su questi 80,000 votanti non tedeschi indicavano una schiacciante propensione al voto per la Spd, con una percentuale variante da un minimo dell’82% ad un massimo del 94%.

Sempre in maniera del tutto casuale, nessuno mai lo avrebbe potuto dubitare, larga quota di codesti 80,000 hanno dichiarato residenza in Frankfurt negli ultimi tre mesi.

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La Germania sta diventando un paese caratterizzato dagli eventi rari.

Germania. Spd. Herr Kevin Kuehnert e la cagnetta Lima iscritto al partito.

Germania. Elezioni di ottobre in Assia. Prospezioni.

In Hessen, Assia nella terminologia italiana, la Cdu è quotata il 31%, la Spd il 25%, ed AfD il 12%.

Qualche conto sembrerebbe non tornare.


The Local. 2018-02-26. Sitting Frankfurt mayor just misses out on outright election victory

Peter Feldmann, the current mayor of Frankfurt, won 46 percent of the vote on Sunday’s mayoral election – not quite enough to avoid a second round.

Feldmann of the Social Democrats (SPD) considerably improved on his vote tally in the 2012 election, but would have needed 50 percent of the ballots to be immediately reaffirmed as Frankfurt mayor.

Instead he will face Bernadette Weyland of the Christian Democrats in a second round on March 11th after she won 25.4 percent of the vote.

In total 12 candidates put themselves forward for the mayoral race and around half a million people had the right to vote, including 80,000 non-German EU citizens.

Official estimates put election participation at 37.6 percent.


The Local. 2018-02-13. Frankfurt mayoral election: which candidate shares my political views?

On February 25th, the residents of the city of Frankfurt will go to the polls to vote in a new city mayor. The Wahlkompass could give you a better idea of who to vote for.

More than half a million Frankfurters will go to the polls later this month to vote in a new Oberbürgermeister (city mayor).

And, unlike at the federal level, non-Germans who hold EU citizenship will have the right to vote. Reflecting the cosmopolitan nature of the city, around 80,000 potential voters will come from outside the borders of the Bundesrepublik.

But knowing who to vote for at the local level, where candidates are relative unknowns, can be tricky.

There are a total of 12 candidates in the running for the election in Frankfurt, with incumbent Peter Feldmann of the Social Democrats hoping to retain his job. He is likely to face the stiffest competition from Bernadette Weyland, candidate for the Christian Democrats.

The Wahlkompass aims to give you a bit more of an idea about which candidates have views that align with your own. The academics behind it interviewed the candidates for their views on 30 different topics. By giving your opinion from “strongly agree” to “strongly disagree” on the same questions, you get the chance to see where on Frankfurt’s political spectrum you fall.

The Frankfurt mayoral election will likely be held across two rounds. If no candidate wins over 50 percent of the vote on February 25th, voters will go to the ballot box again on March 11th to pick from the two candidates who won the highest vote shares in the first round.

Germany conforms to EU law by allowing EU citizens to vote in local elections. EU citizens do not however have the right to vote at the state or federal level.

Pubblicato in: Amministrazione, Politica Mondiale

Elezioni comunali. Vince l’astensionismo (40%)

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-12.

2017-06-12__Comunali__001

Premettiamo immediatamente che i dati disponibili sono ancora parziali, che le elezioni comunali hanno una connotazione personale che molto spesso non coincide con l’espressione di una preferenza politica, ed infine che il clima politico generale, continentale, condiziona sicuramente anche le prese di posizione locali.

Ci si riserva un’analisi a quando saranno disponibili i risultati definitivi di queste elezioni, ossia a ballottaggi conclusi.

Per il momento però alcuni fatti sembrerebbero essere evidenti.

In primo luogo, avrebbe votato solo il 60.07% degli aventi diritto. Il partito dell’astensione è quindi quello di maggioranza relativa e potrebbe in breve diventare anche quello di maggioranza assoluta. Se è facile dire che il Cittadino è disaffezionato dalla politica, sarebbe altrettanto facile conclusione affermare che se in Italia emergesse un qualche personaggio credibile, giovane e che sapesse esprimente un programma coerente, potrebbe replicare la grande vittoria ottenuta da Mr Macron in Francia oppure, a suo tempo, da Berlusconi in Italia.

In secondo luogo, ancora una volta dobbiamo constatare come i partiti presentino spesso personaggi sfumati per non dire inconsistenti, emersi da un contesto litigioso quale quello dei Montecchi e Capuleti. Più che per vincere le elezioni, le candidature sembrerebbero essere state poste per odio interno al partito di provenienza.

I partiti dovrebbero iniziare a fare una seria pulizia interna, anche tenendo conto che a breve termine si terranno le elezioni politiche.

In terzo luogo, sempre che i dati parziali si confermino, sembrerebbe emergere come i partiti specializzati nelle critiche non corredate da proposte concrete e realizzabili non hanno audience. Sicuramente dopo crescite tumultuose è necessaria una pausa di riflessione, ma le percentuali ottenute da M5S dovrebbe dare da pensare.


Ansa. 2017-06-12. Elezioni Comunali, M5S fuori dalle grandi città. Orlando al primo turno

Comunali amare per M5S. Secondo exit poll e proiezioni, il Movimento Cinque Stelle sarebbe fuori dai ballottaggi in tutte le grandi città, a partire da Genova, patria di Beppe Grillo diventata terreno di una faida interna. Il voto in 1.004 Comuni, con oltre nove milioni di italiani, riconsegna un quadro politico soprattutto bipolare con i candidati di centrosinistra e quelli di centrodestra che si sfideranno ai ballottaggi tra due settimane. 

E’ stata del 60,07% l’affluenza alle urne rilevata alle 23: nelle precedenti omologhe la percentuale dei votanti si era attestata al 66,85%.

L’unico che ottiene un’immediata riconferma al primo turno è il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. M5S, dopo l’exploit lo scorso anno a Roma e a Torino, sarebbe fuori dai quattro capoluoghi di Regione: a Genova, dove al secondo turno vanno il candidato di centrosinistra Gianni Crivello, e del centrodestra, Marco Bucci. A L’Aquila, governata fino ad oggi dal dem Massimo Cialente, è in vantaggio il candidato sindaco Americo Di Benedetto (centrosinistra) mentre a Catanzaro Sergio Abramo (centrodestra) se la vedrà al ballottaggio con Nicola Fiorita (Civica).

Il Pd nel capoluogo calabrese sarebbe fuori dai ballottaggi segnalando, secondo Roberto Speranza di Mdp, un dato politico: “In tre su quattro capoluoghi di Regione, dove c’è un’alleanza classica di centrosinistra – sostiene l’ex esponente Pd – il candidato del centrosinistra va avanti. Nell’unico comune, Catanzaro, in cui si è fatta scelta diversa e noi sosteniamo un candidato civico diverso da quello del Pd, il Pd secondo gli exit poll sarebbe fuori dal ballottaggio”.

Il flop M5S è reso ancora più amaro dal risultato, abbastanza scontato, di Parma, dove il sindaco uscente Federico Pizzarotti, espulso dal Movimento di Grillo, è in vantaggio con il suo ‘Effetto Parma’ e se la vedrà al secondo turno con Paolo Scarpa del centrosinistra. A Verona l’eredita di Flavio Tosi non sembra avvantaggiare la sua compagna Patrizia Bisinella che sarebbe fuori dal secondo turno dove si sfideranno Orietta Salemi (centrosinistra) e Federico Sboarina (centrodestra).

Tutta da decidere anche l’affollatissima partita a Taranto dove sono in quattro in corsa per raggiungere il ballottaggio. Anche se big e partiti si sono tenuti fuori dalla campagna per le amministrative, evitando di dare un valore nazionale, un minuto dopo la chiusura delle urne è partita l’esultanza per il risultato M5S. Secondo Matteo Renzi, che segue i risultati dalla sede nazionale del Pd, la sconfitta grillina è un dato politico “perché vorrebbe dire – spiega il responsabile Enti Locali Matteo Ricci – che a un anno dalla vittoria di Roma e Torino, messi alla prova del governo locale, c’è un giudizio negativo”.

Chi tira il fiato è il centrodestra, che guardava alle comunali come un test per un’alleanza tra Fi e Lega. “Noi abbiamo fatto – sostiene Maurizio Gasparri – l’alleanza classica ed a Genova abbiamo una condizione buona dove il sindaco uscente di centrosinistra nemmeno si è ricandidato autocertificando un fallimento. Il centrodestra ci può essere, vedremo lo scenario nazionale”. Ma per fare un’analisi più approfondita sulle alleanza a livello nazionale bisognerà aspettare l’esito dei ballottaggi: il Pd dovrà contare in quante città resterà alla guida per verificare se ha ancora senso un’alleanza classica di centrosinistra. Ma contro l’autosufficienza del Pd fa sentire la sua voce l’area che va da Pisapia a Si: “Laddove la sinistra è dentro il centrosinistra va, dove il Pd sceglie l’autosufficienza esce fuori”, è la tesi.

VAI ai risultati delle singole città:

-Genova

-Palermo

-L’Aquila

-Catanzaro

-Parma

Verona

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Politici

Regno Unito. Elezioni locali. Conservatori +138 seggi, laburisti -121.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-05.

May Theresa 001

I risultati delle elezioni comunali inglesi sono ancora parziali. I dati definitivi saranno disponibili forse domani in serata.

«At 06:00 BST, across the 20 English and Welsh counties that have fully declared results, the Tories had control of 10 authorities and 523 seats, a net gain of 138»

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«Labour had control of two authorities and 349 seats, a net loss of 121»

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«The Lib Dems won 132 seats, a net loss of 24»

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Se questi risultati fossero confermati, i conservatori avrebbero ottenuto una grande vittoria, preludio a quella che si prospetterebbe probabile alle prossime elezioni politiche anticipate.

Ma l’evento più importante è la débâcle del partito laburista: se questo declino proseguisse per molto tempo i Tories potrebbero governare del tutto indisturbati. La “sinistra” sembrerebbe essere morta.


Bbc. 2017-05-05. Local and mayoral elections: Conservatives make early gains

Among Tory gains is Lincolnshire, where UKIP lost all of its seats in what one senior UKIP politician described as a “very disappointing” result.

Labour lost control of Blaenau Gwent and Bridgend.

Lib Dem results have been patchy and the party failed to stop the Tories retaining control in Somerset.

Many authorities, including all those in Scotland, will not begin counting until Friday morning.

A total of 4,851 council seats were up for grabs in 88 councils – all of those in Scotland and Wales and 34 in England – five weeks before the general election.

At 06:00 BST, across the 20 English and Welsh counties that have fully declared results, the Tories had control of 10 authorities and 523 seats, a net gain of 138.

Labour had control of two authorities and 349 seats, a net loss of 121. The Lib Dems won 132 seats, a net loss of 24 while UKIP had failed to win any seats, a net loss of 41.

Professor of Politics John Curtice said that the Conservatives had so far put in their best election performance since at least 2008 with an average swing of seven points from Labour to the Tories since 2013. He said the Conservatives appeared to have been the main beneficiaries of a sharp decline in support for UKIP.

The Conservative candidate for the new “metro mayor” post for the West of England, Tim Bowles, beat Labour’s Lesley Mansell by 51.6% to 48.4%.

Lib Dem president Sal Brinton described her party’s performance overall as “patchy”.

Ros Jones, the Labour mayor of Doncaster, has been re-elected after getting just over 50% of votes.