Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Lega. Rixi suggerisce elezioni anticipate a giugno. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-24.

Goya. Sabba delle Streghe. 001

Il 26 maggio sarà giornata cruciale per l’Italia.

Dopo una lunga ridda di sondaggi elettorali, più o meno edulcorati a seconda dei palati, si arriverà alla fine alla conta dei voti che gli Elettori hanno espresso nelle urne.

Si voterà sicuramente per le elezioni europee, ma anche per il governo della regione Piemonte ed in 3,856 di comuni, grandi e piccoli, chiamando alle amministrative quasi diciassette milioni di italiani.

Elezioni Amministrative. La sfida dei grandi comuni.

Piemonte. Elezioni Regionali. Sondaggi.

Elezioni Europee. Le prime candidature.

Salvini e la lunga marcia verso una nuova Europa. AfD.

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Il quadro politico ha subito negli ultimi tempi talune mutazioni di non scarsa importanza.

Luigi Di Maio in alto mare, disastro M5s per le elezioni comunali. Perché ha già perso

«Il 29 maggio si voterà per le elezioni amministrative in 3.856 Comuni (48 per cento del totale) ma il Movimento 5 Stelle si presenterà in 127 casi (ovvero in 1 su 30). Un dato inquietante che emerge leggendo le liste approvate e pubblicate sulla piattaforma Rousseau  e che conferma, sottolinea il Corriere della Sera, che il partito guidato da Luigi Di Maio si è radicato molto poco sui territori.

Ad Avellino, per esempio, città natale del vicepremier grillino, l’anno scorso il M5s aveva vinto con Vincenzo Ciampi. Ma il sindaco pentastellato, dopo soli 5 mesi è stato sfiduciato. E adesso il M5s non ha qui nemmeno un candidato. Pochi i candidati in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana. Qui nel 2014, i Cinque stelle conquistarono la roccaforte rossa, Livorno. Ma il sindaco Filippo Nogarin non si ricandiderà, preferisce un seggio quasi sicuro alle elezioni europee. Oltre a Livorno, le sei grandi città sopra i 50 mila abitanti, conquistate tra il 2012 e il 2015, i pentastellati non si sono riproposti a Parma, Ragusa, Bagheria, Civitavecchia e Gela.»

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Svolta M5S, Di Maio rilancia

«Oggi apriamo la discussione all’interno del movimento per la nuova organizzazione, la discussione di alcune regole, compresa l’apertura alle liste civiche. ….

Per riuscire a essere forti alle amministrative, …. dobbiamo darci una organizzazione. Che non è calata dall’alto. Oggi inizia una discussione. Abbiamo tanta gente che ci chiede aiuto. E’ impossibile recepire tutto, serve una organizzazione che ci consenta di filtrare queste richieste. Qualcuno che faccia da collante con tante istanze. L’organizzazione del Movimento non giova solo al M5S, servirà agli italiani. Deve esistere una organizzazione a livello nazionale e a livello regionale. Questi sono i primi due temi ….

nei prossimi mesi possiamo lavorare a un dialogo con vere liste civiche, ma è una discussione che va fatta con calma -verrà data una settimana agli iscritti per ragionarci – e verranno tratti contributi, poi, solo in seguito, verranno le votazioni …. gli ‘attivisti devono votare molto più»

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Amministrative, M5S in stallo: si presenta solo in 1 Comune su 30

«Alle elezioni amministrative del 29 maggio si voterà in 3.856 Comuni (il 48% del totale), ma il Movimento 5 Stelle si presenterà in appena 127 casi. È questo il dato che emerge analizzando le liste approvate, regione per regione, e pubblicate sulla piattaforma del M5S, gestita dall’Associazione Rousseau (qui il caso del flop alla votazione on line per approvare le candidature alle Europee). Va precisato che il numero potrebbe aumentare, anche se solo leggermente, via via che altre liste saranno vidimate dai «controllori» pentastellati. ….

Ma questo dato conferma che il primo partito del Paese (alle Politiche del 4 marzo conquistò uno storico 32,7%) si è radicato poco o niente sui territori. Così, a fine maggio, quando metà degli italiani saranno chiamati alle urne, il movimento guidato da Luigi Di Maio si presenterà in appena 1 Comune su 30 con un proprio candidato sindaco e propri candidati ai Consigli comunali. Una tendenza negativa , anche se non con questa portata, che era nell’aria. Tanto che, dopo le sconfitte alle Regionali in Abruzzo, Molise, Sardegna e Basilicata, lo stesso Di Maio aveva ammesso: «È necessario arrivare sempre alle amministrative con un percorso che preveda un lavoro sul territorio fatto di incontri con categorie, mondo del sociale, con gli amministratori — fu la riflessione del leader M5S —. Non improvvisando come a volte accade. Questo vuol dire pure che dove non siamo pronti dobbiamo smetterla di presentarci». ….

Il flop ad Avellino, «patria» di Di Maio

Scorrendo la lista delle candidature si vede come nei piccoli Comuni il M5S non sia quasi mai presente, magari anche per concentrare le proprie risorse nelle città più importanti e nei capoluoghi. Anche in questi ultimi casi, però, ci sono alcune situazioni preoccupanti. Ad Avellino, città natale di Luigi Di Maio, l’anno scorso il M5S aveva vinto con Vincenzo Ciampi (finito nel mirino perché accusato di aver copiato il programma dal collega di Verona), defenestrato però dopo appena 5 mesi con una sfiducia del Consiglio comunale. E così, almeno a quanto risulta dalla piattaforma Rousseau, nel capoluogo irpino non risulta che il M5S ripresenti alcun candidato.

I casi di Lombardia e Piemonte

Risultano una manciata i candidati sindaco del M5S in Lombardia (la regione in cui ci sono più Comuni al voto: 995) e pure in Piemonte, dove i sindaci da rileggere sono 829. Idem in Veneto (321) ed Emilia Romagna (235). Tra i casi più significativi c’è anche la Toscana, dove su 189 città al voto il Movimento risulta correre in appena 16 Comuni. Si tratta di una regione significativa, dove nel 2014 i pentastellati riuscirono nel primo colpo importante: conquistare il Comune di Livorno, città «rossissima» in cui la filiera Pci-Pds-Ds-Pd governata da sempre, incontrastata.

La rinuncia dei sei sindaci «pionieri»

Dopo questa vittoria storica, però, il sindaco «pioniere» Filippo Nogarin (qui l’intervista al Corriere: «Lascio Livorno per l’Europa) ha deciso di non ricandidarsi, optando per un seggio quasi sicuro alle elezioni europee. Il caso di Livorno è soltanto una delle sei rinunce a ricandidarsi per un secondo mandato. Il motivo? Forse il passaggio dalla fase di «protesta» a quella di «proposta», ha dimostrato quanto sia complicato governare. Ma hanno pesato anche espulsioni ed inchieste giudiziarie. Oltre a Livorno, le sei grandi città sopra i 50 mila abitanti, conquistate tra il 2012 e il 2015, i pentastellati non si sono riproposti a Parma, Ragusa, Bagheria, Civitavecchia e Gela.»

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M5S e Mr Di Maio sembrerebbero essersi schiantati contro la chiara asserzione di von Clausewitz: “Non importa il conquistare, bensì il mantenere“.

Una cosa è raccattare tutto l’astioso scontento presente in Italia, e ce ne è tanto ed anche ben a ragione, e trascinarlo ad un voto di clamorosa protesta, ma una cosa ben differente è sedersi sulla poltrona di governo, e quindi governare.

Servono idee sia di breve sia di lungo termine: idee che abbiano la caratteristica di essere possibili. Il governo di Masaniello è durato fino a tanto che non gli hanno piazzato otto pallottole nel torace.

Se si è più che convinti che il problema morale ed etico sia della massima importanza e che in Italia si annidi una mentalità di corruzione decisamente preoccupante, si è ancor più convinti che il giustizialismo apodittico si ritorca sempre alla fine contro chi lo avesse innescato.

Siamo chiari.

Il M5S ha svolto un ruolo unico nel distruggere buona quota del partito democratico, merito questo che nessuno gli nega. Ma illudersi che la gente si accontentasse di scambiare politici abbacinati dall’ideologia liberal socialista con altri politici ideologizzati è stato un severo errore politico: la gente è stufa delle ideologie, non solo di un certo tipo di queste.

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Ora Mr di Maio ha compreso che un partito ha bisogno di programmi costruttivi, possibili, e di persone capaci di portarli in porto. Di ‘onesti’ ma incapaci nessuno se ne fa nulla.

M5S non ha mai curato la presenza sul territorio né, tanto meno, ha mai cercato alleanze, nel miraggio di poter conseguire da solo una maggioranza assoluta.

Poi, quando alla fine ha trovato un alleato leale, lo ha preso a calci nei denti. Eppure governando con la Lega avrebbe avuto cinque anni di tempo per consolidarsi sul territorio.

La decisione di presentarsi solo in un centinaio di comuni è la saggia ammissione di una sonora sconfitta.

Ma nessuno può sottovalutarne la portata politica.

«“Today as well the League threatens to make the government fall,” Di Maio said»

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«“The League wants to govern well and for a long time in the interests of Italians, the government crisis is only in Di Maio’s head,” Salvini said»

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«“Salvini isn’t the only one who’s sick and tired of Five Star,” the League’s Edoardo Rixi, deputy minister in the Infrastructure Ministry, told newspaper»

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«We may end up with the same majority as today. It’s not easy. But absurd things are happening»

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«We’re all sick and tired….. all it can to make us vote in June»

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Verissimo: stanno accadendo cose assurde.

Cosa farebbe un Bismarck se fosse al posto di Di Maio?

Accontentarsi del 20% – 24%, quota peraltro ragguardevole, avendo perso gli esagitati, andare ad elezioni politiche anticipate, facendo coalizione con la Lega per sfruttare appieno le potenzialità della legge elettorale.

Conquisterebbero in Camera e Senato la maggioranza necessaria per vivere sereni ed anche per fare riforme costituzionali.

Ma Mr Di Maio non è certo Bismarck.


Bloomberg. 2019-04-19. Populist Spat Prompts Fresh Speculation on Snap Italy Vote

– Coalition allies fight over corruption probe, taped intercept

– League, Five Star both demand that officials involved resign

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An acrimonious clash between Italy’s populist allies over alleged corruption has triggered new speculation about early elections, with a senior League government official saying everyone in the party is “sick and tired” of the Five Star Movement.

In one of the worst tussles so far within the ruling coalition, relations descended into mutual backbiting after allegations against the rightist League’s Armando Siri, an economic adviser to Deputy Prime Minister Matteo Salvini, and anti-establishment Five Star’s Virginia Raggi, the mayor of Rome.

Siri, who is undersecretary at the Infrastructure and Transportation Ministry, is suspected by Rome prosecutors of receiving a 30,000-euro ($34,000) bribe for allegedly seeking to favor businessmen in the renewable energy industry. Siri has denied wrongdoing.

Raggi urged the head of the Rome garbage-collection firm to modify its accounts, according to magazine L’Espresso, citing what it said were taped intercepts. Raggi said in a Facebook post that she had exercised no pressure on the official, and that she spoke “harshly” to him “because there is garbage in the streets and I can’t accept it.”

‘Sick and Tired’

News of the two episodes, which emerged on Thursday, prompted a call by Deputy Premier Luigi Di Maio, of Five Star, for Siri to quit — and similarly a call by Salvini for Raggi to quit. League officials are angry that Siri’s mandate was swiftly suspended by his minister Danilo Toninelli, of Five Star.

“Today as well the League threatens to make the government fall,” Di Maio said in a Facebook post Friday, adding that the party seems to be in contact with ex-premier Silvio Berlusconi about forming another government. Di Maio insisted that Siri should quit, saying he could return to the administration “if the issue is resolved positively.”

Salvini shot back that the coalition isn’t about to collapse. “The League wants to govern well and for a long time in the interests of Italians, the government crisis is only in Di Maio’s head,” Salvini said in comments sent by his spokeswoman.

“Salvini isn’t the only one who’s sick and tired of Five Star,” the League’s Edoardo Rixi, deputy minister in the Infrastructure Ministry, told newspaper La Repubblica earlier on Friday. “We’re all sick and tired.” He added that Five Star is doing “all it can to make us vote in June,” after next month’s European Parliament elections.

Asked whether Salvini plans to ditch Five Star, Rixi said there is no guarantee that trying to force an early election would guarantee a clear parliamentary majority. “We may end up with the same majority as today. It’s not easy. But absurd things are happening,” Rixi said.

Salvini has long resisted pressure from his lieutenants in the League to force an early election, despite opinion polls crediting the party with about 33 percent of the vote, against some 22 percent for Five Star. Salvini believes the League, whose stronghold is in the wealthy north, needs more time to build up support in the south, and is wary of having to rely on his former ally Berlusconi for a majority.

Salvini’s long-game strategy is coming under increasing strain as the coalition quarrels — over a host of issues from tax cuts to immigration, security and relations with China — as the two allies clash on the campaign trail ahead of the European vote.

“Look, this way we’re not going anywhere. You won’t resolve anything with insults,” Repubblica cited Salvini as telling Prime Minister Giuseppe Conte before a cabinet meeting Thursday. “With this attitude you’re blocking the country just for the European elections. So say it, say that you want to blow everything up.”

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Lega al 37%. Elezioni anticipate ad ottobre.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-22.

2019-04-20__Lega__001

«È strasicuro Matteo Salvini, di tante cose: la prima è che le elezioni europee saranno un successo per la destra; secondo, che il governo cadrà presto e che sarà lui a decidere quando. ….

E preparati perché si vota a ottobre ….

La discrimine sono le elezioni europee: quelle Salvini sta aspettando per vedere se mesi di sondaggi, elezioni regionali vinte e piazze gremite si traducono in numeri sufficienti per governare da solo e staccarsi, finalmente, dai cinque stelle.»

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«la Lega conferma il primato aumentando i consensi rispetto a due settimane fa e sfiorando il 37% …. il M5s si attesta al secondo posto con il 22,3% (-1%), a seguire il Pd con il 18,7% (-0,3%), Forza Italia con l’8,7% (- 1,2%) e Fratelli d’Italia con il 4,6% (+0,6%).»

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«l’87% di coloro che hanno votato Lega alle elezioni politiche oggi intende confermare la propria scelta»

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«L’analisi dei flussi elettorali rivela che il 52% di chi votò M5s nel 2018 confermerebbe il proprio voto, mentre all’incirca uno su quattro si astiene e il 18% sceglie la Lega»

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«Quanto a Forza Italia, i flussi elettorali mostrano l’emorragia verso il partito di Salvini (33% di coloro che hanno votato FI nel 2018)»

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2019-04-20__Lega__002

Vedremo come andrà a finire.

Non ci si dimentichi che chi entra papa in conclave ne esce cardinale.


Sondaggio Ipsos, la Lega sfiora il 37%. Frenata M5S: sono al 22,3%. Ma il Pd resta staccato

Un elettore del Movimento Cinque Stelle su due non lo rivoterebbe.

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Manca poco più di un mese all’appuntamento delle elezioni europee e gli orientamenti di voto degli italiani vanno consolidandosi: la Lega conferma il primato aumentando i consensi rispetto a due settimane fa e sfiorando il 37% (ma va precisato che le interviste del sondaggio odierno si sono concluse prima che venisse diffusa la notizia dell’indagine per corruzione del sottosegretario leghista Armando Siri), il M5s si attesta al secondo posto con il 22,3% (-1%), a seguire il Pd con il 18,7% (-0,3%), Forza Italia con l’8,7% (- 1,2%) e Fratelli d’Italia con il 4,6% (+0,6%). Le altre forze politiche appaiono lontane dalla soglia di sbarramento del 4%, con l’eccezione di +Europa insieme a Italia in comune che raggiungono il 3%.

Il partito di Salvini ha il vento in poppa, può contare su un’elevata fedeltà di voto (l’87% di coloro che hanno votato Lega alle elezioni politiche oggi intende confermare la propria scelta), su una forte capacità di attrazione di nuovi elettori, su un livello di fiducia molto elevato per il proprio leader (49,9%, secondo solo al premier Conte), su un clima molto favorevole, dato che un italiano su due (51%) pronostica l’affermazione della Lega alle europee, e su un elettorato molto motivato, infatti quasi 9 leghisti su 10 sono certi della vittoria del loro partito.

Il M5s dopo la crescita registrata nel precedente sondaggio fa segnare un assestamento. Indubbiamente la presa di distanza del leader Di Maio rispetto a Salvini su molti dei temi di stretta attualità politica ha giovato al movimento per recuperare consenso soprattutto tra coloro che lo ritenevano eccessivamente subalterno alla Lega, appellandosi a valori e tratti identitari, e per ridare morale agli elettori che per circa due terzi (62%) prevedono la vittoria alle Europee. L’analisi dei flussi elettorali rivela che il 52% di chi votò M5s nel 2018 confermerebbe il proprio voto, mentre all’incirca uno su quattro si astiene e il 18% sceglie la Lega. La strategia adottata consente quindi al movimento di evitare fughe a sinistra e di richiamare al voto i delusi, anche a rischio di mettere a repentaglio l’immagine di coesione del governo che, peraltro, continua a godere di un consenso elevato (52%). La controffensiva leghista non si è fatta attendere (fra le altre, le polemiche con la sindaca Raggi) e tutto fa credere che le tensioni continueranno fino al 26 maggio.

Il Pd fa segnare una lieve flessione, pur senza subire forti contraccolpi dall’inchiesta sulla sanità umbra che ha portato alle dimissioni della presidente Marini. I dem sembrano fare quadrato intorno al nuovo segretario Zingaretti, alle prese con un percorso di rigenerazione di un partito uscito malconcio alle elezioni politiche e con l’esigenza di rimotivare l’unico elettorato, tra le prime quattro forze politiche, rassegnato al successo altrui: infatti solo un elettore su quattro pensa che il Pd si affermerà mentre il 45% pronostica la vittoria della Lega.

Quanto a Forza Italia, i flussi elettorali mostrano l’emorragia verso il partito di Salvini (33% di coloro che hanno votato FI nel 2018) e una fedeltà di voto molto contenuta e inusuale per il partito di Berlusconi (44%) che da tempo ha ceduto il passo alla Lega nella leadership del centrodestra e sta lottando per raggiungere l’obiettivo del 10% dei voti. Tuttavia, la maggioranza gli elettori che intendono votare per Forza Italia alle Europee pronosticano senza indugio la vittoria del loro partito (57%) contro il 38% che si attende il successo della Lega. La candidatura di Berlusconi sembra quindi galvanizzare l’elettorato devoto, ma fatica ad attrarre nuovi elettori.

Dunque i giochi sono decisi? Difficile che con un vantaggio così ampio alla Lega possa sfuggire la vittoria, ma come di consueto le incognite sono due: il tasso di partecipazione al voto e l’ultima settimana della campagna elettorale. Riguardo all’affluenza, il sondaggio odierno evidenzia una lieve flessione dell’area grigia dell’astensione che si attesta al 41,8%, sostanzialmente in linea con il 41,3% delle precedenti Europee (escludendo gli elettori italiani all’estero). È probabile che un’affluenza più bassa possa favorire le forze politiche con caratteristiche più «identitarie», quindi più in grado di mobilitare i propri elettori, mentre un’affluenza più elevata avvantaggi chi è dato per vincente, grazie al voto d’opinione. A questo proposito, i messaggi dell’ultima settimana saranno molto importanti, tenuto conto che una quota rilevante di elettori decide se e cosa votare solo a ridosso della scadenza elettorale: basti pensare che alle ultime politiche circa un quarto degli elettori ha fatto le sue scelte negli ultimi sette giorni. Resta da capire che ruolo giocheranno i temi europei nella comunicazione politica dato che, paradossalmente, finora sono risultati pressoché assenti e i messaggi sono stati a dir poco generici.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Salvini. Bloomberg gli dedica un altro editoriale. Prospetta snap elections.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-16.

Salvini 741

Nei sondaggi elettorali la Lega di Mr Salvini è salita ad una quotazione oscillate tra il 32% ed il 34%.

Salvini ha perso uno dei suoi migliori alleati.

Bloomberg sospetta che Salvini sostituirà Merkel come riferimento europeo.

Salvini. Time lo incorona ‘Nuovo volto dell’Europa’.

Salvini il Grande. Lega 35.8%. – The New York Times.

Salvini incoronato leader degli identitari sovranisti europei.

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Al momento attuale Mr Salvini ha almeno due caratteristiche importanti per la gestione del potere.

È alla guida di un partito in continua crescita nei sondaggi nazionali, partito coeso e coerente, che per di più è al governo in Italia e che sta sistematicamente vincendo le elezioni regionali. Poi, con le prossime elezioni europee gli eurodeputati della Lega potrebbero costituire uno dei gruppi nazionali partitici più numeroso.

Salvini e la lunga marcia verso una nuova Europa. AfD.

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Piaccia o meno, si condivida o meno la sua linea politica, oramai tutti le grandi testate mondiali hanno dedicato a Mr Salvini almeno un editoriale. Stanno cercando di capir chi sia e cosa voglia, ma stranamente non si domandano, o almeno non lo scrivono, quali siano state le istanze politiche, sociali ed economiche che ne hanno determinato questa crescita che lo ha portato a raddoppiare le propensioni al voto.

E non è solo questione di sondaggi.

In tutte le otto elezioni regionali che si sono tenute dal 4 marzo 2018 la Lega ha conquistato il governatorato e la giunta, scalzando sistematicamente i pregressi governi del partito democratico. È un suggello elettorale di non poco conto: i sondaggi vanno e vengono, i risultati elettorali restano.

Trentino Alto Adige. Risultati definitivi.

Elezioni Abruzzo, i risultati: vince il centrodestra, Marsilio governatore. Lega primo partito, crollo M5s

Regione Basilicata. Elezioni Regionali. Risultati definitivi ufficiali.

Italia. Questo anno ancora cinque elezioni regionali.

Italia. Cd passa da 4 a 10 regioni, Cs da 15 a 9.

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Bloomberg dedica a Salvini un altro editoriale, in cui ne riconosce le caratteristiche e prognostica cosa potrebbe avvenire.

«Governing Italy with Five Star suits Salvini just fine and he’s aiming to keep the coalition alive for as long as he can»

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«With polls showing that voters would swing behind his anti-immigrant League if the administration collapsed, officials were pressuring Salvini to end his frustrating co-existence with the anti-establishment Five Star Movement. Heading into that meeting last month they thought his patience might be wearing thin»

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«They should have known better»

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« On Twitter, his 1 million followers can share everything from his latest pasta dinner to the frustrations of Valentine’s Day after breaking up with his girlfriend

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«The League needs more time to build up support in the south and if it ditched Five Star now»

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«Since forging an unlikely coalition with Di Maio in June last year, the 46-year-old firebrand has become the dominant force in Italian politics and the leading light among a new generation of nationalists from across the European Union who’ll meet in Milan on Monday»

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«They’ve targeted May’s EU parliamentary elections as a chance to tear up the bloc’s debt rules, get a grip on the European Central Bank and start a rapprochement with Russia»

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«Salvini has also won a string of regional elections in the center and the south as support for Five Star has crumbled.»

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«The League pushes tax cuts, Five Star welfare benefits.»

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«Analysts have warned for months that could trigger a snap election»

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«The longer Salvini holds out, the more he can steal voters from Five Star»

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Bloomberg è l’unico commentatore estero a capire l’importanza di certi fatti.

«Salvini has also won a string of regional elections in the center and the south»

Questa è la vera forza attuale della Lega.

Facile quindi il prognostico.

«Analysts have warned for months that could trigger a snap election»


Bloomberg. 2019-04-05. Don’t Be Fooled by the Salvini Show, This Populist Has a Plan

Governing Italy with Five Star suits Salvini just fine and he’s aiming to keep the coalition alive for as long as he can.

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Five days after threatening to pull the plug on Italy’s government, Deputy Prime Minister Matteo Salvini summoned his lieutenants to party headquarters on the edge of Milan.

With polls showing that voters would swing behind his anti-immigrant League if the administration collapsed, officials were pressuring Salvini to end his frustrating co-existence with the anti-establishment Five Star Movement. Heading into that meeting last month they thought his patience might be wearing thin.

They should have known better. This government will keep going, he told the group, according to two people who were present.

Watch him on the campaign trail – shaking hands, embracing supporters, chatting, posing for selfies – and it’s easy to be taken in by the spontaneous homespun Salvini persona. On Twitter, his 1 million followers can share everything from his latest pasta dinner to the frustrations of Valentine’s Day after breaking up with his girlfriend.

In private though, he is cautious and strategic, says one junior minister who’s worked alongside Salvini for some 20 years. A snap election might be tempting for the party, but  Salvini is playing the long game.

He is already in the box seat in the government and voters have so far blamed Five Star’s Luigi di Maio for most thing that go wrong. The League needs more time to build up support in the south and if it ditched Five Star now, it might end up reliant on former Prime Minister Silvio Berlusconi for a majority. The last thing Salvini wants is to wind up associated with such an establishment figure.

That’s the vision. The next few weeks may test his resolve. 

Since forging an unlikely coalition with Di Maio in June last year, the 46-year-old firebrand has become the dominant force in Italian politics and the leading light among a new generation of nationalists from across the European Union who’ll meet in Milan on Monday. They’ve targeted May’s EU parliamentary elections as a chance to tear up the bloc’s debt rules, get a grip on the European Central Bank and start a rapprochement with Russia.

This account of how Salvini turned a moribund group into a new force in Europe is based on interviews with half a dozen senior government officials and party operatives over the past several weeks. They asked not to be named discussing private conversations and confidential meetings.

It’s not so much Salvini’s electoral prospects that make the EU establishment nervous – his nationalist alliance is projected to win less than a tenth of the seats in the next parliament. What sets him apart is his political chops.

Since he burst onto the scene a year ago, Salvini has hijacked an EU summit he didn’t even attend, faced off with the European Commission on the budget and consistently got under the skin of French President Emmanuel Macron. And whatever he does, his popularity in Italy continues to climb.

Salvini has been living and breathing politics since his teenage years. He started out as a communist, but at the age of 17 he joined the Northern League, a right-wing group that aimed to see the industrial heartlands around cities like Milan, Turin and Venice cut loose from Italy’s poorer south.

Many of those who now occupy senior party positions have been scrapping and pulling stunts for 20 years or more alongside the man they call ‘The Captain.’ Every summer many attend the party’s tradition gathering near the Italian Alps, where the diehards dress up as medieval knights to celebrate a 12th century alliance against the Holy Roman Emperor.

Salvini took over as leader of the Northern League at the end of 2013 with the party in disarray after slipping to 4 percent in that February’s election. Founder Umberto Bossi had resigned over a corruption scandal the previous year and his successors had struggled to steady the ship.

One of Salvini’s first moves was to ditch the party’s separatist tradition with a push to boost support in central and southern Italy – voters he’d previously insulted. For the March 2018 general election, he dropped the word “Northern” and rebranded his party as simply “The League.”

That proved a breakthrough moment for Salvini. The party jumped to 17 percent of the vote, displacing Berlusconi’s more moderate Forza Italia as the dominant force on the Italian right. And Salvini’s grip on the party was assured.

Sealing the alliance with Five Star meant disregarding the advice of several longtime advisers and jettisoning Berlusconi, for whom the Northern League had been a junior partner in four governments. But the turnaround in the party’s fortunes means no one in the League challenges Salvini.

“When Salvini took over, we were a dying party. So whatever he says is fine by us,” said Riccardo Molinari, who heads League lawmakers in the lower house.

“Whatever he says is fine by us”

Since then, his star has kept on rising.

The League trailed Five Star by 15 percentage points in last year’s general election. The latest polls show it leading by 10 points and on track to win a national election for the first time in May. Salvini has also won a string of regional elections in the center and the south as support for Five Star has crumbled.

The parties’ diverging fortunes are exacerbating the tensions in a coalition that was built across a tectonic faultline: The League’s base is in the wealthy north, Five Star’s in the depressed south. The League pushes tax cuts, Five Star welfare benefits.

Executives from the north remonstrated last month with one of Salvini’s advisers over a decree hurting their business. The adviser blamed Five Star.

League officials are sick of constant infighting and half of the party’s lawmakers in the lower house want to end the coalition, according to a senior member of parliament. And they expect the rough and tumble of an EU election campaign to make matters worse. Molinari this week said the party may seek to rewrite the terms of the coalition agreement if the EU vote confirms they have become the country’s biggest force.

Analysts have warned for months that could trigger a snap election. If the coalition gets past that hurdle, tensions could surface in the fall as the government will have to draw up a new budget at a time the cratering economy leaves it little room for maneuver, an adviser to Prime Minister Giuseppe Conte said.

Salvini is urging patience.

“The longer Salvini holds out, the more he can steal voters from Five Star”

At a closed-door meeting with some 180 parliamentarians at the lower house in February, Salvini called on his troops to stay calm and guard against overconfidence. He told them that the current coalition is the only one that’s possible at the moment, seeking to damp down the clamor for a snap election.

The League needs to have the same hunger this May as it did five years ago when its fortunes were at a low ebb, he said according to an official present.

Even with its recent surge in support, the League probably still couldn’t govern without Berlusconi and Salvini is wary of getting entangled with an unpredictable ally he sees as part of the discredited old guard. Instead, he’s targeting a new alliance with the far-right Brothers of Italy and potentially future defectors from Berlusconi’s group. But he needs the coalition with Five Star to hold up long enough for that new formation to build up its support.

“The longer Salvini holds out, the more he can steal voters from Five Star and from Berlusconi, and build up his support in the south,” said Roberto D’Alimonte, a political science professor at Rome’s Luiss University.

But Salvini’s resolve is being tested. In the weeks that followed the February pep talk, Di Maio doubled down on his opposition to a 9 billion-euro ($10 billion) Alpine rail project. Salvini and his industrial allies are backing the project which the government has already sunk some 2 billion euros into. Salvini threatened on March 7 that he could force the government to collapse “if there are too many noes.”

The following Monday some 40 League officials trailed into the former canteen that serves as a meeting room at the party’s Milan headquarters. They took their seats behind a row of desks – like schoolboys one of them joked later.

Things are tense, so don’t provoke Five Star, Salvini told them. Don’t attack the party or its ministers, he said. The League must not act like supermen.

The time will come when Salvini has to take another gamble. But the odds are shifting in his favor at the moment, and he aims to put it off as long as possible. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Spagna. Rajoy traballa sotto lo scandalo dei fondi neri. Verso elezioni anticipate.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-26.

2018-05-25__Spagna__001

«Il Tribunale supremo ha condannato l’ex tesoriere Luis Barcenas a 33 anni di carcere per corruzione, un reato che avrebbe commesso anche lo stesso Pp, partecipando “a titolo lucrativo”,  a 15 anni sua moglie Rosalia Iglesias e a 51 anni Francisco Correa, la mente che aveva messo in piedi una rete di fondi neri destinati al Partito Popolare»

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«Secondo i giudici la rete di corruzione diretta dal faccendiere Correa, attiva a Madrid e Valencia dal 1999 al 2001, ha distribuito favori e tangenti in cambio di commesse ottenute da amministrazioni pubbliche guidate dal Pp»

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«Il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) potrebbe presentare una mozione di censura nei confronti dell’operato del primo ministro Mariano Rajoy dopo le maxi condanne sul “caso Gurtel”, lo scandalo sui fondi neri che fa tremare il Partito Popolare (Pp) di cui il premier spagnolo è leader»

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«Il partito di centro Ciudadanos, quarta forza politica del paese, fondamentale per il mantenimento di una maggioranza in parlamento, ha fatto sapere di essere pronto a votare la sfiducia al governo Rajoy, a meno che quest’ultimo non convochi elezioni anticipate»

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Nelle elezioni del 23 giugno 2016 il partito popolare guidato da Mr Rajoy aveva ottenuto il 33.0% dei voti validi: i sondaggi odierni lo danno al 20.9%.

Il partito Ciudadanos, che in Europa è schierato nel gruppo Alde, aveva ottenuto il 13.1% nel 2016, mentre adesso è quotato 29.6.%.

Questi pochi numeri suggeriscono quanto grandi saranno i mutamenti alle elezioni europee del prossimo anno.

Al momento, Mr Rajoy sta guidando un governo senza maggioranza stabile.

Ma un nuovo premier eletto con elezioni anticipate molto verosimilmente non voterà con il ppe, bensì con Alde.

Lo scandalo da un brutto colpo a questo traballante governo, e l’ipotesi delle elezioni anticipate è tutt’altro che remota.

L’Unione Europea, questa Unione Europea, si appresta a perdere un altro pezzo.


WSI. 2018-05-25. Spagna: scandalo fondi neri travolge Rajoy, governo in bilico

Mentre tutti gli occhi sono puntati sull’Italia, un’altra delle regine d’Europa sta per rimanere senza governo.

Il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) potrebbe presentare una mozione di censura nei confronti dell’operato del primo ministro Mariano Rajoy dopo le maxi condanne sul “caso Gurtel”, lo scandalo sui fondi neri che fa tremare il Partito Popolare (Pp) di cui il premier spagnolo è leader.

Il partito di centro Ciudadanos, quarta forza politica del paese, fondamentale per il mantenimento di una maggioranza in parlamento, ha fatto sapere di essere pronto a votare la sfiducia al governo Rajoy, a meno che quest’ultimo non convochi elezioni anticipate.

La notizia è riportata oggi da tutti i principali quotidiani spagnoli che aggiungono come Pedro Sanchez, segretario del Psoe, abbia convocato una riunione straordinaria per oggi durante la quale il partito studierà le migliori opzioni  per chiedere la responsabilità politica a Rajoy.

Una mossa che potrebbe risultare fatale per il leader dei conservatori. Da parte sua, il Pp ha ripetuto di non conoscere i fatti relativi al caso Gurtel e di non essere stato finanziato illegalmente.

Il Tribunale supremo ha condannato l’ex tesoriere Luis Barcenas a 33 anni di carcere per corruzione, un reato che avrebbe commesso anche lo stesso Pp, partecipando “a titolo lucrativo”,  a 15 anni sua moglie Rosalia Iglesias e a 51 anni Francisco Correa, la mente che aveva messo in piedi una rete di fondi neri destinati al Partito Popolare. E il tribunale ha condannato lo stesso Pp a pagare 240mila euro perché ritenuto “partecipante a titolo lucrativo”.

Secondo i giudici la rete di corruzione diretta dal faccendiere Correa, attiva a Madrid e Valencia dal 1999 al 2001, ha distribuito favori e tangenti in cambio di commesse ottenute da amministrazioni pubbliche guidate dal Pp.

Sui mercati la tensione si fa sentire sul fronte obbligazionario con lo spread con i Bund tedeschi che si è ampliato ai massimi degli ultimi sei mesi (sopra 112 punti base) e i Bonos decennali che rendono più dell’1,515%.

Reuters. 2018-05-25. Spain’s PM Rajoy under growing threat over party graft case

Spain’s Prime Minister Mariano Rajoy was threatened with no-confidence motions and demands for a snap election on Friday over a graft trial involving members of his party in which a judge cast doubt on his testimony.

Rajoy said he would fight off a no-confidence vote and serve his four-year term, and ruled out calling an early election.

“This goes against the political stability that our country needs and it goes against the economic recovery. It is bad for Spain,” he told a news conference.

The opposition Socialists presented their no-confidence motion to parliament while Rajoy’s former allies, Ciudadanos, issued him with an ultimatum: call an election or face their own second motion of no confidence.

It was not Spain’s Prime Minister Mariano Rajoy speaks during a news conference at the Moncloa Palace in Madrid, Spain, May 25, 2018.

Rajoy said he would fight off a no-confidence vote and serve his four-year term, and ruled out calling an early election.

“This goes against the political stability that our country needs and it goes against the economic recovery. It is bad for Spain,” he told a news conference.

The opposition Socialists presented their no-confidence motion to parliament while Rajoy’s former allies, Ciudadanos, issued him with an ultimatum: call an election or face their own second motion of no confidence.

It was not clear whether the two parties would team up to topple the conservative Rajoy’s minority government. To succeed, the two parties would need to agree on a joint candidate to replace him and on questions such as calling a snap election. They would also need the backing of leftist party Podemos.

Spain’s borrowing costs climbed and stocks fell sharply. Spanish 10-year government bond yields rose eight basis points to 1.47 percent, and were set for their biggest daily rise in over three months.

Rajoy had already been under fire for his handling of the secession crisis in Catalonia, with many voters turning away from his People’s Party (PP) to the centre-right Ciudadanos.

Twenty-nine people related to the PP, including a former treasurer and other senior members, were convicted on Thursday of offences including falsifying accounts, influence-peddling and tax crimes. They were sentenced to a combined 351 years behind bars.

CREDIBILITY

The case, which relates to the use of a slush fund by the Conservatives in the 1990s and early 2000s to illegally finance campaigns, has plagued Rajoy since he came to power in 2011. He has always denied wrongdoing.

Rajoy became the first sitting prime minister in Spain to give evidence in a trial when he was called as a witness in the case last year, prompting calls for him to resign.

In his ruling, the judge said there was evidence the party ran a slush fund for many years and that the credibility of Rajoy’s testimony denying it “should be questioned”.

“(His) testimony does not appear as plausible enough to refute the strong evidence showing the existence of a slush fund in the party,” the judge said.

Ciudadanos, which helped the PP pass this year’s budget bill as recently as Wednesday, said the graft trial was a tipping point.

“The corruption sentence received by the government has called the end of the current term of office. We need a clean and strong government that can face the secessionist challenge,” Ciudadanos leader Albert Rivera said on Twitter.

Rajoy said his party would appeal the ruling and dismissed the judge’s criticisms.

“Who is in charge of delivering certificates of credibility in Spain? Citizens deliver certificates of credibility, and we do have credibility,” he said.

Pubblicato in: Stati Uniti

Pennsylvania. Elezioni suppletive del 13 marzo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-06.

Pennsylvania 002

Ad oggi, il Presidente Trump ha vinto tutte le elezioni suppletive, tranne quelle tenutesi in Alabama.

«A special election for Pennsylvania’s 18th congressional district will be held on March 13, 2018, following the resignation of Representative Tim Murphy»

Il 13 marzo si terranno altre elezioni suppletive in Pennsylvania, e tutti gli occhi sono focalizzati su questo evento.

Se infatti è vero che in quel collegio i repubblicani avevano ottenuto nelle passate elezioni un margine di vittoria di 20 punti percentuali, è altrettanto vero che le attese degli analisti pongono in forse il risultato.

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«Another indicator comes up on March 13 in a special election for a House seat in southwestern Pennsylvania.

Trump won the district by 20 percentage points and Democrats didn’t field a candidate there in the last two elections. But the Republican Party is investing heavily to hang on to it. Trump paid an official visit there on Jan. 18, and both Vice President Mike Pence and House Speaker Paul Ryan are set to help the Republican candidate, Rick Saccone, raise money. If Saccone barely squeaks by, and certainly if Democrat Conor Lamb wins, it would be a shift of momentum that other campaigns will take seriously.»

Si ricordi come Mr Conor Lamb, partito democratico, sia un «former Assistant United States Attorney for the Western District of Pennsylvania».

Queste a seguito sarebbero le più recenti previsioni elettorali.

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A nostro sommesso parere, in queste elezioni sarebbero in gioco anche molte componenti locali, motivo per cui saremmo propensi a non dare a questo voto una valenza federale.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Regno Unito. Elezioni politiche 8 giugno. Prospezioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-27.

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L’otto giugno il Regno Unito si recherà alle urne per le elezioni politiche anticipate.

Regno Unito. Elezioni anticipate. Conservatori favoriti.

Al 27 marzo i conservatori erano accreditati per il 43.5% (381) seggi ed i laburisti per il 25.7% (182 seggi)

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Secondo le ultime proiezioni al 25 maggio, i conservatori sono accreditati per il 47.0% (387) seggi ed i laburisti per il 32.5% (189 seggi).

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Ricordiamo come nel Regno Unito si voti per collegi elettorali.

Le percentuali nazionali dei votanti sono sicuramente un dato interessante, ma ciò che conta è il numero di collegi ove un partito sia in grado di raggiungere la maggioranza, conquistando così un deputato.

Resta quindi facilmente comprensibile come lo Scottish National Party (SNP) sia proiettato ad conseguire 49 seggi pur disponendo in sede nazionale solo del 4.2% dei voti.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Austria verso le elezioni anticipate in autunno.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-14.

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Il clima di devoluzione del socialismo ideologico sta travolgendo l’Europa.

La gente non ne può di più dei socialisti e delle loro ubbie, che peraltro sono quanto mai costose e tutte destinate ad impinguare i loro portafogli, trasformando così denaro pubblico in beneficio privato.

Austria. Dimissioni di Herr Mitterlehner. Probabili elezioni anticipate.

Lo avevamo annunciato quattro giorni fa.

«Austrian Chancellor Christian Kern has said he expects an early election “in the autumn” after his coalition partners abruptly ended their alliance»

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«It has to be accepted that the [People’s Party] put an end to this coalition on Friday live on television. They made it quite clear that they don’t want [to be in coalition] any more»

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«I have difficulty picturing a scenario in which we could put together a stable minority government»

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Così l’esperienza di una Große Koalition sembrerebbe sfumare nel nulla.

Ma il partito della libertà è sempre lì, come il convitato di pietra.

Se è interessante che l’Austria stia per liberarsi dalla tirannia socialista che la ha scarificata fino alle ossa, ancor più interessante sarà l’indirizzo politico del nuovo cancelliere.

Questi siederà infatti in seno al Consiglio Europeo.

Ci sarà da divertirsi a guardare i contorsionismi politici di Mr Juncker e di Mr Tusk. Mr Macron, che ha sostituito l’infradiciato Mr Hollande sembrerebbe essere più un pragmatico che un ideologo. Ed i paesi del Gruppo Visegrad stanno lì ad aspettare.

Le ruote girano o, meglio, sembrerebbero essere girate.

Siamo solo in attesa che i socialisti siano radunati in piazzale Loreto.


Bbc. 2017-05-14. Austria could see election ‘in autumn’ after coalition ends

Austrian Chancellor Christian Kern has said he expects an early election “in the autumn” after his coalition partners abruptly ended their alliance.

It comes after months of disagreements between Mr Kern’s Social Democrats and the People’s Party on policy reform.

The coalition was thrown into doubt when the head of the People’s Party, Reinhold Mitterlehner, quit last week.

An early election will give Austria’s far-right Freedom Party another chance of entering national government.

“It has to be accepted that the [People’s Party] put an end to this coalition on Friday live on television. They made it quite clear that they don’t want [to be in coalition] any more,” Mr Kern said.

“I have difficulty picturing a scenario in which we could put together a stable minority government,” Mr Kern added.

His statement to Austrian public broadcaster ORF follows calls from the de-facto head of the People’s Party, Foreign Minister Sebastian Kurz, for the coalition to end in order to make way for early elections.

Mr Kurz had said earlier that he would only be prepared to lead the People’s Party if the position came with sweeping powers on issues including staffing.

Austria country profile

If the election goes ahead it could see the Freedom Party, which is currently riding high in opinion polls, enter or even lead a new coalition government.

The coalition between the Social Democrats and the People’s Party was meant to govern until September 2018. The two parties have governed Austria for decades, either alone or in coalition.

Last year, Freedom Party candidate Norbert Hofer, who campaigned on an anti-immigration platform and said that Austria could follow Britain’s vote to leave the EU, came close to being elected to the post of Austrian president.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Regno Unito. Elezioni anticipate. Conservatori favoriti.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-18.

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UK Prime Minister Theresa May è donna determinata: una che fa ciò che dice. Se tutte le donne fossero coerenti come Lei, piaccia o meno politicamente, il mondo sarebbe ben pù felice.

«She said Britain needed certainty, stability and strong leadership following the EU referendum»

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«The country is coming together but Westminster is not»

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«Mrs May said Labour had threatened to vote against the final Brexit agreement and cited opposition to her plans from the Scottish National Party, the Lib Dems and “unelected” members of the House of Lords.»

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«It will be a choice between strong and stable leadership in the national interest, with me as your prime minister, or weak and unstable coalition government»

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«European Council President Donald Tusk’s spokesman said the 27 other EU states would forge ahead with Brexit saying the UK election would not change their plans»

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Le sinistre laburiste, i liberaldemocratici e molti della Camera dei Lords sono fieramente eurofili ed europeisti ed hanno fatto il possibile e l’impossibile per far abortire l’esito del referendum, alla faccia della democrazia che invocano a parole e negano nei fatti.

Proprio mentre quasi tutti i paesi dell’Unione Europea si sono avviati o si stanno velocemente avviando a condizioni di ingovernabilità, il Regno Unito guidato da Mrs Theresa May è alla ricerca di «certainty, stability and strong leadership».

La sinistra eurofila deve essere annientata ed a giudicare dalle previsioni elettorali lo sarà.

Basta solo votare senza brogli.

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Nota. Sono debitore al sig. Luca Salvarani del link all’Electoral Calculus.


Bbc. 2017-04-18. Theresa May to seek general election on 8 June

UK Prime Minister Theresa May has announced plans to call a snap general election on 8 June.

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She said Britain needed certainty, stability and strong leadership following the EU referendum.

Explaining the decision, Mrs May said: “The country is coming together but Westminster is not.”

Labour leader Jeremy Corbyn said his party wanted the election, calling it a chance to get a government that puts “the majority first”.

The prime minister will refuse to take part in televised leader debates ahead of the vote, Number 10 sources said.

Mr Corbyn said Mrs May should not be “dodging” a head-to-head encounter, and the Lib Dems urged broadcasters to “empty-chair” the prime minister – hold a debate without her.

Live TV debates took place for the first time in a UK general election in 2010, and the experiment was repeated in 2015 using a range of different formats.

A BBC spokesman said that it was too early to say whether the broadcaster would put in a bid to stage a debate.

There will be a vote in the House of Commons on Wednesday to approve the election plan – the prime minister needs two thirds of MPs to vote in favour to bring forward the next scheduled election date of 2020.

Explaining her change of heart on an early election, Mrs May said: “I have concluded the only way to guarantee certainty and security for years ahead is to hold this election.”

She accused Britain’s other political parties of “game playing”, adding that this risks “our ability to make a success of Brexit and it will cause damaging uncertainty and instability to the country”.

“So we need a general election and we need one now. We have at this moment a one-off chance to get this done while the European Union agrees its negotiating position and before the detailed talks begin.

“I have only recently and reluctantly come to this conclusion. Since I became prime minister I’ve said there should be no election until 2020, but now I have concluded that the only way to guarantee certainty and security for the years ahead is to hold this election and seek your support for the decisions we must take.”

In a statement outside Number 10, Mrs May said Labour had threatened to vote against the final Brexit agreement and cited opposition to her plans from the Scottish National Party, the Lib Dems and “unelected” members of the House of Lords.

“If we don’t hold a general election now, their political game-playing will continue and the negotiations with the European Union will reach their most difficult stage in the run up to the next scheduled election,” she said.

The PM challenged the opposition parties: “Let us tomorrow vote for an election – let us put forward our plans for Brexit and our alternative programmes for government and then let the people decide.

“The decision facing the country will be all about leadership. It will be a choice between strong and stable leadership in the national interest, with me as your prime minister, or weak and unstable coalition government, led by Jeremy Corbyn, propped up by the Liberal Democrats – who want to reopen the divisions of the referendum – and Nicola Sturgeon and the SNP.”

Mr Corbyn said he welcomed the prime minister’s decision, saying it would “give the British people the chance to vote for a government that will put the interests of the majority first”, saying that this would include dealing with “the crisis” in housing, education funding and the NHS and pushing for an “economy that works for all”.

He told the BBC: “I’m starting straight away and I’m looking forward to it and we’ll take our message to every single part of this country… We’re campaigning to win this election – that’s the only question now.”

Asked if he will be the next prime minister, the Labour leader said: “If we win the election – yes – and I want to lead a government that will transform this country, give real hope to everybody and above all bring about a principle of justice for everybody and economic opportunities for everybody.”

Scotland’s First Minister Nicola Sturgeon said she would be fighting the election “to win”.

“I think the prime minister has called this election for selfish, narrow, party political interests, but she has called it and therefore I relish the prospect of getting out to stand up for Scotland’s interests and values, standing up for Scotland’s voice being heard and standing against the ability of a right wing Conservative Party to impose whatever policies it wants on Scotland.”

In his response to Mrs May’s announcement, Lib Dem leader Tim Farron tweeted: “This is your chance to change the direction of your country. If you want to avoid a disastrous hard Brexit. If you want to keep Britain in the single market. If you want a Britain that is open, tolerant and united, this is your chance.”

He also accused the PM of “bottling” the TV debates and urged broadcasters to “empty chair” her if she refused to take part.

Mrs May spoke to the Queen on the phone on Easter Monday to let her know of the election plan, the prime minister’s official spokesman said. She also got the full backing of the Cabinet before calling the election.

Former prime minister David Cameron called Theresa May’s decision to hold a snap general election “brave and right”. In a tweet, he added: “My very best wishes to all Conservative candidates.”

British business groups gave a mixed response to the prime minister’s sudden call for a general election, as the pound jumped on the news and shares fell.

European Council President Donald Tusk’s spokesman said the 27 other EU states would forge ahead with Brexit saying the UK election would not change their plans.

He added: “We expect to have the Brexit guidelines adopted by the European Council on 29 April and following that the Brexit negotiating directives ready on 22 May. This will allow the EU27 to start negotiations.”

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Analysis: By BBC Political Editor Laura Kuenssberg

For months Theresa May and her team have played down the prospect of an early poll. The reasons were simple. They didn’t want to cause instability during Brexit negotiations. They didn’t want to go through the technical process of getting round the Fixed Term Parliaments Act.

They didn’t want the unpredictability of an election race. And many in the Conservative Party believed there is so little chance of the Labour Party getting its act together before 2020 that they could carry on until then and still expect a sizeable majority.

There was also, for Theresa May, the desire to show that she will be a prime minister who sticks to her word. But the relentless political logic proved too tempting to hold to all of that.