Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Esame analitico dei flussi della prima tornata delle amministrative. I candidati.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-10-11.

2021-10-10__ Elezioni 001

Agi ha pubblicato una ponderosa analisi condotta da YouTrend per il Gruppo Gedi, ricca di una pregevole grafica.

A seguito riportiamo il solo testo, per ovvii motivi di spazio, ma la lettura del testo originale e l’esame delle figure sarebbe auspicabile.

In estrema sintesi, la figura riportata esprime l’essenza del voto, ossia quanto la scelta dei candidati sia stata determinante nella scelta elettorale.

Il 60% degli intervistati afferma di aver votato considerando esclusivamente i candidati a sindaco o consigliere, indipendentemente dal partito di appartenenza.

Questo è un monito severo, molto severo, ai partiti.

I candidati non possono più essere scelti all’ultimo momento sulla base di alchimie di partito: devono essere indicati per tempo ed essere persone con una robusta rinomanza sul territorio.

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La ‘vivisezione’ del voto per le comunali

Approfondiamo l’analisi sull’esito della tornata elettorale del 3 e 4 ottobre scorso. Dopo aver visto la panoramica dei bilanci, infatti, sono proprio i sondaggi a suggerire ulteriori chiavi di lettura.

Anche se il primo turno delle elezioni amministrative è ormai alle nostre spalle, non è (ancora) tempo di riprendere la nostra Supermedia. Troppo pochi sono i giorni passati da quando si sono chiuse le urne, e troppo pochi (meglio: nessuno) i sondaggi sulle intenzioni di voto nazionali pubblicati. Questo però non ci impedisce di approfondire ulteriormente l’analisi sull’esito della tornata elettorale del 3 e 4 ottobre scorso. Dopo aver visto la panoramica dei bilanci, infatti, sono proprio i sondaggi a suggerire ulteriori chiavi di lettura su questo voto.

Cominciamo dall’analisi dei flussi elettorali. Qui, per la verità, più che sui sondaggi l’ideale è basarsi sui complessi calcoli matematici realizzati a partire dai dati elettorali di sezione, per ciascun comune andato al voto. In base ai dati disponibili, YouTrend ha elaborato per il Gruppo GEDI una serie di analisi dei flussi elettorali in 3 delle 5 città principali: Napoli, Torino e Bologna (mentre Roma e Milano non hanno ancora pubblicato questi dati).

Nel capoluogo partenopeo, la vittoria di Gaetano Manfredi è figlia di un afflusso di voti proveniente da molteplici direzioni. L’ex ministro del Governo Conte II ha innanzitutto ereditato la maggior parte dei voti andati al suo predecessore, Luigi De Magistris, nel 2016; ma altri consensi sono affluiti in misura importante anche dagli ex elettori dei suoi sfidanti (Valente del centrosinistra, Lettieri del centrodestra e – non ultimo – Brambilla del M5S).

Il grande consenso ottenuto nel recente passato dai grillini a Napoli (nettamente primo partito sia alle Politiche 2018 che alle Europee 2019) si è riversato solo in minima parte nella lista M5S nel voto per il Comune: la maggior parte degli (ex) elettori M5S si è oggi rifugiata nell’astensione, oppure ha votato altre liste della coalizione di Manfredi. Altro elemento interessante che emerge dall’analisi è la provenienza dei voti a Bassolino e Clemente: in entrambi i casi si tratta in gran parte di voti che nel 2016 andarono a De Magistris, e se questo non sorprende per ciò che riguarda la Clemente (assessora uscente nella precedente giunta), è indicativo che Bassolino sia stato votato in misura molto più consistente dagli ex elettori di De Magistris che da quelli di Valeria Valente, sua ex compagna di partito che lo sconfisse alle primarie proprio nel 2016.

A Torino invece il centrosinistra è stato premiato in particolar modo da una astensione “asimmetrica”. Nel capoluogo piemontese, le file degli astenuti sono state particolarmente ingrossate da chi alle Europee 2019 aveva votato Lega (circa metà di questi elettori si è astenuto) e da chi nel 2016 aveva votato Appendino. Mentre il grosso degli elettori del PD (e di Fassino, nel 2016) ha confermato il proprio voto scegliendo nuovamente i democratici (e Lo Russo), solo una parte molto minoritaria degli elettori ex leghisti, a distanza di poco più di due anni, ha nuovamente votato per il partito di Salvini.

Da notare come una parte non irrilevante – circa un terzo – dei consensi andati al candidato di centrodestra Damilano provenga da elettori torinesi che nel 2016 avevano votato per Fassino (all’epoca sindaco uscente di centrosinistra), mentre la netta maggioranza degli elettori di Chiara Appendino nel 2016 oggi ha preferito rifugiarsi nell’astensione invece che votare per Valentina Sganga.

Infine, a Bologna il neo-eletto Matteo Lepore si è rivelato un candidato “pigliatutto”, così come Manfredi a Napoli. A votare per Lepore, infatti, non è stata (solo) la stragrande maggioranza di chi nel 2016 votò per il sindaco uscente Virginio Merola (che all’epoca fu costretto al ballottaggio contro Lucia Borgonzoni); flussi di voto in entrata per Lepore sono arrivati anche da elettori che avevano votato per Bugani (M5S), e per i civici Bernardini e Martelloni.

Da parte sua, il candidato di centrodestra Battistini ha sì intercettato la gran parte degli ex elettori della Borgonzoni, ma per costringere Lepore al ballottaggio avrebbe dovuto anche convincere quei tanti elettori nel 2016 hanno votato (soprattutto per il M5S Bugani) e che in occasione di questa tornata si sono rifugiati nell’astensione.

Dove non arrivano i dati di sezione, però, possono venire in soccorso proprio i sondaggi. Così, almeno per quanto riguarda Milano, sappiamo da un’indagine di Demopolis che il bottino di voti con cui Beppe Sala si è confermato alla guida di Palazzo Marino è composto “solo” per meno di ¾ da elettori che lo avevano già votato al primo turno nel 2016: ben il 16% dei 277 mila voti ottenuti da Sala quest’anno provenivano invece da chi 5 anni fa gli aveva preferito il suo principale sfidante, Stefano Parisi, e un altro 11% da elettori di altri candidati (in primis Corrado del M5S).

L’analisi di Demopolis – incentrata però solo sulle 4 principali città al voto, cioè Roma, Milano, Napoli e Torino – si concentra anche sul bilancio di queste elezioni, che hanno visto i candidati di centrosinistra ottenere ben 100 mila voti in più (da 756 mila a 856 mila) rispetto al 2016. Secondo gli elettori di centrodestra intervistati da Demopolis, la principale ragione del successo “sotto le aspettative” per lo schieramento conservatore risiede nell’aver scelto “candidati civici poco noti”, peraltro in modo “tardivo”, motivazione indicata dal 53% del campione.

E che i candidati siano stati un fattore decisivo nel determinare l’esito di queste elezioni (dove il sindaco viene eletto direttamente dal voto dei cittadini) lo confermano gli stessi elettori delle 4 città campione di Demopolis: 6 su 10 indicano i candidati – sindaci o consiglieri – come il maggior “driver” della loro scelta di voto, mentre solo il 14% indica un partito: una fotografia piuttosto impietosa di quanto oggi il “voto di appartenenza” sia poco rilevante, perlomeno nel contesto di un’elezione amministrativa.

E su Roma? In attesa che il Comune rilasci i dati elettorali di sezione (un’attesa che potrebbe prolungarsi per diverse settimane…) cosa ci dicono i numeri in vista del ballottaggio tra Gualtieri e Michetti? Una delle variabili più interessanti è certamente il comportamento degli elettori di Carlo Calenda, terzo classificato che ha sfiorato il 20% dei consensi e che ha già dichiarato la sua preferenza – rigorosamente a titolo personale – per Gualtieri. A giudicare da un’indagine di SWG, però, la maggior parte dei suoi elettori potrebbe orientarsi nello stesso modo, anche senza di un’indicazione di voto esplicita: oltre il 58% di chi a Roma ha votato per il leader di Azione, secondo questo sondaggio, si autocolloca a sinistra o nel centrosinistra, mentre solo il 16,2% si considera di destra/centrodestra.

Se anche tutti gli elettori di Calenda che si collocano politicamente al centro – o non si collocano affatto – scegliessero di votare per Michetti, quindi, ve ne sarebbero comunque di più che, in virtù della loro collocazione sul fronte progressista, dovrebbero scegliere Gualtieri.

Le ultime segnalazioni degne di nota riguardano il tema dell’affluenza (mai così bassa in un’elezione amministrativa di respiro “nazionale”) e della scarsa presenza di donne candidate ed elette. I numeri dell’istituto EMG, presentate durante la trasmissione “Agorà”, ci dicono che gli italiani sono in netta maggioranza (62%) preoccupati da una così scarsa partecipazione alle urne; ma i principali responsabili di questa disaffezione, sempre secondo lo stesso sondaggio, sarebbero i partiti, messi sotto accusa in modo “diretto” dal 53% in quanto ritenuti incapaci di rispondere alle esigenze dei cittadini – e in modo “indiretto” da un ulteriore 39% per non essere stati in grado di presentare candidati all’altezza.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Elezioni amministrative. La grande novità è il crollo del M5S. Quasi azzerato.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-10-05.

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Il dato numerico più evidente è il tracollo del M5S.

– Roma: M5S è passato dal 35.3% di cinque anni fa all’11% di oggi.

– Milano. M5S crollato dal 10.4% al 2.8%.

– Napoli. M5S conferma il 9.7% conquistato cinque anni fa.

– Torino. M5S crollato dal 30% all’8%.

– Bologna. M5S dal 16.6% al 3.4%.

– Trieste. M5S passa dal 17.6% al 3.6%.

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Se è vero che il voto amministrativo sia più focalizzato sui candidati piuttosto che sui partiti, sarebbe altrettanto vero constatare come un simile crollo del movimento cinque stelle abbia anche una valenza politica non da poco.

A questo puto, i pentastellati possono farsi venire tutti i mal di pancia che vogliono che intento sono diventati politicamente ininfluenti.

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Elezioni comunali 2021, chi ha vinto e chi ha perso davvero al voto nelle grandi città.

Il primo turno delle elezioni amministrative 2021 ha visto la vittoria al primo turno del centrosinistra in tre grandi città. Ma chi ha vinto e chi ha perso davvero tra i singoli partiti?

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Il centrosinistra vince al primo turno a Bologna, Milano e Napoli. Il centrodestra non conquista nessun comune capoluogo di Regione, ma punta sui ballottaggi di Roma, Torino e Trieste. In totale nei capoluoghi di provincia sono nove i sindaci eletti al primo turno: sei del centrosinistra e tre del centrodestra. Altri nove andranno ai ballottaggi, con il centrodestra avanti in cinque città e il centrosinistra in quattro. Questo non è altro che un quadro parziale delle elezioni comunali che si sono tenute il 3 e il 4 ottobre.

I risultati elettorali sembrano consegnare una vittoria del centrosinistra e in particolare del Pd, ma chi ha vinto e chi ha perso davvero questa tornata amministrativa tra i grandi partiti? Proviamo a capirlo partendo dal dato delle singole liste del 2016 e confrontandolo con quello di oggi per farci un’idea di come siano cambiati (o no) gli equilibri sia nel centrodestra che nel centrosinistra, con i nuovi rapporti tra Pd e Movimento 5 Stelle.

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                         A Roma primo partito Calenda, Fdi davanti a Pd

Il primo dato evidente a Roma è il tracollo del M5s: la sindaca uscente Virginia Raggi è arrivata solo quarta e il Movimento è passato dal 35,3% di cinque anni fa all’11% di oggi, a cui aggiungere anche il 4,3% della lista Raggi. Il Pd torna al ballottaggio: cinque anni fa con Roberto Giachetti, oggi con Roberto Gualtieri. I voti restano simili: 17,2% nel 2016 e 16,4% oggi con un buon 5,4% della Lista civica Gualtieri.

Il centrodestra è tornato unito portando Enrico Michetti al ballottaggio e Fratelli d’Italia si è confermato il partito più forte della coalizione: passa dal 12,3% di cinque anni fa al 17,4% di oggi. Cresce anche la Lega: dal 2,7% al 5,9%. In lieve discesa Forza Italia che passa dal 4,3% al 3,6%. Ottimo risultato, inoltre, per la lista Calenda: primo posto con il 19% dei voti.

                         Elezioni Milano, Pd stravince e crollano destra e M5s

Il Pd si conferma primo partito a Milano ampliando il margine rispetto agli altri partiti. La conferma di Beppe Sala a primo cittadino porta i dem dal 29% di cinque anni fa al 33,9% di oggi. Bene anche le liste Beppe Sala sindaco (9,1%) ed Europa Verde (5,1%). Crolla il Movimento 5 Stelle passando dal 10,4% al 2,8% di questa tornata elettorale.

Nel centrodestra cambiano nettamente gli equilibri. Innanzitutto perché a Luca Bernardo non è riuscito di raggiungere il ballottaggio come fece cinque anni fa Stefano Parisi. Ma anche perché Forza Italia scende dal 20,2% al 7,1% e anche la Lega non festeggia: calo dall’11,8% al 10,7%. Sorride solo Fratelli d’Italia: dal 2,4% del 2016 ottiene il 9,8%, insidiando anche il primato nel centrodestra del Carroccio.

                         Elezioni amministrative, Pd primo partito a Napoli

A Napoli Gaetano Manfredi è stato eletto sindaco al primo turno con una vittoria schiacciante (62,9%). Succede a Luigi De Magistris che nel 2016 aveva vinto senza il sostegno di alcun grande partito. Manfredi era sostenuto da Pd e 5 Stelle e da altre tantissime liste. Il Pd è il primo partito in città, salendo dall’11,6% di cinque anni fa al 12,2% di oggi. Molto bene anche la Lista Manfredi sindaco che sfiora il 10%.

Il Movimento 5 Stelle conferma il 9,7% conquistato cinque anni fa. Nel centrodestra si registra un forte calo di Forza Italia: raggiunge il 6,6%, tre punti in meno di cinque anni fa. Migliora il suo dato Fratelli d’Italia che passa dall’1,3% al 4,4% di oggi. La Lega non presentava – né nel 2016 né oggi – una lista con il proprio simbolo.

                         A Torino Pd primo partito e risale centrodestra, crolla M5s

A Torino la prima notizia è il crollo del Movimento 5 Stelle che cinque anni fa aveva eletto Chiara Appendino: è sceso dal 30% del 2016 all’8% di oggi. Il Pd è il primo partito nonostante un leggero calo: dal 29,8% al 28,6%. Nel centrodestra crescono tutti i partiti rispetto a cinque anni fa: la Lega va dal 5,8% al 9,8%, Fratelli d’Italia dall’1,5% al 10,4% (primo partito della coalizione dietro la lista civica Torino bellissima) e Forza Italia passa dal 4,6% al 5,3%. Il ballottaggio sarà tra centrosinistra e centrodestra: Stefano Lo Russo contro Paolo Damilano.

                         I risultati delle elezioni 2021: a Bologna stravince il Pd

Il centrosinistra conquista Bologna al primo turno eleggendo sindaco Matteo Lepore. Il Pd si conferma primo partito salendo dal 35,5% di cinque anni fa al 36,5%. Crolla il Movimento 5 Stelle che oggi fa parte della coalizione che sostiene Lepore: passa dal 16,6% al 3,4%. Alle comunali del 2016 il centrosinistra aveva vinto solamente al ballottaggio con Virginio Merola mentre oggi al primo turno ha ottenuto quasi il 62% dei voti.

                         Trieste

A Trieste si andrà al ballottaggio tra il sindaco uscente del centrodestra, Roberto Dipiazza, e il candidato del centrosinistra, Francesco Russo. Si ribaltano i rapporti di forza nel centrodestra: Fratelli d’Italia diventa il primo partito con il 15,5% dei voti (guadagnando oltre il 10% in cinque anni) mentre Forza Italia passa da primo a terzo: ha quasi dimezzato i suoi voti fermandosi all’8,5%.

La Lega è sostanzialmente stabile: guadagna meno di mezzo punto percentuale e ottiene il 10,2% dei consensi. Il Pd perde due punti percentuali in questi cinque anni e si ferma al 16,5% (ma è comunque primo partito) mentre crolla il Movimento 5 Stelle che passa dal 17,6% al 3,6%.

                         Chi ha vinto e chi ha perso le elezioni comunali

Il primo vincitore di queste elezioni comunali, almeno a livello di voti di lista, sembra essere il Pd. I dem sono primo partito in cinque capoluoghi di Regione su sei e anche a Roma sono terzi ma vicini a Calenda e Fratelli d’Italia. Crolla praticamente ovunque il Movimento 5 Stelle sia per le sconfitte nelle due città che amministrava (Roma e Torino) che per i voti persi. Nel centrodestra è Fratelli d’Italia a fare la parte del leone diventando il primo partito della coalizione a Bologna, Roma, Torino e Trieste. In difficoltà Lega e Forza Italia.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. Lo tsunami Grüne nelle grandi città. Macron scomparso e sepolto.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-06.

2020-07-03__Francia 011

Al momento di scrivere, è disponibile solamente la Tabella riassuntiva dei quarantadue comuni con più di 100,000 abitanti.

Il partito socialista ha conquistato 13 / 42 comuni, il 30.95%.

Europe Écologie Les Verts ne ha conquistati 7 / 42, il 16.66%.

I Republicans hanno vinto 14 / 42 città, 33.33%.

Il Rassemblement national ne ha vinto uno.

La République En Marche!, il partito di Mr Macron, non ha vinto in nessuna città con più di 100,000 abitanti. Si noti come Édouard Philippe a Le Havre si sia presentato come indipendente, ben distanziato da Mr Macron.

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Si dovrebbe prendere atto di alcuni punti.

– Mr Macron e La République En Marche! risultano essere stati annientati, eradicati via dal sistema politico francese.

– I socialisti si sono ripresi e con EELV raggiungono il 47.62%, percentuale di voto che garantirebbe la elezione del prossimo presidente della repubblica.

– I Republicans hanno ottenuto la migliore prestazione, con 14/42 sindaci, ma risulterebbero  essere incapsulati tra due partiti con i quali ogni accordo sembrerebbe essere impossibile: Lrem da una parte ed Rn dall’altra. Questa frammentazione è il passaporto per la presidenza per le sinistre.

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Il futuro è impredicibile per definizione, ma un elemento potrebbe essere di grande interesse.

I verdi hanno vinto a Marseille, Lyon, Bordeaux, Strasbourg, Tours, Besancon, Annecy e Poitiers.

Sono tutte città fortemente colpite dalla crisi economica, ma tutti i sindaci ivi eletti hanno presentato programmi di spese grandiose per il ‘verde’.

«Traffic and transportation have long been major political battlegrounds in France, given the anti-automobile stance of Paris officials and the Yellow Vest protests sparked by proposed fuel tax increases»

«France’s new Green mayors aim to reduce space allotted to cars within their cities, and increase options for so-called soft mobilities, such as walking and cycling»

«Lyon, France’s second largest metropolitan area and third largest city, plans to create a 450 kilometer network of express cycleways»

«Strasbourg’s Jeanne Barseghian wants to create 15 km of protected lanes for every year of her mayoral term»

«Bordeaux’s new mayor also promised to halt construction»

«France’s Greens remain a somewhat untested force. The party also includes a broad political spectrum, ranging from centrists to leftists»

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I fondamentali francesi sembrerebbero al momento non poter concedere il lusso di investimenti non produttivi.

PMI. Maggio. Italia, Francia, Germania ed eurozona a confronto.

Francia e Cina. Renault in crisi e fuori dal mercato cinese.

Francia. PMI Composito 30.5, Manifatturiero 40.3, Servizi 29.4.

Immatricolazioni auto. Aprile. GB -97.3%, Italia -97.6%, Francia -88.8%.

Banca di Francia. Economia -27%, Manifatturiero -37%.

Francia. Marzo. Produzione Industriale -16.2% mese su mese.

Francia. Pil primo trimestre -5.8%, contro il -3.5% previsto.

Francia. Indicatori Macro PMI da obitorio.

Banca di Francia. Pil 2020 Q1 a -6%. ‘Prospettive desolanti’.

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Una cosa sono le promesse ed una ben differente è ciò che può essere mantenuto.

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‘Green Tsunami’ Washes Over France’s City Halls.

«The Green Party scored big in municipal elections, and new mayors have ambitious plans. Now comes the hard part.»

Municipal elections in France just yielded a string of victories for environmentalists, with several major cities swinging Green.

The unprecedented showing for Europe Écologie Les Verts, a once minor political party, means Green mayors will take charge in Marseille, Lyon, Bordeaux and Strasbourg. The party also came out on top in mid-sized cities such as Tours, Besancon, Annecy and Poitiers, while retaining control of Grenoble.

Even Paris mayor Anne Hidalgo was re-elected with the Green Party’s endorsement, causing French media to upgrade their description of the “green wave” to a “green tsunami.”

It’s too soon to call it a permanent shift, though. The first round of voting in March came as the nation was shutting down due to the coronavirus pandemic. The second round, on June 28, came just days after the lockdown was lifted. Perhaps as a result, national turnout was only 40%. Moreover, in several cities where the Greens now hold power—most notably Marseille—they are part of a coalition with more established parties.

Nevertheless, based on campaign promises made by Green candidates and their party, the results could reshape France’s urban policies for the next six years. Here are some of the policies they plan to pursue:

Cleaner Transit

Traffic and transportation have long been major political battlegrounds in France, given the anti-automobile stance of Paris officials and the Yellow Vest protests sparked by proposed fuel tax increases. France’s new Green mayors aim to reduce space allotted to cars within their cities, and increase options for so-called soft mobilities, such as walking and cycling.

Lyon, France’s second largest metropolitan area and third largest city, plans to create a 450 kilometer network of express cycleways, encircling the city core in a heart-shaped network. Incoming Mayor Grégory Doucet also wants to introduce a 30 kph speed limit for cars throughout much of the city. In Bordeaux, incoming mayor Pierre Hurmic is planning a protected cycle path around his city’s inner boulevard ring, while Strasbourg’s Jeanne Barseghian wants to create 15 km of protected lanes for every year of her mayoral term.

Public transit should get a boost, too. Marseille’s Michele Rubirola—a Green candidate who led a left-wing coalition to victory but has yet to be confirmed as mayor—wants to double public transit and create dedicated lanes on central streets. Strasbourg’s new mayor also plans to expand the city’s tram network, and wants to create a suburban commuter rail system similar to the regional express network in Paris.

Greening Governance

These new mayors also plan to scrutinize city contracts to ensure sustainable practices. Lyon’s Greens have said they want to make it a key factor in assigning public contracts, while those in Bordeaux and Marseille have promised to make brownfield sites a priority for future construction. Bordeaux’s new mayor also promised to halt construction on previously undeveloped land, or greenfields.

Under new Green administrations, public funds may also be used to curb energy use, reduce emissions, better insulate homes and plant trees. Strasbourg’s Barseghian, for example, has committed to funding insulation for 8,000 homes per year, while Lyon has committed to 10,000 a year.

In Bordeaux and Tours, Greens wants to make soaring summer temperatures more bearable by planting “micro-forests,” around 200 square meters each, at key sites to provide shade and air-cooling. Bordeaux’s incoming administration seeks to build a green mosaic such that every citizen has green space within a 10-minute walk.

Going Local

The desire for locally focused development has grown stronger during the pandemic. Green policy proposals all prioritize goods and services created within or near French cities. Lyon has committed to making school meals 100% organic, with 50% of all ingredients coming from the surrounding region.

In Bordeaux, incoming mayor Pierre Hurmic wants to address the deep urban-exurban divide that fuels the “Yellow Vest” movement. He suggests spreading out investments in jobs and services to include areas surrounding cities, sharing urban resources with smaller towns. And popular tourist destinations such as Tours and Strasbourg say they want to attract more visitors from within France or neighboring nations.

Housing

While its messaging on clean transit is clear, the Green Party’s approach to housing is somewhat less so. Some cities do have major plans: The Greens in Marseille want to create a mechanism to monitor and control rents while sticking with an existing target of building 30,000 new homes each year. Some 25% of new residences would be affordable housing under their plan.

Bordeaux’s new officials go a step further, seeking compulsory tenant occupancy of empty homes, having estimated that half of the city’s 10,000 unoccupied residences may be suitable.

It will be awhile before we see exactly how many, if any, of these aspirations come to pass. Without an extensive track record in office, France’s Greens remain a somewhat untested force. The party also includes a broad political spectrum, ranging from centrists to leftists.

What seems clear is that France’s Green mayors will likely reshape public policy beyond cities where they hold sway: Chastened by his party’s losses, President Emmanuel Macron on Monday promised at extra €15 billion ($16.9 billion) to fight the climate crisis.

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Francia. Elezioni Amministrative. I veri vincitori sono gli astenuti, 63.30%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-03.

2020-07-03__Francia 013

Il Ministero degli Interni francese sta rilasciando molto lentamente i risultati elettorali, ed al momento manca una quadro generale accessibile al pubblico.

Di grande interesse sarebbero però la Tabelle di partecipazione al voto.

Abbiamo riportato quella relativa a Parigi Centro.

Su 1,299,173 iscritti alle liste elettorali, hanno votato 476,841 (37.70%), con 822,332 (63.30%) astenuti.

Questo sarebbe un risultato da meditare profondamente.

Il trionfo numerico delle sinistre e dei verdi sotto questa luce apparirebbe essere ridimensionato.

Al di là delle cause, circa 240,000 hanno deciso quale dovesse essere il nuovo sindaco di Parigi.

In attesa di sondaggi specifici, si potrebbero formulare alcune ipotesi, tutte da dimostrare.

– In queste elezioni gli Elettori hanno percepito che il loro voto sarebbe stato sostanzialmente inutile. Un candidato valeva l’altro.

– Nessuno di candidati sindaco è stato in grado di mobilizzare le masse degli Elettori. Erano tutti personaggi anodini.

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La disaffezione degli Elettori ad esercitare il proprio diritto di scelta potrebbe avere severe conseguenze.

– Le dimostrazioni di piazza hanno un grande impatto mediatico e psicologico, ma alla fine non riescono a concretizzarsi in voti utili.

– La Francia è solo in attesa di un personaggio che sappia parlare al popolo, che sappia trascinarlo. Ma spesso simili grandi doti mal si aggradano al bene comune. E questo potrebbe essere un pericolo da non sottovalutare.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Francia. Elezioni Amministrative.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-29.

2020-06-29__Francia 001

La République en Marche    2 sindaci

Les Républicains                    1 sindaco

La France Insoumise            1 sindaco

Rassemblement National    3 sindaci

Parti socialiste                       5 sindaci      

Europe Écologie/Les Verts  5 sindaci

Mouvement démocrate       1 sindaco

Parti communiste                 1 sindaco

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La République en Marche, Les Républicains e La France Insoumise hanno perso, ed anche seccamente.

Rassemblement National della Marine Le Pen si conquista a sorpresa ben tre sindaci.

Ma i veri vincitori sono il Parti socialiste e Europe Écologie/Les Verts.

2020-06-29__Francia 002

2020-06-29__Francia 003

2020-06-29__Francia 004

2020-06-29__Francia 005

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Francia. Amministrative. Molto male per Mr Macron.

Giuseppe Sandro mela.

2020-06-28.

2020-06-28__Francia 001

Questi sarebbero i primi exit polls, da prendersi con tutta prudenza.

Il partito di Mr Macron e quello dei Repubblicani sono i grandi perdenti.

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2020-06-28__Francia 002

2020-06-28__Francia 003

2020-06-28__Francia 004

Francia, ballottaggio municipali: premier Philippe eletto a Le Havre.

Secondo exit poll, a Parigi la sindaca socialista uscente Hidalgo si sarebbe riconfermata per un secondo mandato battendo Buzyn, candidata del partito di Macron. Affluenza bassa.

Il primo ministro francese, Edouard Philippe, è stato confermato con il 58% dei voti a Le Havre, il  comune in cui si presentava per il rinnovo della carica di sindaco, nel secondo turno delle elezioni municipali in Francia, rinviate a causa della pandemia di coronavirus. Philippe era già stato eletto sindaco nel 2010 e nel 2014. Dal 2017 è primo ministro. La sua elezione potrebbe portare a un necessario rimpasto di governo.

Anne Hidalgo, secondo exit poll, sarebbe stata rieletta a Parigi con il 50,2% dei voti battendo così Agnès Buzyn, candidata del partito di Emmanuel Macron, En Marche.

Raggiunto l’obiettivo principale del partito di estrema destra: Louis Aliot, deputato e dirigente del Rassemblement National, ex compagno di Marine Le Pen, è stato eletto sindaco di Perpignano, nel Sud della Francia.

Si è votato in 4.820 Comuni francesi. Secondo i dati resi noti dal ministero dell’Interno alle 17, l’affluenza si è attestata al 34,67 per cento dei votanti, in calo di quattro punti rispetto a quella del primo turno e di quasi 18 punti rispetto alle elezioni del 2014. Il primo turno si era disputato il 15 marzo tra le polemiche per il rischio dei contagi.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. Amministrative. I sondaggi indicherebbero un trionfo per le sinistre.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-28.

2020-06-27__Francia Proiezioni 013

Europe Elects ha rilasciato i sondaggi di propensione al voto per alcune grandi città francesi, nel ballottaggio del 28 giugno.

Per le città di Parigi, Lyon, Marseille e Lille le sinistre, unite o meno ai verdi, avrebbero tra i quattro ed i nove punti percentuali di vantaggio.

La République En Marche, il partito fondato dal presidente Macron, sembrerebbe non essere in grado di conquistare sindaci, almeno nelle grandi città. Questo nonostante gli innaturali apparentamenti tra Lrem ed Lr, alquanto sgraditi agli elettori.

«À Clermont-Ferrand, comme à Bordeaux, à Lyon ou encore à Aurillac, beaucoup de candidats de La République en marche (LREM) s’allient au second tour avec Les Républicains (LR) pour contrer la gauche. Pourtant, ces alliances ne font pas l’unanimité dans les deux forces politiques, obligeant les candidats à revoir leur programme du premier tour.

On est face à un jeu politique classique qui montre que l’ancien monde est toujours d’actualité et que le clivage gauche-droite n’est en rien dépassé.

Cette vision d’un clivage obsolète n’est pas innocente : elle est très dépendante d’une volonté d’affirmer que « l’entreprise Macron » inaugure un monde nouveau, il s’agirait d’une rupture fondamentale introduisant en France un nouveau système partisan avec un parti dominant au centre de l’échiquier politique.» [Conversation]

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni amministrative francesi. Risultati al primo turno.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-17.

Parigi. Arco di Trionfo. 001
Arc de Triomphe sunrise

«But with record abstention levels and increasing coronavirus restrictions on the population, the feasibility of a second round is questioned»

«Far-right leader Marine Le Pen deemed it ‘incomprehensible’ that the second round was still scheduled for next Sunday»

«Green party EELV’s chief Yannick Jadot ‘solemnly called on the President’ to postpone the elections, while Paris candidate Rachida Dati, in second place, urged the government for a ‘prompt reply’»

«Prime Minister Edouard Philippe announced that he would consult scientific experts and health authorities ‘early next week’ to come to a final decision, in consultation with ‘political forces’.»

*

«The second round of elections is expected to create an open field for coalitions between parties»

«France’s municipal elections on Sunday for its 35,000-odd mayors and city councillors saw up to 56% of voters abstaining.»

«Most incumbent mayors largely secured their positions ahead of the second round»

«This was the case with Anne Hidalgo in Paris who secured more than 30% of the vote. Her opponent Rachida Dati, from right-wing party Les Républicains, came in at 22%. …. Soon after the results, Hidalgo called for unity with ‘ecologist’ and ‘progressist’ candidates. …. She was manifestly wooing ecologist party EELV’s David Belliard (11%), as well as Cédric Villani, dissident candidate from President Macron’s Republic on the Move.»

«The performance of EELV was perhaps the highlight of the evening, with the party creating a ‘green wave’ by coming in first position in Lyon, Besançon, Strasbourg and Grenoble.»

«Centrist Republic on the Move was clearly in difficulty, and analysts reported that no major city looked easy to win in the second round for President Macron’s ruling party»

«elections in the time of coronavirus were manifestly not a huge success with voters, nor with Macron’s own party»

* * * * * * *

I risultati definiti saranno quelli dei ballottaggi, sempre che possano essere tenuti a tempi brevi.

I verdi sono risultati essere di maggioranza relativa a Besançon, Strasbourg e Grenoble. A Lyon sono saldamente davanti al sindaco uscente Gérard Collomb, uno di due sindaci afferente al Lrem nelle città con pi di 100,000 abitanti. Non positivo nemmeno il risultato di Édouard Philippe a Le Havre.

Questa prima tornata è stata penalizzante per il partito del Presidente Macron, che a Parigi non concorre nemmeno al ballottaggio.

*


Green surge and low turnout as virus fears weigh on French local elections

French voters cast their ballots Sunday in nationwide municipal elections marked by record-low turnout after the government imposed stringent restrictions on public life in an increasingly frantic effort to slow the progress of the deadly coronavirus outbreak.

– Turnout in Sunday’s first round of voting hit a historic low of 45%, down almost 20% from the last election in 2014, as critics questioned the wisdom of holding a nationwide election amid the deadly outbreak.

– Poll clerks wore latex gloves, offered disinfectant and marked out lanes with arrows on the floor showing where people should stand while some voters wore gloves and brought their own pens to sign off their vote.

– Green candidates fared well in many big cities, leading the race in Lyon, Strasbourg and Grenoble, while a handful of candidates from the far-right National Rally were re-elected with outright majorities.

– In the most keenly watched race, Paris Mayor Anne Hidalgo took a commanding lead with 30% of the first-round ballot, 8 points ahead of her conservative challenger; the candidate for Macron’s ruling party was a distant third.

 – Running for re-election in Le Havre, Prime Minister Édouard Philippe topped the first round but faced the prospect of a tough run-off vote against a united left.

– Philippe said a decision would be made in the coming days on whether to press ahead with the second round as several opposition leaders called for the March 22 vote to be postponed amid the worsening coronavirus outbreak.

– Health officials said the number of deaths from the virus in France increased by more than a third on Sunday to 127, with more than 5,423 people infected.

*


‘Green wave’ in France as leaders call to postpone second round of voting.

Green party EELV reinforced its position as a rising opposition party in France in municipal elections on Sunday. In Paris, mayor Anne Hidalgo came ahead of opponent Rachida Dati. But with record abstention levels and increasing coronavirus restrictions on the population, the feasibility of a second round is questioned.

France’s municipal elections on Sunday for its 35,000-odd mayors and city councillors saw up to 56% of voters abstaining.

Most incumbent mayors largely secured their positions ahead of the second round.

This was the case with Anne Hidalgo in Paris who secured more than 30% of the vote. Her opponent Rachida Dati, from right-wing party Les Républicains, came in at 22%.

Soon after the results, Hidalgo called for unity with ‘ecologist’ and ‘progressist’ candidates.

She was manifestly wooing ecologist party EELV’s David Belliard (11%), as well as Cédric Villani, dissident candidate from President Macron’s Republic on the Move.

The performance of EELV was perhaps the highlight of the evening, with the party creating a ‘green wave’ by coming in first position in Lyon, Besançon, Strasbourg and Grenoble.

Centrist Republic on the Move was clearly in difficulty, and analysts reported that no major city looked easy to win in the second round for President Macron’s ruling party.

The second round of elections is expected to create an open field for coalitions between parties, observers said.

Coronavirus puts second round in limbo

Hovever, a fog of confusion fell on the feasibility of the second round of elections next Sunday.

With France being in a state of lockdown in the wake of the coronavirus epidemic and government preparing further restrictions on national mobility and social life, many politicans called for next week’s polls to be postponed.

Far-right leader Marine Le Pen deemed it ‘incomprehensible’ that the second round was still scheduled for next Sunday.

Green party EELV’s chief Yannick Jadot ‘solemnly called on the President’ to postpone the elections, while Paris candidate Rachida Dati, in second place, urged the government for a ‘prompt reply’.

Prime Minister Edouard Philippe announced that he would consult scientific experts and health authorities ‘early next week’ to come to a final decision, in consultation with ‘political forces’.

Elections shrouded in anxiety

Despite unprecedented restrictive measures announced on Saturday to contain the coronavirus epidemic, Macron’s government had insisted that the first round of local elections would go ahead on Sunday.

And so they did.

Voting booths applied extraordinary measures of hygiene.

Berths were regularly disinfected. Hand sanitisers were omnipresent and voters were asked to keep a minimum distance of one metre from each other.

But despite the drastic measures, elections in the time of coronavirus were manifestly not a huge success with voters, nor with Macron’s own party.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Semestre elettorale. 1,000 comuni al voto. 18 capoluoghi di provincia.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-08.

Legioni Romane 001

Questo primo semestre elettorale è denso di molti appuntamenti critici. Se gli occhi di tutti sono focalizzati sulle elezioni in sei regioni (Emilia Romagna, Calabria, Puglia, Marche, Toscana, Campania, Veneto e Liguria), si terranno elezioni anche in oltre mille comuni, diciotto dei quali capoluoghi di provincia (Agrigento, Andria, Aosta, Arezzo, Chieti, Crotone, Enna, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Nuoro, Reggio Calabria, Trani, Trento, Bolzano e Venezia).  A latere, elezioni suppletive a Napoli e Roma.

Se è vero che, tranne le suppletive, codeste elezioni sono di carattere amministrativo, sarebbe altrettanto vero ricordarne il grande valore in termini sia di prestigio sia di possibilità di formazione ed addestramento del personale partitico.

Non si sottovaluti questo aspetto.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito, dapprima divertiti indi terrorizzati, al dramma di un partito politico che aveva ottenuto una consistente vittoria elettorale in parlamento, per poi dover constatare quanto gli eletti fossero del tutto impreparati alla gestione della cosa pubblica, perdendoli quindi per strada. Uno stillicidio. Non solo. Il partito vincitore è inoltre chiamato a nominare persone di sua fiducia nelle aziende partecipate ed a nominare un largo numero di consulenti, taluni già formati altri in via di formazione.

Secondo un conto approssimato per difetto, sono circa trentamila le persone che saranno chiamate a gestire questo sottogoverno a seguito di questa tornata amministrativa.

Alla scorsa tornata di elezioni amministrative M5S aveva deciso di non presentarsi: non si intende entrare nel merito della decisione, ma si constata come così facendo sia restata preclusa la strada a formarsi un vivaio di consiglieri comunali che in un futuro avrebbero potuto ambire a posizioni più elevate, ma soprattutto dopo essere stati vagliati alla luce dei comportamenti tenuti.

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«Si voterà in diciotto comuni capoluogo di provincia (Agrigento, Andria, Aosta, Arezzo, Chieti, Crotone, Enna, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Nuoro, Reggio Calabria, Trani, Trento, Bolzano e Venezia). Di questi nove (Agrigento, Aosta, Bolzano, Lecco, Macerata, Mantova, Reggio Calabria, Trani e Trento) sono guidati da giunte uscenti di centrosinistra, sei di centrodestra (Andria, Arezzo, Chieti, Enna, Matera e Venezia), due da liste civiche (Fermo e Nuoro) e uno da giunte di centro (Crotone)»

Da ultimo, ma non certo per ultimo, la conquista di un ente elettivo permette anche l’emersione di personalità che richiamano voti elettorali anche al di là degli schieramenti. Stefano Bonaccini in Emilia Romagna, Toti e Zaia in Liguria e Veneto, rispettivamente, sono chiari esempi di quanto detto.

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Non solo regionali, nel 2020 al voto in mille comuni: sotto la lente Venezia, Aosta e Bolzano

In primavera si voterà in diciotto comuni capoluogo di provincia. Di questi nove sono guidati da giunte di centrosinistra, sei di centrodestra, due da liste civiche e uno da giunte di centro.

Sarà un 2020 di elezioni non solo regionali ma anche comunali. Al di là delle urne imminenti il 26 gennaio in Emilia Romagna e Calabria si vota in primavera anche Puglia, Marche, Toscana, Campania, Veneto e Liguria. Ma tra il 15 aprile e il 15 giugno andranno alle urne gli elettori di oltre mille comuni in tutta Italia. Di questi, 18 saranno comuni capoluogo (con Venezia, Bolzano e a Aosta anche capoluoghi di Regione).

Al voto in diciotto capoluoghi di provincia

Si voterà in diciotto comuni capoluogo di provincia (Agrigento, Andria, Aosta, Arezzo, Chieti, Crotone, Enna, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Nuoro, Reggio Calabria, Trani, Trento, Bolzano e Venezia). Di questi nove (Agrigento, Aosta, Bolzano, Lecco, Macerata, Mantova, Reggio Calabria, Trani e Trento) sono guidati da giunte uscenti di centrosinistra, sei di centrodestra (Andria, Arezzo, Chieti, Enna, Matera e Venezia), due da liste civiche (Fermo e Nuoro) e uno da giunte di centro (Crotone). Il comune più piccolo alle elezioni è Briga Alta (CN), che conta solo 40 abitanti al 31 dicembre 2018, data dell’ultimo bilancio demografico annuale Istat.

A Venezia Brugnaro corre per il secondo mandato

Tra i centri più importanti al voto c’è Venezia. L’attuale sindaco-imprenditore Luigi Brugnaro (civico di centrodestra che nel 2015 aveva sbaragliato la scena con la sua lista “Fucsia”, appoggiato da Forza Italia e dal Carroccio solo al secondo turno) ha aperto ufficialmente il tavolo con la Lega, dopo le frenate del partito di Salvini – oggi in maggioranza a Ca’ Farsetti – sulla sua ricandidatura a sindaco di Venezia, nella primavera 2020. Non solo la gestione di polso nella crisi dell’acqua alta di novembre, ma anche fallimento dei separatisti nell’ennesimo per la divisione tra Venezia e Mestre – sempre osteggiata dal sindaco – hanno rilanciato le azioni di Brugnaro.

I mal di pancia della Lega in Laguna

Dall’altra parte, invece, ci sono i mal di pancia leghisti, che dopo il sostegno dato per 4 anni all’attuale sindaco, si ritrovano oggi con un’esigua presenza nel governo cittadino. Nel caso si arrivasse ad un’intesa, la Lega, che non esclude la corsa solitaria, almeno al primo turno, chiederà “pari dignità”, e il riconoscimento del proprio programma. Il pallino appare quindi in mano al Carroccio, che nel giro di poche settimane dovrà decidere se rischiare di correre da sola nella sfida per Venezia, sulle ali del vento favorevole a livello nazionale, o scendere a patti ancora con Brugnaro, per blindarne, nella sostanza – rispetto a un centrosinistra che ancora non ha un candidato – il bis a Ca’ Farsetti.

I riposizionamenti ad Aosta

L’imprenditore Giovanni Girardini ha annunciato la propria candidatura a sindaco di Aosta. «Confermo – ha spiegato – che sto valutando un mio impegno politico per la città, nella speranza di poterle ridare il lustro e la bellezza che merita e che, come è sotto la lente di tutti, è letteralmente decaduta». La collocazione sarà «assolutamente civica con un’ispirazione ideologica di centro destra, liberale», spiega Girardini che è stato consigliere comunale di Aosta tra il 2005 e il 2010, eletto nella lista dell’Union Valdotaine. Il suo è il secondo annuncio di candidatura, dopo quello del sindaco uscente Fulvio Centoz.

A Bolzano incognita alleanza centrosinistra e Svp

A Bolzano, invece, il sindaco, Renzo Caramaschi, ha annunciato l’intenzione di ricandidarsi a primo cittadino alle elezioni comunali della primavera 2020. Caramaschi sta guidando una giunta tra centrosinistra e Svp. Il sostegno della Volkspartei in questo momento non risulta scontato.

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Regionali ma anche suppletive, i primi test elettorali del 2020

Non solo Emilia Romagna e Calabria (26 gennaio) ma anche il voto per un seggio della Camera (Napoli) e uno del Senato (Roma) forse a fine febbraio

Elezioni regionali a gennaio in Emilia Romagna e Calabria. Ma anche due elezioni suppletive quasi certamente a febbraio per un seggi vacante alla Camera (Roma) e al Senato (Napoli). Dopo le formalità burocratiche delle presentazioni delle liste e la pausa per le feste natalizie, partirà la vera e propria campagna per i primi appuntamenti elettorali del nuovo anno che possono avere riflessi sul fragile assetto della maggioranza giallo-rossa.

Calabria, le difficile candidature unitarie

Si parte il 26 gennaio quando Emilia-Romagna e Calabria andranno al voto per rinnovare la guida delle Regioni. Mentre nella prima la situazione delle candidature è definita da mesi, in Calabria i giochi si sono chiusi solo nelle ultime ore: in una regione scossa dall’operazione “Rinascita Scott” contro la ‘ndrangheta guidata dal procuratore Nicola Gratteri, con un’inchiesta che ha colpito anche la politica, la candidata unitaria del centrodestra sarà alla fine la parlamentare di Forza Italia Jole Santelli, dopo il veto di Matteo Salvini (il capo della Lega è stato eletto senatore nella regione) sul nome del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, fratello del parlamentare Roberto, vicecapogruppo alla Camera per Forza Italia.

Al risultato si è giunti solo dopo l’intervento di Silvio Berlusconi che giovedì, con una lettera ai fratelli Occhiuto, ha chiesto loro di desistere dall’idea di presentare liste civiche autonome e di appoggiare Santelli, rinunciando a «scelte che avvantaggerebbero solo i nostri avversari». Un invito accolto da Mario Occhiuto venerdì, a 24 ore dalla chiusura delle candidature.

Situazione speculare nel centrosinistra. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha faticato parecchio a convincere Mario Oliverio, governatore dem uscente e inquisito per peculato (in un’inchiesta su presunte irregolarità nell’uso dei fondi per la promozione turistica della Calabria), a rinunciare a candidarsi in solitaria (come Occhiuto) per sostenere invece l’imprenditore Pippo Callipo, già candidato civico (sostenuto da Idv e Lista Bonino-Pannella) alle Regionali nel 2010.

Difficile resta il dialogo con M5S che per le regionali ha il proprio candidato, Francesco Aiello, docente di politica economica all’Università della Calabria votato sulla piattaforma Rousseau (su 2.167 voti ha ottenuto 1.150 preferenze), toccato il giorno dopo l’ufficiliazazione della sua corsa elettorale dalle polemiche per un presunto abuso su una villetta a Carlopoli, nel catanzarese, che risulta di sua proprietà («una casa che non ho realizzato io» la replica).

Caduto nel vuoto l’appello lanciato da Callipo al capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio per correre assieme. L’imprenditore 73enne, già presidente della Confindustria calabrese dal 2001 al 2006, doveva essere inizialmente proprio il candidato del Movimento («ho tanti amici sia tra i parlamentari che fra gli attivisti»), in seguito era stato individuato dal Pd come l’esponente civico su cui far confluire i voti dei pentastellati. Ma dopo la fallimentare esperienza in Umbria , l’alleanza è saltata e Callipo correrà solo per i democratici.

Secondo i sondaggi (svolti prima della definizione delle candidature) il centrodestra parte in vantaggio.

Emilia Romagna, la “linea del Piave” per il Pd

Nella Regione da sempre amministrata dal centrosinistra le principali coalizioni si sono dimostrate più coese rispetto al caso calabrese. Le candidature definite da tempo: la partita si gioca tra il governatore uscente, Stefano Bonaccini (Pd), e la leghista Lucia Bergonzoni, ex sottosegretario nel primo governo Conte che ha contato da subito sul sostegno di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Come in Calabria, anche per l’Emilia Romagna il Movimento 5 Stelle ha scelto la corsa solitaria: i pentastellati misureranno le proprie forze con Simone Benini, 49enne piccolo imprenditore esperto di sistemi informatici e appassionato di apicultura, risultato il più votato su Rousseau con 335 preferenze.

Secondo i sondaggi sarà un testa a testa tra Bonaccini e Bergonzoni. Il primo è chiamato a difendere la “linea del Piave” del Pd e forse anche del governo Conte; l’altra, con la spinta di Matteo Salvini, proverà a sferrare il colpo decisivo contro la maggioranza giallo-rossa.

Suppletive a Napoli e Roma, l’ipotesi desistenza

Sarà un test di valenza nazionale anche le elezioni suppletive per scegliere il successore di Franco Ortolani, professore di geologia all’Università Federico II di Napoli, eletto al Senato con il Movimento 5 Stelle nel collegio uninominale Campania 7, morto lo scorso 23 novembre a 75 anni (aveva denunciato di avere due tumori «per colpa dei veleni in Campania»). Gli elettori napoletani potrebbero essere chiamati a votare già il 23 febbraio, senza attendere la concomitanza con il voto di primavera per rinnovare la guida della regione.

Anche qui, come per le regionali in Calabria ed Emilia Romagna, si riproporrà la questione della possibile alleanza tra M5S e Pd. Per evitare un favore al centrodestra, qualcuno ipotizza un patto di non belligeranza, considerando che si dovrà votare (presumibilmente nello stesso giorno, l’ultima domenica di febbraio) anche per sostituire alla Camera Paolo Gentiloni, l’ex presidente del Consiglio diventato commissario europeo agli Affari economici nell’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen.

La desistenza, promosso soprattutto dal Pd, prevederebbe un candidato a Cinque stelle a Napoli (dove l’ultima parola spetta al presidente della Camera Roberto Fico, decisamente più orientato all’alleanza con i democratici rispetto al capo politico Di Maio), uno del Pd per il collegio di Roma 1 che comprende i quartieri centrali della capitale ed è considerato ancora una roccaforte per la sinistra (a differenza delle periferie). Qui il 4 marzo 2018 Gentiloni fu eletto con il 42% dei voti.

Tra le possibili candidature avanzate dal Pd sono circolati i nomi di Gianni Cuperlo (alle ultime politiche aveva rinunciato a correre nel collegio blindato di Sassuolo) ma anche quello – assai meno probabile – del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che per assumere l’incarico a via XX settembre si era dimesso da europarlamentare. Nello schema si è però inserita Italia viva di Matteo Renzi che vuole dire la sua e spinge per un candidato civico e fuori di partiti. Come l’ex questore di Roma Francesco Tagliente.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

PD, M5S e le prossime elezioni amministrative.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-07.

2020-02-07__Piepoli 001

È più facile comprendere l’intimo significato ed il calcolo della curva brachistocrona che cercare di capire quale sia realmente la posizione politica del movimento cinque stelle nei confronti delle elezioni amministrative prossime venture.

Il quesito è semplice:

– presentarsi o meno in queste competizioni elettorali?

– in caso affermativo, presentarsi da soli oppure in alleanza con il partito democratico?

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Premesso che intanto decideranno i vertici e ciò che rimane ancora della piattaforma Rousseau, Piepoli ha effettuato un sondaggio su questo aspetto, ripartendo le risposte tra Elettori del movimento cinque stelle, Elettori del partito democratico e totale degli intervistati.

All’interno del m5s il 45% opta per presentarsi sempre divisi ed il 38% di presentarsi sempre assieme.

All’interno del pd il 35% vorrebbe presentarsi sempre assieme ed il 28%.

Si noti però come la globalità degli intervistati desidererebbe nel 37% dei casi le presentazioni disgiunte.

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Questi risultati mal si attagliano agli attuali sentimenti della base degli iscritti del m5s, ma la frattura è oramai ben nota.

Si noti come però, almeno secondo logica, il parere della globalità degli intervistati dovrebbe essere accuratamente considerato, perché essi costituiscono il serbatoio di voti potenziali, ivi compresi quelli persi dal movimento.