Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Comunali. Il centrodestra stravince.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-13.

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Questa era la situazione preelettorale nei comuni capoluogo.


Alle elezioni comunali il partito democratico si era presentato alla guida di 17 capoluoghi, contro i 5 del centrodestra e 2 del M5S.

Similmente, negli altri 3,684 comuni aveva sindaco e giunta in oltre duemila.

Usualmente, sindaco e giunta uscente hanno probabilità di vittoria migliori degli sfidanti: se non altro, hanno in mano la macchina burocratica del comune.

Il centrodestra è arrivato quindi alle elezioni comunali in una posizione di inferiorità.

I comuni che ha vinto li ha strappati alle giunte di sinistra, che li hanno difesi con le unghie e con i denti.

I comuni che ha vinto il centrosinistra sono solo mere riconferme. Meritorie per i loro candidati, sia ben chiaro, ma pur sempre riconferme.

Sarebbe grave errore valutare questi risultati come se i comuni fossero di nuova formazione e centrosinistra e centrodestra avessero combattuto alla pari, da eguali punti di partenza.

2019-06-13__Elezioni Comunali 004

Come detto, alle elezioni comunali il partito democratico si era presentato alla guida di 17 capoluoghi, contro i 5 del centrodestra e 2 del M5S. Dopo le elezioni il centrosinistra governa 12 capoluoghi, -5, mentre il centrodestra è salito a 12, + 7.

Difficile negare la vittoria del centrodestra.

 

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«Il Pd e alleati nel 2013 potevano contare oltre 70 sindaci nei 110 comuni capoluogo, più del doppio del centrodestra, intorno alla trentina »

«Su 110 comuni principali, dopo il voto di domenica, 54 sono in mano al centrodestra e 40 al centrosinistra. Solo nel 2017 erano Pd e alleati a staccare gli avversari: 57 a 38»

«Oltre duemila comuni minori sono transitati dal centrosinistra al centrodestra.»

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Ciascuno è libero di considerare questi risultati una grande vittoria del centrosinistra, ma l’essere scesi dai 70 comuni governati nel 2016 agli attuali 40 sembrerebbe l’esatto contrario: una cocente sconfitta.

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I risultati non variano nella sostanza quando si cercasse di raggruppare i comuni con altri criteri. Nella Tabella riportata sono stati considerati 221 comuni. Cambiato il modo di raggruppare i comuni, il centrosinistra ne avrebbe mantenuto 112 mentre il centrodestra ne avrebbe conquistati 85. Ma mentre il saldo del centrodestra è un +40, quello del centrosinistra è -41.

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Per il partito democratico si apre adesso uno scenario che rassomiglia alla traversata del deserto.

Senza governo romano, avendo perso nel volgere di un anno ben otto regioni, ed essendo ora stato sfrattato da un gran numero di comuni, quasi non ha più accesso alle leve del potere. Non solo. Ha perso anche tutto il sottogoverno, che va dalle nomine nelle società partecipate a quelle dei consulenti.

Non è solo questione di bieco potere, che però ha il suo gran peso.

Sta venendogli a meno la possibilità di formare uomini politici all’altezza dei compiti da affrontare.

L’usuale cursus honorum iniziava essendo eletti in un consiglio comunale, quindi nella giunta, passando dopo alla regione per approdare infine al parlamento. Ma senza il governo di comuni e regioni tutto ciò diventa impossibile, rendendo sempre più ardua la possibilità di riscossa.

Come al solito, ha sicuramente grande importanza la vittoria, ma la sconfitta degli avversari e decisamente più proficua, e l’implosione del centrosinistra è la vera vittoria del centrodestra.

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Corriere. 2019-06-10. Elezioni comunali 2019, ora è il centrodestra a comandare nei capoluoghi: la nuova mappa

Su 110 comuni principali, dopo il voto di domenica, 54 sono in mano al centrodestra e 40 al centrosinistra. Solo nel 2017 erano Pd e alleati a staccare gli avversari: 57 a 38.

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La mappa del potere nei comuni capoluogo è cambiata: se facciamo un’istantanea oggi, all’indomani del voto amministrativo, apparirà decisamente meno rossa e più blu. Il centrodestra ha sorpassato, e staccato, il centrosinistra. È avanzato nel voto di domenica: ha espugnato Ferrara e Forlì, prendendo piede in Emilia-Romagna; è cresciuto in Umbria — vincendo a Foligno e Orvieto — rendendo quella regione sempre meno rossa, visto che già governava Terni e Perugia. Era avanzato anche l’anno scorso, a dire il vero, strappando al centrosinistra la guida di tre comuni toscani, Massa, Pisa e Siena. E l’anno prima, ancora, stesso copione. Insomma, è da un po’ che il refrain va avanti. Così negli ultimi anni la presenza dei sindaci di centrodestra nei capoluoghi italiani è cresciuta. E adesso i rapporti di forza si sono ribaltati: è il centrosinistra a inseguire. Pd e alleati nel 2013 potevano contare oltre 70 sindaci nei 110 comuni capoluogo, più del doppio del centrodestra, intorno alla trentina. Nei comuni principali il centrosinistra era il più forte, l’avversario da battere. Adesso è il centrodestra a staccare il principale avversario: 54 a 40. Mentre il Movimento, che pure governa in centri importanti come Roma e Torino, se si guarda ai 110 capoluoghi fatica a imporsi: negli ultimi tre anni è rimasto stabile, cinque comuni, perdendo Avellino, conquistando Campobasso. Un sindaco è espressione della sinistra (de Magistris a Napoli), un altro è un outsider centrista (Ugo Pugliese a Crotone).

Il sorpasso

Già l’anno scorso il centrodestra era leggermente avanti: 49 capoluoghi contro 46. Ma nel 2017 ancora Pd e alleati staccavano di quasi 20 municipi gli avversari: 57 a 38.

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Grecia. Nea Demokracia polverizza Syriza alle amministrative.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-03.

Cacciata. Raffaello Sanzio. La cacciata di Eliodoro dal Tempio. 002

È dal 21 dicembre 2015, giusto tre mesi dopo le allora elezioni politiche, che tutti i sondaggi elettorali davano costantemente Nea Demokracia (Nd) in vantaggio su Syriza, 36.4% contro 26.7%.

Alle elezioni europee del 26 maggio Syriza ha conseguito il 23.9% dei suffragi, mentre Nd ha ottenuto il 33.3% dei voti.

«Il partito di Centrodestra greco, Nuova Democrazia (Nd), infatti, ha conquistato la poltrone di ‘primo cittadino’ ad Atene, così come la quasi totalità delle regioni greche, confermando una nuova vittoria dopo le elezioni Europee dinanzi alla sinistra del premier Alexis Tsipras. I dati non sono ancora definitivi ma i risultati ottenuti da Nuova Democrazia danno un grande vantaggio ai moderati, alla vigilia delle elezioni politiche anticipate che si terranno il 7 luglio. ….

Ad Atene, la sfida più attesa per la guida del comune della Capitale ellenica, Costas Bakoyannis, 41 anni, ex governatore della regione centrale del Paese, ha vinto con il 65% dei voti contro il suo rivale di Syriza, Nassos Iliopoulos.» [Fonte]

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2019-06-03__Grecia__001

«Candidates for the New Democracy Party have won 12 of the country’s 13 regions»

«many European leaders, including Angela Merkel who once threatened to oust him from the eurozone, now praise him as a trusted and credible ally»

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La devoluzione dell’ideologia liberal socialista prosegue in Europa a grandi passi.

La crisi delle sinistre in Francia ed in Italia, ed adesso la disgregazione in Germania dell’Spd e, verosimilmente, della Große Koalition ne sono segni più che evidenti.

Bene: la Grecia si è democraticamente liberata di Tsipras e dei suoi ultramontani orpelli ideologici Posizione che verosimilmente confermerà alle prossime elezioni politiche.

Difficile dure quale sarà la posizione del nuovo governo greco in seno al Consiglio Europeo, ma l’asse francotedesco sembrerebbe aver perso un fedele lacchè.

E dire che così salutava Tsipras la stampa liberal socialista:

Greece: Alexis Tsipras hails ‘new era’ after debt crisis

Una nuova ‘era’ durata qualche anno, ed anche in modo stentato.

Nota.

Senza governo centrale ed estromesso da quelli regionali, Syriza si avvierebbe al declino.


Deutsche Welle. 2019-06-02. Greek conservatives win big in local elections

Greeks have returned to the ballot box after the ruling Syriza party suffered a crushing defeat in elections to the European Parliament. Candidates for the New Democracy Party have won 12 of the country’s 13 regions.

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Greece’s main opposition conservative party, New Democracy, repeated last week’s success in European Parliament elections by dominating in second-round runoff local elections on Sunday. The political group secured 12 of the country’s 13 regions and won a majority of cities.

In Athens, Kostas Bakoyannis, son of former conservative mayor Dora Bakoyannis and nephew of opposition leader Kyriakos Mitsotakis, won with a 65% share of the vote to defeat a candidate backed by the ruling left-wing Syriza.

Prime Minister Alex Tsipras‘ party picked up less than a quarter of the vote last week, a result that led him to call for snap elections on July 7, three months earlier than scheduled, and crushed his dream of becoming the first Greek prime minister in three decades to see out a full term in office.

New Democracy won five of Greece’s 13 regional district governorships in last week’s first round of local voting — which ran alongside the European Parliament ballot — while the left took just one. 

Leftist firebrand

“We are calling on citizens to choose progressive mayoral and district candidates today … against the representatives of conservatism,” Tsipras said after casting his ballot in central Athens on Sunday.

“The former communist youth leader surged to power as a radical rabble-rouser, championing ‘collision politics’ against the Greek establishment and European austerity,” reported DW’s Athens correspondent Anthee Carasava.

“Four years on, he has turned into a master of the mainstream, mutating and maturing into a lord of realism. So much, that many European leaders, including Angela Merkel who once threatened to oust him from the eurozone, now praise him as a trusted and credible ally. They’ve even nominated him for a Nobel Prize for helping to turn Greece into a pillar of stability.”

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Ansa. 2019-06-03. Tsipras perde ancora, centrodestra conquista Atene

Nea Dimokratia, il partito di centrodestra greco, conferma il suo momento positivo: i candidati conservatori vincono in maniera schiacciante al secondo turno delle elezioni amministrative greche ad Atene e nella regione della capitale, l’Attica, i due ‘premi’ più ricchi in ballo per questo voto. Il premier Alexis Tsipras, già sconfitto alle europee di domenica scorsa, ha ora di fronte una missione praticamente impossibile: convincere in un mese i suoi connazionali, che anche nel secondo turno delle Amministrative, dopo il voto per l’europarlamento, hanno bocciato questi anni di governo nonostante misure a favore dei meno abbienti varate negli ultimi mesi e una buona crescita economica del Paese, a ridare fiducia alla sua coalizione della sinistra radicale.

L’appuntamento è per il 7 luglio, una data che – a vedere anche un sondaggio pubblicato dopo la chiusura dei seggi, che assegna ai conservatori fino al 36,5% – potrebbe invece vedere il successo di Kyriakos Mitsotakis, leader di Nea Dimokratia. Ovvero, il ritorno al potere di una delle grandi famiglie politiche greche, quella del premier Konstantinos Mitsotakis, suo padre, che governò la Grecia dal 1990 al 1993.

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Elezioni Europee. Bremen. La Spd si è disintegrata. Große Koalition in bilico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-27.

Pollo allo Spiedo

“This result cannot remain without consequences”

Lars Klingbeil, SPD secretary-general


Nelle elezioni del 2014 la Cdu aveva ottenuto il 22.4% di voti, contro il 25.5% attuali.

La Spd aveva ottenuto il 32.8% dei suffragi, contro gli attuali 24.5%: una perdita secca di 8.3 punti percentuali.

I Grüne sono saliti dal 15.1% al 18%, AfD dal 5.5% al 7%.

Su scala nazionale, invece, la Spd è crollata dal 27.3% al 15.5%: una perdita di 11.8 punti percentuali.

Brema. Domenica prossima si assisterà al crollo della Spd.

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«In regional elections Sunday in the small state of Bremen, which the center-left party has held for 73 years, it finished second with 24.5 percent of votes, behind Merkel’s conservatives at 25.5 percent, according to exit polls.»

«Simultaneously, national support for the party in Sunday’s European Parliament election slumped to 15.5 percent, down from 27.3 percent in 2014. That put the Social Democrats behind Merkel’s conservative bloc at 28.8 percent and — for the first time in a national vote — behind the Greens at 20.6 percent.»

«The vote breakdown likely means the SPD will send 16 lawmakers to Brussels, down 11 on the last mandate, while the Greens will almost double their presence in the European Parliament at 21 seats. Merkel’s Christian Democrats and its Bavarian sister party, the Christian Social Union, are expected to have 28 seats in the hemicycle.»

«Sunday’s double-defeat for the Social Democrats will heap pressure on weakened party leader Nahles to stand down — and it could prompt new calls from among the Genossen to pull the plug on the current German government coalition, 14 months after the SPD reluctantly signed up to another four-year term as Chancellor Angela Merkel’s junior partner.»

«Exiting the government — which would effectively trigger a snap election — could backfire for the SPD, party officials cautioned. Although the party ended up at an all-time low of 20.5 percent in 2017’s German election, that was still about 5 percentage points higher than the SPD’s score in Sunday’s European vote»

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Potrebbe essere verosimile che la Spd si ritiri dalla Große Koalition, facendo cadere il governo Merkel per andare a nuove elezioni.


The Local. 2019-05-26.  Germany’s Social Democrats set for historic losses in Bremen state election

The centre-right Christian Democrats could be set to overtake the Social Democrats in Bremen for the first time in more than 70 years, according to state election exit polls.

Initial projections show the centre-right CDU is just ahead of the centre-left SPD in Bremen, a state which the Social Democrats has governed for 73 years, reported Welt.

Exit polls for broadcasters ARD and ZDF put support for the SPD at around 24.5% and the centre-right Christian Democratic Union, Chancellor Angela Merkel’s party, up to about 25.5%.

The historic losses could see the SPD finish second in the northwestern city-state, Germany’s smallest, for the first time since WWII.

The polls put support for the Greens in Bremen up to about 18 percent. That party is currently the Social Democrats’ junior coalition partner in Bremen, and could decide whether or not it keeps its hold on the state government.

The exit polls put The Left (Die Linke) at 12 percent, while the far-right Alternative for Germany (AfD) have 7 percent. The pro-business FDP scooped 6 percent, according to the initial projections.

The results mean that SPD politician Carsten Sieling, 60, could remain Bremen mayor if his party form a coalition with the Greens and The Left, which would be a first in Bremen. It would also mark the first time The Left was in power in a western German state.

But if that alliance isn’t agreed then there’s the possibility that CDU candidate Carsten Meyer-Heder, 58, who only joined the party a year ago, could be elected Bremen’s first Christian Democratic mayor with the help of the Greens and the FDP in a coalition.

Bremen is the only federal state with a four-year legislative period; all other German states now vote every five years.

As The Local reported, the Bremen elections will likely send shockwaves to the government in Berlin where a shaky coalition between the SPD and the CDU/CSU stands.

Due to the relatively complex electoral system in Bremen, it takes longer for reliable figures to become available.

A preliminary official final result will therefore not be published until Wednesday, officials said.

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The New York Times. 2019-05-26. Germany’s Social Democrats Head for a Pasting in Bremen Vote

The Social Democrats, Germany’s main center-left party, appears headed for its worst-ever result in a state election in Bremen, which it has run for 73 years, as well as a dire showing in the European Parliament election.

Exit polls for ARD and ZDF television put support for the Social Democrats at 24.5% and the center-right Christian Democratic Union, Chancellor Angela Merkel’s party, up to 26.5%. The Social Democrats could finish second in the northwestern city-state, Germany’s smallest, for the first time.

The polls put support for the Greens in Bremen up to 18.5%. That party is currently the Social Democrats’ junior coalition partner in Bremen, and could decide whether or not it keeps its hold on the state government.

The exit polls put the far-right Alternative for Germany up at 7% support.

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Politico. 2019-05-26. German SPD reels from double defeat in EU and regional vote

The Social Democrats could be tempted to pull the plug on Germany’s government coalition, as the Greens wait in the wings.

In regional elections Sunday in the small state of Bremen, which the center-left party has held for 73 years, it finished second with 24.5 percent of votes, behind Merkel’s conservatives at 25.5 percent, according to exit polls.

Simultaneously, national support for the party in Sunday’s European Parliament election slumped to 15.5 percent, down from 27.3 percent in 2014. That put the Social Democrats behind Merkel’s conservative bloc at 28.8 percent and — for the first time in a national vote — behind the Greens at 20.6 percent.

“The result, from what we know so far, is extremely disappointing for the SPD,” party chief Andrea Nahles told a small group of devastated party officials at SPD headquarters in Berlin.

The SPD, in steady decline for years, finds itself in the worst crisis in its post-war history. The vote breakdown likely means the SPD will send 16 lawmakers to Brussels, down 11 on the last mandate, while the Greens will almost double their presence in the European Parliament at 21 seats. Merkel’s Christian Democrats and its Bavarian sister party, the Christian Social Union, are expected to have 28 seats in the hemicycle.

Sunday’s double-defeat for the Social Democrats will heap pressure on weakened party leader Nahles to stand down — and it could prompt new calls from among the Genossen to pull the plug on the current German government coalition, 14 months after the SPD reluctantly signed up to another four-year term as Chancellor Angela Merkel’s junior partner.

“This result cannot remain without consequences,” SPD Secretary-General Lars Klingbeil told reporters, minutes after first exit polls were released.

Both Merkel’s conservatives and the SPD — the two major Volksparteien that have dominated German politics for decades — have been losing voters to smaller parties in recent years.

But the Social Democrats have been hardest hit, with many historic supporters feeling the party has lost touch with its core values of promoting social justice. It appears to be the far-right Alternative for Germany (AfD) and, to a greater extent, the Greens who have profited the most.

The environmentalists saw the biggest gains compared to 2014, edging 5.1 percent points ahead of the SPD in the EU ballot and bolstering their bid for the mantle of the main center-left force in German politics.

The Greens’ co-leader Annalena Baerbock, speaking to POLITICO minutes after the exit poll came out, put their gains down to higher turnout and a vote in favor of progressive politics, as opposed to “stagnation.”

Return of Schulz?

As the Greens celebrated on the grass outside their election event in Berlin, over at the SPD’s headquarters — named after former chancellor Willy Brandt who, at his peak, secured 45.8 percent of the vote — debate raged over what will be the consequences of Sunday’s setbacks, including for Nahles’ future as party chief.

Earlier on the weekend, German media reported that former European Parliament President Martin Schulz — who in 2017 led the SPD to its weakest national election result since 1933 — was planning to unseat Nahles as the SPD’s parliamentary group leader in the Bundestag.

The SPD is scheduled to elect a new parliamentary group leader in September, but the vote could be brought forward following Sunday’s election disaster.

Then there’s the key question that continues to divide the party: whether or not to stick to the unrewarding role of Merkel’s junior coalition partner.

Exiting the government — which would effectively trigger a snap election — could backfire for the SPD, party officials cautioned. Although the party ended up at an all-time low of 20.5 percent in 2017’s German election, that was still about 5 percentage points higher than the SPD’s score in Sunday’s European vote.

The Greens, meanwhile, would benefit from a quick general election, with polls indicating they could double their share of the vote compared to 2017.

Following the exit poll, Nahles pinned the SPD’s losses on its failure to address climate issues.

“You just don’t know what the SPD wants, they’ve ignored ecological issues and done nothing on social problems,” said Michael Cramer, who was the Green faction’s only committee chair in the last European Parliament but is bowing out this time.

The latest polls suggest it would require at least three parties to form a majority coalition in the Bundestag. There could be another attempt to forge a so-called Jamaica coalition between the conservatives, Greens and liberal FDP, though talks after the last federal election in 2017 broke down.

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Elezioni Amministrative. Non sottovalutiamone l’importanza.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-26.

2019-05-25__Comuni__001

Nel corso del 2018 si sono svolte elezioni in sette regioni italiane, sei delle quali erano a governo pidiino.

Tranne che nella regione Lazio, ove vinse Nicola Zingarettu con il 32.9%, passarono alla Lega od al centro destra la Lombardia, il Molise, il Friuli-Venezia Giulia, La Valle d’Aosta, il Trentino. Qui la Lega ebbe un trionfo conquistando il 46.74% dei suffragi in una regione che da decenni era a governo di sinistra e nonostante che Famiglia Cristiana si fosse equiparata al Cristo nel pubblicare: “Vade retro, Salvini”. Le maledizioni di Famiglia Cristiana sono sempre ottimi auguri. Che poi, diciamolo pure, di ‘cristiana‘ ha veramente quasi nulla.

Nel 2019 tutti i sei governatori e consigli regionale da rinnovarsi erano, o sono, a governo del centrosinistra.

In Abruzzo la Lega ha già vinto con Marco Marsilio (48.03%), in Sardegna con Christian Solinas (47.78%) ed in Basilicata con Vito Bardi (42.20%). Il 26 maggio si voterà in Piemonte, ed a novembre in Calabria ed in Emilia Romagna.

Lega e centrodestra hanno già strappato otto regioni al partito democratico ed al centrosinistra. Stando alle prospezioni elettorali, entro fine anno avranno vinto anche Piemonte, Calabria ed Emilia-Romagna.

Il partito democratico resterebbe così estromesso dal governo di undici regioni: una débâcle storica. Ma perdere le regioni significa perdere il governo delle società partecipate e non poter più nominare i consulenti amici

Non solo.

Se i governi regionali sono di grande importanza, importanza di ben poco minore ha il controllo dei 3,864 comuni che sono chiamati il 26 maggio a rinnovare sindaci e giunte. Nei 25 comuni capoluoghi, 17 sono a giunta di centrosinistra, sei a giunta di centrodestra e due del M5S. Dai sondaggi disponibili si prospetterebbe una gran bella vittoria della Lega e del centrodestra.

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Emergono spontanee due considerazioni.

La prima considerazione verte il partito democratico, che sta accusando un’emorragia di voti impressionante e che sembrerebbe non volerne sapere di fermarsi. Se sia vero che un partito politico non dovrebbe essere succube degli umori dei suoi Elettori, sarebbe altrettanto vero l’ammettere come non li si possa ignorare oltre un certo limite, pena la estinzione. Il partito democratico sembrerebbe ridursi ad un gerontocomio che farlucchia dei bei tempi passati, in attesa di decedere. Infatti, oltre il 70% delle intenzioni di voto al partito democratico sono sottese da pensionati. Ci si prepari dunque: senza che il partito democratico si rinnovi con persone giovani ed idee condivise e condivisibili, entro un lustro o poco più l’Italia dovrà fare a meno del partito democratico, estinto.

La seconda considerazione verte il Movimento Cinque Stelle. Diamo volentieri atto al M5S di essersi fatto interprete di molti umori del popolo, non ultimi gli impulsi rabbiosi per l’essersi sentito sistematicamente estromesso dal potere politico decisionale. Similmente, diamo atto al M5S di aver grandemente concorso all’abbattimento dell’egemonia del partito democratico, dittatura larvatamente strisciante diventata insopportabile.

Ci si rende lucidamente conto della grande difficoltà insita nel passaggio da un’opposizione urlante alla responsabilità di governo, che impone la Realpolitik, se non altro per i vincoli di bilancio. Ci si rende anche perfettamente conto come all’interno del M5S convivano due anime contrastanti: una rimasta a livello ideologico di sinistra ad una molto più pragmaticamente progressista. Un bel dì la dirigenza M5S dovrà ben decidere quale strada imboccare.

Ma molto di più preoccuperebbe la scelta di presentarsi alle elezioni di solo un centinaio di comuni.

Se questa scelta è in parte comprensibile data la minima rappresentanza sul territorio, dall’altra parte priva i movimento della possibilità di allevare e far crescere nei consigli comunali quelle leve che in un futuro prossimo dovrebbero aver avuto una preparazione sufficiente per entrare nei parlamenti regionali ed in quello centrale. La classe dirigente non la si improvvisa: ad una formazione politica servono sia i politici in senso stretto sia tutto quel corpo di esperti vicini, per riempire i ruoli del sottogoverno. Sottogoverno che in sé non è certo disdicevole: ma l’amministratore di una controllata non lo si improvvisa proprio per nulla.


Sole 24 Ore. 2019-05-24. Comunali in 25 capoluoghi: 2 giunte uscenti su 3 sono del centrosinistra

Il 26 maggio non si vota solo per le europee. Ci sono le regionali in Piemonte. E ci sono circa 3.800 (la metà del totale) di Comuni chiamati al rinnovo del sindaco e del consiglio. L’attenzione sarà soprattutto sulle metropoli: sono 25 i capoluoghi di provincia alle urne. Nella maggior parte dei casi (17) si tratta di giunte di centrosinistra, mentre sono 6 i capoluoghi governati dal centrodestra. Solo due (Livorno e Avellino) vengono da una amministrazione M5s. Sarà quindi il partito di Nicola Zingaretti a rischiare di più, con la possibilità tutt’altro che remota di perdere bastioni storici, come già avvenuto l’anno scorso sulla scia dei risultati delle politiche del 4 marzo.

Il centrosinistra rischia di più

Tra i capoluoghi al voto spiccano, tra gli altri,Firenze, Bergamo, Prato, Avellino, Pesaro, Pavia, Cremona, Reggio Emilia, Campobasso, Ferrara, Pescara, Potenza, Modena, Livorno e Bari. Quasi tutte città guidate dal centrosinistra, che è il partito che rischia di più. A Firenze, il sindaco dem Dario Nardella punta a un secondo mandato. Già vicesindaco quando a guidare la città era Matteo Renzi, Nardella è insidiato dal Carroccio, che qui come altrove farà da traino alla coalizione di centrodestra.

Obiettivo leghista: sfondare in Toscana

Già nelle scorse amministrative 2018 il centrodestra a trazione leghista aveva strappato tre roccaforti del Pd (Siena, Pisa e Massa, governando già a Grosseto, Pistoia e Arezzo). Firenze sarebbe l’ultimo bastione sulla strada della conquista della Regione Toscana (al voto nel 2020), dove già si scalda Susanna Ceccardi, sindaco di Cascina (in provincia di Pisa e candidata al parlamento europeo), fedelissima di Salvini. Ma anche Prato e Livorno sono due “prede” ambite. A cinque anni dalla clamorosa vittoria del pentastellato Filippo Nogarin, che ha scelto di correre per un seggio a Bruxelles, la corsa per la successione a Livorno non sembra affatto scontata. E rispetto al 2014, quando il M5S riuscì a scalzare il dominio storico della sinistra in città, la situazione è molto più fluida. Con il Pd che spera di vincere al primo turno. Ma il ballottaggio all’orizzonte lascia aperti tutti gli scenari.

Il Carroccio mette nel mirino l’Emilia

Obiettivo del Carroccio è anche conquistare comuni in Emilia-Romagna, in vista delle regionali del prossimo autunno. Qui potrebbe scendere in campo Lucia Borgonzoni, sottosegretario ai Beni culturali, già candidata sindaco a Bologna e fedelissima di Salvini. L’Emilia è la regione con il maggior numero (quattro) di capoluoghi al voto (Ferrara, Forlì, Modena, Reggio Emilia), tutti appannaggio del centrosinistra.

I sindaci renziani che tentano il bis

È folta la pattuglia dei sindaci renziani che tentano il bis. A Bergamo corre per il secondo mandato Giorgio Gori (renziano della prima ora reduce dalla sconfitta alle regionali in Lombardia contro il leghista Attilio Fontana). Ma si sono ricandidati anche i sindaci dem di Prato Matteo Biffoni (presidente dell’Anci Toscana), di Pesaro Matteo Ricci (responsabile degli Enti Locali del Pd) e di Bari Antonio Decaro (presidente dell’Anci).

La partita intera nel centrodestra

Nelle amministrative 2019 c’è poi una partita tutta interna al centrodestra. Nonostante Fi e FdI, da un lato, e Lega, dall’altro, siano su fronti opposti nei confronti del governo nazionale gialloverde, alle comunali si presentano quasi sempre insieme. Anche quest’anno, come il 2018, non sarà un’eccezione: su 25 comuni capoluoghi al voto il 26 maggio il centrodestra si presenta unito ovunque tranne che a Vibo Valentia (la Lega è senza lista), Avellino e Ascoli Piceno (qui Fi si è spaccata ed è senza il simbolo nazionale). Nella scelta dei candidati sindaco, la Lega ha fatto la parte del leone: ha un suo uomo (o comunque vicino al Carroccio) in 12 città su 22 dove il centrodestra si presenta unito. E non solo nelle città del Nord, come Bergamo, Rovigo, Pavia e Biella, ma anche in capoluoghi come Ferrara, Forlì, Modena, Reggio Emilia, Firenze, Prato, Campobasso e Potenza.

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UK. Amministrative. Conservatori perdono 44 comuni e 1,334 seggi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-03.

2019-05-03__UK__Definitivi__001

Sono stati rilasciati i risultati definitivi delle elezioni amministrative nel Regno Unito.

Il partito Conservatore ha perso 44 comuni e ben 1,334 seggi.

Il Partito laburista ha perso 6 comuni ed 82 seggi.

I Liberal Democrat hanno guadagnato 10 comuni e 703 seggi.

Gli indipendenti hanno conquistato 2 comuni e 606 seggi.

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Per Mrs May non è una débâcle, ma un annientamento.

Tories lose over 1,200 seats in local elections as major parties suffer

«Lib Dems main beneficiaries as May and Corbyn vow to press ahead to break Brexit deadlock.

Theresa May and Jeremy Corbyn have vowed to press ahead with seeking a cross-party solution to the Brexit deadlock at Westminster, after voters punished both major parties in local elections.

The Conservatives lost more than 1,200 seats – their biggest defeat since John Major was prime minister. Disillusioned voters deserted the party in droves, including in traditional Tory areas such as Chelmsford and Surrey Heath.

Labour had expected to make gains, but instead suffered a net loss, and lost control of a string of councils, including Darlington, Wirral and Burnley.

Vince Cable’s remain-supporting Liberal Democrats were the major beneficiaries, taking control of 10 councils, including Winchester and Cotswold, while the Greens and a string of independents also fared unexpectedly well. ….

Many Labour MPs suggested the results underlined the urgency for Labour to shift to a full-throated remain position. But Corbyn insisted: “I think it means there’s a huge impetus on every MP, and they’ve all got that message, whether they themselves are leave or remain – or the people across the country – that an arrangement has to be made, a deal has to be done. Parliament has to resolve this issue – I think that is very, very clear.”

The projected national share of the vote, calculated by elections analyst John Curtice for the BBC, put both major parties neck-and-neck on 28% of the vote – both down from 35% a year ago. If that result were replicated in a general election, it would result in another hung parliament.»

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Già.

Ma nella vita si presenta spesso il terzo incomodo.

Europee: sondaggio Gb,Brexit Party al 30%

«Continua l’ascesa del Brexit Party di Nigel Farage nei sondaggi in vista delle elezioni Europee di fine mese, a cui la Gran Bretagna è destinata a partecipare malgrado i tre anni trascorsi dal referendum del 2016 a salvo ratifica parlamentare in extremis di un accordo di divorzio dall’Ue. Secondo l’ultima rilevazione dell’istituto YouGov, ripresa in queste ore dai media, il neonato partito simbolo del fronte pro Leave è ora al 30% dei consensi, due punti in più rispetto al dato di una settimana fa, mentre il Labour di Jeremy Corbyn si ferma al 21% e il Partito Conservatore della premier Theresa May non si schioda dal minimo storico del 13.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

UK. Amministrative. Mrs May ha fatto perdere 442 consiglieri. Per il momento.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-03.

2019-05-03__Inghilterra__amministrative__001

Si sono svolte nel Regno Unito le elezioni amministrative.

Sono disponibili i dati relativi a 111 su 248 consigli.

Ambedue i partiti tradizionali hanno contabilizzato amare perdite. Ma se i laburisti hanno perso due enti locali e 79 seggi, per i conservatori è una debacle: hanno perso il controllo di 16 enti locali e 442 seggi.

Se è vero che i Liberal Democrat abbiano guadagnato 8 enti locali incrementando i seggi di 304 unità, sarebbe anche da menzionare come gli indipendenti siano riusciti a conquistare due sindaci.

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I due partiti tradizionali hanno pagato a caro prezzo le dilaceranti divisioni interne e tutta una serie di tentennamenti e manfrine che hanno reso semplicemente impossibile comprendere cosa vogliano in realtà.

Non solo: gli Elettori vogliono vedere volti nuovi ed ascoltare idee nuove.

Infine, Mrs May ha dimostrato una davvero rara incapacità contrattuale.

L’Elettorato non ne può di più.

Europee:sondaggio Gb,Brexit Party al 30%

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In questo link si possono trovare gli aggiornamenti:

England local elections 2019

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Election 2019: How the BBC is reporting the results

On Thursday 2 May there will be elections for 248 English councils, six mayors and all 11 councils in Northern Ireland.

There are also elections to the European Parliament scheduled for Thursday 23 May, although these will not take place if Britain leaves the EU before that date.

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Local elections: The main parties punished

It was a bad night for the Conservatives and for Labour, while the Lib Dems, Greens and independents prospered, writes Prof John Curtice and colleagues on the BBC’s local elections team.

“A plague on both your houses.” That seems to have been the key message to emerge from the ballot boxes.

As expected the Conservatives fell back. They were defending seats that were mostly last up for grabs four years ago, on the same day that David Cameron won the 2015 general election. That, coupled with the party’s recent freefall in the polls, seemed to augur significant Conservative losses.

And so it proved to be the case when the first ballot boxes were opened overnight. By morning the party had lost well over 350 seats, with the prospect of further losses when more results are declared later on Friday.

Across a sample of nearly 500 wards where the BBC collected detailed voting figures, the party’s share of the vote was down on average by six percentage points since 2015 – and equally importantly also by six points since last year.

Even so, these figures were not as dire as might have been anticipated given the fall in the party’s standing in the polls, where it is currently some 13 points down on where it was this time last year.

However, Labour also found itself slipping back – on average by one point as compared with its rather poor performance in 2015, and by no less than six points as compared with its rather better performance last year. As a result, the party has also found itself suffering net losses of some 80 seats so far – and headline-grabbing losses of council control in Bolsover, Hartlepool and the Wirral.

The party’s performance would seem to confirm the message of a number of polls that Labour’s support has been slipping in the wake of the Brexit impasse. The party lost ground more heavily in Leave-voting areas than in Remain-voting ones, a pattern that it shared with the Conservatives.

What the two parties also had in common was a tendency for their support to fall more heavily in their heartlands. Labour’s vote fell back most heavily in the north, the Conservatives in the south. Equally, Labour’s vote fell more heavily in wards where it was previously strong, while the Conservative vote fell most heavily where they were strongest.

It was as though voters vented their frustration with the Brexit process by punishing whichever party represented the political establishment locally.

This mood perhaps also helps account for the remarkable success of independent candidates. Those who eschewed standing on a party label were on average winning as much as a quarter of the vote. By the morning, over 220 more independent councillors had been elected.

Meanwhile the Liberal Democrats, who before they entered into coalition with the Conservatives in 2010 were often a vehicle for protest votes, also appear to have profited from voters’ disenchantment with the two largest parties.

Given that in 2015 the party recorded its worst ever local election performance, it was little surprise that the party made gains. More important, perhaps, was the fact that its vote was also up a couple of points on last year’s local elections and, above all, that it advanced most strongly in places where its starting point gave it some chance of winning.

However, what was missing was any sign of the party performing better in pro-Remain rather than in pro-Leave areas – suggesting that the party’s pro-Remain stance on Brexit may not have played that central a role in its advance.

At the same time, the Greens also put in what looks set to be one of their best local election results ever. They posted an average of 11% of the vote in the wards they contested, up four points on its performance where it also stood four years ago. The party may have been helped by the recent protests about climate change.

Fighting just one in six wards, there was little opportunity for UKIP to make much impact on these elections. Where it did stand the party’s vote was down by three points on its relative high point of 2015, but up eight points on its poor position last year. The challenge from the Eurosceptic parties may well be more formidable in the European elections in three weeks when Nigel Farage’s Brexit Party is on the ballot paper.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Amministrative. La sfida dei grandi comuni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-14.

Gufo_013__

Nelle elezioni amministrative del 2014 il partito democratico aveva ottenuto ottimi risultati.

Se sicuramente il confronto delle percentuali di voti ottenuti ha il suo contenuto informativo, questo dato risulterebbe di ben difficile interpretazione per il fiorire di numerose liste civiche difficilmente etichettabili. La componente principale sembrerebbe da ascriversi alla personalità dei candidati. In ogni caso, un campione di diciassette milioni di Elettori sarà pur sempre significativo.

Un parametro che potrebbe essere più espressivo potrebbe essere il conteggio dei sindaci e delle relative giunte, classificate per l’appartenenza dichiarata ad una certa quale area politica. Non sarà il parametro ideale, ma avrebbe la caratteristica di poter essere facilmente enumerabile.

Tenendo conto che al momento attuale il partito democratico è quotato nei sondaggi attorno al 20% e che l’area di sinistra è valutata dai venticinque al trentacinque per cento, ci si attenderebbe che l’area di sinistra possa aggiudicarsi grosso modo un terzo dei sindaci e delle giunte da rieleggere.

Di interesse sarà anche la valutazione delle differenze che correranno tra i risultati delle amministrative e quelli delle elezioni europee. Anche in questo caso, comparazione da prendersi con molto buon senso.

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Adnk. 2019-04-08. Le sfide dei Dem

Dopo il boom alle amministrative del 2014, per il Pd il 26 maggio si prospetta un partita difficile. Riconfermare le tante amministrazioni di centrosinistra tra i circa 4000 comuni al voto. Tra le grandi città in ballo c’è Firenze con Dario Nardella, renziano della prima ora, sindaco uscente che dovrà vedersela con Ubaldo Bocci, candidato del centrodestra, scontando anche una divisione a sinistra che presenta un proprio candidato: Antonella Bundu.

Anche Antonio De Caro a Bari gioca per il bis. Un sondaggio Swg del 3 aprila dava il sindaco dem tra il 49 e il 53%, Pasquale Di Rella candidato del centrodestra al 28-32, Elisabetta Pani di M5S tra il 14 e il 18%.

Oltre Firenze e Bari ci sono altri 4 capoluoghi di regioni al voto: Cagliari (dove però si voterà a giugno), Perugia, Potenza e Campobasso. A Perugia il centrosinistra potrebbe tentare il colpaccio riprendendo la città al centrodestra: qui si ricandida l’uscente Andrea Romizi di Fi e sostenuto dalla Lega. A sfidarlo il giornalista Rai, Giuliano Giubilei.

A Potenza invece il Pd non ha ancora un candidato ma potrebbe sfruttare la possibile divisione che si va profilando nel centrodestra dove è in campo Mario Guarante della Lega ma non è escluso di ricandidi il sindaco uscente Dario De Luca di Fdi. A Campobasso non è ancora certo se il centrosinistra ricandiderà o meno il sindaco uscente, Antonio Battista, per sfidare Roberto Gravina dei 5 Stelle e Alberto Tramontano, consigliere comunale della Lega.

Poi ci sono 27 comuni capoluogo di provincia. Ad Ascoli Piceno Pd, Art. 1 e Partito Socialista hanno candidato il giornalista Pietro Frenquellucci contro Marco Fioravanti di Fdi sebbene ci sia ancora una discussione aperta nel centrodestra, finora al governo della città con Guido Castelli. C’è poi Avellino dove l’alleanza di centrosinistra si è chiusa ma ancora non si è individuato il candidato.

A Bergamo sfida dai contorni nazionali per la notorietà dei due sfidanti: l’uscente Giorgio Gori per il centrosinistra vs Giacomo Stucchi della Lega, presidente del Copasir nella scorsa legislatura. A Biella il Pd ci riprova con il sindaco uscente Marco Cavicchioli che sfiderà Claudio Corradino della Lega per il centrodestra e in pista c’è anche l’ex sindaco Dino Gentile alla guida di liste civiche. A Caltanissetta si voterà il 28 aprile Salvatore Messana, già sindaco dal 1999 al 2009, è il candidato del centrosinistra, ma il Pd ha rinunciato al simbolo. In campo anche Michele Giarratana che raccoglie il centrodestra mentre la Lega va sola con Oscer Aiello. Il Movimento 5 stelle schiera Roberto Gambino.

A Cremona il centrosinistra dovrebbe ricandidare l’uscente Gianluca Galimberti e per il centrodestra dovrebbe correre Carlo Malvezzi. A Ferrara l’uscente Tiziano Tagliani non si ricandida e il centrosinistra schiera Aldo Modonesi, attuale assessore, contro Alan Fabbri, consigliere regionale della Lega. A Foggia corre il sindaco uscente Franco Landella di Forza Italia e il centrosinistra va con Pippo Cavaliere.

A Forlì, il centrosinistra candida Giorgio Calderoni, 69 anni, magistrato e professore a Bologna di diritto amministrativo al posto dell’uscente Davide Dei. Per il centrodestra c’è Gian Luca Zattini, medico chirurgo e sindaco di Meldola 63 anni. Per il M5S c’è Daniele Vergini. A Lecce Saverio Congedo di Fdi ha vinto le primarie del centrodestra. Per il centrosinistra si ricandida Carlo Salvemini ma non tutto il centrosinistra sta con il sindaco uscente: la sinistra candida Mario Fiorella.

A Livorno tenterà di bissare il successo di Filippo Nogarin la sua vicesindaco, Stella Sorgente, dei 5 Stelle. Il centrodestra corre con Andrea Romiti e il centrosinistra con Luca Salvetti, giornalista di Granducato Tv. A Modena è in pista il sindaco uscente Gian Carlo Muzzarelli che sarà sfidato da Stefano Prampolini, commercialista di 62 anni scelto dalla Lega. A Pavia c’è un po’ di caos nel centrosinistra: dopo aver strappato la guida di Pavia al centrodestra nel 2014, il sindaco Massimo Depaoli saputo che non sarebbe stato ricandidato dal Pd, si è dimesso e si candida in una lista civica mentre il Pd schiera Ilaria Cristiani. Il centrodestra corre con il leghista Fabrizio Fracassi.

Si ricandida Matteo Ricci a Pesaro. A sfidarlo Francesca Frenquellucci di M5S e Nicola Baiocchi di Fdi. A Pescara il Pd non ha ancora un nome dopo che il sindaco Marco Alessandrini ha deciso di non ricandidarsi. Il centrodestra schiera Carlo Masci di Forza Italia. A Prato cerca il bis Matteo Biffoni del Pd contro Daniele Spada del centrodestra. Idem Luca Vecchi a Reggio Emilia che vede insidiato il secondo mandato da Roberto Salati, candidato del centrodestra a trazione leghista, 52 anni, nessuna esperienza in politica e di mestiere fotografo di moda.

A Rovigo il centrosinistra ha candidato il docente universitario Edoardo Gaffeo. Mentre a destra c’è grande fermento dopo la caduta di Massimo Bergamin, l’ex sindaco della Lega sfiduciato proprio per mano di sei suoi consiglieri che poi sono stati espulsi dal Carroccio. A Sassari candidature ancora in divenire ma si voterà a giugno e non il 26 maggio. A Verbania l’attuale sindaca di centrosinistra Silvia Marchionini , dopo il successo del 2014, ha annunciato che correrà per un secondo mandato. A guidare il centrodestra sarà Giandomenico Albertella, attuale sindaco di Cannobio.

A Vercelli si ricandida l’uscente Maura Forte. Il centrodestra si è compattato sull’ex sindaco Andrea Corsaro che ha già amministrato Vercelli dal 2004 al 2014. A Vibo Valentia, caduta l’amministrazione di centrodestra guidata da Elio Costa, il centrodestra ha scelto di puntare sull’ex assessore alle attività Produttive Maria Limardo. Altro candidato ufficiale è Stefano Luciano, con l’avvocato che ha riunito una coalizione civica abbastanza trasversale, con al centro la sua Vibo Unica, che ha trovato poi l’appoggio anche del Partito Democratico. L’architetto Domenico Santoro in campo per M5S.

Pubblicato in: Amministrazione

Elezioni Amministrative. 17 milioni di Elettori in 3,800 comuni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-23.

Elezioni 001

«Quasi la metà dei Comuni italiani andrà al voto alla tornata della primavera prossima»

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«Saranno oltre 3.800 i Comuni chiamati alle urne, per un totale di circa 17 milioni di elettori, più o meno un terzo dell’intera popolazione italiana»

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«Con la tornata elettorale di primavera saranno eletti 43.974 consiglieri e in seguito nominati circa 11.352 assessori.»

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Chiariamo immediatamente il fatto che nelle elezioni amministrative gioca molto il prestigio personale dei candidati e di norma sono presenti liste civiche difficilmente inquadrabili nell’ambito dei partiti politici nazionali.

I risultati dovranno quindi essere letti con grande buon senso, specie poi nei cnfronti con le tornate elettorali precedenti.

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Città maggiori con giunte in scadenza di mandato di centrosinistra.

– Bari, sindaco Antonio Decaro

– Bergamo, sindaco Giorgio Gori

– Biella, sindaco Marco Cavicchioli

– Caltanissetta, sindaco Giovanni Ruvolo

– Campobasso, sindaco Antonio Battista

– Cesena, sindaco Paolo Lucchi

– Cremona, sindaco Gianluca Galimberti

– Ferrara, sindaco Tiziano Tagliani

– Firenze, sindaco Dario Nardella

– Foggia, sindaco Franco Landella

– Forlì, sindaco Davide Drei

– Modena, sindaco Gian Carlo Muzzarelli

– Pavia, sindaco Massimo Depaoli

– Pesaro, sindaco Matteo Ricci

– Pescara, sindaco Marco Alessandrini

– Prato, sindaco Matteo Biffoni

– Reggio Emilia, sindaco Luca Vecchi

– Sassari, sindaco Nicola Sanna

– Verbania, sindaco Silvia Marchionini

– Vercelli, sindaco Maura Forte

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Città maggiori con giunte in scadenza di mandato di centrodestra.

– Ascoli Piceno, sindaco Guido Castelli

– Perugia, sindaco Andrea Romizi

– Potenza, sindaco Dario De Luca

– Urbino, sindaco Maurizio Gambini

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Città maggiori con giunte in scadenza di mandato di M5S.

– Livorno, sindaco Filippo Nogarin

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Città maggiori in amministrazione straordinaria.

– Avellino

– Lecce

– Rovigo

– Vibo Valentia

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Città con più di 100,000 abitanti.

– Bari

– Bergamo

– Ferrara

– Firenze

– Foggia

– Forlì-Cesena

– Livorno

– Modena

– Perugia

– Pescara

– Prato

– Reggio Emilia

– Sassari.


Adnk. 2019-03-21. Amministrative, verso l’election day

Quasi la metà dei Comuni italiani andrà al voto alla tornata della primavera prossima. Manca ancora l’ufficialità, ma molto probabilmente per le amministrative si va verso l”election day’ del 26 maggio con le elezioni europee. Saranno oltre 3.800 i Comuni chiamati alle urne, per un totale di circa 17 milioni di elettori, più o meno un terzo dell’intera popolazione italiana. Un test importante, quindi, che riguarderà molti capoluoghi di Provincia: Bari, Campobasso, Firenze, Perugia, Potenza, Ascoli Piceno, Avellino, Bergamo, Biella, Forlì, Cesena, Cremona, Ferrara, Foggia, Lecce, Livorno, Modena, Pavia, Pesaro, Urbino, Pescara, Prato, Reggio Emilia, Rovigo, Sassari, Verbania e Vercelli, Vibo Valentia. Al voto anche Caltanissetta ma in Sicilia per le comunali si andrà alle urne il 28 aprile per il primo turno.

 In ben 20 delle città maggiori chiamate alla sfida elettorale, le giunte in scadenza di mandato sono di centrosinistra. Si tratta delle amministrazioni guidate dai sindaci uscenti di Bari, Antonio Decaro, di Firenze, Dario Nardella, di Bergamo Giorgio Gori, di Campobasso Antonio Battista, di Biella Marco Cavicchioli, di Caltanissetta Giovanni Ruvolo, di Forlì Davide Drei, di Cesena Paolo Lucchi, di Cremona Gianluca Galimberti, di Ferrara Tiziano Tagliani, di Foggia Franco Landella, di Modena Gian Carlo Muzzarelli, di Pavia Massimo Depaoli, di Pesaro Matteo Ricci, di Pescara Marco Alessandrini, di Prato Matteo Biffoni, di Reggio Emilia Luca Vecchi, di Sassari Nicola Sanna, di Verbania Silvia Marchionini e di Vercelli Maura Forte.

I capoluoghi al voto con giunte uscenti di centrodestra sono quelle di Perugia del sindaco Andrea Romizi, di Potenza del primo cittadino uscente Dario De Luca, di Ascoli Piceno del sindaco uscente Guido Castelli e Urbino del sindaco uscente Maurizio Gambini. In una città, Livorno, il sindaco uscente, Filippo Nogarin, è del Movimento 5 Stelle. In amministrazione straordinaria Rovigo, Avellino, Lecce e Vibo Valentia. Con la tornata elettorale di primavera saranno eletti 43.974 consiglieri e in seguito nominati circa 11.352 assessori.

Tredici dei Comuni che andranno al voto in primavera superano i 100.000 abitanti (Bari, Bergamo, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì-Cesena, Livorno, Modena, Perugia, Pescara, Prato, Reggio Emilia e Sassari). Saranno invece 198 i Comuni alle urne con popolazione sopra ai 15.000 abitanti per i quali è previsto il sistema elettorale maggioritario a doppio turno. Chiamati a votare per la prima volta 21 Comuni ‘neonati’ perché appena istituiti attraverso processi di fusione amministrativa. La maggior parte di questi, ossia sette, sono in Piemonte, quattro in Lombardia, tre rispettivamente in Veneto ed Emilia Romagna, uno per ognuna delle seguenti regioni: Toscana, Trentino Alto Adige, Marche e Calabria.

Pubblicato in: Amministrazione

Regno Unito. Elezioni. Labour al 50% a Londra.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-29.

2018-04-27__Regno_Unito__002

La settimana prossima si terranno nel Regno Unito le elezioni amministrative e suppletive.

2018-04-27__Regno_Unito__001

YouGov ha rilasciato le seguenti previsioni elettorali:

Voting Intention: Conservatives 43%, Labour 38% (16-17 Apr) [pdf]

«The latest YouGov/Times voting intention survey, largely conducted before the Windrush row, sees the Conservatives on 43% (from 40% in last week’s poll) and Labour on 38% (from 40%).

Elsewhere, Liberal Democrat voting intention stands at 8% (from 9%) while 11% would vote for other parties (no change).

On who would make the best Prime Minister, 39% of people prefer Theresa May while 25% favour Jeremy Corbyn. A further 35% can’t choose between the two.

Last week we highlighted how concern over crime had reached a seven year high in our ‘most important issues’ tracker. This week sees the issue receding somewhat in the eyes of the public, with a five-point drop from 27% of people considering it one of the top three issues facing the country to 22%. This could be in part because of the attacks on Syria dominating the headlines, with a commensurate increase in the proportion of people seeing “defence and security” as a top-three from 22% last week to 27% this week.»

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Alcuni dati sono interessanti, ma da prendersi con grandissima prudenza.

2018-04-27__Regno_Unito__003

Nella fascia di età 18-24 anni (183 persone) il 16% si dichiara a favore dei conservatori ed il 59% a favore dei laburisti. Invece i 387 in fascia di età 50-64 voterebbe conservatore per il 46% e laburista per il 33%. Gli ultra sessantacinquenni voterebbero per il 68% conservatore e per il 17% laburista.

Nota.

Ricordiamo come

– nelle elezioni amministrative giochino moltissimo i fattori locali e la personalità delle persone che si sono presentate;

– il campione elettorale di Londra presenta molte significative differenze da quello del resto del Regno Unito.

Si leggano quindi questi dati con enorme buon senso.


→ Ansa. 2018-04-26. Consenso record per il Labour a Londra

LONDRA, 26 APR – Picchi di consenso record per il Labour di Jeremy Corbyn a Londra e dintorni in vista di una tornata di elezioni amministrative e suppletive che la settimana prossima vedrà coinvolti in Gran Bretagna anche alcuni municipi circoscrizionali della ciclopica capitale del Regno. Lo rivelano alcuni sondaggi che assegnano al principale partito di opposizione oltre il 50% dei voti potenziali, record assoluto per un qualsiasi partito britannico in città da 40 anni.
Nell’area urbana della metropoli, terza per estensione in Europa dopo Mosca e Istanbul con una popolazione di quasi 9 milioni di persone, i laburisti sono accreditati in particolare del 51% dei suffragi dall’ultima rivelazione dell’istituto demoscopico YouGov: con ben 22 punti di vantaggio sui conservatori di Theresa May, fermi al 29% nonostante una leggera risalita rispetto a una precedente stima. Mentre gli europeisti del Partito Liberaldemocratico non vanno oltre un 11%.