Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Weidmann. Parigi val bene una Messa. La nomina alla Ecb.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-02.

Macron Merkel Parigi

Di fronte ad un fatto nuovo la mente umana può rispondere in modi anche molto diversi, se non opposti.

Intanto, sarebbe necessario saper identificare il fatto nuovo, che per definizione non è descrivibile nei termini precedentemente usati: in caso contrario non sarebbe nuovo. Spesso è persino necessario arricchire il vocabolario con nuovi termini che rappresentino nuovi fatti e nuovi concetti. Si pensi soltanto a quanti nuovi vocaboli e relativi nuovi significati si sono resi necessari per descrivere l’avvento delle ferrovie: da locomotiva a vagone, da binario a traversina, etc.

Di fronte alla constatazione di un fatto nuovo, il soggetto ideologizzato si domanda come inquadrarlo nell’ideologia professata e come essa imporrebbe di risolverlo: si auto condanna a non capire cosa stia accadendo ed a sbagliare le contromosse.

La persona con mentalità da empirista, invece, cerca di individuare soluzioni nuove per i problemi emergnti.

Herr Jens Weidmann appartiene a questa ultima categoria.

«There has apparently been movement in the debate over who should succeed Mario Draghi as president of the European Central Bank (ECB). Jens Weidmann, head of Germany’s central bank, the Bundesbank, has clarified that he now considers Outright Monetary Transactions (OMT) – an instrument that has proven controversial in Germany – to be consistent with European law and that he feels obligated to uphold the policy»

«European Court of Justice has examined OMT and determined it to be legal. Moreover, OMT is current policy»

«The ECB Governing Council adopted the emergency measure at the height of the euro crisis to prevent the monetary union’s collapse. The program allows the ECB to purchase sovereign bonds from individual countries in cases where interest rates on those bonds climb too high. Thus far, the program has not had to be activated, but according to many experts, the mere fact of its existence served to calm the markets»

«It was driven by the concern that monetary policy could get caught in the wake of fiscal policy»

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Staremo a vedere come evolveranno gli eventi, ma questa duttilità mentale potrebbe essere un punto a favore di Herr Weidmann.


Zeit on Line. 2019-06-19. Jens Weidmann Accepts Sovereign Bond Purchases

The head of Germany’s central bank has clarified his position on EU monetary policy. His chances of heading up the ECB have risen, though another German may lose out.

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There has apparently been movement in the debate over who should succeed Mario Draghi as president of the European Central Bank (ECB). Jens Weidmann, head of Germany’s central bank, the Bundesbank, has clarified that he now considers Outright Monetary Transactions (OMT) – an instrument that has proven controversial in Germany – to be consistent with European law and that he feels obligated to uphold the policy. “The European Court of Justice has examined OMT and determined it to be legal. Moreover, OMT is current policy,” Weidmann told ZEIT ONLINE.

The ECB Governing Council adopted the emergency measure at the height of the euro crisis to prevent the monetary union’s collapse. The program allows the ECB to purchase sovereign bonds from individual countries in cases where interest rates on those bonds climb too high. Thus far, the program has not had to be activated, but according to many experts, the mere fact of its existence served to calm the markets.

It had been unclear until now whether Weidmann accepted the instrument, which he was critical of at the time of its introduction. That criticism has led to resistance from Southern European member states to his possible nomination to take over the presidency of the ECB. This lack of clarity has now been resolved. “My position, though, was not legally based. It was driven by the concern that monetary policy could get caught in the wake of fiscal policy. Of course, a central bank must act decisively in the worst-case scenario, but given its independence, there should be no doubt that it is acting within the framework of its mandate,” Weidmann told ZEIT ONLINE.

Manfred Weber’s Chances Decline

The leaders of the EU member states are meeting on Thursday and Friday in Brussels to potentially make preliminary decisions about the new leadership of important EU institutions. In addition to the position of ECB president, leaders must agree on the new heads of the European Commission and the European Council.

Berlin is now preparing for the possibility that Manfred Weber may not be chosen to head up the European Commission because he lacks sufficient support in the European Parliament. His candidacy is also not without controversy in the German government. Sources say that there is resistance to Weber within the Social Democrats (SPD), Merkel’s junior coalition partner. The SPD would rather see Frans Timmermans, a Social Democrat from the Netherlands, be installed as Commission president. That could ultimately prevent Chancellor Angela Merkel from voting for Weber for the position. EU heads of state and government are responsible for formally nominating a candidate for Commission president, which is then sent to the European Parliament for ratification.

The result is that Berlin will likely shift is political energy to a different EU leadership post so that Germany does not go empty handed. That’s why the position of ECB presidency is now receiving more attention.

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ECB. Entro fine anno si dovrebbe rinnovare il Governatore.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

EuroTower 003

Le bugie ripetute con ossessiva reiterazione alla fine sono percepite come lampanti verità: la mente quasi si rifiuta di ragionarci sopra, sempre poi che ne sia capace di farlo.

Nell’attuale transeunte cultura occidentale il mito delle indipendenza della banca centrale dal potere politico si è tramutato nella degenerazione di un mantra, che ha mutato il suo iniziale significato di strumento di pensiero per ridursi ad una formula magica.

La banca centrale è tutto tranne che indipendente dalla politica: essa è per definizione deputata a fare politica finanziaria, e chi fa politica tenendo in mano i cordoni della borsa la condiziona severamente. Il suo governatore è di nomina governativa, così come tutta la sua alta dirigenza. Nessun governatore mai si sognerebbe di fare alcunché senza essersi previamente consultato con i suoi colleghi e con il governo dello stato da cui dipende.

Quando poi un governatore facesse qualcosa di sgradito al governo in carica non dimostrerebbe di essere ‘libero’ e ‘non condizionato’: si sarebbe semplicemente accordato con l’opposizione.

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Diamo con piacere atto a Mario Draghi di essere riuscito a far sopravvivere l’Ecb in un periodo particolarmente turbolento della storia e, soprattutto, in un momento di sconcertante crisi politica, con parcellizzazione del potere.  A Mario Draghi sono venuti a meno i referenti politici che gli indicassero fini ed obiettivi da perseguire. Non sarebbe nemmeno troppo azzardato dire che alla fine sia stato lui a cercare di governare questa povera Unione Europea dilacerata da correnti centrifughe per di più di cangianti direttive strategiche.

L’attuale Commissione Europea uscente è risultata essere composta di miopi omini piccini piccini, persino incapaci di fare i propri interessi. L’asse francogermanico si è dissolto come neve al sole, e non è ancora stato sostituito da un qualcosa di equipollente.

Mario Draghi, sulla scia degli accadimenti mondiali, ha dovuto tramutare la banca centrale da prestatrice ad acquirente di ultima istanza: una strada mai prima tentata nella storia e teoricamente ignota.

Non solo. È riuscito a garantire per molti anni un regime di tassi vicini allo zero e, talora, anche negativi.

Se Mario Draghi ha concesso agli stati nazionali gli strumenti necessari per controllare i debiti sovrani, questi li hanno utilizzati non per sanare bensì per peggiorare la situazione. Il ricorso al debito è diventato la droga dei governi.

Debito usato contro natura: tanto è utile il debito contratto per finanziare un investimento produttivo che intrinsecamente ne prevede l’ammortamento, tanto è pernicioso quello usato per finanziare spese correnti, improduttive.

L’Ecb comprava titoli di qualità vicina alla carta straccia concedendo denaro fresco e buono. Metteva a disposizione del sistema bancario europeo liquidità a tassi nulli, liquidità che i governi imponevano poi fosse utilizzata per comprare ancora titoli di stato. L’eurozona è stracolma di bond inesigibili.

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Se Draghi non vedesse l’ora di potersene andare via e se i governanti europei dimostrassero un minimo barlume intellettivo, la scelta operativa migliore sarebbe quella di rinnovarlo nel suo incarico.

Così, mentre tutti gli occhi e le menti sono abbacinate dalle prossime elezioni e relativo scadenziario per il rinnovo delle cariche europee, nessuno osa parlare di come procedere al rinnovo del governatore della banca centrale.

Nessuno è così forte da imporlo, nessuno è così debole da non generare problemi, da porre dei veti.

È una situazione di stallo.

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«All eyes are on the European Central Bank, which has been the strongest line of defense against an economic slowdown»

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«A far bigger risk is the replacement of Mario Draghi as the central bank’s president this year.»

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«Will the new chief be willing to use all of the instruments available to take the monetary union out of any crisis? It’s far from certain.»

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«The Fed has raised rates nine times since the financial crisis, lifting them from 0-0.25 percent to 2.25-2.5 percent. It has also started selling some of the assets it bought under “quantitative easing,” in a process known as “quantitative tightening.” …. By contrast, the euro zone’s central bank only ended its net asset purchases at the end of 2018, more than four years after the Fed. Interest rates are still ultra-low»

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«The ECB might also consider cutting its deposit rate even deeper into negative territory. That would encourage banks to lend their money rather than store it at the central bank, and lower the value of the euro, helping to boost exports.»

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«Policymakers are examining whether long-term negative rates might hurt, rather than benefit, banks»

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«The euro zone would find itself with a dysfunctional monetary policy in addition to a non-existent common fiscal policy: A real tragedy.»

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Concludiamo con alcune scarne considerazioni.

L’intera eurozona, tranne rare enclavi, è entrata in un periodo di stagnazione economica, ove il calo della produzione industriale si associa ad una diminuzione dei consumi. Il passo verso la recessione è piccolissimo.

Se è vero che la finanza gode di una sua certa quale autonomia, sarebbe ancor più vero ricordarsi che senza produzione industriale la finanza si riduce al gioco del monopoli.

Questo è un concetto che Mario Draghi ha ripetuto fino alla nausea. Ma la ripresa della produzione industriale è compito della politica, non della banca centrale. Fossimo nella Roma Repubblicana, si dovrebbe considerare se eleggere Draghi dittatore: sarebbe non solo un ottimo governatore, ma anche un altrettanto ottimo governante. Ma così non è.

«A real tragedy.»

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Bloomberg. 2019-04-24. The central bank has plenty of tools left to tackle a European slump, but will Mario Draghi’s replacement be as willing to wield them?

The euro zone has only recently recovered from a double-dip recession, but there are already questions about how prepared it would be for a new crisis.

All eyes are on the European Central Bank, which has been the strongest line of defense against an economic slowdown. While pessimists worry that the ECB has few tools left if it needs to revive growth – given the region’s already rock bottom interest rates – such concerns are overdone. A far bigger risk is the replacement of Mario Draghi as the central bank’s president this year. Will the new chief be willing to use all of the instruments available to take the monetary union out of any crisis? It’s far from certain.

The ECB is still well behind the U.S. Federal Reserve in terms of bringing its monetary policy back to normal. The Fed has raised rates nine times since the financial crisis, lifting them from 0-0.25 percent to 2.25-2.5 percent. It has also started selling some of the assets it bought under “quantitative easing,” in a process known as “quantitative tightening.”

By contrast, the euro zone’s central bank only ended its net asset purchases at the end of 2018, more than four years after the Fed. Interest rates are still ultra-low: The main refinancing rate is stuck at zero, and the deposit rate is a negative 0.4 percent (meaning lenders pay for the privilege of parking their excess reserves with the ECB). In March, Draghi told investors they shouldn’t expect any rate increases until at least the start of 2020, in an attempt to spur lending and help the euro zone through a soft patch of growth. He also announced a new round of cheap loans to the banks.

None of this means the ECB has nothing left in the tank for a downturn. For a start, it could reactivate those net asset purchases to push down bond yields. That would offer breathing space to governments, which could spend more, and cut lending rates (helping companies and consumers). The ECB might also consider cutting its deposit rate even deeper into negative territory. That would encourage banks to lend their money rather than store it at the central bank, and lower the value of the euro, helping to boost exports.

Policymakers are examining whether long-term negative rates might hurt, rather than benefit, banks. Even if that were the case, they could mitigate the impact. For example, they could create a tiered system whereby banks wouldn’t pay any charge for putting their excess reserves with the ECB until they hit a certain level.

Of course, these measures might have less of an impact than in the recent past. But a much greater threat is if we end up with a central bank that’s unwilling to deploy its full toolkit of unorthodox measures. The euro zone would find itself with a dysfunctional monetary policy in addition to a non-existent common fiscal policy: A real tragedy.

This risk, unfortunately, is all too apparent. The list of contenders to replace Draghi includes some central bankers who are intellectually opposed to some unorthodox measures. For example, Jens Weidmann, the president of Germany’s Bundesbank, has long questioned the use of bond-buying schemes. In 2016, he said that mammoth asset purchase programs came dangerously close to the monetary financing of government deficits, which is illegal under European Treaties.

Weidmann isn’t opposed to other unconventional measures, including negative rates. It’s possible that he could, if picked as president, become less hawkish. Or euro zone leaders could well choose another candidate who’s more inclined to preserve Draghi’s toolkit. They might include Benoit Coeure, an ECB executive board member, or Francois Villeroy de Galhau, governor of the Banque de France. Olli Rehn and Erkki Liikanen, the current and former governors of the Bank of Finland, are other more moderate possibilities.

As Draghi has demonstrated, the ECB’s effectiveness during a slump depends more on its leadership than on its financial instruments. As euro zone leaders mull his replacement, they must make sure the central bank keeps the ability to do its job properly.

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Ecb. Bollettino Economico. Italia. Futuro nero.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-25.

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La Banca Centrale Europea ha rilasciato il Bollettino economico BCE, n. 3 – 2019

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L’Italia e in generale i Paesi con un alto debito sono un pericolo per l’area euro. Essi infatti hanno mancato l’obiettivo di ridurre il disavanzo strutturale e quindi non hanno margini di bilancio per affrontare una prossima fase di rallentamento congiunturale.

Lo scrive la Bce nel Bollettino Economico, sottolineando:

 «garantire la convergenza verso posizioni di bilancio solide tra i vari Paesi e quindi ridurre la vulnerabilità agli shock è un requisito necessario per la capacità di tenuta dell’area dell’euro».

Inoltre, l’istituto centrale evidenzia come nel periodo 2014-2018 tra i Paesi che hanno un rapporto debito/Pil oltre 90%, ossia Portogallo, Belgio, Italia, Francia e Spagna, i saldi di bilancio strutturali non sono in linea con gli aggiustamenti richiesti dagli obiettivi di medio termine.

Come afferma la Bce, questi Paesi restano lontani dagli obiettivi di medio termine specifici:

«Negli anni più recenti nessuno dei paesi indicati ha realizzato l’aggiustamento richiesto. Pertanto, tali paesi non hanno costituito margini di bilancio tali da consentire loro di evitare un inasprimento delle politiche di bilancio nella prossima fase di rallentamento e ciò può avere conseguenze sulla capacità di tenuta dell’intera area dell’euro»

Bce: crescita debole nei prossimi mesi

Nel bollettino, la Banca centrale europea sottolinea anche che nei prossimi mesi dovrebbe proseguire la crescita debole dell’Eurozona, mentre l’inflazione dovrebbe calare per poi risalire nel medio periodo.

Necessario quindi un accomodamento monetario:

«I dati più recenti hanno continuato a indicare un’evoluzione contenuta, principalmente per effetto del rallentamento della domanda estera, accentuato da fattori specifici a livello di paese e settore. Poiché l’impatto di questi fattori risulta in qualche misura più persistente, la perdita di slancio della crescita dovrebbe proseguire nell’anno in corso. L’auspicio è che in futuro l’effetto di tali fattori avversi venga meno».

Nel quarto trimestre del 2018 il Pil in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2%, dopo l’aumento dello 0,1% registrato nel terzo trimestre.

Inoltre, rivela la Bce, i prezzi correnti dei contratti future sul petrolio suggeriscono nei prossimi mesi una probabile diminuzione dell’inflazione complessiva nell’Eurozona.

Infatti, secondo i dati Eurostat, a marzo l’inflazione si è attestata all’1,4%, ossia lo 0,1% in meno rispetto all’1,5% di febbraio, rispecchiando in prevalenza l’andamento più modesto della componente degli alimentari, dei servizi e dei beni industriali non energetici.

Discorso a parte per l’inflazione di fondo. In prospettiva, come emerge dal bollettino, ci si attende che aumenti gradualmente nel medio periodo, sostenuta dalle misure di politica monetaria della Bce, dal perdurare dell’espansione economica e dalla più vigorosa dinamica salariale.»

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I banchieri centrali usano sempre un linguaggio felpato e diplomatico, ove le parole sono pesate con il bilancino del farmacista.

«

 «L’Italia e in generale i Paesi con un alto debito sono un pericolo per l’area euro»

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«Essi infatti hanno mancato l’obiettivo di ridurre il disavanzo strutturale e quindi non hanno margini di bilancio per affrontare una prossima fase di rallentamento congiunturale»

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Gli italiani sembrerebbero non rendersi ancora conto del baratro su cui stanno.

E sarà ben magra consolazione il momento in cui i politici responsabili del dissesto del debito pubblico saranno decapitati nella pubblica piazza.

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Bollettino economico BCE, n. 3 – 2019 .

Sintesi

Le informazioni che si sono rese disponibili dopo la riunione di politica monetaria del Consiglio direttivo di marzo confermano che la perdita di slancio dell’espansione economica proseguirà nell’anno in corso. Sebbene alcuni dei fattori idiosincratici interni che frenano la crescita stiano mostrando segnali di affievolimento, vi sono circostanze sfavorevoli a livello mondiale che continuano a pesare sull’evoluzione dell’espansione economica dell’area dell’euro. I rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro restano orientati al ribasso per effetto delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti. Al tempo stesso, gli ulteriori incrementi dell’occupazione e l’aumento delle retribuzioni continuano a sostenere la capacità di tenuta dell’economia interna e il graduale intensificarsi di spinte inflazionistiche. Un ampio grado di accomodamento monetario resta nondimeno necessario per preservare condizioni di finanziamento favorevoli e sostenere l’espansione economica, assicurando quindi la prosecuzione di uno stabile percorso dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine. Uno stimolo significativo viene trasmesso dalle indicazioni prospettiche di politica monetaria fornite dal Consiglio direttivo sui tassi di riferimento della BCE, e rafforzato dai reinvestimenti delle cospicue consistenze di attività acquistate e dalla nuova serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT).

Gli indicatori congiunturali segnalano un indebolimento dell’attività economica a livello internazionale nel primo trimestre del 2019. In particolare, è proseguito il rallentamento dell’interscambio in un contesto caratterizzato da una svolta nel ciclo industriale su scala mondiale e dall’intensificarsi delle tensioni commerciali. Nei primi mesi dell’anno l’inflazione ha fatto registrare un rallentamento su scala mondiale, ampiamente riconducibile al minor contributo fornito dalla componente energetica.

Nell’area dell’euro i rendimenti sui titoli di Stato sono scesi lievemente a fronte di una riduzione dei tassi privi di rischio a livello mondiale e la curva a termine dell’Eonia si è spostata verso il basso. Gli andamenti dei differenziali tra i rendimenti dei titoli di Stato hanno evidenziato una certa eterogeneità fra i paesi dell’area dell’euro. In un contesto di tassi privi di rischio più bassi e di volatilità stabile e contenuta i corsi azionari sono aumentati. Analogamente, i differenziali di rendimento sulle obbligazioni societarie si sono ridotti. Sui mercati dei cambi il valore dell’euro è rimasto sostanzialmente invariato su base ponderata per l’interscambio.

Nel quarto trimestre del 2018 il PIL in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2 per cento sul periodo precedente, dopo l’aumento dello 0,1 per cento registrato nel terzo trimestre. I dati più recenti hanno continuato a indicare un’evoluzione contenuta, principalmente per effetto del rallentamento della domanda estera, accentuato da fattori specifici a livello di paese e settore. Poiché l’impatto di questi fattori risulta in

qualche misura più persistente, la perdita di slancio della crescita dovrebbe proseguire nell’anno in corso. Ci si  ttende che in futuro l’effetto di tali fattori avversi venga meno. L’espansione dell’area dell’euro seguiterà a essere sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, da ulteriori incrementi dell’occupazione e da un aumento delle retribuzioni, nonché dal perdurare della crescita dell’attività su scala mondiale, seppure a un ritmo lievemente più contenuto.

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François Villeroy de Galhau, Governatore Banca Francia, parole severe.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-04.

Banca di Francia 001

I banchieri centrali sono persone fuori della norma.

Servono intanto doti personali di intelligenza e di capacità di ascolto non comuni. Poi è necessario un iter formativo di base allo stato dell’arte e pienamente metabolizzato. A ciò deve aggiungersi un lungo tirocinio in una grossa banca o, meglio, in una banca centrale. Il mondo in cui operano ha per unità di misura il miliardo e l’arco temporale è il lustro.

Caratteristica comune a tutti i governatori è la silenziosità: se è vero che ogni tanto tengono una conferenza stampa oppure un intervento programmato, sarebbe altrettanto vero come ciò sia fatto per commentare cose fatte, ben raramente per illustrare i piani futuri.

Ma dove i banchieri centrali devono esercitare una pazienza da Giobbe sono i rapporti con i politici. Tranne rarissime eccezioni, nel passato William Cecil barone Brurghley e nel presente Mr Putin, i politici hanno conoscenza di cosa sia e come funzioni una banca centrale quasi eguali alla loro competenza sulla riproduzione asessuata del Mycocepurus smithii, nota formica amazzonica. Ma gli individui asessuati generano cloni di scarsa sopravvivenza.

L’intelligenza è la capacità di risolvere problemi nuovi con metodi anch’essi nuovi. I banchieri centrali dell’ultimo decennio la hanno ben dispiegata trasformando in un amen le banche centrali da prestatrici ed investitrici di ultima istanza. In parole miserrime, hanno dato un decennio di respiro ai politici oberati di debiti, e con loro vivo disappunti costoro invece di benedire il Signore e fare riforme strutturali hanno usufruito a man bassa del denaro a tassi nulli per scopi che potrebbero essere definiti ‘clientelari’.

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Negli ultimi tempi la situazione europea è significativamente peggiorata, al punto tale che Ecb è stata obbligata a riprendere il progetto Ltro. Ma la politica europea è parcellizzata ed incapace di far sorgere una forza egemone che possa dare un indirizzo univoco. Usualmente, sarebbe meglio un mediocre governo al chaos.

Così, Mr Francois Villeroy de Galhau si è dovuto spingere in un campo da sempre accuratamente evitato dai banchieri centrali: dare sommesse prescrizioni di politici egemoni.

Nota.

Per ‘fiscal stimulus’ di intende:

«An increase in public spending or a reduction in the level of taxation that might be performed by a government in order to encourage and support economic growth. Most government bailout packages offered to various business types can be considered a form of fiscal stimulus.»

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«In his annual letter to French President Emmanuel Macron, Villeroy called for a combination of stimulus in nations with healthy finances and structural reforms in highly indebted countries like France and Italy»

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«Central banker says stimulus could support growth in euro area»

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«Villeroy says ECB will calibrate tools depending on data»

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«Bank of France Governor Francois Villeroy de Galhau pushed Germany and the Netherlands to use their fiscal firepower to reboot the ailing euro-area economy, warning that other countries have little room to help»

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«Villeroy’s comments are a rare case of a national central banker prescribing policy for other countries’ governments

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«Faced with negative shocks, monetary policy should not and cannot be the only possible response»

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«Villeroy repeated that officials could again change the timing of policy normalization and adjust their tools, depending on economic data»

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«The intensity of the instruments will have to be calibrated with total pragmatism»

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Mr Villeroy si è indirizzato ad Olanda e Germania, anche perché non avrebbe potuto farlo con la Francia di Mr Macron, noto per il suo carattere mite e mansueto.

Degno di nota, ed anche questo segno di intelligenza sopra la norma:

«with total pragmatism»

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Bloomberg. 2019-04-02. France’s Villeroy Urges Fiscal Stimulus in Germany, Netherlands

– Central banker says stimulus could support growth in euro area

– Villeroy says ECB will calibrate tools depending on data

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Bank of France Governor Francois Villeroy de Galhau pushed Germany and the Netherlands to use their fiscal firepower to reboot the ailing euro-area economy, warning that other countries have little room to help.

In his annual letter to French President Emmanuel Macron, Villeroy called for a combination of stimulus in nations with healthy finances and structural reforms in highly indebted countries like France and Italy.

“Germany and the Netherlands have slightly activated their fiscal policy without committing to a real stimulus,” said Villeroy, who is also a member of the European Central Bank’s Governing Council. “Those countries that have a fiscal margin for maneuver could use it today to support their own growth as well as the euro area’s.”

Villeroy’s comments are a rare case of a national central banker prescribing policy for other countries’ governments. His call comes amid a deepening malaise in the euro-area economy, which is struggling with the uncertainty of increased trade tensions and the political upheaval of Brexit.

The ECB has already revised its plans to gradually exit stimulus by pledging to keep rates low for longer and offer a new round of cheap funding to banks. Villeroy repeated that officials could again change the timing of policy normalization and adjust their tools, depending on economic data.

“The intensity of the instruments will have to be calibrated with total pragmatism,” Villeroy said.

But France’s central-bank governor also said governments need their own shared mechanisms to stabilize the economy. In addition to fiscal bailout tools, the euro area must strengthen its banking union and harmonize capital markets.

“Faced with negative shocks, monetary policy should not and cannot be the only possible response,” Villeroy said.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Europarlamento. Placet a Campa (Eba), Laviola (Srb) Lane (Ecb).

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-15.

Banchieri__101

Reuters lo aveva preconizzato giorni or sono.

Parlamento Ue, quasi certa ok nomine Lane a Bce, Laviola a Srb e Campa a Eba

Siamo più che soddisfatti del silenzioso operare del premier Conte che ha permesso la nomina del dr. Sebastiano Laviola, Italian Financial Attaché, a membro del board del Srb.

Sarà chiamato a svolgere un delicato compito di indirizzamento del fragile sistema bancario europeo.

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«Via libera del Parlamento europeo alla nomina dello spagnolo José Manuel Campa alla presidenza dell’Autorità bancaria europea (Eba), dell’irlandese Philip Lane a capo economista della Bce e dell’italiano Sebastiano Laviola a membro del Single Resolution Board (Srb).»

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«Dopo il via libera alle nomine oggi in plenaria, la palla passa ora al Consiglio che dovrà approvarle in via definitiva.»

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European Banking Authority. Eba.

«L’Autorità bancaria europea (ABE) è un’autorità indipendente dell’Unione europea (UE), che opera per assicurare un livello di regolamentazione e di vigilanza prudenziale efficace e uniforme nel settore bancario europeo.  Gli obiettivi generali dell’Autorità sono assicurare la stabilità finanziaria nell’UE e garantire l’integrità, l’efficienza e il regolare funzionamento del settore bancario.

L’ABE fa parte del Sistema europeo di vigilanza finanziaria (SEVIF), che è costituito da tre autorità di vigilanza: l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), l’Autorità bancaria europea (ABE) e l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA). Il sistema comprende inoltre il Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS), il comitato congiunto delle autorità europee di vigilanza e le autorità di vigilanza nazionali.

Pur essendo indipendente, l’ABE è responsabile dinanzi al Parlamento europeo, al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea.

Missioni e compiti

Mentre le autorità di vigilanza nazionali (e, a breve, la Banca centrale europea per i paesi partecipanti al nuovo meccanismo di vigilanza unico, un pilastro fondamentale della cosiddetta “unione bancaria”) conservano la responsabilità della vigilanza dei singoli istituti finanziari, il ruolo dell’ABE consiste nel migliorare il funzionamento del mercato interno assicurando una vigilanza e una regolamentazione appropriate, efficienti e armonizzate in Europa.

Il compito principale dell’ABE è contribuire, attraverso l’adozione di norme tecniche vincolanti e orientamenti, alla creazione del corpus unico di norme del settore bancario. Il corpus è inteso a fornire un’unica serie di norme prudenziali armonizzate per gli istituti finanziari in tutta l’UE, che consentano di assicurare condizioni di parità e una tutela elevata dei depositanti, degli investitori e dei consumatori.

L’Autorità svolge un ruolo fondamentale anche nel promuovere la convergenza delle pratiche di vigilanza per garantire un’applicazione armonizzata delle norme prudenziali. L’ABE ha altresì l’incarico di valutare il rischio e le vulnerabilità presenti nel settore bancario dell’UE, in particolare attraverso relazioni periodiche di valutazione dei rischi e prove di stress su scala paneuropea.

Tra gli altri compiti affidati all’ABE figurano il trattamento dei casi di applicazione insufficiente del diritto dell’UE da parte delle autorità nazionali, l’adozione di decisioni in situazioni d’emergenza, la mediazione al fine di risolvere le controversie fra autorità competenti in situazioni transfrontaliere e la funzione di organismo consultivo indipendente del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.»

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Single Resolution Board (Srb)

«The SRB is the central resolution authority within the Banking Union (BU). Together with the National Resolution Authorities (NRAs) of participating Member States (MS), it forms the SRM. The SRB works closely with the NRAs, the European Commission (EC), the European Central Bank (ECB), the European Banking Authority (EBA) and national competent authorities (NCAs).

Its mission is to ensure an orderly resolution of failing banks with minimum impact on the real economy, the financial system, and the public finances of the participating MS and beyond. 

The role of the SRB is proactive: rather than waiting for resolution cases to manage, the SRB focuses on resolution planning and enhancing resolvability, to avoid the potential negative impacts of a bank failure on the economy and financial stability.

Established by Regulation (EU) No 806/2014 on the Single Resolution Mechanism (SRM Regulation), the Single Resolution Board (SRB) has been operational as an independent European Union (EU) Agency since January 2015. The SRB strives to become a trusted and respected resolution authority with a strong resolution capacity and the ability to act swiftly and in an appropriate, consistent and proportionate manner in establishing and enforcing an effective resolution regime for banks in the Single Resolution Mechanism (SRM) jurisdictions, thus avoiding future bail-outs.

The role of the SRB is proactive: rather than waiting for resolution cases to handle, the SRB focuses on resolution planning and preparation with a forward-looking mindset to avoid the potential negative impact of a bank failure on the economy and on financial stability. The SRB aims to become a centre of expertise in bank resolution.»

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Ansa. 2019-03-15. Via libera del Parlamento Ue a nomine Eba (Campa) e Srb (Laviola)

STRASBURGO – Via libera del Parlamento europeo alla nomina dello spagnolo José Manuel Campa alla presidenza dell’Autorità bancaria europea (Eba), dell’irlandese Philip Lane a capo economista della Bce e dell’italiano Sebastiano Laviola a membro del Single Resolution Board (Srb). Prima di approvare le nomine, l’aula ha però denunciato la mancanza di equilibrio di genere. Gli eurodeputati hanno infatti adottato una risoluzione, approvata con 453 voti a favore, 50 contrari e 71 astensioni, in cui si deplora che la Commissione europea e la grande maggioranza dei governi Ue “non siano stati finora in grado di promuovere un maggiore equilibrio di genere in seno agli organismi e alle istituzioni dell’Unione”, in particolare “per quanto riguarda le nomine di alto livello nei settori attinenti alle questioni economiche, finanziarie e monetarie”.

Gli eurodeputati hanno inoltre chiesto che in futuro l’Eurocamera si impegni a non prendere in considerazione liste di candidati in cui il principio dell’equilibrio di genere non sia rispettato. Dopo il via libera alle nomine oggi in plenaria, la palla passa ora al Consiglio che dovrà approvarle in via definitiva.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Ecb. Nuovo Ltro. Intanto il rapporto EurUsd vale

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-07.

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«Abbiamo deciso di lasciare i tassi di interesse invariati e continuiamo ad attenderci che si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno fino a fine 2019».

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«la banca centrale intende continuare a reinvestire integralmente il capitale rimborsato sui titoli in scadenza per un periodo prolungato di tempo successivamente alla data del primo rialzo dei tassi»

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«ma alla fine si è trovato un punto di incontro su una modifica della guidance fino a fine anno in presenza delle misure a favore del sistema finanziario annunciate oggi»

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«La Banca centrale europea ha infatti nuovamente rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Eurozona, portando il Pil 2019 a +1,1% da +1,7% stimato a dicembre, che era già stata limato dal +1,8% precedente»

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«Ridotta a +1,6% da +1,7% la stima per il 2020»

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«l’Eurozona si trova in una fase di persistente debolezza e incertezza, pur ritenendo che l’eventualità di una recessione sono molto basse»

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«Presentando le nuove operazioni Tltro di maxi-prestiti alle banche, Draghi ha precisato che «rispondono a una varietà di obiettivi», ma il principale di questi resta «l’approvvigionamento delle banche nei prossimi anni», dato che si prevede una «una congestione nel funding», causata dalla scadenza degli esistenti Tltro e di importanti quantità di bond bancari, e da vari adempimenti regolamentari (leggi le norme di Basilea).»

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«Il nostro obiettivo è che i fondi siano usati per erogare credito a imprese e famiglie, non per comprare bond sovrani»

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«In base al nuovo programma di aste T-Ltro, le controparti potranno prendere a prestito fino al 30% dello stock di prestiti idonei alla data del 28 febbraio 2019 e a un tasso che sarà indicizzato al tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali per tutta la durata dell’operazione»

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Mr Draghi non è certo uomo che creda alle fatine dagli occhi azzurri. Ma come Governatore non avrebbe potuto dire altro:

«obiettivo è …. non per comprare bond sovrani»

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Gran buon affare per quanti abbiano i denari denominati in Usd.

A pensar male si farà peccato, ma ci si azzecca sempre.


Sole 24 Ore. 2019-03-07. Bce, nuova serie di aste T-Ltro da settembre 2019 a marzo 2021. Draghi: tassi fermi fino a fine 2019

«Abbiamo deciso di lasciare i tassi di interesse invariati e continuiamo ad attenderci che si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno fino a fine 2019». Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi, aggiungendo che la banca centrale intende continuare a reinvestire integralmente il capitale rimborsato sui titoli in scadenza per un periodo prolungato di tempo successivamente alla data del primo rialzo dei tassi. Il presidente della Bce ha confermato che, come sempre, le nuove misure annunciate sono state prese all’unanimità («un segnale molto molto buono di coesione data la loro complessità», ha commentato Draghi), dopo un’ampia valutazione del quadro macroeconomico, e «nell’obiettivo della stabilità dei prezzi», considerando che la crescita economica dell’Eurozona ha mostrato segni di «sensibile rallentamento» con «prospettive più deboli del previsto». Diversi governatori – ha detto il numero uno dell’Eurotower – hanno suggerito di allungare la “forward guidance” fino al marzo 2020, «ma alla fine si è trovato un punto di incontro su una modifica della guidance fino a fine anno in presenza delle misure a favore del sistema finanziario annunciate oggi».

Bce taglia le stime per l’economia dell’Eurozona

La Banca centrale europea ha infatti nuovamente rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Eurozona, portando il Pil 2019 a +1,1% da +1,7% stimato a dicembre, che era già stata limato dal +1,8% precedente. Ridotta a +1,6% da +1,7% la stima per il 2020, mentre per il 2021 la Bce conferma una crescita dell’1,5 per cento. Tagliate anche le stime sull’inflazione per il 2019 all’1,2% dall’1,6% atteso in precedenza. Per il 2020 sono state riviste al ribasso a 1,5% (da 1,7% precedente) e per il 2021 a 1,6% (da 1,8%). Il presidente della Bce ha spiegato che l’Eurozona si trova in una fase di persistemte debolezza e incertezza, pur ritenendo che l’eventualità di una recessione sono molto basse. Fra i vari fattori che hanno comportato una forte revisione al ribasso della stima di crescita sul 2019, ve ne sono di esterni e di interni: «uno di questi è certamente l’Italia», oltre che il settore automobilistico tedesco», ha detto Draghi.

I motivi di preoccupazione restano perlo più di carattere globale, come la minaccia del protezionismo, la Brexit, la situazione in Cina e le vulnerabilità dei mercati emergenti. Draghi ha anche precisato che se ci fosse una schiarita nei rapporti commerciali Usa-Cina, ci potrebbe essere un impatto positivo sulla velocità di espansione dell’economia dell’Eurozona.

Per Draghi, tuttavia, non c’è il rischio che l’economia dell’eurozona diventi troppo dipendente dagli stimoli della politica monetaria. «Stiamo parlando di un’economia che rallenta ma che è ancora in crescita, crescono i salari e migliora la situazione del mercato del lavoro, per cui bisogna mettere il tutto in prospettiva». Il presidente della Bce ha anche aggiunto che non si è parlato in consiglio direttivo di riattivare il programma di quantitative easing.

Nuova serie di aste T-Ltro da settembre 2019 a marzo 2021

Presentando le nuove operazioni Tltro di maxi-prestiti alle banche, Draghi ha precisato che «rispondono a una varietà di obiettivi», ma il principale di questi resta «l’approvvigionamento delle banche nei prossimi anni», dato che si prevede una «una congestione nel funding», causata dalla scadenza degli esistenti Tltro e di importanti quantità di bond bancari, e da vari adempimenti regolamentari (leggi le norme di Basilea). «Abbiamo deciso di reintrodurre le aste Tltro – ha spiegato il presidente Bce – per minimizzare il rischio che i fondi presi a prestito con le aste a lungo termine possano essere utilizzati come avvenuto in passato con i bond sovrani. Il nostro obiettivo è che i fondi siano usati per erogare credito a imprese e famiglie, non per comprare bond sovrani».

La nuova serie di aste T-Ltro annunciate dalla Banca centrale europea saranno condotte a partire da settembre 2019 fino al marzo 2021. Ognuna di queste aste durerà 2 anni. «Queste nuove operazioni – si legge nel comunicato – aiuteranno a mantenere condizioni di credito favorevoli per le banche e aiuteranno con una trasmissione efficace della politica monetaria». In base al nuovo programma di aste T-Ltro, le controparti potranno prendere a prestito fino al 30% dello stock di prestiti idonei alla data del 28 febbraio 2019 e a un tasso che sarà indicizzato al tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali per tutta la durata dell’operazione.

Come gli altri programmi Tltro in essere, le nuove aste prevedono degli incentivi per mantenere condizioni di credito favorevoli. «Le controparti avranno il diritto di prendere in prestito fino al 30% dello stock di prestiti idonei al 28 febbraio 2019 ad un tasso indicizzato al tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali nel corso della durata di ciascuna operazione», spiega la Bce aggiungendo che come nel caso del programma Tltro, il Ttro-III «offrirà incentivi per mantenere condizioni di credito favorevoli. Ulteriori dettagli sui termini precisi di Tltro-III saranno comunicati a tempo debito». Le operazioni di prestito dell’Eurosistema continueranno a essere condotte come procedure di asta a tasso fisso con piena aggiudicazione per il tempo necessario e almeno fino alla fine del periodo di mantenimento della riserva a partire dal marzo 2021.

Tassi su livelli attuali fino a fine 2019

Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di lasciare i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al −0,40%. «Il Consiglio direttivo – si legge nel comunicato di fine vertice – si attende che i tassi di interesse di riferimento della Bce si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno fino alla fine del 2019 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine». Con questa formula la Bce modifica la guidance sui tassi che fino alla precedente riunione erano previsti sui livelli attuali solo fino «all’estate del 2019». Per quanto riguarda le misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo conferma che «intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse» e in ogni caso «finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario».

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Ecb. Draghi. Nessuno è profeta in patria. Anni di prediche inascoltate.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-28.

EuroTower 002

Anche i più viscerali avversari delle politiche monetarie condotte dal Governatore Draghi alla fine devono ammettere che sia persona degna e preparata, cui molto devono gli europei.

Entrato in carica in un momento di profonda crisi mondiale ed europea, ha cercato di fare tutto il suo possibile per mantenere a galla la valuta europea.

Non solo, durante il suo mandato ha anche preso campo un processo devolutivo delle ideologie liberal e socialiste: queste non sono ancora scomparse ed il nuovo avanza implacabilmente, ma con i suoi tempi.

Per l’Ecb questo è stato un severo handicap. Mentre in passato era molto ben chiaro l’orientamento del’America, della Francia e della Germania, in questo periodo di turbolenze politiche se è limpida la rotta dell’America di Mr Trump, Mr Macron e Frau Merkel sembrerebbero essere quasi inesistenti.

Il Governatore Draghi è ritrovato in una solitudine ossessionante, combattuto tra il gratificare il vecchio che sta scomparendo oppure il nuovo che sta incalzando. Non ha controparte politica alcuna con cui poter fare programmi concreti.

Eppure durante tutti questi lunghi anni il Governatore Draghi aveva ripetutamente ed accoratamente mandato forti messaggi ai politici.

Il primo inascoltato messaggio consisteva nella semplice constatazione che le crisi economiche devono essere risolte con criteri economici: le manovre monetarie possono dare un certo quale periodo di respiro, ma il tempo dove essere impiegato proficuamente, perché alla fine arrivano sempre i conti da pagare.

Il secondo inascoltato messaggio consisteva nella constatazione che la banca centrale poteva sicuramente concedere un periodo più o meno lungo di tassi di interesse minimi, quand’anche non negativi: ma anche per questa evenienza il tempo avrebbe dovuto essere impiegato proficuamente, per mettere in atto tutte le opportune riforme strutturali.

Il terzo inascoltato messaggio consisteva nel ribadire come i debiti sovrani non possano crescere indefinitamente e che il loro rientro avrebbe dovuto essere obbiettivo primario dei governi dell’Europa.

Il quarto inascoltato messaggio verteva la natura stessa dell’Ecb. Il vuoto politico aveva obbligato la banca centrale a trasformarsi da prestatrice di ultima istanza in investitrice di ultima istanza: una manovra contro natura, anche esse destinata a durare un lasso di tempo limitato. Non solo, se a parole tutti reclamavano un’azione ancor più marcata della banca centrale, nessuno era intenzionato a delegarle gli adeguati poteri. un controsenso gridare che non sa nuotare la persona gettata in mare mani e piedi legati.

Il quinto inascoltato messaggio è stato quello sulla discrepanza tra un’Unione Europea cui non corrisponde la geopolitica economica e finanziaria dell’eurozona. Ma la soluzione di questo mostro organizzativo spetta ai politici, non ai banchieri centrali.

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È vezzo comune addossare alla banca centrale ed ai banchieri le colpe che invece competono alla classe politica. Molti fanno ciò in perfetta malafede, altri per grassa ignoranza dei fatti e della teoria.


Bloomberg. 2018-09-24. Mario Draghi Is Preaching In the Desert

For all the ECB chief’s efforts, Europe’s full monetary union is as remote as ever.

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Spare a thought for Mario Draghi, if you can. The European Central Bank president never tires of telling politicians about the urgent need to complete the euro zone’s half-finished monetary union.

His logic is sound about this being the best way to fight future crises. Yet after a year in which the region’s leaders failed to do even the most basic reforms, one can’t help feeling that Draghi is preaching in the desert.

He was at it again last week in a speech at Berlin’s Hertie School of Governance, where he presented a comprehensive plan for strengthening both the EU and the euro zone. For a start, the 28-member EU (27 in the event of Brexit) should finalize its single market by bringing in the sectors where it isn’t functioning, especially in services.

Then the smaller club of euro countries should complete their so-called “banking union,” which has moved the supervision of the largest lenders from national authorities to the ECB. This means, for example, creating a backstop fund for the euro zone to help if a bank gets into trouble. Draghi also wants the euro zone to create another pot of money to help countries when markets turn against them in an irrational way. That would avoid the kind of excessive fiscal tightening we saw after the last financial crisis.

Most economists agree that Draghi’s suggestions would help the euro zone thrive. The currency area has made big changes since the start of the sovereign debt crisis in 2011, for example by setting up the European Stability Mechanism. That joint fund will lend money at low rates to member states in a full-blown crisis. But the experience of 2011-2012 shows that euro zone countries still shoulder too much of the cost during a period of difficulty. So long as the member state can show it’s acting in a disciplined way, it only seems right to show greater solidarity after an external shock or a banking crisis.

Political leaders are aware of all this, but they’re doing precious little about it. This was meant to be the year when stuff finally started to happen, ahead of the European Parliament elections in 2019. But after a June summit of European leaders made only limited progress on the banking union, there’s not much appetite to reopen the discussion.

It’s all very similar to “Murder on the Orient Express” in that it’s impossible to pin the blame on any one state. The most obvious culprit is, of course, Germany. Berlin has refused any concrete progress on creating a joint deposit insurance scheme, which would protect depositors for up to 100,000 euros in a crisis. Berlin fears it would lead to the continuous transfer of money from northern Europe to southern Europe. But it’s ignoring the fact that joint insurance would make crises less likely, to Germany’s benefit. Germany could also use it itself in the event of a banking collapse, which isn’t impossible.

It’s not all Berlin’s fault, though. French president Emmanuel Macron did make a brave push for a more integrated euro zone when he took power. He also implemented French labor market reforms that bolstered France’s credibility with Germany. But his efforts on monetary union lacked focus. He insisted on getting the June summit to agree to a symbolic euro zone budget, even though it’s too small to make any difference. He’d have done far better to pursue a speedier completion of the banking union.

Italy is a whole other story. Its election of a populist government makes it very difficult for other euro zone members to agree to greater solidarity. A big part of buttressing the monetary union is that financial “risk-sharing” between countries should go hand in hand with “risk reduction.” Yet Italy’s ruling League and Five Star Movement are loudly critical of the euro zone fiscal rules, which demand that countries cut their budget deficit when the economy is recovering. They’ve opposed too the so-called “bail in”, where bondholders take a hit when a bank is resolved. It’s hard to imagine much progress on risk-sharing when the commitment to risk reduction is weak.

More generally, the EU seems too busy with other crises to care. The number of immigrants from Africa and Asia has fallen dramatically since three years ago, but the subject remains at the top of voter concerns. The clock’s also ticking on Brexit. While this is chiefly a problem for the British government, a catastrophic “no deal” departure would hurt the EU too, so the final stages of the process needs careful stewardship.

For all Draghi’s efforts, the monetary union is unlikely to make significant progress by the time he steps down in autumn 2019. He saved the euro, but he can’t guarantee its future.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ecb. Verosimilmente l’Italia non avrà cariche direttive.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-03.

EuroTower 002

La Germania ha lasciato cadere la prelazione sul governatorato della Ecb e punta invece alla Presidenza della Commissione, spingendo avanti la nomina di Herr Weber.

Di conseguenza, per la massima carica nella banca centrale tutti i giochi sono aperti. Non solo: anche il board dovrebbe essere ridisegnato.

A complicare la situazione vi sono le prossime tornate elettorali, che potrebbero variare non tanto gli assetti attuali, quanto piuttosto gli equilibri interni alla politica comunitaria. Di fondamentale importanza saranno poi le elezioni europee della prossima primavera.

Ragionare avendo in mente gli attuali assetti ed equilibri potrebbe rivelarsi argomentazione fallace.

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«The nation isn’t automatically entitled to another board seat»

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«Populists must negotiate with other euro-area governments»

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«European Central Bank President Mario Draghi’s eight-year term ends in October 2019 and his country has no automatic path to a seat on the Executive Board after that. Instead, its populist leaders must negotiate with the same European governments that they’ve antagonized on issues including spending limits and immigration since coming to power in June.»

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«The risk is that excluding the currency’s third-largest economy, and a founding member of the European Union, from the body that originates monetary policy would be seen as a snub by Italians. Some officials have already flirted with euro-skepticism and investors remain concerned that the administration might yet consider leaving the bloc, causing a full-blown financial crisis.»

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«It would make it easier for populists to construct a narrative where they have no voice, the ECB is far away in Frankfurt, …. It would be all about perception»

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«While the ECB’s 25-member Governing Council, including Italian Governor Ignazio Visco, ultimately decides on monetary policy, the six-member Executive Board makes proposals and sets the agenda. Bank of Italy officials privately admit that they are concerned by the prospect of an absence from that panel»

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«Two other board positions become vacant next year, but each requires concessions from euro-area finance ministers, who make the appointments»

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Cerchiamo di sintetizzare, nei limiti del possibile.

In questa fase di mutazioni tumultuose ogni possibile previsione sarebbe un mero esercizio di logica.

Però, una considerazione sorgerebbe spontanea, ed anche di grande importanza.

Sembrerebbe essere finita l’epoca in cui alcune nazioni avevano una posizione egemone nell’Unione Europea: i loro governanti si riunivano in privato e decidevano l’avvenire dell’interna Unione ed eurozona.

Si sta aprendo una stagione che dovrebbe essere dominata da una concreta Realpolitik: diplomazia e trattative dovrebbero avere il sopravvento.

In questa ottica, gli antichi comportamenti di muro contro muro sarebbero del tutto stantii ed inadeguati.

I resti di quelli che furono i partiti tradizionali dovranno ben sedersi al tavolo negoziale con le forze populiste emergenti: piaccia o meno.


Bloomberg. 2018-09-03. Italy Could Be Shut Out of ECB’s Control Room After Draghi Era

– The nation isn’t automatically entitled to another board seat

– Populists must negotiate with other euro-area governments

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Italy could soon find itself excluded from the heart of euro-area monetary policy for the first time in the currency’s two-decade history.

European Central Bank President Mario Draghi’s eight-year term ends in October 2019 and his country has no automatic path to a seat on the Executive Board after that. Instead, its populist leaders must negotiate with the same European governments that they’ve antagonized on issues including spending limits and immigration since coming to power in June.

The risk is that excluding the currency’s third-largest economy, and a founding member of the European Union, from the body that originates monetary policy would be seen as a snub by Italians. Some officials have already flirted with euro-skepticism and investors remain concerned that the administration might yet consider leaving the bloc, causing a full-blown financial crisis.

“It would make it easier for populists to construct a narrative where they have no voice, the ECB is far away in Frankfurt,” said Nick Kounis, an economist at ABN Amro Bank NV in Amsterdam. “It would be all about perception.”

Italy’s financial woes were highlighted on Friday when Fitch Ratings changed its outlook on Italy to negative from stable. The grade is currently just two notches above junk.

Read more: Italy Responds to Ratings Threat, Says Budget Will Calm Markets

While the ECB’s 25-member Governing Council, including Italian Governor Ignazio Visco, ultimately decides on monetary policy, the six-member Executive Board makes proposals and sets the agenda. Bank of Italy officials privately admit that they are concerned by the prospect of an absence from that panel.

Draghi’s presidency since 2011 means it’s unlikely another Italian would replace him when his non-renewable term finishes. The neatest solution might be for Germany to get the presidency for the first time, German board member Sabine Lautenschlaeger to quit, and an Italian to take her place.

Read our survey on who’s seen as most like to be the next ECB president

But Chancellor Angela Merkel is reportedly focusing on a senior EU political post for her country rather than pushing Bundesbank President Jens Weidmann for the ECB. Moreover, Italy might wince at Weidmann, a critic of the loose monetary policy relied upon by weaker economies.

Two other board positions become vacant next year, but each requires concessions from euro-area finance ministers, who make the appointments.

Belgium’s Peter Praet steps down as chief economist in May. To win his seat, Italy would have to convince peers to allow two Italians on the board simultaneously for five months until Draghi leaves. That has only happened once before, for two months in 2011, when Draghi became president before Lorenzo Bini Smaghi succumbed to pressure to quit.

The next opportunity would be when France’s Benoit Coeure leaves on Dec. 31, 2019. But unless France clinches the presidency for an unprecedented second time, it would probably have a stronger claim.

Supervisory Role

Italy could otherwise be without a board seat for more than a year until Luxembourg’s Yves Mersch goes in December 2020.

The government could to choose accept that situation but push to lead the ECB’s bank-supervision arm instead when France’s Daniele Nouy leaves on Dec. 31.

Unlike board posts though, the Single Supervisory Mechanism chair is nominated by the ECB, and it’s leaning toward a woman for the role. Irish Deputy Governor Sharon Donnery has applied and is widely considered the frontrunner. Italy’s Andrea Enria, chairman of the European Banking Authority, is said to be a candidate.

Large nations have gone without a board place before. Spain did so for more than five years until Luis de Guindos became vice president, and France had a 17-month hiatus before Jean-Claude Trichet became president. But Germany and Italy have never been absent.

“If there’s a chance to drag the ECB seat into the Italian political debate, politicians will,” said Giovanni Orsina, professor of political history at Luiss University in Rome. “There is a constant search for reasons to accuse the government, or excuses to absolve its failures.”

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Merkel. Ecb addio. Weidmann non fa i salti di gioia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-25.

HUNGARY-GERMANY-MERKEL-ORBAN
German Chancellor Angela Merkel (L) and Hungarian Prime Minister Viktor Orban (R) leave after a meeting in the parliament in Budapest on February 2, 2015 during Merkel’s first visit to Hungary in last five years. AFP PHOTO / ATTILA KISBENEDEK / AFP PHOTO / ATTILA KISBENEDEK

«Sources say the German chancellor will surrender the top central bank job promised to Bundesbank chief Jens Weidmann to get the more influential commission post»

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«Confidant Peter Altmaier is a leading candidate»

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«Jens Weidmann, the influential head of Germany’s central bank, may consider himself a master of the universe, but he could soon become a pawn in Angela Merkel’s game of EU chess »

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«The German chancellor, top government sources say, has set her sights on getting a German as president of the European Commission and is willing to give up the European Central Bank presidency she promised to Mr. Weidmann»

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«In her cold realpolitical way, Ms. Merkel is calculating that Berlin can exert greater influence in the EU with the top job in the bloc’s executive body»

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Cerchiamo di ragionare.

Nell’ambito dell’Unione Europea i diversi stati nazionali esercitano un peso che corrisponde sia alla loro potenza economica sia alla stabilità politica interna del proprio governo: questi due aspetti dovrebbero essere valutati simultaneamente.

L’Austria di Herr Kurz conta molto di più di quanto non valga il suo sistema economico grazie alla stabilità politica ed alla coerenza del suo Cancelliere.

La Francia ha sicuramente un grande peso economico, ma la declinante figura politica di Mr Macron ha permesso alla Commissione Europea di varare provvedimenti che la penalizzano fortemente.

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Si apre quindi il problema di quanto valga la Bundeskanzlerin Frau Merkel in Germania e nell’Unione Europea e di quanto peserà tra un anno.

Il 24 settembre 2017 Frau Merkel ha subito una débâcle: il suo partito è sceso di quasi dieci punti percentuali, così come il suo partito sodale Spd. È riuscita a restare cancelliere per il rotto della cuffia ed a prezzo di dilacerare ulteriormente il suo paese.

La Composizione del Consiglio Europeo è variata in modo consistente con l’ingresso di capi di governo ‘populisti’ o ‘sovranisti’ che dir si voglia. Ed i sondaggi per le elezioni europee del prossimo anno indicherebbero che queste ultime formazioni politiche potrebbero raggiungere e superare il 30% del consenso elettorale.

Ad ottobre si voterà in Hessen ed in Baviera, ed i sondaggi elettorali, da prendersi con ragionevolezza, darebbero un ulteriore calo del partito di Frau Merkel e dei socialdemocratici: calo stimabile tra i sette ed i dodici punti percentuali.

Le ultime prospezioni su scala federale di Infratest dimap del 24 agosto darebbero la Cdu/Csu al 28%, Sopd al 16.5%: la Große Koalition avrebbe perso la maggioranza. Ma con i Gruene al 13.5%, Fdp al 10% ed AfD al 16% risulterebbe sequenziale l’unica possibilità di formare una coalizione allargata, ma con forze politiche altamente contrastanti su quasi tutti i temi politici.

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Tirando le somme, Frau Merkel sembrerebbe essere in una situazione in cui ben poco può imporre alla Unione Europea, confermando così la sua sostanziale impotenza già vista durante l’ultimo Consiglio Europeo.

Non avrebbe quindi la forza di poter imporre Herr Weidmann alla guida della Ecb. Sia ben chiaro: nessuno avrà la forza di imporre alcunché, e volenti o nolenti i partiti tradizionali dovranno ben trattare con i populisti.

Frau Merkel sembrerebbe intenzionata a scaricare Herr Weidmann reclamando alla Germania la Presidenza della Commissione Europea. Sicuramente Frau Merkel è libera di operare in tale direzione, ma sarà tutto da vedere se gli altri stati membri daranno il proprio placet.

Nota.

Non è poi nemmeno detto che Frau Merkel all’epoca sia ancora il cancelliere tedesco.


Handelsblatt. 2018-08-23. Merkel may sacrifice ECB post to clinch EU Commission presidency

Sources say the German chancellor will surrender the top central bank job promised to Bundesbank chief Jens Weidmann to get the more influential commission post. Confidant Peter Altmaier is a leading candidate.

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Jens Weidmann, the influential head of Germany’s central bank, may consider himself a master of the universe, but he could soon become a pawn in Angela Merkel’s game of EU chess.

The German chancellor, top government sources say, has set her sights on getting a German as president of the European Commission and is willing to give up the European Central Bank presidency she promised to Mr. Weidmann.

In her cold realpolitical way, Ms. Merkel is calculating that Berlin can exert greater influence in the EU with the top job in the bloc’s executive body. The recent trade deal between the current commission president, Jean-Claude Juncker, and US President Donald Trump demonstrated once again the potential power of the office.

Both jobs, as well as that of European Council president, the representative of EU leaders, are up for grabs next year, and must be divvied up among various EU members. Germany has never held the presidency of the ECB, and its only commission president was Walter Hallstein, back in the 1950s, when the then-EEC was something quite different.

Don’t bank on it

By definition, the apolitical ECB president can’t strike political deals but must vote with colleagues on the governing council for policies that are best for the entire eurozone. Mr. Weidmann, for all his qualities, is controversial because of his hawkish stance on monetary policy and it’s not even certain he could sway the council to follow his guidance.

Ms. Merkel has a number of potential candidates for the commission job. Manfred Weber, a member of the Bavarian wing of her conservative alliance, is currently the leader of the conservative grouping in the European Parliament. As such, he is well-positioned to take on the presidency, which according to the newest tradition should go to the leader of the bloc that wins the most seats in the parliament elections next year.

But the chancellor has other choices. Defense Minister Ursula von der Leyen is not too popular with her military constituency and would have the advantage of putting a woman into the mix for the EU job.

Government sources, however, say the smart money is on Peter Altmaier, Ms. Merkel’s longtime confidant, who is currently serving as economics minister. These sources note that he has made few changes in the staffing at the ministry and spends most of his time glad-handing around Europe instead of mixing it up with Germany’s trading partners — both signs he sees the cabinet post as a stepping-stone to Brussels.

French fancies

The other factor in the EU chess game is France, which has an elevated sense of its importance and currently has none of the top jobs. French President Emmanuel Macron formed his own party from scratch, so it doesn’t belong to any of the existing blocs in the European Parliament, giving him little leverage to determine the commission president.

However, he does have a couple of able candidates for the ECB job — French central bank president François Villeroy de Galhau and Benoît Coeuré, currently an ECB executive board member. And waiting in the wings there is always Christine Lagarde, former French finance minister and current managing director of the International Monetary Fund, who might welcome a top job in Europe.

In her recent speeches, Ms. Merkel has emphasized that the EU needs to move beyond a strictly financial perspective. In that context, it makes a lot more sense for Germany to seek the commission job rather than content itself with the ECB post.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Merkel. La sua proposta sull’Esm.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-13.

Merkel 1030

«Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati (in inglese European Stability Mechanism; ESM), è un’organizzazione internazionale a carattere regionale nata come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro (art. 3); è istituita dalle modifiche al Trattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011. Esso ha assunto però la veste di organizzazione intergovernativa (sul modello del FMI), a motivo della struttura fondata su un consiglio di governatori (formato da rappresentanti degli stati membri) e su un consiglio di amministrazione e del potere, attribuito dal trattato istitutivo, di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al fondo-organizzazione.

Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 9 dicembre 2011, con l’aggravarsi della crisi dei debiti pubblici, decise l’anticipazione dell’entrata in vigore del fondo, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012. Successivamente, però, l’attuazione del fondo è stata temporaneamente sospesa in attesa della pronuncia da parte della corte costituzionale della Germania sulla legittimità del fondo con l’ordinamento tedesco. La Corte Costituzionale Federale tedesca ha sciolto il nodo giuridico il 12 settembre 2012, quando si è pronunciata, purché vengano applicate alcune limitazioni, in favore della sua compatibilità con il sistema costituzionale tedesco. ….

Il MES sostituisce il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), nati per salvare dall’insolvenza gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria.[8] Il MES è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi.

Il MES è regolato dalla legislazione internazionale e ha sede a Lussemburgo. Il fondo emette prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquista titoli sul mercato primario (contestualmente all’attivazione del programma Outright Monetary Transaction), ma a condizioni molto severe» [Fonte]

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Questa che segue è, nelle sue stesse parole, la proposta delle Bundeskanzlerin Frau Merkel.

«La mia esperienza mi insegna che è meglio per tutti se ci concentriamo sul merito. E qui ovviamente ognuno ha i propri interessi»

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«Quanto più ci portiamo rispetto a vicenda, tenendo conto dei reciproci interessi, tanto meglio è …. finora con il dialogo abbiamo sempre trovato soluzioni accettabili per tutti»

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«Il meccanismo europeo di stabilità Esm deve diventare un Fondo monetario europeo»

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«Un Fme con tali competenze deve avere la facoltà di giudicare la situazione economica di tutti gli Stati membri, valutarne la sostenibilità del debito e disporre di strumenti adeguati per ripristinarla, qualora necessario»

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«L’Fme deve essere organizzato come una struttura intergovernativa …. nel rispetto dei relativi diritti dei parlamenti nazionali»

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A nostro sommesso parere è inaccettabile, almeno nella forma espressa.


Corriere. 2018-06-07. Gli «interessi» di Merkel sul Fondo monetario Ue e la proposta (rischiosa) che l’Italia può bloccare

Debito, la posta in gioco al vertice europeo. Le due proposte tedesche: un bilancio comune per investimenti che sostenga l’area euro e la trasformazione del meccanismo europeo di stabilità Esm in un Fondo monetario europeo

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Nelle stesse ore hanno parlato entrambi di «interessi» a 1.500 chilometri di distanza. A Roma, nel suo discorso alla Camera, lo ha fatto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte martedì nel parlare della linea che il suo governo seguirà a Bruxelles. A Berlino, lo aveva fatto il giorno prima la cancelliera Angela Merkel spiegando le proposte che la Germania avrebbe portato al vertice europeo di fine mese. E a nessuno dei due dev’essere sfuggito che il modo in cui hanno parlato di «interessi» è suonato così diverso da essere inconciliabile.

Conte, almeno in apparenza, ha avuto le parole più cariche di ottimismo. «Siamo di fronte a una situazione in cui gli interessi dell’Italia vengono a coincidere con gli interessi generali dell’Europa — ha detto il premier —. Quale Paese fondatore, abbiamo pieno titolo di rivendicare un’Europa più forte e anche più equa, nella quale l’Unione economica e monetaria sia orientata a tutelare i bisogni dei cittadini per bilanciare i principi di responsabilità e di solidarietà». Dunque per l’italiano ciò che è bene per il suo Paese lo è anche per l’Europa, e viceversa.

Merkel è stata invece molto concreta e poco retorica in un’intervista al domenicale della Frankfurter Allgemeine Zeitung. Del clima anti-tedesco che serpeggia nella maggioranza di governo in Italia ha detto: «La mia esperienza mi insegna che è meglio per tutti se ci concentriamo sul merito. E qui ovviamente ognuno ha i propri interessi». In altri termini per lei l’interesse della Germania non coincide con quello dell’Europa, ma neppure quello dell’Italia lo fa. «Quanto più ci portiamo rispetto a vicenda, tenendo conto dei reciproci interessi, tanto meglio è», dice Merkel, perché «finora con il dialogo abbiamo sempre trovato soluzioni accettabili per tutti».

A questo proposito la cancelliera domenica ha presentato un paio di proposte per il prossimo vertice europeo, di cui il mondo politico in Italia non sembra essersi accorto. Ed è un paradosso, perché confermano la visione di Merkel: gli interessi di Germania e Italia non necessariamente coincidono. La prima proposta non è altro che una versione ridotta in modo quasi umiliante dell’idea di Emmanuel Macron di un bilancio comune per investimenti che sostenga l’area euro. Il presidente francese propone un fondo «di alcuni punti di prodotto interno lordo» dell’unione monetaria, dunque di alcune centinaia di miliardi di euro. La cancelliera invece si dice «molto a favore» di uno strumento «di alcune decine di miliardi di euro». Del resto già il fondo proposto da Jean-Claude Juncker nel presentarsi come presidente della Commissione — 130 miliardi — quasi non ha lasciato traccia data la sua esiguità.

In contropartita però Merkel propone anche qualcosa che coincide con gli interessi tedeschi — almeno nella percezione di Berlino — ma contrasta direttamente con quelli dell’Italia. «Il meccanismo europeo di stabilità Esm deve diventare un Fondo monetario europeo». Le funzioni sono allargate: non solo grossi prestiti di emergenza a scadenza trentennale, anche prestiti limitati a cinque anni e vigilanza diretta sulle economie dei diversi Paesi (una funzione che oggi spetta alla Commissione Ue). Con in più l’autorità di imporre una ristrutturazione del debito pubblico di un Paese se lo si ritiene giusto: in sostanza il nuovo Fme potrebbe decidere il default «ordinato» di uno Stato prima di prestargli le risorse necessarie ad andare avanti. Dice Merkel: «Un Fme con tali competenze deve avere la facoltà di giudicare la situazione economica di tutti gli Stati membri, valutarne la sostenibilità del debito e disporre di strumenti adeguati per ripristinarla, qualora necessario».

Si tratta dunque di un potere molto coercitivo, con un governo di fatto nelle mani della Germania stessa e del Bundestag. «L’Fme deve essere organizzato come una struttura intergovernativa» dice Merkel, dunque con diritti di veto per chi — come sarebbe il caso solo per Germania e Francia — ha più del 20% del capitale. Ovviamente, aggiunge la cancelliera, «nel rispetto dei relativi diritti dei parlamenti nazionali». Significa che sarebbe il Bundestag, con le sue pulsioni politiche non prive di populismo di destra, ad avere di fatto l’ultima parola sulla vigilanza e l’eventuale «bail in» — sforbiciata sui detentori di bond — del debito pubblico di Paesi terzi. Una prospettiva, la storia recente insegna, di per sé destabilizzante sui mercati. L’area euro diventerebbe per legge un governo dei creditori sui debitori, deciso dalle preferenze politiche dei primi.

Il governo gialloverde dell’Italia promette di essere «assertivo» in Europa. Dovrebbe dunque essere pronto a porre un veto su una svolta del genere al vertice Ue del 28 e 29 giugno. Ma qualcosa minaccia di indebolirlo: con tutto il deficit che promette di fare, l’Italia rischia di restare sola. Gli altri Paesi vedrebbero nella sua resistenza dell’opportunismo, non l’«interesse di tutti».