Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Fondo Ue di transizione verde. Italia pagherà per la Germania.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-15.

Unione Europea

È inutile abolire l’Unione Europea: nei fatti non conta più nulla.


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Frau Ursula von der Leyen aveva paragonato il Green Deal al progetto americano di sbarco sulla luna.  Avrebbe dovuto diventare una ‘pietra miliare’ nella storia dello sviluppo umano.

Mai il mondo avrebbe visto un progetto più grandioso, ad immortale gloria delle mente che lo avevano concepito.

«Il nuovo Fondo europeo per la transizione verso un’economia verde partirà con uno stanziamento di base di 7,5 miliardi e dal 2021 permetterà di finanziare con risorse pubbliche “la modernizzazione” di grandi impianti industriali e “la bonifica di siti contaminati” – come potrebbe essere per l’ex Ilva – senza violare le regole Ue sugli aiuti di Stato»

«La Commissione Ue propone che il nuovo fondo (Fte) sia accessibile “a tutti gli Stati membri” e rientri all’interno delle politiche di coesione. Il fondo potrà contare su 7,5 miliardi di euro di risorse fresche per il 2021-2027»

«A questo stanziamento si aggiungeranno i cofinanziamenti nazionali e le risorse che gli Stati dovranno trasferire dai fondi per lo sviluppo regionale (Fesr) e sociale (Fse+)»

«Secondo l’esecutivo europeo, grazie a questo meccanismo in sette anni potranno essere mobilitati fondi pubblici “fra i 30 e i 50 miliardi”»

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Cerchiamo di ragionare.

Herr Timmermans aveva a suo tempo richiesto 1,300 (milletrecento) miliardi per il Green Deal. Era la cifra considerata quella minima per far transitare l’Unione Europea ad una felice isola verde nell’universo.

Il piano del budget settennale di Herr Timmermans fu clamorosamente bocciato. L’Unione Europea non ha denaro alcuno e Mrs Lagard aveva messo le mani avanti dichiarando che l’Ecb non c’entra nulla con il Green Deal: ci pensassero i singoli stati.

E così il Green Deal si trovò ad essere finanziato con 7.5 miliardi in sette anni, ossia con poco pi di un miliardo ogni anno. Ma essendo 27 gli stati efferenti l’Unione, sarebbero in termini medi poco più di trenta milioni all’anno per ogni singolo stato. Un po’ poco per sbarcare sulla luna, e ben poco per sanare il territorio ex Ilva.

Ma da quel guazzabuglio di parola emergerebbe che gli stati avrebbero la possibilità di stornare fondi ad altro scopo attribuiti sul Green Deal. Parole suadenti come la mela offerta a Biancaneve. La Germania ne farebbe la parte del leone, seguita dalla famelica Francia.

Risultato: l’Italia paga e la Germania intasca.

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Green deal: Ue apre ad aiuti per casi come l’Ilva.

Martedì arriva la proposta per il Fondo Ue di transizione verde.

Il nuovo Fondo europeo per la transizione verso un’economia verde partirà con uno stanziamento di base di 7,5 miliardi e dal 2021 permetterà di finanziare con risorse pubbliche “la modernizzazione” di grandi impianti industriali e “la bonifica di siti contaminati” – come potrebbe essere per l’ex Ilva – senza violare le regole Ue sugli aiuti di Stato. E’ quanto emerge dalla bozza delle proposte che la Commissione europea presenterà martedì prossimo di cui l’ANSA ha preso visione. 

La Commissione Ue propone che il nuovo fondo (Fte) sia accessibile “a tutti gli Stati membri” e rientri all’interno delle politiche di coesione. Il fondo potrà contare su 7,5 miliardi di euro di risorse fresche per il 2021-2027. A questo stanziamento si aggiungeranno i cofinanziamenti nazionali e le risorse che gli Stati dovranno trasferire dai fondi per lo sviluppo regionale (Fesr) e sociale (Fse+). Il meccanismo alla base della proposta prevede che per ogni euro ricevuto dal Fte, i Paesi trasferiscano “da un minimo di 1,5 a un massimo di 3 euro” provenienti dagli altri fondi Ue. Secondo l’esecutivo europeo, grazie a questo meccanismo in sette anni potranno essere mobilitati fondi pubblici “fra i 30 e i 50 miliardi”. Lo strumento rientrerà in un più ampio Meccanismo per la transizione verde che ambisce ad attirare investimenti pubblici e privati per 100 miliardi. La Commissione chiede che siano i Paesi a “identificare i territori” bisognosi del sostegno del Fte, che in Italia coincideranno con le Province (categorizzate tecnicamente come NUTS 3), e a redigere piani di transizione territoriale ad hoc. Il Fte potrà finanziare anche “investimenti produttivi in aziende diverse dalle Pmi”, quando “sono necessari per l’attuazione dei piani di transizione territoriali”.

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Eurozona. Ecb. Riserve Valutarie ancora in calo a 808.04 miliardi euro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-25.

2019-12-20__ECB Riserve

La Ecb ha pubblicato l’ammontare delle Riserve Valutarie a tutto il 2019-12-16: 808.04 miliardi di euro.

Il 16 settembre erano 836.50 miliardi euro.

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Le riserve totali di asset sono asset denominati in valuta estera, subito disponibili e controllate dalle autorità bancarie per il rispetto della bilancia dei pagamenti; l’intervento nei mercati per condizionale il tasso di cambio e per altri scopi collegati (come mantenere la fiducia nella valuta e nell’economia e fare da base per i prestiti esteri). Il dato mostra un quadro davvero completo su base mensile riguardo alle azioni a prezzo di mercato, transazioni, valute estere e rivalutazioni di mercato e altre variazioni di volumi.

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European Banking Federation. Banche scarichino sui clienti i tassi negativi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-05.

Gufo_019__

Tutti gli italiani sono obbligati ad eseguire i pagamenti con il bancomat.

Ma se pagano con il bancomat sono così ricchi da avere conti in banca.

Quindi la European Banking Federation propone che i tassi negativi transitino dalle povere banche ai ricchi clienti. Sarebbe soltanto un atto di giustizia sociale.

Ossia, i clienti delle banche pagheranno fior di interessi alle banche che graziosamente si presteranno a custodire i loro gruzzoli.

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«L’ad di UniCredit, Mustier, ha proposto alla BCE di trasferire i costi dei tassi negativi dalle banche ai clienti»

«Il costo dei tassi negativi della BCE dovrebbe essere trasferito dalle banche ai singoli clienti e correntisti, secondo Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit»

«Le dichiarazioni dell’ormai presidente dell’Ebf (European Banking Federation) sono arrivate a poco meno di un mese dall’ultima riunione della Banca Centrale Europea, durante la quale l’inversione della politica monetaria del Vecchio Continente è risultata palese»

«Il costo dei tassi negativi BCE deve essere scaricato sui clienti»

«Le proposte dell’ad di UniCredit hanno avuto uno scopo ben preciso: assicurare la massima efficienza alle politiche monetarie della BCE»

«Sarebbe estremamente importante che i tassi negativi non si fermassero nei bilanci bancari. È importante che la BCE dica alle banche: per favore passate i tassi negativi ai vostri clienti»

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Il ragionamento sembrerebbe non fare una grinza, se non fosse per la fallacità degli assiomi sui quali si basa.

Constatata la recessione economica, Ecb ha ripreso a stampare su larga scala, ma senza coperture. Però qualcuno il conto lo deve ben pagare. Tassi negativi per i titoli di stato e tassi negativi sui depositi in Ecb. Ma le grandi entità obbligate a comprare titoli sovrani e custodire liquidità non ci stanno per nulla a doversi sobbarcare l’onere di finanziare proprio loro l’Ecb. Scaricare gli oneri sui quattrocento milioni di Europei è per le banche una vera e propria genialata.

Infine, gli Elettori europei se li sono votati? Ebbene, che se li godano.

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BCE: il costo dei tassi negativi scaricato sui clienti delle banche? La proposta

L’ad di UniCredit, Mustier, ha proposto alla BCE di trasferire i costi dei tassi negativi dalle banche ai clienti, ma con delle specifiche.

Il costo dei tassi negativi della BCE dovrebbe essere trasferito dalle banche ai singoli clienti e correntisti, secondo Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit.

Le dichiarazioni dell’ormai presidente dell’Ebf (European Banking Federation) sono arrivate a poco meno di un mese dall’ultima riunione della Banca Centrale Europea, durante la quale l’inversione della politica monetaria del Vecchio Continente è risultata palese.

La BCE ha tagliato i tassi di interesse sui depositi (già negativi) da -0,4% a -0,5% ma allo stesso tempo ha scelto di introdurre il tiering per cercare di alleggerire i costi sostenuti dalle banche. Eppure per Mustier questi oneri dovrebbero essere ora scaricati sui clienti, ma con dei limiti.

Il costo dei tassi negativi BCE deve essere scaricato sui clienti – Mustier

Le proposte dell’ad di UniCredit hanno avuto uno scopo ben preciso: assicurare la massima efficienza alle politiche monetarie della BCE.

D’altronde, ha precisato Mustier, il compito del sistema bancario non è quello di commentare o giudicare le decisioni del Consiglio Direttivo, ma quello di lavorare al meglio per garantirne l’efficacia tramite il cosiddetto meccanismo di trasmissione, un meccanismo che dovrebbe essere rafforzato proprio tramite il progressivo spostamento dei costi dagli istituti di credito ai correntisti.

  “Sarebbe estremamente importante che i tassi negativi non si fermassero nei bilanci bancari. È importante che la BCE dica alle banche: per favore passate i tassi negativi ai vostri clienti”.

I costi colpiranno proprio tutti?

Nella proposta di Mustier non sono mancate delle specifiche importanti. L’idea di trasferire i costi dei tassi negativi dalle banche ai clienti non andrebbe a colpire tutti, indiscriminatamente.

Da essa verrebbero esonerati infatti tutti i correntisti al di sotto dei 100.000 euro. Pagare per lasciare i soldi fermi in banca sarebbe una “prerogativa” dei più abbienti.

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ECB, Il membro tedesco del Comitato si è dimesso.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-27.

Gufo_019__

Che il clima in Ecb fosse teso era cosa nota da tempo. Così come era ben chiara la discrepanza di visioni di politica economica. Nessuno poi potrebbe negare quanto la politica sbandieri a voce alta l’indipendenza del governatore dell’Ecb, ma nel contempo lo riempia di oscure minacce sussurategli nell’orecchio.

ECB. Offerti 100 mld Tltro-III e richiesti 3.4 mld. Deserta l’asta.

Fed ed Ecb. Molti pensano che siano a fine corsa. Vecchie, ragionano da vecchie.

Ecb. Eurozona. Riserva valutaria 836.50 miliardi Usd, 4.52% del pil.

ECB. Rivolta dei Governatori contro i provvedimenti disperati.

Ecb. ‘Rallentamento più duraturo del previsto’.

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La debolezza dell’Ecb è documentabile da pochi dati, ma sono quelli che poi contano davvero.

L’Ecb ha 836.5 miliardi Usd di riserve valutarie, la Cina 3,107 miliardi Usd, il Giappone 1,331.6, la Russia 532.7 e l’India 529.61 miliardi Usd. Le differenze saltano immediatamente agli occhi se si considera il rapporto riserve / pil: Eurozona 4.52%, Cina 23.73%, Giappone 26.26%, Russia 33.80% ed India 19.69%.

L’eurozona è piena di liquidità giacenti inerti in attesa di poter essere investite: ma ripristinare  il clima di fiducia necessario è compito dei politici, non certo dei banchieri centrali.

Nei fatti, l’ultima manovra prospettata da Draghi serve solo a rendere agli stati meno gravoso il peso dei debiti sovrani, ma non solo non concorre a ridurne l’ammontare, ma al contrario li farà levitare.

È del tutto sequenziale che Germania, ed Olanda, per esempio, non possano tollerare una simile situazione.

Ma su tutto spicca l’inconsistenza finanziaria dell’Ecb.

Siamo chiari: il piano Draghi è velleitario: non si possono fare nozze con i fichi secchi, così come è velleitario cercare di risolvere problemi economici e politici con manovre monetarie. Le viti si avvitano ed i chiodi si piantano, non viceversa.

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«Official’s planned departure in October will come two years before term ends»

«The most senior German official at the European Central Bank unexpectedly resigned before the end of her term amid a conflict over a move this month to restart the bank’s giant bond-buying program»

«Sabine Lautenschläger, who sits on the bank’s six-member executive board in Frankfurt, will leave the bank on Oct. 31, more than two years before her eight-year term had been due to end»

«She is the third German-born official to resign from the ECB in just over eight years following policy disputes»

«Her departure underscores deep divisions within the ECB’s 25-member rate-setting committee over how to steer the eurozone economy through a period of slowing growth and mounting external threats»

«They will pose an early challenge for the ECB’s incoming president, Christine Lagarde, who starts on Nov. 1 and will need to mend ties with officials in major eurozone economies, notably Germany»

«The Bundesbank’s current President, Jens Weidmann, has repeatedly criticized the bank’s bond purchases, most recently in an interview this month with German mass-market daily Bild»

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A quanti avessero buona memoria dovrebbe essere inutile ricordare come nel 1930 in Germania i rotoli di banconote da cento miliardi di marchi fossero usate come carta da parati.

Già. Chi mai lo avrebbe mai detto?


WSJ. 2019-09-27. Germany’s Lautenschläger Resigns From ECB Board

Official’s planned departure in October will come two years before term ends.

FRANKFURT—The most senior German official at the European Central Bank unexpectedly resigned before the end of her term amid a conflict over a move this month to restart the bank’s giant bond-buying program.

Sabine Lautenschläger, who sits on the bank’s six-member executive board in Frankfurt, will leave the bank on Oct. 31, more than two years before her eight-year term had been due to end, the ECB said Wednesday.

She is the third German-born official to resign from the ECB in just over eight years following policy disputes.

Her departure underscores deep divisions within the ECB’s 25-member rate-setting committee over how to steer the eurozone economy through a period of slowing growth and mounting external threats. Those divisions have unsettled investors and, some analysts said, hampered the ECB’s response to economic crises.

They will pose an early challenge for the ECB’s incoming president, Christine Lagarde, who starts on Nov. 1 and will need to mend ties with officials in major eurozone economies, notably Germany.

Two other German-born ECB officials—former Bundesbank president Axel Weber and the former ECB chief economist, Jürgen Stark —both stepped down from the bank in 2011 after criticizing its decision to buy eurozone government debt. The Bundesbank’s current President, Jens Weidmann, has repeatedly criticized the bank’s bond purchases, most recently in an interview this month with German mass-market daily Bild.

German public opinion is highly critical of the ECB’s expansionary monetary policy, and senior German officials worry that the ECB’s bond purchases unfairly subsidize spendthrift governments in Southern Europe.

The ECB gave no reason for Ms. Lautenschläger’s departure. But it comes less than two weeks after the ECB unveiled a large new stimulus package aimed at shoring up the eurozone economy that included an open-ended bond-buying program.

In an interview in August, Ms. Lautenschläger, a 55-year-old jurist, warned that it was too early to launch an aggressive stimulus package, pointing to signs of strength in the eurozone economy. She argued that bond purchases should only be used in an emergency, such as when the region was threatened with deflation, or a vicious circle of falling prices.

The ECB’s Italian-born President Mario Draghi, who is also due to leave the bank in October, pushed forward with the stimulus package over objections from at least seven members of the bank’s 25-member rate-setting committee. Opponents included the heads of the Dutch, French and German central banks, representing economies that account for more than half of eurozone economic output.

The very vocal opposition to the ECB’s move “shows how fragile the ECB currently is,” said Carsten Brzeski, chief economist with ING Bank on Germany. Ms. Lagarde “will have some work to do to mend the ties,” he added.

European leaders must now agree on a successor to Ms. Lautenschläger, likely another German. Her resignation caps a period of high turnover on the ECB’s executive board, with five of six board members departing the bank over a period of 18 months.

Ms. Lautenschläger recently helped lead the ECB’s new banking supervisory arm, established during the region’s debt crisis to sever the link between weak governments and banks.

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Caos in BCE: uno dei membri del Comitato si è dimesso. I motivi

La BCE perde pezzi: Sabine Lautenschläger, membro tedesco del Comitato esecutivo, ha rassegnato le dimissioni. I motivi.

La BCE sta perdendo pezzi: Sabine Lautenschläger, uno dei membri del Comitato esecutivo della banca centrale, ha scelto di rassegnare le dimissioni.

Il motivo? Da ricercare nei mai sopiti contrasti con Mario Draghi che in occasione dell’ultima riunione ha scelto di tagliare i tassi di interesse sui depositi e di annunciare un nuovo Quantitative Easing.

Le dimissioni di Lautenschläger dalla BCE sono tra l’altro giunte proprio nel momento in cui l’Italia ha avanzato all’Eurogruppo la candidatura di Fabio Panetta come prossimo membro del Comitato esecutivo.

Tegola BCE: i motivi delle dimissioni di Lautenschläger

Il Comitato esecutivo della BCE è formato da sei persone, compresi il Presidente e il Vicepresidente dell’istituto, tutte nominati dal Consiglio europeo.

Nella serata di ieri, mercoledì 25 settembre, il membro tedesco Sabine Lautenschläger ha scelto di rassegnare le dimissioni senza però fornire indicazioni in merito ai motivi di questa scelta.

Molti hanno puntato il dito contro i rapporti piuttosto tesi tra la donna e Mario Draghi, lo stesso che il 31 ottobre lascerà la BCE nelle mani di Christine Lagarde.

Nell’ultima riunione l’italiano ha tagliato i tassi sui depositi, annunciato un nuovo Quantitative Easing e aperto le porte a un nuovo round di politiche monetarie extra-accomodanti. Il deciso cambiamento di rotta operato dalla banca centrale ha portato gli oppositori del Presidente a storcere il naso.

Tra le maggiori critiche mosse al nuovo Quantitative Easing sicuramente quelle relative alla sua efficacia. La Lautenschläger si è sin da subito scagliata contro la decisione di introdurre un nuovo QE a tempo indefinito che procederà al ritmo di 20 miliardi al mese e ha votato contro le mosse di Draghi. I loro scontri hanno portato poi alle dimissioni della donna, secondo i rumor.

Cosa accadrà adesso?

Le dimissioni di Lautenschläger non avranno alcun impatto sulla rappresentanza del Comitato esecutivo BCE: la donna sarà infatti sostituita da un altro tedesco visto che ai Paesi con il PIL più alto viene in genere accordata una presenza nel Board.

Molto probabilmente il suo successore sarà comunque una donna. D’altronde lo stesso Draghi ha più volte sottolineato la necessità di dare spazio alla componente femminile in ogni tipo di istituzione.

Le dimissioni di Lautenschläger dalla BCE, si noti, sono arrivate con più di due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato prevista per febbraio 2022.

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ECB. Offerti 100 mld Tltro-III e richiesti 3.4 mld. Deserta l’asta.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-21.

2019-09-20__Ecb

European Central Bank cuts its deposit rate, launches new bond-buying program

« – The central bank’s quantitative easing program will entail 20 billion euros per month of asset purchases for as long as it deems necessary.

– The ECB also cut its main deposit rate by 10 basis points to -0.5%, a record low but in line with market expectations.

– Markets had widely expected some form of stimulus package, though hawks within the European Central Bank (ECB) Governing Council had moved in recent weeks to downplay the scale of the impending measures.

– “In view of the weakening economic outlook and the continued prominence of downside risk, governments with fiscal space should act in an effective and timely manner,” ECB President Mario Draghi said.»

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ECB Modifies New Targeted Longer-Term Refinancing Operations

«The Governing Council of ECB decided to modify some of the key parameters of the third series of targeted longer-term refinancing operations (TLTRO III) to preserve favorable bank lending conditions (Decision (EU) 2019/1558). The changes will apply as of the first TLTRO III operation to be allotted on September 19, 2019 and will be implemented in an amendment to the Decision of ECB on a third series of targeted longer-term refinancing operations (ECB/2019/21). In terms of the pricing of TLTRO III, the previously announced 10-basis point spread above the average interest rate of the main refinancing operations of the Eurosystem and, for counterparties exceeding their lending benchmark, above the average interest rate on the deposit facility, will no longer be applied. The Decision shall enter into force on September 16, 2019.»

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TLTRO – low take up, but ECB should not be concerned

«In the ECB’s TLTRO3.1 operation (19 September) banks took only EUR3.4bn, while banks decided voluntarily to repay EUR32bn next week. Despite the low take up resulting in net liquidity drainage, the ECB and markets should not be concerned, with excess liquidity still above EUR1.7trn Only 28 banks participated in the operation.

TLTRO operations will run quarterly until March 2021, so banks will have plenty of opportunities to take liquidity. The ECB should not be concerned with low take up.

Take up surprisingly low

Euro area banks decided to take EUR3.4bn in TLTRO3.1 operations today. This was markedly lower than expected (also lower than our below-market consensus of EUR20- 30bn), however it will not impact the loose liquidity standards.

The low liquidity take up needs to be seen in the context of changed terms last week where the ECB decided that the quarterly operations running until March 2021 should be each of 3-year maturity but also sweetened the rate by 10bp (now from MRO to deposit rate).

Today’s operation cannot be rolled into the 7th and last operation in March 2021, as the early repayment optionality in today’s operation only falls in September 2021. That may also have been a reason for the low take up. However, we expect the ECB to extend the TLTROs as we believe it is an underappreciated and uncontroversial tool.»

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Cerchiamo di comprendere cosa stia accadendo.

«In the ECB’s TLTRO3.1 operation (19 September) banks took only EUR 3.4bn, while banks decided voluntarily to repay EUR 32bn next week. Despite the low take up resulting in net liquidity drainage, the ECB and markets should not be concerned, with excess liquidity still above EUR 1.7trn Only 28 banks participated in the operation»

«Take up surprisingly low»

Il punto chiave da comprendere è il seguente:

– “excess liquidity still above EUR 1.7trn”: il sistema bancario ha in cassa un qualcosa come 1,7000 miliardi, che detiene perché non riesce ad impiegarli: il sistema economico è fermo.

– L’enunciato che il voler immettere liquidità nel sistema faccia uscire dalla crisi economica soddisfa sicuramente le meningi dei lissencefali, ma nulla esita.

– La Banca Centrale è impotente di fronte ad una situazione in cui la gente non vuole impiegare il proprio denaro nel comparto produttivo. Il problema è politico, non monetario.

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Sole 24 Ore. 2019-09-20. Bce, le banche disertano l’asta Bce: solo 3,4 miliardi di prestiti nella Tltro-III

La Bce ha assegnato 3,4 miliardi di euro in prestiti a lungo termine a 28 banche europee nell’ambito dell’operazione Tltro-III. L’ammontare è inferiore alle attese della vigilia, che indicavano una cifra compresa fra i 20 e i 100 miliardi di euro.

La Bce ha assegnato 3,4 miliardi di euro in prestiti a lungo termine a 28 banche europee nell’ambito dell’operazione Tltro-III. L’ammontare è inferiore alle attese della vigilia, che indicavano una cifra compresa fra i 20 e i 100 miliardi di euro.

Il tasso applicato alle banche che riceveranno i prestiti triennali è il tasso medio delle aste principali di riferimento durante il periodo di vita del rispettivo Tltro, e ancora più basso per le banche che presteranno al di sopra di una certa soglia, potendo arrivare fino a -0,50% che è il nuovo tasso sui depositi. All’ultima asta avevano aderito 474 banche.

Quella che si è svolta è la prima delle sette aste di rifinanziamento della Tltro-III, l’ultima delle quali è in agenda nel marzo 2021.

Secondo l’analista di Danske Bank, Piet Christiansen, le banche sarebbero state frenate dall’inatteso (seppur più favorevole) cambio delle condizioni dei prestiti deciso dalla Bce lo scorso 12 settembre. Danske Bank stimava che nella prima asta sarebbero stati erogati prestiti tra 20 e 30 miliardi di euro, Societe Generale stimava fino a 40 miliardi di euro di finanziamenti mentre Pictet & Cie si spingeva fino a 100 miliardi

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Ideologia liberal

Fed ed Ecb. Molti pensano che siano a fine corsa. Vecchie, ragionano da vecchie.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-20.

Debiti 000

«New Keynesian economic theory is wrong»


Su Fed ed Ecb stanno addensandosi nuvoloni bigi, carichi di tempeste.

ECB. Rivolta dei Governatori contro i provvedimenti disperati.

Germania. Tassi negativi strangolano il risparmio.

Germania. Piano anti-recessione da 500 mld, di debiti.

Ecb. ‘Rallentamento più duraturo del previsto’.

Commissione Europea. Si preannunciano scontri ferocissimi.

Draghi Faced Unprecedented ECB Revolt as Core Europe Resisted QE

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«Former US Secretary of the Treasury Lawrence H. Summers and Anna Stansbury recently cast doubt on the future of central banking, suggesting that the prevailing monetary-policy framework is in dire need of a rethink»

«In the current era of low – and in some cases negative – interest rates, many are starting to worry that the European Central Bank and the US Federal Reserve are “running out of ammunition.”»

«When a central bank’s policy rate is already low, it cannot be lowered much more in the event of a crisis»

«Hence, one could argue that the Fed actually should be raising rates now, while unemployment is low, to create enough space for interest-rate cuts in the future, when unemployment may be high»

«Yet it makes no sense to raise interest rates if doing so could trigger a recession»

«When the Fed or the ECB raises rates, New Keynesian economic theory predicts that the hike will eventually lead to a decrease in inflation and that the path from point A to point B will inevitably be accompanied by higher unemployment»

«New Keynesian economic theory is wrong»

«there is no reason why the rate increase should cause higher unemployment»

«According to the theory, a lower interest rate is supposed to lead to more investment expenditure, thereby driving aggregate demand and reducing unemployment»

«This is not science; it is religion»

«The standard theoretical narrative is based entirely on the Phillips curve, which asserts a direct tradeoff between inflation and unemployment»

«If the theory is wrong, it must be replaced with something better»

«monetary policy will be impotent when Europe or the US enters another recession»

«I am not convinced that government spending is the right response»

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Tre frasi dovrebbero essere meditate a fondo.

«This is not science; it is religion»

«If the theory is wrong, it must be replaced with something better»

«monetary policy will be impotent when Europe or the US enters another recession»

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L’aspetto tragico è proprio questo: molti politici ed economisti si sono innamorati di alcune teorie economiche e le vivono come credo religioso: sono ben più dogmatici della caricatura del frate predicatore medievale. È il loro dogmatismo e la loro presunzione che li rendono tediosamente irritanti. Gabellano per verità assoluta il modesto frutto del loro pensiero.

In accordo con Gödel, questo credo è basato su alcune assunzioni indimostrate ed anche indimostrabili. Dogmi di fede.

– La immissione di liquidità nel sistema ne determina una crescita.

– Gli esseri umani sarebbero realtà economiche deterministiche.

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Sono visioni drammaticamente semplicistiche.

I comportamenti degli esseri umani sono tutto tranne che deterministici: per esempio, la fiducia nel sistema prende quasi sempre piede proprio nel momento in cui ha raggiunto il suo fondo, ma la politica prospetta un avvenire prevedibile e certo. L’esplosione economica tedesca del 1948 ne sarebbe un chiarissimo esempio.

Nei fatti, tutto l’Occidente è gravato da una immane quota di debito pubblico.

Ben poche le vie per uscirne:

– pagare i debiti;

– inflazionare;

– andare al default.

La crisi del 2009 ha bene evidenziato come le banche centrali abbiano immesso enormi liquidità, che però alla fine sono state utilizzate non da parte dell’economia produttiva reale, bensì dagli stati per sovvenzionare i propri debiti sovrani. In altri termini, nel sistema non è entrato proprio nulla. Joe l’idraulico non ha visto il becco di un centesimo, almeno fino a tanto che Mr Trump non ha abbassato le tasse.

Ma questa gigantesca massa monetaria generata dal nulla necessita in una qualche maniera di essere bruciata.

Ci si pensi su bene.

Tassi negativi sui titoli di stato e sui depositi bancari altro non fanno che falcidiare le cifre così collocate: questo è il semplice effetto di una ‘inflazione artificiale’ che alla fine depaupera il Contribuente, messo nella impossibilità di risparmiare. Con i tassi negativi uno che risparmiasse per farsi un gruzzoletto a mo’ di pensione assisterebbe impotente alla semplice scomparsa di quanto accantonato.

Ci si pensi bene: sembrerebbe un gran brutto servizio.


New Europe. 2019-09-18.  Central banking’s bankrupt narrative

Former US Secretary of the Treasury Lawrence H. Summers and Anna Stansbury recently cast doubt on the future of central banking, suggesting that the prevailing monetary-policy framework is in dire need of a rethink. I agree, and have been calling for a reconsideration of “Old Keynesian economics” for more than a decade, starting with an article I published in 2006, two years before the Great Recession made it fashionable to question the way we think about macroeconomic theory. I am heartened that the narrative and body of research I have developed continues to gain public support.

In the current era of low – and in some cases negative – interest rates, many are starting to worry that the European Central Bank and the US Federal Reserve are “running out of ammunition.” When a central bank’s policy rate is already low, it cannot be lowered much more in the event of a crisis. Hence, one could argue that the Fed actually should be raising rates now, while unemployment is low, to create enough space for interest-rate cuts in the future, when unemployment may be high. Yet it makes no sense to raise interest rates if doing so could trigger a recession. The question, then, is whether there is a way to restock the powder keg without generating an explosion.

When the Fed or the ECB raises rates, New Keynesian economic theory predicts that the hike will eventually lead to a decrease in inflation and that the path from point A to point B will inevitably be accompanied by higher unemployment. But my own research suggests that New Keynesian economic theory is wrong. After all, if the Fed were to raise the short-term rate slowly and support equity markets with a guarantee to purchase a broad-based exchange-traded fund at a fixed price, there is no reason why the rate increase should cause higher unemployment.

According to the theory, a lower interest rate is supposed to lead to more investment expenditure, thereby driving aggregate demand and reducing unemployment. And lower unemployment is supposed to put upward pressure on wages, which eventually translates into higher prices (inflation) through a mark-up mechanism. That is the point when the central bank reverses its policy and starts to raise interest rates. Yet this entire story is contingent on the assumption that there exists a unique natural rate of unemployment – that is, the “non-accelerating inflation rate of unemployment” (NAIRU) – at which the pace of price growth will neither rise nor fall.

Although New Keynesians acknowledge that the NAIRU may change over time, they cannot predict how it will behave. Rather, central bankers make internal calculations of the NAIRU, and these then feed into decisions about the policy rate. When the unemployment rate is below the current NAIRU estimate and inflation still fails to materialize, they simply conclude that the NAIRU must have fallen. This is not science; it is religion.

In my book Prosperity for All, I offer an alternative to this latter-day version of reading tea leaves. My theory recognizes that a non-accelerating inflation rate is consistent with any unemployment rate. This point was originally made by John Maynard Keynes himself, in The General Theory of Employment, Interest, and Money, and has been emphasized by post-Keynesian economists for decades. I have shown in my research that the post-Keynesian view can be reconciled with conventional microeconomic theory using a “new” theory of labour-market search.

The standard theoretical narrative is based entirely on the Phillips curve, which asserts a direct tradeoff between inflation and unemployment. This is the narrative that determines what research is allowed into the top economic journals, and which discussions take place in policy meetings at central banks around the world. It is the narrative that informs how everyone from journalists and academics to the wider public interpret monetary-policy decisions. But it is a misleading narrative, one from which we must escape if we are to improve how we manage modern market economies.

To that end, it is not enough to criticize the Phillips curve. If the theory is wrong, it must be replaced with something better, and by something other than a return to 1950s Keynesianism, as today’s critics of the neoclassical macroeconomic theory seem to propose. According to Summers and Stansbury, government should “promote demand through fiscal policies and other means” (emphasis mine). While I agree that monetary policy will be impotent when Europe or the US enters another recession, I am not convinced that government spending is the right response. My own research provides empirical evidence that recessions are caused by crashes in asset markets. As such, it is better to stabilize asset prices than build bridges to nowhere.

Modern market-based societies have pulled more human beings out of abject poverty than any other known form of economic organization. But “capitalism” is not some monolithic structure that exists in contradiction to “socialism.” There is a continuum of alternative economic arrangements, with laissez-faire at one end and central planning at the other. Our goal should be to design institutions that take maximum advantage of the market as a mechanism for coordinating information, while also providing the tracks on which the market runs.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ecb. Eurozona. Riserva valutaria 836.50 miliardi Usd, 4.52% del pil.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-97.

2019-09-17__Eurozona Riserve Valutarie

La Banca Centrale Europea ha rilasciato il Report mensile sull’ammontare delle Riserve Valutarie: 836.50 miliardi Usd.

La Cina ha riserve valutarie per 3,107 miliardi Usd.

Il Giappone ha riserve valutarie per 1,331.6 miliardi Usd.

La Russia ha riserve valutarie per 532.7 miliardi Usd.

L’India ha riserve valutarie per 529.61 miliardi Usd.

*

Interessante è il calcolo del rapporto percentuale tra riserve valutarie e pil nominale.

Eurozona 4.52%, Cina 23.73%, Giappone 26.26%, Russia 33.80% ed India 19.69%.

Viste in modo comparato, queste cifre indicano l’intrinseca debolezza dell’Ecb.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

ECB. Rivolta dei Governatori contro i provvedimenti disperati.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-15.

EuroTower 004

L’Occidente è entrato in una fase fortemente disgregatrice. La maggior parte dei paesi importanti per popolazione ed economie hanno subito un processo di parcellizzazione politica ed i loro governi sussistono con maggioranze minime, mentre il confronto tra maggioranze ed opposizione ha raggiunto livelli conflittuali difficilmente riscontrabili in passato. Questa instabilità politica ha esitato nella nomina a Governatore dell’Ecb di Mrs Lagarde, scelta d’obbligo perché nessuna nazione avrebbe avuto la forza di imporre il proprio candidato.

A ciò si accoppia il fatto che l’Unione Europea è entrata in una fase regressiva, caratterizzata da un forte calo della capacità produttiva.

Per essere chiari, nessuno ha la più pallida idea di come poterne uscire minimizzando le perdite.

Consistente è la responsabilità dei governi nazionali, che non hanno approfittato del periodo a tassi negativi e dei passati QE per affrontare riforme strutturali. I debiti pubblici pesano peggio di macigni e limitano grandemente i margini di manovra.

Ad aggravare la situazione è la concomitanza di rinnovo della dirigenza politica dell’Unione Europea e del necessario rinnovo del Governatore Draghi, arrivato a fine mandato.

Il 12 settembre Draghi ha tenuto l’ultima riunione, un incontro tormentato.

– tagliare il tasso su depositi di 10 punti a -0,50% lasciando invariato il tasso principale a 0% e quello sui prestiti marginali a 0,25%.

– Per la terza serie delle Tltro, le aste di liquidità a lungo termine, la Bce ha deciso di allungare da 2 a 3 anni la durata dei prestiti e di eliminare la maggiorazione sul tasso di 10 punti base.

– Ci sarà inoltre un tasso più basso per le banche che tra la fine di marzo 2019 e la fine di marzo 2021 supereranno il livello di prestiti di riferimento.

– L’Istituto di Francoforte quindi ha deciso di ripristinare dal primo novembre gli acquisti di asset a un livello pari a 20 miliardi al mese e di non fornire alcuna scadenza per questo nuovo programma.

* * * * * * *

Sono manovre dettate dalla disperazione: i Governatori sono infatti ben consci come le manovre valutarie siano impotenti nella risoluzione di problemi politici ed economici. Ciò che al massimo possono fare è concedere ancora alquanto tempo all’Unione ed ai Governi, ma è una concessione pagata a ben caro prezzo.

Questo schema operativo ricalca quello messo in opera nel 2009, ma a quell’epoca la banche centrali erano nel pieno della loro vigoria, mentre adesso sono stremate. E poi, mica che tutte quelle operazioni abbiano dato un gran bel risultato: l’Unione Europea è infatti nuovamente in una recessione che sta volgendo sempre più verso la depressione.

È una angosciosa corsa a mangiarsi le sementi.

Germania. Tassi negativi strangolano il risparmio.

Germania. Piano anti-recessione da 500 mld, di debiti.

Ecb. ‘Rallentamento più duraturo del previsto’.

Commissione Europea. Si preannunciano scontri ferocissimi.

* * *

È stata una decisione sofferta, che potrebbe anche non avere seguito, che questa dirigenza Ecb lascerà in eredità ai successori.

A dispetto della pacatezza degli annunci, durante la riunione sono volate parole grosse: le divergenze sono state rigide e sanguigne.

«Draghi Faced Unprecedented ECB Revolt as Core Europe Resisted QE

– France, Germany, Netherlands opposed immediate QE resumption

– ECB Markets Chief Benoit Coeure was also against the move»

«European Central Bank governors representing the core of the euro-area economy resisted President Mario Draghi’s ultimately successful bid to restart quantitative easing, according to officials with knowledge of the matter»

«The unprecedented revolt took place during a fractious meeting where Bank of France Governor Francois Villeroy de Galhau joined more traditional hawks including his Dutch colleague Klaas Knot and Bundesbank President Jens Weidmann in pressing against an immediate resumption of bond purchases, the people said.»

«Those three governors alone represent roughly half of the euro region as measured by economic output and population»

«Other dissenters included, but weren’t limited, to their colleagues from Austria and Estonia, as well as members on the ECB’s Executive Board including Sabine Lautenschlaeger and the markets chief, Benoit Coeure»

«Such disagreement over a major monetary policy measure has never been seen during Draghi’s eight-year tenure»

«One key argument wielded by policy makers opposed to Draghi’s resumption of QE was that it would be better to save it to use as a contingency in an emergency, such as an abrupt outcome to Brexit if the U.K. leaves the European Union without a transition deal»

«Draghi encountered significant opposition in 2015, when he pushed the Governing Council to start bond purchases, against the wishes of his German, Dutch, Estonian and Austrian colleagues. ”Draghi’s decision to press ahead without such key support risks leaving Lagarde with a headache when she starts in November. She will need to decide whether to persist in a policy that has divided her Governing Council, risking further acrimony. The alternative would be to dial back the ECB’s current stimulus commitments, an approach that could provoke a market backlash»

* * * * * * *

Unione Europea, Eurozona e Banca Centrale Europea stanno pericolosamente avvicinandosi al melting point, al punto di collasso.


Bloomberg. 2019-09-12. Draghi Faced Unprecedented ECB Revolt as Core Europe Resisted QE

– France, Germany, Netherlands opposed immediate QE resumption

– ECB Markets Chief Benoit Coeure was also against the move

*

European Central Bank governors representing the core of the euro-area economy resisted President Mario Draghi’s ultimately successful bid to restart quantitative easing, according to officials with knowledge of the matter. The unprecedented revolt took place during a fractious meeting where Bank of France Governor Francois Villeroy de Galhau joined more traditional hawks including his Dutch colleague Klaas Knot and Bundesbank President Jens Weidmann in pressing against an immediate resumption of bond purchases, the people said. They spoke on condition of anonymity, because such discussions are confidential.

Those three governors alone represent roughly half of the euro region as measured by economic output and population. Other dissenters included, but weren’t limited, to their colleagues from Austria and Estonia, as well as members on the ECB’s Executive Board including Sabine Lautenschlaeger and the markets chief, Benoit Coeure, the officials said.

Such disagreement over a major monetary policy measure has never been seen during Draghi’s eight-year tenure. It casts a shadow over the resolve underpinning his parting stimulus shot before Christine Lagarde succeeds him, and also over his account of the proceedings. The extent of the rift might open the door to critics of the institution to question the legitimacy of its decisions. Despite the disagreement, Draghi presented the decision to relaunch QE as having enough support to move forward. There was no vote on the matter, in line with typical ECB practice. Such a ballot would be a rare occurrence, but if one had taken place, under the Governing Council’s system of rotation to streamline decision-making, the French and Estonian governors would have been unable to cast a vote this month.

“There was more diversity of views on APP. But then, in the end, a consensus was so broad there was no need to take a vote. So the decision in the end showed a very broad consensus. As I said, there was no need to take a vote. There was such a clear majority.”

Mario Draghi, Sept. 12 press conference in Frankfurt. One key argument wielded by policy makers opposed to Draghi’s resumption of QE was that it would be better to save it to use as a contingency in an emergency, such as an abrupt outcome to Brexit if the U.K. leaves the European Union without a transition deal, the officials said.

QE has previously proved contentious.

Draghi encountered significant opposition in 2015, when he pushed the Governing Council to start bond purchases, against the wishes of his German, Dutch, Estonian and Austrian colleagues. ”Draghi’s decision to press ahead without such key support risks leaving Lagarde with a headache when she starts in November. She will need to decide whether to persist in a policy that has divided her Governing Council, risking further acrimony. The alternative would be to dial back the ECB’s current stimulus commitments, an approach that could provoke a market backlash.


Il nuovo bazooka di Draghi

Taglio ai tassi sui depositi, un nuovo programma di Quantitative easing (Qe) per 20 miliardi di euro al mese a partire del mese di novembre e nuove condizioni delle Tltro, le aste di liquidità finalizzate ai prestiti alle aziende, che saranno anche più lunghe del previsto. E’ questo il pacchetto di misure annunciato oggi dal presidente della Bce, Mario Draghi per contrastare la flessione delle aspettative di inflazione tendenziale che nel 2019 dovrebbe crescere dell’1,2%, dell’1% nel 2020 e dell’1,5% nel 2021. Stime, queste, riviste al ribasso rispetto alla proiezioni di giugno scorso. L’Eurotower ha anche rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona per quest’anno, con una previsione di un pil all’1,1%, e per il 2020, stimato a +1,2%. Per il 2021 la previsione è di una crescita dell’1,4%.

Nel dettaglio il Consiglio direttivo di oggi ha deciso di tagliare il tasso su depositi di 10 punti a -0,50% lasciando invariato il tasso principale a 0% e quello sui prestiti marginali a 0,25%. Per la terza serie delle Tltro, le aste di liquidità a lungo termine, la Bce ha deciso di allungare da 2 a 3 anni la durata dei prestiti e di eliminare la maggiorazione sul tasso di 10 punti base: il tasso applicato alle banche sarà quindi uguale al tasso medio delle aste principali di riferimento nella durata del rispettivo Tltro 3. Ci sarà inoltre un tasso più basso per le banche che tra la fine di marzo 2019 e la fine di marzo 2021 supereranno il livello di prestiti di riferimento. L’ultima modifica, legata all’estensione della durata, consente alle controparti di rimborsare la somma presa in prestito prima della scadenza finale, con una frequenza trimestrale a partire da due anni dopo il settlement di ciascuna operazione. L’Istituto di Francoforte quindi ha deciso di ripristinare dal primo novembre gli acquisti di asset a un livello pari a 20 miliardi al mese e di non fornire alcuna scadenza per questo nuovo programma spiegando che “si aspetta che prosegua il più a lungo possibile per rafforzare l’impatto accomodante dei tassi ufficiali”.

Nel Consiglio direttivo, Draghi ha spiegato che c’è stata una “unanimità sulla visione che la politica fiscale dovrebbe diventare lo strumento principale per aumentare domanda”. Nel corso della riunione c’è stato un “pieno accordo sulla necessità di agire ma differenze sulla valutazione della gravità dello scenario” con “qualche membro che ha detto ‘aspettiamo e vediamo, ma il Consiglio ha deciso di agire ora”. Nella riunione del board, ha rilevato Draghi, c’è stato anche “un ampio accordo sulla forward guidance, sui tassi e sulle Tltro”: “C’è stata più diversità di vedute”, secondo la descrizione di Draghi, nella valutazione se fosse “appropriato” riprendere gli acquisti del Quantitative Easing. Draghi si è rifiutato – come da prassi – di fornire numeri sulle posizioni favorevoli e contrarie spiegando che “non c’è stato bisogno di votare, vista l’ampia maggioranza”.

Nel corso della conferenza stampa Draghi ha sottolineato in particolare la necessità che i governi con margini di manovra li utilizzino. “Alla luce dell’indebolimento delle prospettive economiche” nell’area dell’euro, ha osservato il presidente della Bce, “i governi con margini di manovra nei conti pubblici dovrebbero agire in modo efficace e tempestivo”. Nei paesi in cui il debito pubblico è elevato, ha osservato Draghi, “i governi devono perseguire politiche prudenti che creeranno le condizioni affinché gli stabilizzatori automatici possano operare liberamente. Tutti i paesi dovrebbero intensificare gli sforzi per ottenere una situazione dei conti pubblici più favorevole alla crescita”.

E la reazione dei mercati agli annunci di Draghi sono stati positivi. Il mercato, infatti, ha apprezzato l’atteggiamento accomodante, da ‘colomba’, della Bce, che ha lanciato l’ultima “cannonata” della presidenza di Mario Draghi con un nuovo quantitative easing da 20. I rendimenti dei Titoli di Stato si raffreddano, quelli dei Btp italiani aggiornano i minimi storici, e le borse reagiscono, chiudendo la seduta in rialzo. Secondo analisti ed economisti, il presidente della Bce, che sarà sostituito da Christine Lagarde a novembre, ha posto le basi per proseguire, anche in futuro, con le politiche di stimolo monetario. Nel dettaglio lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha chiuso a 139 punti base, ai minimi da maggio 2018, confermando il trend di forte discesa dei tassi dopo gli annunci di politica monetaria della Bce. Il rendimento del decennale italiano, che ha toccato il minimo dello 0,758%, si ferma allo 0,86%, secondo i dati della piattaforma Mts.


Riunione BCE: Draghi annuncia il QE a tempo indeterminato

Tasso sui depositi in calo, ripresa del Quantitative Easing, reinvestimento dei titoli in scadenza e «tiering» per il comparto bancario. Anche questa volta la Banca Centrale Europea non ha deluso le attese. Ora, ha detto Draghi, è il momento della politica fiscale.

Come sempre accade quando c’è di mezzo Mario Draghi, la conferenza stampa che fa da corollario alle riunioni della Banca Centrale Europea è stata particolarmente emozionante.

Vediamo nel dettaglio cosa ha deciso il board dell’Eurotower nella riunione di oggi, 12 settembre 2019, e quello che ha detto il chairman Mario Draghi.

Riunione BCE 12 settembre: tasso depositi al -0,5%

Il tasso sui depositi sarà ridotto di 10 punti base al -0,5%. “Anche se non piacciono alle banche, i tassi negativi non causeranno il collasso del sistema finanziario”, ha commentato Draghi. “Le banche devono pensare a migliorare la loro struttura dei costi”. “I tassi negativi ci servono per raggiungere il nostro mandato”.

Per limitare gli effetti negativi del costo del denaro sottozero, sarà introdotto un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve (c.d. tiering, ndr) tramite il quale una parte delle disponibilità liquide in eccesso sarà esentata dal tasso di interesse del -0,5%.

Riunione BCE 12 settembre: QE da 20 miliardi mensili

Gli acquisti netti di asset, il c.d. Quantitative Easing, sarà ripreso, a partire dal 1° novembre, a un ritmo di 20 miliardi mensili. “Non ci sono state discussioni sulle tipologie di asset da acquistare poiché, a grandi linee, gli acquisti saranno come quelli fatti in passato”.

Il fatto che il board non abbia discusso di una fine del piano di Quantitative Easing, che è a tempo indeterminato, è legato al fatto che “abbiamo un margine di manovra rilevante per continuare a questo ritmo”. “Ci attendiamo che il piano di acquisto asset duri per il tempo necessario a rinforzare l’impatto accomodante della politica dei tassi”

Riunione BCE 12 settembre: continua piano di reinvestimenti

Continuerà invece anche dopo la risalita dei tassi il piano di reinvestimento dei proventi dei titoli in scadenza.

Per quanto riguarda invece i nuovi prestiti a lungo termine destinati al sistema bancario (TLTRO III), registreranno un cambiamento “per preservare –riporta il comunicato emesso dall’istituto di Francoforte- le condizioni dei prestiti, garantire la trasmissione regolare della politica monetaria e sostenere ulteriormente una politica monetaria accomodante”.

Riunione BCE 12 settembre: stimoli a tempo indeterminato

Una modifica particolarmente importante è rappresenta da quella relativa la “forward guidance”, la strategia comunicativa che prevede la fissazione di una scadenza per le misure di stimolo.

Questi provvedimenti espansivi, è emerso dalla riunione di oggi della BCE, resteranno in vigore finché necessario.

Riunione BCE 12 settembre: è il momento dei governi

Nel complesso, il messaggio arrivato da Francoforte è: noi abbiamo fatto il nostro, ora tocca ai governi. Non a caso particolare enfasi, come mai prima d’ora, è stata riservata alla politica fiscale.

All’interno del board, ha detto Draghi, “c’è stata unanimità sul fatto che la politica fiscale debba diventare il maggior strumento di stimolo”. “È arrivato il momento per la politica fiscale di prendere il controllo della situazione”.

Per quanto riguarda possibili misure di “helicopter money”, di politiche monetarie estreme (anche arrivando a “lanciare soldi da un elicottero”), la BCE non ha affrontato il discorso. “Consegnare soldi alle persone rappresenta un politica fiscale, non monetaria”.

Riunione BCE 12 settembre: Germania deve fare di più

“In un contesto caratterizzato da un indebolimento dell’economia e di rischi ribassisti, i governi che hanno la possibilità di stimolare l’economia con misure fiscali dovrebbero farlo”.

Il riferimento è ovviamente alla Germania. Nel giorno in cui anche l’Ifo ha rilevato che la prima economia europea è entrata in recessione (La Germania è in recessione: a dirlo è l’IFO), Draghi ha sottolineato che le autorità tedesche “devono incrementare le spese governative”.

Riunione BCE 12 settembre: analisti ottimisti

«Non abbiamo ragione di dubitare -ha detto Vincenzo Longo di IG- sulla bontà delle misure odierne, pertanto crediamo che queste siano tali da liberare ulteriori acquisti sui mercati fino a fine mese». Continuiamo pertanto ad essere rialzisti sull’equity europeo e americano fino a fine mese.


BCE: rivolta senza precedenti contro Draghi?

Le decisioni prese ieri dalla BCE hanno fatto storcere il naso a diverse economie dell’Eurozona.

Alcuni governatori dell’istituto centrale rappresentanti dei cosiddetti “Paesi core” del blocco, si sono scagliati contro la nuova politica monetaria di Mario Draghi che, tra le altre cose, lascerà presto il Consiglio Direttivo nelle mani di Christine Lagarde.

Le ultime indiscrezioni di Bloomberg hanno parlato addirittura di una rivolta senza precedenti scoppiata nei corridoi della BCE: se il taglio dei tassi di interesse sui depositi è passato in secondo piano, l’avvio di un nuovo Quantitative Easing ha suscitato le ire di diversi Paesi.

La rivolta senza precedenti, ha continuato il quotidiano, è scoppiata durante un meeting particolarmente litigioso. Il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau è entrato ufficialmente a far parte della fazione più hawkish già comprendente l’olandese Klaas Knot e il tedesco Jens Weidmann.

Tutti e tre si sono scagliati contro la decisione di introdurre un nuovo Quantitative Easing (questa volta senza limiti temporali) a partire dal prossimo 1° novembre e a un ritmo di 20 miliardi di euro al mese.

Già qualche giorno fa altre indiscrezioni avevano lasciato trapelare la presenza di dissidi interni in BCE. Oggi alle voci iniziali si sono aggiunte quelle di Bloomberg che ha riportato le testimonianze di alcune persone a conoscenza dei fatti le quali, per la delicatezza della questione, hanno preferito rimanere anonime.

Mai visto un disaccordo così grande.

Francia, Paesi Bassi e Germania sono stati i più accesi critici del nuovo QE, ma non sono stati i soli: anche l’Austria e l’Estonia si sono scagliate contro le ultime decisioni della Banca Centrale Europea.

“C’è stata maggiore divergenza di opinioni sul PAA, ma alla fine il consensus è stato vasto e non c’è stato bisogno di votare,”

ha comunque tenuto a precisare il presidente uscente.

Eppure, hanno fatto notare diversi osservatori, un disaccordo così grande non si era mai visto durante la presidenza di Mario Draghi ed è proprio per questo che si è parlato di una vera e propria rivolta scoppiata, si noti, in occasione della sua penultima riunione come Presidente.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Lagarde. Commissione Econ da il primo ok alla nomina in Ecb.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-06.

Europa. Stati membri

«La commissione Econ del Parlamento Europeo ha approvato la candidatura di Christine Lagarde a presidente della Bce con 37 voti favorevoli, 11 contrari e 4 astenuti»

«Il trattato prevede comunque che la nomina spetti al Consiglio Europeo, per tutti e sei i membri del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, che comprende sia il presidente che il vicepresidente, più altri 4 membri.»

«Il Consiglio Europeo decide sulla base di una raccomandazione del Consiglio e consulta anche il Parlamento Europeo e il consiglio direttivo della Bce (composto dei sei membri del comitato esecutivo, più i governatori delle banche centrali dei 19 paesi della zona euro)»

«Il Consiglio Europeo decide quindi tramite una votazione a maggioranza qualificata»

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Il Consiglio Europeo così definisce le regole per votare a maggioranza qualificata:

«Maggioranza qualificata

Il metodo di voto standard del Consiglio

La maggioranza qualificata è il metodo di voto più diffuso all’interno del Consiglio.

Il Consiglio lo utilizza quando adotta decisioni nell’ambito della procedura legislativa ordinaria, nota anche come codecisione. L’80% circa di tutta la legislazione UE è adottato secondo tale procedura.

Quando il Consiglio vota una proposta della Commissione o dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, si raggiunge la maggioranza qualificata soltanto se sono soddisfatte due condizioni:

– il 55% degli Stati membri vota a favore – in pratica ciò equivale a 16 paesi su 28

– gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’UE

Questa procedura è nota anche come regola della “doppia maggioranza”.

Minoranza di blocco

La minoranza di blocco deve includere almeno quattro membri del Consiglio, che rappresentino oltre il 35% della popolazione dell’UE.

Casi particolari

Se non tutti i membri del Consiglio partecipano al voto, ad esempio in caso di “opt-out” per taluni settori politici, una decisione è adottata se vota a favore il 55% dei membri del Consiglio partecipanti, che rappresentino almeno il 65% della popolazione degli Stati membri partecipanti.

Quando il Consiglio vota una proposta che non è stata presentata dalla Commissione o dall’alto rappresentante, la decisione è adottata se viene raggiunta la cosiddetta “maggioranza qualificata rafforzata”:

– vota a favore almeno il 72% dei membri del Consiglio

– i membri che votano a favore rappresentano almeno il 65% della popolazione dell’UE

Astensioni

Nel voto a maggioranza qualificata, un’astensione è considerata un voto contrario. L’astensione non equivale alla non partecipazione al voto. Ogni membro può astenersi in qualsiasi momento.»

Di conseguenza, Mrs Lagarde necessita di essere votato nel Consiglio Europeo da

– almeno 16 paesi su 28,

– i quali rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’UE.

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La nomina di Mrs Lagarde alla Ecb dovrebbe avvenire senza intoppi, anche se undici voti contrari in seno alla Commissione Econ non sono certo un buon inizio.

Di certo il programma di svolgere una politica monetaria altamente accomodante e per un lungo lasso di tempo è più un impegno politico che economico e finanziario, che taluni sembrerebbero non condividere.

Sono infatti molti anni che Ecb ha svolto una politica ultra accomodante, ma la situazione economica attuale dell’Eurozona sembrerebbe testimoniarne la dubbia efficacia.


Adnk. 2019-09-05. Bce, l’Europarlamento dice sì a Christine Lagarde

La commissione Econ del Parlamento Europeo ha approvato la candidatura di Christine Lagarde a presidente della Bce con 37 voti favorevoli, 11 contrari e 4 astenuti. Il trattato prevede comunque che la nomina spetti al Consiglio Europeo, per tutti e sei i membri del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, che comprende sia il presidente che il vicepresidente, più altri 4 membri.

Il Consiglio Europeo decide sulla base di una raccomandazione del Consiglio e consulta anche il Parlamento Europeo e il consiglio direttivo della Bce (composto dei sei membri del comitato esecutivo, più i governatori delle banche centrali dei 19 paesi della zona euro). Il Consiglio Europeo decide quindi tramite una votazione a maggioranza qualificata.

All’ordine del giorno per la neo-presidente una politica monetaria “altamente accomodante” per un “prolungato periodo di tempo”.