Pubblicato in: Vignette Umoristiche

Merkel, Schäuble, Conte, Zingaretti, Di Maio e Salvini.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-02.

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Il presidente Conte, in visita ufficiale in Germania, viene invitato per un te da Angela Merkel.

Durante l’incontro le chiede qual’e la sua strategia di leadership, e lei risponde che consiste nel circondarsi di persone intelligenti.

A questo punto Conte le chiede come fa a giudicare se siano intelligenti.

‘Lo capisco facendogli la domanda giusta.’, risponde la Merkel.

‘Mi permetta di dimostrarglielo.’

La Merkel allora telefona al ministro delle finanze Schäuble e dice:

‘Signor Ministro, la prego di rispondere alla seguente domanda: sua madre ha un bambino, e suo padre ha un bambino, e questo bambino non è ne suo fratello ne sua sorella. Chi e?’.

Schäuble risponde:

‘Ovviamente sono io!’

‘Corretto! Grazie, e a risentirci.’, dice la Merkel.

La Merkel attacca la cornetta e dice:

‘Ha capito Herr Conte?’.

‘Sicuro. Grazie mille. Farò senz’altro anch’io cosi!’.

Al rientro a Roma decide di mettere alla prova uno dei suoi ministri.

Fa quindi venire a palazzo Chigi Di Maio, e gli dice:

‘Ascolta, Gigì, mi chiedevo se potessi rispondere a una domanda.’.

‘Certamente, signor Presidente, cosa vuole sapere?’.

‘Ehm, tua madre ha un bambino, e tuo padre ha un bambino, e questo bambino non è ne tuo fratello ne tua sorella. Chi è?’.

Di Maio ci pensa un po’, poi imbarazzato dice:

‘Posso pensarci meglio e rispondere poi correttamente?’.

Conte acconsente, e Di Maio se ne va.

Appena uscito da Palazzo Chigi, Di Maio prova a chiedere a Zingaretti, poi organizza subito una riunione con altri colleghi di partito, i quali si lambiccano il cervello per diverse ore, ma nessuno riesce a trovare la risposta giusta.

A un certo punto Di Maio decide di chiamare Salvini, e gli spiega la situazione.

‘Adesso ascolta la domanda: tua madre ha un bambino, e tuo padre ha un bambino, e questo bambino non è ne tuo fratello ne tua sorella. Chi è?’.

Salvini risponde subito:

‘Ovviamente sono io! Razza di deficienti!!’.

Estremamente sollevato, Di Maio corre a Palazzo Chigi e dice a Conte:

‘Presidente, so la risposta alla sua domanda! So chi è il bambino! E’ Salvini!’.

E Conte risponde, disgustato:

‘Cretino, è Schäuble!’

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Di Maio e M5S come sono percepiti dagli Elettori.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-24.

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Termometro Politico ha rilasciato un sondaggio su cosa pensino gli italiani del passo indietro di Di Maio.

I risultati sono, o dovrebbero, essere inequivocabili.

Il 69.7% degli Elettori ritiene che il problema del movimento cinque stelle non sia suo leader, bensì il suo travaglio interno non ancora giunto a maturazione.

A riprova, solo il 16.0% ritiene che sia meglio una guida colleggiale più in linea con lo spirito del movimento.

Domenica 26 sera le urne indicheranno cosa ne pensino nei fatti gli Elettori.

Sarà ben difficile che il M5S riesca a mantenere il 27.5% ottenuto alle passate elezioni politiche.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. Inizia la reggenza Crimi.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-23.

Cigno. Decollo.

«Luigi Di Maio rassegna le dimissioni da capo politico del Movimento cinque stelle»

«Le mie funzioni – ha detto Di Maio – passano a Vito Crimi che è il rappresentate anziano del Comitato di garanzia, che ringrazio»

«Crimi ha fatto sapere che Di Maio non sarà capo delegazione a governo»

«Ma nessuna forza politica è mai stata sconfitta dall’esterno. I peggiori nemici sono quelli che al nostro interno lavorano non per il gruppo ma per la loro visibilità»

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Le dimissioni di Di Maio da capo politico del movimento cinque stelle sono la risultante di una congerie di problemi conflittuali, non risolti in seno al movimento.

Il primo problema è che M5S non ha ancora deciso se caratterizzarsi come un partito statalista o meno: sono due indirizzi contrastanti che si autoescludono a vicenda. Di qui scaturiscono tensioni interne che alla fine portano a scissioni e divisioni.

Il secondo problema è la perdita di larga quota dell’Elettorato. Questa crisi ha messo in primo piano la discrepanza sostanziale tra ciò che vorrebbe la base degli iscritti e ciò che avrebbero voluto gli Elettori. Ma sono costoro quelli che alla fine conferiscono forza ad ogni partito politico. Da questo punto di vista saranno dirimenti i risultati elettorali in Emilia Romagna ed in Calabria, ove nelle scorse elezioni politiche il M5S riuscì ad ottenere risultati attorno al trenta per cento dei suffragi. Se, come ventilano taluni ambienti, M5S dovesse contrarsi sotto il 10% sarebbe una clamorosa bocciatura dell’attuale condotta politica.

Il terzo problema è la fiducia. Questo è stato il perno del discorso di Di Maio: si parla di ciò che non c’è. Ma se la fiducia all’interno del movimento è essenziale alla tenuta del medesimo, quella degli Elettori è mandatoria, ed una volta persa non  la si recupera più, almeno a tempi brevi.

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Riassumendo.

Se sicuramente il movimento cinque stelle ha avuto, ed ha ancora, un grande problema di dirigenza capace e riconosciuta, altrettanto sicuramente deve individuare una sua Weltanschauung da proporre ad iscritti ed Elettori. Presentarsi come partito ‘contro qualcuno o qualcosa’ è alla fine controproducente.

E dovrebbe farlo in tempi ristretti.

La situazione mondiale e quella dell’economia italiana no consentono margini.

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M5s, Di Maio: ‘Mi fido di chi verrà dopo di me. Governo va avanti’

Il ministro annuncia le dimissioni da capo politico del Movimento. Crimi reggente

Luigi Di Maio rassegna le dimissioni da capo politico del Movimento cinque stelle. Il ministro lo ha annunciato, commosso, al termine di un lungo discorso nel quale ha sottolineato la necessità di rifondare M5s. “Io mi fido di voi – ha detto – mi fido di noi e di chi verrà dopo di me. Per arrivare fin qui abbiamo fatto salti mortali. Hanno iniziato Beppe e Gianroberto e a loro va tutto il mio grazie di cuore”. “Tanti – ha assicurato – mi hanno scritto non mollare. Ma io non mollerò mai il M5S, il Movimento è la mia famiglia”.

“Noi dobbiamo pretendere il sacrosanto diritto di essere valutati almeno alla fine dei cinque anni di legislatura. Io penso che il governo debba andare avanti, perché alla fine” della legislatura “i risultati si vedranno ma dobbiamo avere il tempo di mettere a posto il disordine fatto da chi ha governato per trent’anni prima”.

“Le mie funzioni – ha detto Di Maio – passano a Vito Crimi che è il rappresentate anziano del Comitato di garanzia, che ringrazio”. Crimi ha fatto sapere che Di Maio non sarà capo delegazione a governo.

“Agli Stati generali – ha detto Di Maio – discuteremo sul cosa, subito dopo gli stati generali passeremo al chi”. “Sono consapevole – ha detto il ministro – che parte del Movimento è rimasta delusa e si è allontanata”. “Ho lavorato – ha detto Di Maio – per far crescere il Movimento e proteggerlo dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso, anche prendendo scelte dure e a volte incomprensibili. La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita ma per uno che ci ha tradito almeno dieci quella fiducia l’hanno ripagata”.

“Abbiamo tanti nemici, qualcuno che resiste e che ci fa la guerra. Ma nessuna forza politica è mai stata sconfitta dall’esterno. I peggiori nemici sono quelli che al nostro interno lavorano non per il gruppo ma per la loro visibilità”, ha accusato Di Maio. “C’è chi è stato nelle retrovie e, senza prendersi responsabilità è uscito allo scoperto solo per pugnalare alle spalle”.

“Dalle leggi che abbiamo approvato – ha avvertito – non si può tornare indietro. Se proveranno a cancellare la legge anticorruzione, prescrizione o reddito di cittadinanza ci saranno migliaia di persone in piazza per impedirlo. E io sarò con loro”.

Di Maio: “Oggi si chiude un’era, rifondiamoci”

“La scelta di Luigi Di Maio di lasciare la guida del M5s mi rammarica, ma è una decisione di cui prendo atto con doveroso rispetto. La sua decisione rappresenta una tappa di un processo di riorganizzazione interna al Movimento ormai in corso da tempo e che, sono persuaso, non avrà alcuna ripercussione sulla tenuta dell’esecutivo e sulla solidità della sua squadra”. Lo dichiara il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Le dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico di M5s “credo che sul governo non avranno effetti. Sono segnali di un dibattito interno a M5s, che io rispetto, su come stare in questa fase politica. Io penso che schierarsi contro il centrodestra sia un punto dirimente”, ha ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Rainews 24.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Emilia Romagna. Voto e destino dei leader dei partiti. – Ipsos

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-12.

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Per la maggioranza degli italiani i risultati delle elezioni in Emilia Romagna non influenzeranno il futuro politico dei leader dei varia partiti.

2020-01-18__Ipsos__002

Fa eccezione Mr Luigi Di Maio, il cui comportamento politico è disapprovato dal 49% degli intervistati.

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Nota.

A nostro sommesso avviso, e sulla scorta dei dati a nostre mani, molto verosimilmente una sconfitta elettorale del partito democratico in Emilia Romagna potrebbe comportare rimaneggiamenti della segreteria del partito democratico.

Similmente, il giudizio su Di Maio sembrerebbe essere molto ottimistico.

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Sondaggi politici Ipsos: M5S, Di Maio leader decaduto

Il voto in Emilia Romagna del 26 gennaio influirà sul destino politico di Conte, Salvini, Zingaretti? Questo il quesito posto da Ipsos nei suoi ultimi sondaggi politici per Di Martedì. I risultati confermano che l’esito delle regionali emiliane non avrà ripercussioni sui singoli leader. La partita ha sì assunto una dimensione nazionale ma il futuro del premier, capo della Lega e segretario del Pd, appare blindato.

L’unico personaggio politico che potrebbe “rischiare il posto” è Luigi Di Maio. Da mesi al centro di critiche per la gestione verticistica del Movimento, il capo dei Cinque Stelle è anche accusato di essere il principale colpevole del tracollo grillino nelle intenzioni di voto. La speranza del ministro degli Esteri è di invertire la rotta e cementare la sua leadership ottenendo un buon risultato in Emilia Romagna. I sondaggi diramati fino al silenzio elettorale non lasciavano presagire niente di buono. E così non stupisce un altro dato emerso dai sondaggi politici Ipsos, pubblicati il 14 gennaio. Per quasi un italiano su due (49%), Di Maio, oggi, non è il leader migliore per il Movimento.

Qualcosa si è dunque rotto tra la base e il capo politico e gli Stati Generali dei Cinque Stelle, che andranno in scena dal 13 al 15 marzo a Torino, saranno l’occasione per gli scontenti di chiedere un rinnovo dei vertici.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. I deputati Nitti ed Aprile lasciano M5S per il Misto.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-22.

Friedrich Caspar. Infinito. Solitudine. 001

«Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.»

Salvatore Quasimodo

«Nitti e Aprile, presentati come candidati della società civile del MoVimento 5 Stelle e quindi scelti personalmente dal Capo Politico Luigi Di Maio, sono stati eletti alla Camera nel collegio uninominale della Puglia. Nitti è direttore d’orchestra e Aprile commercialista.»

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Deputati Nitti e Aprile lasciano M5s

Hanno fatto richiesta di passare al gruppo Misto

ROMA, 21 GEN – I deputati M5s Michele Nitti e Nadia Aprile hanno lasciato il Movimento e formalmente fatto richiesta di aderire al gruppo Misto.

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M5S, deputati Nitti e Aprile lasciano il Movimento

I deputati Michele Nitti e Nadia Aprile, a quanto apprende l’Adnkronos da fonti parlamentari, hanno lasciato il Movimento 5 Stelle.

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Michele Nitti e Nadia Aprile: altri due deputati M5S vanno nel gruppo misto

I deputati M5s Michele Nitti e Nadia Aprile hanno lasciato il MoVimento 5 Stelle e formalmente fatto richiesta di aderire al gruppo Misto. La Aprile era indicata nei giorni scorsi come una dei deputati a rischio espulsione a causa delle rendicontazioni e delle restituzioni mancate. Era anche indicata come una delle parlamentari vicine al ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Nel 2019 Aprile non aveva restituito alcunché. Domani i probiviri giungeranno ad una conclusione sulle sanzioni ai parlamentari morosi.

La Aprile ha rilasciato alcune dichiarazioni all’AdnKronos dopo l’addio al MoVimento 5 Stelle: “”Non posso nascondere che i fatti che mi hanno visto protagonista nell’ultimo periodo mi hanno seriamente scossa. La situazione in cui mi sono trovata è dipesa esclusivamente da un’inesorabile deriva autoritativa del MoVimento e dalla mancata considerazione in cui sono stata tenuta come parlamentare e, cosa per me ancor più grave, come persona”. Nitti e Aprile, presentati come candidati della società civile del MoVimento 5 Stelle e quindi scelti personalmente dal Capo Politico Luigi Di Maio, sono stati eletti alla Camera nel collegio uninominale della Puglia. Nitti è direttore d’orchestra e Aprile commercialista.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

‘Brescellum’ seu ‘Germanicum’ (M5S). Camera. Cdx 220 seggi su 400.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-17.

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Sia il partito democratico attuale sia il movimento cinque stelle evidenziano una forte propensione al suicidio politico. Sarebbero fatti loro se la cosa non interessasse tutti gli italiani, determinando alla fine il governo.

2020-01-15__Brescellum 002 Senato

In odio alla lega ed a Salvini, nonché per motivi ideologici, ambedue queste formazioni politiche vogliono cambiare la attuale legge elettorale, ritenuta essere troppo favorevole alle destre.

Ricordiamo che il PD impose come manna dal Cielo il Rosatellum, nella concupiscenza che questo gli avrebbe fatto vincere le elezioni.

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PD e M5S non hanno ancora capito che chi abbia la maggioranza dei suffragi vince le elezioni indipendentemente dalla legge elettorale in essere.

Similmente proprio non hanno capito che non è la lega o Salvini ad attirare gli Elettori, ma che questi stanno fuggendo a gambe levate da loro e che la lega è l’unica opzione credibile.

I veri nemici del PD e del M5S, come peraltro di tutti gli italiani, sono la crisi economica unita a quella demografica, crisi patrocinate, volute e fomentate dal PD e dal M5S. È inutile che continuino ad imbiancare il proprio sepolcro. Perderanno con il proporzionale: semplice.

Pensate a tutto il male possibile della lega e di Salvini, poi raddoppiate la dose. Bene, gli Elettori pur di non votare partito democratio oppure movimento cinque stelle votano la lega, che è di gran lunga meglio di quelli.

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Cosa accadrebbe se si votasse con il Germanicum?

Simulazione Quorum/YouTrend per Cattaneo Zanetto & Co: ecco come sarebbero Camera e Senato in caso di elezioni con il Germanicum.

Lo scorso 9 gennaio il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, il pentastellato Giuseppe Brescia, ha presentato una proposta di legge elettorale: già ribattezzata “Germanicum“, essa prevederebbe che deputati e senatori vengano eletti attraverso un sistema proporzionale. Sarebbero quindi aboliti i collegi uninominali del Rosatellum, mentre verrebbero introdotti uno sbarramento al 5% e un diritto di tribuna per quelle forze politiche che non riuscirebbero a raggiungere tale soglia.

Cosa accadrebbe, dunque, se si andasse al voto con questo sistema elettorale? Quorum/YouTrend e Cattaneo Zanetto & Co hanno provato a rispondere a questa domanda, elaborando delle simulazioni – basate sull’ultima Supermedia dei sondaggi YouTrend per Agi – per comprendere gli effetti che potrebbe avere, in caso di voto anticipato, il sistema elettorale depositato da Brescia.

La partita della legge elettorale si incrocia inoltre con quella della riduzione del numero dei parlamentari: per tale motivo, in questa simulazione si considera che Camera e Senato si compongano, rispettivamente, di 400 e 200 membri. Non vengono però inclusi nella simulazione i parlamentari eletti in Valle d’Aosta (1 deputato e 1 senatore) e all’Estero (8 deputati e 4 senatori), pertanto gli emicicli saranno di 391 deputati e 195 senatori.

Così alla Camera

Alla Camera, la Lega avrebbe 143 seggi e, insieme a Forza Italia (30) e Fratelli d’Italia (49), porterebbe il centrodestra a raggiungere agevolmente la maggioranza.

Il Partito Democratico eleggerebbe invece 86 deputati, mentre il Movimento 5 Stelle 76. Infine, sarebbero 5 i deputati di Italia Viva, mentre 2 gli eletti in quota SVP.

Nell’emiciclo di Montecitorio, pertanto, la coalizione di centrodestra disporrebbe di 222 deputati, più del doppio dei 91 che invece riuscirebbe ad eleggere il centrosinistra e quasi il triplo dei 76 del Movimento 5 Stelle.

Così al Senato

Al Senato la Lega disporrebbe di 72 seggi. Anche qui, se venissero sommati gli scranni di Forza Italia (16) e Fratelli d’Italia (24), il centrodestra avrebbe la maggioranza.

Movimento 5 Stelle e Partito Democratico eleggerebbero invece, rispettivamente, 37 e 43 deputati. Infine, Italia Viva avrebbe un solo senatore, mentre per la SVP gli eletti sarebbero sempre 2.

Nell’emiciclo di Palazzo Madama, pertanto, la coalizione di centrodestra disporrebbe di 112 senatori, mentre il centrosinistra si fermerebbe a 44 e il Movimento 5 Stelle a 37.

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Sondaggi, Cdx pigliatutto: 222 seggi su 400: simulazione con il ‘Brescellum’

Sondaggi – Legge elettorale, col Brescellum Centrodestra in scioltezza

Se si andasse votare oggi con il ‘Brescellum’ proposto dal pentasetllato Giuseppe Brescia il centrodestra otterrebbe una larga maggioranza sia al Senato che alla Camera: è quanto emerge da una simulazione basata sulle percentuali delle varie forze politiche registrate dalla Supermedia dei sondaggi YouTrend per Agi dello scorso 9 gennaio. Il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5S), ha presentato una proposta di legge per il nuovo sistema elettorale. Già soprannominato “Brescellum”, prevede che tutti i seggi di Camera e Senato – con l’eccezione di quelli riservati all’Estero e alla Valle d’Aosta – siano assegnati in maniera proporzionale, con una soglia di sbarramento al 5% ma al contempo un diritto di tribuna per le forze politiche che non riescano a raggiungere tale soglia.

Legge elettorale, simulazione che tiene conto della riduzione dei parlamentari: da 945 a 600 membri

Rispetto al Rosatellum, dunque, verrebbe completamente azzerata la quota di parlamentari eletti in collegi uninominali. Proviamo dunque a simulare lo scenario che si verificherebbe nel caso in cui si dovessero tenere delle elezioni con questo sistema elettorale. A tal fine, si utilizzeranno le percentuali delle varie forze politiche registrate dalla Supermedia dei sondaggi YouTrend per Agi dello scorso 9 gennaio. E’ bene sottolineare come la partita della legge elettorale si incroci con quella della riduzione del numero dei parlamentari: per tale motivo, in questa simulazione si considera che Camera e Senato si compongano, rispettivamente, di 400 e 200 membri. Non vengono però inclusi nella simulazione i parlamentari eletti in Valle d’Aosta (1 deputato e 1 senatore) e all’Estero (8 deputati e 4 senatori), pertanto gli emicicli saranno di 391 deputati e 195 senatori.

Legge elettorale, la situazione alla Camera dei Deputati

Alla Camera, la Lega avrebbe 143 seggi e, insieme a Forza Italia (30) e Fratelli d’Italia (49), porterebbe il Centrodestra a raggiungere agevolmente la maggioranza. Il Partito Democratico eleggerebbe invece 86 deputati, mentre il Movimento 5 Stelle 76. Infine, sarebbero 5 i deputati di Italia Viva, mentre 2 gli eletti in quota SVP. Nell’emiciclo di Montecitorio, pertanto, la coalizione di Centrodestra disporrebbe di 222 deputati, più del doppio dei 91 che invece riuscirebbe ad eleggere il centrosinistra e quasi il triplo dei 76 del Movimento 5 Stelle.

Legge elettorale, la situazione al Senato della Repubblica

Al Senato la Lega disporrebbe di 72 seggi. Anche qui, se venissero sommati gli scranni di Forza Italia (16) e Fratelli d’Italia (24), il Centrodestra avrebbe la maggioranza. Movimento 5 Stelle e Partito Democratico eleggerebbero invece, rispettivamente, 37 e 43 senatori. Infine, Italia Viva avrebbe un solo eletto, mentre per la SVP i senatori sarebbero sempre 2. Nell’emiciclo di Palazzo Madama, pertanto, la coalizione di centrodestra disporrebbe di 112 senatori, mentre il centrosinistra si fermerebbe a 44 e il Movimento 5 Stelle a 37

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. Un transfuga al giorno toglie M5S di intorno. Adesso Luigi Di Marzio.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-16.

Cacciare a pedate 001

«Il senatore Luigi Di Marzio ha annunciato in aula a Palazzo Madama il suo passaggio dal gruppo M5s al gruppo Misto. Eletto in Molise, Di Marzio ha spiegato di essere stato additato quale “eretico” e “traditore” per aver sottoscritto la richiesta di referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. Tutto questo, ha spiegato, nel silenzio dei vertici del Movimento disinteressati “ad accogliere qualsivoglia contributo ulteriore rispetto a quello di pigiare pulsanti”. “Un’epurazione di fatto”, l’ha definita»

«Quello però che risulta ancora più difficile è recuperare la senatrice latinese Marinella Pacifico, data in trasferimento verso la Lega, anche se la sua conferma non è mai arrivata»

«Gli esodi pare dunque non siano finiti, il Movimento deve ancora fare i conti con chi ancora non ha pagato le rendicontazioni ai Cinque Stelle. E non sono pochi.»

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E così un altro senatore se ne va via, sbattendo la porta.

E Mr Di Maio ululi pure alla luna il suo malcontento.

Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.

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Il senatore Luigi Di Marzio lascia M5s e passa al gruppo Misto

Io insultato per aver firmato referendum, epurato di fatto.

Il senatore Luigi Di Marzio ha annunciato in aula a Palazzo Madama il suo passaggio dal gruppo M5s al gruppo Misto. Eletto in Molise, Di Marzio ha spiegato di essere stato additato quale “eretico” e “traditore” per aver sottoscritto la richiesta di referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. Tutto questo, ha spiegato, nel silenzio dei vertici del Movimento disinteressati “ad accogliere qualsivoglia contributo ulteriore rispetto a quello di pigiare pulsanti”. “Un’epurazione di fatto”, l’ha definita.

Di Marzio ha illustrato le ragioni che lo hanno portato a firmare per il referendum confermativo della legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari, una decisione, a suo parere “di tale portata” da dover essere sottoposta “al popolo sovrano essendo io per formazione incapace, a differenza di molti, di reputarmi depositario di verità. Sorprendentemente questo gesto, improntato al rigoroso rispetto ella democrazia sostanziale, si è invece trasformato in motivo di stigma e non soltanto sui social network. Non si è registrata nessuna presa di posizione ufficiale a difesa di un principio democratico cui pure si era inneggiato lasciando così che venissi additato quale eretico e traditore”.

“Non è accettabile – ha insistito Di Marzio – il silenzio che ha accolto i giudizi con cui è stata esplicitamente stigmatizzata la scelta da me compiuta. Di fronte a un’epurazione di fatto, della quale non posso che prendere atto, col rammarico di separarmi da colleghi integerrimi, per fugare qualsiasi dubbio, formalizzo la decisione di aderire al gruppo Misto, formazione inidonea a favorire qualsiasi reiterazione di una esperienza – che anche per ragioni di età non può che ritenersi ormai alle spalle – rivelatasi deludente anche a causa del sostanziale disinteresse ad accogliere qualsivoglia contributo ulteriore rispetto a quello di pigiare pulsanti”.

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Il senatore Luigi Di Marzio ha lasciato il Movimento 5 Stelle

Il senatore Luigi Di Marzio ha annunciato di aver lasciato il Movimento 5 Stelle e di aver aderito al Gruppo Misto del Senato. Di Marzio, che è stato eletto nel 2018 nel collegio uninominale di Campobasso, era tra i parlamentari del M5S in ritardo con la restituzione di una parte delle indennità percepite (il regolamento del movimento prevede che ogni parlamentare restituisca un minimo di 2mila euro al mese da investire in progetti e donazioni, oltre a 300 euro destinare invece allo sviluppo della piattaforma Rousseau).

Nel dare l’annuncio del suo abbandono, riporta ANSA, Di Marzio ha detto: «Di fronte ad un’epurazione di fatto della quale non posso non prendere atto, ancorché con il rammarico di separarmi da colleghi integerrimi, per fugare qualsiasi dubbio formalizzo in questa sede la decisione di aderire al Gruppo Misto». La decisione di Di Marzio era stata anticipata stamattina da Repubblicache aveva scritto che un altro senatore, Lello Ciampolillo, dovrebbe a breve essere espulso a causa delle mancate restituzioni.

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Luigi Di Maio, Marinella Pacifico pronta a lasciare: “Lottano per recuperarla”, la grillina passa alla Lega?

Più che semplici addii, quelli all’interno del Movimento 5 Stelle, sono slavine. Dopo i tre senatori passati da Luigi Di Maio all’ex alleata Lega a dicembre e la fuga dei quattro deputati traslocati al gruppo Misto, sembrano ormai prossimi altri addii in Senato, proprio dove la maggioranza è più fragile. Pare – spiega Il Fatto Quotidiano– diretto al Misto il senatore molisano Luigi Di Marzio, anche lui intenzionato ad abbandonare, ma fermato all’ultimo minuto da Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico e soprattutto ex capogruppo in Senato.

Quello però che risulta ancora più difficile è recuperare la senatrice latinese Marinella Pacifico, data in trasferimento verso la Lega, anche se la sua conferma non è mai arrivata. Gli esodi pare dunque non siano finiti, il Movimento deve ancora fare i conti con chi ancora non ha pagato le rendicontazioni ai Cinque Stelle. E non sono pochi. Intanto non si placa la protesta grillina contro il capo politico: “È solo un incontro per parlare di politica, non una prova di dissidenza” spiegavano i senatori Emanuele Dessì e Mattia Crucioli, firmatari del documento presentato la settimana scorsa a Palazzo Madama, in cui si chiede di separare le figure del leader e del ministro.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana

M5S. Il caso di Rachele Silvestri.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-16.

2020-01-15__Silvestri 001

In data 31 dicembre avevamo riportato che l’on. Rachele Silvestri aveva lasciato il movimento cinque stelle.

M5S. Altri quindici deputati in fuga.

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Poi le cose sono evolute, pigliando una piega riprovevole,

M5S, Rachele Silvestri lascia il movimento, insulti sessisti sul web: «Ti voglio sputare in faccia»

«Tr..a», «pu…na», «dove abita che la voglio sputare in faccia». Rachele Silvestri, deputata marchigiana abbandona il M5S e passa al gruppo Misto. E a poche ore dalla decisione, sulla pagina Facebook della deputata e su quella di siti locali appaiono insulti di ogni tipo, fino alla vignetta dell’impiccato con la scritta “Ovunque si trova un Giuda”. Silvestri è il sesto parlamentare che lascia i cinquestelle dall’inizio del 2020.

La condanna del M5s. «Come direttivo del gruppo Camera, condanniamo con forza il violento attacco, avvenuto tramite social, nei confronti della deputata Rachele Silvestri. Non stiamo parlando più di confronto e critica politica, anche dura, ma di infamità che travalicano ogni limite di civiltà. Esprimiamo la nostra solidarietà alla collega e a tutti coloro i quali diventano bersaglio di questi attacchi inaccettabili». È quanto scrive in un post su Facebook il direttivo del gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei deputati.

«Voglio esprimere la mia solidarietà all’onorevole Silvestri che è stata oggetto di volgari e gravissime offese che si configurano come un’ignobile violenza con l’aggravante di essere stata scatenata, senza ritegno, contro una Donna», scrive sul proprio profilo Fb la vice presidente della Regione Marche Anna Casini. «La Politica non è insulto, non ha ragione, o è più bravo, chi in modo volgare prevarica l’altro. – afferma Casini – Mi auguro che si torni a discutere di temi concreti usando toni pacati e sobri di cui tutti abbiamo bisogno se vogliamo capire e rispettare le ragioni e i pensieri dell’ altro».

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Una triste caratteristica delle sinistre ideologizzate è quella di odiare come nemici mortali gli avversari politici.

Il caso dell’on. Rachele Silvestri è solo l’ultimo caso in ordine cronologico.

Lo ripetiamo a costo di sembrare noiosi.

A noi nulla interessa che on. Rachele Silvestri sia femmina, che professi una sua propria religione, che abbia determinate idee politiche, e così via.

È un essere umano, e come tale deve essere rispettata.

Una cosa è il non condividere ciò che essa abbia detto, pensato o fatto, ed una del tutto differente è linciarla con insulti triviali.

Abbiamo apprezzato che la vice presidente della Regione Marche Anna Casini abbia preso le sue difese, e francamente ci si sarebbe aspettati di leggere anche la solidarietà di Di Maio e dei maggiorenti del movimento cinque stelle.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5$. Un transfuga al giorno toglie M5$ di intorno. È il turno di Max Bugani.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-14.

Countdown 001

Beh. Tanto ‘fedelissimo’ poi non lo era: se ne è andato via.

«Il fedelissmo di Beppe Grillo ed esponente dell’ortodossia Cinque Stelle aveva già abbandonato gl‘incarichi di vicecapo della segreteria di Di Maio a Palazzo Chigi e di referente M5S in Emilia-Romagna»

«Addio di Max Bugani dall’associazione Rousseau che gestisce l’omonima piattaforma online legata al M5S»

«il numero due di Rousseau e pioniere dei Cinque Stelle nonché braccio destro di Davide Casaleggio, avrebbe deciso di interrompere il rapporto con l’associazione di cui è il secondo socio (gli altri sono Pietro Dettori e Enrica Sabatini) dopo Davide Casaleggio figlio del fondatore del Movimento, Gianroberto»

«Bugani lascerebbe nei giorni del caos tra i pentastellati e delle forti critiche interne nei confronti dei rapporti tra Cinque Stelle e Rousseau, ora al vaglio di una riforma (che include anche più poteri decisionali ai cosiddetti facilitatori e ai gruppi parlamentari)»

«Già in agosto Bugani, considerato tra i più influenti rappresentanti della ortodossia grillina, molto legato a Beppe Grillo e consigliere comunale a Bologna con il M5S, aveva lasciato l’incarico di vicecapo della segreteria di Luigi Di Maio a Palazzo Chigi, oltre che quello di referente del Movimento in Emilia-Romagna»

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Max Bugani era una figura silenziosa e per nulla chiacchierata: grande organizzatore ed una delle rare teste pensanti nel movimento cinque stelle.

Raggiunto anche egli dalla furia demolitrice di Mr Di Maio, il più fedele supporter di Mr Salvini.

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M5S, Max Bugani vice di Casaleggio lascia l’associazione Rousseau

Il fedelissmo di Beppe Grillo ed esponente dell’ortodossia Cinque Stelle aveva già abbandonato gl‘incarichi di vicecapo della segreteria di Di Maio a Palazzo Chigi e di referente M5S in Emilia-Romagna

Addio di Max Bugani dall’associazione Rousseau che gestisce l’omonima piattaforma online legata al M5S. Come anticipato prima di Natale dal Corriere e ora confermato dal Messaggero, il numero due di Rousseau e pioniere dei Cinque Stelle nonché braccio destro di Davide Casaleggio, avrebbe deciso di interrompere il rapporto con l’associazione di cui è il secondo socio (gli altri sono Pietro Dettori e Enrica Sabatini) dopo Davide Casaleggio figlio del fondatore del Movimento, Gianroberto. Secondo il quotidiano romano, la scelta sarebbe già stata comunicata ai vertici del M5S. Bugani lascerebbe nei giorni del caos tra i pentastellati e delle forti critiche interne nei confronti dei rapporti tra Cinque Stelle e Rousseau, ora al vaglio di una riforma (che include anche più poteri decisionali ai cosiddetti facilitatori e ai gruppi parlamentari). Già in agosto Bugani, considerato tra i più influenti rappresentanti della ortodossia grillina, molto legato a Beppe Grillo e consigliere comunale a Bologna con il M5S, aveva lasciato l’incarico di vicecapo della segreteria di Luigi Di Maio a Palazzo Chigi, oltre che quello di referente del Movimento in Emilia-Romagna. «Non sono attaccato alle poltrone», disse. In ottobre era diventato capo staff di Virginia Raggi sindaca di Roma. A motivare ora lo strappo da Rousseau, le polemiche sui conflitti d’interesse, i rapporti con Casaleggio con il quale Bugani non è più in sintonia come un tempo, la visione politica non condivisa con Di Maio e la prospettiva di un netto insuccesso alle regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio: qui Bugani era favorevole a una desistenza o al più a un patto con il Pd, cosa poi non accaduta.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Di Maio scarica Casaleggio. E il prossimo sarà …..

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-13.

Fossa dei Serpenti

Alla luce di quanto sta succedendo appare ben chiaro perché mai ad agosto Salvini abbia fatto cadere il governo: movimento cinque stelle ed il suo boss, Luigi Di Maio, sono inaffidabili.

Agiscono prima di pensare, ed il loro pensiero dura al più qualche ora. Vogliono tutto e l’opposto di quel tutto. Non si assumono la responsabilità delle proprie azioni.

Ma questo sarebbe anche il meno.

Pugnalano alla schiena gli ex-amici con la facilità con la quale un pizzaiolo provetto manipola l’impasto della pizza.

«Luigi Di Maio non ha voglia di alzare bandiera bianca e, pur di difendere il suo ruolo all’interno del M5s, sta studiando una mossa clamorosa che potrebbe cambiare gli equilibri nel mondo pentastellato»

«il ministro degli Esteri sarebbe pronto a smarcarsi dalla Casaleggio Associati, arrivando ad un clamoroso divorzio nella gestione del “Blog delle stelle”.»

«alle urne per le regionali si prevede un M5s al 4-5 per cento, una disfatta totale»

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Tutti i processi putrefattivi sono particolarmente repellenti.

Mr Di Maio non è immorale: è amorale.

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M5S, Di Maio si smarca da Casaleggio: mossa del leader per uscire dall’angolo

«Smarcarsi dalla Casaleggio Associati. Arginare il potere di «influenza» di Davide fino ad arrivare a un clamoroso divorzio nella gestione del blog delle stelle, il sito del M5S. Luigi Di Maio in queste ore di assedio sta maturando un’unica convinzione: basta fare il «parafulmine» delle scelte prese a Milano, spostandosi così verso Beppe Grillo, anche lui autonomo sul web. Obiettivo: scrollarsi di dosso i sospetti di conflitto d’interessi che periodicamente spuntano fuori quando si parla della società privata di consulenza. ….

I deputati e i ministri a lui più vicini gli ricordano gli ultimi casi che hanno creato scompiglio interno. A dicembre la decisione di nominare Enrica Sabatini, socia di Rousseau, nel team del futuro con il centrale ruolo di responsabile dell’organizzazione, è stato motivo di scontro – mai emerso – tra Davide e Luigi. Ma il figlio di Gianroberto ha avuto la meglio, mentre al capo politico sono arrivate solo le critiche per aver nominato una dirigente «poco riconosciuta dalla base». Per non parlare delle polemiche di quando sempre Casaleggio andò a parlare all’Onu, per l’Italia, di democrazia digitale. Fatti che ritornano in mente a Di Maio e che ora «per salvarsi» e rimanere alla guida del Movimento lo costringeranno a una svolta. D’altronde il documento dei senatori pentastellati, oltre a dividere i ruoli di partito da quelli di governo, mette alla berlina proprio il sistema Rousseau: dalla quota fissa di 300 euro al mese che devono versare i parlamentari fino all’obbligo anche per il personale tecnico-amministrativo dei gruppi di essere iscritti alla piattaforma.»

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Caos M5s, la clamorosa mossa di Di Maio per placare le rivolte interne

«Il capo politico del M5s Luigi Di Maio starebbe studiando l’ipotesi di separarsi dalla gestione del “Blog delle stelle” per allontanare i sospetti di conflitto d’interessi.

Luigi Di Maio non ha voglia di alzare bandiera bianca e, pur di difendere il suo ruolo all’interno del M5s, sta studiando una mossa clamorosa che potrebbe cambiare gli equilibri nel mondo pentastellato.

Secondo quanto riporta Il Messaggero, il ministro degli Esteri sarebbe pronto a marcarsi dalla Casaleggio Associati, arrivando ad un clamoroso divorzio nella gestione del “Blog delle stelle”.

L’obiettivo di Di Maio sarebbe quello di rendersi autonomo sul web così da scrollarsi di dosso tutti i sospetti di conflitto d’interessi che spesso saltano fuori quando si parla della società privata di consulenza. I parlamentari e i ministri vicini al capo politico del M5s ricordano allo stesso Giggino gli ultimi casi che hanno creato scompiglio interno tra cui la nomina avvenuta lo scorso dicembre di Enrica Sabatini, socia di Rousseau, nel team del futuro con il ruolo di responsabile dell’organizzazione. In quell’occasione Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, ha avuto la meglio mentre Di Maio fu pesantemente attaccato per aver scelto una dirigente “poco riconosciuta dalla base”.

La rivolta del mondo pentastellato contro la piattaforma Rousseau è sempre più forte. Basti pensare al documento dei senatori 5s presentato all’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari lo scorso giovedì: oltre a chiedere la suddivisione dei ruoli di partito da quelli di governo, nel testo si critica il sistema Rousseau, dalla quota fissa di 300 euro al mese che devono versare i parlamentari fino all’ obbligo anche per il personale tecnico-amministrativo dei gruppi di essere iscritti alla piattaforma. Un attacco frontale che fino a qualche mese fa era difficile da ipotizzare. Un primo segnale in questa direzione è già arrivato: i disavanzi delle restituzioni non andranno più all’associazione.

Ma staccarsi dalla Casaleggio Associati potrebbe non bastare a Di Maio a salvarsi. Il malcontento in casa M5s, per un motivo o per un altro, è sempre più palpabile e gli addii non sono più casi isolati legati a singoli parlamentari. Nelle scorse ore, poi, a gettare ulteriore scompiglio nel campo pentastellato ci ha pensato il senatore Gianluigi Paragone, espulso pochi giorni fa dal MoVimento, che ha annunciato di avere l’intenzione di fare un qualcosa con Alessandro Di Battista, magari in ambito culturale. Un modo, questo, per ricompattare l’area dei grillini ortodossi e anti-sistema delusi dall’indirizzo politico seguito soprattutto in questi ultimi mesi dal M5s.»

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Luigi Di Maio verso l’addio alla guida del M5s: l’indiscrezione del Fatto, guerra con Travaglio

«Luigi Di Maio questa volta è davvero pronto per l’addio. Probabilmente prima del voto del 26 gennaio in Emilia Romagna, dove è previsto un crollo totale del Movimento 5 stelle, potrebbe lasciare il suo ruolo di capo politico. Si parla del 20-21 del mese, rivela Il Fatto quotidiano, non appena saranno eletti i nuovi facilitatori regionali del M5s. Una indiscrezione smentita categoricamente dallo staff di Di Maio.  

Secondo quanto riporta il giornale di Marco Travaglio, alle urne per le regionali si prevede un M5s al 4-5 per cento, una disfatta totale. E Di Maio sarebbe imputato del flop. Quindi meglio togliersi un problema visto che le rogne non gli mancano, tra battaglie interne e fughe nel gruppo Misto. E quelli che gli chiedono di mollare.

Un pressing che si fa sempre più pesante. “Lo vogliono spingere verso la porta”, confida un fedelissimo. La carica dura cinque anni, rinnovabile per un altro mandato. Ma Di Maio lascerà, assicurano dal Fatto, non prima di lasciare al M5S una nuova, definitiva organizzazione, con la scelta dei facilitatori regionali.»