Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Debito Pubbliche Amministrazioni è salito a 2,409.910 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-16.

2019-09-16__Debito__001

Banca di Italia ha rilasciato il Report:

Finanza pubblica: fabbisogno e debito – luglio 2019.

* * *

A fine luglio 2019 il debito delle pubbliche amministrazioni ammontava a 2,409.910 miliardi di euro, essendo stato a fine 2018 2,321.957 miliardi di euro.

Di questi:

– 551.852 mld hanno vita residua di un anno;

– 787.186 miliardi hanno vita residua tra 1 e 5 anni;

– 1,070.872 miliardi hanno vita residua superiore ai 5 anni.

La vita media residua è 7.2 anni.

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Non sarà facile trovare acquirenti né per i rinnovi né per le nuove emissioni.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Russia

Russia. Riserve Valutarie 532.7 mld Usd. Debito pubblico 245 mld Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-12.

2019-09-12__Russia 001

The Central Bank of the Russian Federation ha rilasciato il dato settimanale sulle riserve valutarie.

Si noti come esse ammontino a 537.7 miliardi Usd, mentre il debito sovrano è 245.109 miliardi Usd, ossia il 15.52% del pil, cosa questa che conferisce alla Russia un ampio margine di manovra finanziaria.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. La via teutone al debito. Porta ad Aquae Sextiae.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-12.

Incidente contro il muro

La Germania è entrata in depressione, e, se continuasse così, finirebbe come è finita nel 1929.

La sua classe media è stata annichilita: quasi non ce ne è più traccia.

Germania, tutti contro gli investimenti pubblici

«Mentre l’economia tedesca cola a picco da nove mesi, e mentre il governo resta ostinato nell’applicare non solo a noi, ma anche a sé, l’austerità di cui sta morendo – per far fronte alla recessione ha stanziato 50 miliardi di euro, cifra ridicola rispetto al necessario e rispetto alle possibilità di chi ogni anno ha accumulato 250 in esportazioni – ecco che tutti stanno criticando il progetto di Peter Altmaier, il loro ministro all’economia, per far tornare competitiva l’industria tedesca oggi ormai arretrata rispetto a Cina, Giappone, Corea e Stati Uniti.»

«Altmaier ha annunciato che, grazie al suo grandioso progetto “National Industrial Strategy 2030″, emergeranno campioni nazionali ed europei, che potranno competere con Apple, Google e altre società asiatiche”. Ha dunque deciso di stanziare finanziamenti pubblici – eh sì, proprio così – definendo nel programma “in quali casi l’intervento statale può essere eccezionalmente giustificato o addirittura necessario al fine di evitare gravi svantaggi per l’economia nazionale e lo stato nel suo insieme.”»

«Il progetto è stato fortissimamente criticato – da tutte le Confindustrie germaniche.»

«A cominciare dalla maggiore, la BDI (Bundesverband der Deutschen Industrie), che rappresenta 40 settori e un migliaio di imprese che occupano 8 milioni di dipendenti.»

«Il ministro federale Peter Altmaier e il Ministero federale dell’economia e dell’energia hanno finora trascurato l’importanza delle PMI per la Germania. Il successo del sistema economico tedesco è dovuto più all’interazione di piccole e medie imprese di successo internazionale che alle grandi società»

«Piuttosto, che il governo federale risolva i problemi “fatti in casa” che penalizzano le piccole industrie, “prezzi dell’energia troppo alti e in aumento, un onere fiscale eccessivo, burocrazia troppo grossa e impicciona, infrastrutture sottosviluppate, scarso sviluppo rurale e mancanza di manodopera qualificata”»

«Le piccole e medie imprese generano più di ogni un euro su due di valore aggiunto netto e creano quasi il 60 percento dei posti di lavoro soggetti a contributi previdenziali. Ben oltre il 90 percento delle domande di brevetto proviene da PMI.»

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«la domanda repressa di investimenti pubblici da città e paesi in tutto il paese è stimata a 138 miliardi di euro”, scrive Reuters»

«Quindi creerà le agenzie che si indebiteranno per conto loro, e il loro debito non comparirà nel bilancio federale – il quale così potrà continuare a fare la lezione ai Paesi indebitati, Italia in primis, obbligandoli a non sforare anche in piena recessione. Naturalmente il fatto che le agenzie tedesche oggi s’indebitano a tassi negativo – ossia che gli investitori vogliono perderci, pur di prestare alla Germania il cui debito appare così “sicuro”, dovrebbe far capire che indebitarsi oggi non solo non costa, ma rende.»

«Ed ecco che la Germania, malata di tirchieria patologica, affronta la crisi recessiva epocale del capitalismo globale – con il freno a mano tirato. Fino ed oltre ai prossimi milioni di disoccupati?»

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Costituire agenzie indipendenti, che si indebitino fino al naso, alla faccia del rapporto debito / pil. Gran bella pensata!

Ecco arrivata un’ottima idea per il nuovo governo rossogiallo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Bruxelles fa marcia indietro. Debito è bello se serve alla Germania.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-29.

unione europea 001

Credere nei dogmi pronunciati dagli economisti di grido porta invariabilmente a severe disillusioni.

«La Commissione europea vuole allentare le regole in tema di conti pubblici. A dirlo è il Financial Times»

«la Commissione europea starebbe studiando un piano per allentare i target di bilancio cui sono sottoposti i Paesi europei»

«La misura …. sarebbe stata ribattezzata “SGP 2.1”, è parte di un processo di revisione del Patto di stabilità e crescita e avrebbe l’obiettivo di “riportare la fiducia tra i Paesi membri nell’esecutivo europeo”»

«La ricetta su cui sarebbe incentrata la riforma dovrebbe seguire, riporta il quotidiano della City, due direttrici: semplificare le regole, per l’interpretazione dell’attuale versione dell’SGP (Stability and Growth Pact) è stata realizzata una guida di 108 pagine, ed allentare i vincoli sul debito pubblico»

«contrastare l’onda populista»

* * *

«In particolar modo in un contesto caratterizzato da un basso livello di inflazione, la misura è valutata da più parti come insostenibile»

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La notizia non giunge inattesa.

Germania. Piano anti-recessione da 500 mld, di debiti.

Sono corrette, giuste ed eque le teorie economiche che fanno comodo alla Germania.

E fino a tanto che l’ideologia liberal socialista sarà in voga e troverà supporter, non ultimo il nuovo prossimo governo italiano che si riconosce in tali valori, si dovrà ripetere che debito è bello: in caso contrario si verrebbe tacciati di essere razzisti, xenofobi, fascisti.

Sono in vista nuovi Premi Nobel per l’economia.


Bruxelles fa marcia indietro, ora vuole allentare vincoli di bilancio.

La Commissione europea vuole allentare le regole in tema di conti pubblici. A dirlo è il Financial Times.

Secondo le indiscrezioni riportate dal Financial Times, la Commissione europea starebbe studiando un piano per allentare i target di bilancio cui sono sottoposti i Paesi europei.

La misura, che secondo quanto riportato dall’autorevole testata sarebbe stata ribattezzata “SGP 2.1”, è parte di un processo di revisione del Patto di stabilità e crescita e avrebbe l’obiettivo di “riportare la fiducia tra i Paesi membri nell’esecutivo europeo”.

SGP 2.1: Bruxelles vuole riscrivere le regole

La ricetta su cui sarebbe incentrata la riforma dovrebbe seguire, riporta il quotidiano della City, due direttrici: semplificare le regole, per l’interpretazione dell’attuale versione dell’SGP (Stability and Growth Pact) è stata realizzata una guida di 108 pagine, ed allentare i vincoli sul debito pubblico.

In un momento in cui l’incertezza regna incontrastata, un processo di semplificazione e di allentamento delle regole è ritenuto essere l’arma migliore per iniziare il mandato di Ursula von der Leyen e contrastare l’onda populista.

SGP 2.1: Italia tra i maggiori beneficiari

Tra i Paesi che maggiormente finirebbero per beneficiare del SGP 2.1 c’è l’Italia, visto che per i Paesi maggiormente indebitati è previsto un processo di riduzione “ragionevole e sostenibile”.

Attualmente, è richiesta una diminuzione dell’eccedenza di debito (rispetto al target del 60% del Pil) al ritmo di un ventesimo all’anno in media negli ultimi tre anni. In particolar modo in un contesto caratterizzato da un basso livello di inflazione, la misura è valutata da più parti come insostenibile.

Secondo le indiscrezioni, la revisione del Patto di stabilità e crescita dovrebbe avvenire nel corso dei primi 12 mesi dall’insediamento del nuovo esecutivo, previsto per il prossimo mese di novembre.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. L’Italia dovrebbe pagare la depressione tedesca….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-14.

Botticelli. Le Tre Grazie. Particolare.

Frau Ursula von der Leyen, Mrs Christine Lagard, Frau Annegret Kramp-Karrenbauer, Frau Angela Merkel e Mrs Kristalina Georgieva sono le cinque femmine che occupano tutti i cinque più importanti ruoli direzionali dell’Unione Europea, alla faccia dell’equa ripartizione del gender.

Comme d’habitude, ci si riserva il giudizio dopo che le signore abbiano avuto un congruo lasso di tempo per poter operare, ed auguriamo loro, ma anche a noi Contribuenti, di ottenere ampi successi.

Però constatiamo come la situazione sia drammaticamente tesa.

È in corso una guerra finanziaria ed economica tra Cina e Stati Uniti, la prima per ottenere l’egemonia economica mondiale ed i secondi per cercare di sopravvivere; negli Stati Uniti è tuttora in corso una guerra civile con i liberal democratici che cercano disperatamente di non essere completamente annientati dai tempi e da Mr Trump. In questa situazione l’Unione Europea appare dilacerata da tensioni tra quanti abbiano una visione statalista centralizzata e quanti invece sostengano il sovranismo identitario, con una feroce dicotomia tra stati occidentali continentali e quelli dell’ex est europeo e del Mediterraneo.

Ma la frammentazione politica a seguito della devoluzione dell’ideologia liberal socialista è solo la punta dell’iceberg.

Se l’Eurozona aveva nel 2008 un pil di 14,128 miliardi Usd, a fine 2018 questo parametro valeva 13,669 miliardi:per comparazione, gli Stati Uniti sono passati dai 13,814 miliardi di pil 2008 agli attuali 20,280.

Anche senza volersi addentrare nella diagnosi, il malessere dell’Unione Europea è stridentemente evidente.

È questa la realtà con la quale dovranno cimentarsi queste Cinque Grazie, prive di esperienza specifiche.

Forse però questo potrebbe essere un bene: sarebbe un certo fallimento cercare di far riprendere l’Unione Europea somministrandole i rimedi che la hanno portata al fallimento.

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Inutile cercare di nascondersi dietro ad un dito.

La Germania è il motore dell’Europa, la locomotiva: impantanatasi nella depressione, trascina in essa tutta l’Unione Europea.         

Germania. Produzione industriale. -21.3% in sette mesi. È in depressione.

ECB. Se non è un ‘si salvi chi può’, ci assomiglia molto.

Germania. Produzione industriale -5.2% a/a. È depressione. – Destatis.

Germania. I segni tangibili della devoluzione liberal socialista.

Germania. Stratificazione per tipologia di reddito. Classe media estinta.

Germania. 5.3 milioni di depressi.

Merkel. Quella telefonata che allunga la vita ….

«The German trade surplus narrowed to EUR 16.8 billion in June 2019 from EUR 22.0 billion in the same month a year earlier.  Exports plunged 8 percent year-on-year to EUR 106.1 billion in June.»

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A costo di ripetere cose ovvie, e ce ne si scusa, senza produzione industriale e manifatturiera, caso emblematico il settore automobilistico, l’export crolla ed i servizi soffrono per perdita dei clienti.

Se nella depressione del 1929 l’Occidente è riuscito a riemerge con le sole proprie forze, anche se a costo di una guerra mondiale, ad oggi la produzione abbandonata dalla Germania è rattamente sostituita da quella cinese, indiana e brasiliana. La possibilità di ripresa risulterebbe così una chimera.

Ma queste cinque fanciulline hanno un asso nella manica: far pagare all’Italia il risanamento della Germania.

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«The devil’s in the data»

«Fears of a major downturn in euro zone powerhouse Germany grew this week following “scary” industrial output figures for June and reports due over the coming week that will hold those concerns up to the light»

«On Wednesday, quarterly flash gross domestic product data for both Germany and the wider euro zone is released. The consensus forecast from Reuters’ poll is the euro zone GDP grew 0.2% in the second quarter but in Germany – the bloc’s largest economy – it’s expected to have shrunk 0.1%.»

«Investors are raising red flags about a euro zone recession and a resumption of European Central Bank bond buying as the escalating U.S.-China trade war hit the exporters»

«Markets are on high alert for signs Germany and other governments will use such cheap borrowing rates to support the deflation policies of their central banks»

«A report this week that Germany might issue new debt to finance climate protection caused a brief spike higher in bund yields and the euro»

«Germany eyes fiscal U-turn to finance climate protection plan -official»

Already, alarm bells are ringing: U.S. 30-year yields are flirting with record lows, and the premium on three-month Treasury bill rates over 10-year Treasury yields – a closely watched U.S. recession indicator – jumped to its highest since March 2007»«A quarter-point cut at the Fed’s next meeting on Sept. 18 is now almost fully priced»

«What seemed like a minor lurch in China’s currency has become a big deal for financial markets. Many fear it may be the beginning of a Chinese competitive devaluation in response to U.S. tariff threats, which in turn could trigger a currency war that may force other regional central banks to slash interest rates. The move also sparked fresh doubts a deal in the U.S.-Sino trade war will ever get done»

«Chinese trade data showed that, with falling imports and exports, Beijing needs a weaker currency to support its economy …. China state banks seen supporting yuan to steady declines»

«China state banks seen supporting yuan to steady declines»

«Time for a bubble to pop?»

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Il cuore del problema, almeno per noi italiani ed europei, sta in questa frase:

«Germany might issue new debt to finance climate protection»

Le cinque Grazie vorrebbero in parole povere fare uscire la Germania dalla depressione finanziandola con denaro ECB pagato da tutti tranne che dalla Germania. E l’Italia ne avrebbe un onere più che severo.

Ma che belle tose!


Reuters. 2019-08-11. Take Five: The devil’s in the data

1/ READY FOR A SCARY EURO ZONE GDP SHOW?

Fears of a major downturn in euro zone powerhouse Germany grew this week following “scary” industrial output figures for June and reports due over the coming week that will hold those concerns up to the light.

On Wednesday, quarterly flash gross domestic product data for both Germany and the wider euro zone is released. The consensus forecast from Reuters’ poll is the euro zone GDP grew 0.2% in the second quarter but in Germany – the bloc’s largest economy – it’s expected to have shrunk 0.1%.

Bond markets certainly fear the worst. Ten-year bunds yield a record low of almost -0.60%. The entire German government yield curve out to 30 years is now below zero. Investors are raising red flags about a euro zone recession and a resumption of European Central Bank bond buying as the escalating U.S.-China trade war hit the exporters.

Markets are on high alert for signs Germany and other governments will use such cheap borrowing rates to support the reflation policies of their central banks. A report this week that Germany might issue new debt to finance climate protection caused a brief spike higher in bund yields and the euro.

– “Scary” German output figures propel recession fears

– Germany eyes fiscal U-turn to finance climate protection plan -official

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2/ U.S. ECONOMY READ OUT

After an escalation of the U.S.-China trade row sparked one of the most volatile weeks of the year for U.S. stock and bond markets, investors are focusing on the U.S. economy’s ability to absorb a tariff war with some critical health checks on Thursday.

Already, alarm bells are ringing: U.S. 30-year yields are flirting with record lows, and the premium on three-month Treasury bill rates over 10-year Treasury yields – a closely watched U.S. recession indicator – jumped to its highest since March 2007. Some analysts now see a more than 50% chance the longest-ever U.S. economic expansion could slip into a recession within 12 months. PIMCO, one of the world’s biggest bond investors, talked of the possibility of negative Treasury yields.

U.S. July consumer price inflation, due Tuesday, has been tame in recent years and consistently below the Federal Reserve’s 2% target. Fed chair Jerome Powell said the strong tie between unemployment and inflation was broken 20 years ago and the relationship “has become weaker and weaker and weaker.”

But market watchers are in for deluge of data on Thursday: July retail sales, industrial production, the August Philadelphia Fed index and NAHB housing market indicator are coming. So are weekly jobless numbers and the June TIC data update on the breakdown of Treasury holdings

A quarter-point cut at the Fed’s next meeting on Sept. 18 is now almost fully priced. Markets see one chance in four of a larger 50-basis-point rate cut next month.

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3/ SMALL MOVE, BIG DEAL

What seemed like a minor lurch in China’s currency has become a big deal for financial markets. Many fear it may be the beginning of a Chinese competitive devaluation in response to U.S. tariff threats, which in turn could trigger a currency war that may force other regional central banks to slash interest rates. The move also sparked fresh doubts a deal in the U.S.-Sino trade war will ever get done.

That 2-plus-something percent slide in the heavily managed yuan has pushed it to 2008 lows and to the weaker side of 7 per dollar. Beijing is saying it’s merely letting market forces drive the yuan, not weaponizing the currency, and has done its best through open market operations to contain the move. Chinese trade data showed that, with falling imports and exports, Beijing needs a weaker currency to support its economy.

Yet the yuan’s drop has set in motion scarier prospects: more geopolitical and business ruptures and threats between the world’s two biggest economies. That is being borne out in plunging stocks and bond yields, tumbling emerging-market currencies and a flight to the safety of dollars, gold, bitcoin and yen.

Markets are watching the back and forth between Washington and Beijing, accusations of currency manipulation, plus the mounting pressure on the Fed to cut rates again. In addition, there is the question of how Beijing will manage expectations around its currency so it doesn’t spark a flight of domestic and foreign capital.

– China state banks seen supporting yuan to steady declines – sources

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4/ IT’S GETTING FROTHY DOWN THE LONG END

The markets rout after an escalation in the U.S.-China trade war marked new milestones for many assets, and government bonds were no exception.

As investors piled into safe-haven assets, Germany’s 30-year bond yield hit a record low, Ireland’s 10-year bond yield turned negative, and the Netherlands became the latest to join that growing club of countries with entire yield curves drowning in sub-zero territory.

The evaporation of global yield is pushing investors further out the maturity spectrum. Austria’s 100-year bond is up some 63% year-to-date, with a vertical price chart harking back to similar surges in cryptocurrencies and tech stocks.

Austria’s century bond only highlights a broader trend: the yield on the Bloomberg Barclays Multiverse index for global bonds with maturities of seven to 10 years hit a record low of 1.44% this week.

Going “long” U.S. Treasuries has featured as what fund managers think is the “most-crowded trade” for two months straight in a Bank of America Merrill Lynch survey. That could prove a bad omen – assets named “most crowded” usually sink soon afterwards. Time for a bubble to pop?

– Soaring prices in super-long euro bonds ape crypto, tech surges

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Chi non ricordasse il 16 agosto 2018 sarà disilluso. Aste btp e bot deserte.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-02.

Piangere__002

Superficialità e sindrome monoculturale sono cugine che amano albergare nelle menti scarsamente strutturate.

Di norma chiamano a tener loro compagni l’intima amica presunzione: la forma più perniciosa è quella che, non conoscendo la realtà, si illude che tutti la pensino come lei, e che il suo pensiero sia quello giusto in senso assoluto.

Già: ma nella vita esistono anche gli “altri“, e molto spesso si dipende da loro e da come la pensano. Nel caso del debito gli “altri” sono i creditori.

Non comanda chi accede al credito: comanda chi lo concede.

Ecco alcune frasi caratteristiche, che somigliano più a slogan che al frutto di un qualche ragionamento:

«Il debito può salire a piacere: è sufficiente che la banca centrale stampi»

*

«Le moderne teorie economiche dimostrano in modo inequivocabile che l’entità del debito è ininfluente sul sistema economico»

*

Poi, quando succedono fatti come questi riportati a seguito, allora la colpa non è di un debito sovrano mostruoso né tanto meno di quanti lo abbiano propugnato, ma degli gnomi di Zurigo, di un complotto contro l’Italia e così via.

*

Buon giorno, Italia! Ftse Mib -1.87%, Btp ancora in discesa. Aste deserte.

«Se è vero che di questi giorni i volumi di scambio sono basi, sarebbe altrettanto vero constatare come la borsa italiana inanelli una serie continua di ridimensionamenti e le quotazioni dei titoli di stato siano in costante, continua discesa.

Se nessuno intenda fare il catastrofista, sarebbe d’altra parte necessario prendere atto della situazione.

Posizioni che prima erano ritenute essere solide come rocce stanno scricchiolando vistosamente.

Si inizia a delineare il problema clou dell’Italia: trovare acquirenti per i propri titoli di stato.

Non sarà soltanto questione di aumentare i tassi di interesse, bensì di generare fiducia negli investitori.»

*

Tregua per i BTp, aste «light» ma solo fino alla Befana

«Il fatto che l’ultimo giorno di questo ottobre nero per i mercati sia finito con spread in lieve calo a 305 punti base e Piazza Affari in minimo rialzo (+0,27%) regala un pizzico di sollievo. Anche perché i titoli di Stato italiani trovano d’ora in avanti un alleato: il calendario. A novembre e dicembre, secondo le stime degli analisti, il Tesoro avrà la necessità di emettere relativamente pochi BoT e BTp: intorno a 30 miliardi. Motivo: fino ad oggi ha già soddisfatto il 92% delle necessità finanziarie dell’intero 2018. Ma la tregua durerà poco: fino a dicembre. »

*

Titoli pubblici: asta deserta o quasi!

«Titoli pubblici: asta deserta o quasi! BTp Italia: la raccolta per i risparmiatori si chiude a 863 milioni, peggior dato di sempre Neanche un miliardo di euro in tre giorni. Nessuno forse si aspettava una raccolta così «magra» fra gli investitori retail per il BTp Italia, forse neanche i più pessimisti sulla sorte del debito italiano. A pesare, nei giorni pieni di tensione e culminati proprio questa mattina con l’avvio della procedura di infrazione da parte della Commissione Ue, è chiaramente il clima di incertezza che si è creato attorno alla gestione delle nostre Finanze pubbliche e la conseguente volatilità sul mercato: una situazione che ha finito per allontanare le famiglie da uno strumento al quale parevano davvero affezionate, nonostante la cedola minima garantita fosse la più elevata da diversi anni a questa parte. Primato negativo.»

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Perché l’asta del Btp Italia è stata un flop

«Per il primo buono del Tesoro «gialloverde» sottoscrizioni per soli 481 mln. Spred e i bassi tassi pesano. Ma per gli analisti tra le ragioni c’è anche il crollo del 12% da maggio della precedente edizione.

Il Btp Italia parte col freno a mano tirato. La 14esima edizione del Buono del Tesoro, il primo emesso sotto le insegne del governo ‘gialloverde’ ha fatto segnare sottoscrizioni per appena 481,3 milioni di euro. Un record negativo se si esclude l’emissione del giugno 2012, quando il Btp che da ormai sei anni il Tesoro dedica ai piccoli risparmiatori raccolse all’esordio solo 218 milioni. In tutte le altre dodici edizioni, al debutto le sottoscrizioni non sono mai scese sotto il miliardo di euro, con un picco di 16,8 miliardi nel novembre 2013. Nell’ultima edizione, a metà dello scorso maggio, il primo giorno si era chiuso a quota 2,3 miliardi.»

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Nessuno compra più il nostro debito: anche i fondi hanno snobbato i Btp

«Emissione flop: incassati solo 2,1 miliardi. Il tedesco Weidmann: “Contro le crisi meno sovranità e ministro delle Finanze unico”

Il collocamento, un vero e proprio flop che è la cartina di tornasole della diffidenza verso tutto ciò che è espressione del debito tricolore, si è chiuso ieri con una seconda girata di spalle. Dopo gli appena 863 milioni comprati dal pubblico retail, cioè proprio quei piccoli risparmiatori cui è principalmente destinato il Buono agganciato all’inflazione, questa volta è toccato agli investitori istituzionali mostrare il pollice verso, con soli 1,3 miliardi di euro di titoli sottoscritti.

Con l’intera eurozona a rischio di collassamento, qualche mese dopo Mario Draghi avrebbe riscritto il finale della crisi del debito sovrano: prima con una frase diventata celeberrima («Wathever it takes»), e poi con il varo del piano di acquisto con cui la Bce ha messo le mani su 2.300 miliardi di titoli.»

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Debito pubblico è salito a 2,363.685 miliardi.

Italia. Debito pubbliche amministrazioni. Analisi per vita residua.

Bundesbank. Piano ufficioso per dimezzare il debito italiano.

Italia. Debito Sovrano a 2,311.703 mld. La brutta sorpresa di Bankitalia.

Debito delle Amministrazioni Locali. Ipotecano il futuro.

Bankitalia. Il debito delle PA è salito a 2,279.881 miliardi.

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Semplifichiamo al massimo, a costo di essere bollati di crassa ignoranza e superficialità: ma il nostro problema sarebbe quello di farsi capire, almeno da quanti vogliano capire.

Quando un qualche attore economico emette dei titoli, nel nostro caso lo stato che emette bot, btp etc, ha un unico grande problema: trovare gli acquirenti, ossia persone fisiche o giuridiche che in cambio dei titoli conferiscano denaro fresco.

È velleitario ritenere di poter convincere un potenziale acquirente decantandogli le bellezze formali delle nuove teorie monetarie: quello guarda solo i fondamentali, i tassi di interesse e le garanzie date.

Non solo, L’Italia ha un rank BBB-: un knot sotto ed i titoli italiani non potrebbero essere comprati dagli acquirenti istituzionali. Formalmente, non potrebbero nemmeno essere detenuti in portafoglio.

Le citazioni di cui sopra ci ricordano come negli ultimi tempi molte aste di titoli di stato siano andate deserte, ossia non si era presentato nessun acquirente. Ma se non arrivano i compratori, chi mai potrebbero arringare i sostenitori delle moderne teorie della moneta? Quelli se ne impippano.

Ci si pensi sopra molto bene.

Weimar con il suo Papiermark, oppure il Venezuela con il suo bolivar soberano avrebbero ben dovuto insegnare qualcosa.

Il problema del debito può in un amen tramutarsi nel problema dell’ira dei creditori turlupinati.

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Italia. Crisi in vista. Liquidità bancarie salite al 32%, 1,371 miliardi.

ECB. Entro fine anno si dovrebbe rinnovare il Governatore.

Ecb. Bollettino Economico. Italia. Futuro nero.

Alla fine si andrà a votare perle elezioni europee, per la regione Piemonte e per le amministrative in oltre 3,860 comuni.

Poi, sembrerebbe verosimile che si arrivi ad un redde rationem.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Debito pubblico è salito a 2,363.685 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-15.

2019-04-15__Banca Italia __001


Banca di Italia ha rilasciato il Report

Finanza pubblica: fabbisogno e debito – febbraio 2019

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A fine dicembre 2017 il debito delle pubbliche amministrazioni ammontava a 2,269.010 miliardi, mentre a fine 2018 era 2,321.857 miliardi.

A fine febbraio 2019 era ulteriormente salito a 2,363.685 miliardi.

Banca di Italia ha ritenuto opportuno non commentare queste tabelle.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. La grande malata cronica di Europa sta anche peggiorando.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-02.

2019-03-29__Francia__001

La Francia è la grande malata cronica dell’Unione Europea: il suo morbo si chiama debito pubblico.

2019-03-29__Francia__002

Nel 2006 il rapporto debito/pil era 64.60%, nel 2012 era 90..60%, a fine 2017 valeva 98.50%.

2019-03-29__Francia__003

La tabella che riporta il deficit è impressionante: si va dai -193.785 miliardi Usd nel 2009, ai -114.836 miliardi Usd nel 2013, ai -67.038 miliardi Usd nel 2017.

2019-03-29__Francia__004

In poche parole, la Francia è una nazione che tira avanti solo perché fa debiti: ma verrà bene il momento in cui si arriverà al redde rationem.

«France’s debt reached 2.3153 trillion euros ($2.62 trillion), just 1.4 billion euros below its southern neighbor’s. Italy’s debt as a ratio of economic output — 132.1 percent of GDP — is also the second-biggest in the euro region after Greece, and still much higher than France’s 98.4 percent»

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«France’s economic woes resurfaced at the end of the first quarter as business activity unexpectedly resumed a decline»

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«IHS Markit’s measure of manufacturing and services dropped to 48.7 this month»

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«The French private sector was unable to continue the recovery seen in February, …. It looks fragile, with the latest data consistent with a stagnation of economic growth»

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Spesso piove sul bagnato.

La rivolta dei Patrioti dei Gilets Jaunes ha messo Mr Macron con le spalle al muro: a fronte di un salario mediano dei circa 1,200 euro al mese, la soglia di povertà vale 1,640 euro: il 50% della popolazione guadagna meno di 1,200 euro al mese, 440 euro sotto la soglia di povertà. Nulla da stupirsi se sia scesa in piazza e che abbia dimostrato tutta la sua rabbia: si è fatta sentire.

Mr Macron non ha ancora definito gli interventi che prenderà: per il momento ha fatto solo promesse, tranne qualche ritocco marginale.

Si prospetta però un esborso totale che potrebbe variare dai quaranta ai sessanta miliardi di interventi strutturali, ossia perduranti nel tempo.

Ma in una situazione economica di “stagnation of economic growth” l’unica via praticabile non può essere altro che un ulteriore massiccio ricorso al debito.

Quattro conti in croce: tra qualche anno il rapporto debito/pil francese supererà quello italiano.


Bloomberg. 2019-03-29. Italy Still Is Europe’s Debt King, But France Gets Closer

Italy remained the holder of Europe’s biggest public-debt burden in 2018 even after France’s rose to almost match it. France’s debt reached 2.3153 trillion euros ($2.62 trillion), just 1.4 billion euros below its southern neighbor’s. Italy’s debt as a ratio of economic output — 132.1 percent of GDP — is also the second-biggest in the euro region after Greece, and still much higher than France’s 98.4 percent.


Bloomberg. 2019-03-23. French Economy Unexpectedly Contracts After Orders Slow

France’s economic woes resurfaced at the end of the first quarter as business activity unexpectedly resumed a decline.

IHS Markit’s measure of manufacturing and services dropped to 48.7 this month, falling once again below the 50 level that separates expansion from contraction. The figure was less than February’s reading of 50.4 and defied economists’ predictions for a small improvement.

The euro erased gains to trade little changed at $1.1374 as of 9:17 a.m. in Paris.

Demand for new orders fell and work from abroad fell at the fastest pace for nearly three years, with some survey respondents blaming disruption from the by the Yellow Vests protesters and the postponement of Algerian elections. Firms also became less confident in the outlook for business, Markit said.

“The French private sector was unable to continue the recovery seen in February,” said Eliot Kerr, an economist at IHS Markit. It “looks fragile, with the latest data consistent with a stagnation of economic growth.”

Earlier this month, the European Central Bank reacted to a softer outlook by delivering a fresh round of monetary stimulus in the forms of new loans for banks and slashing its growth forecast for 2019.

Markit is due to release its readings for the German and euro-area economies later Friday.