Pubblicato in: Banche Centrali

Debito Pubblico levitato a 2,373 miliardi, +51 mld dal 1° gennaio.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-17.

2019-06-17__Debito Pubblico 001

Banca di Italia ha rilasciato il Report

Finanza pubblica: fabbisogno e debito – aprile 2019.

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A fine dicembre 2018 esso valeva 2,321.957 miliardi euro.

A fine aprile 2019 il debito pubblico era salito a 2,373.314 miliardi di euro.

Nel breve volgere di quattro mesi il debito pubblico è aumentato di 51.357 miliardi.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Chi non ricordasse il 16 agosto 2018 sarà disilluso. Aste btp e bot deserte.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-02.

Piangere__002

Superficialità e sindrome monoculturale sono cugine che amano albergare nelle menti scarsamente strutturate.

Di norma chiamano a tener loro compagni l’intima amica presunzione: la forma più perniciosa è quella che, non conoscendo la realtà, si illude che tutti la pensino come lei, e che il suo pensiero sia quello giusto in senso assoluto.

Già: ma nella vita esistono anche gli “altri“, e molto spesso si dipende da loro e da come la pensano. Nel caso del debito gli “altri” sono i creditori.

Non comanda chi accede al credito: comanda chi lo concede.

Ecco alcune frasi caratteristiche, che somigliano più a slogan che al frutto di un qualche ragionamento:

«Il debito può salire a piacere: è sufficiente che la banca centrale stampi»

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«Le moderne teorie economiche dimostrano in modo inequivocabile che l’entità del debito è ininfluente sul sistema economico»

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Poi, quando succedono fatti come questi riportati a seguito, allora la colpa non è di un debito sovrano mostruoso né tanto meno di quanti lo abbiano propugnato, ma degli gnomi di Zurigo, di un complotto contro l’Italia e così via.

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Buon giorno, Italia! Ftse Mib -1.87%, Btp ancora in discesa. Aste deserte.

«Se è vero che di questi giorni i volumi di scambio sono basi, sarebbe altrettanto vero constatare come la borsa italiana inanelli una serie continua di ridimensionamenti e le quotazioni dei titoli di stato siano in costante, continua discesa.

Se nessuno intenda fare il catastrofista, sarebbe d’altra parte necessario prendere atto della situazione.

Posizioni che prima erano ritenute essere solide come rocce stanno scricchiolando vistosamente.

Si inizia a delineare il problema clou dell’Italia: trovare acquirenti per i propri titoli di stato.

Non sarà soltanto questione di aumentare i tassi di interesse, bensì di generare fiducia negli investitori.»

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Tregua per i BTp, aste «light» ma solo fino alla Befana

«Il fatto che l’ultimo giorno di questo ottobre nero per i mercati sia finito con spread in lieve calo a 305 punti base e Piazza Affari in minimo rialzo (+0,27%) regala un pizzico di sollievo. Anche perché i titoli di Stato italiani trovano d’ora in avanti un alleato: il calendario. A novembre e dicembre, secondo le stime degli analisti, il Tesoro avrà la necessità di emettere relativamente pochi BoT e BTp: intorno a 30 miliardi. Motivo: fino ad oggi ha già soddisfatto il 92% delle necessità finanziarie dell’intero 2018. Ma la tregua durerà poco: fino a dicembre. »

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Titoli pubblici: asta deserta o quasi!

«Titoli pubblici: asta deserta o quasi! BTp Italia: la raccolta per i risparmiatori si chiude a 863 milioni, peggior dato di sempre Neanche un miliardo di euro in tre giorni. Nessuno forse si aspettava una raccolta così «magra» fra gli investitori retail per il BTp Italia, forse neanche i più pessimisti sulla sorte del debito italiano. A pesare, nei giorni pieni di tensione e culminati proprio questa mattina con l’avvio della procedura di infrazione da parte della Commissione Ue, è chiaramente il clima di incertezza che si è creato attorno alla gestione delle nostre Finanze pubbliche e la conseguente volatilità sul mercato: una situazione che ha finito per allontanare le famiglie da uno strumento al quale parevano davvero affezionate, nonostante la cedola minima garantita fosse la più elevata da diversi anni a questa parte. Primato negativo.»

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Perché l’asta del Btp Italia è stata un flop

«Per il primo buono del Tesoro «gialloverde» sottoscrizioni per soli 481 mln. Spred e i bassi tassi pesano. Ma per gli analisti tra le ragioni c’è anche il crollo del 12% da maggio della precedente edizione.

Il Btp Italia parte col freno a mano tirato. La 14esima edizione del Buono del Tesoro, il primo emesso sotto le insegne del governo ‘gialloverde’ ha fatto segnare sottoscrizioni per appena 481,3 milioni di euro. Un record negativo se si esclude l’emissione del giugno 2012, quando il Btp che da ormai sei anni il Tesoro dedica ai piccoli risparmiatori raccolse all’esordio solo 218 milioni. In tutte le altre dodici edizioni, al debutto le sottoscrizioni non sono mai scese sotto il miliardo di euro, con un picco di 16,8 miliardi nel novembre 2013. Nell’ultima edizione, a metà dello scorso maggio, il primo giorno si era chiuso a quota 2,3 miliardi.»

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Nessuno compra più il nostro debito: anche i fondi hanno snobbato i Btp

«Emissione flop: incassati solo 2,1 miliardi. Il tedesco Weidmann: “Contro le crisi meno sovranità e ministro delle Finanze unico”

Il collocamento, un vero e proprio flop che è la cartina di tornasole della diffidenza verso tutto ciò che è espressione del debito tricolore, si è chiuso ieri con una seconda girata di spalle. Dopo gli appena 863 milioni comprati dal pubblico retail, cioè proprio quei piccoli risparmiatori cui è principalmente destinato il Buono agganciato all’inflazione, questa volta è toccato agli investitori istituzionali mostrare il pollice verso, con soli 1,3 miliardi di euro di titoli sottoscritti.

Con l’intera eurozona a rischio di collassamento, qualche mese dopo Mario Draghi avrebbe riscritto il finale della crisi del debito sovrano: prima con una frase diventata celeberrima («Wathever it takes»), e poi con il varo del piano di acquisto con cui la Bce ha messo le mani su 2.300 miliardi di titoli.»

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Debito pubblico è salito a 2,363.685 miliardi.

Italia. Debito pubbliche amministrazioni. Analisi per vita residua.

Bundesbank. Piano ufficioso per dimezzare il debito italiano.

Italia. Debito Sovrano a 2,311.703 mld. La brutta sorpresa di Bankitalia.

Debito delle Amministrazioni Locali. Ipotecano il futuro.

Bankitalia. Il debito delle PA è salito a 2,279.881 miliardi.

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Semplifichiamo al massimo, a costo di essere bollati di crassa ignoranza e superficialità: ma il nostro problema sarebbe quello di farsi capire, almeno da quanti vogliano capire.

Quando un qualche attore economico emette dei titoli, nel nostro caso lo stato che emette bot, btp etc, ha un unico grande problema: trovare gli acquirenti, ossia persone fisiche o giuridiche che in cambio dei titoli conferiscano denaro fresco.

È velleitario ritenere di poter convincere un potenziale acquirente decantandogli le bellezze formali delle nuove teorie monetarie: quello guarda solo i fondamentali, i tassi di interesse e le garanzie date.

Non solo, L’Italia ha un rank BBB-: un knot sotto ed i titoli italiani non potrebbero essere comprati dagli acquirenti istituzionali. Formalmente, non potrebbero nemmeno essere detenuti in portafoglio.

Le citazioni di cui sopra ci ricordano come negli ultimi tempi molte aste di titoli di stato siano andate deserte, ossia non si era presentato nessun acquirente. Ma se non arrivano i compratori, chi mai potrebbero arringare i sostenitori delle moderne teorie della moneta? Quelli se ne impippano.

Ci si pensi sopra molto bene.

Weimar con il suo Papiermark, oppure il Venezuela con il suo bolivar soberano avrebbero ben dovuto insegnare qualcosa.

Il problema del debito può in un amen tramutarsi nel problema dell’ira dei creditori turlupinati.

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Italia. Crisi in vista. Liquidità bancarie salite al 32%, 1,371 miliardi.

ECB. Entro fine anno si dovrebbe rinnovare il Governatore.

Ecb. Bollettino Economico. Italia. Futuro nero.

Alla fine si andrà a votare perle elezioni europee, per la regione Piemonte e per le amministrative in oltre 3,860 comuni.

Poi, sembrerebbe verosimile che si arrivi ad un redde rationem.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Debito pubblico è salito a 2,363.685 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-15.

2019-04-15__Banca Italia __001


Banca di Italia ha rilasciato il Report

Finanza pubblica: fabbisogno e debito – febbraio 2019

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A fine dicembre 2017 il debito delle pubbliche amministrazioni ammontava a 2,269.010 miliardi, mentre a fine 2018 era 2,321.857 miliardi.

A fine febbraio 2019 era ulteriormente salito a 2,363.685 miliardi.

Banca di Italia ha ritenuto opportuno non commentare queste tabelle.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. La grande malata cronica di Europa sta anche peggiorando.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-02.

2019-03-29__Francia__001

La Francia è la grande malata cronica dell’Unione Europea: il suo morbo si chiama debito pubblico.

2019-03-29__Francia__002

Nel 2006 il rapporto debito/pil era 64.60%, nel 2012 era 90..60%, a fine 2017 valeva 98.50%.

2019-03-29__Francia__003

La tabella che riporta il deficit è impressionante: si va dai -193.785 miliardi Usd nel 2009, ai -114.836 miliardi Usd nel 2013, ai -67.038 miliardi Usd nel 2017.

2019-03-29__Francia__004

In poche parole, la Francia è una nazione che tira avanti solo perché fa debiti: ma verrà bene il momento in cui si arriverà al redde rationem.

«France’s debt reached 2.3153 trillion euros ($2.62 trillion), just 1.4 billion euros below its southern neighbor’s. Italy’s debt as a ratio of economic output — 132.1 percent of GDP — is also the second-biggest in the euro region after Greece, and still much higher than France’s 98.4 percent»

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«France’s economic woes resurfaced at the end of the first quarter as business activity unexpectedly resumed a decline»

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«IHS Markit’s measure of manufacturing and services dropped to 48.7 this month»

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«The French private sector was unable to continue the recovery seen in February, …. It looks fragile, with the latest data consistent with a stagnation of economic growth»

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Spesso piove sul bagnato.

La rivolta dei Patrioti dei Gilets Jaunes ha messo Mr Macron con le spalle al muro: a fronte di un salario mediano dei circa 1,200 euro al mese, la soglia di povertà vale 1,640 euro: il 50% della popolazione guadagna meno di 1,200 euro al mese, 440 euro sotto la soglia di povertà. Nulla da stupirsi se sia scesa in piazza e che abbia dimostrato tutta la sua rabbia: si è fatta sentire.

Mr Macron non ha ancora definito gli interventi che prenderà: per il momento ha fatto solo promesse, tranne qualche ritocco marginale.

Si prospetta però un esborso totale che potrebbe variare dai quaranta ai sessanta miliardi di interventi strutturali, ossia perduranti nel tempo.

Ma in una situazione economica di “stagnation of economic growth” l’unica via praticabile non può essere altro che un ulteriore massiccio ricorso al debito.

Quattro conti in croce: tra qualche anno il rapporto debito/pil francese supererà quello italiano.


Bloomberg. 2019-03-29. Italy Still Is Europe’s Debt King, But France Gets Closer

Italy remained the holder of Europe’s biggest public-debt burden in 2018 even after France’s rose to almost match it. France’s debt reached 2.3153 trillion euros ($2.62 trillion), just 1.4 billion euros below its southern neighbor’s. Italy’s debt as a ratio of economic output — 132.1 percent of GDP — is also the second-biggest in the euro region after Greece, and still much higher than France’s 98.4 percent.


Bloomberg. 2019-03-23. French Economy Unexpectedly Contracts After Orders Slow

France’s economic woes resurfaced at the end of the first quarter as business activity unexpectedly resumed a decline.

IHS Markit’s measure of manufacturing and services dropped to 48.7 this month, falling once again below the 50 level that separates expansion from contraction. The figure was less than February’s reading of 50.4 and defied economists’ predictions for a small improvement.

The euro erased gains to trade little changed at $1.1374 as of 9:17 a.m. in Paris.

Demand for new orders fell and work from abroad fell at the fastest pace for nearly three years, with some survey respondents blaming disruption from the by the Yellow Vests protesters and the postponement of Algerian elections. Firms also became less confident in the outlook for business, Markit said.

“The French private sector was unable to continue the recovery seen in February,” said Eliot Kerr, an economist at IHS Markit. It “looks fragile, with the latest data consistent with a stagnation of economic growth.”

Earlier this month, the European Central Bank reacted to a softer outlook by delivering a fresh round of monetary stimulus in the forms of new loans for banks and slashing its growth forecast for 2019.

Markit is due to release its readings for the German and euro-area economies later Friday.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Debito pubbliche amministrazioni. A fine gennaio era 2,358.008 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-18.

2019-03-18__Bankitalia__001

Banca di Italia ha rilasciato il report:

Finanza pubblica: fabbisogno e debito – gennaio 2019.

A fine 2017 il debito delle Amministrazioni Pubbliche era 2,263.479 miliardi di euro, salito a fine 2018 a 2,316.697 miliardi: a fine gennaio 2019 si collocava a 2,358.008 miliardi.

È in corso anche un cambiamento tra i detentori del debito.

2019-03-18__Bankitalia__002

La quota detenuta dalle IFM residenti è passata dai 599.622 miliardi del 2017 ai 653.784 di fine 2018, mentre la quota detenuta dai non residenti è scesa da 730.507 miliardi a 684.459 miliardi.

Sempre a fine 2018, il debito delle Amministrazioni Locali ammontava a 85.624 miliardi, così ripartiti: Nord Ovest 24.281, Nord Est 10.929, Centro 23.297, Sud 19.164, Isole 7.954.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Italia. Debito pubbliche amministrazioni. Analisi per vita residua.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-19.

2019-01-17__debito_pubblico__001

Banca di Italia ha rilasciato il Report

Finanza pubblica: fabbisogno e debito – novembre 2018.

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Riportiamo la Tavola 7, Debito delle Amministrazioni pubbliche: analisi per vita residua.

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Il debito delle pubbliche amministrazioni ammontava a fine 2016 a 2,219.981 miliardi, a fine 2017 a 2,263.479 miliardi ed a novembre 2018 a 2,345.344 miliardi.

Nel volgere di un anno il debito è salito di 63.13 miliardi (2,345.344 – 2,282.210).

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524.876 miliardi scadono entro un anno, mentre 788.732 entro cinque anni. Ciò significa che in un lustro si dovranno trovare acquirenti per 1,313,608 miliardi. Questa è una cifra difficilmente raggiungibile senza godere della fiducia dei mercati.

La Tabella fornisce anche un’altra informazione di non poco conto: l’ammontare dei titoli a tasso variabile.

524.676 miliardi per la scadenza annuale, 175.131 per quella a cinque anni, e 188.500 per scadenza superiori.

In totale, sono 888.307 miliardi.

Qualora vi fosse un aumento degli interessi, supponiamo dell’1%, lo stato ne avrebbe un ulteriore aggravio immediato per 8.88 miliardi.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Bundesbank. Piano ufficioso per dimezzare il debito italiano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-31.

Moreau Gustave. Le chimere. 001

In politica tutto è possibile, basta solo che vi sia la effettiva volontà di concepire e portare a termine un progetto.

Talora poi le situazioni potrebbero anche evolversi in modo così tumultuoso, imprevisto e spesso disperato, che anche i provvedimenti più impensati ed improbabili possono diventare realtà.

«A Bundesbank spokesman said Wendorff was writing in his personal capacity»

Ufficialmente Bundesbank asserirebbe che nulla abbia a che fare con il progetto enunciato da Mr Wendorff al Frankfurter Allgemeine Zeitung: tuttavia Mr Karsten Wendorff è economista capo di Bundesbank, sobrio nel parlare, e la Frankfurter Allgemeine Zeitung è uno dei principali e più stimati giornali tedeschi.

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«Italy’s populist government doesn’t need to ask for money from European partners to halve its debt — it could tap the large private wealth of its citizens»

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«Instead of a European fund that buys Italian government bonds and that is ultimately backed by European taxpayers, a national fund should be created, …. This fund would buy Italian government bonds»

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«Such a fund would be financed by “national solidarity bonds” that Italian households would be obliged to purchase — for example, to the tune of 20 percent of their net wealth»

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«At such a rate “almost half of Italian government debt could be converted into solidarity bonds»

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«Italian voters would be directly involved in solving an Italian problem, depending on their financial capacity, …. This would strengthen confidence in a sound fiscal policy for the future. Ultimately, a national problem would be solved by national solidarity»

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Come tutte le proposte, anche questa dovrebbe essere valutata con cura.

Se di sicuro questa manovra non sarebbe certamente ben accolta dagli italiani Contribuenti, altrettanto sicuramente sarebbe sia possibile sia facilmente eseguibile.

Se si potrebbe dubitare che un qualsiasi governo che non sia almeno quasi dittatoriale intenda mettere a repentaglio la propria rielezione attuando una manovra dl genere, sarebbe altrettanto vero ammettere che sarebbe risolutiva.

Il problema però sarebbe un altro, a nostro personale parere.

Le pubbliche amministrazioni italiane generano debito in via strutturale.

Una così drastica manovra potrebbe avere un suo senso logico solo ed esclusivamente se accompagnata in modo simultaneo da una altrettanto drastica riduzione della spesa pubblica e delle tasse.


Bloomberg. 2018-10-28. A Bundesbank Economist Has a Radical Plan to Halve Italy’s Debt

Italy’s populist government doesn’t need to ask for money from European partners to halve its debt — it could tap the large private wealth of its citizens, Bundesbank economist Karsten Wendorff suggested.

The radical proposal echoes the debate in Italian media over a potential “wealth tax.” Unlike a tax, however, it wouldn’t directly eat into the patrimony of the country’s families, according to its proponent, who heads the German central bank’s public finance department.

“Instead of a European fund that buys Italian government bonds and that is ultimately backed by European taxpayers, a national fund should be created,” Wendorff wrote in the Frankfurter Allgemeine Zeitung Saturday. “This fund would buy Italian government bonds.”

Such a fund would be financed by “national solidarity bonds” that Italian households would be obliged to purchase — for example, to the tune of 20 percent of their net wealth. At such a rate “almost half of Italian government debt could be converted into solidarity bonds.”

A Bundesbank spokesman said Wendorff was writing in his personal capacity.

Rome on Friday avoided a second rating downgrade in a week as S&P Global Ratings decided only to lower its outlook. The move followed another week of acrimonious clashes with the European Commission and European Central Bank President Mario Draghi over plans to expand spending that flaunt EU rules. Prime Minister Giuseppe Conte told Bloomberg on Wednesday that there’s no “Plan B” for the fiscal program.

Italy isn’t a poor country, Wendorff argues, it doesn’t need debt relief nor should it be the “plaything” of financial markets. Yet its government’s plans show that European budget rules are toothless, barring the way to further European solidarity and burden-sharing. The way out from this conundrum: making “Italian taxpayers ultimately liable for the debts of their state.”

“Italian voters would be directly involved in solving an Italian problem, depending on their financial capacity,” he wrote. “This would strengthen confidence in a sound fiscal policy for the future. Ultimately, a national problem would be solved by national solidarity.”

Pubblicato in: Banche Centrali, Cina, Finanza e Sistema Bancario

Cina. 11 trilioni Usd di bond. 1.3 trilioni in scadenza entro un anno. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-20.

2018-06-12__Cina_Bond__001

I mercati finanziari delle grandi potenze economiche ci hanno abituato a trattare cifre da capogiro, che difficilmente mente umana può comprendere appieno.

Il mercato cinese dei bond ammonta ad undici trilioni di dollari americani, e di questi 1.3 trilioni Usd va in scadenza entro dodici mesi.

Nulla da stupirsi se gli investitori stiano domandandosi, alcuni anche in modo accorato, se potranno mai rivedere indietro i soldi impiegati.

Non solo.

Se è vero che a differenza dell’occidente gran parte del debito cinese è stato contratto per finanziare attività produttive, che una volta avviate rendono economicamente, sarebbe altrettanto vero che la guerra sui dazi potrebbe danneggiare almeno alcuni settori, mettendoli in difficoltà con la refusione.

«Given the massive size of the market — now more than $11 trillion, with a further half trillion or so in dollar bonds — it was always going to be a delicate transition»

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«Potential refinancing of $1.3 trillion looms in coming year»

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«China’s efforts to connect the world’s third-biggest bond market with the international financial system are hitting dual headwinds — a climb in global borrowing costs, and the country’s own campaign to reduce financial leverage»

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«The dynamics have contributed to defaults by 12 bond issuers in 2018 through June 4, after 18 for the whole of 2017, according to Fitch Ratings»

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«But with about 8.2 trillion yuan ($1.3 trillion) of domestic corporate and local-government securities due to mature in the coming 12 months, it’s an open question whether China is prepared to let chips fall where they may»

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«Authorities started shifting away from the old model of implicit guarantees for practically all debt securities in 2014, allowing defaults for the first time»

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«Where would the lines be drawn on who goes bust?»

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«As the U.S. Federal Reserve keeps raising interest rates, and China’s monetary overseers pursue a separate campaign to rein in shadow banking, the coming year may prove decisive in shifting investors away from relying on assumptions of state support — instead forcing them to value bonds based on how likely they are to get their money back.»

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«Better differentiation between borrowers based on their risk has been long absent in China»

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«Despite its size, the near-absence of defaults in China’s market until relatively recently was one quirk that kept it out of sync with the rest of the world»

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Se è vero che i default in Cina sono stati eventi del tutto rari, è altrettanto vero che il passato potrebbe non riproporsi nel futuro. Né è detto che la Cina si astenga dall’usare i default come arma finanziaria.

La Fed ha già iniziato, e proseguirà, ad aumentare i tassi di interesse, e questo fatto potrebbe spostare molte risorse finanziarie dallo yuan al dollaro americano.

Poi, che sia in corso una guerra economica e finanziaria dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti, ed in guerra diventa lecito utilizzare anche armi altamente distruttive.

Riassumendo, nessuna idea catastrofista, ma un caldo suggerimento ad usare sana prudenza: nella vita non si sa mai.


Bloomberg. 2018-06-10. China’s $11 Trillion Bond Market Tested by Rising Defaults

– Local idiosyncracies challenge global funds eyeing China

– Potential refinancing of $1.3 trillion looms in coming year

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China’s efforts to connect the world’s third-biggest bond market with the international financial system are hitting dual headwinds — a climb in global borrowing costs, and the country’s own campaign to reduce financial leverage.

The dynamics have contributed to defaults by 12 bond issuers in 2018 through June 4, after 18 for the whole of 2017, according to Fitch Ratings. Firms from JPMorgan Chase & Co. to Fidelity International are warning to prepare for more. But with about 8.2 trillion yuan ($1.3 trillion) of domestic corporate and local-government securities due to mature in the coming 12 months, it’s an open question whether China is prepared to let chips fall where they may.

Authorities started shifting away from the old model of implicit guarantees for practically all debt securities in 2014, allowing defaults for the first time. The idea: tap market discipline to punish inefficient companies and encourage a more productive capital allocation. Given the massive size of the market — now more than $11 trillion, with a further half trillion or so in dollar bonds — it was always going to be a delicate transition. Where would the lines be drawn on who goes bust? A global-standard credit-ratings industry could hardly be engineered overnight. And who would staff credit-research teams and risk-control desks? Not to mention creating a derivatives market to hedge risks.

Great Wall of Maturities

A total of 8.2 trillion yuan of bonds are set to mature next 12 months

And with China’s door at its most open yet to overseas investors, the global spotlight is shining like never before on these securities.

“The pace is so much faster today, that’s one of the things that’s missed from many investors” looking at China’s capital markets, said Brendan Ahern, chief investment officer at Krane Funds Advisors, which is expanding its line of fixed income products as China’s bond market opens. “If you have to take your eye off China, it moves so quickly that it’s way ahead of you.”

As the U.S. Federal Reserve keeps raising interest rates, and China’s monetary overseers pursue a separate campaign to rein in shadow banking, the coming year may prove decisive in shifting investors away from relying on assumptions of state support — instead forcing them to value bonds based on how likely they are to get their money back.

And about time too, says Ashley Perrott, the Singapore-based head of pan-Asia fixed income at UBS Asset Management. Better differentiation between borrowers based on their risk has been long absent in China.

“It had to happen if they’re going to become a more mature market,” Perrott said. Despite its size, the near-absence of defaults in China’s market until relatively recently was one quirk that kept it out of sync with the rest of the world. There are many more that have made it idiosyncratic.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Italia. Debito Sovrano a 2,311.703 mld. La brutta sorpresa di Bankitalia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-16.

2018-06-16__Debito_Sovrano__001

Banca di Italia ha rilasciato il Report Finanza pubblica: fabbisogno e debito – aprile 2018.

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Se al 2016 il debito delle pubbliche amministrazioni ammontava a 2,219.546 miliardi, all’aprile 2018 era salito a 2,311.703 miliardi di euro.

Questo aumento è stato parzialmente sostenuto da in incremento della quota di titoli di stato detenuti da non residenti, salita dai 676.649 miliardi agli attuali 712.730, ma sopratutto dalla quota detenuta dalla Banca di Italia, salita dai 268.081 miliardi nel 2016 agli attuali 373.551.

Dovrebbe essere inutile rimarcare quanto sia pericolosa una situazione del genere.

Se è vero che rientra nella fisiologia del sistema che la Banca Centrale Italiana detenga una certa quale quota di titoli di stato domestici, è altrettanto vero che 373.551 miliardi di euro in titoli di stato italiani sono una enormità.

Questa è una altra delle tristi eredità dei precedenti governi.

Non a caso, tranne due eccezioni, i media nazionali hanno passato la notizia sotto silenzio.

Bankitalia, il debito pubblico ad aprile sale di altri 9 miliardi