Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario

Dax. C’è chi piange ma anche chi se la ride. DE000XM4SRT4

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-06.

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Ieri il Dax ha evidenziato una consistente contrazione.

Tutte le persone che si fossero illuse che la pacchia sarebbe durata in eterno stano ora piangendo tutte le possibili lacrime.

Ma c’è anche uno sparuto manipolo di operatori che guardano in modo spassionato la realtà dei fatti, senza preconcetti di sorta.

Comprato attorno a 16 e rivenduto a 21. Un guadagno lordo del 31% in poco più di due giorni.

Con buona pace degli idealisti, che almeno in questa occasione sono pur serviti a qualcosa.

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Pubblicato in: Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Borse. Si preparano ad essere liquide per le elezioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-20.

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È vero che questi sono tempi di dividendi, è vero che per alcune società sono anche consistenti, ma il calo è forte e diffuso sulle borse di tutta Europa.

Si sente palpabile l’anelito a restare liquidi.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Borse. Qualcosa non torna. Ftse Mib -0.70%, Dax -1.70, Cac -2.17%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-26.

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Qualcosa non ritorna.

La settimana borsistica è arrivata quasi al termine registrando una netta contrazione dei listini.

Al momento di scrivere, Dow Jones -1.28% e Nasdaq -2.21%.

Ma in Europa si assiste ad un paradosso.

Il Ftse Mib italiano perde lo 0.70%, mentre il Cac è a -2.17% ed il Dax a -1.70. Le borse francese e tedesca stanno perdendo più di quella nazionale.

Stando all’agiografia liberal, avrebbe dovuto essere l’opposto.

Gran brutta faccenda quando i fatti smentiscono le ideologie.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Senza categoria

Borse mondiali. Se scendono non è certo colpa del Governo Italiano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-23.

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A nostro sommesso parere, sarebbe anche l’ora di smettere di raccontarci quella dell’uva.

Secondo la stampa liberal il crollo del Ftse Mib sarebbe colpa dell’attuale Governo Italiano.

Borsa e spread, in 8 mesi ogni italiano ha perso virtualmente 3.300 euro

«La “spreadonomics” non perdona. Ogni giorno i governi non possono affrancarsi dal giudizio degli investitori. Se questi intravedono un peggioramento di scenario nei confronti degli asset su cui hanno posizionato i capitali è inevitabile che aumenti la propensione a vendere e quindi il valore virtuale di quegli asset diminuisca.

L’Italia negli ultimi mesi ha sperimentato qualcosa del genere. Dal 28 febbraio – a ridosso delle elezioni del 4 marzo – il valore di mercato di obbligazioni (sia societarie che governative) e delle azioni quotate a Piazza Affari è diminuito di 198 miliardi di euro, oltre il 10% del Prodotto interno lordo. Se poi si aggiungono i titoli di Stato detenuti dalla Banca d’Italia e da investitori esteri il passivo potenziale cresce a 304,7 miliardi.»

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Al momento di scrivere, il Dax perdeva il -2.53%, molto di più che Piazza Affari.

A seguito, riportiamo i grafici delle principali borse europee. Tutte in perdita.

Che il Governo Italiano sia onnipotente nessuno se lo può credere.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Senza categoria

Con quanto successo in Consiglio Europeo è successo financo poco.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-18.

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In Consiglio Europeo i liberal socialisti hanno perso la maggioranza. Se la sono presa a male.

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Gestori: pessimismo in netto aumento. Sell su azioni Italia e UK

Le indicazioni arrivate dall’ultimo sondaggio realizzato da Bank of America Merrill Lynch sono poco incoraggianti, visto il pessimismo che serpeggia tra i gestori sul futuro dell’economia globale.

I gestori si attendono una frenata dell’economia mondiale

Dall’indagine condotta tra il 5 e l’11 ottobre con il coinvolgimento di 231 fund managers che hanno asset in gestione per quasi 650 miliardi di euro, è emerso che il 40% degli stessi si attende una frenata della crescita mondiale.

Già a settembre era emerso un dato allarmante, con un pessimismo ai massimi dal 2011, ma l’indicazione di questo mese è ancora più preoccupante visto che una view negativa sulla crescita con una percentuale così alta non si registrava da novembre 2008.

Circa l’85% degli interpellati crede che l’economia si trovi nella fase finale del suo ciclo e si tratta di un dato superiore dell’11% rispetto ai massimi visti a dicembre 2007. 

I fattori di rischio secondo i fund managers

In linea con quanto già emerso in occasioni dei sondaggi precedenti, tre sono i principali fattori di rischio indicati dai gestori. Il primo è quello della guerra commerciale, seguito dalla normalizzazione delle politiche monetarie da parte delle Banche Centrali, fino ad arrivare alla frenata dell’economia in Cina che preoccupa il 16% dei fund managers.

I timori sulle prospettive dell’economia globale si associano peraltro ad una view decisamente più prudente sui profitti societari, per i quali il 20% dei partecipanti al panel prevede un deterioramento nei prossimi 12 mesi.

Focus su rialzo rendimenti titoli di Stato Usa

E’ motivo di preoccupazione anche il recente rialzo del rendimenti dei titoli di Stato Usa, con quello del decennale sui massimi degli ultimi sette mesi. Dall’indagine è emerso però che i livelli attuali sono ancora troppo bassi per determinare un passaggio degli investitori dall’azionario all’obbligazionari. I gestori prevedono che uno switch del genere si avrà nel momento il cui il rendimento del Treasury a 10 anni salirà al 3,7%.

Dai valori attuali c’è ancora un certo margine e questo fa sì che gli investitori siano ancora riluttanti a rinunciare ad un’esposizione agli asset rischiosi, mantenendo una posizione di sottopeso globale sulle obbligazionari.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Metà Dax-30 è in mano straniera. – Handelsblatt.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-16.

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I tacchini riuniti nel recinto in assemblea gloglottavano che sarebbe stato giusto dare un attestato di benemerenza a quell’umano che dava loro tutti i giorni un becchime raffinato ed abbondante.

Costui era sicuramente un benefattore della stirpe dei tacchini, un tacchinofilo di specchiata reputazione.

Gli dettero quindi una targa di farina di mais, e, dopo pochi giorni, visto che si stava avvicinando il Thanksgiving Day, l’umano li raccolse uno per uno per mandarli in ferie.

Adeguatamente spennati, fecero comparsa ben farciti sulle tavole di altri umani, dopo un adeguato periodo passato nel forno: e la storia di questi tacchini finì lì.

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«foreigners now own more than half of the stock in Germany’s top 30 listed companies»

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«foreign investors now own more than half of the stock – 53 percent – in DAX companies»

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«At several of the well-known firms, such as Bayer, Deutsche Börse and Adidas, foreign ownership is well over 70 percent.»

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«The DAX companies that are largely German-owned have not fared so well. They tend to have one large domestic institutional investor; for example, the German government owns 32 percent of Deutsche Telekom and 15 percent of Commerzbank, while the Krupp Foundation has 23 percent of steelmaker ThyssenKrupp»

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«The success of foreign investors comes down to sober calculation and an eye for short-term profit»

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«US asset investment firm Blackrock, which is among the largest in the world, is the biggest investor in German industry. It holds a stake in every DAX company, on average more than 5 percent, sometimes as much as 10 percent. But Blackrock is no activist investor – it buys, sits back and waits for capital appreciation»

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«On average last year, the 30 DAX companies generated three-quarters of their revenues overseas. Twenty years ago, it was just 50 percent.»

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«In the mid-1990s, 60 percent of their workforce was in Germany; today, that figure is just 40 percent.»

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Handelsblatt si dilunga nel descrivere come queste ditte stiano andando benissimo ed il valore delle loro azioni salga giorno dopo giorno. Buona parte del management è tedesco, anche se il clima internazionale si palpa visibilmente.

Anche i tacchini erano felici del trattamento che ricevevano nel recinto, pur se ogni tanto un gruppetto di loro spariva e non tornava più. Ma i gloglottii strazianti che si udivano erano solo propaganda sovversiva del tacchino Putino che razzolava selvaggio fuori dal recinto.

Già: tutto va bene. Benissimo. È un dettaglio che trenta anni or sono il 60 percento della forza lavoro fosse in Germania, mentre adesso tale quota sia solo il 40%. Tutti i tacchini un pochino eruditi sanno più che bene che la forza lavoro è solo un peso per il recinto, un cumulo di seccatori arroganti per una nazione. E poi, diciamolo francamente, produrre qualcosa inquina. Si lasci quindi proprietà e produzione ai cinesi, tanto quelli continueranno a vita a portare in Germania i loro guadagni: è o non è un diritto inalienabile ed universale dei tedeschi?

I dodici anni di cancellierato Merkel sono stati la maggiore messa in liquidazione di una nazione mai vista nella storia, spesso vendite, talora regali veri e propri.

Né ci si illuda del fatto che l’holding direzionale sia ancora in Germania: per le multinazionali il mercato tedesco rende conto di meno del quindici per cento del loro fatturato.

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Infatti, il management è nominato dall’assemblea dei soci: risultano nominati quanti siano graditi alla proprietà e ne osservino le direttive.

Anche i piani industriali sono patrocinati dalla proprietà, ancorché messi in pratica dagli amministratori.

Che le società rendano è una cosa, che i guadagni ritornino tutti in Germania è tutt’altra faccenda.

Poi, come quando il benefattore chiama a raccolta i tacchini per portarli fuori dal recinto, la proprietà potrebbe suggerire nell’orecchio degli amministratori: “perché mai patrocinare le elezioni del tal partito e non quelle dell’altro?“.

E voilà: la débâcle elettorale è servita in tavola.


Handelsblatt. 2017-10-13. The DAX’s Foreign Invasion

New research shows that foreigners now own more than half of the stock in Germany’s top 30 listed companies. And it seems that the greater the foreign-ownership, the better the performance.

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Yesterday, Germany’s blue-chip DAX stock market index hit 13,000 points for the first time in its 30-year history. And while that’s great news for the German managers of the 30 big firms that make up the DAX, it’s even better news for their largely foreign owners.

Research by Handelsblatt suggests that foreign investors now own more than half of the stock – 53 percent – in DAX companies. At several of the well-known firms, such as Bayer, Deutsche Börse and Adidas, foreign ownership is well over 70 percent.

In terms of sales, revenue, profits and employment, today’s top German companies are highly globalized. In the last 25 years, firms like BMW, Siemens and Bayer have relentlessly looked outward in search of fast-growing markets and high-value inputs. This has yielded a steady increase in profit margins, which in turn has drawn the attention of overseas investors. German investors, on the other hand, have always been very reluctant to put their money on the stock market.

In terms of return, overseas investors have gained enormously on the back of DAX companies. Infineon, the Munich-based semi-conductor maker, is a good example. It has one of the highest concentrations of foreign investors, at more than 85 percent; not coincidentally, its market performance has been stellar, with its stock increasing 5,000 percent in the past eight years. If you had bought €10,000 ($11,800) in Infineon stock in 2009, you would now be sitting on half a million euros. Likewise, Adidas, which is 80 percent foreign-owned, has tripled its stock price in just two years.

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The major exception to the trend is among management: here, Germans still predominate.

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The DAX companies that are largely German-owned have not fared so well. They tend to have one large domestic institutional investor; for example, the German government owns 32 percent of Deutsche Telekom and 15 percent of Commerzbank, while the Krupp Foundation has 23 percent of steelmaker ThyssenKrupp. But these stocks are all among the worst-performing German equities of the last decade. Not long ago, a Telekom share sold for €100: today it can be yours for just €15.50.

The success of foreign investors comes down to sober calculation and an eye for short-term profit. They exhibit little of the investor loyalty which was once the hallmark of German business. It is hard to imagine the Krupp Foundation ever selling its stake in ThyssenKrupp, but when the Abu Dhabi state investment fund ploughed €2 billion into carmaker Daimler in 2009 saying it was investing for decades to come, it was really in it for the short-term. And with brilliant success: the fund sold its stake three years later, doubling its initial investment.

US asset investment firm Blackrock, which is among the largest in the world, is the biggest investor in German industry. It holds a stake in every DAX company, on average more than 5 percent, sometimes as much as 10 percent. But Blackrock is no activist investor – it buys, sits back and waits for capital appreciation. If there’s no growth, it reduces its position.

German business has rapidly internationalized in other areas too. On average last year, the 30 DAX companies generated three-quarters of their revenues overseas. Twenty years ago, it was just 50 percent. In the mid-1990s, 60 percent of their workforce was in Germany; today, that figure is just 40 percent.

The major exception to the trend is among management: here, Germans still predominate. According to figures from consultants EY, two-thirds of the most senior 200 executives are German nationals.

Paradoxically, Infineon, the most foreign-owned DAX company, has no non-German executives. Other companies without a single foreign manager include energy giants E.ON and RWE, as well as Commerzbank, the country’s second-largest bank, and real estate behemoth Vonovia. The most globalized management teams can be found at Adidas, Deutsche Bank, Volkswagen, Linde, the personal care conglomerate Beiersdorf, as well as healthcare company Fresenius.

Just six percent of non-executive board members are American, even though 25 percent of the revenues of large German firms comes from the US, and 20 percent of their shares are held by American shareholders. It is a similar story with Asia: just one director, out of 261 in total, comes from Asia, although top German firms raise 17 percent of their revenues in Asia.

This seems likely to change. “The internationalization of senior management and supervisory boards is simply a logical part of globalization,” said Alexander Bassen, professor of finance at Hamburg University.

It is hard to concretely prove that companies actually do better with more foreign managers and directors. “Of course a higher proportion of foreigners on the board is not a yardstick for quality,” said Mathieu Meyer, a managing partner at EY. But by globalizing much more slowly in this than in other areas of their business, German companies may be losing out on expertise.

Pubblicato in: Finanza e Sistema Bancario, Sistemi Economici

Ride bene solo chi ride ultimo. Dax e dintorni.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-09.

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Il due settembre alle ore 13:37 si pubblicò l’inside su riportata.

Si riportava una segnalazione che era stata fatta simultaneamente da differenti funzionari di differenti banche tedesche alla clientela maggiore, ossia primaria. Cinquanta milioni in su.

A giudicare da tempistiche e volumi sulle borse tedesche tale clientela aveva perfettamente e chiaramente recepita l’informazione.

Ma non tutti appartengono alla clientela primaria, oppure fanno di tutto per non sembrare essere inclusi in tale categoria.

Questo è un benevolo commento:

«da quandop hai annunciato lo short, il dax ha fatto +140 punti… non benissimo direi per gli shortisti.»

Ed ecco la risposta:

«Ho riportato una notizia, ed anche con congiuntivi e condizionali. Poi, usualmente, gli short si comprano a mercato alto: quando è sceso non sembrerebbero essere un buon investimento. La «clientela maggiore» tipicamente non lavora all’intraday. Vedremo nella prossima settimana. Dopo le elezioni, si intende. Stia bene!».

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Già. Gli short si comprano a mercato alto: quando è sceso non sembrerebbero essere un buon investimento.

Non pubblico i contenuti delle mail che sono state trovate in casella postale, perché erano da codice penale.

In ogni caso, il più simpatico mi dava del pazzo visionario, sostenendo che, invece di aver riportato una notizia, fossi io stesso a voler spargere allarmisti indebiti. Altri mi sollecitavano ad andare a raccogliere i pomodori, esprimendo così al meglio le mie potenzialità.

Tutti ammirevoli soloni degli andamenti di borsa: beati loro, che saranno sicuramente straricchi.

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Orbene, controlliamo adesso a distanza di una settimana la bontà della informazione.

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Pigliamo per esempio il titolo Deutsche Bank AG O.End Z 15(15/unl.)ShortDAX x4, Isin: DE000XM4SRT4.

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Comprato a 55.08 e venduto a 59.67: un guadagno dell’8.45%.

Sufficit.

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A quanti risero dietro, adesso replichiamo che ride bene esclusivamente chi ride ultimo.