Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Rosatellum e le conseguenze delle ultime prospezioni elettorali.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-11.

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Il problema è semplice ed interessa tutta la nazione: risponde alla banalissima domanda

“a cosa serve un sistema elettorale?”

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Se in Occidente è in auge il concetto che sia il popolo sovrano a scegliersi chi li governerà tramite libere elezioni, sarebbe altrettanto vero constatare come il sistema di legge elettorale sia condizionante dei risultati finali.

Premettiamo subito come non esista una legge elettorale perfetta.

Il sistema funziona benissimo quando un partito politico ha la forza di conquistarsi la maggioranza assoluta dei seggi.

In caso contrario, il sistema proporzionale è una iattura: condanna alla ingovernabilità.

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Il sistema esclusivamente proporzionale dimostrò tutti i suoi limiti nella Francia degli anni ’50: il quadro politico risultava essere frazionato in numerosi piccoli partiti, incapaci alla fine di pervenire ad una coalizione che fosse stata ragionevolmente stabile. Il parlamento risultava in questa maniera bloccato, incapace di agire.

Ne seguì una riforma della costituzione e della susseguente legge elettorale che trasformò la Francia in una repubblica presidenziale, con elezioni a doppio turno. Nel primo turno si rilevavano le forze dei singoli schieramenti, nel secondo avrebbe vinto chi avesse conseguito la maggioranza. La conseguenza è semplice: volenti o nolenti, al secondo turno si formano delle coalizioni e quella che prende la maggioranza ottiene la maggioranza dei deputati.

Il senato è invece votato da grandi elettori delle regioni e comuni. È chiaro come la composizione del senato sarà sempre condizionata da quello che era stato il clima politico degli anni precedenti.

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Quasi tutti gli stati dell’Europa stanno ora sperimentando un quadro di parcellizzazione politica, trasformandosi così in paludi incapaci di prendere decisioni.

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L’Italia si è dotata recentemente di un sistema elettorale denominato ‘Rosatellum’.

Cerchiamo di ripassarne le caratteristiche principali.

Il Rosatellum ha la seguente caratteristica:

L’impianto della legge è identico a meno di dettagli alla Camera e al Senato e si configura come un sistema elettorale misto a separazione completa.

Per entrambe le camere:

– il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo un sistema noto come first-past-the-post;

– il 61% dei seggi (rispettivamente 386 e 193) sono ripartiti proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; il riparto dei seggi è effettuato a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di listini bloccati di candidati;

– il 2% dei seggi (12 deputati e 6 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all’estero e viene assegnato con un sistema proporzionale.

– Vi sono infine soglie di sbarramento.

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Delle molte caratteristiche del Rosatellum ne vorremmo ricordare alcune, tenendo però presente che esistono delle soglie.

– Un partito percentualmente minuscolo ma fortemente concentrato in una zona potrebbe conquistare deputati e senatori nei collegi ove fosse presente, indipendentemente dalla minima rappresentanza nazionale.

– I seggi uninominali sono infatti attribuiti al partito di maggioranza relativa. Un partito uniformemente distribuito sul territorio nazionale con una proiezione media del 40% potrebbe conquistarsi anche tutti i 232 collegi per la camera ed i 116 seggi per il senato, più ovviamente gli altri seggi attribuiti con la quota proporzionale.

– I partiti sotto la proiezione del 25% – 20% corrono il serio rischio di non riuscire a prendere nemmeno un deputato o senatore nei collegi uninominali.

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Diamo ora uno sguardo agli ultimi sondaggi elettorali, che confermano peraltro un trend in essere dal 24 maggio.

– Il Governo (64%), il Premier Conte (67%), il Ministro Salvini (57%) ed il Ministro Di Maio (52%) godono della fiducia della maggioranza assoluta degli Elettori.

– Mentre il Movimento 5 Stelle è praticamente costante nelle intenzioni di voto, la Lega è salita dal 17.4% all’attuale 33.4%.

– Il partito democratico è sostanzialmente stabile, pur evidenziando un trend decrescente: si attesta attorno al 17% , mentre i partiti minori della sinistra, Leu e +Europa sembrerebbero destinati alla scomparsa. Con questa rappresentanza percentuale, il pd sarebbe tagliato fuori dalla stragrande maggioranza dei collegi elettorali.

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In questa situazione si prospetterebbero molte possibilità di azione, ciascuna con i suoi pro e con i suoi contro.

– Il Governo potrebbe riformare la legge elettorale.

Potrebbe innalzare la soglia di sbarramento al 10% e portare al 60% il numero dei seggi attribuibili in collegi con un sistema maggioritario a turno unico. Ne risulterebbe che Lega e M5S avrebbero il duopolio di camera e senato.

– Se poi Lega e M5S formassero un’unica lista civica, con una percentuale attesa di voti validi superiore al 55% otterrebbero sia alla camera sia al senato una maggioranza di seggi superiore ai due terzi.

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Per comprendere l’esatta portata di opzioni del genere, ci si ricordi il dettame dell’art 138 della costituzione.

«SEZIONE II. – Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non e` promulgata se non e` approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge e` stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.»

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La possibilità concreta di riformare la costituzione rendendola democratica è a portata di mano. Così come la possibilità concreta di far sparire il pd da camera e senato è possibilità altrettanto reale.

Comprendendo questo punto nodale, ci si mette in grado di capire anche molti degli attuali comportamenti del nostro Governo, nonché l’ira furibonda degli attuali eurocrati.

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Pubblicato in: Giustizia, Medio Oriente

Egitto. Mursi condannato per spionaggio. Il problema della democrazia.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-21.

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«An Egyptian court on Saturday sentenced ousted president Mohammed Mursi of the Muslim Brotherhood to 25 years in prison in a final ruling over a case accusing him of spying for Qatar»

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«Mursi, democratically elected after Egypt’s 2011 revolution, was overthrown in mid-2013 by then-general Abdel Fattah al-Sisi, now the president, following mass protests against his rule. He was immediately arrested»

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«Egypt’s Court of Cassation reduced Mursi’s sentence in the Qatar case to 25 years in its final ruling, from an original 40 years»

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Il problema posto trascende però quanto successo in Egitto.

Cerchiamo di esporlo con ordine, pur nella ristrettezza degli spazi di un articolo internet.

«Mohamed Morsi born 8 August 1951 is an Egyptian politician who served as the fifth President of Egypt, from 30 June 2012 to 3 July 2013, when General Abdel Fattah el-Sisi removed Morsi from office in the 2013 Egyptian coup d’état after the June 2013 Egyptian protests.

As president, Morsi issued a temporary constitutional declaration in late November that in effect granted him unlimited powers and the power to legislate without judicial oversight or review of his acts. The new constitution that was then hastily drawn up by the Islamist-dominated constitutional assembly, presented to the president, and scheduled for a referendum, before the Supreme Constitutional Court could rule on the constitutionality of the assembly, was described by independent press agencies not aligned with the regime as an “Islamist coup”. These issues, along with complaints of prosecutions of journalists and attacks on nonviolent demonstrators, led to the 2012 Egyptian protests. As part of a compromise, Morsi rescinded the decrees. In the referendum he held on the new constitution it was approved by approximately two thirds of voters. ….

He was unseated on 3 July by a military coup council ….

The Muslim Brotherhood protested against the military coup, but the pro-Morsi protests were crushed in the August 2013 Rabaa massacre in which at least 817 civilians were killed » [Fonte]

Ricapitoliamo i punti di interesse:

– Mr Mursi era stato eletto a suffragio universale alla Presidenza dell’Egitto;

– La nuova costituzione che aveva promulgato era stata approvata con un referendum popolare da circa i due terzi degli elettori.

– Questa costituzione “granted him unlimited powers and the power to legislate without judicial oversight or review of his acts ….  was then hastily drawn up by the Islamist-dominated constitutional assembly, presented to the president, and scheduled for a referendum, before the Supreme Constitutional Court could rule on the constitutionality of the assembly”.

– Rimosso e sottoposto a processo, è stato trovato colpevole di intelligenza con una potenza estera.

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Si dovrebbe prendere atto di almeno quattro eventi:

  1. Mr Mursi era stato eletto dal popolo sovrano a suffragio universale;

  2. La nuova costituzione era stata approvata in sede referendaria dai due terzi dei votanti;

  3. La nuova costituzione legalizzava al presidente un potere non controbilanciato dagli altri poteri dello stato;

  4. La sua destituzione fu attuata con un pronunciamento anche sanguinoso, ritenuto essere “democratico” perché si opponeva ad una costituzione ritenuta non essere tale.

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Il nodo centrale è cosa si intenda, come si definisca, il termine abusato di “democrazia“.

Treccani fornisce questa definizione:

«Forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico.»

Come tutte le definizioni in materia, anche questa risente dei concetti meta-giuridici ispiratori. In questa sede sarebbe sufficiente notare come la “partecipazione” sia un mezzo e non un fine. Cerchiamo di spiegarci meglio: Hitler entrò nel Bundestag a seguito di elezioni a suffragio universale, in cui tutti i cittadini erano pienamente eguali nell’esercizio del potere di voto. Ma ben difficilmente ciò che ne seguì potrebbe essere definito “democratico“. Sono i principi meta-giuridici che identificano il fine, indipendentemente dai mezzi usati per conseguirlo.

Di certo possiamo notare come questa definizione disgiunga il concetto di democrazia da quello di suffragio universale. Le grandi democrazie dell’ottocento fecero cose mirabili, quali la industrializzazione delle nazioni, la costruzione delle reti ferroviarie, l’erezione di argini ai fiumi, ed infine introdussero capillarmente l’energia elettrica: investimenti colossali di pubblico beneficio, eppure a quei tempi il voto era censuale. Forse il “pubblico beneficio” meglio avrebbe indicato il significato di democrazia, anche se la defizione dovrebbe essere ulteriormente chiarita.

Difficile quindi dare un giudizio sereno sulla costituzione varata da Mr Mursi. Non è infatti dogma di fede che potere legislativo, esecutivo e giudiziario debbano per forza di cosa essere indipendenti, sempre poi che lo possano essere. Anzi, quasi di norma, l’apparente indipendenza serve solo come scudo protettivo alla sudditanza sostanziale del potere giudiziario a quello politico, come è accaduto sotto l’Amministrazione Obama. In una nazione come gli Stati Uniti le alte cariche della giustizia sono a nomina presidenziale dietro parere favorevole del senato: la nomina è quindi politica, eppure ben difficilmente si potrebbe dire che gli Stati Uniti non siano una nazione democratica. In Germania i giudici sono di nomina governativa, tanto per rinfrescarci la memoria.

Problemi di vasta portata, sui quali sarebbe ben necessario un approfondimento più oggettivo il possibile.

Così come sarebbe altrettanto necessario un ripensamento globale sui concetti metagiuridici che improntano le giurisprudenze e le legislazioni. Il pluralismo etico genera mostri.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, si dovrebbe anche ponderare il diritto usualmente riconosciuto al popolo di rivoltarsi contro gli abusi, anche con la forza.

Ripetiamo, problemi non da poco, ma da valutarsi con cura.

In conclusione: è impossibile dare una definizione soddisfacente di democrazia senza prima aver chiaramente stabilito un contesto metagiuridico oggettivo, non soggettivo. Di certo, se questo è ritenuto essere variabile e mutevole, il termine “democrazia” può assumere qualsiasi significato gli si voglia dare.


Reuters. 2017-09-17. Egypt court sentences Mursi to 25 years in Qatar spy case

CAIRO (Reuters) – An Egyptian court on Saturday sentenced ousted president Mohammed Mursi of the Muslim Brotherhood to 25 years in prison in a final ruling over a case accusing him of spying for Qatar, judicial sources said.

Mursi, democratically elected after Egypt’s 2011 revolution, was overthrown in mid-2013 by then-general Abdel Fattah al-Sisi, now the president, following mass protests against his rule. He was immediately arrested.

Egypt’s Court of Cassation reduced Mursi’s sentence in the Qatar case to 25 years in its final ruling, from an original 40 years.

Mursi is already serving a 20-year sentence after being convicted for the killing of protesters during demonstrations in 2012.

Since toppling Mursi, Sisi has clamped down on dissent. Mass trials have been held for thousands of Muslim Brotherhood supporters, and hundreds have received death sentences or lengthy prison terms.

In 2014, Egypt charged Mursi and nine others with endangering national security by leaking state secrets and sensitive documents to Qatar. Egypt’s relations with Doha were already troubled by Qatar’s backing of Mursi.

Egypt is one of four Arab nations in a Saudi-led bloc that cut relations with the Gulf state on June 5, accusing it of backing militant groups and cooperating with their arch-foe Iran, allegations Doha denies.

Pubblicato in: Giustizia, Sistemi Politici

Polonia. Referendum costituzionale. Un gran bel problema per tutti.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-31.

Warszawa. Palazzo Jabłonowski 001

«Andrzej Sebastian Duda (Polish pronounciation: [ˈandʐɛj ˈduda] (About this sound listen); born 16 May 1972) is a Polish politician who is the sixth and current President of Poland, holding the office since 6 August 2015. Before his tenure as President, Duda was a member of Polish Lower House (Sejm) from 2011 to 2014 and the European Parliament from 2014 to 2015. ….

Duda began his political career with the now-defunct Freedom Union Party in the early 2000s.

After the parliamentary elections in 2005, he began his collaboration with the Law and Justice Party (PIS).

From 2006 to 2007 Andrzej Duda was an undersecretary of state in the Ministry of Justice.

Then, from 2007 to 2008, Duda was a member of the Polish State Tribunal.

During the presidency of Lech Kaczyński, from 2008 to 2010, he was an undersecretary of state in the Chancellery of the President of the Republic of Poland. ….

In the first round of the 2015 presidential election, Duda came first, receiving 5,179,092 votes and thus 34.76% of valid votes.» [Fonte]

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Il presidente Duda proviene dalle fila del partito Legge e Giustizia (PiS), ma ha sfumature politiche differenti dall’attuale governo.

Negli ultimi tempi ha ripreso un tema a lui caro, e sicuramente di grande interesse, non solo per la Polonia. Lo riportiamo espresso in due punti.

In primo luogo, Mr Duda constata come la attuale costituzione sia stata scritta più di venti anni or sono e molte sue assunzioni non siano più riscontrabili nel paese. Una revisione critica sarebbe quindi necessaria, anche per evitare contenziosi, sia pure in buona fede.

«la costituzione definisca la Polonia come un’economia sociale di mercato, un sistema che secondo il presidente non esiste all’atto pratico, perché mai implementato».

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«He expects people to suggest, among other topics, whether the charter should guarantee free education, health care and family bonuses and how far it should define the power of state agencies».

In secondo luogo, il presidente Duda solleva un problema riscontrabile nella maggior parte delle Costituzioni.

«molte imperfezioni del testo costituzionale al momento vigente nel paese»

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«la non chiara distribuzione dei poteri fra le varie autorità statali»

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Mr Duda affronta il grande problema della chiarezza espositiva del testo costituzionale. Il problema organizzativo e politico esiste, sicuramente, ma anche la sua espressione lessicologica e sintattica ha grande rilevanza pratica.

Problema questo non da poco.

Gli estensori di un testo costituzionale incontrano grandi difficoltà.

Il testo non può essere un trattato di scienza giuridica e molti termini sono usati senza essere inequivocabilmente definiti, perché usati nella corrente accezione dei termini, accezioni che sono però tempo varianti.

Inoltre il testo dovrebbe essere di indirizzo generale, blindando solo i concetti irrinunciabili e lasciando una ragionevole libertà interpretativa sul resto.

A quanto ci risulterebbe, questa sarebbe la prima volta che un custode della costituzione solleva un problema del genere, forse per troppo tempo sottovalutato.

Nota. La Unione Europea sta scatenando un lotta contro la Polonia, accusandola di non avere e non volere recepire i canoni di diritto europeo, ovvero quelli liberal democratici. Prepariamoci ad una lotta senza quartiere.

Macron: Polonia mette in dubbio solidarietà Ue e stato di diritto


McClatchy Dc Bureau. 2017-08-26. Polish president seeks proposals for new constitution

WARSAW, Poland. Poland’s president on Friday invited his compatriots to make suggestions for a new constitution to replace one that took effect 20 years ago.

President Andrzej Duda is calling on citizens to send their ideas to his office and to share them with local authorities over the next year with the aim of holding a referendum in November 2018 on possible changes.

The proposals are to be discussed in regional meetings with social groups during the coming year and will be the basis for about 10 questions asked in the referendum.

Duda first floated the idea in May, apparently taking the governing party by surprise. It was seen as an effort to demonstrate his independence from ruling party leader Jaroslaw Kaczynski, Poland’s most influential politician.

In a speech Friday in Gdansk, Duda said the existing constitution — which took effect seven years after democracy was restored in Poland — was “interim,” had shortcomings and wasn’t fit for a mature democracy.

“The new constitution should take us forward into the future,” Duda said.

He expects people to suggest, among other topics, whether the charter should guarantee free education, health care and family bonuses and how far it should define the power of state agencies.

The current constitution took effect under a left-wing government, which taints it in the eyes of right-wing critics.


Agenzia Nova. 2017-08-26. Polonia: presidente Duda, necessario considerare adozione nuovo testo costituzionale.

L’attuale costituzione polacca è da considerare come di transizione e deve essere sostituita da una nuova. Lo ha affermato oggi il presidente polacco Andrzej Duda, sottolineando le molte imperfezioni del testo costituzionale al momento vigente nel paese. Duda ha parlato nel corso di un convegno organizzato dal sindacato Solidarnosc a Danzica. Secondo il presidente polacco, l’attuale costituzione ha diverse pecche, come la non chiara distribuzione dei poteri fra le varie autorità statali. Fra gli esempi citati da Duda, il fatto che la costituzione definisca la Polonia come un’economia sociale di mercato, un sistema che secondo il presidente non esiste all’atto pratico, perché mai implementato. “Ci sono diversi ambiti in cui sarebbe opportuno avere maggiore precisione”, ha affermato Duda.

Nei mesi scorsi, il capo dello Stato polacco ha annunciato che nel 2018 si svolgerà un referendum costituzionale nel paese. “I cittadini polacchi hanno il diritto di esprimersi per decidere se la Costituzione, che è in vigore da venti anni, dovrebbe essere cambiata”, ha detto Duda durante le commemorazioni per la Giornata della Costituzione a Varsavia. “È giunto il momento di avviare un serio dibattito costituzionale, non solo fra i rappresentanti politici ma con l’intera nazione”. Duda ha aggiunto che dovrebbero essere gli stessi polacchi a decidere sulle direzioni di sviluppo del paese. “Quali diritti civili, quali libertà devono essere evidenziate di più”, ha detto il capo dello stato.

La Polonia “dovrebbe essere un paese in cui tutti sono assolutamente uguali davanti alla legge”, ha detto Duda. Inoltre, ha proseguito il capo dello Stato, il paese dovrebbe essere un luogo in cui “non esistono privilegi infondati, dove non esistono caste migliori di cittadini, dove tutti i cittadini sono uniti. È un compito che, a mio avviso, come presidente, deve essere compiuto”. Duda ha aggiunto che una scelta del genere dovrebbe essere presa attraverso un voto pubblico. “Voglio un referendum costituzionale l’anno prossimo, quando si festeggerà il centenario dell’indipendenza”, ha detto Duda.


The Warsaw Voice. 2017-08-26. Constitutional referendum in 2018?

Poland’s President Andrzej Duda plans to use his right to announce a constitutional referendum, having secured the Senate’s approval, but the process will take a while, he told the weekly W Sieci.

Duda mentioned November 11, 2018, the 100th anniversary of regaining independence by Poland, as “one of the potential dates”.

The referendum would be preceded by a broad debate and could contain several, maybe between 10 and 20 questions, the answers to which would determine the course of works on the new constitution.

The President does not rule out a 2-day referendum.

According to Duda’s words, the question on whether Poland should adopt euro could also be included in the referendum.
Poland’s ruling party Law and Justice (PiS) will support President’s motion for a referendum on what changes to the constitution should be made, Internal Affairs Minister Mariusz Blaszczak told Radio Zet.


The Warsaw Voice. 2017-08-26. Duda seeks support.

Polish President Andrzej Duda is seeking support for his proposal of a constitutional referendum outside ruling party Law and Justice (PiS), the daily Dziennik Gazeta Prawna writes.

Duda will attend on Friday a conference held by trade union Solidarnosc concerning a constitutional draft prepared by the trade union years ago, presidential ministrer Pawel Mucha says.

The president’s participation in the conference will mark an actual launch of the debate on the possible questions for the referendum, while the reaction of the ruling party will be a benchmark of any potential changes in its stance on the issue.