Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Emilia Romagna. Ordine dei medici si ribella a regione e magistrati.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-01.

Bologna 001

«Ambulanze senza medici»

«Terremoto nella sanità Emiliana»

«Chi decide sulla salute delle persone? I politici, i magistrati o i medici?»

«La questione, aggiungiamo noi, è decisiva per le elezioni del governatore dell’Emilia Romagna che continui a governare Stefano Bonaccini del Pd o vinca Lucia Borgonzoni della Lega»

«Il quesito emerge dalla “Lettera aperta” che il presidente dell’Ordine dei Medici di Bologna Giancarlo Pizza invierà nelle prossime ore a tutti gli Ordini dei medici italiani dopo il “caso Venturi” che sta segnando la sanità regionale»

«La vicenda nasce dalla decisione nel 2016 dell’assessore alla sanità e medico, della giunta Pd dell’Emilia Romagna, Sergio Venturi di proporre e approvare una delibera per impiegare infermieri nelle ambulanze dei 118, senza medici»

«A fine 2018 Venturi viene radiato dall’Ordine dei medici di Bologna»

«La Regione Emilia Romagna presenta un’opposizione davanti alla Corte costituzionale e questa valuta come illegittima la scelta dell’Ordine dei Medici di Bologna»

«Contemporaneamente la Procura di Bologna iscrive i 9 medici della commissione disciplinare che hanno radiato Venturi nel registro degli indagati con l’accusa di abuso d’ufficio»

«Il presidente Pizza ha in seguito denunciato alla Procura di Ancona, competente per i reati eventualmente commessi dai magistrati del Foro bolognese, il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato e il pm Flavio Lazzarini che hanno aperto l’inchiesta contro i dottori»

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Depurato dalla sua sovrastruttura politica e dagli interessi leciti ma di bottega, il problema sarebbe stato semplice da definirsi a da risolversi.

Il medico a bordo delle ambulanze ordinarie svolge una ben scarna utilità diagnostica e/o terapeutica, non per incompetenza, quanto piuttosto per impossibilità materiale di esplicare allo stato dell’arte la professione.

Già le ambulanze sono solitamente sovraccariche di strumentazioni utili o necessarie in una ristretta quota di casi. Il defibrillatore, per esempio, è più di scena che di reale utilità.

Il discorso sarebbe molto differente se si considerassero le ambulanze dedicate alla raccolta e trasporto di pazienti specifici. Per esempio, prestando soccorso di un poli infartuato, poter disporre di una ambulanza particolarmente attrezzata e con un cardiologo a bordo sarebbe cosa ottimale. Ma non esistono solo le patologie cardiologiche: mutatis mutandis, lo stesso potrebbe essere detto per il coma etanolico oppure per quello diabetico, per i polifratturati da incidente automobilistico, e così via.

In sintesi, l’avere o meno un medico a bordo delle ambulanze dovrebbe essere un tema di dibattito tecnico, da condursi avendo prima accuratamente raccolto ampia documentazione.

Un discorso a parte circa il problema medico sarebbe quello dell’allocamento delle risorse disponibili.

Dando la priorità all’essenziale, la scelta dovrebbe cadere ragionando su di una scala di utilità effettiva.

Nessuno intende negare alla classe politica, specie poi se vidimata dal suffragio elettorale a maggioranza governativa, il diritto/dovere di stabilire normative in campo sanitario, detenendone l’ultima responsabilità finale.

Tuttavia, a parer nostro, quando un politico legifera in materia sanitaria, più in generale su materie molto specifiche, sarebbe mandatorio che prima consulti con cura e pazienza tutte le persone fisiche e giuridiche coinvolte nella potenziale decisione.

Con questo nessuno intende che il politico debba seguire pedissequamente quanto suggerito dai tecnici, ma la decisione finale dovrebbe essere logicamente motivata.

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Circa il caso Venturi la decisione sembrerebbe essere stata presa senza una adeguata informativa. Nessuno intende entrare nel merito della liceità della decisione: si constata soltanto la scorrettezza e la illogicità delle procedure seguite.

Corretta la decisione dell’Ordine dei Medici di radiare il Venturi, corretta la sentenza resa dalla Corte costituzionale, ma tutti questi comportamenti altro hanno fatto che irrigidire ulteriormente le posizioni spostando il problema da un aspetto tecnico gestionale ad uno amministrativo e politico, financo personale.

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Se poi si considerasse che l’Emilia Romagna è prossima alle elezioni regionali, si dovrebbe constatare come questo clima sia del tutto controproducente ad un discorso sereno e pacato.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Germania. Il caso Stefan Jagsch.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-10.

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«The National Democratic Party of Germany (German: Nationaldemokratische Partei Deutschlands or NPD) is a  political party in Germany. ….

The NPD also endorses certain beliefs about human nature. NPD leader Udo Voigt states that the philosophy of the NPD differs from both communism and social liberalism in that it acknowledges people as unequal products of their societies and environments, largely governed by what is called natural law.

The NPD calls itself a party of “grandparents and grandchildren” because the 1960s generation in Germany, known for the leftist student movement, strongly opposes the NPD’s policies. The NPD’s economic program promotes social security for Germans and control against plutocracy. They discredit and reject the “liberal-capitalist system”. ….

German officials again tried to outlaw the NPD by submitting a request to the Federal Constitutional Court in 2016. ….

On 17 January 2017, the second senate of the Federal Constitutional Court rejected the attempt to outlaw the party. The reasoning behind the decision was that the NPD’s political significance is virtually nonexistent at both the state and federal levels and that as such, the party had no chance of posing a significant threat to the constitutional order. It was also reasoned that outlawing the party would not change the mindset and political ideology of its members and supporters, who in the event of a ban could simply form a new movement under a different name»

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Una cosa è l’opposizione politica ed una completamente differente è quella di ordine legale.

Tutte le forze politiche tedesche sono concordi nel definire l’NDP come ‘neo-nazista’, etichetta contrastata dalla Corte Costituzionale Federale, che aveva proibito la soppressione dell’NPD richiesta dai partiti politici.

Quindi, a rigor di termini, l’NDP è un partito legalmente presente in Germania, ed infatti è regolarmente ammesso alle competizioni elettorali ed i suoi membri eletti lo sono a tutti gli effetti legali.

Questo il casus belli.

«Senior politicians in Germany’s ruling parties have voiced anger at the election of a neo-Nazi as mayor of a town in the central state of Hesse»

«Stefan Jagsch of the far-right National Democratic Party (NPD) was elected unanimously by seven councillors in Waldsiedlung, near Frankfurt am Main»

«Mr Jagsch won because no rival stood against him. The small town has about 2,650 residents.»

«”The NPD candidate filled the vacuum,” said Markus Brando, the SPD leader in Altenstadt, which encompasses Waldsiedlung.»

«The NPD has survived efforts to ban it, but is seen as “anti-constitutional”.»

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Orbene, Mr Stefan Jagsch è stato eletto borgomastro alla unanimità per il semplice motivo che era l’unico candidato. Qualcuno il borgomastro deve ben farlo.

La faccenda è diventata un caso nazionale.

Alcune considerazione sembrerebbero emergere spontanee.

– Il termine ‘neo-nazista’ in Germania è spesso utilizzato dai liberal a mo’ di insulto, senza però la base razionale che corrobori tale definizione.

– Non a caso la Corte Costituzionale Federale ne ha vietato il bando, cosa che sarebbe inspiegabile se l’NPD fosse effettivamente su posizioni nazionalsocialiste.

– A riprova, l’NPD regolarmente è ammesso a partecipare alle elezioni, ed i suoi membri eletti lo sono a tutti gli effetti giuridici.

«The NPD has survived efforts to ban it, but is seen as “anti-constitutional”.»

Questa frase suona sinistra.

I fatti sono stati appurati dalla Corte Costituzionale Federale, motivo per cui la frase ‘is seen as “anti-constitutional”‘ suona come un vero e proprio arbitrio: nessuno dovrebbe permettersi simili fraseologie su ciò che è stato deciso dalla Suprema Corte.

Una cosa è ciò che si è, ed una totalmente differente il modo in cui si è percepiti.

Ma questa è una strada senza sbocco: permettere che la visceralità prevalga sulla ragione e sul legale porta inevitabilmente ad abusi, e l’esclusone dalla competizione politica è il primo passo verso la temuta dittatura.

Il sistema giudiziario tedesco prevede che, sotto le opportune condizioni, si possa riproporre alla Corte Costituzionale Federale un quesito già precedentemente valutato: questa sarebbe l’unica via legale e democratica da seguire.


Bbc. 2019-09-09. German parties outraged as neo-Nazi elected small town mayor

Senior politicians in Germany’s ruling parties have voiced anger at the election of a neo-Nazi as mayor of a town in the central state of Hesse.

Stefan Jagsch of the far-right National Democratic Party (NPD) was elected unanimously by seven councillors in Waldsiedlung, near Frankfurt am Main.

Mr Jagsch won because no rival stood against him. The small town has about 2,650 residents.

The NPD has survived efforts to ban it, but is seen as “anti-constitutional”.

Local councillors representing Chancellor Angela Merkel’s Christian Democrats (CDU), its governing partner the centre-left Social Democrats (SPD), and the liberal Free Democrats (FDP) all voted for Mr Jagsch.

“The NPD candidate filled the vacuum,” said Markus Brando, the SPD leader in Altenstadt, which encompasses Waldsiedlung.

But senior party members have condemned the move, with CDU leader Annegret Kramp-Karrenbauer calling for the election to be cancelled. Its secretary-general, Paul Ziemiak, said “the election of a member of a party which pursues anti-constitutional goals is a disgrace”.

SPD Secretary-General Lars Klingbeil tweeted his outrage too: “The SPD has a very clear position: We don’t co-operate with Nazis! Never! That goes for the federal level, regions and districts. The decision in #Altenstadt is incomprehensible and unjustifiable. It must be reversed immediately.”

Mr Jagsch has promised to “work for the interests of the town and continue to work constructively and across parties”.

The main far-right opposition party in Germany is the Alternative for Germany (AfD). The NPD is much smaller and has only won seats in regional assemblies.

In 2017 the German Constitutional Court ruled against a ban on the NPD, saying the party was “anti-constitutional” but did not appear capable of overturning Germany’s democratic order.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Consulta. Non ammette i ricorsi delle regione avverso il dl Sicurezza.

Giuseppe Sandro Mela

2019-06-23.

Giudici 001

Le regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana ed Umbria avevano fatto ricorso contro il decreto legge sulla Sicurezza.

Con una velocità assolutamente inusuale, la Corte Costituzionale ha esaminato i ricorsi e si è riunita per sentenziare, disponendo la non ammissibilità dei ricorsi.

«la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali»

«Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate»

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A nostro personale parere, nel non accettare i ricorsi delle regioni non solo la Corte Costituzionale ha applicato quanto disposto dal Testo fondamentale dello stato, riportando legalità e giustizia nella giusta considerazione che loro spetta: ha anche operato con buon senso.

Data la posizione politica delle regioni che avevano fatto ricorso, nessuno si stupisca se alla fine cercassero in tutte le maniere di aggirare la legge dello stato.

Sinceramente, la frase

«abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari»

sembrerebbe essere più un insultato gratuito alla Corte Costituzionale che al Ministro Salvini.


Adnk. 2019-06-21. Dl Sicurezza, Consulta: “Inammissibili ricorsi Regioni”

La Corte costituzionale, che si è riunita oggi in camera di consiglio per esaminare i ricorsi delle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, che hanno impugnato numerose disposizioni del Decreto sicurezza lamentando la violazione diretta o indiretta delle loro competenze, ha giudicato inammissibili tali ricorsi. La Corte ha anche esaminato alcune disposizioni del Titolo II del ‘Decreto sicurezza’ e ha ritenuto, in particolare, “che sia stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a comuni e province. Pertanto, ha accolto le censure sull’articolo 28 che prevede un potere sostitutivo del prefetto nell’attività di tali enti”.

In attesa del deposito della sentenza, fa sapere l’Ufficio stampa, “la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali”. “Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate”, sottolinea la Corte.

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, commenta: “Prendiamo atto della sentenza della Corte, che non è entrata nel merito della legittimità costituzionale delle norme, ma si tratta soltanto del primo tempo della battaglia che abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari”. “Infatti abbiamo già in discussione in Consiglio regionale della Toscana una proposta di legge presentata dalla giunta che individua le modalità generali di erogazione dei servizi per garantire livelli minimi di dignità umana a tutti. Li abbiamo chiamati diritti samaritani – continua Rossi – La legge sarà presto approvata e domani con il capogruppo del Pd Leonardo Marras terremo una conferenza stampa per spiegarne i contenuti di fondo”. “Sfidiamo il governo a ricorrere, se vorrà, contro questa legge, convinti della legittimità costituzionale di ciò che andiamo sostenendo”, conclude il governatore della Toscana.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Polonia. Nuove nomine dei giudici ed ira di Bruxelles.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-10.

 Polonia 001

«La Legge Fondamentale (così è denominata la Costituzione tedesca) le ha attribuito il diritto di annullare i provvedimenti legislativi che, seppur promulgati secondo le norme democratiche, vìolino i principi della Costituzione. È un organo di natura giurisdizionale formato da sedici giudici eletti per metà dai membri del Bundestag e per metà dal Bundesrat.

La Corte costituzionale federale non ha il potere d’intervenire d’ufficio, e i legittimati a presentare istanza alla Corte sono organi federali, il Presidente federale, il Bundestag, il Bundesrat, il Governo federale o organi ad esso appartenenti, i deputati, nonché i governi dei Länder. Essa interviene nei giudizi che hanno ad oggetto la separazione dei poteri garantita nella Legge Fondamentale.» [Fonte]

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«Il pubblico ministero (noto anche come parquet), in Francia, è l’organo dello Stato, composto principalmente ma non esclusivamente da magistrati (procureurs généraux, procureurs de la République e loro sostituti), al quale spettano una serie di attività giurisdizionali.

Nell’ambito della magistratura francese è radicalmente differenziato lo status giuridico dei magistrats du siége, che svolgono le funzioni di giudice, da quello dei magistrats du parquet che svolgono, invece, le funzioni di pubblico ministero.  ….

La Costituzione francese del 1958 della V Repubblica …. sottopone la magistratura inquirente alla dipendenza gerarchica dal potere esecutivo.» [Fonte]

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La attuale dirigenza dell’Unione Europea ha dichiarato paese antidemocratico la Polonia perché ha cambiato la propria legge sulla magistratura facendone fotocopia di quella tedesca e francese.

«The Law and Justice (PiS) party has elected its own candidates to the country’s judicial oversight body»

*

«The decision to purge the supposedly impartial body has sparked a political crisis and drawn the ire of Brussels»

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Il problema è di una banalità sconcertante.

– La quasi totalità degli ordinamenti prevede che i giudici siano nominati dal governo in carica che, nel caso, può avviare procedure di rimozione, secondo le leggi correnti.

– La Polonia ha semplicemente sfiduciato quei giudici che perseguivano più gli interessi dei liberal stranieri rispetto le leggi ed il governo nazionale.

– Fino a tanto che giudici liberal facevano e disfano a favore dei loro sodali, la dirigenza di Bruxelles approva pienamente il loro operato, che indicava come prototipo di correttezza, di rispetto delle leggi e della giustizia.

– Adesso che i giudici non appartengono più alla corrente liberal, questi giudici sono diventati antidemocratici, illegali, etc.

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La Polonia ha un governo eletto con libere elezioni, nel corso delle quali le sinistre non riuscirono ad eleggere un deputato che fosse uno, nemmeno per sbaglio. Non sappiamo proprio cosa farci se gli Elettori polacchi hanno votato il PiS: Bruxelles se ne dia una ragione e mediti sul perché gli elettori non li hanno votati.


Deutsche Welle. 2018-03-07. Poland’s PiS takes control of judicial watchdog

The Law and Justice (PiS) party has elected its own candidates to the country’s judicial oversight body. The decision to purge the supposedly impartial body has sparked a political crisis and drawn the ire of Brussels.

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Poland’s ruling Law and Justice (PiS) party took its first step on Tuesday toward taking control of the country’s top judicial body.

The PiS-controlled lower house of parliament approved the party’s list of 15 candidates to sit on the National Council of the Judiciary (KRS), the body intended to oversee judicial impartiality. In protest against the new measures, the entire centrist opposition boycotted the vote and refused to present its own candidates.

Tuesday’s vote marks the first time parliament has used its newfound powers to elect members to the KRS, after new legislation was introduced last year. The controversial change in the law, which has been denounced both domestically and internationally as unconstitutional, saw those powers transferred from judges to lawmakers.

The nationalist conservative PiS, however, maintains that the overhauls are necessary to combat deep-seated corruption in the judiciary.

The KRS “was rooted in the communist era” and led by “people in good positions under the former communist regime, by elites,” said PiS Justice Minister Zbigniew Ziobro, following Tuesday’s vote.

He added that the KRS “had done nothing to purge its ranks of judges who were real murderers in robes who had sentenced Polish patriots to death” during Stalinist trials of the 1950s.

Judges and opposition decry vote

Despite the PiS’ insistence that the judicial oversight body remained haunted by its communist past, outgoing KRS judge Waldemar Zurek described the new reforms as “frightening”

Zurek told the AFP news agency that he also believed plans to establish a KRS disciplinary arm “will have the goal of carrying out the dirty work of getting rid of insubordinate judges.”

Borys Budka, a former justice minister and member of the opposition Civic Platform, said the vote marked the end of the separation of powers between politics and the rule of law.

Lawyer associations in Poland also called on their members to refrain from applying to the new KRS.

European Commission’s nuclear option

Poland’s judicial reforms have raised concerns in Brussels. In December they prompted the European Commission to invoke Article 7 — the so-called “nuclear option” — after it found that placing the judiciary under political power risked seriously undermining rule of law in the country.

Under Article 7, Poland could, in theory, see its voting rights within the bloc suspended.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Polonia. La Camera bassa approva la riforma della giustizia.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-10.

Polonia. Varsavia. Corte di Giustizia. 001

«Lower house passes bill making changes to Supreme Court»

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«The bills’ approval comes a day after the ruling Law & Justice party named Western-educated banker Mateusz Morawiecki to become prime minister»

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«Poland took a major step toward overhauling its courts, a move the European Union says undermines the country’s democratic order and one that overshadows a leadership change aimed at rebooting relations with Brussels»

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«The lower house approved legislation on Friday to revamp the Supreme Court by forcing two fifths of the court’s justices into retirement and overhaul a panel that appoints judges»

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«Leaders including French President Emmanuel Macron and German Chancellor Angela Merkel have suggested that Poland may face economic penalties for the erosion of democracy»

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La Polonia ha subito nel secolo scorso la dittatura prima dei tedeschi di Hitler, quindi dei russi di Stalin e successori fino al collasso del comunismo.

Adesso sta lottando contro la dittatura dell’Unione Europea, che la ha già portata in giudizio davanti alla Alta Corte di Strasburgo, e che vuole imporle la propria Weltanschauung, che chiamano confidenzialmente “democrazia“.

Se i polacchi si sono espressi in modo inequivocabile alle urne conferendo la maggioranza al partito Legge e Giustizia, tra l’altro in quelle elezioni non risultò essere eletto nemmeno un deputato della sinistra, risentono ancora della pregressa dittatura che aveva nominato giudici costituzionali dei liberal di provata fede.

Più che organo giuridico, la Corte Costituzionale polacca è diventata lo strumento politico tramite il quale opera la dirigenza liberal e socialista europea: forma uno stato nello stato e persegue interessi stranieri. Un gruppo di fuoco per il killeraggio degli avversari politici dei liberal.

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Non a caso:

«The cumulative effect of the reforms “puts at serious risk the independence of all parts of the Polish judiciary,” the Venice Commission, a democracy watchdog for the Council of Europe human rights group».

La Commissione di Venezia, dal nome della città in cui si riunisce, è un organo consultivo del Consiglio d’Europa che ufficialmente porta il nome di “Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto“.

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Ovunque siano andati al potere, liberal e socialisti hanno nominato giudici di strettissima osservanza, colonizzando in questa maniera le corti di giustizia, che hanno quindi utilizzato il proprio ruolo e mansione per condizionare la politica: più che corti di giustizia sarebbe più appropriato denominarle succursale della disciolta Ovra. La politicizzazione liberal e socialista dei giudici costituzionali polacchi grida vendetta a Dio ed agli uomini. Sono polacchi rinnegati.

Bene.

Lo scontro è in atto.

Una sola considerazione.

Frau Merkel, sempre poi che rimanga cancelliera, farebbe bene a guardare il comportamento della magistratura tedesca, che applica la “giustizia” con la buonafede di Robespierre.


Bloomberg. 2017-12-08. Polish Lawmakers Approve Bill to Overhaul Justice System

– Lower house Passes bill making changes to Supreme Court

– Legislative push follows change at the top of government

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Poland took a major step toward overhauling its courts, a move the European Union says undermines the country’s democratic order and one that overshadows a leadership change aimed at rebooting relations with Brussels.

The lower house approved legislation on Friday to revamp the Supreme Court by forcing two fifths of the court’s justices into retirement and overhaul a panel that appoints judges. The votes, which send the bills to the Senate, followed a heated parliamentary debate during which opposition lawmakers chanted “dictatorship, dictatorship” and compared the measures to actions taken by Nazis in the 1930s to cement their grip on power.

The draft laws bring closer to conclusion a months-long battle by the governing Law & Justice party to take control over a system that it says is run by a “self-serving clique of judges.” At the same time, the legislative push — a do-over after an earlier attempt triggered national protests and a presidential veto — ignores warnings from the EU that it may impose sanctions on member states who fail to uphold its values.

The bills’ approval comes a day after the ruling Law & Justice party named Western-educated banker Mateusz Morawiecki to become prime minister. Morawiecki, a finance minister and veteran of international meetings in New York and London, was chosen to sell his party’s vision to Poland’s foreign partners and reassure investors that the collision course with the EU doesn’t endanger their bets on the $470 million economy.

“Any hope for a reset in Poland’s relations with the EU will probably be dashed by the passage of the judiciary reforms,” said James Sawyer, an analyst at the consultancy Eurasia Group.

Morawiecki is a vocal cheerleader for the main source of his party’s clash with the EU, a vision created by the nation’s most powerful politician, Law & Justice leader Jaroslaw Kaczynski. The prime minister designate has defended the court overhaul as addressing a “widespread pathology in the judiciary” and echoed Kaczynski in saying it’s no business of other countries to decide how a nation imposes the rule of law.

The cumulative effect of the reforms “puts at serious risk the independence of all parts of the Polish judiciary,” the Venice Commission, a democracy watchdog for the Council of Europe human rights group, said in a statement on Friday.

‘National Interests’

Morawiecki, the former head of Poland’s third-biggest bank, Bank Zachodni WBK SA, takes over from Beata Szydlo, who stepped aside halfway through the government’s four-year term. She will become a deputy prime minister, the PAP news service said, without citing anyone.

“We won’t improve our relations with the EU at the expense of our national interests but perhaps we should have better communications with Brussels,” Jacek Sasin, a senior ruling party lawmaker, told private Radio Zet on Friday. “Still, it takes two to tango.”

The commission sees it another way. It’s conducting the first-ever probe into whether a member is upholding the bloc’s democratic values. Leaders including French President Emmanuel Macron and German Chancellor Angela Merkel have suggested that Poland may face economic penalties for the erosion of democracy, including possible curbs to the tens of billions of euros of development aid that have driven the country’s economic growth for more than a decade.

Market Implications

The zloty gained 0.2 percent to 4.2013 per euro as of 5:13 p.m. in Warsaw, extending this year’s advance at 4.8 percent, the best performance among emerging-market currencies following the Czech koruna. Investors said there were few market implications as Morawiecki was a trusted figure.

“The assessment of the economic policy by Morawiecki remains generally positive among foreign investors,” ING Bank Slaski analysts, led by Rafal Benecki, said in a note.

Under Kaczynski, who holds the power behind the government and was decisive in replacing Szydlo, Law & Justice has followed in the footsteps of regional peer Hungary. It’s there that Prime Minister Viktor Orban pledged earlier this decade to transform his country, which is also an EU member, into an “illiberal state” modeled on Russia and Turkey.

As part of that, Morawiecki, 49, has sought to carve out a bigger role for the government in business. This is crucial to his party’s drive to centralize power and steer Poland away from a model based on foreign investment and EU integration that dominated its post-Communist transformation. He has also helped find funding for new welfare spending on families with children, boosting Law & Justice’s support among voters in the country of 38 million people.

He narrowed the budget deficit, an important benchmark for foreign institutional investors who hold 202 billion zloty ($57 billion) of the government’s local-currency bonds. The government didn’t immediately make clear whether he would be replaced or keep the finance portfolio.

“Morawiecki’s modernization agenda may help protect support” of Law & Justice, said Piotr Buras, a political scientist from the European Council on Foreign Relations, a pro-EU think-tank. “But it won’t alter Poland’s institutional course, which is at the center of the conflict with the EU.”

President Andrzej Duda formally nominated Morawiecki as prime minister on Friday and said he hoped the new government can be sworn and win a vote of confidence in parliament next week.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Germania. Disoccupati. Il bengodi verso il capolinea.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-19.

Disoccupati

Oltre a ricevere un sussidio di disoccupazione pari all’ultimo stipendio percepito, il disoccupato medio tedesco (dipende molto dal Land) riceveva numerosi benefit, tra i quali la refusione di spese di affitto e riscaldamento a piè di lista.

Invitabile l’uso di tale norma, ma anche l’abuso.

Adesso è intervenuta la Corte Costituzionale di Karlsruhe con una sentenza tranchant, che ribalta quanto prima sentenziato per decenni.

«Empfänger von Arbeitslosengeld II (Hartz IV) haben keinen Anspruch auf eine volle Übernahme ihrer Wohn- und Heizkosten, entschied das Bundesverfassungsgericht in Karlsruhe.»

“Secondo la sentenza della Corte costituzionale federale di Karlsruhe, i beneficiari dell’ indennità di disoccupazione II (Hartz IV) non hanno diritto alla copertura totale dei loro costi di alloggio e di riscaldamento”

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«Der Staat muss nicht alle Wohnkosten von Hartz-IV-Empfängern übernehmen. Anspruch auf Kostenerstattung besteht nur bei Wohnungen im unteren Preissegment.»

“Lo Stato non è tenuto a pagare tutti i costi di alloggio dei beneficiari di Hartz IV. Il diritto al rimborso è valido solo per gli appartamenti del segmento di prezzo inferiore.”

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Nel caso in oggetto, la persona che aveva ricorso alla Corte Costituzionale era disoccupata dal 2001, e si è vista rimborsare le spese di affitto e riscaldamento totalmente fino al 2008, quindi solo parzialmente. Al momento della sentenza, 2018 novembre, la persona era ancora in cerca di lavoro.

Poi non ci si stupisca del risultato elettorale del 24 settembre.


Ausburger Allgemeine. 2017-11-14. Hartz IV: Jobcenter müssen nur günstige Wohnungen bezahlen

Empfänger von Arbeitslosengeld II (Hartz IV) haben keinen Anspruch auf eine volle Übernahme ihrer Wohn- und Heizkosten, entschied das Bundesverfassungsgericht in Karlsruhe.

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Der Staat muss nicht alle Wohnkosten von Hartz-IV-Empfängern übernehmen. Anspruch auf Kostenerstattung besteht nur bei Wohnungen im unteren Preissegment.

Hartz-IV-Empfänger können bei Wohnkosten nicht mit der vollen Unterstützung vom Staat rechnen. Es sei verfassungskonform, dass der Gesetzgeber “keinen Anspruch auf unbegrenzte Übernahme der Kosten für Unterkunft und Heizung normiert hat”, entschied das Bundesverfassungsgericht in einem am Dienstag veröffentlichten Beschluss. Vielmehr dürften Jobcenter die Erstattung bei Empfängern von Arbeitslosengeld II auf einen Betrag begrenzen, der für vergleichbare Wohnungen im “unteren Preissegment” üblich sei. (Az. 1 BvR 617/14 u.a.)

Geklagt hatte eine Sozialhilfeempfängerin, die allein in einer 77 Quadratmeter großen Wohnung lebt. Zunächst hatte das zuständige Jobcenter die Miete und die Heizkosten vollständig, ab 2008 nur noch teilweise übernommen. In ihrer Verfassungsbeschwerde gab die Klägerin an, in ihrem Grundrecht auf ein menschenwürdiges Existenzminimum verletzt zu sein.

Daneben hatte auch das Sozialgericht Mainz zwei Verfahren vorgelegt, weil es die Regelung für die Kostenerstattung von Unterkunft und Heizung für verfassungswidrig hielt. Das Bundesverfassungsgericht urteilte anders: Auch wenn “die grundlegende Lebenssituation eines Menschen” betroffen sei, ergebe sich “daraus nicht, dass auch jedwede Unterkunft im Fall einer Bedürftigkeit staatlich zu finanzieren und Mietkosten unbegrenzt zu erstatten wären”. Hier erfahren Sie, wie der Landkreis Günzburg mit der Kostenerstattung verfährt.


Ausburger Allgemeine. 2017-11-14. Urteil zu Hartz-IV: Amt muss nicht volle Miete übernehmen

Wer ALG II bekommt, erhält auch Geld für Miete und Heizung. Laut Gesetz in angemessener und damit begrenzter Höhe. Eine Frau aus Baden-Württemberg will mehr und scheitert vor Gericht. Jetzt auch vor dem Bundesverfassungsgericht.

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Hartz-IV-Empfänger haben nach einer Entscheidung des Bundesverfassungsgerichts keinen Anspruch auf Übernahme ihrer vollen Miet- und Heizkosten in unbegrenzter Höhe.

Die Beschränkung des Sozialgesetzbuchs auf «angemessene» Aufwendungen sei mit dem Grundgesetz vereinbar, entschied die 2. Kammer des Ersten Senats. Der Gesetzgeber dürfe die Kostenübernahme begrenzen, teilte das Gericht am Dienstag zu Beschlüssen vom 6. und 10. Oktober mit. (1 BvR 617/14; 1 BvL 2/15; 1 BvL 5/15)

Die Beschwerde kam von einer Frau aus Baden-Württemberg, die Leistungen zur Sicherung des Lebensunterhalts bezieht. Das Jobcenter hatte die Miet- und Heizkosten für ihre 77 Quadratmeter große Wohnung zunächst ganz, seit 2008 aber nur noch teilweise übernommen. Sie klagte auf vollständige Kostenübernahme und scheiterte damit vor dem Sozialgericht. Berufung und Revision blieben erfolglos. Außerdem wies die Kammer zwei Vorlagen des Sozialgerichts Mainz als unzulässig zurück, das die Regelungen zu den Kosten der Unterkunft und Heizung für verfassungswidrig hält.

Mit der Regelung des Sozialgesetzbuchs II (Paragraf 22 Absatz 1 Satz 1) besteht nach Angaben der Verfassungsrichter ein konkreter gesetzlicher Anspruch zur Erfüllung des Grundrechts auf ein menschenwürdiges Existenzminimum. Damit habe der Gesetzgeber seine Pflicht erfüllt.

Was angemessene Aufwendungen für die Miete sind, wird regional festgelegt. Für den Landkreis Tübingen in Baden-Württemberg etwa gelten nach Vorgabe des Jobcenters 45 Quadratmeter für eine Person und 360 Euro Miete im Monat als angemessen. In der Universitätsstadt Tübingen sind es 415 Euro. Für jede weitere Person kommen 15 Quadratmeter und im Landkreis 80 Euro Miete hinzu, in der Stadt 90 Euro. Dazu kommen Betriebs- und Heizkosten.


La Stampa. 2017-11-02. Germania, disoccupazione su nuovi minimi storici

La disoccupazione continua a calare in Germania, raggiungendo nuovi minimi storici a maggio e segnalando un mercato del lavoro in continuo miglioramento.

Secondo il Federal Labour Office, il tasso di disoccupazione destagionalizzato è sceso al 5,7% dal 5,8% precedente, risultato migliore delle attese degli analisti che indicavano un 5,8%.

Parallelamente, c’è stato un calo di 9 mila disoccupati, meno dei 15 mila posti del mese precedente e stimati dagli analisti.

Il numero complessivo dei disoccupati è stabile a 2,5 milioni, riportando lo stesso livello anche sul dato destagionalizzato.

Pubblicato in: Giustizia, Senza categoria

Corti Supreme e Governi. Un nodo irrisolto.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-11.

Mela con il Coltello tra i Denti. - Copia

Il problema esiste ed è concreto in tutti i sistemi che si reggono secondo il modo occidentale di concepire lo stato.

Sarebbe davvero utile, affrontando un tema così delicato, cercare di vedere il problema giuridico e politico avulso dai fatti contingenti.

Detto in linguaggio corrente, il problema consiste nello stabilire i limiti e le prerogative con i quali una Corte Suprema, Corte Costituzionale secondo altre dizioni, possa avvallare o respingere un provvedimento legislativo.

La risposta sembrerebbe essere obbligata, sembrerebbe però.

La Corte Suprema dovrebbe vagliare se il provvedimento governativo sia o non sia conforme al dettame costituzionale, rimandandolo con apparato critico qualora riscontrasse discrepanze.

Detto in altri termini, la Corte Suprema dovrebbe vigilare sul rispetto metodologico dei provvedimenti.

*

Questo enunciato generale, apparentemente chiaro, è pur tuttavia ambiguo, perché non definisce la metodologia giuridica che la Suprema Corte dovrebbe osservare. Ciò è rilevante, essendo essa nella condizione di emettere verdetti inappellabili.

Al momento in Occidente si fronteggiano due visioni giuridiche antitetiche, ciascuna con i suoi pro ed i suoi contro.

La prima, talvolta denominata testuale, afferma che la Carta Costituzionale va applicata alla lettera.

La seconda invece asserisce che il testo costituzionale debba essere interpretato.

*

Si noti l’uso equivoco del termine “interpretare“.

Una cosa è cercare di capire cosa avesse voluto dire l’estensore della Carta costituzionale, ed un’altra è invece il darne una interpretazione soggettiva.

Cerchiamo di spiegarci meglio con un esempio. Interpreta Mozart chi suona i suoi brani come se alla tastiera o a dirigere l’orchestra ci fosse l’autore, non chi fa elaborazioni sul tema.

*

A nostro personale parere, il processo mentale di “interpretare” è davvero molto pericoloso. La Corte Suprema si trasformerebbe in organo legiferante senza vidimazione popolare.

Tuttavia si si rende perfettamente conto come in epoca di grandi mutazioni nessun sistema sia quello perfetto.

Di seguito riportiamo l’articolo comparso sul The Hill.

Lo riportiamo a mero scopo esemplificativo, non perché ci si voglia ricollegare alla attuale situazione americana.

Facciamo anche notare come si sia scelto l’articolo di un giurista apertamente schierato con la teoria interpretativa, da noi non condivisa.


The Hill. 2017-06-06. Supreme Court can second-guess Trump without weakening executive power

“Unprecedented” is an adjective that’s used with usual frequency about presidential action these days. Take President Trump’s early morning sniper-attack on his own lawyers’ efforts to defend the March 6 executive order targeting seven Muslim-majority countries’ nationals. In the immediate term, the tweets reinforce the argument of those challenging the ban in federal court that the national-security justification is vanishingly thin, whereas evidence of unconstitutional motive is intolerably weighty.

Less remarked so far, the tweets also support the challengers’ argument based on the federal statute on which the President relies: That the executive order is not premised on the necessary factual finding about an “alien or group or aliens” presenting an actual risk, and is thus unlawful.

But would the ensuing judicial invalidation of a presidential action — as some commentators have worried — inflict lasting damage to the presidency as an institution? There is clear precedent for courts’ reliance on presidential public statements and a long history of courts invalidating executive actions related to national security. These past precedent have not prevented the secular rise of executive authority. 

Even if the present situation may indeed be unprecedented in some ways, a judicial check on wartime presidential authority would hardly be novel. And especially given Monday’s tweets, it is becoming easier for a court to craft an opinion that invalidates this one action without inflicting any lasting dent to presidential power–simply by relying on the president’s own words.

There is nothing new to this. It happened in the litigation over President Obama’s deferred action immigration directives, where both the district court and the Fifth Circuit Court of Appeals considered the president’s statement about the reasons for that directive in invalidating the order. Four Justices voted to uphold those lower court judgments — and it seems almost certain that Obama’s statements would have played some role in their decision in that regard.

Moreover, the federal courts have in past refused to credit the formal reasons supplied by the White House for a presidential action–and then invalidated that action. Perhaps the leading precedent on executive power generally is the 1952 Youngstown Steel and Tube v. Sawyer decision. In this case, the Supreme Court enjoined President Truman’s order taking possession and directing operation of most of the nation’s steel mills. In an opinion for the Court, Justice Hugo Black explicitly noted, and rejected, Truman’s professed reason — that the “action was necessary to avert a national catastrophe.” Hence, the seminal judicial decision on presidential authority illustrates both the judicial power to second-guess the reasons presidents give with respect to national-security actions, and also the judicial power to invalidate executive actions.  

When the Supreme Court in 2006 invalidated President George W. Bush’s November 2001 order establishing military commissions in Hamdan v. Rumsfeld, its opinion pivoted on a seeming technicality. The Court found that President Bush had not made a necessary finding of impracticability in rejecting court-martials under the Uniform Code of Military Justice.

But, as the dissenting Justices in that case pointed out, it is hard to read the underlying executive order without discerning an implicit finding of impracticability. Rather, the Hamdan ruling rested implicitly on the Court’s refusal to believe that in November 2001 the president really had made a considered judgment as to whether military tribunals were necessary. That is, the Court second-guessed, and rejected the president’s judgment on a policy question related to national security.

Even in the national security space, in short, there is a history of courts declining to credit explicit presidential reasons and second-guessing their decision. Were the Supreme Court to follow suit in the travel ban case in either respect, it would be breaking no new ground.

If judicial consideration of the president’s reasons is old hat, it would break new ground for the Supreme Court to invalidate a presidential action on the basis of improper and unconstitutional motives. 

Monday’s tweets embrace the term “travel ban,” underscore the continuity between the first and second executive orders, and criticize the March order as “politically correct.” It is hard to read the latter as anything other than an acknowledgement that the motives for the ban are “politically incorrect” — that is, they are based on negative generalizations about a religious minority based on the actions of a very small minority of adherents. This offends the Constitution.

To be sure, prosecutors, jurors, police officers, mayors, and even legislators routinely and uncontroversially find themselves condemned in court on the basis of their bad motives.  Just last month, for example, the Court relied on improper motives among North Carolina legislators to invalidate its redistricting plan.  But the Supreme Court has never been asked to invalidate a president’s decision on the basis of his invidious motive.  This is perhaps a result of the unique centrality and the intense veneration of the office in our system of government.   

Yet perhaps it should. After all, no other president has publicly professed that his motives are “politically [in]correct” and by implication unconstitutional. It is hard to see how our constitutional system, or our political culture, are enriched when those in high office embrace invidious stereotypes–even in veiled form.  

Moreover, even if an invalidation of the travel ban on the basis of impermissible motive would have immediate repercussions today, but it would be unlikely to not have long term effects on the presidency: Presidents until now have known that their public reasons can be scrutinized, challenged, and even repudiated — and they have known to avoid public articulations of improper motive. Only if all presidents are impetuous and cavalier to deviate from the practice of all presidents until now who have eschewed proclamations of unlawful intent would such a decision inflect presidential power in any meaningful way.  

Those commentators who worry about presidential power seem to have in mind a ratchet effect, whereby a decision today on the basis of impermissible motive somehow imposes a permanent disability on the executive branch. But why should this be so?  The evidence of improper motive in respect to the travel ban is overt and ample, and hence perhaps unique in recent history. It was not obtained by discovery—and so opens the door to no future discovery. Future presidents could easily–perhaps too easily–achieve the same policy goals without using the same public language. Indeed, if anything, the law today makes it almost impossible to enforce any constitutional rule that hinges on motive against the president or cabinet officials.  Only when the president overtly avows an unconstitutional motive are such rules in practice enforceable.  And unless you think the president should be able to take coercive decisions on the basis of discriminatory stereotypes rather than fact and expertise, it’s hard to see what’s lost.      

Deference to the president is based on the idea that the executive has better information and good-enough incentives. Judicial abdication when those conditions are not met does not impinge on the appropriate operation of such deference. Judicial abdication in those circumstances is instead an invitation to unwise and unconstitutional actions by future presidents.  

The author, a law professor at the University of Chicago, is of counsel in a challenge to the travel ban case in the District of Columbia district court. He clerked for Judge Robert D. Sack of the U.S. Court of Appeals for the Second Circuit and then for Justice Ruth Bader Ginsburg of the Supreme Court of the United States. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Polonia – EU al round finale sulla Corte Costituzionale.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-30.

 polonia-stemma

Il problema è molto complesso e spinoso. Cercheremo di delinearlo semplificandolo: l’importante è farsi capire.

Ogni stato dispone di una Corte Costituzionale. A seguito riportiamo quanto recita sull’argomento la Costituzione Italiana, in quanto sostanzialmente molto simile a quella polacca.

«Art. 134.

La Corte costituzionale giudica:

– sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;

– sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;

– sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.

Art. 135.

La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.

L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.

Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

Art. 136.

Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

Art. 137.

Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte.

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.

Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.»

*

Gli elementi fondamentali sono quindi:

– giudica la “legittimità costituzionale delle leggi e degli atti”;

– “Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione”;

– la nomina dei Giudici è pro tempore, nove anni in questo caso;

– la nomina dei Giudici di Corte Costituzionale è essenzialmente politica.

*

Chiariamo immediatamente che il fatto di essere di nomina politica non dovrebbe inficiare la correttezza giuridica e professionale dei Giudici, ma poiché tutti siamo esseri umani, sono stati visti comportamenti partigiani e si possono registrare comportamenti ambigui.

In ogni caso, in Italia come in altri stati è prevista una procedura di rimozione o sospensione dei Giudici di Corte Costituzionale:

«- I giudici della Corte non possono essere rimossi né sospesi dal loro ufficio se non con decisione della Corte, per sopravvenuta incapacità fisica o civile o per gravi mancanze nell’esercizio delle loro funzioni (art. 3 comma 1 legge cost. n. 1 del 1948).

– I giudici della Corte possono essere rimossi o sospesi dal loro ufficio solo in seguito a deliberazione della Corte presa a maggioranza di due terzi dei componenti che partecipano all’adunanza.» [Fonte]

In Germania, per fare l’esempio di un altro stato europeo, la Corte Costituzionale Federale, Bundesverfassungsgerichtsgesetz, è composta di sedici membri, eletti per metà dal Bundestag e per metà dal Bundesrat a maggioranza dei due terzi. Anche in Germania il Giudice di Corte Costituzionale è inamovibile, eccettuati i casi di inidoneità permanente o di gravi violazioni dei doveri d’ufficio verificati dal Plenum, cui spetta pure di decidere sul giudizio di accusa intentato dal Bundestag ai sensi dell’art. 98 GG. Anche in Germania, quindi, è previsto che il potere politico in carica possa avviare procedimenti di rimozione dalla carica.

In Polonia la Corte Costituzionale è composta da 15 membri eletti nominati dal Sejm, ossia dal Parlamento.

È di grande interesse leggere il Preambolo alla Carta Costituzionale polacca.

«Having regard for the existence and future of our Homeland,

Which recovered, in 1989, the possibility of a sovereign and democratic determination of its fate,

We, the Polish Nation – all citizens of the Republic,

Both those who believe in God as the source of truth, justice, good and beauty,

As well as those not sharing such faith but respecting those universal values as arising from other sources,

Equal in rights and obligations towards the common good – Poland,

Beholden to our ancestors for their labours, their struggle for independence achieved at great sacrifice, for our culture rooted in the Christian heritage of the Nation and in universal human values, ….»

È di interesse anche comprendere come The Constitutional Tribunal Act preveda all’art. 8 la imputabilità penale dei Giudici di Corte Costituzionale:

«1. Consent to a judge of the Tribunal being held criminally liable or deprived of liberty shall be granted by the General Assembly of the Judges of the Tribunal, hereinafter referred to as ‘the General Assembly’, with the exclusion of the judge of the Tribunal indicated in the application.

  1. The President of the Tribunal shall forthwith inform the General Assembly about any detention of a judge of the Tribunal and about the said President’s stance taken with respect to that matter.

  2. Before the adoption of a resolution concerning the issue referred to in para 1, the Tribunal shall hear an explanation provided by the judge concerned, unless this is not possible. The resolution shall be adopted by a majority of two-thirds of votes cast by the judges of the Tribunal present at the sitting of the General Assembly.

  3. Until the Tribunal adopts the resolution to grant consent to a judge of the Tribunal being held criminally liable or deprived of liberty, only urgent steps shall be taken with regard to that judge.»

* * * * * * *

Problema attuale.

Nelle ultime elezioni politiche il partito Diritto e Giustizia ha vinto le elezioni conquistando la maggioranza dei seggi parlamentari. Per dare un’idea della vittoria, né il partito socialista né le altre formazioni di sinistra sono riuscite ad eleggere un deputato che fosse uno. Questo è quanto ha deciso il popolo sovrano nel segreto dell’urna. L’élite della Unione Europea considera riprovevole tale partito, che denomina “nazionalista” ed “euroscettico” pur non essendo arrivata al punto di dubitare sulla validità delle elezioni.

Forte della maggioranza assoluta ottenuta tramite libere elezioni, Diritto e Giustizia ha avviato procedure in accordo all’art. 8 su citato, rimuovendo quei giudici di Corte Costituzionale che in passato erano stati nominati dall’allora partito socialista e che avevano emesso sentenze sfacciatamente partigiane.

Questo ha scatenato le ire dell’Unione Europea. La elitè dirigenziale è infatti ideologica e si è vista privare del fattivo supporto di sodali zelanti.

Dapprima l’Unione Europea si è mossa con le accuse ben pesanti di non essere democratici, quindi di voler sovvertire l’ordinamento democratico europeo, ed infine ventilando la possibilità che l’Unione Europea bandisca la Polonia dall’Unione stessa.

L’ultimatum europeo scadeva il ventisette ottobre e la Polonia lo ha respinto senza fare una piega.

«Poland’s Foreign Ministry has repeatedly objected to what it calls the EU’s interference, lack of respect for “sovereignty,” and “incomplete knowledge” about the Polish legal system»

*

«The government has continued to make changes to the way the Constitutional Court functions, including a new proposal to change how the chief justice is elected»

*

Ma adesso si arriva al punto cruciale. Ossia se l’Unione Europea debba virare in un’unione politica ovvero ridimensionarsi a sola unione economica. Questa è la posta in gioco.

«Warsaw’s failure to roll back its reforms of the top court before the deadline means Brussels can now move to suspend Poland’s voting rights in the Council of Ministers, the EU’s decision-making body where the bloc’s 28 national governments are represented.»

*

«Such a step would be unprecedented in the bloc, and would require the agreement of all 27 other member states»

*

Non sembrerebbe essere poi molto facile che Mr Juncker abbia la maggioranza assoluta in seno alla Commissione Europea. E dopo il 23 aprile dell’anno entrante tale possibilità scenderebbe ulteriormente di livello.

L’impressione è che si siano cacciati in un vicolo cieco. L’EU ha detto di voler cacciar fuori la Polonia, ma almeno al momento non si vedrebbe come. Sarà ben dura che il Gruppo Visegrad voti per la espulsione. E non sappiamo ancora di sarà il futuro Presidente francese, né il risultato delle prossime elezioni politiche olandesi.

Non escludiamo però l’ipotesi che a cambiare non sia la Polonia, bensì la dirigenza dell’Unione Europea.


Deutsche Welle. 2016-10-28. Poland rejects EU demands as court crisis deadline expires

Poland has rejected a plan from the EU Commission to solve the country’s constitutional crisis. Failure to address concerns about rule of law and democracy could see Warsaw lose its voting rights in the bloc.

*

Poland’s foreign minister said Friday that the ruling Law and Justice (PiS) party had no plans to accept the European Commission’s recommendations, calling them “groundless.”

“We don’t agree with the one-sided interpretation made by the European Commission,” Foreign Minister Witold Waszczykowski said in an interview with Polish radio.

The right-wing populist government pushed through a series of controversial legal reforms soon after winning elections late last year. The changes have alarmed EU officials and led to anti-government protests in the country, with opposition activists accusing the PiS of trying to undermine democracy and weaken the Constitutional Court.

In July, the European Commission gave Warsaw three months to reverse its reforms or face sanctions for breaching EU standards on the rule of law and democracy. The deadline of October 27 has now passed.

What now?

Warsaw sent a letter to the Commission on Thursday, reiterating that it found the demands unjustified. A Commission spokesman said Friday the document had been received and would be carefully assessed “in due course.” The body is expected to outline how it plans to proceed in the coming days.

Poland’s Foreign Ministry has repeatedly objected to what it calls the EU’s interference, lack of respect for “sovereignty,” and “incomplete knowledge” about the Polish legal system.

The government has continued to make changes to the way the Constitutional Court functions, including a new proposal to change how the chief justice is elected. The Council of Europe, the continent’s human rights watchdog, and the European Parliament have raised concerns about the situation. In Germany, Bundestag President Norbert Lammert said Poland’s actions were “the wrong approach for Europe, and therefore also for Poland.”

Warsaw’s failure to roll back its reforms of the top court before the deadline means Brussels can now move to suspend Poland’s voting rights in the Council of Ministers, the EU’s decision-making body where the bloc’s 28 national governments are represented. Such a step would be unprecedented in the bloc, and would require the agreement of all 27 other member states.