Pubblicato in: Criminalità Organizzata

PD. Una ‘cosca mafiosa’ per il controllo dei Magistrati, ben lieti di essere controllati. – Palamara.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-22.

Pesceane 013

Tanto per ricordare, era il giugno 2019.

Anche Mr Mattarella era a conoscenza di tutto, sapeva, taceva ed ordiva.


Il caso Lotti (dentro il caso procure) che avvelena l’estate del Pd.

«L’ex ministro dello Sport si è autosopeso e il segretario Zingaretti lo ha ringraziato. Ma le intercettazioni pubblicate dai giornali sulle nomine nelle procure, spaccano di nuovo il partito.

Nella bufera che ha sconvolto il Csm, tra presunte toghe sporche e nomine di giudici decise in combutta con la politica, è finito in queste ore anche Luca Lotti, l’ex ministro dello Sport che ieri s’è autosospeso. Senza però riuscire a evitare un grosso sconquasso nel partito guidato da Luca Zingaretti. Sconquasso che oggi riempie molte pagine di giornale.

L’ex ministro e braccio destro di Matteo Renzi chiede, rivolto ad alcuni compagni di partito: “Quanti di loro si sono occupati di magistrati?” Ce l’ha col tesoriere Luigi Zanda, che gli aveva chiesto di lasciare. Ma il punto principale non è questo: il punto è che Lotti vantava sul Csm e per conto di questo organo interlocuzioni con il Quirinale che non aveva.

Proprio così, Lotti ha tirato in ballo direttamente anche il presidente Mattarella, sostenendo di aver avuto un colloquio al Quirinale con il capo dello Stato in merito alle nomine. Notizia che ieri il Colle ha seccamente smentito con una nota: “Si tratta di millanterie”. I testi delle intercettazioni si possono leggere ampiamente e dettagliatamente sul Corriere della Sera, ma anche su La Stampa e la Repubblica. “Quello che vi devo dire io Mattarella… io ci sono andato e ho detto: ‘presidente la situazione è questa’ e gli ho detto quello che voi mi avete detto più o meno…”, si legge nel verbale dell’intercettazione. Lotti sostiene anche di aver discusso delle nomine al ruolo di consigliere giuridico della presidenza della Repubblica, un incarico poi assegnato a Stefano Erbani al posto di Ernesto Lupo, andato in pensione.»

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«Quello che vi devo dire io Mattarella… io ci sono andato e ho detto: ‘presidente la situazione è questa’ e gli ho detto quello che voi mi avete detto più o meno…»

Dunque, anche Mr Mattarella era a conoscenza di tutto,

sapeva, taceva ed ordiva.

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“Tutti sapevano della spartizione delle poltrone”, dice Alfonso Sabella.

«Caso Procure: intervista al magistrato (oggi giudice a Napoli) divenuto noto anche per la serie tv Il Cacciatore. “La magistratura dovrebbe dare un grosso segnale di differenza etica. Il sorteggio è un male incredibile ma forse sarebbe forse l’unico modo trasparente”.

Tutti conoscevamo il sistema di spartizione delle poltrone. Anche Paolo Borsellino ne fu “vittima”, però le garantisco che la magistratura è tuttora sana, altrimenti la toga l’avrei già buttata”. È un fiume in piena il magistrato Alfonso Sabella, per anni impegnato in Sicilia nella caccia dei latitanti di mafia e divenuto noto per la serie tv Il Cacciatore. “Alcuni anni fa ho capito che da solo non avevo la forza di cambiarlo, non ho trovato grandi sponde e quindi ho deciso di adeguarmi ma per coerenza personale non presento domande per incarichi direttivi o semi-direttivi»

Quindi:

«Tutti conoscevamo il sistema di spartizione delle poltrone»

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Caso procure, le ‘accuse’ del pg della Cassazione a Palamara e Ferri.

“Comportamenti gravemente scorretti” nella riunione all’hotel Champagne e “strategie di discredito”.

“Comportamenti gravemente scorretti”  in violazione dei doveri imposti ai magistrati. Sono le ‘accuse’ che la procura generale della Cassazione, titolare, con il Guardasigilli, dell’azione disciplinare per le toghe, muove al pm di Roma (ora sospeso) Luca Palamara, al magistrato in aspettativa, oggi deputato di Italia Viva, Cosimo Ferri, e ai 5 togati del Csm – Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Antonio Lepre, Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli – che hanno dovuto lasciare Palazzo dei Marescialli dopo l’emergere dello ‘scandalo’ dalle intercettazioni dell’inchiesta di Perugia.

 Il processo davanti alla disciplinare del Csm prenderà il via martedì prossimo, 21 luglio: al centro, in particolare, la riunione notturna del 9 maggio 2019 all’Hotel Champagne per parlare di nomine ai vertici degli uffici giudiziari, e, soprattutto, di quella a capo della procura di Roma, come emerso dalle conversazioni intercettate dal trojan inoculato nel cellulare di Palamara. Tra i presenti, anche il deputato dem Luca Lotti, per il quale i pm della Capitale avevano già chiesto il rinvio a giudizio per la fuga di notizie sul caso Consip. Nell’atto di incolpazione, la procura generale della Suprema Corte guidata da Giovanni Salvi ricorda che nella riunione “erano discusse e approfondite, anche al fine di una loro enfatizzazione vicende che concernevano uno dei concorrenti” all’ufficio direttivo romano, ossia il capo della procura fiorentina Giuseppe Creazzo, “ipoteticamente ostative alla sua designazione”, e mette in rilievo, riportando un dialogo intercettato tra Palamara e Lotti, la “strategia di danneggiamento del dottor Creazzo correlata ad esigenze del citato interlocutore”.

Non solo: da più conversazioni emerge, secondo il pg, una “strategia di discredito” da parte di Palamara nei confronti dell’allora capo della procura romana Giuseppe Pignatone e, soprattutto, dell’aggiunto Paolo Ielo. 

La procura generale contesta quindi agli incolpati un “uso strumentale della propria qualità e posizione, diretto, per la modalità di realizzazione, a condizionare l’esercizio di funzioni costituzionalmente previste, quali la proposta e la nomina di uffici direttivi di vari uffici giudiziari da parte del Consiglio superiore della magistratura”, parlando anche di comportamento “idoneo ad influenzare, in maniera occulta, la generale attività della Quinta Commissione dell’organo di autogoverno”.

E ancora: ai 5 ex consiglieri di Palazzo dei Marescialli, alle contestazioni del pg inerenti le “violazioni dei doveri di riservatezza, correttezza ed equilibrio”, si aggiunge quella del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, secondo il quale avrebbero gettato “discredito sull’ordine giudiziario” e inciso “negativamente sulla fiducia e sulla considerazione di cui il magistrato deve godere”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

CSM. Elezioni. D’Amato vince su Di Matteo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-18.

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«In lizza 18 pubblici ministeri per sostituire i due dimissionari per via del caso Palamara e dell’inchiesta di Perugia per corruzione.» Primo D’Amato con 1.460 voti, seguito da Di Matteo con 1.184, quindi De Falco con 950. Seguono il pm di Napoli Fabrizio Vanorio con 615 voti, Anna Canepa, della procura nazionale antimafia, con 584»

«Antonio D’Amato primo»

«L’area di Piercamillo Davigo, con cui Di Matteo è in stretta sintonia, arriva seconda rispetto alla destra di Magistratura indipendente»

«Su D’Amato si sono riversati anche voti di Unicost, la corrente centrista di Palamara, uscita provata dall’inchiesta di Perugia»

«Ma con lui la corrente di Davigo – Autonomia e indipendenza, nata proprio da una scissione con Mi in chiave anti Ferri – arriva a contare 5 consiglieri togati su 16, con una notevole forza d’urto nelle dinamiche interne, anche in vista di importanti nomine, come quelle del procuratore generale della Cassazione e del capo della procura di Roma»

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Del giudice Palamara nessuno ne parla più.

Caso Palamara-Csm: toghe sporche

Decine di magistrati sono sotto inchiesta per corruzione, con effetti devastanti sulla giustizia italiana

«Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra» avvertiva il giurista Piero Calamandrei. Qualche decennio dopo, è la corruzione ad aver sfondato quell’uscio. Le trame romane, esacerbate dall’ultima sfornata di intercettazioni, sono lo sgradevole rumore di fondo. Il vero frastuono è un altro: le inchieste che stanno travolgendo giudici e inquisitori. Un florilegio investigativo mai visto prima. Abusi, falsi, favori e mercimoni. Che stanno sconquassando tribunali e procure di mezza Italia. E rischiano di ferire a morte la nostra magistratura.

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Tutto si è svolto secondo copione.

“S’abbenedica, baciamo le mani”

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Eletti i togati del Csm: risultato a sorpresa. Primo D’Amato, secondo Di Matteo

Nino Di Matteo secondo. Antonio D’Amato primo. Il pm antimafia di Palermo, noto per il processo sulla trattativa tra lo Stato e la mafia, contro il procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere Antonio D’Amato, pm a Palmi vent’anni fa con Agostino Cordova e poi con lui a Napoli. L’area di Piercamillo Davigo, con cui Di Matteo è in stretta sintonia, arriva seconda rispetto alla destra di Magistratura indipendente. Elezioni a sorpresa dunque per il Csm. In lizza 18 pubblici ministeri per sostituire i due dimissionari per via del caso Palamara e dell’inchiesta di Perugia per corruzione. Hanno votato 6.799 i votanti su oltre 9mila magistrati aventi diritto. Il terzo pm che ha ottenuto più voti è il napoletano Francesco De Falco, protagonista dell’indagine sulla paranza dei bambini. Primo D’Amato con 1.460 voti, seguito da Di Matteo con 1.184, quindi De Falco con 950. Seguono il pm di Napoli Fabrizio Vanorio con 615 voti, Anna Canepa, della procura nazionale antimafia, con 584, a seguire il procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano.

Politicamente vince Magistratura indipendente con D’Amato che ha fatto tutta la campagna elettorale all’insegna della battuta “io non sono il candidato di Cosimo Maria Ferri”, l’ex leader di Mi, divenuto deputato Pd in quota Renzi, e ora passato con lui in Italia viva. Su D’Amato si sono riversati anche voti di Unicost, la corrente centrista di Palamara, uscita provata dall’inchiesta di Perugia. Ma Mariano Sciacca, presidente di Unicost, sottolinea: “Il gruppo di Unità per la Costituzione non ha sostenuto elettoralmente il collega D’Amato, al quale auguriamo buon lavoro”. In una nota, la corrente rende atto del risultato, ringrazia De Falco, “che lontano da circuiti massmediatici, indipendente da legami di ogni sorta, rappresenta appieno i valori nei quali ci riconosciamo di professionalità, autonomia e dedizione” e rimarca “il silenzio – assordante e denso di rabbia e protesta – di migliaia di magistrati che non sono andati a votare”.

Di Matteo dunque non sfonda come si sarebbe potuto immaginare. Ma con lui la corrente di Davigo – Autonomia e indipendenza, nata proprio da una scissione con Mi in chiave anti Ferri – arriva a contare 5 consiglieri togati su 16, con una notevole forza d’urto nelle dinamiche interne, anche in vista di importanti nomine, come quelle del procuratore generale della Cassazione e del capo della procura di Roma. Nonché di quelle di Torino e della stessa Perugia. Buono il risultato complessivo di Area, il gruppo di sinistra, né ha presentato molti candidati, come Canepa e Vanorio, disperdendo i voti.

Ma il voto di domenica e lunedì mette in rilievo anche la sfida, tutta campana, tra D’Amato, De Falco, Vanorio e Milita. Originario di Torre del Greco, D’Amato muove i primi passi in toga come pm a Palmi, dove trova come procuratore Agostino Cordova. Quando il magistrato calabrese viene nominato a capo della Procura di Napoli, D’Amato lo segue poco dopo. Sono gli anni di Tangentopoli e il pm entra a far parte del pool che si occupa di uno dei filoni più importanti della Mani pulite napoletana, quello sulle tangenti nel settore della sanità che coinvolge fra gli altri anche l’ex direttore generale del ministero Duilio Poggiolini. Da sempre esponente della corrente di Magistratura indipendente, D’Amato appartiene però all’ala del gruppo che da tempo si è allontanata dal potentissimo Cosimo Ferri, che in questa elezione “suppletiva” sosteneva almeno inizialmente un altro candidato. In questo anni, D’Amato ha avuto esperienze al mistero della Giustizia, al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e come pm anticamorra, prima di essere nominato procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere.

Con il risultato a sorpresa di queste elezioni, si aggiudica il “derby” con l’altro procuratore aggiunto samaritano, Alessandro Milita, già pm del processo sulle presunte collusioni con il clan dei Casalesi dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino, che si era candidato come indipendente.

Ha sfiorato l’elezione invece un altro pm napoletano, Francesco De Falco, superato di misura da Di Matteo. Vicino a Unicost, con la quale era stato in passato anche componente del consiglio giudiziario, De Falco è da tempo uno dei magistrati in prima linea sul fronte dell’anticamorra. Assieme al pm Henry John Woodcock, si è occupato delle indagini e dei processi sulla “paranza dei bambini”, il gruppo di giovanissimi boss che terrorizzava il centro di Napoli. E portano la sua firma anche le inchieste sulle ramificazioni del clan dei quartieri Rione Traiano e Pianura, oggi leader nel mercato dello spaccio di stupefacenti. Non ce l’ha fatta un altro pm di punta dell’anticamorra, Fabrizio Vanorio, già pm a Palermo, dove è stato anche presidente della giunta Anm, che indaga sul clan dei Casalesi e, con il pm Woodcock, ha sostenuto l’accusa nel processo sulla compravendita di senatori concluso con la prescrizione del reato per l’ex premier Silvio Berlusconi. Esponente di spicco di Md, ha pagato probabilmente la presenza contemporanea di più candidati della corrente.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Magistrati e mafia. Arrestato giudice a Napoli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-03.

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«E’ il gip di Ischia Alberto Capuano il giudice finito in carcere nell’ambito di un’indagine anti corruzione della procura di Roma in cui sarebbero emersi dei collegamenti con la camorra»

«Il magistrato, 60 anni, è in servizio presso la sede distaccata sull’isola del tribunale di Napoli ed è stato arrestato assieme al consigliere circoscrizionale della X municipalità di Bagnoli (Napoli), Antonio di Dio, all’imprenditore Valentino Cassini e al pregiudicato Giuseppe Liccardo, ritenuto da investigatori ed inquirenti vicino al clan Mallardo di Giugliano»

«Gli indagati devono rispondere a vario titolo, per corruzione nell’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione e favoreggiamento personale»

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«L’Associazione nazionale magistrati (Anm) propone al Comitato Direttivo Centrale “il deferimento di Fuzio al collegio dei probiviri dell’Anm”.»

«”Le dettagliate notizie di stampa pubblicate ieri, riguardanti il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, fanno emergere un nuovo, sconcertante episodio nel quadro già molto grave emerso dagli atti dell’indagine della Procura della Repubblica di Perugia”»

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È difficile trovare parole sufficientemente disdicevoli per dipingere quanto stia emergendo dalle indagini sulla magistratura.

Che un gip sia colluso con la mafia e che persino il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione sia accusato di corruzione sono fatti di inusitata gravità.

A nostro sommesso parere, l’autoreferenzialità della magistratura italiana è un meccanismo che deve essere riformato.

Un esempio potrebbe essere la Giustizia tedesca.

«tutti i giudici ordinari vengono nominati dai singoli ministeri o dal Gabinetto di Stato senza partecipazione alcuna di “membri togati”, ossia da collegi elettivi composti da giudici.»

«ogni giudice in merito alla carriera giudiziaria è totalmente dipendente dalla volontà ministeriale.»

Una cosa è la politica che interferisca con le sentenze, ed un totalmente differente i criteri con i quali i giudici sono nominati.

Negli Stati Uniti la maggior parte dei giudici è eletta direttamente dal popolo sovrano. I giudici della corte Suprema sono nominati dl presidente, ma devono ricevere il placet del sento.

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La politica dovrebbe riappropriarsi della giustizia.


Ansa. 2019-07-03. Arrestato giudice tribunale di Napoli

Un giudice del tribunale di Napoli e altre 4 persone sono stati arrestati dalla Polizia nell’ambito di un’indagine coordinata dalla procura di Roma dalla quale emergono contatti tra gli indagati e appartenenti alla camorra.
I 5 sono indagati, a vario titolo, per corruzione nell’esercizio della funzione,corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione e favoreggiamento personale. Gli agenti della squadra mobile di Roma stanno eseguendo anche una serie di perquisizioni a carico degli indagati.

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Rai News. 2019-07-03. Contatti con la camorra, arrestato un giudice di Napoli. In manette anche altre 4 persone

I 5 sono indagati, a vario titolo, per corruzione nell’esercizio della funzione,corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione e favoreggiamento personale.

E’ il gip di Ischia Alberto Capuano il giudice finito in carcere nell’ambito di un’indagine anti corruzione della procura di Roma in cui sarebbero emersi dei collegamenti con la camorra. Il magistrato, 60 anni, è in servizio presso la sede distaccata sull’isola del tribunale di Napoli ed è stato arrestato assieme al consigliere circoscrizionale della X municipalità di Bagnoli (Napoli), Antonio di Dio, all’imprenditore Valentino Cassini e al pregiudicato Giuseppe Liccardo, ritenuto da investigatori ed inquirenti vicino al clan Mallardo di Giugliano. Gli arresti domiciliari sono invece stati disposti nei confronti di Elio Bonaiuto, avvocato del foro di Napoli Gli indagati devono rispondere a vario titolo, per corruzione nell’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione e favoreggiamento personale. Gli agenti della squadra mobile di Roma stanno eseguendo anche una serie di perquisizioni a carico degli indagati.

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Rai News. 2019-07-03. L’ANM propone deferimento a probiviri del PG Riccardo Fuzio: “Ci si attende gesto di responsabilità”

“Le dettagliate notizie di stampa pubblicate ieri, riguardanti il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, fanno emergere un nuovo, sconcertante episodio nel quadro già molto grave emerso dagli atti dell’indagine della Procura della Repubblica di Perugia”, sottolinea la giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

L’Associazione nazionale magistrati (Anm) propone al Comitato Direttivo Centrale “il deferimento di Fuzio al collegio dei probiviri dell’Anm”. Lo rende noto la stessa Anm all’indomani del caso relativo a Riccardo Fuzio, procuratore generale della Cassazione. “Le dettagliate notizie di stampa pubblicate ieri, riguardanti il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, fanno emergere un nuovo, sconcertante episodio nel quadro già molto grave emerso dagli atti dell’indagine della Procura della Repubblica di Perugia”, sottolinea la giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati. Per l’Anm si tratta di condotte “ancora più gravi in quanto riferite al titolare di un Ufficio che ha, tra le proprie prerogative, anche l’esercizio del potere disciplinare, ed è membro di diritto del Consiglio superiore della magistratura”. “Ci si attende gesto di responsabilità” La magistratura, le istituzioni repubblicane e i cittadini “si attendono oggi un gesto di responsabilità, capace di separare la vicenda personale, ed il corso delle indagini, dalle istituzioni, onde preservarle da ulteriori effetti devastanti rispetto a quelli che già si sono prodotti”. L’Associazione nazionale magistrati auspica che, in tempi rapidi, “sia fatta integrale chiarezza su tutte le vicende emerse dall’indagine di Perugia, e chiede con forza a Fuzio un gesto di responsabilità, auspicando che intervenga tempestivamente, a prescindere dal corso delle indagini e dalle iniziative ad esse conseguenti”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Palamara santo subito. Sarebbe più candido di san Luigi Gonzaga.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-03.

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Figlio primogenito di Ferrante Gonzaga, primo marchese di Castiglione delle Stiviere e di Marta Tana di Chieri, nacque nel castello di famiglia di Castiglione.

Studiò lettere, scienze e filosofia, lesse testi spirituali e relazioni missionarie, pregò e maturò la sua decisione di farsi gesuita e nonostante l’opposizione del padre inizialmente contrario (lo inviò in varie corti, sperando che la vita brillante lo facesse desistere dal suo proposito).

È il santo della castità e della penitenza.

Ciò che fa specie è che la famiglia Gonzaga non solo era la quintessenza del libertinaggio, ma eccelleva anche in tutte quelle sordide pratiche che all’epoca facevano eccellere in politica. Un ambientino che te lo raccomando.

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Passano i secoli ed ecco che si ripete il miracolo inaudito!

In quel covo di vipere assatanate che è il Consiglio Superiore della Magistratura, piazza mercato di gran fama nel mercimonio di promozioni e cariche, ove i giudici sono politicizzati meglio che all’epoca dei Soviet, ove le sentenze si vendono e si comprano a prezzi di listino, purché si sia incardinati nel partito fino a poco tempo fa egemone, ebbene, in questa Sodoma e Gomorra vi è penetrato chissà come un etereo essere perfetto: il giudice Palamara.

Al petrografico lo usano come standard di purezza adamantina.

Invidiosi, tutti riversano su di lui oscene calunnie, accusandolo come il Cristo nel Sinedrio.

Ma nella sua mite umiltà, il giudice Palamara ha depositato la sua nota difensiva, dal quale emergono le sue virtù eroiche.

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Il giudice Palamara ha depositato la sua nota difensiva, dalla quale emerge la sua adamantina purezza e le virtù eroiche che ha esercitato, resistendo a tutte le tentazioni alle quali gli altri magistrati hanno invece accondisceso.

Santo subito!

È il grido che rintrona in tutte le logge: è l’urlo che si leva da via Sant’Andrea delle Fratte!

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Adnk. 2019-07-03. Caos procure, Palamara si difende

“Voglio rivolgere le mie scuse più̀ sincere e profonde al Presidente della Repubblica, nella sua qualità̀ di garante supremo dell’autonomia e della indipendenza della intera magistratura”. Lo afferma Luca Palamara nella memoria difensiva presentata alla sezione disciplinare del Csm chiamato a decidere la sua sospensione dalle funzioni e dallo stipendio in seguito alla bufera esplosa sulle Procure che ha investito lo stesso Consiglio superiore della magistratura. “Mai avrei potuto immaginare che parole pronunciate, in momenti intimi e reconditi della mia vita privata, e quindi nella più̀ assoluta libertà̀, potessero poi diventare di dominio pubblico, considerato che si trattava della utilizzazione di una ‘lingua sporca’ con il frequente ricorso a termini e locuzioni enfatizzanti uno stato d’animo genuino e allo stesso tempo semplificanti le tematiche affrontate”, afferma Palamara.

“Da queste espressioni voglio prendere le distanze avendo sempre ispirato la mia vita alla correttezza del linguaggio utilizzato, all’equilibrio ma soprattutto al rispetto profondo dei principi dell’onestà̀ e dell’osservanza alle leggi. Il discredito – sottolinea l’ex presidente dell’Anm – che è̀ derivato da alcuni passaggi di queste conversazioni, riportate parzialmente dalla stampa contro ogni mia volontà̀, mi rammarica profondamente. Per queste ragioni – dice Palamara – voglio oggi in questa sede rivolgere le mie scuse più̀ sincere e profonde al Presidente della Repubblica, nella sua qualità̀ di garante supremo dell’autonomia e della indipendenza della intera magistratura”.

“MAI BARATTATO MIA FUNZIONE” – “Non ho mai barattato la mia funzione. Mai ho ricevuto soldi, mai ho ricevuto regali – afferma ancora Palamara -. Non posso rinnegare però un rapporto di amicizia con Centofanti ben risalente ai fatti oggetto di contestazione e maturato anche con frequentazioni istituzionali. Mai ho avuto a che fare con il gruppo Amara – continua – e mai avrei danneggiato un collega, Marco Bisogni, che peraltro conosco dai tempi dell’uditorato a Roma, per soddisfare le esigenze di qualcuno. Mai ho ricevuto la somma di 40.000 euro per aiutare Longo come Procuratore di Gela – sottolinea l’ex presidente dell’Anm – circostanza peraltro smentita nello stesso decreto di perquisizione e dalle stesse dichiarazioni di Longo che assume di aver capito delle millanterie del Calafiore”.

“HO FATTO PARTE DI UN SISTEMA” – “Ho fatto parte di questo sistema condividendone pregi unitamente alla piena consapevolezza dei difetti, dell’esistenza dei quali pero non posso assumermi da solo tutte le responsabilità”, afferma Palamara nella memoria. “Nella consiliatura dal 2014 al 2018, rivendico però con orgoglio di aver contribuito alla nomina di importanti e valorosi magistrati negli uffici giudiziari più̀ importanti del Paese. Errori sicuramente ne sono stati commessi – sottolinea l’ex presidente dell’Anm -. Su questo ha sicuramente inciso la sfrenata corsa al carrierismo conseguente all’abolizione del criterio della anzianità̀ e all’abbassamento dell’età pensionabile a 70 anni nonché́ la gerarchizzazione degli uffici requirenti che ha aumentato ruolo e poteri del Procuratore della Repubblica anche nel rapporto con la Polizia Giudiziaria”.

IL CASO PROCURA DI ROMA – “Nella richiesta di sospensione del Ministro si afferma che avrei ‘illecitamente interferito nella nomina del Procuratore di Roma’. E’ una contestazione che mi addolora profondamente”, afferma Palamara. “Io mi protesto formalmente estraneo a qualsiasi forma di interferenza poiché́ altrimenti – sottolinea l’ex presidente dell’Anm – dovrei essere accusato di averlo fatto anche per la nomina dei più̀ importanti uffici giudiziari del nostro Paese”.

“MAI MESSO IN DISCUSSIONE CSM” – “E’ vero – aggiunge ancora il pm – ho partecipato a cene e a incontri in occasione delle nomine ed anche in occasione della futura ed imminente nomina del Procuratore di Roma. Ma l’autonomia della scelta del Csm mai e poi mai l’avrei messa in discussione”. “Mi viene contestato che questi momenti sono stati occasioni ‘per pianificare le strategie e per ledere le prerogative dei singoli consiglieri’. Per me invece sono stati da sempre, cioè dal 2007, solo momenti di libera espressione di idee e di opinioni – continua Palamara- che tali sarebbero rimaste, e che in alcun modo avrebbero potuto ledere l’autonomia del plenum unico organo sovrano ad effettuare le scelte”.

“MAI DOSSIER SU IELO” – “Non ho mai costruito dossier su Paolo Ielo e mai lo avrei fatto”, afferma il pm nella memoria. “Su questo punto la mia difesa è in grado di dimostrare che tanto la questione dell’esposto, presentato autonomamente dal dott. Fava, quanto la cosiddetta ‘vicenda Condotte’ si riferiscono, con tutta evidenza, a fatti diversi e temporalmente distanti di un anno rispetto all’indagine che la Procura di Perugia conduce sul sottoscritto” aggiunge l’ex presidente dell’Anm.

DIFESA RICUSA DAVIGO – La difesa del pm romano ha presentato istanza chiedendo di ricusare anche Pier Camillo Davigo oltre che per Sebastiano Ardita, entrambi membri del collegio disciplinare chiamato a giudicare l’ex presidente dell’Anm. L’udienza di oggi è stata aggiornata al 9 luglio. “Non siamo entrati nel merito della questione ma abbiamo affrontato soltanto le questioni preliminari” hanno detto i difensori di Palamara, Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti e Roberto Rampioni uscendo dalla sede del Csm.

BONAFEDE VAGLIA CASO FUZIO – Il ministro della Giustizia in queste ore, a quanto si apprende da fonti di via Arenula, sta vagliando attentamente la situazione che vede coinvolto il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio. A chi ha potuto sentirlo, Bonafede, completamente immerso nei lavori sulla riforma del Csm, ha rappresentato una grande preoccupazione rispetto alla delicatezza istituzionale della vicenda. Per tale ragione, il ministro avrebbe chiesto agli uffici di analizzare la questione sotto tutti i profili.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Giustizia

Csm. Stanno facendo un colpo di stato e nessuno se ne è accorto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-22.

2019-06-21__Csm__001

Una cosa è essere disonesti e corrotti, ed una del tutto differente è essere scemi: ed i nostri magistrati sono tutto tranne che persone sprovvide.

Sta sviluppandosi un vero e proprio colpo di stato e sembrerebbe che nessuno voglia accorgersene.

Parafrasiamo uno statement detto a suo tempo dal giudice Piercamillo Davigo:

2019-06-21__Csm__002

 

«non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove».

‘non esistono giudici innocenti, ma colpevoli u cui non sono state raccolte le prove’.

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Il caso del giudice Palamara e dei suoi sodali ha messo in evidenza un dato di fatto.

Per entrare in magistratura occorre passare un concorso bandito e gestito dagli stessi magistrati: mi a memoria di uomo riuscì ad entrare in magistratura una persona non raccomandata da un mimetico connubio tra magistrati e politica.

Lo stesso ed identico ragionamento deve essere applicato a tutti i concorsi interni, ai fini di progressione di carriera.

I giudici così entrati negli organici, con posto a vita anche nei quadri più bassi, si eleggono i loro rappresentanti nel Consiglio Superiore della magistratura, organo di autogoverno. Sono ripartiti in fazioni, liste programmatiche, che si contendono il potere di governare in modo insindacabile tutti gli eventi che accadano nel loro ambito.

Chi governa il Csm governa le procure, ossia quegli enti che imbastiscono e gestiscono i processi politici con tutti gli avversari, i nemici, dei padrini politici loro mandanti.

Già nell’agosto 2017 il giudice Davigo si era dimesso dalla giunta ANM perché aveva riscontrato concorsi truccati. Dimesso, ma senza aver denunciato i fatti.

I mandanti peraltro ben evidenti: la corrente egemone nel Pci, transitato fino all’attuale Pd, ove è in corso la bonifica dei renziani, fazione perdente.

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A quadro politico variato, occorre variare la composizione del Csm.

2019-06-21__Csm__004

Ben attenti a leggere ciò che segue:

«Il Plenum del Csm, presieduto dal presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, ha convalidato l’elezione dei due nuovi consiglieri togati, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, che in questo modo raddoppia la sua rappresentanza a Palazzo dei Marescialli»

E tutto questo con l’avvallo del Presidente Sergio mattarella.

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Se nei magistrati albergasse anche un miserrimo barlume di correttezza democratica, al posto dei giudici dimissionari avrebbero dovuto subentrare giudici militanti delle stesse liste, così da non alterare gli equilibri scaturiti dalle urne.

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Che i magistrati siano indipendenti lo si vada a raccontare ad altri.

Che siano onesti è un concetto che i magistrati emettono su sé stessi

Ah! Beati i tempi di Al Capone e Lucky Luciano!

Il giudice Piercamillo Davigo sta tessendo il proprio ordito.

Non rallegriamocene poi troppo.


Ansa. 2019-06-21. Csm, Mattarella: ‘Quadro sconcertante e inaccettabile’

“Oggi si volta pagina nella vita del Csm”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al plenum del Csm. “Il saluto e gli auguri  – ha evidenziato il capo dello Stato – sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, da un’inchiesta in corso, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile“. 

“Quanto avvenuto – ha sottolineato in un altro passaggio –  ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche il prestigio e l’autorevolezza dell’intero Ordine Giudiziario; la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica”.

“La reazione del Consiglio ha rappresentato il primo passo per il recupero della autorevolezza e della credibilità cui ho fatto cenno e che occorre sapere restituire alla Magistratura italiana. Di essa i cittadini ricordano i grandi meriti e i pesanti sacrifici anche attraverso l’esempio di tanti suoi appartenenti e hanno il diritto di pretendere che quei meriti e quei sacrifici non siano offuscati”. Lo ha ricordato il presidente Sergio Mattarella intervenendo stamattina al plenum del Csm.

Il Plenum del Csm, presieduto dal presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, ha convalidato l’elezione dei due nuovi consiglieri togati, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, che in questo modo raddoppia la sua rappresentanza a Palazzo dei Marescialli. I due togati subentrano a Gianluigi Morlini e Corrado Cartoni, due dei consiglieri che si sono dimessi perché i loro nomi figurano nell’inchiesta di Perugia sulle nomine ai vertici degli uffici.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Sondaggio sul Csm e sul comportanto del Partito Democratico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-20.

 

2019-06-20__Csm__001

Alla domanda: Cose è il Csm? il 25% non lo sa, il 10% è senza opinione, il 14 % dice che sia l’organo di autogoverno della magistratura, il 15% dice che sia una corrente della magistratura, ed il 36% afferma che sia una associazione dei magistrati.

Diciamo pure che sembrerebbero essere risposte ben poco consolanti.


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Domnda: Intrecio tra politica e magistratura. Una anomalia che cìè semrpe stata?

55% sì, 29% no, 16% non sa.

Domanda:Il rapporto tra magistratura e politica è inevitabile oppure da evitare?

61% da evitare, 30% inevitabile, 9% senza opinione.

Domanda: Cosa si dorebbe fare adesso con il Csm?

Riformalo e cambiare i componenti 56%, cambiare i componenti senza riformarlo 25%, lasciare tutto come è adesso 10%, non so 9%.

Domanda: Livello di attenzione.

Non sto seguendo 47%, to seguendo sommariamente 25%, to seguendo in modo continuativo 33%.

 


2019-06-20__Csm__003

La riforma della giustizia è una priorità su cui il governo deve agire 52%, non è una priorità 33%, senza giudizio 15%.

Il 44% degli intervistati ha fiducia nella giustizia.


2019-06-20__Csm__004

Domanda: Cosa avrebbe dovuto fare il PD con i suoi esponenti coinvolti?

Espellerli fino alla verifica dei fatti: gli italiani 75%, gli elettori del PD 63%.



Prendiamo atto che solo il 14% degli italiani sa cosa sia il Consiglio Superiore della Magistratura.

Per larga quota, 61%, il rapporto tra magistratura e politica dovrebbe essere evitato.

Duro il giudizio sul partito democratico che per il 75% degli italiani avrebbe dovuto espellere i suoi esponenti coinvolti. Si noti come questa opinione sia condivisa anche dal 63% degli elettori del PD.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Giustizia

Csm e Magistrati. Terrorizzati stanno spiattellando (quasi) tutto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-19

Letamaio 001

Ci sono letamai utili alla agricoltura e letamai tossici per la nazione.


«Il Procuratore generale della Cassazione, dott Riccardo Fuzio, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Luca Palamara, l’ex presidente della Associazione nazionale dei Magistrati, indagato, per il reato di corruzione, a Perugia»

Il motto ‘la legge è eguale per tutti’ è una immensa ipocrisia.

I tribunali, e quindi i giudici ci sono per condannare i miseri e gli avversari politici, mentre assolvono sodali, amici, e quanti sia loro ordinato di assolvere. Formano, non tutti, qualcuno di onesto ci sarà pur bene, una associazione per delinquere di stampo mafioso.

Ma chi mai sarà questo giudice Riccardo Fuzio, Procuratore generale della Cassazione?

«Nelle carte l’sms al magistrato. Atti al ministro e al Consiglio superiore ma il procuratore generale dovrà astenersi. A fine maggio è stato registrato un incontro tra i due magistrati ora al vaglio del Csm»

««Digli di non fare niente e quando torno lo chiamo». È questo il messaggio che a metà maggio il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, avrebbe fatto arrivare al magistrato Luca Palamara dopo aver saputo che era stato indagato a Perugia per corruzione»

«A dirlo — in una conversazione intercettata — è il consigliere del Csm Luigi Spina, finito sotto inchiesta per aver rivelato allo stesso Palamara che l’organo di autogoverno aveva ricevuto comunicazione della sua iscrizione nel registro degli indagati, fornendo dettagli sulle prove a suo carico»

«Il 27 maggio è stato registrato un incontro tra Fuzio e Palamara per parlare proprio di quanto stava accadendo»

«La trascrizione del colloquio è ora all’esame dell’ufficio di presidenza del Csm e del ministro della Giustizia per l’eventuale avvio dell’azione disciplinare»

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E, se la legge fosse davvero eguale per tutti, quell’allegra combriccola avrebbe dovuto da tempo essere agli arresti in cella di isolamento, per non dar loro modo di inquinare le prove. Oppure messi in cella con un drogato in crisi di astinenza.

Così invece un club di collusi giudicherà con benigna clemenza i propri affiliati che ‘hanno avuto un incidente di percorso‘.

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Ma questo è solo l’aspetto folkloristico.

«Da parte sua, Roberto Fico, Presidente della Camera, M5S, della corrente dei “puri e duri”, non ha, sinora, dato alcuna indicazione agli uffici di Montecitorio sullo stop della corresponsione del maxi-stipendio al deputato renziano, Luca Lotti. Il parlamentare toscano non ha dato ai cittadini una bella immagine della Camera, attovagliandosi, nottetempo, per decidere sui nuovi Capi di alcune Procure, con la toga calabrese».

Già.

Dei mandanti non si sussurra nulla.

Il Presidente della Camera Roberto Fico, che se la sta dando da grillino nudo e puro, non ha preso nessuno provvedimento nei confronti dell’on Lotti, che se la spassa beato.

Orbene, Mr Fico mette chiaramente in evidenza di quale tempra sia i grillini.

Pronti a gridare alla rovina della democrazia per uno scontrino dimenticato, è poi zitti, magari anche con il muso nella greppia, quando si parla di faccende come questa. Ma vi ricordate, amici miei, che la Consip altro non è che la Concessionaria Servizi Informativi Pubblici e gestisce il sistema degli approvvigionamenti dello Stato? Un giro stratosferico di oltre quindici miliardi l’anno, a beneficio dello stato e dei pochi intimi amici.

Sta succedendo in Italia quello che era successo in Polonia, Ungheria e Romania, nazioni che cercarono di sbarazzarsi dei giudici di sinistra corrotti marci, incorrendo immediatamente nelle ire dell’Unione Europa,che tanto tutela i giudici liberal.


Palamara, stipendione sospeso. Perchè Fico continua a sganciarlo a Lotti?

Il Procuratore generale della Cassazione, don Riccardo Fuzio, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Luca Palamara

Il Procuratore generale della Cassazione, don Riccardo Fuzio, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Luca Palamara, l’ex presidente della Associazione nazionale dei Magistrati, indagato, per il reato di corruzione, a Perugia.

Da parte sua, Roberto Fico, Presidente della Camera, M5S, della corrente dei “puri e duri”, non ha, sinora, dato alcuna indicazione agli uffici di Montecitorio sullo stop della corresponsione del maxi-stipendio al deputato renziano, Luca Lotti. Il parlamentare toscano non ha dato ai cittadini una bella immagine della Camera, attovagliandosi, nottetempo, per decidere sui nuovi Capi di alcune Procure, con la toga calabrese, che non era stimata (eufemismo) dal compianto ex Capo dello Stato ed ex Presidente del CSM, Francesco Cossiga (1928-2010).

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«Digli che quando torno lo chiamo» Così Fuzio rassicurò Palamara

Nelle carte l’sms al magistrato. Atti al ministro e al Consiglio superiore ma il procuratore generale dovrà astenersi. A fine maggio è stato registrato un incontro tra i due magistrati ora al vaglio del Csm.

«Digli di non fare niente e quando torno lo chiamo». È questo il messaggio che a metà maggio il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, avrebbe fatto arrivare al magistrato Luca Palamara dopo aver saputo che era stato indagato a Perugia per corruzione. A dirlo — in una conversazione intercettata — è il consigliere del Csm Luigi Spina, finito sotto inchiesta per aver rivelato allo stesso Palamara che l’organo di autogoverno aveva ricevuto comunicazione della sua iscrizione nel registro degli indagati, fornendo dettagli sulle prove a suo carico.

Gli atti trasmessi

Il 27 maggio è stato registrato un incontro tra Fuzio e Palamara per parlare proprio di quanto stava accadendo. La trascrizione del colloquio è ora all’esame dell’ufficio di presidenza del Csm e del ministro della Giustizia per l’eventuale avvio dell’azione disciplinare. Su tutti i nuovi atti, arrivati dalla Procura di Perugia che conduce l’inchiesta su Palamara, si pone però un problema di incompatibilità, perché Fuzio è uno dei tre componenti del vertice del Csm e appare scontato che dovrà astenersi, lasciando ogni scelta al vicepresidente David Ermini e al primo presidente della Suprema Corte Giovanni Mammone.

Un nuovo caso si apre dunque nella vicenda che sta scuotendo la magistratura, per gli incontri tra i consiglieri dell’organo di autogoverno e i due parlamentari del Pd — Cosimo Ferri e Luca Lotti, imputato a Roma per la vicenda Consip — per decidere il nuovo procuratore della Capitale e gli altri capi degli uffici giudiziari ritenuti strategici dal gruppo per controllare le inchieste più importanti e quelle che li coinvolgevano direttamente.

«Mi sono messaggiato»

Le notte del 16 maggio Spina rivela a Palamara l’avvio della pratica. Il pubblico ministero si altera, chiede conto di quello che sta accadendo al Csm su quel fascicolo. Chiede «che c… ha fatto Riccardo?». Spina lo informa che «Riccardo è all’estero». Gli inquirenti sono sicuri che stiano parlando di Fuzio. Svolgono verifiche e accertano che in quei giorni il procuratore generale è effettivamente lontano dall’Italia per una missione istituzionale. In ogni caso il resto della conversazione fornisce la certezza che stiano parlando di lui.

Palamara: «Riccardo che ha detto?».

Spina: «Riccardo è all’estero… mi sono messaggiato».

Palamara: «Ah e tu hai detto a Riccardo… hai detto di non fare niente».

Spina: «Mi sono messaggiato».

Palamara: «E che ha detto?».

Spina: «Ha detto a te non fa… “digli di non fare niente e quando torno lo chiamo”… questo mi ha scritto».

Palamara: «No io non faccio proprio niente».

Spina: «Riccardo evidentemente… sarà arrivata al consiglio… oggi sarà arrivata pure a lui».

Il faccia a faccia

Qualche giorno dopo Fuzio rientra a Roma ed evidentemente ha un contatto con Palamara. Il 27 maggio si incontrano nel suo ufficio e parlano dell’indagine. Il pubblico ministero vorrebbe saperne di più. Tre giorni dopo l’inchiesta viene svelata con un’operazione eseguita dalla Guardia di Finanza che perquisisce la casa e l’ufficio di Palamara, mentre notifica a Spina un invito a comparire per rivelazione di segreto e favoreggiamento. Si scopre che proprio il magistrato ha messo intorno allo stesso tavolo politici e magistrati per la spartizione delle poltrone. Il Csm viene travolto, quattro consiglieri si dimettono, uno si autosospende. Fuzio avvia nei confronti di tutti l’azione disciplinare. Adesso saranno altri a dover decidere eventuali iniziative nei suoi confronti.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Partito Democratico. La dirigenza sapeva del vermaio Csm e ci sguazzava. Eccome.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-15.

2019-06-14__Calenda__000

I documenti riportati in fotocopia sono stati estratti dalle pagine Twitter:di #CALENDA e di #Zingaretti.

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Mr Zingaretti ben conosceva il giudice Luca Palamara. Al punto tale che la moglie del pm è stata per quasi tre anni dirigente della Regione Lazio a guida Zingaretti.

«Perché la moglie di Palamara venne assunta in Regione Lazio da #Zingaretti? C’era una contropartita? Se sì, quale? Comincio ad avere qualche sospetto e mi si accendono un po’ di lampadine …»

Quando la magistratura massacrava i nemici politici del partito democratico, essa era ‘indipendente’.

Per il partito democratico la magistratura è ‘indipendente’ quando a ricoprire le cariche di alto magistrato siano suoi sodali: tu mi assumi la moglie ed io emetto sentenza che Giulio Cesare è morto di raffreddore.

Caos procure: Lotti a Zingaretti, ‘mi autosospendo da Pd’ (3)

«”La verità prosegue Lotti- è una sola e l’ho spiegata ieri: non ho fatto pressioni, non ho influito nel mio processo, non ho realizzato dossier contro i magistrati, non ho il potere di nominare alcun magistrato. Chi dice il contrario mente”.

“Quanti miei colleghi, durante l’azione del nostro Governo e dopo, si sono occupati delle carriere dei magistrati? Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio dipenda da un parlamentare semplice e non da un complicato quanto discutibile gioco di correnti della magistratura? Davvero si vuol far credere che la soluzione a migliaia di nomine sia presa nel dopo cena di una serata di maggio?”.

“Davvero si vuol prendere a schiaffi la realtà in nome dell’ideologia, dell’invidia, dell’ipocrisia? Ti auguro buon lavoro, caro Segretario. E spero che – anche grazie al mio gesto – il Pd sia in grado di fare una discussione vera e onesta. Io sono innocente. E spero di cuore che lo sia anche chi mi accusa di tutto, senza conoscere niente. Ciao Luca”.»

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«Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio

dipenda da un parlamentare semplice?»

Bene.

Buona lettura.

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Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Csm. Si è dimesso anche Corrado Cartoni, ma del PD si inizia a parlare ….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-14.

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Csm. Tre consiglieri si dimettono. Ministro avvia procedura disciplinare.

«Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione»

«Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione»

«Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato la richiesta di procedura disciplinare nei confronti dei consiglieri del Csm già autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre, oltre che nei confronti di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, già dimessisi da consiglieri»

*

Di oggi alle ore 13:37.

«Un altro togato del Csm coinvolto nella riunione con Luca Palamara e Luca Lotti sulla nomina del procuratore di Roma ha presentato le dimissioni: è Corrado Cartoni di Magistratura Indipendente»

«Ho rassegnato stamattina le dimissioni da Consigliere del Csm – scrive Cartoni – non per ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni»

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Una precisazione importante.

Le autosospensioni e le dimissioni ineriscono soltanto le cariche a suo tempo assunte nel Consiglio Superiore della Magistratura.

Ad avviso di molti sarebbero state ben più opportune le dimissioni dalla Magistratura o, meglio ancora, il licenziamento in tronco.

Ma non ci si fermi qui.

Calenda, Lotti inaccettabile, Pd lo dica

«”Dissento. Quello di Luca Lotti non è affatto un comportamento normale. È al contrario inaccettabile da ogni punto di vista. A quale titolo e con quale scopo si concertano azioni riguardanti magistrati? Il Pd deve dirlo in modo molto più netto rispetto a quanto fatto fino ad ora”. Così Carlo Calenda, su twitter, risponde ad un follower che ricorda come sull’azione di Luca Lotti Matteo Renzi “avesse sostenuto che era tutto normale »

*

«Carlo Calenda (Roma, 9 aprile 1973) è un dirigente d’azienda e politico italiano.

Viceministro dello sviluppo economico nei governi Letta e Renzi, è stato rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea nel 2016 ed in seguito Ministro dello Sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni. Dal 2019 è parlamentare europeo per il Partito Democratico.»

Sarebbe anche l’ora di iniziare a parlare delle responsabilità del partito democratico che, come dice Calenda, ha sistematicamente cospirato nell’ombra per sistemare magistrati sodali ai vertici della Magistratura.

Poi, erano quello che si sciacquavano la bocca della divisione dei poteri e di una magistratura ‘indipendente’.


Ansa. 2019-06-14. Bufera procure, si è dimesso anche il togato del Csm Corrado Cartoni

Un altro togato del Csm coinvolto nella riunione con Luca Palamara e Luca Lotti sulla nomina del procuratore di Roma ha presentato le dimissioni: è Corrado Cartoni di Magistratura Indipendente.

“Non ho mai parlato di nomine”, le dimissioni sono state date per “senso delle istituzioni”, scrive l’ormai ex consigliere del Csm nella lettera in cui annuncia il suo passo indietro, indirizzata al vice presidente del Csm David Ermini.

“Ho rassegnato stamattina le dimissioni da Consigliere del Csm – scrive Cartoni – non per ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni. Non mi è stato consentito di difendermi, e lo farò nel procedimento disciplinare. Preciso che non ho mai parlato di nomine, come erroneamente oggi mi attribuisce un quotidiano”.

Cartoni ringrazia “le centinaia di colleghi che, silenziosi, in questi giorni tremendi mi hanno manifestato la loro stima ed il loro affetto”. E augura “buon lavoro” ai colleghi consiglieri e a chi subentrerà.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Csm. Tre consiglieri si dimettono. Ministro avvia procedura disciplinare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-13.

Porto Azzurro Carcere

«Terremoto al Csm, colpito dalla bufera sulle nomine nelle procure. Si è dimesso il terzo consigliere in due giorni: Lepre, dopo Spina e Morlini»

«Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione»

«Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni.»

«Il plenum del Csm ha eletto all’unanimità i consiglieri togati Giovanni Zaccaro (Area) e Michele Ciambellini (Unicost) come nuovi giudici della Sezione disciplinare. Prendono il posto dei due consiglieri che si sono dimessi dal tribunale delle toghe»

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«Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato la richiesta di procedura disciplinare nei confronti dei consiglieri del Csm già autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre, oltre che nei confronti di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, già dimessisi da consiglieri»

«Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni»

«Il ministro Bonafede – si legge in una nota – continua a muoversi nel solco di quella compattezza delle istituzioni che ha promosso fin dall’inizio della vicenda che sta investendo il Csm»

«È convocato per domenica 16 giugno 2019 alle ore 10 il Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati presso la sede centrale dell’Anm (Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour, Roma). All’ordine del giorno, il rinnovo della Giunta Esecutiva Centrale»

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La credibilità del Consiglio Superiore della Magistratura ad oggi è nulla, per non dire negativa.

Che poi un Consiglio così squalificato proceda a delle nome è un schiaffo dato a mano aperta sul volto del popolo lavoratore, su quello degli italiani onesti.

Da quanto sta emergendo affiorano non solo responsabilità personali, ma piuttosto il consolidato metodo pervicacemente clientelare nella scelta di nomine che nulla hanno a che fare con l’amministrazione della ‘Giustizia’, quanto piuttosto con la mera gestione del potere per il potere.

Se plaudiamo l’iniziativa del Guardasigilli, avremmo di gran lungo preferito che si fosse formata una Commissione di inchiesta parlamentare, che avesse commissariato l’intero Consiglio, in attesa di un giudizio che solo il Parlamento eletto dalla volontà del popolo sovrano può emettere.

È semplicemente impossibile che i magistrati al momento non ancora toccati dall’inchiesta fossero all’oscuro di quanto da decenni stava accadendo in seno all’alto Consesso.

Ma ciò non sembrerebbe ancora sufficiente.

Oltre ai magistrati del Csm dovrebbero essere indagati anche tutti i magistrati nominati almeno nei ruoli apicali nell’ultimo decennio.

Per parafrasare un celebre detto di giudice Davigo, non esistono magistrati onesti, ma solo magistrati dei quali non è ancora stata dimostratala la colpevolezza.

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La Presse. 2019-06-13. Caos procure, Bonafede attiva la procedura disciplinare per i consiglieri del Csm

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato la richiesta di procedura disciplinare nei confronti dei consiglieri del Csm già autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre, oltre che nei confronti di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, già dimessisi da consiglieri. Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni. Il ministro Bonafede – si legge in una nota – continua a muoversi nel solco di quella compattezza delle istituzioni che ha promosso fin dall’inizio della vicenda che sta investendo il Csm. È convocato per domenica 16 giugno 2019 alle ore 10 il Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati presso la sede centrale dell’Anm (Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour, Roma). All’ordine del giorno, il rinnovo della Giunta Esecutiva Centrale.

Nella sua lettera di dimissioni dal Csm consegnata al vicepresidente David Ermini, il consigliere togato Antonio Lepre si dice “consapevole della forte tensione istituzionale venutasi a creare in questi giorni”. “Tengo innanzitutto a ribadire con forza – dice – che ogni circostanza a me attribuita è frutto di fatti assolutamente occasionali, non programmati, ancorché inopportuni. Respingo con fermezza ogni paragone o accostamento a chi si è reso responsabile di attività illecite o trame occulte e sottolineo di aver sempre agito nell’interesse dell’Istituzione, tentando di realizzare, fin dall’inizio del mio impegno consiliare, quanto promesso in campagna elettorale come i cd. standard di rendimento, i carichi esigibili e la semplificazione e trasparenza delle valutazioni di professionalità, per i quali si era un passo dall’approvazione”.

Nel frattempo Luca Lotti si difende dalle accuse di coinvolgimento nel caso. “In questi giorni – ha scritto in un lungo post su Facebook – ho dovuto sopportare una vera e propria montagna di fango contro di me. Ci sono abituato, un politico deve esserlo per forza. Ma davvero stavolta credo siano stati superati dei livelli minimi di accettabilità”. “Ogni giorno – ha continuato – sono state pubblicate strane e fantasiose letture dei fatti e pezzi di frasi captate durante alcuni incontri. Incontri a fine giornata, non un pericolosi summit in piena notte come qualcuno tenta di raccontare. In queste ore ho letto di tutto: di rapporti tra magistratura e politica, di incontri segreti, di cupole, di verminai. Niente che abbia a che fare con la verità!”, aggiunge. “Procederò in tutte le sedi contro chi in queste ore ha scritto il falso su di me e lo farò a testa alta come un cittadino che crede nella giustizia e in chi la amministra”.

“In questi anni – ha aggiunto – ho incontrato decine di magistrati, per i motivi più svariati: se è reato incontrare un giudice non ho problemi a fare l’elenco di quelli che ho incontrato io, in qualsiasi sede. Mai sono venuto meno ai doveri imposti dalla Costituzione e dalle leggi”. E ancora: “Trovo squallido che mi si accosti, anche lontanamente, ad attività di dossieraggio. Gli esposti che riguardano Pignatone e Ielo a Roma e Creazzo e Turco a Firenze sono firmati da magistrati che non conosco e che non ho mai incontrato”.

“In un incontro che si è svolto in un dopo cena – ha scritto ancora su Facebook – ho espresso liberamente le mie opinioni: parole in libertà, non minacce o costrizioni. È stato scritto che lì sarebbero state decise le nomine dei capi di alcune Procure, scelta che in realtà spetta al Csm: ricordo infatti che queste nomine vengono approvate da un plenum di 26 persone, sono proposte dalla V Commissione e necessitano il concerto del Ministro della Giustizia. Quindi ho commesso reati? Assolutamente no. Ho fatto pressioni o minacce? Assolutamente no. La conferma, peraltro, è arrivata anche ieri dalle parole di Morlini, che ho incontrato una sola volta in tutta la mia vita”.

“Ho fatto pressioni – ha spiegato Lotti – in merito al futuro della Procura di Roma per avere dei vantaggi personali, come qualcuno sostiene? Assolutamente no. Qualcuno ha addirittura scritto che una mia opinione personale avrebbe potuto condizionare il processo Consip! Niente di più falso, niente di più assurdo. Come sarebbe stato possibile? La realtà è che la Procura di Roma nel dicembre 2018 ha chiesto per me il rinvio a giudizio per favoreggiamento, ma anche l’archiviazione per il reato di rivelazioni di segreti d’ufficio. I miei dubbi su questa inchiesta li chiarirò durante l’udienza preliminare”. “Ma deve essere chiara una cosa: qualunque siano i futuri vertici della Procura di Roma – ha concluso – la mia udienza davanti al Gup è già in corso e verrà definita come è giusto che sia, senza alcuna interferenza. Detto in altre parole: anche se il futuro il Procuratore di Roma dovesse essere mio fratello, la richiesta di rinvio a giudizio è già stata fatta e sto affrontando il procedimento penale. Non c’è alcun collegamento tra la nomina del Procuratore di Roma (che certamente non può dipendere da me) e il mio procedimento. Questa è la pura e semplice verità”. “Ripeto: questi i fatti. Il resto sono solo parole. Anzi, il resto è solo un contorno fatto di strumentalizzazioni, illazioni e ipocrisie”.

Pronta la polemica di Forza Italia. “L’attuale Csm è gravato da ombre troppo serie per poter svolgere la sua funzione con la necessaria autorevolezza e imparzialità. Ci rivolgiamo dunque al Capo dello Stato, massimo garante delle regole democratiche, con un rispettoso ma accorato appello affinché proceda al più presto allo scioglimento del Csm. Nello stesso tempo sosterremo con forza in sede parlamentare la proposta di una Commissione di inchiesta su quanto è accaduto e sta accadendo nel Consiglio Superiore”, è quanto si legge in una nota del Comitato di Presidenza di Forza Italia, riunito a Roma sotto la Presidenza di Silvio Berlusconi.

Pertanto il partito azzurro annuncia che chiederà nei prossimi giorni al Presidente della Repubblica “un’udienza per manifestargli, anche proprio nella sua qualità di Presidente del Csm, le nostre preoccupazioni e l’urgenza di un intervento all’altezza della gravità della situazione”. “I gravi elementi che stanno emergendo in ordine al funzionamento e alla formazione del CSM conferiscono un’immagine fortemente negativa ad un organo di rilievo costituzionale dalle funzioni delicatissime. Questo conferma in modo clamoroso quello che Forza Italia denuncia da anni: la politicizzazione e il correntismo all’interno dell’ordine giudiziario hanno condizionato e condizionano pesantemente l’attività di giurisdizione a tutti i livelli, svilendo il lavoro prezioso che tanti magistrati onesti e corretti svolgono ogni giorno lontano dai riflettori nell’interesse esclusivo della collettività”. E’ quanto si legge in una nota del Comitato di Presidenza di Forza Italia, riunito oggi a Roma, sotto la Presidenza di Silvio Berlusconi. “Si impone dunque una riforma profonda dell’ordinamento giudiziario, i cui criteri abbiamo più volte enunciato, per garantire l’imparzialità dei giudici e la parità di condizioni fra accusa e difesa che realizzino finalmente “il giusto processo” aggiunge.

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Ansa. 2019-06-13. Terremoto al Csm, si dimettono tre consiglieri

Terremoto al Csm, colpito dalla bufera sulle nomine nelle procure. Si è dimesso il terzo consigliere in due giorni: Lepre, dopo Spina e Morlini. Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione.  Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni.

Il plenum del Csm ha eletto all’unanimità i consiglieri togati Giovanni Zaccaro (Area) e Michele Ciambellini (Unicost) come nuovi giudici della Sezione disciplinare. Prendono il posto dei due consiglieri che si sono dimessi dal tribunale delle toghe. 

Lotti si difende su Facebook: “In questi anni ho incontrato decine di magistrati, per i motivi più svariati: se è reato incontrare un giudice non ho problemi a fare l’elenco di quelli che ho incontrato io, in qualsiasi sede. Mai sono venuto meno ai doveri imposti dalla Costituzione e dalle leggi. Procederò in tutte le sedi contro chi in queste ore ha scritto il falso su di me e lo farò a testa alta come un cittadino che crede nella giustizia e in chi la amministra”. 

“Chiederemo un’udienza la Capo dello Stato – ha detto Silvio Berlusconi – per esporre le nostre preoccupazioni e chiedere lo scioglimento del Csm”. Il leader di Forza Itlaia ha anche ribadito la richiesta di una “commissione di inchiesta parlamentare” sulla vicenda.

Il Pg della Cassazione Riccardo Fuzio, nell’atto di incolpazione a carico dei 5 consiglieri togati, evidenzia che c’era una vera “strategia di danneggiamento” di uno dei candidati alla carica di procuratore di Roma, il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, che venne prefigurata nella riunione del 9 maggio scorso , organizzata dall’ex presidente dell’Anm Luca Palamara e Cosimo Ferri, con Luca Lotti e cinque consiglieri togati del Csm. Mentre si lavorava per “l’enfatizzazione” del profilo professionale del Pg di Firenze Marcello Viola, il candidato voluto dai politici e che è stato poi il più votato dalla Commissione per gli incarichi direttivi nella seduta del 23 maggio scorso. Anche il consigliere che poi l’avrebbe sostenuto in Commissione, Gianluigi Morlini, prefigurando come sarebbe andato il voto in Commissione, spiega quali sarebbero state le prossime mosse: ” noi contattiamo Creazzo e gli diciamo…Peppe guarda che qui noi ti possiamo votare. Ci sono cinque voti nostri e magari un laico. Ma tu qua perdi, che fai?”.