Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Lagarde. Commissione Econ da il primo ok alla nomina in Ecb.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-06.

Europa. Stati membri

«La commissione Econ del Parlamento Europeo ha approvato la candidatura di Christine Lagarde a presidente della Bce con 37 voti favorevoli, 11 contrari e 4 astenuti»

«Il trattato prevede comunque che la nomina spetti al Consiglio Europeo, per tutti e sei i membri del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, che comprende sia il presidente che il vicepresidente, più altri 4 membri.»

«Il Consiglio Europeo decide sulla base di una raccomandazione del Consiglio e consulta anche il Parlamento Europeo e il consiglio direttivo della Bce (composto dei sei membri del comitato esecutivo, più i governatori delle banche centrali dei 19 paesi della zona euro)»

«Il Consiglio Europeo decide quindi tramite una votazione a maggioranza qualificata»

* * * * * * *

Il Consiglio Europeo così definisce le regole per votare a maggioranza qualificata:

«Maggioranza qualificata

Il metodo di voto standard del Consiglio

La maggioranza qualificata è il metodo di voto più diffuso all’interno del Consiglio.

Il Consiglio lo utilizza quando adotta decisioni nell’ambito della procedura legislativa ordinaria, nota anche come codecisione. L’80% circa di tutta la legislazione UE è adottato secondo tale procedura.

Quando il Consiglio vota una proposta della Commissione o dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, si raggiunge la maggioranza qualificata soltanto se sono soddisfatte due condizioni:

– il 55% degli Stati membri vota a favore – in pratica ciò equivale a 16 paesi su 28

– gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’UE

Questa procedura è nota anche come regola della “doppia maggioranza”.

Minoranza di blocco

La minoranza di blocco deve includere almeno quattro membri del Consiglio, che rappresentino oltre il 35% della popolazione dell’UE.

Casi particolari

Se non tutti i membri del Consiglio partecipano al voto, ad esempio in caso di “opt-out” per taluni settori politici, una decisione è adottata se vota a favore il 55% dei membri del Consiglio partecipanti, che rappresentino almeno il 65% della popolazione degli Stati membri partecipanti.

Quando il Consiglio vota una proposta che non è stata presentata dalla Commissione o dall’alto rappresentante, la decisione è adottata se viene raggiunta la cosiddetta “maggioranza qualificata rafforzata”:

– vota a favore almeno il 72% dei membri del Consiglio

– i membri che votano a favore rappresentano almeno il 65% della popolazione dell’UE

Astensioni

Nel voto a maggioranza qualificata, un’astensione è considerata un voto contrario. L’astensione non equivale alla non partecipazione al voto. Ogni membro può astenersi in qualsiasi momento.»

Di conseguenza, Mrs Lagarde necessita di essere votato nel Consiglio Europeo da

– almeno 16 paesi su 28,

– i quali rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’UE.

* * * * * * *

La nomina di Mrs Lagarde alla Ecb dovrebbe avvenire senza intoppi, anche se undici voti contrari in seno alla Commissione Econ non sono certo un buon inizio.

Di certo il programma di svolgere una politica monetaria altamente accomodante e per un lungo lasso di tempo è più un impegno politico che economico e finanziario, che taluni sembrerebbero non condividere.

Sono infatti molti anni che Ecb ha svolto una politica ultra accomodante, ma la situazione economica attuale dell’Eurozona sembrerebbe testimoniarne la dubbia efficacia.


Adnk. 2019-09-05. Bce, l’Europarlamento dice sì a Christine Lagarde

La commissione Econ del Parlamento Europeo ha approvato la candidatura di Christine Lagarde a presidente della Bce con 37 voti favorevoli, 11 contrari e 4 astenuti. Il trattato prevede comunque che la nomina spetti al Consiglio Europeo, per tutti e sei i membri del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, che comprende sia il presidente che il vicepresidente, più altri 4 membri.

Il Consiglio Europeo decide sulla base di una raccomandazione del Consiglio e consulta anche il Parlamento Europeo e il consiglio direttivo della Bce (composto dei sei membri del comitato esecutivo, più i governatori delle banche centrali dei 19 paesi della zona euro). Il Consiglio Europeo decide quindi tramite una votazione a maggioranza qualificata.

All’ordine del giorno per la neo-presidente una politica monetaria “altamente accomodante” per un “prolungato periodo di tempo”.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Crisi. Il parere della BBC, ispirato da Mrs Boldrini & Co. – Bbc.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-09.

Migranti 011

La Bbc ha pubblicato poche ore or sono due lunghi articoli sulla crisi di governo italiana.

Italy government: Salvini calls for snap election

Matteo Salvini: Can Italy trust this man?

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Alla Bbc è rimasto di traverso sulle bitte della strozza il fatto che Mr Salvini nel breve volgere di un anno abbia fatto levitare la Lega dal 17% al 38% dei consensi. E questo potrebbe anche essere il meno: Mr Salvini è cresciuto elettoralmente perché ha preso ferme posizioni sulla immigrazione illegale.

Persino la Bbc, organo dei liberal, denomina così l’ondata dei migranti:

«Mr Salvini’s party is well ahead in opinion polls, due mainly to his stance against illegal immigration.»

La contraddizione è lampante.

La Bbc sostiene a spada tratta l’immigrazione clandestina e le ngo che praticano la tratta, poi la definisce “illegal immigration“. In altri termini, la Bbc è supporter di azioni illegali, ossia criminali: se lo dicono da soli.

* * *

Ma non basta.

La Bbc fonda i suoi articoli italiani su quanto asseriscono eminenti personalità politiche, la popolarità elettorale delle quali super persino l’uno percento: Mrs Laura Boldrini, Fabrizia Ieluzzi, l’immarcescibile Roberto Saviano e Matteo Pucciarelli.

«Laura Boldrini, the speaker of the lower house of parliament from 2013 to 2018, has become a particular target of Salvini’s verbal attacks. Salvini depicts Boldrini, who was once the Rome spokesperson for the United Nations High Commissioner for Refugees, as the symbol of everything he is trying to bring down.

“Every time a migrant committed a crime, or there was a crime, a rape, a robbery, he would refer to migrants as ‘Boldrini’s resources’,” the former speaker tells me. “People were blaming me. It was awful. I received really violent rape and death threats. This campaign had implications on my life. I needed a security detail. You never know when [the threats] are real or not.”

“Stop bullying migrants,” she urges him. “Start working on the real problems. Try to be competent and reliable. Stop using social media in that aggressive way. Be serious. [Act like] a minister.”

Many Italians on the centre-left share Boldrini’s thoughts. But it’s unlikely to make much of an impact on its target. Salvini’s friends say that he’s good at disregarding criticism.

“He laughs at all the jokes that circulate about him,” says his former wife Fabrizia Ieluzzi. “I never saw him get offended by a joke they make about him. I don’t know how he does it, but he’s good at letting these things go.”

But that’s not always the case. Salvini’s skin may be thinner than his allies claim. In July 2018, he began legal proceedings against the writer Roberto Saviano after Saviano accused him of aiding the mafia. ….

Surprisingly, no-one else had occupied this space in Italian politics. Matteo Renzi was too much of a pro-globalist. The eternally ambitious Berlusconi may have spoken in an easy to understand way, but a billionaire collector of football teams and romantic affairs was hardly someone you’d have a beer with. Beppe Grillo, the founder of the populist Five Star Movement, was too colourful to be normal. Renzi’s eventual successor as prime minister, Paolo Gentiloni, was a tinder-dry media-wary aristocrat, who might have been happier talking quietly about the history of frescoes. »

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Non siamo, e non vogliamo essere, negromanti che pontificano sul futuro.

Se però le propensione al voto dovessero dimostrarsi essere corrette

Italia. Se si votasse oggi, questa sarebbe la previsione.

sembrerebbe essere verosimile che Mr Salvini possa diventare primo ministro, acquisendo così l’onere – onore di sedere nel Consiglio Europeo.

E questa è una possibilità che i liberal socialisti temono come la peste nera. Il fronte identitario sovranista si irrobustirebbe. Salvini avrebbe sempre dalla sua il diritto di veto.

Nota.

L’Italia non ha la minima intenzione di pagare la depressione tedesca.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

von der Leyen. Una lezione da imparare ed assimilare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-25.

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Questa tabella riporta in modo impietoso il problema concreto dell’eurozona.

Nel 2008 il pil assommava a 14,125 miliardi di Usd, ed a fine 2018 era 13,690 miliardi Usd. Mentre Cina, India e Stati Uniti hanno quasi raddoppiato i propri prodotti interni lordi, l’eurozona, la Unione Europea, ha regredito od, al massimo, non è per nulla cresciuta.

Le parole saranno tanto belle e suadenti, ma alla fine ciò che conta è la economia. E gli elettori ne sono coscienti. Le ideologie non sono commestibili.



La elezione di Mrs Ursula von der Layen a Presidente della Commissione Europea segna un punto di svolta nella vita della Unione Europea.

Se restano ancora aperte tutte le problematiche relative alle nomine dei commissari, ancor più problematica sarà poi la gestione politica dell’Unione.

Sarebbe estremamente utile saper distinguere i problemi contingenti da quelli di lunga portata: imparare dagli accadimenti è arte di pochi.

Di fatto, questa Unione Europea è ben differente da quella passata: la realtà ha travolto i sogni.

Sicuramente sarà un processo che si snoderà lentamente nel tempo, con molti alti e bassi, la oramai la strada è stata tracciata.

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I fatti principali sono:

– Il Consiglio Europeo si è riappropriato delle proprie attribuzioni, ridimensionando le ambizioni egemoni dell’europarlamento;

– Le vecchie maggioranze si sono sgretolate e le nuove non si sono ancora consolidate.

– Di fatto, l’Europa delle Nazione sembrerebbe aver prevalso sulla concezione dello stato europeo.

– La ministra tedesca Ursula von der Leyen, designata dai Ventotto a succedere a Jean-Claude Juncker, è stata eletta dal Parlamento europeo presidente della Commissione europea ma con soli 383 voti a favore a fronte della maggioranza necessaria prevista di 374 voti. Quindi per soli 9 voti. I contrari sono stati 324.

– von der Leyen ha avuto il sostegno del Ppe, dei liberali di Renew Europe e dei tre quarti dell’S&D, mentre i socialisti tedeschi della Spd, gli austriaci, gli olandesi, i polacchi e gli ungheresi non si sono piegati e non l’hanno votata. Così come i Verdi, la sinistra Gue, parte dei conservatori dell’Ecr e di Identità e democrazia. I 14 deputati del M5S hanno dichiarato il loro sostegno mentre la Lega, che conta 29 eurodeputati, ha votato contro.

– Determinanti sono stati i voti concessigli dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle nell’europarlamento.

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Significativo è l’editoriale di EU Observer, a seguito riportato: è una liberal socialista, da leggersi con grande attenzione.

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«It was the first time in decades that the vote on the commission presidency was that unsure»

«All previous commission presidents since the Treaty of Maastricht in 1993, Jacques Santer, Romano Prodi, Jose Manuel Barroso and Jean-Claude Juncker, were backed by a solid majority»

«The uncertainty of the von der Leyen vote signals some profound political shifts within functioning of the European Union»

«With the nomination of Santer in 1995, the parliament turned this “right to be consulted” into a “veto right”. This veto right was formalised in the Treaty of Amsterdam (1997) and was first used for the candidacy of Prodi in 1999»

«[European Council] In the Treaty of Nice (2001), the necessary unanimity was replaced by a qualified majority»

* * *

«The election results of 26 May 2019 would change everything. The EPP and the socialists from S&D lost their majority in the European Parliament. A third party was needed: the liberals»

«The third problem was that the Central European countries, mainly the Visegrad 4 states (Poland, Hungary, Slovakia and the Czech Republic) were not willing anymore to follow a old-school compromise between France and Germany, who agreed on the nomination of the socialist candidate Frans Timmermans.»

«However, the day the nomination of the von der Leyen was announced, it appeared that there was a huge problem in the European Parliament.  Disappointed with the defeat of Frans Timmermans, the S&D group would become a liability»

* * *

«The vote for von der Leyen on Tuesday (16 July) proved to be a mirror of the new political paradigm in European politics. And several lessons can be learned:»

«1. There is no more solid and loyal coalition in the European Parliament.

  1. Political groups cannot force their members to vote ‘en bloc’.

  2. For every vote in the future, a lot of time will need to be put in finding a majority.

  3. Without a new electoral system, accidents on the nomination of the commission presidency will be a certainty.

  4. No deals will be possible without including Central Europe in decision making.»

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«No deals will be possible without including

Central Europe in decision making»

Sarà molto difficile che Ppe, S&D e liberal capiscano ed assimilino questa lezione. Le nomine alle cariche dirigenziali nell’europarlamento sembrerebbero indicare proprio l’opposto.

Sarà un processo lungo e doloroso, ed in questo le prossime elezioni nei Länder tedeschi orientali potrebbero accelerare il fenomeno. Cdu ed Spd ridimensionate in Germania non potranno più sostenere l’ideologia egemonica nell’Unione Europea.

Nessuno si faccia illusioni di breve termine, ma la svolta strategica è irreversibile.


EU Observer. 2019-07-17. What did we learn from the von der Leyen vote?

Counting the votes. That is what everybody did the entire day before the real vote started in the European Parliament on the candidacy of Ursula von der Leyen to become president of the European Commission.

It was the first time in decades that the vote on the commission presidency was that unsure.

All previous commission presidents since the Treaty of Maastricht in 1993, Jacques Santer, Romano Prodi, Jose Manuel Barroso and Jean-Claude Juncker, were backed by a solid majority.

The uncertainty of the von der Leyen vote signals some profound political shifts within functioning of the European Union.

It is a transformation that has started in the 1990s, and that is poised to continue in the years to come. It is the result of the fragmentation of political parties in the EU, as well as the rise in the power of the European Parliament.

The rise of the European Parliament.

It was the Treaty of Maastricht in 1993, under the presidency of Jacques Delors that gave the European Parliament the right to be consulted on the nomination of the president of the European commission put forward by the European prime ministers and heads of state.

With the nomination of Santer in 1995, the parliament turned this “right to be consulted” into a “veto right”. This veto right was formalised in the Treaty of Amsterdam (1997) and was first used for the candidacy of Prodi in 1999.

The procedure in the European Council to nominate a commission president changed as well.

In the Treaty of Nice (2001), the necessary unanimity was replaced by a qualified majority. In 1995 the UK alone vetoed the candidacy of Belgian prime minister Jean-Luc Dehaene. In 2004 British prime minister Tony Blair had to find a qualified majority to keep another Belgian prime minister, Guy Verhofstadt, from getting the post.

The fact that a nomination no longer needed unanimity from the EU council, strengthened the power of the EU parliament, which started to demand concessions in return for its approval.

In 2004 Barroso had to back down on his choice of commissioners and come up with a better proposal. In 2009 several political groups added a program to their wishes and demanded that Barroso, now a second-time candidate for the post, promise to deliver.

An important point in the council selection was that the EU leaders would always appoint one of its own peers as the head of the commission.

The Spitzenkandidaten.

Until 2004 the weight of the European political parties was almost non-existent. Prodi was not part of the European party system and the liberal Verhofstadt was put forward as a candidate by the socialist German chancellor Gerhard Schroeder and the centre-right French president Jacques Chirac.

It was the European People’s Party (EPP) that organised itself for the first time in 2004 and demanded that the largest party would get the most important post of the EU. This is when party politics entered the commission presidency nomination process.

The rise of the parliament and that of party politics culminated into the new idea of the Spitzenkandidaten (German for ‘lead candidate’) in 2014. Every political party would put forward one candidate for the presidency of the European commission. The candidate of the party that wins the elections, wins the top job.

With Jean-Claude Juncker everything fell into place. He was a sitting prime minister, one of their peers, he was a lead candidate and he was from the EPP, the largest party.

Equally important was the fact that the two main parties, the EPP and the socialists, were by far the largest parties in the European parliament and in the council. This solid majority made it easy to make a deal and divide all the top jobs between them. Loyalty to the coalition was essential to get a piece of the cake.

The day the game changed

The election results of 26 May 2019 would change everything. The EPP and the socialists from S&D lost their majority in the European Parliament. A third party was needed: the liberals.

However, as the EPP remained the largest party, they did insist on having its candidate, Manfred Weber, to be the next commission president.

But there was another problem. Weber wasn’t a prime minister, nor even a former minister. That was for French president, Emmanuel Macron, a no-go.

The third problem was that the Central European countries, mainly the Visegrad 4 states (Poland, Hungary, Slovakia and the Czech Republic) were not willing anymore to follow a old-school compromise between France and Germany, who agreed on the nomination of the socialist candidate Frans Timmermans.

The solution for this list of problems came only after three days of council negotiations: the German minister of defence, Ursula von der Leyen.

As often happens with compromises, nobody was happy. Nevertheless, every political party of the new coalition between EPP, socialists and liberals got a piece of the cake.

However, the day the nomination of the von der Leyen was announced, it appeared that there was a huge problem in the European Parliament.

Disappointed with the defeat of Frans Timmermans, the S&D group would become a liability.

The vote for von der Leyen on Tuesday (16 July) proved to be a mirror of the new political paradigm in European politics. And several lessons can be learned:

  1. There is no more solid and loyal coalition in the European Parliament.

  2. Political groups cannot force their members to vote ‘en bloc’.

  3. For every vote in the future, a lot of time will need to be put in finding a majority.

  4. Without a new electoral system, accidents on the nomination of the commission presidency will be a certainty.

  5. No deals will be possible without including Central Europe in decision making.

One can regret the new lessons, or the new, more chaotic political game in Europe.

However, it is clear that the European Union is becoming more and more political. That is good. It means the EU is becoming more important, but above all, more democratic.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Elenco presidenti e vice dei Comitati.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-18.

2019-07-16__Europarlamento__Commissioni__001

L’europarlamento ha quasi terminato le nomine e presidente e vice-presidenti nei Comitati nei quali si articola l’attività parlamentare.

Si è formata una maggioranza tra Ppe, S&D, Ecr, Renew Europe, Verdi/Efa, e Gue/Ngl: tutti i nominati fanno parte di questi gruppi parlamentari.

È una procedura atipica.

Se infatti soddisfa alla ripartizione territoriale, dando un qualche posto a deputati provenienti da tutti le nazioni dell’Unione, sono stati nominati esclusivamente deputati dell’est e del sud-Europa provenienti da partiti nei loro paesi alla opposizione.

Questa procedura, ben comprensibile, è una novità di cui occorre prenderne atto.

Come risultato pratico, verrà a mancare il collegamento tra l’europarlamento ed i governi che formano in sede di Consiglio Europeo il gruppo di undici nazioni che ha condizionato la nomination di Mrs von der Leyen.

Vedremo come evolveranno le cose in futuro, ma verosimilmente si dovrà assistere ad un muro contro muro.

* * *

In alcune circostanze però nell’europarlamento non è sufficiente la maggioranza semplice.

«si è venuto a costituire de facto un diritto di iniziativa legislativa parlamentare, una sorta di potere di “iniziativa dell’iniziativa” nei confronti della Commissione, attraverso una delibera a maggioranza assoluta.»

«In prima lettura, il Parlamento può inviare emendamenti al Consiglio, che può o adottare il testo comprensivo degli emendamenti o rinviargli una “posizione comune”. Il Parlamento, allora, può approvare tale posizione o respingere il testo a maggioranza assoluta, provocando così la definitiva bocciatura, oppure può adottare ulteriori emendamenti, anche a maggioranza assoluta»

«Il presidente della Commissione europea viene proposto dal Consiglio europeo sulla base delle elezioni parlamentari europee. Tale proposta deve essere approvata dal Parlamento (a maggioranza semplice) che “elegge” il Presidente in base ai trattati. Dopo la nomina del Presidente i membri della Commissione vengono proposti dal Presidente stesso, in accordo con gli Stati membri. Quindi, la Commissione formata si presenta al Parlamento che può approvare o respingerla»

«Il Parlamento ha anche il potere di approvare, alla maggioranza dei due terzi, una mozione di censura nei confronti della Commissione che ne comporta le dimissioni dell’intera istituzione»

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Il Consiglio Europeo delibera alla unanimità sui seguenti campi:

«Il Consiglio deve votare all’unanimità su una serie di questioni considerate sensibili dagli Stati membri. Ad esempio:

– politica estera e di sicurezza comune (esclusi alcuni casi ben definiti che richiedono la maggioranza qualificata, quali ad es. la nomina di un rappresentante speciale);

– cittadinanza (concessione di nuovi diritti ai cittadini UE);

– adesione all’UE;

– armonizzazione della legislazione nazionale in materia di imposte indirette;

– finanze UE (risorse proprie, quadro finanziario pluriennale);

– alcune disposizioni in materia di giustizia e affari interni (Procura europea, diritto di famiglia, cooperazione di polizia a livello operativo, ecc.);

– armonizzazione della legislazione nazionale in materia di sicurezza sociale e protezione sociale.

Inoltre, il Consiglio è tenuto a votare all’unanimità per discostarsi dalla proposta della Commissione quando quest’ultima non è in grado di accettare le modifiche apportate alla sua proposta. Tale norma non si applica agli atti che il Consiglio deve adottare su raccomandazione della Commissione, ad esempio nel settore del coordinamento delle politiche economiche.»

Il Consiglio Europeo delibera a maggioranza qualificata nei seguenti campi:

«La maggioranza qualificata è il metodo di voto più diffuso all’interno del Consiglio.

Il Consiglio lo utilizza quando adotta decisioni nell’ambito della procedura legislativa ordinaria, nota anche come codecisione. L’80% circa di tutta la legislazione UE è adottato secondo tale procedura.

Quando il Consiglio vota una proposta della Commissione o dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, si raggiunge la maggioranza qualificata soltanto se sono soddisfatte due condizioni:

– il 55% degli Stati membri vota a favore – in pratica ciò equivale a 16 paesi su 28

– gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’UE

Questa procedura è nota anche come regola della “doppia maggioranza”.

Quando il Consiglio vota una proposta che non è stata presentata dalla Commissione o dall’alto rappresentante, la decisione è adottata se viene raggiunta la cosiddetta “maggioranza qualificata rafforzata”:

– vota a favore almeno il 72% dei membri del Consiglio

– i membri che votano a favore rappresentano almeno il 65% della popolazione dell’UE»

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Da quanto si sta vedendo, sembrerebbero preannunciarsi tempi difficili.


Final list of Committee Chairs and Vice-Chairs of European Parliament

The European Parliament Committees met today to elect their Chairs and Vice-Chairs after intense horse-trading between the political Groups this week. New Europe brought you provisional lists prior to the votes, but here we present the official results.

Note that a few gaps still remain, to be voted in future committee meetings.

Committee on Foreign Affairs

Chair: Mr David McALLISTER (EPP, DE)

1st Vice-Chair: Mr Witold Jan WASZCZYKOWSKI (ECR, PL)

The 2nd, 3rd and 4th Vice-Chairs will be elected at a forthcoming meeting

Subcommittee on Security and Defence

Chair: Ms Nathalie LOISEAU (Renew Europe, FR)

1st Vice-Chair: Mr Nikos ANDROULAKIS (S&D, EL)

2nd Vice-Chair: Ms Kinga GÁL (EPP, HU)

3rd Vice-Chair: Ms Özlem DEMIREL (GUE/NGL, DE)

4th Vice-Chair: Mr Lukas MANDL (EPP, AT)

Subcommittee on Human Rights

Chair: Ms Maria ARENA (S&D, BE)

1st Vice-Chair: Ms Irina VON WIESE (Renew Europe, UK)

2nd Vice-Chair: Ms Hannah NEUMANN (GREENS/EFA, DE)

3rd Vice-Chair: Ms Karoline EDTSTADLER (EPP, AT)

4th Vice-Chair: Mr Raphaël GLUCKSMANN (S&D, FR)

Committee on Development

Chair: Mr Tomas TOBÉ (EPP, SE)

1st Vice-Chair: Ms Pierrette HERZBERGER-FOFANA (Greens/EFA, DE)

2nd Vice-Chair: Mr Norbert NEUSER (S&D, DE)

3rd Vice-Chair: Ms Chrysoula ZACHAROPOULOU (Renew Europe, FR)

4th Vice-Chair: Mr Erik MARQUARDT (Greens/EFA, DE)

Committee on International Trade

Chair: Mr Bernd LANGE (S&D, DE)

1st Vice-Chair: Mr Jan ZAHRADIL (ECR, CZ)

2nd Vice-Chair: Mr Iuliu WINKLER (EPP, RO)

3rd Vice-Chair: Ms Anna-Michelle ASIMAKOPOULOU (EPP, EL)

4th Vice-Chair: Ms Marie-Pierre VEDRENNE (Renew Europe, FR)

Committee on Budgets

Chair: Mr Johan VAN OVERTVELDT (ECR, BE)

1st Vice-Chair: Mr Janusz LEWANDOWSKI (EPP, PL)

2nd Vice-Chair: Mr Olivier CHASTEL (Renew Europe, BE)

3rd Vice-Chair: Ms Margarida MARQUES (S&D, PT)

4th Vice-Chair: Mr Niclas HERBST (EPP, DE)

Committee on Budgetary Control

Chair: Ms Monika HOHLMEIER (EPP, DE)

1st Vice-Chair: Ms Isabel GARCÍA MUÑOZ (S&D, ES)

2nd Vice-Chair: Ms Caterina CHINNICI (S&D, IT)

3rd Vice-Chair: Ms Martina DLABAJOVÁ (Renew Europe, CZ)

4th Vice-Chair: Mr Tamás DEUTSCH (EPP, HU)

Committee on Economic and Monetary Affairs

Chair: Mr Roberto GUALTIERI (S&D, IT)

1st Vice-Chair: Mr Luděk NIEDERMAYER (EPP, CZ)

2nd Vice-Chair: Ms Stephanie YON-COURTIN (Renew Europe, FR)

3rd Vice-Chair: Mr Derk Jan EPPINK (ECR, NL)

4th Vice-Chair: Mr José GUSMÃO (GUE/NGL, PT)

Committee on Employment and Social Affairs

The bureau will be elected in a forthcoming meeting

Committee on the Environment, Public Health and Food Safety

Chair: Mr. Pascal CANFIN (Renew Europe, FR)

1st Vice-Chair: Mr Bas EICKHOUT (Greens/EFA, NL)

2nd Vice-Chair: Mr Seb DANCE (S&D, UK)

3rd Vice-Chair: Mr Cristian-Silviu BUŞOI (EPP, RO)

4th Vice-Chair: Ms Anja HAZEKAMP (GUE/NGL, NL)

Committee on Industry, Research and Energy

Chair: Ms Adina-Ioana VĂLEAN (EPP, RO)

1st Vice-Chair: Mr Zdzisław KRASNODĘBSKI (ECR, PL)

2nd Vice-Chair: Mr Morten PETERSEN (RE, DK)

3rd Vice-Chair: Ms Patrizia TOIA (S&D, IT)

4th Vice-Chair: Ms Lina GALVEZ MUÑOZ (S&D, ES)

Committee on the Internal Market and Consumer Protection

Chair: Ms Petra DE SUTTER (Greens/EFA, BE)

1st Vice-Chair: Mr Pierre KARLESKIND (Renew Europe, FR)

2nd Vice-Chair: Ms Maria GRAPINI (S&D, RO)

3rd Vice-Chair: Ms Róża THUN (EPP, PL)

4th Vice-Chair: Ms Maria Manuel LEITÃO MARQUES (S&D, PT)

Committee on Transport and Tourism

Chair: Ms Karima DELLI (Greens/EFA, FR)

1st Vice-Chair: Mr Johan DANIELSSON (S&D, SE)

2nd Vice-Chair: Mr Sven SCHULZE (EPP, DE)

3rd Vice-Chair: Mr István UJHELYI (S&D, HU)

4th Vice-Chair: Mr Jan-Christoph OETJEN (Renew Europe, DE)

Committee on Regional Development

Chair: Mr Younous OMARJEE (GUE/NGL, FR)

1st Vice-Chair: Mr Krzysztof HETMAN (EPP, PL)

The 2nd, 3rd and 4th Vice-Chairs will be elected at a forthcoming meeting

Committee on Agriculture and Rural Development

Chair: Mr Norbert LINS (EPP, DE)

1st Vice-Chair: Mr Francisco GUERREIRO (Greens/EFA, PT)

2nd Vice-Chair: Mr Daniel BUDA (EPP, RO)

The 3rd and 4th Vice-Chairs will be elected in a forthcoming meeting

Committee on Fisheries

Chair: Mr Chris DAVIES (Renew Europe, UK)

1st Vice-Chair: Mr Peter van DALEN (EPP, NL)

2nd Vice-Chair: Mr Søren GADE (Renew Europe, DK)

3rd Vice-Chair: Mr Giuseppe Ferrandino (S&D, IT)

4th Vice-Chair: Ms Cláudia MONTEIRO DE AGUIAR (EPP, PT)

Committee on Culture and Education

Chair: Ms Sabine VERHEYEN (EPP, DE)

1st Vice-Chair: Mr Romeo FRANZ (Greens/EFA, DE)

2nd Vice-Chair: Ms Dace MELBĀRDE (ECR, LV)

The 3rd and 4th Vice-Chairs will be elected in a forthcoming meeting

Committee on Legal Affairs

Chair: Ms Lucy NETHSINGHA ( Renew Europe, UK)

1st Vice-Chair: Mr Sergey LAGODINSKY (Greens/EFA, DE)

2nd Vice-Chair: Ms Marion WALSMANN (EPP, DE)

3rd Vice-Chair: Mr Ibán GARCIA DEL BLANCO (S&D, ES)

4th Vice-Chair: Mr Raffaele STANCANELLI (ECR, IT)

Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs

Chair: Mr Juan Fernando LÓPEZ AGUILAR (S&D, ES)

1st Vice-Chair: Ms Maite PAGAZAURTUNDÚA (RE, ES)

2nd Vice-Chair: Mr Pietro BARTOLO (S&D, IT)

4th Vice-Chair: Mr Emil RADEV (EPP, BG)

The 3rd Vice-Chair will be elected in a forthcoming meeting

Committee on Constitutional Affairs

Chair: Antonio Tajani (EPP, IT)

1st Vice-Chair: Gabriele Bischoff (S&D, DE)

The 2nd, 3rd and 4th Vice-Chairs will be elected at a forthcoming meeting

Committee on Women’s Rights and Gender Equality

Chair: Ms Evelyn REGNER (S&D, AT)

1st Vice-Chair: Ms Eugenia RODRÍGUEZ PALOP (GUE/NGL, ES)

2nd Vice-Chair: Ms Gwendoline DELBOS-CORFIELD (Greens/EFA, FR)

3rd Vice-Chair: Ms Elissavet VOZEMBERG-VRIONIDI (EPP, EL)

4th Vice-Chair: Mr Robert BIEDROŃ (S&D, PL)

Committee on Petitions

Chair: Ms Dolors MONTSERRAT (EPP, ES)

1st Vice-Chair: Ms Tatjana ŽDANOKA (GREENS/EFA, LV)

2nd Vice-Chair: Ms Yana TOOM (Renew Europe, EE)

3rd Vice-Chair: Mr Ryszard CZARNECKI (ECR, PL)

4th Vice-Chair: Ms Cristina MAESTRE MARTÍN DE ALMAGRO (S&D, ES)

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Frau Ursula von der Layen ed i socialisti europei.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-15.

unione europea 001

Dopo il niet dei Grüne, ecco arrivare il ni dell’Ecr e dei socialisti europei di S&D.

Fitto (Ecr), giudizio sospeso su candidatura Von der Leyen

«“Lunedì prossimo assumeremo una decisione” sulla candidatura di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Ue. Così il co-presidente dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), Raffaele Fitto, dopo l’incontro del gruppo con la candidata dai capi di Stato e di governo a succedere a Jean-Claude Juncker. “Abbiamo ascoltato con attenzione il programma che per grandi linee è stato indicato dalla candidata”, ha spiegato Fitto, precisando però che “ci sono dei punti di criticità”. “Ci sono alcune posizioni – ha aggiunto – che per quanto ci riguarda vanno chiarite in modo dettagliato e specifico, dalle politiche migratorie alle politiche sulla difesa comune a livello europeo. Alcune questioni meritano” un “approfondimento” che “faremo nelle prossime ore, come delegazione dei Fratelli d’Italia e poi come Conservatori”.»

* * *

Dura la posizione dei socialisti europei. Hanno il dente avvelenato con i paesi del Visegrad.

«Mi è sembrata piuttosto deludente sui temi fondamentali»

«Su superamento di Dublino, flessibilità per investimenti, stato di diritto, migration compact e altre cose per ora è stata molto vaga. Sembra molto orientata all’austerità. Vediamo …. è il primo incontro e le abbiamo chiarito le priorità. Mi aspettavo qualcosa di più, di meglio e soprattutto di più innovativo»

«A essere benevoli è stata evasiva»

«In particolare sui temi sociali e sui temi della riforma economica, istituzionale e sull’immigrazione. Adesso è molto presto per tirare le conclusioni, ma diciamo che questo primo incontro lascia più vuoti che risposte»

«L’incontro del gruppo dei Socialisti e democratici con la candidata alla presidenza della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è stato molto deludente»

«L’incontro del gruppo dei Socialisti e democratici con la candidata alla presidenza della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è stato molto deludente …. A fronte di positivi impegni su ambiente e su alcuni temi sociali, sono mancate risposte chiare su questioni dirimenti come la flessibilità di bilancio, il rilancio degli investimenti, la riforma di Dublino, i salvataggi in mare e la difesa dello strato di diritto»

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Frau Ursula von der Leyen ha fatto un gran numero di promesse contrastanti: mantenerle sarà un gran problema.

Questa sarebbe stata la situazione ideale per un Richelieu oppure per un Von Bismarck: quelli erano statisti che lasciavano tutti contenti e soddisfatti, anche se alla fine erano solo loro quelli che avevano guadagnato qualcosa. Ma Frau von der Leyen non è Richelieu.


Ansa. 2019-07-11. Ue: Calenda (Pd), deludente incontro con von der Leyen

“Mi è sembrata piuttosto deludente sui temi fondamentali”. Così l’eurodeputato Pd Carlo Calenda, commentando con i giornalisti l’incontro del gruppo S&D con Ursula von der Leyen, designata dai capi di Stato e di governo alla presidenza della Commissione Ue. Su “superamento di Dublino, flessibilità per investimenti, stato di diritto, migration compact e altre cose – ha spiegato Calenda – per ora è stata molto vaga. Sembra molto orientata all’austerità. Vediamo”, ha aggiunto l’eurodeputato, “è il primo incontro” e “le abbiamo chiarito le priorità. Mi aspettavo qualcosa di più, di meglio e soprattutto di più innovativo”. 

“A essere benevoli è stata evasiva”. Così l’eurodeputata Pd Patrizia Toia, commentando con i giornalisti l’incontro del gruppo S&D con Ursula von der Leyen, designata dai capi di Stato e di governo alla presidenza della Commissione Ue. “In particolare – ha spiegato – sui temi sociali e sui temi della riforma economica, istituzionale e sull’immigrazione. Adesso – ha aggiunto Toia – è molto presto per tirare le conclusioni”, ma “diciamo che questo primo incontro lascia più vuoti che risposte”.

“L’incontro del gruppo dei Socialisti e democratici con la candidata alla presidenza della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è stato molto deludente”, si legge in una nota degli eurodeputati Pd. “A fronte di positivi impegni su ambiente e su alcuni temi sociali, sono mancate risposte chiare su questioni dirimenti come la flessibilità di bilancio, il rilancio degli investimenti, la riforma di Dublino, i salvataggi in mare e la difesa dello strato di diritto”, spiega la nota. “Da questo punto di vista – prosegue – è evidente che occorre un negoziato approfondito che porti a impegni chiari e inequivoci sul programma della futura Commissione, e su un processo istituzionale che rimetta al centro il Parlamento europeo, uscito ferito dalla scelta del Consiglio europeo di non rispettare il principio degli Spitzenkandidaten. Siamo stati eletti – conclude la nota – per rilanciare e cambiare l’Europa e resteremo fedeli a questo mandato”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. I Verdi non voteranno Ursula von der Layen.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-11.

unione europea 001

Le ultime elezioni, sia quelle europee sia quelle politiche nei singoli stati, hanno indotto una mutazione sostanziale del quadro politico europeo.

Si stanno scontrando due opposti modi di concepire l’Unione Europea.

Le elezioni europee hanno visto i partiti tradizionali perdere una quarantina di seggi ciascuno, e con essi la maggioranza. Questa può essere raggiunta solo con il contributo dei liberal e dei verdi, recependo quindi, sia pure parzialmente, le loro istanze.

Nelle passate gestioni era stato messo a punto il metodo dello Spitzenkandidat, secondo il quale Commissione ed europarlamento uscente avrebbe potuto designare l’eurodirigenza subentrante, dando per scontato che la situazione politica restasse immutata.

Nel Consiglio Europeo, ossia l’assemblea dei capi di stato o di governo, i paesi ad impronta identitaria sovranista non raggiungono la maggioranza, ma dispongono di una minoranza che è in grado di porre il veto: molte decisioni devono infatti essere prese alla unanimità e molte altre ancora a maggioranza qualificata.

*

Allo stato attuale, il Consiglio Europeo è di fatto una confederazione di stati: un’Europa delle Nazioni.

Così gli identitari sovranisti hanno bocciato dapprima la candidatura di Herr Weber, quindi quella di Herr Timmernmanns. Hanno appoggiato la nomination di Frau Ursula von der Leyen dietro l’assicurazione che questa non avrebbe interferito nei problemi interni, non avrebbe avallato il rule of law né la presenza delle ngo, oppure misure contro l’economica del carbone, per non parlare poi degli lgbt, etc.

La von der Leyen ha ottenuto la nomination sotto queste clausole.

Gli europarlamentari se la sono legata al dito. Quello che una volta era il loro alleato, il Consiglio Europeo, è diventato il loro nemico: la entità che blocca la strada all’attuazione dello stato europeo guidato da codesto europarlamento.

È sequenziale che gli eurodeputati schiumino di rabbia impotente nei confronti degli identitari sovranisti.

Gran brutta bestia la superbia. Porta a credere che la propria volontà possa essere onnipoente. Ma quando i fatti o gli ‘altri‘ la conculcano, la superbia genera un odio esistenziale. Gli ‘altri‘ transitano da avversari politici a nemici mortali, nemici da sterminare. Ma quando ciò non siamo materialmente possibile, ecco che si genera una sordida rabbia ompotente.

Mettendosi sotto i piedi i regolamenti parlamentari, questi europarlamentari hanno impedito l’accesso alle cariche di nomina parlamentare agli identitari sovranisti, ma la guerra prosegue imperterrita. Il vero potere non risiede in quelle cariche.

Se l’europarlamento ratificasse la nomina di Frau von der Leyen accetterebbe di fatto la sua sconfitta strategica ed il trionfo dell’Europa delle Nazioni.

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«The Greens of the European parliament will not back Ursula von der Leyen nomination to become the next European Commission president»

«The decision comes after Green MEPs were left unsatisfied with the German defence minister’s responses in a hearing with the group»

«The statements of Ursula von der Leyen were disappointing. We did not hear any concrete proposal, be it on rule of law or on climate. We have been elected on a mandate for change and we don’t see how change will be possible with this candidate»

«only a few weeks after the climate elections …. von der Leyen is ignoring the climate emergency and even wants to aim for lower climate targets than previously agreed by the European Parliament»

«To secure a broad majority in the 751-seat European Parliament in next week’s vote to be approved as commission president, von der Leyen needs the support of the fourth largest group – the 74 Green MEPs»

«The Greens’ move could sway the mood even further against von der Leyen among the Socialists, some of whom are already sceptical about von der Leyen and are upset about EU leaders disregard for the lead candidate process»

«The 60-member ECR, with whom von der Leyen met with on Tuesday, will decide next Monday whether to support the German minister for the commission top post.»

«But Polish members have also indicated they might reject her because the Polish ruling party, Law and Justice’s candidates for parliament committee jobs were voted down earlier on Wednesday»

«Green MEPs grilled her on climate, trade, taxes and rule of law. The president of the European Commission needs to be the guardian of the rule of law and European values. Ursula von der Leyen evaded our questions on the rule of law and democracy in Europe. This is a major shortcoming on one of the main questions that the EU is confronted with»

«But she evaded questionson whether she would expel Hungary’s ruling Fidesz party from the centre-right European People’s Party (EPP), to which she belongs»

«Von der Leyen also refused to answer when MEP Sven Giegold asked if she would hold onto Martin Selmayr, the commission’s chief civil servant»

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Tutti i giochi sono ancora aperti, ivi compreso un rimando delle votazioni d ottobre, dopo che in Germania si siano svolte le elezioni dei Länder orientali.

Però, a nostro sommesso avviso, il concetto di Europa delle Nazioni ha vinto sull’europarlamento dello stato Europeo.

Infatti il Consiglio Europeo deve deliberare sui bilanci alla unanimità, e l’ostracismo dato ad Italia, Polonia ed Ungheria non esiterà in un loro voto favorevole.


EU Observer. 2019-07-11. Greens reject von der Leyen’s EU commission bid

The Greens of the European parliament will not back Ursula von der Leyen nomination to become the next European Commission president, the group said in a statement on Wednesday evening (10 July).

The decision comes after Green MEPs were left unsatisfied with the German defence minister’s responses in a hearing with the group.

“The statements of Ursula von der Leyen were disappointing. We did not hear any concrete proposal, be it on rule of law or on climate. We have been elected on a mandate for change and we don’t see how change will be possible with this candidate,” Green co-chair Ska Keller said in a statement.

Co-chair Philippe Lamberts added that “only a few weeks after the climate elections”, von der Leyen “is ignoring the climate emergency and even wants to aim for lower climate targets than previously agreed by the European Parliament”.

The Belgian MEP said the Greens stand behind the lead candidate process, which was meant to catapult the man or woman nominated by the group which won the European elections into to the top commission job.

The 60-year old von der Leyen was nominated by EU heads of states and governments last week, despite not having run as a lead candidate in the European elections.

The Greens have proved to be the toughest hurdle for the German Christian democrat politician, an ally of chancellor Angela Merkel, as she met with parliamentary groups on Wednesday in Brussels.

To secure a broad majority in the 751-seat European Parliament in next week’s vote to be approved as commission president, von der Leyen needs the support of the fourth largest group – the 74 Green MEPs.

The Greens’ move could sway the mood even further against von der Leyen among the Socialists, some of whom are already sceptical about von der Leyen and are upset about EU leaders disregard for the lead candidate process.

This would push von der Leyen’s support base in the parliament further to the right.

Green MEP Ernest Urtasun said after the meeting that the German minister made “no relevant effort to get the Green votes”.

“It was a simple courtesy visit. She is without any doubt counting on ECR [European Conservatives and Reformists] to get elected, which really creates a more than doubtful majority around the next European Commission. Sad for Europe if this is confirmed,” he said.

The 60-member ECR, with whom von der Leyen met with on Tuesday, will decide next Monday whether to support the German minister for the commission top post.

But Polish members have also indicated they might reject her because the Polish ruling party, Law and Justice’s candidates for parliament committee jobs were voted down earlier on Wednesday.

HR issues

Green MEPs grilled her on climate, trade, taxes and rule of law.

“The president of the European Commission needs to be the guardian of the rule of law and European values. Ursula von der Leyen evaded our questions on the rule of law and democracy in Europe. This is a major shortcoming on one of the main questions that the EU is confronted with,” Keller said.

When Green MEP Terry Reintke questioned von der Leyen whether she would support Dutch commission vice-president Frans Timmermans to continue his work on rule of law, von der Leyen said he could have the position if he wants it.

But she evaded questionson whether she would expel Hungary’s ruling Fidesz party from the centre-right European People’s Party (EPP), to which she belongs.

Von der Leyen also refused to answer when MEP Sven Giegold asked if she would hold onto Martin Selmayr, the commission’s chief civil servant, EU commission president Jean-Claude Juncker’s former German chief of staff, whose appointment last year the EU ombudsman criticised as “maladministration”.

Von der Leyen said it was not good to talk about “HR issues publicly” and added that she would like to have an international team.

“This non-answer will nurture rumours that he [Selmayr] might stay in a key commission position,” Giegold said later.

MEPs will vote on the new commission president next Tuesday or Wednesday.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Mica è detto che ratifichi la von der Leyen.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-04

3.

Durer Albrecht. Quattro cavallieri dell'Apocalisse. 1498.

«Poland and other countries of the V4 group are “definitely against” the candidacy of Frans Timmermans for the position of the President of the European Commission, PM Mateusz Morawiecki said at a briefing in Brussels.
At the EU summit convened to fill in the block’s top offices, Poland has been opting for candidates who favor compromise, Morawiecki added. » [The Warsaw Voice]

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«Amid far-right alliance dreams, Hungarian Prime Minister Viktor Orbán no longer supports Manfred Weber’s bid to be European Commission president. Speaking in Budapest alongside Austrian Vice Chancellor Heinz-Christian Strache, leader of the far-right Freedom Party (FPÖ), Orbán criticized Weber’s pledge not to accept the position of Commission president if his success depended on the support of Hungary’s ruling Fidesz party» [Free Hungary]

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“No a Timmermans”, Conte con i ribelli sul carro di Visegrad

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Il Consiglio Europeo, ossia l’assise dei capi di stato o di governo dei 28 paesi membri delibera a maggioranza qualificata i candidati alle cariche europee apicali, candidature che poi il parlamento europeo è chiamato a ratificare o meno. Se non le approvasse, tutta la procedura decisionale dovrebbe essere ripetuta.

È quindi necessario disporre di una maggioranza in ciascuno dei due centri direzionale: il Consiglio Europeo e l’europarlamento.

Ma questi due consessi seguono logiche decisionali differenti. Mentre nell’europarlamento la maggioranza è quella scaturita dalle urne elettorali, nel Consiglio Europeo deve coagulare, di volta in volta, il voto di almeno ventuno stati membri. Questo a parziale tutela degli stati meno popolosi.

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Le recenti elezioni europee hanno rotto i pristini equilibri. Ppe ed S&D hanno perso la maggioranza, che potrebbero formare solo alleandosi con il gruppo liberal: ma nei fatti sono i veri sconfitti, avendo perso ciascuno un po’ più di quaranta seggi. Ma la sconfitta elettorale è solo l’epifenomeno di quella della sconfitta dell’ideologia liberal socialista.

Putin. L’ideologia liberal è ‘obsoleta’.

Però l’europarlamento è in grande maggioranza di ideologia liberal socialista, ed intenderebbe proseguire in questo alveo.

Fëdor Dostoevskij ha magistralmente sintetizzato nel Monologo del Grande Inquisitore, ne I Fratelli Karamazov, il cuore centrale dell’ideologia liberal socialista.

* * *

Ma gli equilibri sono stati rotti anche nel Consiglio Europeo.

La passata gestione Juncker – Tusk ha fatto il possibile e l’impossibile per imporre a tutti gli stati membri la propria ideologia. Nei confronti degli stati i punti portanti erano:

– the rule of law, ovvero una magistratura che applicasse l’ideologia liberal socialista;

– il passaggio da unione di stati sovrani ad uno stato europeo centralizzato;

– l’imposizione dell’etica e morale insita nell’ideologia liberal socialista;

– identificazione della democrazia nell’accettazione delle ngo, ong, sul proprio territorio.

Questa linea comportamentale ha generato un’immediata reazione da parte dei paesi dell’ex est europeo, massimamente da quelli del Gruppo Visegrad, che si sono fatti paladini identitari sovranisti. Si pensi solo che il Partito Popolare Europeo, sotto impulso di Herr Weber, sia arrivato a sospendere per motivazioni ideologiche il Fidesz di Mr Orban, proprio pochi giorni prima delle votazioni. Un modo molto singolare di cercare di raccogliere consensi. Con le elezioni politiche italiane, anche la nostra nazione si è spostata su queste posizioni. In breve, al momento attuale sono undici gli stati membri dell’Unione Europea che formano il blocco degli identitari sovranisti: sufficit per bloccare tutte le decisioni che debbano essere prese alla unanimità ovvero a maggioranza qualificata.

* * *

Arrivati alla conta, gli identitari sovranisti hanno dapprima affondato la candidatura di Herr Weber, patrocinato dalla Germania di Frau Merkel, quindi hanno distrutto la candidatura di Mr Timmermans, patrocinata dalla Francia di Mr Maron, ed infine hanno fatto svanire l’ultima proposta di Frau Merkel, di un’alternanza alla Presidenza dei due candidati già bocciati. L’epoca in cui Germania e Francia si vedevano a quattro occhi e decidevano per tutta la Unione era defunta.

La candidatura di Frau Ursula von der Leyen è stata accettata e pienamente appoggiata dagli identitari sovranisti solo quando questa ha espressamente e chiaramente assunto l’impegno a non parlare mai più di rule of law, stato europeo, ed etica e morale liberal, per non parlare poi delle ngo.

Mr Junker, Mr Tusk, la Germania di Frau Merkel e la Francia di Mr Macron hanno subito una sconfitta annientante.

* * *

Se è vero che le candidature di Frau Ursula von der Leyen e di Mrs Christine Lagarde siano fatiscenti, sarebbe altrettanto vero constatare come ratificandole l’europarlamento dovrebbe ammettere la propria sconfitta ideologica e politica. Per il Ppe e S&D sarebbe una resa senza condizioni.

Quindi nulla è ancora definitivo ed i giochi sono ancora aperti.

Però, sempre che sia approvata la nomina, Frau Ursula von der Leyen farà bene a ricordarsi sempre delle promesse fatte. I Consiglio Europeo vota anche i budget, per esempio.


EU Observer. 2019-07-03. German minister presidency plan upsets MEPs

Germany’s defence minister Ursula von der Leyen emerged on Tuesday (2 July) as a possible compromise among EU leaders for the European Commission presidency – after three days of intensive negotiations in Brussels.

The 60-year old conservative politician was put forward by France, with Germany and the eastern European block of ‘Visegrad Four’ countries in support, and she also has the backing of Italy. If it happens, it would make her the first female president of the EU commission.

Under this scenario, the presidency of the EU Council would go to the liberals, with Belgian prime minister Charles Michel getting the post.

Spanish foreign minister Josep Borrell would be named EU foreign policy chief, who hails from the Socialist party.

The International Monetary Fund’s French managing director Christine Lagarde would be the new head of the European Central Bank, according to officials familiar with the discussions.

European Socialist party leader, Bulgarian MEP Sergei Stanishev could become the president of the European Parliament, according to the EU leaders’ plan, with Germany’s centre-right lead candidate Manfred Weber possibly taking the second half of the five-year term.

This new list of frontrunners emerged after the Visegrad countries, Italy and several leaders aligned with the centre-right. European People’s Party (EPP) objected to a package cooked up at the weekend at the G20 summit in Japan that would have seen the Socialist lead candidate, Dutch commissioner Frans Timmermans take the commission presidency.

The discussions among EU leaders were delayed on Tuesday by several hours of consultations among different leaders chaired by EU Council president Donald Tusk.

The 28 leaders gathered together late afternoon to discuss the new package of names.

Unhappy MEPs

The candidate for the presidency of the EU commission needs a majority in the European Parliament, and so the European leaders have for the first time decided to seek consultations with the parliament on the package they plan to agree.

If the three major political groups – EPP, the Socialists & Democrats, and the liberals of Renew Europe – agree with the proposal from the European Council, there will be an overall deal. If not, national leaders will need to go back to the drawing board.

Meanwhile, early reactions from MEPs who were gathered in Strasbourg for the first session of the new parliament criticised the emerging deal.

German Social democrat MEP Bernd Lange‏ tweeted that the current names discussed by leaders are “unacceptable” for the socialists in the EP.

Vice-chair for the Socialist group, Tania Fajon also said in a tweet: “Very clear no, majority is not prepared to support the current deal on EU top jobs”.

“Hearing strong messages to the European council that the current package proposal is not acceptable for many heads of delegations,” she added, referring to the Socialist member parties.

The Greens’ lead candidate Bas Eickhout also dismissed the emerging new deal in a tweet saying “Congratulations Council. Rule of law slaughtered for some positions for Merkel, Macron and Sanchez”.

The Dutch politician referred to German, French and Spanish leaders giving up on Timmermans because of objections from the Visegrad Four, whose members, Poland and Hungary have been heavily criticised by the Dutch commissioner over the rule of law.

The different parliamentary groups were now expected to meet in the early evening to discuss whether they can support the German defence minister for the commission presidency.

In a resolution last February, the European parliament had firmly reiterated that the commission presidency should go to one of the ‘Spitzenkandidaten’, or lead candidates for the European parties – which Von den Leyen is not.

The negotiations between the prime ministers and heads of state are already more complicated than ever before, as they try to juggle political groupings, gender balance, and east-west internal EU positions.

By adding the parliament to the decision-making process the aim was to boost the democratic legitimacy of the process, but an increase in the party political aspect has made any agreement more difficult.

Parliament program

MEPs’ vote on the European Parliament president was postponed last week to Wednesday morning (3 July), as the EU heads of state in Brussels were still negotiating in Brussels on how to distribute the top posts in the future European power architecture.

But even without a deal in Brussels over the new EU leadership, the parliament is expected to go ahead with the vote.

Two groups, the Socialists and Renew, had not officially announced a candidate for the post. They have time to do that until 22h00 tonight.

“There is no Socialist candidate to be parliament president as the party is relying on Timmermans” to get a top post,” said out-going German Social democrat MEP, Jo Leinen.

Leaders of the four main political groups in parliament, EPP, Socialists, liberals of Renew Europe and the Greens were also meeting in Strasbourg in the afternoon as part of long series of meetings set to formulate a legislative program for the next five years.

That joint program must be finalised before the next parliament session in mid-July – and is aimed at binding the commission president politically.

The Greens does not have a prime minister at the EU summit in Brussels distributing top posts, but their support is important to secure a broad majority in parliament in the next five years.

One Green insider told EUobserver that the party was not happy what it was currently offered in return for supporting the wider deal.

“The legislative program would not be the first of its kind, as Juncker also met with the different political groups in parliament and listened to them, with the Juncker plan being one result of that process,” Leinen said.

“But this time there is a shift in the character of the deal, it is meant to become formally a legislative program,” he added.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Timmermans. Da sette a dieci capi di stato non lo vogliono.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-01.

Umiliazione 001

«Among the EU leaders that have reportedly objected to Timmermans are Poland, Hungary, Czech Republic, Croatia, Slovakia and Ireland.»


Problema semplice da enunciarsi e difficile da essere risolto.

– gli Spitzenkandidaten, Weber e Tittermans, sono quelli proposti dai gruppi parlamentari prima delle elezioni, ma sia il Ppe sia S&D sono usciti dalla tornata elettorale sonoramente battuti, avendo perso una quarantina di deputati ciascuno. I vinti non possono dettar legge ai vincitori.

– È variata anche la composizione del Consiglio Europeo, ossia l’organo che nomina Presidente e membri della Commissione. Ma per procedere alla nomina servono:

«- if 72% of member states vote in favour (21 out of the 28)

– and those states represent at least 65% of the total EU population»

– Ppe ed S&D si sono e si stanno contrapponendo violentemente: nessuno dei due ha la forza di imporsi, ma ritiene abbastanza potere da impedire l’elezione dell’altro.

– Questi sono i momenti nei quali si raccoglie ciò che si è seminato.

«Mr Tusk and some leaders are said to be proposing Dutch centre-left politician Frans Timmermans for the top job. But the appointment faces stiff opposition from eastern European states and centre-right leaders from the EU’s biggest political group. All of the EU’s top jobs are changing hands this year, following European-wide elections in May.»

«The choices for the EU’s top jobs have to take account of last month’s European elections and achieve an acceptable balance regarding large and small states, gender and geography.»

«The centre-right European People’s Party (EPP) got the most votes in the May elections, but it does not have a majority.»

«French President Emmanuel Macron is among those opposing their candidate, Germany’s Manfred Weber, and the “Spitzenkandidat” process»

«Nationalists also made gains.»

«But politicians in Poland, Hungary and Romania dislike the way Mr Timmermans, a veteran of Brussels politics, has enforced the EU rule of law policy.»

«EU rules demand that the top appointments achieve a balance of geographical spread, big and small countries and gender.»

«Hungary’s government spokesman Zoltan Kovacs tweeted that appointing Mr Timmermans to the top EU job was “completely unacceptable”.»

* * * * * * *

Per cinque lunghi anni Ppe ed S&D, ed i relativi governi nazionali, hanno perseguitato i paesi dell’ex est europeo e, nell’ultimo anno, anche Italia e Grecia: continuare dopo le elezioni con la stessa identica prosopopea conduce solo allo stallo. Nei fatti, i voti degli identitari populisti fanno gola a tutti, ma sarebbe troppo pretendere che votino un loro aguzzino.

Come può andare a piatire il voto colui che aveva definito gli identitari sovranisti con l’epiteto di ‘lebbrosi‘ e ‘nemici mortali‘?

Non solo.

Nel Consiglio Europeo i budget devono essere approvati alla unanimità: quello è uno dei momenti nei quali anche i paesi piccoli contano.

*

Alla fine sarà indifferente il nome prescelto: conteranno gli accordi stilati.

Nota.

Gli allibratori di Londra danno vincente Mrs Lagarde.


Ansa. 2019-07-01. Ue: stallo sulle nomine. Tra sette e dieci i Paesi non d’accordo su Timmermans

I lavori del vertice europeo a 28 con la colazione di lavoro, sono ripresi in ritardo perché la cancelliera Angela Merkel subito prima si è riunita con gli altri leader del Ppe per cercare di accrescere il margine di consensi sui nomi del pacchetto che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk presenta nella seduta plenaria. Trovare un’intesa non sarà cosa facile, spiegano fonti europee, che allo stesso tempo evidenziano come il nome dell’olandese Frans Timmermans sia, tra quelli degli Spitzenkandidaten, il più gettonato. Non è escluso che nel corso della mattinata si arrivi alla conta. Inoltre, spiegano le fonti, tecnicamente le consultazioni potrebbero continuare per tutta la giornata.
L’accordo sul pacchetto delle nomine per i posti chiave delle istituzioni europee è ancora “molto complicato”, secondo quanto spiegano fonti diplomatiche europee. La candidatura di Frans Timmermans per la Commissione europea resta sul tavolo dei leader, anche se sono ancora tra i sette ed i dieci, i capi di stato e di governo contrari, con pochi spostamenti rispetto alle posizioni espresse già ieri sera all’inizio del summit.

“Il criterio dello Spitzenkandidat sta incontrando difficoltà. Mi sembra un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. Così risponde il premier Giuseppe Conte a chi gli chiede del nome di Frans Timmermans per la Commissione Ue. “L’Italia è molto aperta al dialogo: l’ho detto dall’inizio. Ma per me non c’è solo il criterio dello Spitzenkandidat, non può essere la sola soluzione”, ripete in inglese. “Non vogliamo vincolarci a un unico criterio. Dobbiamo essere flessibili nella scelta del candidato giusto”.

“La verità è che non c’è un patto di Osaka: è un fraintendimento. Perché è stato deciso il giorno prima di Osaka”. Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con riferimento al pacchetto di nomi per la guida delle istituzioni europee, che – secondo le ricostruzioni – sarebbe emerso dal G20 di Osaka, in Giappone, come frutto di un’intesa tra i leader europei di Germania, Francia, Olanda e Spagna. Il pacchetto vedeva il nome di Frans Timmermans per la Commissione, di Manfred Weber per il Parlamento e di un francese per la Bce.

LE PAROLE DEL PREMIER CONTE AL SUO ARRIVO A BRUXELLES

Dopo sette estenuanti ore di negoziato i leader popolari, dopo averlo accolto inizialmente con estrema freddezza, stanno convergendo sull’accordo raggiunto ad Osaka dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron ed i premier olandese e spagnolo Mark Rutte e Pedro Sanchez, che prevede l’arrivo di Frans Timmermans sulla poltrona della presidenza della Commissione europea e Manfred Weber su quella dell’Eurocamera, per i prossimi cinque anni. Gli incontri bilaterali proseguono nella notte con l’obiettivo di consolidare la possibile intesa. E restano comunque ancora da riempire, le caselle dell’Alto rappresentante e del vertice del Consiglio, che sulla base del rispetto dell’equilibrio geografico e di genere, dovrebbero tingersi entrambe di rosa. Ma a dare il segnale dell’evoluzione, è stato un video girato intorno a mezzanotte dal premier bulgaro Boyko Borissov, che alla sospensione dei lavori del summit ha lasciato la sede del Consiglio europeo per incontrare Timmermans nella sede della sua rappresentanza permanente. “Sta emergendo un compromesso” ha detto a Timmermans, prima che la clip si interrompesse. Nel frattempo fonti diplomatiche hanno segnalato una progressiva retromarcia dei leader del Ppe, che entrati al vertice con una posizione in netto contrasto con quella di Merkel e infastiditi dalla mossa della cancelliera – dopo aver fatto la voce grossa esprimendo tutto il loro dissenso – hanno deciso di allinearsi alla posizione della tedesca. Strenui oppositori continuano invece ad essere i capi di stato e di governo dei Paesi Visegrad, con Polonia e Ungheria in testa, e Viktor Orban che ha definito la scelta di Timmermans come “il più grande errore della storia”. Ma i quattro, da soli, non raggiungono il peso specifico necessario per poterla bloccare. Tra l’altro, la premier britannica Theresa May ha fatto sapere, che nel caso di un voto, starà dalla parte della maggioranza.

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Adnk. 2019-07-01. Ue, “accordo complicato”

Continuano, mentre a Bruxelles si è fatto giorno, le consultazioni in bilaterale del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk con i capi di Stato e di governo dell’Ue per tentare di trovare un accordo sulle nomine dei vertici delle istituzioni comunitarie. Dopo un primo giro di consultazioni durato oltre cinque ore, l’ultima delle quali con la premier britannica Theresa May, Tusk ha ripreso le consultazioni per un secondo giro. I lavori del Consiglio Europeo, tra plenaria, bilaterali e riunioni in vari formati, si protraggono ininterrottamente dalle 18 di ieri. Frans Timmermans è tuttora sul tavolo dei leader come candidato alla presidenza della Commissione, sostenuto da vari Paesi perché ritenuto in grado di ottenere “consenso”. Le posizioni dei leader Ue non sarebbero variate molto nel corso della notte, malgrado i molteplici incontri. “Ora vediamo come andrà la riunione”, spiegano fonti diplomatiche, mentre il Consiglio Europeo è in corso da oltre 14 ore. L’accordo sulle nomine, spiegano le fonti, “è complicato”, ma esiste, ricordano, “la possibilità” di avere un voto. Sarebbe, continua la fonte, “assai irresponsabile uscire da qui senza una decisione: il Parlamento si insedia domani, è la seconda volta che ci troviamo. Oggi è il giorno per trovare un accordo”. Quanto ai tempi, dopo oltre 14 ore di riunioni, “tecnicamente” i capi di Stato e di governo “possono andare avanti tutto il giorno”.

CONTE – Sul fronte italiano, dopo il veto leghista posto sul laburista olandese Frans Timmermans, il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere già ieri che l’Italia ne valuterà comunque la candidatura. Concetto ribadito anche questa mattina, quando è apparso improvvisamente nella sala stampa di palazzo Justus Lipsius: “Vedremo – ha spiegato il premier -. Però io dico che lo Spitzenkandidat non può essere l’unico criterio, quindi dobbiamo non legarci ad un criterio e solo alla logica delle affiliazioni politiche”. In ogni caso, Timmermans “non sembra che abbia un consenso unanime” tra i leader riuniti nel Consiglio Europeo, “il fatto è questo”. “Il criterio dello Spitzenkandidat – continua Conte – sta incontrando difficoltà. Mi sembra che sia un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. Ma se si votasse, Timmermans ce la farebbe? “E’ difficile da capire – risponde – non lo so se sarebbe sostenuto da una maggioranza”. E ancora: “L’Italia è aperta per un dialogo costruttivo, fin dall’inizio mi sono dichiarato molto aperto. Ma ho anche dichiarato che per me non c’è solo il criterio dello Spitzenkandidat. Per me non è l’unica soluzione”

“Dobbiamo tenere conto – ha continuato Conte – che stiamo scegliendo un presidente che dovrà guidare l’Europa per i prossimi cinque anni con una grande strategia e visione e quindi dobbiamo cercare di mantenerci flessibili nella scelta del candidato più giusto e che sicuramente raccolga il più ampio consenso”. Per Conte, “la logica del pacchetto è la migliore, perché consente di avere un equilibrio generale nella designazione delle varie posizioni. E’ quella auspicabile, però vediamo. No, adesso rientriamo. Ritorniamo in riunione, vediamo”.

Una cosa è certa, continua Conte alla domanda se Michel Barnier abbia possibilità di riuscire a diventare presidente della Commissione: “Non stiamo ancora lavorando per le alternative” alla soluzione proposta da Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi per le nomine Ue, con la Commissione ai Socialisti, il Consiglio ai Liberali, l’Alto Rappresentante e il presidente del Parlamento al Ppe. “Non c’è un nuovo pacchetto, al momento”.

Incerti i tempi per la nomina: per il premier italiano non è detto che la partita si chiuda oggi: “E’ una bella domanda ma è difficile dare una risposta. Vediamo. Non è da escludere che saremo costretti ad aggiornarci, vediamo”, spiega, aggiungendo: “Non c’è un pacchetto di Osaka, è un malinteso, perché è stato concordato il giorno prima. Non c’è un accordo di Osaka, questa è la verità”.

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Bbc. 2019-07-01. EU summit: Leaders resume talks after disagreement over top jobs

EU leaders meeting in Brussels remain divided over who should get the EU’s top jobs, including a successor to Commission chief Jean-Claude Juncker.

Talks resumed over breakfast on Monday morning, after the member countries failed to reach agreement at the emergency summit convened on Sunday.

Summit chair Donald Tusk decided to have a break for bilateral talks.

Mr Tusk and some leaders are said to be proposing Dutch centre-left politician Frans Timmermans for the top job.

But the appointment faces stiff opposition from eastern European states and centre-right leaders from the EU’s biggest political group.

All of the EU’s top jobs are changing hands this year, following European-wide elections in May.

Tense differences have emerged over the successors for the key roles.

Why this political wrangling?

The choices for the EU’s top jobs have to take account of last month’s European elections and achieve an acceptable balance regarding large and small states, gender and geography.

Under the “Spitzenkandidat” procedure the EU adopted in 2014, leaders are supposed to take into account which party won the most seats in the European Parliament when deciding roles including the European Commission presidency.

The centre-right European People’s Party (EPP) got the most votes in the May elections, but it does not have a majority.

French President Emmanuel Macron is among those opposing their candidate, Germany’s Manfred Weber, and the “Spitzenkandidat” process.

The May elections also saw big gains for the liberals – including Mr Macron’s alliance – and Greens, so the long-established centre-right and centre-left blocs can no longer dominate EU business. Nationalists also made gains.

The Commission drafts EU laws, oversees national budgets, enforces EU treaties and negotiates international trade deals.

The rare Sunday summit was called because EU leaders failed on 20 June to agree on candidates for the Commission president’s job and other top posts: European Council president (to replace Donald Tusk); high representative for foreign policy (to replace Federica Mogherini); European Parliament president and European Central Bank president.

“The vast majority of EPP prime ministers don’t believe that we should give up the presidency quite so easily, without a fight,” Irish Taoiseach (prime minister) Leo Varadkar said on Sunday.

German Chancellor Angela Merkel has long backed Manfred Weber for the top job, pitting her against President Macron and other critics who argue he lacks the necessary experience, as he has never held a government post.

Arriving at the Brussels summit, Mrs Merkel said “it looks like the talks won’t be very easy”.

Mrs Merkel and Mr Macron are said to have hatched a compromise deal to support Mr Timmermans, as part of a balanced deal, on the sidelines of the G20 summit in Japan.

But politicians in Poland, Hungary and Romania dislike the way Mr Timmermans, a veteran of Brussels politics, has enforced the EU rule of law policy.

What about institutional tensions?

The top EU appointments – especially for Commission chief – sharpen not only national rivalries but also those between the European Council and the European Parliament, which is the only directly elected EU institution.

The “Spitzenkandidat” procedure was launched by the parliament in 2014, so keeping it is a matter of pride for MEPs.

But Mr Macron stressed the need to nominate two men and two women for the four key posts. The fifth – parliament president – is mainly in the hands of MEPs.

EU rules demand that the top appointments achieve a balance of geographical spread, big and small countries and gender.

Reuters news agency, quoting Brussels diplomats, says the plan backed by Mr Tusk would give Mr Weber the post of parliament president, and make Mr Timmermans – who has strong French and Spanish support – Commission president.

According to Bloomberg news, in that scenario Belgium’s liberal Prime Minister Charles Michel would succeed Mr Tusk as European Council president and the foreign policy post would go to Bulgaria’s Mariya Gabriel, a centre-right politician like Mr Weber.

Hungary’s government spokesman Zoltan Kovacs tweeted that appointing Mr Timmermans to the top EU job was “completely unacceptable”.

How are the posts decided and what do they do?

The EU treaties say the government leaders – the European Council – have to nominate a Commission president, then MEPs vote on that candidate.

The leaders have to take account of the EU election results when they decide. The choice is made by qualified majority – that is:

– if 72% of member states vote in favour (21 out of the 28)

– and those states represent at least 65% of the total EU population

The pressure is on, because the new parliament meets on 2 July, and at their 15-18 July session, MEPs are to vote on the nominee. The new Commission president is to take office on 1 November.

The European Council president is to be elected by the EU leaders by qualified majority, and should take office on 1 December. He/she chairs EU summits and steers the bloc’s broad strategy, while the Commission deals with the fine details.

The High Representative for foreign policy runs the EU External Action Service (EEAS), dealing with major challenges such as Iran’s nuclear programme, Kosovo and EU interventions in Africa.

A favourite to become ECB president, taking over from Mario Draghi, is Jens Weidmann, head of the German Bundesbank. The ECB had to calm markets during the eurozone crisis and manage Greece’s severe debt problems. The bank has enormous influence, given continuing concern about the euro.

The European Parliament president steers MEPs’ debates and their votes on most EU legislation.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Polonia, Repubblica Ceka, Ungheria ed Estonia bloccano la EU sul carbone.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-24.

2019-06-22__Clima__001

«Poland, Czech Republic, Hungary, and Estonia prevented the EU from adopting a clear long-term climate neutrality goal at the summit in Brussels on Thursday evening (20 June).»

«The central and eastern European leaders could not get behind a draft text which said the EU should take measures “to ensure a transition to a climate-neutral EU by 2050” – a date too specific for them»

«Poland was leading the opposition, with support from the Czech Republic and Hungary»

«A clear commitment for the 2050 date was also missing from Estonia, an EU source said on condition of anonymity.

Another EU source said “three and a half states” were against – in an illustration of the non-committal stance of Estonia»

«But in the end, the leaders decided to scrap the 2050 commitment»

«The final text now says the EU aspires to climate neutrality “in line with the Paris agreement”, and the mention of the year 2050 was moved to a footnote»

«Ironically, in the text published on the European Council website on Thursday evening, the footnote initially was not included»

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Per meglio comprendere il significato di questa posizione si dovrebbe leggere con cura il testo rilasciato dal Consglio Europeo.

«European Council conclusions on the MFF, climate change, disinformation and hybrid threats, external relations, enlargement and the European Semester, 20 June 2019

  1. Multiannual financial framework

  2. The European Council welcomed the work done under the Romanian Presidency and took note of the various elements of the MFF package. It called on Finland’s Presidency to pursue the work and to develop the Negotiating Box. On that basis the European Council will hold an exchange of views in October 2019, aiming for an agreement before the end of the year.

III. Climate change

  1. The European Council emphasises the importance of the United Nations Secretary General’s Climate Action Summit in September for stepping up global climate action so as to achieve the objective of the Paris Agreement, including by pursuing efforts to limit the temperature increase to 1.5°C above pre-industrial levels. It welcomes the active involvement of Member States and the Commission in the preparations.

  2. Following the sectoral discussions held over recent months, the European Council invites the Council and the Commission to advance work on the conditions, the incentives and the enabling framework to be put in place so as to ensure a transition to a climate-neutral EU in line with the Paris Agreement [1] that will preserve European competitiveness, be just and socially balanced, take account of Member States’ national circumstances and respect their right to decide on their own energy mix, while building on the measures already agreed to achieve the 2030 reduction target. The European Council will finalise its guidance before the end of the year with a view to the adoption and submission of the EU’s long-term strategy to the UNFCCC in early 2020. In this context, the European Council invites the European Investment Bank to step up its activities in support of climate action.

  3. The EU and its Member States remain committed to scaling up the mobilisation of international climate finance from a wide variety of private and public sources and to working towards a timely, well-managed and successful replenishment process for the Green Climate Fund.»

Dapprima esprime un enunciato di principio:

«take account of Member States’ national circumstances and respect their right to decide on their own energy mix»

Poi si arriva al nocciolo vero.

«Multiannual financial framework …. Green Climate Fund»

L’obiettivo è arrivare a varare un piano finanziario pluriennale che sostenga il Green Climate Fund, le risorse del quale saranno impiegate per sostenere le economie tedesca, francese ed olandese.

Interessano i soldi: il ‘clima’ è solo la foglia di fico che santificherebbe il saccheggio.

Ma il piano finanziario pluriennale deve essere approvato dal Consiglio Europeo alla unanimità, e l’epoca in cui l’asse francogermanico era onnipotente è tramontata.


EU Observer. 2019-06-22. Four states block EU 2050 carbon neutral target

Poland, Czech Republic, Hungary, and Estonia prevented the EU from adopting a clear long-term climate neutrality goal at the summit in Brussels on Thursday evening (20 June).

The central and eastern European leaders could not get behind a draft text which said the EU should take measures “to ensure a transition to a climate-neutral EU by 2050” – a date too specific for them.

Poland was leading the opposition, with support from the Czech Republic and Hungary.

A clear commitment for the 2050 date was also missing from Estonia, an EU source said on condition of anonymity.

Another EU source said “three and a half states” were against – in an illustration of the non-committal stance of Estonia.

“There was lots of back and forth and ‘how can we persuade you’,” added the source.

But in the end, the leaders decided to scrap the 2050 commitment.

The final text now says the EU aspires to climate neutrality “in line with the Paris agreement”, and the mention of the year 2050 was moved to a footnote.

“For a large majority of member states, climate neutrality must be achieved by 2050,” that footnote said.

Ironically, in the text published on the European Council website on Thursday evening, the footnote initially was not included.

Climate neutrality refers to an economy in which the emission of greenhouse gases caused by human activity is mostly prevented, and any remaining emissions are compensated through for example planting additional trees or capturing emissions and storing them.

The reference of climate neutrality “in line with the Paris agreement” is open to interpretation.

The global climate agreement, clinched in 2015 in the French capital, said that the entire world should reach climate neutrality “in the second half of this century”.

However, the Paris deal also said that efforts must be made to limit global warming to an average temperature rise of 1.5C, compared to pre-industrial levels.

The failure to reach a consensus on 2050 will be a disappointment to many who saw positive signs in recent weeks.

That 2050 target seemed to gain momentum recently after the EU’s largest state, Germany, decided to support it.

Also earlier this month, the United Kingdom, although leaving the EU, committed to a domestic zero-emissions target by 2050, while Italy also came on board.

But at the EU summit in Brussels it proved to be impossible to convince the last quartet of sceptics.

Consensus is needed for leaders to adopt official conclusions.

One diplomatic source said the reluctance of some coal-dependent member states was “expected”.

“It’s easier for Scandinavian countries to commit to climate neutrality,” he said.

“These are known differences [between the member states]”, he added.

Poland’s permanent representation in Brussels said in a tweet that prime minister Mateusz Morawiecki “defends [Poland]’s interests in discussion about climate policy”.

“Fair distribution of climate protection costs means taking into account the specificities of [member states]. Climate goals are important in the same way as their implementation, taking into account citizens & economy,” it said.

‘Blew it’

But non-governmental organisations were frustrated with the outcome.

Greenpeace said that Europe’s governments “had a chance to lead from the front and put Europe on a rapid path to full decarbonisation”.

“They blew it,” the environmental lobby group added.

Friends of the Earth meanwhile called the vetoes “criminal behaviour”.

“The reference to being in line with the Paris agreement in such a flimsy text makes a mockery of that agreement, and should not be allowed to stand,” said WWF.

The diplomatic source stressed, however, that the EU was “still ambitious” and that he never expected the final target year to be agreed at this summit.

“The climate debate is not finished. It will come back, certainly, in December,” he said.

Meanwhile at the summit, the leaders did agree in the text to submit a long-term climate strategy to the UN climate body in “early 2020”, and adopted a Strategic Agenda which identified climate action as one of the EU’s priorities.

The Strategic Agenda, covering the 2019-2024 period, said the EU’s policies should be “consistent with the Paris agreement” – but also did not contain a specific year for carbon neutrality.

“As the effects of climate change become more visible and pervasive, we urgently need to step up our action to manage this existential threat. The EU can and must lead the way, by engaging in an in-depth transformation of its own economy and society to achieve climate neutrality,” it said.

Another new impetus for the climate debate will be on 1 July when Finland takes over the helm for six months as EU president.

Earlier this month Finland said it wanted to be climate neutral by 2035.

In the early hours of Friday, European Council president Donald Tusk told press “reaching unanimity was not possible today”.

“However, we have good reason to believe that this may change, as no country ruled out the possibility of a positive decision in the coming months,” said Tusk.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Fervono le trattative. – Reuters.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-31.

unione europea 001

«German Chancellor Angela Merkel and French President Emmanuel Macron disagreed on Tuesday over who should be the next chief of the European Commission»

«Unanimity is not required; Juncker got the job in 2014 despite British opposition and Hungarian abstention.»

«But it is hard to see a candidate succeeding against the will of more than just a handful of leaders, as that would risk damaging their cooperation in the future and stalling the EU’s decision-making machinery.»

«The EPP’s Weber has so far failed to rally the other EU assembly groups behind him»

«Now, stripped of their longtime combined parliamentary majority, the EPP and S&D are looking for support from the liberal ALDE and the Greens, since the four groups together would command 504 seats, comfortably enough to approve or reject any nomination made by national leaders.»

«Among national government leaders, only seven are now with the EPP»

«French officials have said the liberal Macron could endorse the center-right Barnier to succeed Juncker, but was keeping his options open»

«Macron pushed back minutes later, listing the EU competition commissioner, Denmark’s Margrethe Vestager, the bloc’s Brexit negotiator, center-right Frenchman Michel Barnier, and Dutch Social Democrat Frans Timmermans – but not Weber – as appropriate candidates.»

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In questa particolare fase politica ed economica la scelta del presidente della Commissione Europea è sicuramente non facile. Vi sono sostanziali differenze di vedute tra i capi delle nazioni ed opposizione di interessi tra i gruppi parlamentari, per non parlare poi delle realtà economiche e finanziare delle diverse aree produttive.

Né i discorsi si fermano alle supreme vette: sono anche in ballo tutte le alte dirigenze dei burocrati di Bruxelles, ai quali la pregressa gestione Juncker ha conferito grandi poteri ai quali stentano a rinunciarvi.


Reuters. 2019-05-28. Merkel, Macron clash in search of “Mr or Ms Europe”

German Chancellor Angela Merkel and French President Emmanuel Macron disagreed on Tuesday over who should be the next chief of the European Commission as EU leaders met to begin bargaining over candidates for the bloc’s top jobs in the next five years.

An EU-wide election last week returned a European Parliament with a splintered center and gains by pro-EU liberals and Greens as well as eurosceptic nationalists and the far right, making agreeing a coherent agenda for the bloc more tricky.

“We won’t choose Mr. or Ms. Europe today, but just draw a balance after the European election,” Luxembourg’s liberal prime minister, Xavier Bettel, said ahead of the meeting of 28 national leaders in Brussels.

Held once every five years, the EU election means the heads of major EU institutions will now be replaced.

Merkel said on arrival at the gathering that she backed center-right German lawmaker Manfred Weber to be the next head of the EU’s powerful executive, the European Commission, after Luxembourg’s Jean-Claude Juncker steps down on Oct. 31.

Macron pushed back minutes later, listing the EU competition commissioner, Denmark’s Margrethe Vestager, the bloc’s Brexit negotiator, center-right Frenchman Michel Barnier, and Dutch Social Democrat Frans Timmermans – but not Weber – as appropriate candidates.

Dutch Prime Minister Mark Rutte, also mooted as a possible contender in the obscure recruitment process, said Tuesday’s meeting was about “content rather than people”. It was also, he said, about agreeing policy priorities for the coming years, including climate change, economy and migration.

The center-right European People’s Party (EPP) and the center-left Socialists & Democrats (S&D) group were reduced to 326 seats together in the new, 751-strong chamber in Sunday’s vote, 50 short of the majority needed to determine by themselves who should head the Commission, as they had in years past.

Other big roles up for grabs later this year include the head of the European Parliament and the European Central Bank, the bloc’s foreign policy chief and the head of the European Council who represents leaders of the 28 EU member states and helps broker compromises among them.

The EU would risk an institutional logjam if talks drag on, leaving it unable to make pivotal policy decisions at a time when it faces a more assertive Russia, China’s growing economic might and an unpredictable U.S. president.

Leaders of a majority of parties in the newly elected chamber called on Tuesday on national government leaders to nominate a lawmaker to replace Juncker.

HORSE-TRADING

The EPP’s Weber has so far failed to rally the other EU assembly groups behind him.

Now, stripped of their longtime combined parliamentary majority, the EPP and S&D are looking for support from the liberal ALDE and the Greens, since the four groups together would command 504 seats, comfortably enough to approve or reject any nomination made by national leaders.

Among national government leaders, only seven are now with the EPP. French officials have said the liberal Macron could endorse the center-right Barnier to succeed Juncker, but was keeping his options open.

Macron has taken a stand against the “Spitzenkandidat” (lead candidate) system whereby a lawmaker selected by the European assembly should get the Commission job.

On Monday he met Spanish Prime Minister Pedro Sanchez, who is seeking a bigger EU role for Madrid.

On Tuesday, a flurry of separate face-to-face talks was taking place in Brussels before all the leaders, including outgoing British Prime Minister Theresa May, convene at 1600 GMT.

Their chairman, ex-Polish premier Donald Tusk, expects to continue consultations with capitals after the initial debate.

He also wants to have names ready for the new European Parliament’s approval in July as otherwise the whole process risks getting delayed until autumn.

Unanimity is not required; Juncker got the job in 2014 despite British opposition and Hungarian abstention.

But it is hard to see a candidate succeeding against the will of more than just a handful of leaders, as that would risk damaging their cooperation in the future and stalling the EU’s decision-making machinery.

The difficult-to-call process will be a compromise between requirements of geography and political affiliation, as well as the candidates’ own profiles. [L8N2341US]

Names in the running for Commission chief from eastern Europe include outgoing Lithuanian President Dalia Grybauskaite, the Bulgarian World Bank head Kristalina Georgieva and the Czech Republic’s justice commissioner, Vera Jourova.