Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse, Unione Europea

Conte. Ha regalato l’Italia ai liberal socialisti europei. E giù tasse da orbi.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-25.

Varmaio 013

Plastic Tax desertifica l’Emilia Romagna, che non voterà PD.

Packaging Valley. Bologna. Assassinata dalla plastic tax di Di Maio.

Manovra, Di Maio contro Renzi: la plastic tax serve alla svolta ambientale.

Ucima. Settore in Cifre.

L’Emilia Romagna leader mondiale nell’industria dell’imballaggio

Breve elenco delle ulteriori tasse.

Dalla plastic tax a quella sulle bevande, tutte le tasse della manovra

Governo delle Tasse cala la mannaia sul collo dei Contribuenti.

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«La trattativa sul Recovery fund si è chiusa con successo per l’Italia, ma per reperire le somme stanziate l’Ue ha inserito una serie di tasse, tra cui quella sugli imballaggi in plastica non riciclata: fino a 80 centesimi al kg»

«Dal 1° gennaio 2021 l’Italia e gli altri Paesi membri dell’Europa dovranno fare i conti con una nuova tassa: la plastic tax europea inserita nel Recovery fund appena confermato dal vertice Ue»

«Una imposizione fiscale che ha il doppio fine di reperire le somme necessarie a finanziare la ripresa economica degli Stati membri dopo il coronavirus e diminuire l’impatto ambientale degli imballaggi in plastica non riciclati»

«La plastic tax europea sarà calcolata in base al peso dei rifiuti per un ammontare di 0,80 euro per kg, e secondo alcuni per l’Italia sarà un vero e proprio salasso dato che il nostro Paese in questo settore vanta uno dei comparti produttivi più grandi d’Europa (11 mila imprese, 110 mila dipendenti per circa 30 miliardi di fatturato).»

«All’interno del corposo accordo “Next Generation Eu” spuntano diverse tasse in capo ai Paesi Ue, necessarie, come si è anticipato, a reperire le risorse economiche con le quali coprire prestiti e sussidi a fondo perduto»

«Per l’Italia – e di riflesso per gli acquirenti finali – questa potrebbe tradursi in un salasso che andrebbe a colpire un settore che fattura circa 30 miliardi di euro all’anno.»

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L’Italia è, era, leader mondiale nella fabbricazione degli imballi plastici, intendendo per essi anche le confezioni degli affettati che sono in vendita nei supermercati. Il distretto produttivo è dalle parti di Bologna, ove sono radunate quasi 11,000 imprese.

Ma alle regionali hanno votato come hanno votato, avvallando quindi il programma del nostro governo, da sempre favorevole alla plastic tax. È il governo delle tasse.

Mr Conte ha accolto la plastic tax europea con squittii di gioia: l’Italia si pagherà con questa il denaro che le sarà voltato dall’Unione Europea a titolo di sussidio. Poi, di qui al 2058, l’Italia pagherà l’ammortamento dei debiti contratti dall’Unione Europea, pro quota, si intende, ma pagherà denaro sonante, almeno fino a tanto che ne abbia ancora un pochino in tasca.

Questo governo odia il popolo italiano, quello dei Contribuenti che pagheranno sempre più tasse.

Nota.

Per chi ancora non lo avesse capito, la plastic tax favorisce nettamente il comparto produttivo tedesco, eliminando la concorrenza italiana.

Non solo.

Alla gran massa sfugge il fatto che i debiti contratti dall’Unione Europea dovranno alla fine essere rimorsati pro quota dagli stati membri.

Non esistono denari dati a fondo perso.

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Plastic tax da gennaio 2021: cos’è la nuova tassa inserita nel Recovery fund.

La trattativa sul Recovery fund si è chiusa con successo per l’Italia, ma per reperire le somme stanziate l’Ue ha inserito una serie di tasse, tra cui quella sugli imballaggi in plastica non riciclata: fino a 80 centesimi al kg. Ecco cosa prevede.

Dal 1° gennaio 2021 l’Italia e gli altri Paesi membri dell’Europa dovranno fare i conti con una nuova tassa: la plastic tax europea inserita nel Recovery fund appena confermato dal vertice Ue.

Una imposizione fiscale che ha il doppio fine di reperire le somme necessarie a finanziare la ripresa economica degli Stati membri dopo il coronavirus e diminuire l’impatto ambientale degli imballaggi in plastica non riciclati.

La plastic tax europea sarà calcolata in base al peso dei rifiuti per un ammontare di 0,80 euro per kg, e secondo alcuni per l’Italia sarà un vero e proprio salasso dato che il nostro Paese in questo settore vanta uno dei comparti produttivi più grandi d’Europa (11 mila imprese, 110 mila dipendenti per circa 30 miliardi di fatturato).

Gli effetti reali della nuova tassa sulla plastica si vedranno all’inizio del prossimo anno, quando avrà inizio il prelievo nei confronti dell’Ue. Intanto L’Italia può dirsi soddisfatta dell’accordo concluso: per il nostro Paese il Recovery fund prevede 208.8 miliardi di euro, di cui 82 miliardi a fondo perduto e 127 miliardi a titolo di prestito, ben 36 miliardi in più rispetto alla aspettative iniziali.

Cos’è e come funziona la plastic tax inserita nel Recovery fund

All’interno del corposo accordo “Next Generation Eu” spuntano diverse tasse in capo ai Paesi Ue, necessarie, come si è anticipato, a reperire le risorse economiche con le quali coprire prestiti e sussidi a fondo perduto.

Nel Recovery fund alla voce “New Own Resources” spunta la plastic tax europea ovvero una nuova risorsa propria basata su rifiuti di plastica non riciclati in vigore dal 1° gennaio 2021. La tassa ammonta a 80 centesimi al kg e prevede un complesso meccanismo regressivo per evitare un impatto esagerato sui contribuenti con redditi più bassi. Una tassa che, secondo le previsioni degli esperti, avrà un forte impatto non solo sulle casse dello Stato ma anche sui consumatori finali considerando il quasi certo aumento dei prezzi degli imballaggi in plastica.

Dall’altro lato in questo modo l’Europa persegue l’obiettivo – sbandierato da molti anni – di agire concretamente a tutela dell’ambiente, andando a colpire le aziende che producono plastica non riciclata che ad oggi è la causa maggiore di inquinamento globale.

Ma la plastic tax non è la sola misura contro l’inquinamento: nello stesso documento viene sancito l’impegno della Commissione europea a presentare nel prossimo semestre proposte per ridurre le emissioni di Co2 e rivedere il sistema ETS (Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione).

L’impatto della plastic tax in Italia

Secondo le forze di opposizione, in particolare Matteo Salvini, il Recovery fund è una “super fregatura” sia per le concrete tempistiche di erogazione dei fondi stanziati sia per il peso delle tasse in esso stabilite, in primis la pastic tax europea.

Per l’Italia – e di riflesso per gli acquirenti finali – questa potrebbe tradursi in un salasso che andrebbe a colpire un settore che fattura circa 30 miliardi di euro all’anno. In altre parole, una tassa indiscriminata che – secondo l’opposizione – metterà in secondo piano le sovvenzioni e i prestiti stabiliti per l’emergenza.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Consiglio Europeo. Hanno stanziato denari che non ci sono.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-22.

2020-07-21__Testo 013

Accordo sul Recovery Fund: all’Italia il 28%, 209 miliardi.

Gentiloni: “La decisione più importante dopo l’Euro”. Gualtieri: ‘Sì all’anticipo dei fondi’.

«I leader europei hanno raggiunto l’accordo sul Recovery Fund e il Bilancio Ue 2021-2027 al termine di un negoziato record durato quattro giorni e quattro notti, nel summit più lungo della storia dell’Unione Europea. ‘Una giornata storica per l’Europa’, secondo i protagonisti. Il fondo ha una dotazione di 750 miliardi, di cui 390 di sussidi. Il bilancio è stato fissato a 1.074 miliardi. ‘Con 209 miliardi l’Italia ha migliorato l’intervento a suo favore rispetto alla proposta originaria della presidente von der Leyen’, ha detto il premier Conte, aggiungendo che la costruzione di una task force per le riforme è la priorità, ‘perché dovrà partire al più presto’.»

«Il Recovery Fund ha una dotazione di 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi di sussidi. Il bilancio è stato fissato a 1.074 miliardi.»

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Anche l’Europarlamento va convinto. Asticella altissima sul Recovery Fund.

«Davanti al Consiglio europeo, Sassoli elenca le condizioni dell’Aula a cui spetta l’ok finale sul fondo: risorse proprie, governance dei soldi affidata alla Commissione e all’Eurocamera, abolizione dei rebates. Punti irricevibili, intesa lontanissima.»

«Parlamento europeo, organismo cui spetta l’approvazione finale del piano anti-crisi da covid. Le asticelle fissate dal presidente dell’Eurocamera sono altissime»

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C’è ben poco di cui cantare vittoria.

L’accordo raggiunto in Consiglio Europeo dovrebbe essere approvato dall’europarlamento, ma questo non è per nulla un passo scontato, anzi.

Ma questo è solo il primo degli ostacoli.

Qui si trova il testo dell’accordo, di cui ne riportiamo degli estratti.

«Al fine di dotare l’Unione dei mezzi necessari …. la Commissione sarà autorizzata a contrarre prestiti, per conto dell’Unione, sui mercati dei capitali»

«alla Commissione è conferito il potere di contrarre, per conto dell’Unione, prestiti sui mercati dei capitali fino a 750 miliardi di EUR a prezzi 2018»

«L’autorità di bilancio esercita il controllo politico, che deve essere definito di comune accordo tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione»

«Data la necessità di erogare celermente il sostegno per la ripresa, è importante creare le condizioni adeguate per la rapida attuazione di progetti di investimento, in particolare nelle infrastrutture. La Commissione è invitata a presentare, prima del Consiglio europeo di ottobre, proposte in merito alle modalità per accelerare e agevolare le procedure negli Stati membri»

«I relativi pagamenti saranno effettuati entro il 31 dicembre 2026»

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Riassumiamo.

– Il Consiglio Europeo, privo di risorse, ha deciso di autorizzare debiti sul mercato per 750 miliardi, sempre poi che li trovi.

– Sempre che l’europarlamento approvi, la metodologia di spesa, erogazione, dovrebbe essere decisa a fine ottobre.

– Resteranno sul groppone valanghe di debiti.

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Ci si domanda quanto ci sia da esultare.

Quei fondi sembrerebbero essere una pallida chimera. Discutere su come spendere ciò che non si ha parrebbe una discussione sul sesso degli angeli.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Consiglio Europeo. Facciamo un po’ i conti in tasca. Ahimè.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-21.

abaco 013

La grande fortuna degli eurodirigenti e dei governanti europei consta nella acquisita incapacità della gente comune di fare due conti messi in croce. Diciamo che l’aritmetica non gode buona stampa.

«EU leaders finally reached a deal on a massive stimulus package to help their corona-hit economies in the small hours of Tuesday (21 July)»

«The agreed €750bn recovery package and the €1.074 trillion seven-year budget mean a milestone in the EU’s history, as member states decided – temporarily – to borrow jointly a large amount of capital on the markets»

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Cerchiamo di ragionare.

750 miliardi più 1,074 miliardi rende 1824 miliardi.

Essendo un “seven-year”, la cifra annualmente disponibile sarà 1,824 / 7 = 260.571 miliardi l’anno.

Ma gli stati che afferiscono al blocco europeo sono 27, per cui a ciascuno di essi toccheranno mediamente 260.571 / 27 = 9.651 miliardi di euro.

Sinceramente, chiamare 9.651 miliardi “a massive stimulus package” sembrerebbe essere del tutto sproporzionato. Poi, denominare il summit ‘epic’ oppure ‘milestone’ suonerebbero quasi a scherno burlesco.

Per meglio spiegarci, il MEF indica per il 2020 entrate finali di 583.989 miliardi: 9.651 miliardi rappresenterebbero l’1.65% delle entrate.

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In cambio cosa mai daremo all’Unione Europea?

«Leaders, however, agreed on strict conditions for countries submitting reform plans to access the recovery fund – with the possibility of any one member state sounding the alarm if it has doubts over the plans’ implementation»

«Almost a third of the funds are earmarked for fighting climate change and the budget will mean the largest green stimulus package in the EU’s history »

Se l’Italia fosse stata una vergine, tornerebbe da Bruxelles deflorata anche nei canali lacrimali.

«The European Parliament now also needs to agree the deal, and Merkel expected “difficult” discussions.»

Eh già: ci si credeva forse che fosse l’accordo definitivo?

L’europarlamento sta già affilano i coltelli.

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EU leaders agree corona recovery after epic summit.

EU leaders finally reached a deal on a massive stimulus package to help their corona-hit economies in the small hours of Tuesday (21 July), after a testy marathon summit that went into its fifth day.

The agreed €750bn recovery package and the €1.074 trillion seven-year budget mean a milestone in the EU’s history, as member states decided – temporarily – to borrow jointly a large amount of capital on the markets.

The deal was met with applause by the leaders at their first physical meeting since the pandemic, according to sources familiar with the talks.

It is a win for France and Germany, which proposed the core of the recovery package in May, and means that German chancellor Angela Merkel has successfully pushed through the agreement right at the start of Germany’s EU presidency.

“The deal is a very good message, [it] means that this very special construct of 27 member states of very different backgrounds can work together,” Merkel said after the meeting, adding that “Europe has shown it is able to break new ground”.

After gruelling talks, the leaders agreed to give €390bn in grants and €360bn in low-interest loans to the hardest-hit countries, after much opposition from the ‘frugal’ countries, led by the Netherlands, which wanted to see a lower share of grants, and smaller package.

Leaders, however, agreed on strict conditions for countries submitting reform plans to access the recovery fund – with the possibility of any one member state sounding the alarm if it has doubts over the plans’ implementation.

Almost a third of the funds are earmarked for fighting climate change and the budget will mean the largest green stimulus package in the EU’s history.

The fiscally-conservative ‘Frugal Four’ of Austria, Denmark, the Netherlands and Sweden were able to retain their rebates – compensation for their overall net-contribution to the EU budget, in order to secure their consent to the deal. Germany also retained its rebate, although agreed to a smaller level.

Leaders also agreed on a timeline on introducing new ‘own resources’, that is, new EU levies to finance the repayment of the joint debt.

They also agreed to cuts in research, health, migration, and external action in the budget.

                         Dutch ‘the new British’

French president Emmanuel Macron on Tuesday morning described the deal as “historic”. Keeping in line with his ‘frugal’ style, Dutch prime minister Mark Rutte told reporters after the summit that was not a word he would use.

Asked on the assertive position of Rutte during talks, Merkel said that, after the departure of the UK, “we have to learn how to work in this new dynamism”.

Talks came close to breaking point several times over the summit due to conflicting national interests, and emotions ran high by Sunday evening.

However, there was huge pressure on EU leaders to come to an agreement, after the coronavirus left more than 100,000 Europeans dead, and is pushing Europe into its deepest recession since the Second World War.

The final compromise proposal was put forward on Monday evening by European Council president Charles Michel, after a breakthrough came Sunday night with the ‘frugals’ agreeing on the level of grants.

“I believe this agreement will be seen as a pivotal moment in Europe’s journey,” Michel said after the summit.

The European Parliament now also needs to agree the deal, and Merkel expected “difficult” discussions.

                         Rule-of-law link limited

Leaders at the summit also agreed for the first time to link EU funding to the respect of the rule of law – but watered down an earlier proposal in order to secure the larger deal.

In the compromise, the scope of the planned mechanism is limited to the protection of the EU’s financial interests. Earlier proposals linked measures to “generalised deficiencies” in good governance by member states’ authorities or respect for the rule of law.

Nevertheless, the commission can propose measures in case of such breaches, and a qualified majority of countries can decide on sanctioning countries at fault.

The compromise does refer to the EU values laid out in the EU treaty, which includes the rule of law, but is less explicit in linking breaking it to possible sanctions.

That compromise is a win for Hungary’s prime minister Viktor Orban, who rejected the new mechanism linking rule of law to the EU budget. He was backed up by Polish premier Mateusz Morawiecki, and other leaders who viewed the original proposal as too broad.

Orban also asked Merkel to close the “humiliating” Article 7 sanctions procedure against Hungary for possibly breaking EU rules and values.

Merkel said at her press conference that Hungary needs to take “crucial steps” in order to move the process forward, without going into further detail.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Consiglio Europeo. Orban. Rutte pone anche la condizione del ‘rule of law’.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-21.

Moreau Gustave. Le chimere. 001

«New condition on funds would take weeks to discuss»

«Prime Minister Viktor Orban said other European Union leaders had rejected his proposal to speed up an ongoing rule of law procedure against Hungary, complicating talks to secure a deal on the bloc’s emergency pandemic funding»

«Hungary is against a Dutch motion that would require countries taking grants to agree to be bound by the rule of law»

«Orban said a new mechanism adding conditions to pandemic funds “would take a long time to be negotiated” because it’s a legal instrument. “We are not against it, let’s discuss it, but it takes weeks,”»

«The proposed rule of law mechanism is one of the key bottlenecks for EU leaders who have so far failed to unlock an agreement on a 750 billion-euro ($860 billion) response to the crisis»

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Il problema è drammaticamente semplice ed al momento attuale non risolvibile.

La corrente dei liberal socialisti intende porre nel Consiglio Europeo come condizione preliminare all’erogazione dei fondi agli stati la loro completa adesione alla sua ideologia.

Tale visione era stata preannunciata da un documento dell’europarlamento.

Europarlamento. Diktat al Consiglio Europeo su Budget e Recovery Fund.

Erano state poste quattro condizioni irrinunciabili.

«Ma anche qualora il Consiglio Europeo trovasse un accordo, questo dovrebbe essere approvato dall’europarlamento. Questo augusto consesso ha di questi giorni rilasciato un vero e proprio Diktat, articolato in quattro punti, quattro condizioni non contrattabili.

– Accettazione incondizionata dell’ideologia liberal socialista come precondizione alle trattative.

– La prima è nessun taglio al bilancio: la prospettiva di una dotazione finanziaria più vicina all’1% del reddito nazionale dei 27 cumulato è respinta.

– La seconda condizione è prendere così com’è la proposta del piano anticrisi da 750 miliardi con l’attuale equilibrio: 500 per sovvenzioni a fondo perduto agli Stati più colpiti e 250 per prestiti a tassi di favore.

– La terza: introduzione rapida di almeno due nuove risorse proprie della Ue.

– Quarta condizione poteri di controllo sulle spese del Recovery Fund.»

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Sotto questa luce, la possibilità di un accordo a 27 diventa ancor più remota.

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Orban Says EU Leaders Rejected His Rule-of-Law Demands.

New condition on funds would take weeks to discuss, Orban says

Talks enter third day for emergency stimulus deal in Brussels

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Prime Minister Viktor Orban said other European Union leaders had rejected his proposal to speed up an ongoing rule of law procedure against Hungary, complicating talks to secure a deal on the bloc’s emergency pandemic funding.

Hungary is against a Dutch motion that would require countries taking grants to agree to be bound by the rule of law, Orban said on the sidelines of a debate between EU leaders in Brussels on Sunday. He said the EU should instead pursue the rule of law procedure against Hungary that began in 2018, while channeling resources as quickly as possible to fight the economic crisis stemming from the coronavirus pandemic.

Orban said a new mechanism adding conditions to pandemic funds “would take a long time to be negotiated” because it’s a legal instrument. “We are not against it, let’s discuss it, but it takes weeks,” he said.

The proposed rule of law mechanism is one of the key bottlenecks for EU leaders who have so far failed to unlock an agreement on a 750 billion-euro ($860 billion) response to the crisis.

“I think we have a good chance to make a deal,” Orban said, adding an agreement was “not about Hungary, but about Europe.” Orban also said Dutch Prime Minister Mark Rutte was the one who could block an accord. “If there is a break, it’s because of him, not because of me,” he said.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Junker. Immarcescibile eurocrate. Indovinate un po’ cosa stia facendo ….

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-20.

Juncker 004

Riportiamo senza commenti da ‘La Verità’

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E in Commissione riciccia Juncker

L’ex capo dell’esecutivo comunitario non ha mai lasciato i palazzi: 6 giorni dopo la fine del mandato, è diventato consulente non retribuito di Hahn, responsabile del Bilancio

di ALESSANDRO RICO

Barcolla ma non molla. Un anno fa, Jean-Claude Juncker camminava sorretto dai suoi assistenti: colpa della sciatica, spiegò lui. Colpa delle bollicine, ironizzarono i soliti maligni.

Ma l’ex premier lussemburghese ha una fibra inossidabile: zoppica, eppure cade in piedi. Tant’è che, nemmeno una settimana dopo aver terminato il suo mandato da presidente della Commissione europea, Juncker, uscito dalla porta del palazzo del potere continentale, già rientrava dalla finestra: adviser, consulente del commissario al Bilancio, l’austriaco Johannes Hahn.

L’ha scoperto il sito specializzato Eunews.it , spulciando la lista dei Non-institutional special adivsers pubblicata sul portale della Commissione europea. Juncker aveva lasciato lo scranno di capo dell’esecutivo Ue il 30 novembre 2019; ma il 5 dicembre dello stesso anno già era diventato consulente di Hahn – e, salvo intoppi, conserverà il posto fino al 4 dicembre 2021.

L’incarico, occorre specificarlo, è pro bono: la regola vuole che gli ex funzionari della Commissione svolgano il ruolo di adviser senza retribuzione.

Gli altri vengono pagati a giornata, un ventiduesimo dello stipendio di un funzionario di primo livello, ma sulla base di tre gradi diversi. I consulenti lavorano circa 25 giorni l’anno, quindi di sicuro questa posizione non serve a diventare ricchi. Per uno come l’ex primo ministro del Granducato, tuttavia, è utilissima per risalire sulla giostra. Dalla quale, invero, non era mai sceso.

Gli fanno compagnia anche tre italiani: Stefano Manservisi, ex dg della Commissione, affiancherà Paolo Gentiloni, commissario all’Economia. Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto per gli Affari internazionali (che orbita nella galassia dem, napolitan-dalemiana), seguirà l’Alto rappresentante, Josep Borrell (aveva già aiutato Federica Mogherini). Massimo Bordignon, professore della Cattolica di Milano e membro del Comitato consultivo europeo indipendente per il bilancio, darà una mano al vicepresidente dell’esecutivo Ue, Valdis Dombrovskis. La presidente, Ursula von der Leyen, il 7 maggio scorso s’è scelta Peter Piot come consigliere per ricerca, innovazione e lotta contro la pandemia. Qui vale la pena ricordare due nomi che avevano fatto parte della rosa di adviser con la precedente Commissione: Mariana Mazzucato, poi diventata consulente del premier Giuseppe Conte, aveva prestato servizio per il portoghese Carlos Moedas, allora commissario per Ricerca, scienza e innovazione. L’ubiquo Mario Monti, invece, non poteva che spalleggiare il più anti italiano dei tirapiedi di Juncker: Der Kommissar Gunther Oettinger, quello che «i mercati insegneranno agli italiani a votare».

Bisogna riconoscerlo: che un residuato come l’ex premier lussemburghese ci tenesse a non abbandonare le stanze dell’eurocrazia, è molto meno peggio dello spettacolo delle porte girevoli tra Commissione Ue e colossi della finanza, che ha contraddistinto ad esempio la carriera di un predecessore di Juncker a Bruxelles, Josè Manuel Barroso: sei anni dopo aver abbandonato la guida del governo comunitario, il portoghese si fece assumere come presidente non esecutivo e advisor della filiale europea di Goldman Sachs, la celeberrima banca d’affari di cui furono consulenti anche Monti e Mario Draghi. Barroso, nel 2018, fu accusato da una rete di Ong di aver agito da lobbista per il suo nuovo cliente: incontrò Jyrki Katainen, ex vicepresidente della Commissione, non mantenendo «l’impegno assunto di non esercitare lobbying a favore di Goldman Sachs».

Nessuna ombra simile s’è ancora addensata su Juncker.

Al quale, dunque, non possiamo che augurare buon lavoro, brindando alla sua.

Conoscendolo, gli farà piacere.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Consiglio Europeo. Ancora stallo. Rinvio.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-19.

Buco nell'acqua. Lago Berryessa. California. 001

Ancora una volta il Consiglio Europeo non è stato in grado di prendere una decisione.

«Ma quattro Paesi sedicenti “frugali” – Austria, Danimarca, Olanda e Svezia – hanno presentato nel pomeriggio di oggi una controproposta in cui chiedono di abbassare drasticamente le sovvenzioni a fondo perso (grants), portandole a 155 miliardi di euro nel Rrf Facility, e di eliminare altri 190 miliardi di euro dal piano generale Next Generation Eu»

Ursula von der Leyen, Christine Lagarde ed Angela Merkel hanno chiaramente messo in mostra le loro scarne doti politiche di capacità di mediazione politica.

Sono sette mesi che l’Unione Europea non riesce a decidere alcunché, e lo sfacelo politico, sociale ed economico è sotto gli occhi di tutti.

Poi, se anche decidesse qualcosa, ci sarebbe lo scoglio del parlamento europeo, che ha già chiarito le sue posizioni.

Europarlamento. Merkel predica il suo credo, ma sono ben pochi i convertiti.

Europarlamento. Diktat al Consiglio Europeo su Budget e Recovery Fund.

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Intanto, mentre il blocco europeo si cimenta in arzigogoli bizantini, il mondo prosegue nella ripresa:

Cina. Secondo Trimestre Q2. Pil +3.2% YoY, +11.5% MoM. Ora conquista il mondo.

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Stessa epidemia da Covid-19, stesso lockdown, ma i macrodati cinesi indicano come quella nazione si sia ripresa come se l’epidemia non ci fosse stata.

La differenza sostanziale è nella differente Weltanschauung, nella differente organizzazione statale, e nel differente governo.

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A che punto è il negoziato europeo sul Recovery Fund.

I Paesi del Nord chiedono un taglio all’ammontare dei sussidi previsti dal ‘Next generation Ue’ e pretendono che il via libera allo stanziamento delle risorse sia dato dal consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Ue, con voto all’unanimità. Condizioni che secondo Conte sono inaccettabili.

Ancora un rinvio per il vertice dei leader Ue. La riunione del Consiglio Ue e’ terminata e i capi di Stato e di governo dei 27 si riuniranno di nuovo domenica a mezzogiorno. 

È stallo nel negoziato per decidere il pacchetto di aiuti da destinare ai Paesi colpiti dal Covid 19 e, per il secondo giorno consecutivo, Giuseppe Conte è impegnato in un “confronto molto duro” coi Paesi cosiddetti ‘frugali’ guidati dall’Olanda di Mark Rutte, che non cedono ponendo condizioni che l’Italia respinge come “inaccettabili”.

Cosa chiedono i Paesi ‘frugali’?

I Paesi del Nord chiedono un taglio all’ammontare dei sussidi previsti dal ‘Next generation Ue’ e pretendono che il via libera allo stanziamento delle risorse sia dato dal consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Ue, con voto all’unanimità.

Nel suo intervento nel corso della plenaria, il presidente avverte che darà battaglia ai paradisi fiscali mentre nel pomeriggio ricorda che in ballo c’è anche la discussione del “quadro finanziario pluriennale con i ‘rebates'”, ovvero gli ‘sconti’ che interessano ai ‘frugali’.

Qual è l’ultima proposta sul tavolo?

Dopo la fumata nera di venerdì, la seconda giornata di colloqui si apre con uno spiraglio di ottimismo, arrivato in mattinata, insieme al (raro) sole bruxellese, e la nuova proposta presentata dal presidente del consiglio europeo Charles Michel. La bozza di ‘negotation box’ viene discussa in un incontro a sette prima dell’avvio della sessione plenaria. Presenti i principali ‘attori’ del negoziato: Conte, Rutte, Michel, la cancelliera tedesca Angela Merkel (ritenuta la ‘mente’ della mediazione), il presidente francese Emmanuel Macron, il collega spagnolo Pedro Sanchez e la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen.

Dagli italiani non c’è un commento ufficiale alla nuova proposta del consiglio che prevede un taglio da 500 a 450 miliardi nell’ammontare dei sussidi e l’approvazione dei piani da parte della Commissione, sottoposta però al vaglio del consiglio che vota con maggioranza qualificata (65% Paesi con 55% della popolazione).

La bozza poi prevede che, in fase di attuazione, prima dell’erogazione delle risorse, vi sia la possibilità per uno Stato di chiedere la riconvocazione del consiglio entro tre giorni per discutere un piano di riforme che sollevi perplessità.

Qual è la posizione dell’Italia

L’Italia dall’inizio trattativa chiede che l’approvazione dei piani sia affidata alla Commissione e non sia sottoposta al veto dei singoli Stati. Anche se in giornata avanza una proposta di mediazione che propone un ‘disco verde’ a maggioranza qualificata del consiglio (al posto dell’unanimità) in fase di stanziamento delle risorse.

Ma, durante il suo intervento in plenaria, Conte si concentra contro i ‘frugali’. Il presidente attacca l’approccio “ben poco costruttivo” con cui alcuni Paesi affrontano la discussione, dimostrando “scarsa consapevolezza sulla crisi epocale che l’Europa sta vivendo e sulla necessità di una pronta ed efficace reazione”.

Il premier prende di mira “in particolare con i Paesi che vogliono riservarsi un veto sull’attuazione del budget”. “È inaccettabile giuridicamente e politicamente perché – sostiene – altera l’assetto istituzionale europeo”. “È una discussione spartiacque, perché da domani dovrà essere affrontata in tutte le sedi europee una riforma organica della politica fiscale europea”, aggiunge.

“L’Italia ha deciso di affrontare, di sua iniziativa, un percorso di riforme che le consentano di correre”, assicura. Ma, avverte, “pretenderà una seria politica fiscale comune, in modo da affrontare una volta per tutte surplus commerciali e dumping fiscali, per competere ad armi pari”.

Prima di una nuova tornata di incontri (dopo la plenaria, Conte rivede Merkel, Sanchez, Michel e ha due colloqui con von der Leyen e uno a tre con l’olandese Rutte), il premier fa un breve aggiornamento in diretta Facebook, in cui riconosce che il negoziato è in una “fase di stallo e che si sta rivelando più complicato del previsto” e invita a “trovare una sintesi” perché è “nell’interesse di tutti”. 

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Il Consiglio Ue sul piano di rilancio riconvocato oggi alle 12.

Dopo una difficile giornata di negoziato al vertice Ue a Bruxelles, con un muro contro muro tra l’Italia, altri Paesi e i cosiddetti “frugali”, Olanda in testa, nonché dopo la sospensione e la ripresa del vertice in serata, la riunione del consiglio europeo è stata riconvocata per domenica 19 luglio, alle 12.

La cena Sabato sera si era tenuta la cena di lavoro dei leader europei, al termine di una seconda giornata di trattative in cui non si sono chiuse le distanze su vari aspetti controversi del piano di rilancio post crisi pandemica Next Generation Eu. Secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, il presidente del Consiglio Ue Charles Michel non ha presentato alla cena una nuova proposta di mediazione, ma solo un “aggiornamento” del “non paper” di oggi. (Nella foto Mark Rutte, il primo ministro olandese).

Nonostante diverse consultazioni e riunioni a gruppi, durante tutto il pomeriggio, permangono divisioni sull’ammontare del piano, la quota di sovvenzioni a fondo perso rispetto ai prestiti e i meccanismi di governance per controllarne l’erogazione.

Se domani persistesse il blocco sui temi chiave allora bisognerà decidere “se vale la pena continuare”. I Paesi del Sud Europa, tra cui Italia, Spagna e Portogallo, quelli più colpiti dalla pandemia, ma anche Francia e Germania, sostengono la proposta della Commissione e della presidenza del Consiglio Ue, che nell’ultima proposta di Michel lasciava il piano totale a 750 miliardi di euro e che prevedeva 450 miliardi in grants, di cui 325 miliardi nel Recovery and Resilience Facility. Ma quattro Paesi sedicenti “frugali” – Austria, Danimarca, Olanda e Svezia – hanno presentato nel pomeriggio di oggi una controproposta in cui chiedono di abbassare drasticamente le sovvenzioni a fondo perso (grants), portandole a 155 miliardi di euro nel Rrf Facility, e di eliminare altri 190 miliardi di euro dal piano generale Next Generation Eu.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Merkel predica il suo credo, ma sono ben pochi i convertiti.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-15.

Buco nell'acqua. Lago Berryessa. California. 001

Buco nell’acqua. Lago Berryessa. California.


«La cancelliera tedesca Angela Merkel, in apertura del suo discorso alla plenaria dell’Europarlamento a Bruxelles. Merkel, al suo primo viaggio all’estero dai mesi del lockdown, ha riepilogato i punti-chiave del semestre Ue a guida tedesca: diritti, coesione, clima, digitalizzazione e responsabilità della Ue nel mondo»

«Dobbiamo cambiare l’Europa, se vogliamo preservarla. La nostra economia è stata colpita violentemente dal virus»

«La cancelliera ha invitato a una maggiore coesione, dichiarando che il principio-guida della presidenza tedesca sarà la maggiore solidarietà fra i paesi Ue»

«La cancelliera ha invitato a una maggiore coesione, dichiarando che il principio-guida della presidenza tedesca sarà la maggiore solidarietà fra i paesi Ue»

«le posizioni degli stati sono distanti su Recovery fund e bilancio settennale»

«Dobbiamo andare verso un’economia a emissioni zero. Per me è importante che la neutralità del clima, come obiettivo, venga formalizzata in maniera giuridica»

«La cancelliera ha poi sposato la linea della vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager sulla web tax, la tassa sui ricavi dei colossi del digitale»

«La sfida è enorme. Questa crisi è peggiore di quella di 10 anni fa»

«La ripresa economica è inseparabile dal Green deal e dalla digitalizzazione» ha poi aggiunto von der Leyen, chiedendo agli eurodeputati di non trascurate il bilancio pluriennale»

«Polemico il primo intervento dei capigruppo, a opera del leader del Ppe Manfred Weber: «L’Europa non è un bancomat, sia detto con chiarezza come saranno rimborsati i soldi del Recovery fund. Servono risorse proprie». Dacian Cioloș, leader dei liberali di Renew Europe, ha incalzato Merkel per la tutela della democrazia, minacciata anche «da figure interne al suo partito (il Ppe, ndr) come Viktor Orban».»

«Arriva l’attacco diretto di Jörg Meuthen, esponente tedesco del gruppo di ultradestra Identità e Democrazia: «Lei porta alla tomba l’idea di Europa – ha detto – Con ideologie socialiste prendete i soldi ai cittadini»»

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Con la presidenza Merkel emergono alcuni fatti nuovi.

Sui temi caldi da discutere al consiglio Europeo prossimo venturo, oltre al fronte degli stati ‘virtuosi’ emerge la durissima posizione di altre parti politiche trasversali.

«il leader del Ppe Manfred Weber: «L’Europa non è un bancomat, sia detto con chiarezza come saranno rimborsati i soldi del Recovery fund. Servono risorse proprie».»

Ma Herr Manfred Weber è un popolare tedesco, di origine Cdu, proprio il partito di Frau Merkel.

«Dacian Cioloș, leader dei liberali di Renew Europe, ha incalzato Merkel per la tutela della democrazia, minacciata anche da figure interne al suo partito (il Ppe, ndr)»

Jörg Meuthen di Identità e Democrazia:

«Lei porta alla tomba l’idea di Europa. …. Con ideologie socialiste prendete i soldi ai cittadini»

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Si possono nutrire serissimi dubbi che Frau Merkel abbia una presidenza proficua e serena.

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Merkel: «Serve accordo su Recovery Fund, sosterremo 500 mld per il fondo». Von der Leyen: crisi peggiore di 10 anni fa.

Alle 18 l’incontro fra i quattro presidenti della Ue per fare il punto sul negoziato sul bilancio Ue 2021-2027 in vista del Consiglio del 17-18 luglio.

«Dobbiamo cambiare l’Europa, se vogliamo preservarla. La nostra economia è stata colpita violentemente dal virus». Così la cancelliera tedesca Angela Merkel, in apertura del suo discorso alla plenaria dell’Europarlamento a Bruxelles. Merkel, al suo primo viaggio all’estero dai mesi del lockdown, ha riepilogato i punti-chiave del semestre Ue a guida tedesca: diritti, coesione, clima, digitalizzazione e responsabilità della Ue nel mondo. «La nostra economia europea è stata fortemente scossa, milioni di posti di lavoro si sono persi, i cittadini hanno vissuto la paura della propria sopravvivenza economica e ora hanno bisogno del nostro sostegno» ha aggiunto la cancelliera.

Merkel: i diritti valgono per tutti. L’Europa più forte se rafforziamo coesione

Merkel si è soffermata sul tema dei diritti, sottolineando come la sospensione delle libertà nel vivo della pandemia non debba diventare un precedente per «svuotare» i principi democratici. La cancelliera ha invitato a una maggiore coesione, dichiarando che il principio-guida della presidenza tedesca sarà la maggiore solidarietà fra i paesi Ue.

Recovery fund: bene proposta Commissione, ora accordo entro l’estate

Merkel è tornata anche sul dibattito sul recovery fund, già anticipato in conferenza stampa. «Bene che la Commissione abbia aderito a proposta franco-tedesca – ha detto – Serve una intesa, spero entro l’estate, abbiamo davanti l’abisso per la nostra economia. Sosteniamo la dote da 500 miliardi per tutta l’Europa». In un secondo momento, rispondendo agli interventi dei capigruppo (si legga sotto), Merkel ha riconosciuto che «le posizioni degli stati sono distanti» su Recovery fund e bilancio settennale. La cancelliera ha anche annunciato un rafforzamento del programma Garanzia Giovani, nell’ottica di un interesse attivo per il futuro di giovani e bambini.

Clima, obiettivo emissioni zero. La Ue sia sovrana nel digitale e avanti con Web tax

«Dobbiamo andare verso un’economia a emissioni zero. Per me è importante che la neutralità del clima, come obiettivo, come venga formalizzata in maniera giuridica. La tappa del 2050 è intermedia». Merkel ha ribadito anche il peso di una rivoluzione tecnologica della Ue, rivendicando l’urgenza della «sovranità digitale» della Ue su materie come intelligenza artificiale e quantistica, oltre alla «protezione della fake news». La cancelliera ha poi sposato la linea della vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager sulla web tax, la tassa sui ricavi dei colossi del digitale: 

Brexit, accordo entro l’anno. Non voltiamo lo sguardo sulle migrazioni

Merkel ha poi parlato delle «responsabilità» della Ue nel mondo, ovvero il quadro di alleanze e relazioni internazionali del blocco comunitario. Merkel ha auspicato un accordo sulla Brexit entro l’anno, anche se «eufemisticamente» sono stato compiuti pochissimi progressi. La cancelliera ha invitato poi i partner a «non voltare lo sguardo» su un’altra urgenza in agenda del semestre, le migrazioni.

Von der Leyen: sfida enorme, crisi peggiore di quella di 10 anni fa

«La sfida è enorme. Questa crisi è peggiore di quella di 10 anni fa». La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha commentato così il semestre tedesco inaugurato da Angela Merkel a Bruxelles. Von der Leyen ha ribadito l’importanza di approvare in tempi rapidi Next Generation Eu, il pacchetto da 750 miliardi previsto dall’esecutivo per il bilancio comunitario. «La ripresa economica è inseparabile dal Green deal e dalla digitalizzazione» ha poi aggiunto von der Leyen, chiedendo agli eurodeputati di «non trascurate il bilancio pluriennale». Von der Leyen ha anche parlato dei rapporti della Ue con i partner internazionali: «Partenariato con l’Africa sempre fondamentale -ha detto – Mentre con la Cina serve un rapporto più equilibrato. E ora bisogna inaugurare la Conferenza sul futuro d’Europa».

Weber (PPE): l’Europa non è un bancomat

Polemico il primo intervento dei capigruppo, a opera del leader del Ppe Manfred Weber: «L’Europa non è un bancomat, sia detto con chiarezza come saranno rimborsati i soldi del Recovery fund. Servono risorse proprie». Dacian Cioloș, leader dei liberali di Renew Europe, ha incalzato Merkel per la tutela della democrazia, minacciata anche «da figure interne al suo partito (il Ppe, ndr) come Viktor Orban». Arriva l’attacco diretto di Jörg Meuthen, esponente tedesco del gruppo di ultradestra Identità e Democrazia: «Lei porta alla tomba l’idea di Europa – ha detto – Con ideologie socialiste prendete i soldi ai cittadini».

Recovery fund: serve un accordo

«Il Consiglio europeo deve prima giungere a un risultato» sul Recovery Fund e «poi dobbiamo lavorare insieme al Parlamento europeo», aveva già sottolineato Merkel durante un punto stampa a Bruxelles insieme al presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, prima dell’inizio della plenaria. Per «affrontare le conseguenze» della pandemia e «trovare la risposta giusta» alla recessione «abbiamo bisogno di un accordo su strumenti che siano affidabili per il quadro finanziario pluriennale», ha detto Merkel.

Alle 18 è previsto l’incontro fra i quattro presidenti della Ue convocato da Ursula von der Leyen per fare il punto sul negoziato sul bilancio Ue 2021-2027 in vista del Consiglio europeo del 17-18 luglio. La presidente della Commissione ha convocato i presidenti del Consiglio europeo Charles Michel, Merkel e il presidente del Parlamento Ue David Sassoli. Si tratta di appuntamenti importanti per capire lo stato delle discussioni tra i governi sul pacchetto piano di rilancio economico-bilancio pluriennale della Ue.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Diktat al Consiglio Europeo su Budget e Recovery Fund.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-14.

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La gestione del blocco europeo ha un meccanismo così complesso e farraginoso da renderlo nella pratica ingovernabile.

Di questi tempi si assiste al braccio di ferro tra gli stati per cercare di definire budget e Recovery Fund quasi impossibile trovare la quadra nel Consiglio Europeo.

Ma anche qualora il Consiglio Europeo trovasse un accordo, questo dovrebbe essere approvato dall’europarlamento. Questo augusto consesso ha di questi giorni rilasciato un vero e proprio Diktat, articolato in quattro punti, quattro condizioni non contrattabili.

– La prima è nessun taglio al bilancio: la prospettiva di una dotazione finanziaria più vicina all’1% del reddito nazionale dei 27 cumulato è respinta.

– La seconda condizione è prendere così com’è la proposta del piano anticrisi da 750 miliardi con l’attuale equilibrio: 500 per sovvenzioni a fondo perduto agli Stati più colpiti e 250 per prestiti a tassi di favore.

– La terza: introduzione rapida di almeno due nuove risorse proprie della Ue.

– Quarta condizione poteri di controllo sulle spese del Recovery Fund.

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In sintesi, il blocco europeo non deciderà mai nulla.

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Parlamento Ue: quattro condizioni per dire sì ad accordo dei 27 per rilancio post Covid-19.

Un accordo tra i governi al Consiglio europeo non è l’accordo definitivo. Subito dopo la fumata bianca al vertice Ue – se ci sarà – sarà la volta del negoziato con il Parlamento. Ecco un’indicazione degli Eurodeputati che i Ventisette non dovrebbero prendere alla leggera affinchè la difficile trattativa sul piano per la ripresa economica (750 miliardi proposti con l’emissione di obbligazioni comunitarie più ampia della storia europea) e sul bilancio 2021-2027 (altri 1.100 miliardi per 7 anni proposti dalla Commissione) possa andare in porto. Una ovvietà, naturalmente, essendo noto che il Parlamento europeo avrà l’ultima parola sul quadro finanziario pluriennale dell’Unione.

Merkel, lavorare al massimo in uno spirito di compromesso

Angela Merkel è stata avvertita quando si è presentata nell’emiciclo di Bruxelles al primo confronto con i deputati in qualità di presidente di turno della Ue. D’altra parte, il monito della cancelliera ad abbandonare le “linee rosse” invalicabili, a lavorare al massimo in uno spirito di compromesso non era rivolto solo ai soliti “frugali” (Olanda, Austria, Svezia e Danimarca), all’Est recalcitrante perché timoroso di perdere punti (cioè dotazioni finanziarie) per la coesione e l’agricoltura, al “fronte” del Sud (Italia compresa) affinchè accetti alcuni dei punti di vista del Nord (e anche di Berlino) su una supervisione stretta da parte dei governi sull’uso degli aiuti anticrisi (più stretta di quanto proposto da von der Leyen).

Quel monito era rivolto anche al Parlamento, che a grande maggioranza ritiene le proposte della Commissione una base di partenza e non una base dalla quale si può (si deve) andare indietro. Basti pensare che la proposta originaria degli eurodeputati prima del Covid-19 era di avere un bilancio 2021-2027 di circa 1.300 miliardi di euro e oggi si tratta di 1.100 con tendenza al ribasso.

Le 4 condizioni poste sul tavolo

Il presidente David Sassoli lo ha ricordato agli altri “presidenti” Ue Merkel, von der Leyen e Michel: gli eurodeputati pongono sul tavolo del negoziato quattro condizioni per il via libera. La prima è nessun taglio al bilancio: la prospettiva di una dotazione finanziaria più vicina all’1% del reddito nazionale dei 27 cumulato è respinta. La seconda condizione è prendere così com’è la proposta del piano anticrisi da 750 miliardi con l’attuale equilibrio: 500 per sovvenzioni a fondo perduto agli Stati più colpiti e 250 per prestiti a tassi di favore. La terza: introduzione rapida di almeno due nuove risorse proprie della Ue.

Nel 2018 la Commissione aveva lanciato l’idea di un tributo nazionale per ogni chilo di plastica contenuto in imballaggi non riciclati. Poi si pensa all’estensione delle risorse proprie basate sul sistema di scambio di quote di emissioni inquinanti ai settori marittimo e aereo. Quarta condizione poteri di controllo sulle spese del Recovery Fund: occorre un accordo tra le istituzioni Ue per garantire che ogni nuovo strumento di bilancio anticrisi ricada sotto la supervisione parlamentare.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Recovery Fund. Lagarde. Nessun accordo in vista.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-09.

Lagarde Crhistine 001

Tale il padrone, tali i servi.

Chi si lamentasse del decisionismo di questo intraprendente governo iperattivo, dovrebbe prima lamentarsi della Commissione Europea e del Consiglio Europeo e delle pie donne che lo governano.

Frau Ursula von der Leyen, Mrs Lagarde e Frau Merkel starebbero benissimo a fare le monache di clausura in un convento di benedettine, murate dentro le loro celle.

Tanto è notorio che il Covid-19 se ne andato in ferie, con pinne ed infradito.

Parole dure?

Leggete a seguito.

Recovery Fund, Lagarde: niente accordo la prossima settimana.

Lagarde sul Recovery Fund: l’accordo non arriverà nel Consiglio UE della prossima settimana.

Recovery Fund: per Christine Lagarde l’accordo tanto atteso non arriverà prima di fine mese.

Il Consiglio europeo straordinario convocato per la prossima settimana, dunque, potrebbe non portare i risultati sperati.

Certo è che l’evento verrà monitorato con attenzione per tentare di scovare indizi sul futuro economico di un Vecchio Continente travolto dal coronavirus.

Recovery Fund: le sovvenzioni sono un punto di svolta

Le ultime dichiarazioni della donna, comparse sulle pagine del Financial Times, hanno sottolineato ancora una volta la necessità di finalizzare un accordo sul Recovery Fund, che potrebbe rappresentare un vero punto di svolta per il blocco.

E questo, ha precisato Lagarde, soprattutto con la previsione di sovvenzioni da accompagnare ai più tradizionali prestiti.

Il 27 maggio scorso la Commissione UE ha messo sul piatto un progetto da 750 miliardi di euro, costituito in parte da finanziamenti a fondo perduto. Le divisioni interne non sono tardate a materializzarsi ma tutti hanno convenuto sulla necessità di procedere con speditezza e di lavorare alacremente sulla proposta dell’esecutivo comunitario.

La domanda però è rimasta: quando arriverà l’agognato accordo sul Recovery Fund?

Niente accordo la prossima settimana

In molti hanno iniziato a sperare nel consiglio UE straordinario convocato per il 17 e 18 luglio, il primo (dopo il coronavirus) nel quale i rappresentanti UE potranno incontrarsi faccia a faccia.

Le parole di Lagarde però hanno gettato acqua sul fuoco dell’entusiasmo: “Non scommetterei sul 18 luglio”.

Per essere sicuri di ottenere un risultato favorevole sul Recovery Fund, dunque, bisognerà aspettare almeno la fine del mese.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

EU. Fondi. Consiglio Europeo del 17-18 luglio ed il rule of law.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-04.

Rule of Law 013

L’Oxford English Dictionary così definisce il termine ‘rule of law’:

«The authority and influence of law in society, especially when viewed as a constraint on individual and institutional behavior; (hence) the principle whereby all members of a society (including those in government) are considered equally subject to publicly disclosed legal codes and processes».

La cosa non sarebbe destituita di buon senso se i liberal socialisti non si fossero messi in testa che la loro Weltanschauung fosse il fondamento primo di ogni sistema giuridico. Non solo. Trattano da paria chiunque non condivida la loro ideologia. È del tutto sequenziale che questo modo di concepire i rapporti politici e sociali ostacoli grandemente la possibilità di trovare accordi vantaggiosi per ambo le parti.

Il 17-18 luglio si riunirà nuovamente il Consglio Europeo per una altra assise inconcludente.

* * * * * * *

L’organo decisionale dell’Unione Europea è il Consiglio Europeo, ovvero il consesso dei capi di stato e di governo, che per molte decisioni devono raggiungere la unanimità. Per esempio, per l’approvazione dei bilanci.



«Rule-of-law row complicates budget talks»

«EU justice commissioner Didier Reynders on Monday argued for an “effective” link between respect for rule law and the disbursement of EU funds – as complex negotiations drag on among EU leaders on the bloc’s long-term budget and recovery»

«It is one of the divisive issues in the grand bargain among EU member states over the budget and the recovery package that will be discussed by EU leaders at their face-to-face summit on 17-18 July in Brussels»

«While disagreements are already running deep over the overall size of the package, the distribution via grants or loans, the economic conditions, and the issue of rebates (compensation for some net payers ), the rule of law conditionality “is another battleground opening up”, as an EU diplomat put it»

«It remains to be seen, however, how much member states are willing to fight over it, if all other contested issues fall into place»

«The EU Commission first proposed two years ago suspending EU funds in case of rule of law deficiencies»

«Poland and Hungary, which are under EU scrutiny partly for attempts to put the judiciary under political control, have rejected the plans and threatened vetoing the budget.»

«the recent Polish presidential elections, where incumbent president Andrzej Duda called for LGBT-free zones, is one example why the conditionality is so necessary.»

* * * * * * *

In pratica, i liberal socialisti europei vorrebbero che i fondi comunitari fossero erogati esclusivamente agli stati che abbiano accettato l’ideologia liberal. Va di conserva che gli stati sovrani oppongano il loro diritto di veto.

Muro contro muro ed i processi decisionali siano rimandati alla calende greche.

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Rule-of-law row complicates budget talks.

EU justice commissioner Didier Reynders on Monday argued for an “effective” link between respect for rule law and the disbursement of EU funds – as complex negotiations drag on among EU leaders on the bloc’s long-term budget and recovery.

It is one of the divisive issues in the grand bargain among EU member states over the budget and the recovery package that will be discussed by EU leaders at their face-to-face summit on 17-18 July in Brussels – their first personal contact since the Covid-19 outbreak.

While disagreements are already running deep over the overall size of the package, the distribution via grants or loans, the economic conditions, and the issue of rebates (compensation for some net payers ), the rule of law conditionality “is another battleground opening up”, as an EU diplomat put it.

It remains to be seen, however, how much member states are willing to fight over it, if all other contested issues fall into place.

The EU Commission first proposed two years ago suspending EU funds in case of rule of law deficiencies, in response to criticism that the EU is unable to handle countries where the judiciary’s independence is compromised, or there is misuse of EU funds.

The plan was that commission’s actions could be only stopped by a qualified majority of member states, so-called “reversed qualified majority” in EU jargon.

Poland and Hungary, which are under EU scrutiny partly for attempts to put the judiciary under political control, have rejected the plans and threatened vetoing the budget.

In February, European Council president Charles Michel’s compromise proposal suggested that a qualified majority of member states should approve sanctions proposed by the commission.

Some saw the move as watering down the original plan before leaders’ negotiations even began. Others, for instance Poland, hailed the idea.

In May, in the revised budget proposal, the commission again put forward its original plan that allows for a more automatic sanctioning.

“It is indispensable to act quickly to protect the financial interest of the EU. That’s why we have to set up a decision-making process that can be applied effectively,” Reynders argued to MEPs in the civil liberties committee.

“Reverse qualified majority proposed for the council [of member states] has to be maintained, that is the only way to make sure the mechanism will be effective,” he said.

“If ‘qualified majority’ is chosen instead, we can easily find ourselves in a dead end,” Reynders said, asking the MEPs for their support, as the parliament will also need to vote on the budget deal.

Michel’s Gordian knot

As EU Council president Charles Michel is steering negotiations between governments and prepares his new proposal for the summit, it is clear that some member states want a tough “rule of law conditionality” to a starting point, at least.

The Guardian reported on Monday that Danish prime minister Mette Frederiksen “lobbied” Michel to “toughen the conditions on funding”. Dutch premier Mark Rutte also argued for a strong mechanism to the Belgian politician.

The Danes and the Dutch are part of the so-called ‘Frugal Four’ – along with Sweden and Austria – arguing for smaller spending, tougher, more targeted conditions, part of which would be an effective rule of law tool. But it is not only the ‘frugals’ who are in favour.

“The rule of law conditionality is almost a precondition to getting a deal,” said an EU diplomat, arguing that for frugal governments to convince their voters to support the package, it needs to be vested in a strong rule of law mechanism.

The diplomat argued that the recent Polish presidential elections, where incumbent president Andrzej Duda called for LGBT-free zones, is one example why the conditionality is so necessary.

“It is important that we have mechanism that have some teeth,” said another EU diplomat, acknowledging that “it is difficult to sharpen the teeth again” after the February proposal.

Others argue that Michel’s February proposal should be the starting point.

“It was acceptable to Hungary and Poland, it wasn’t the most critical issue during the February summit [of EU leaders], that’s was not why Michel did not succeed then,” said a third diplomat, arguing that there is not point in opening it up again.