Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Fondo Ue di transizione verde. Italia pagherà per la Germania.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-15.

Unione Europea

È inutile abolire l’Unione Europea: nei fatti non conta più nulla.


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Frau Ursula von der Leyen aveva paragonato il Green Deal al progetto americano di sbarco sulla luna.  Avrebbe dovuto diventare una ‘pietra miliare’ nella storia dello sviluppo umano.

Mai il mondo avrebbe visto un progetto più grandioso, ad immortale gloria delle mente che lo avevano concepito.

«Il nuovo Fondo europeo per la transizione verso un’economia verde partirà con uno stanziamento di base di 7,5 miliardi e dal 2021 permetterà di finanziare con risorse pubbliche “la modernizzazione” di grandi impianti industriali e “la bonifica di siti contaminati” – come potrebbe essere per l’ex Ilva – senza violare le regole Ue sugli aiuti di Stato»

«La Commissione Ue propone che il nuovo fondo (Fte) sia accessibile “a tutti gli Stati membri” e rientri all’interno delle politiche di coesione. Il fondo potrà contare su 7,5 miliardi di euro di risorse fresche per il 2021-2027»

«A questo stanziamento si aggiungeranno i cofinanziamenti nazionali e le risorse che gli Stati dovranno trasferire dai fondi per lo sviluppo regionale (Fesr) e sociale (Fse+)»

«Secondo l’esecutivo europeo, grazie a questo meccanismo in sette anni potranno essere mobilitati fondi pubblici “fra i 30 e i 50 miliardi”»

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Cerchiamo di ragionare.

Herr Timmermans aveva a suo tempo richiesto 1,300 (milletrecento) miliardi per il Green Deal. Era la cifra considerata quella minima per far transitare l’Unione Europea ad una felice isola verde nell’universo.

Il piano del budget settennale di Herr Timmermans fu clamorosamente bocciato. L’Unione Europea non ha denaro alcuno e Mrs Lagard aveva messo le mani avanti dichiarando che l’Ecb non c’entra nulla con il Green Deal: ci pensassero i singoli stati.

E così il Green Deal si trovò ad essere finanziato con 7.5 miliardi in sette anni, ossia con poco pi di un miliardo ogni anno. Ma essendo 27 gli stati efferenti l’Unione, sarebbero in termini medi poco più di trenta milioni all’anno per ogni singolo stato. Un po’ poco per sbarcare sulla luna, e ben poco per sanare il territorio ex Ilva.

Ma da quel guazzabuglio di parola emergerebbe che gli stati avrebbero la possibilità di stornare fondi ad altro scopo attribuiti sul Green Deal. Parole suadenti come la mela offerta a Biancaneve. La Germania ne farebbe la parte del leone, seguita dalla famelica Francia.

Risultato: l’Italia paga e la Germania intasca.

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Green deal: Ue apre ad aiuti per casi come l’Ilva.

Martedì arriva la proposta per il Fondo Ue di transizione verde.

Il nuovo Fondo europeo per la transizione verso un’economia verde partirà con uno stanziamento di base di 7,5 miliardi e dal 2021 permetterà di finanziare con risorse pubbliche “la modernizzazione” di grandi impianti industriali e “la bonifica di siti contaminati” – come potrebbe essere per l’ex Ilva – senza violare le regole Ue sugli aiuti di Stato. E’ quanto emerge dalla bozza delle proposte che la Commissione europea presenterà martedì prossimo di cui l’ANSA ha preso visione. 

La Commissione Ue propone che il nuovo fondo (Fte) sia accessibile “a tutti gli Stati membri” e rientri all’interno delle politiche di coesione. Il fondo potrà contare su 7,5 miliardi di euro di risorse fresche per il 2021-2027. A questo stanziamento si aggiungeranno i cofinanziamenti nazionali e le risorse che gli Stati dovranno trasferire dai fondi per lo sviluppo regionale (Fesr) e sociale (Fse+). Il meccanismo alla base della proposta prevede che per ogni euro ricevuto dal Fte, i Paesi trasferiscano “da un minimo di 1,5 a un massimo di 3 euro” provenienti dagli altri fondi Ue. Secondo l’esecutivo europeo, grazie a questo meccanismo in sette anni potranno essere mobilitati fondi pubblici “fra i 30 e i 50 miliardi”. Lo strumento rientrerà in un più ampio Meccanismo per la transizione verde che ambisce ad attirare investimenti pubblici e privati per 100 miliardi. La Commissione chiede che siano i Paesi a “identificare i territori” bisognosi del sostegno del Fte, che in Italia coincideranno con le Province (categorizzate tecnicamente come NUTS 3), e a redigere piani di transizione territoriale ad hoc. Il Fte potrà finanziare anche “investimenti produttivi in aziende diverse dalle Pmi”, quando “sono necessari per l’attuazione dei piani di transizione territoriali”.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Zingaretti, Conte e Di Maio non hanno soldi per l’Italia ma salvano la NordLb.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-06.

Fattoria Animali 001

Nella fattoria degli animali tutti erano eguali, ma i porci un pochino di più.

Nell’Unione Europea tutti gli stati sono eguali, ma la Germania un pochino di più.

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Il problema sarebbe semplicissimo, se solo lo si volesse comprendere, Ma di norma non lo si vuole capire.

Il partito democratico italiano è incardinato in Alleanza Progressista, succedanea dell’Internazionale Socialista, organo sovranazionale che raccoglie tutti i partiti di sinistra. In via alquanto riduttiva, i liberaldemocratici negli Stati Uniti ed i liberal socialisti in Europa.

Il partito democratico prende ordine dall’Alleanza e li esegue: tutela questi interessi e tiene l’Italia in non cale. Al più, le cose italiane sono, nel suo modo di vedere, graziosi omaggi da fare ai padroni del vapore.

Chi riuscisse a capire questo semplice concetto, avrebbe capito come sta andando il mondo.

Eppure Mr Zingaretti lo aveva anche detto a chiare lettere.

Direzione PD e programma di Zingaretti.

«La Direzione del Pd ha approvato un ordine del giorno che ripercorre la relazione di Nicola Zingaretti dando il mandato a aprire una trattativa per verificare la possibilità di “un governo di svolta per la legislatura”, in “discontinuità” col precedente. Il documento è stato approvato per acclamazione all’unanimità.

Appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti».

Ma cosa mai sarebbe successo?

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«Banche tedesche: la Commissione Europea salva NordLb. C’è il via libera di Bruxelles agli aiuti pubblici»

«Per le banche tedesche arriva una buona notizia: l’Unione Europea salva l’istituto NordLb (Norddeutsche Landesbank-Girozentrale).»

«Nello specifico, la Commissione ha dato il via libera al piano di risanamento patrimoniale della società in crisi.»

«La notizia è finita subito sotto i riflettori visto l’argomento piuttosto spinoso, in sede UE, degli aiuti di Stato ad aziende pubbliche»

«Secondo le norme in vigore, infatti, gli interventi diretti contro il fallimento di società statali, come le banche, non devono compromettere la concorrenza»

«I cosiddetti aiuti di Stato sono spesso sotto il mirino dell’UE. Per le banche tedesche, la Commissione che salva NordLb è una notizia importante»

«La banca tedesca NordLb potrà usufruire degli aiuti. A confermarlo è stata la Commissione Europea, nello specifico l’incaricata alla Concorrenza Margrethe Vestager»

«NordLb, una delle più grandi banche pubbliche commerciali della Germania, riceverà un investimento diretto di 2,8 miliardi di euro e altri sostegni patrimoniali per favorire cambiamenti strutturali. …. In totale, verranno stanziati 3,6 miliardi di euro, soprattutto da parte della Bassa Sassonia, della Sassonia-Anhalt e delle casse di risparmio»

«Il piano di salvataggio confermato dalla Commissione aveva già ricevuto il via libera dalla BCE lo scorso 29 novembre»

«Nello specifico, l’esecutivo dell’UE ha stabilito che le misure statali previste non producono alcun vantaggio illegale»

«Proprio in questi giorni, infatti, il dibattito sulla riforma del MES ha riacceso gli animi dei Paesi dell’Eurozona. In Italia, per esempio, i partiti di opposizione criticano in modo aspro proprio il meccanismo di backstop, che faciliterebbe – a loro avviso – il salvataggio degli istituti bancari della Germania.»

«Il nostro Paese, inoltre, è sotto osservazione proprio su potenziali aiuti di Stato illegali per le questioni Alitalia e Ilva»

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L’Italia ha dato il proprio assenso in sede di consiglio Europeo ed i Commissari italiani hanno approvato con calore fervoroso.

Un petit cadeau che il Governo Zingaretti, Conte e Di Maio hanno fatto ai loro padroni europei liberalsocialisti.

Poi, qui non trovano risorse per la finanziaria, per l’Alitalia, per la ex-Ilva e per i poveracci italiani.

Mes sarà il salva banche tedesche a spese dello stivale.

E tutte le sardine applaudiranno frementi di incontenibile gioia, cantando Bella Ciao!

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Banche tedesche festeggiano: l’UE ha salvato NordLb

Banche tedesche: la Commissione Europea salva NordLb. C’è il via libera di Bruxelles agli aiuti pubblici. I dettagli

Per le banche tedesche arriva una buona notizia: l’Unione Europea salva l’istituto NordLb (Norddeutsche Landesbank-Girozentrale). Nello specifico, la Commissione ha dato il via libera al piano di risanamento patrimoniale della società in crisi.

La notizia è finita subito sotto i riflettori visto l’argomento piuttosto spinoso, in sede UE, degli aiuti di Stato ad aziende pubbliche.

Secondo le norme in vigore, infatti, gli interventi diretti contro il fallimento di società statali, come le banche, non devono compromettere la concorrenza. I cosiddetti aiuti di Stato sono spesso sotto il mirino dell’UE. Per le banche tedesche, la Commissione che salva NordLb è una notizia importante.

Commissione Europea salva NordLb: per le banche tedesche niente aiuto di Stato. I dettagli

La banca tedesca NordLb potrà usufruire degli aiuti. A confermarlo è stata la Commissione Europea, nello specifico l’incaricata alla Concorrenza Margrethe Vestager.

Secondo quanto diffuso nel comunicato ufficiale da Bruxelles, infatti, il piano di investimento per scongiurare il dissesto dell’istituto di credito non rientra negli aiuti di Stato e, quindi, è regolare in base alle norme UE in vigore.

NordLb, una delle più grandi banche pubbliche commerciali della Germania, riceverà un investimento diretto di 2,8 miliardi di euro e altri sostegni patrimoniali per favorire cambiamenti strutturali.

In totale, verranno stanziati 3,6 miliardi di euro, soprattutto da parte della Bassa Sassonia, della Sassonia-Anhalt e delle casse di risparmio. I due lander, infatti, sono azionisti di NordLb con il 65%.

Il piano di salvataggio confermato dalla Commissione aveva già ricevuto il via libera dalla BCE lo scorso 29 novembre.

Salvataggio approvato: la motivazione dell’UE. Ci saranno polemiche?

Il piano di aiuti pubblici per NordLb è stato approvato innanzitutto perché, secondo la commissaria alla Concorrenza, non viene compromesso il normale funzionamento del mercato.

Nello specifico, l’esecutivo dell’UE ha stabilito che le misure statali previste non producono alcun vantaggio illegale. Questo significa che lo Stato avrà una ricompensa economica dal piano in linea con quanto un privato accetterebbe nelle stesse condizioni.

Dalle parole di Margrethe Vestage è emersa in modo chiaro la visione dell’UE del salvataggio:

    “il piano della Germania punta a fare della NordLB una banca solida e redditizia lasciando la porta aperta a futuri consolidamenti nel quadro del riassetto degli istituti di credito regionali.”

Non si escludono polemiche a seguito della decisione a Bruxelles. Proprio in questi giorni, infatti, il dibattito sulla riforma del MES ha riacceso gli animi dei Paesi dell’Eurozona. In Italia, per esempio, i partiti di opposizione criticano in modo aspro proprio il meccanismo di backstop, che faciliterebbe – a loro avviso – il salvataggio degli istituti bancari della Germania.

Il nostro Paese, inoltre, è sotto osservazione proprio su potenziali aiuti di Stato illegali per le questioni Alitalia e Ilva.

La decisione arrivata da Bruxelles sulle banche tedesche e sulla Commissione che salva NordLb potrebbe, dunque, avere ripercussioni importanti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Cop25. Von der Leyen all’attacco sul clima in attesa dell’11 dicembre.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-06.

Unione Europea

Quello del ‘clima’ è stato il più gigantesco business mai messo in campo nella storia.

In estrema sintesi, indicando nelle variazioni climatiche un futuro pericolo di vita o di morte, la componente liberal democratica negli Stati Uniti e quella liberal socialista nell’Unione Europea hanno invocato colossali investimenti pubblici, destinati a sovvenzionare a fondo perso gli ambienti e le imprese liberal, e, ovviamente, il personale delle medesime.

Nel 2016 proprio quando tutti i governi liberal occidentali avevano sottoscritto gli Accordi di Parigi sul ‘clima’, l’elezione di Mr Trump a presidente degli Stati Uniti ed i crolli dei partiti liberal tradizionali in Europa sconvolsero l’assetto politico occidentale. Come risultato, Stati Uniti e Brasile revocarono tale Accordo, e Francia e Germania diventarono molto più tiepidi in materia. In Francia il partito socialista era crollato al 6% ed in Germania la Große Koalition perse nel breve volgere di qualche anno oltre la metà del consenso popolare.

Quindi, mentre l’economia americana, cinese, indiana e russa continuavano a prosperare, l’Unione Europea piombò in una severa recessione economica, con contrazione del comparto produttivo.

A seguito di codesti eventi, i sostenitori del ‘clima’ si ritrovarono senza sostanziale appoggio politico e preclusi all’accesso ai fondi che avevano preventivato poter usufruire. Ma senza cospicui fondi pubblici il ‘clima’ è destinato a morte sicura.

Europarlamento. Approvato il budget 2020. Roba da miserabili. 168.7 mld.

Eurozona. Ecb. don Chiscotte carica i mulini a vento. Riserve valutarie scese a 816.49 mld.

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La componente liberal socialista dell’europarlamento non sa darsi pace, non sa rassegnarsi all’evidenza dei fatti. Senza quei denari è morta.

«About 200 heads of government and state and more than 25,000 delegates from all over the world, will gather at the UN climate conference (COP25) on Monday (2 December) to address the challenges of the climate change»

«Establishing rules for carbon markets and finding a common time frame will be the priorities for COP25. “In the crucial 12 months ahead, it is essential that we secure more ambitious national commitments – particularly from the main emitters – to immediately start reducing greenhouse gas emissions at a pace consistent to reaching carbon neutrality by 2050,”»

«The negotiations will focus on article six of the 2015 Paris Agreement, referring to the regulation of carbon markets system that is set to help countries decarbonise their economies at lower cost – this is the last section of the rulebook which remains unresolved»

«The COP25 will take place days after the European Union collectively declared a “climate emergency” and three weeks after Donald Trump confirmed the United States’ withdrawal from the Paris Agreement …. »

«However, the lack of agreement might undermine the entire accord and even lead to an increase in emissions»

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«The “set of deeply transformative policies” that appear in a draft document of the new climate EU law – seen by EUobserver – have not convinced environmental NGOs, such as Greenpeace, which believes that the new European Commission’s proposals are “too weak, half-baked or missing altogether”»

«The incoming commissioner for the Green Deal, Frans Timmermans, is expected to present the draft of this new environmental EU law to the MEPs in an extraordinary plenary session that will take place in Brussels on 11 December»

«According to the leaked document, the commission “will present a comprehensive plan on how to increase the EU’s greenhouse gas emission reduction target for 2030 to at least 50 percent and towards 55 percent” by October 2020. …. This follows the declaration of a global “climate emergency” by MEPs on Thursday and their agreement to cut 55 percent of emissions by 2030 to ensure climate neutrality by 2050»

« This has triggered some MEPs and environmental groups to demand more ambitious targets from the Green Deal and the future first legally-binding climate law in Europe»

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«’Diventare nel 2050 il primo continente climaticamente neutrale’. …. Parte subito all’attacco sul fronte clima la nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “Dobbiamo essere ambiziosi e all’avanguardia e diventare nel 2050 il primo continente climaticamente neutrale”.»

«Il primo vero banco di prova per la politica ‘green’ dell’Europa sarà comunque il vertice Ue in programma a Bruxelles per il 12 e 13 dicembre prossimi»

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Germania. Damler annuncia altri 10,000 licenziamenti.

Bloomberg. La devoluzione, agonia travagliata della socialdemocrazia.

Automotive. In arrivo raffiche di licenziamenti, anche in Italia.

Europa. Rigurgita liquidità in vigile attesa. Oltre 10,000 miliardi. Il tappo sono i governi.

Eurozona. Ecb. don Chiscotte carica i mulini a vento. Riserve valutarie scese a 816.49 mld.

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Né ci si illuda che in futuro le cose possano migliorare.

Pil 2018 – 2022. – Previsioni dell’IMF. Grandi sorprese in arrivo.

«Nel 2022 la Cina è proiettata ad un pil ppa di 34,465 miliardi di Usd, gli Stati Uniti di 23,505, e l’India di 15,262 Usd. La Germania è stimata a 4.9 trilioni Usd e la Francia a 3.4»

Senza denari non si va da nessuna parte e l’Unione Europea deve rassegnarsi al fatto di essere quota residuale dl pil mondiale. Il resto del mondo viaggia a carbone, ed alla grande.

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EU’s new Green Deal slammed as ‘half-baked’ before launch.

The “set of deeply transformative policies” that appear in a draft document of the new climate EU law – seen by EUobserver – have not convinced environmental NGOs, such as Greenpeace, which believes that the new European Commission’s proposals are “too weak, half-baked or missing altogether”.

The incoming commissioner for the Green Deal, Frans Timmermans, is expected to present the draft of this new environmental EU law to the MEPs in an extraordinary plenary session that will take place in Brussels on 11 December.

However, according to Franziska Achterberg of Greenpeace, “responding to the climate and ecological crises require a fundamental rethink of the economic system that for decades has rewarded pollution, environmental destruction and human exploitation”.

“This plan barely scratches the surface,” she said.

According to the leaked document, the commission “will present a comprehensive plan on how to increase the EU’s greenhouse gas emission reduction target for 2030 to at least 50 percent and towards 55 percent” by October 2020.

This follows the declaration of a global “climate emergency” by MEPs on Thursday and their agreement to cut 55 percent of emissions by 2030 to ensure climate neutrality by 2050.

“I will be vigilant to ensure that the political proposals made in the coming weeks are in line with the urgency to find common solutions to the unfolding climate and environmental crisis, particularly in the context of the European commission’s communication on the Green Deal early December,” liberal MEP Pascal Canfin said on Thursday. He chairs the parliament’s committee on environment, public health and food safety (ENVI).

Given that scientists estimate that the world is currently heading for a 3.2 degrees temperature rise, global greenhouse-gas emissions need to fall at least by 7.6 percent each year between 2020 and 2030 to keep global temperatures as close as possible to 1.5ºC above pre-industrial levels – the main goal of the 2016 UN Paris Agreement.

Thus, the EU’s proposal to increase the targets to 50 percent or 55 percent, compared to 1990, would not be in line with the Paris Agreement objectives.

‘Incoherent legislation’

This has triggered some MEPs and environmental groups to demand more ambitious targets from the Green Deal and the future first legally-binding climate law in Europe.

The Greens are calling for a target of at least 65 percent, while the leftist group GUE/NGL believes that to limit global warming to 1.5 degrees, emissions should be reduced by 70 percent in 10 years.

Greenpeace and other environmental organisations agree with an at least 65 percent emission cut by 2030.

The new commission promises to eliminate “incoherent legislation that reduces the effectiveness in delivering the Green Deal”.

This will include an “action plan on green financing” – which is scheduled to be submitted in June 2020.

Among the financial measures, the commission wants to push negotiations for a high climate and environmental ambition within the next multi-annual financial framework (MFF) – which is likely to keep funding fossil fuel projects – to support the European Investment Bank’s transformation to become Europe’s ‘Climate Bank’, or to revise the Energy Taxation Directive.

However, there is no mention of a possible tax on aviation fuel (kerosene tax), which the incoming commissioner for the Green Deal, Frans Timmermans, recently backed.

The next commissioner for transport, Adina Vălean, suggested earlier this month during her hearing that such a taxation “will be a burden on the mobility of people”.

There is also no mention of the announced carbon border tax on imports – which would protect EU companies forced to comply with tough greenhouse gas rules.

Transport

The new legislation also promises a shift towards “smart and safe zero-emission mobility,” supporting the shift from road and aviation to rail and deploying alternative infrastructure and fuels.

Likewise, the commission will adopt “a comprehensive strategy for sustainable and smart mobility by 2020” addressing all sources of emissions from the transport sector, proposing to incorporate the maritime sector in the EU emission trading scheme, but also “assess the possibility of including road transport emissions”.

Additionally, von der Leyen’s team will try to ensure high environmental and climate ambition in the reform of the Common Agricultural Policy (CAP), since the CAP is seen as one of the most important mechanisms to both support and green environmental and climate action in the agricultural sector – one of the world’s most significant sources of greenhouse gas emissions.

“The climate does not negotiate and the longer we wait to make the necessary changes in our economy, the more difficult and expensive it will be. Declaring an emergency is just not good enough,” said Greenpeace EU climate policy adviser Sebastian Mang.

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COP25 talks open in Madrid, with focus on carbon market

About 200 heads of government and state and more than 25,000 delegates from all over the world, will gather at the UN climate conference (COP25) on Monday to negotiate on a carbon market system and establish a common time frame.

About 200 heads of government and state and more than 25,000 delegates from all over the world, will gather at the UN climate conference (COP25) on Monday (2 December) to address the challenges of the climate change.

Establishing rules for carbon markets and finding a common time frame will be the priorities for COP25.

“In the crucial 12 months ahead, it is essential that we secure more ambitious national commitments – particularly from the main emitters – to immediately start reducing greenhouse gas emissions at a pace consistent to reaching carbon neutrality by 2050,” said UN secretary-general António Guterres on Sunday.

The negotiations will focus on article six of the 2015 Paris Agreement, referring to the regulation of carbon markets system that is set to help countries decarbonise their economies at lower cost – this is the last section of the rulebook which remains unresolved.

Governments are also set to update their national contributions plans to reduce greenhouse gas emissions – that they can formally express throughout 2020.

Most of the national climate plans include the use of carbon markets to achieve emissions reductions with different mechanisms, meaning that governments and private sectors can trade emissions reductions.

However, the lack of agreement might undermine the entire accord and even lead to an increase in emissions.

The World Meteorological Organization announced last month that greenhouse gas concentrations reached their highest recorded level in 2018 and the UN warned that the world is currently heading towards a 3.2 degrees temperature rise from pre-industrial levels.

The president of the new commission, Ursula von der Leyen, wants Europe “to become the first climate-neutral content.”

However, a new UN environment programme report released this week concluded that global greenhouse-gas emissions need to fall at least by 7.6 percent each year between 2020 and 2030 to keep temperature rises as close as possible to just 1.5 degrees.

Under that scenario, the EU’s proposal to increase the targets to 50 percent or 55 percent, compared to 1990, would not be in line with the Paris Agreement objectives to keep global temperatures under 1.5 degrees.

However, a lot depends on G20 countries, who account for around 78 percent of global emissions.

The UN conference will also pave the way for next year’s COP26 summit in Glasgow when countries are expected to boost the climate commitments they made in 2015 in Paris.

Venue moved twice

The COP25 was initially scheduled to be held in Brazil. But It was moved to Chile after the Brazilian president Jair Bolsonaro was widely criticised by environmentalists for his policies on the Amazon region.

However, following violent protests and civil unrest in Chile, the government announced at the end of October that the country was ceding the hosting of the UN climate conference to Spain, although Chile remains overall in charge of COP25.

The COP25 will take place days after the European Union collectively declared a “climate emergency” and three weeks after Donald Trump confirmed the United States’ withdrawal from the Paris Agreement.

According to a statement, the US will have a diplomatic team but no senior members of Donald Trump’s administration at the COP25.

“The United States will continue to participate in ongoing climate change negotiations and meetings – such as COP25 – to ensure a level playing field that protects US interests,” the US State Department said on Saturday.

The Alliance of Small Island States (AOSIS) has also voiced its concerns about the risks of small island and low-lying coastal states whose future might depend on national plans of industrialised countries.

However, according to Spain’s minister for the ecological transition, Teresa Ribera, “COP25 will reaffirm that multilateralism is the best tool to solve global challenges such as climate change”.

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Von der Leyen all’attacco sul clima, domani a Cop25

‘Diventare nel 2050 il primo continente climaticamente neutrale’.

Parte subito all’attacco sul fronte clima la nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “Dobbiamo essere ambiziosi e all’avanguardia e diventare nel 2050 il primo continente climaticamente neutrale”. Appena preso ufficialmente possesso del suo ufficio al tredicesimo piano del palazzo Berlaymont, il quartier generale dell’esecutivo europeo, von der Leyen ha sottolineato che “tutti sanno quanto sia urgente” intervenire contro i cambiamenti climatici per avviare quell’inversione di tendenza che avrà bisogno di “una generazione” per dare frutti.

“E’ nell’interesse comune fare il massimo”, ha detto poi con il pensiero rivolto ai Paesi meno entusiasti come la Polonia. “I fenomeni meteorologici di questi ultimi due anni non sono nuovi, ma mai erano stati così intensi e frequenti”. Certo la strada non sarà in discesa, viste le resistenze di giganti come Usa e India, ma anche di partner europei. Ma fin da domani a Madrid, dove si apre la Cop25, la nuova presidente della Commissione parlerà dell’emergenza clima con diversi colleghi.

Perché, ha ribadito von der Leyen, il News Green Deal Ue che sarà presentato all’Europarlamento mercoledì 11 dicembre sarà al centro della strategia geopolitica e di sviluppo economico dell’Unione. Il primo vero banco di prova per la politica ‘green’ dell’Europa sarà comunque il vertice Ue in programma a Bruxelles per il 12 e 13 dicembre prossimi. Intanto oggi la nuova stagione Ue, apertasi formalmente con l’insediamento di von der Leyen, Charles Michel (Consiglio Europeo) e di Christine Lagarde (Bce) è stata celebrata con una cerimonia organizzata dal presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, per ricordare i dieci anni del Trattato di Lisbona.

Un accordo meno ambizioso della Costituzione europea bocciata da referendum nazionali, ma che ha comunque sancito un importante “rafforzamento della democrazia rappresentativa” a livello dell’Unione, come ha ricordato Sassoli. Il quale ha sottolineato anche come sia arrivato il momento di “trasformare le promesse in realtà” per rispondere alle attese dei cittadini. Ed anche Lagarde ha posto l’accento sulla necessità di passare da una fase di “riparazione”, come quella vissuta negli ultimi dieci anni, a una di “rinnovamento e speranza” per rispondere ai profondi cambiamenti – economici, tecnologici e climatici – intervenuti in questo lasso di tempo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Von der Leyen. Una scivolosa strada tutta in salita.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-29.

2019-11-30__Eurozona Industria 001

Von der Leyen la Commissione Europea sono state approvate dall’europarlamento ed entreranno in funzione tra pochi giorni. È stata una corsa ad ostacoli, ma alla fine è arrivata in porto a seguito di una lunga serie di accordi, forse sarebbe meglio dire compromessi. Il fatto che l’approvazione sia avvenuta a larga maggioranza non significa però che questa risultati essere coesa:nei fatti la von der Leyen dovrà trovarsi maggioranze

«Today, a majority of MEPs decided to give the green-light to the new von der Leyen Commission»

«About 65% of MEPs backed the new College of Commissioners, whereas only 22% of Parliamentarians voted against von der Leyen»

«However, if you think von der Leyen’s life will be any easier after clearing this major hurdle, you might want to reconsider: the biggest challenges are yet to come, as the latest trends show that coalition building on EU policy initiatives is going to be more difficult than ever»

«Only fringe forces such as left-wing GUE/NGL, right-wing ID and few other MEPs decided to vote against the new leadership of the Commission»

«EU Parliamentarians managed to obtain significant concessions from the new Commission President, such as the promise of providing the EP with de facto powers of legislative initiative»

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Però, se conquistare è difficile, ancor più è il saper conservare le conquiste fatte.

A seguito un minimo elenco per punti, non esaustivo, ma davvero ben pesante.

«Weak majorities in the EP for some of her landmark proposals, such as a European Unemployment Reinsurance Scheme (her own political party – German CDU – voted against it in the European Parliament).»

«Increasing assertiveness of individual Member States, notably Poland and Hungary, which are fighting against several political initiatives proposed by their fellow Western partners (in particular on migration, environment, rule of law, deeper political integration, etc.).»

«Slow progress on issues that Member States tend to address as a zero-sum game, in particular on the Eurozone (indebted countries vs the rest) and the budget (net contributors vs net beneficiaries).»

«Macron’s geopolitical positioning, in particular with regards to his bid to make the EU less reliant on NATO, improve relations with Iran and Russia, and skepticism on EU enlargement»

«The need to address rising political polarization, by delivering on some of the topics that are on top of the EU agenda, such as migration and the environment»

«The widening rift with the Anglosphere, as showcased by Brexit and the fraught EU relationship with US President Donald Trump»

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In estrema sintesi, i problemi dell’Unione Europea sono espressi dalla tabella riportata. La produzione industriale sta lasciando l’Unione Europea.

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Von der Leyen gets the green light, but the biggest challenges are yet to come

Today, a majority of MEPs decided to give the green-light to the new von der Leyen Commission. About 65% of MEPs backed the new College of Commissioners, whereas only 22% of Parliamentarians voted against von der Leyen. This means that, after a difficult process, the new legislative cycle can finally start. However, if you think von der Leyen’s life will be any easier after clearing this major hurdle, you might want to reconsider: the biggest challenges are yet to come, as the latest trends show that coalition building on EU policy initiatives is going to be more difficult than ever.

The increased level of support for von der Leyen is not surprising (compared to last July), as the main political groups in the European Parliament had no interest in keeping the European Commission hostage for too long. This explain why the political families that are represented in the new college of Commissioners (EPP, S&D, Renew Europe and the Polish members of ECR) cohesively threw their weight behind von der Leyen, while other governing forces such as the Italian 5 Star Movement also voted in favour, as expected. The new Commission could also count on the benevolent abstention of the Greens/EFA group, which was initially rather critical of the new President. Only fringe forces such as left-wing GUE/NGL, right-wing ID and few other MEPs decided to vote against the new leadership of the Commission. Click here for more details on how each MEP voted.

However, this enlarged majority only comes after a prolonged limbo in which von der Leyen has done her best to woo critical MEPs. The newly elected Parliamentarians previously showed the new President (and the Member States) that they are not afraid of confrontation, by providing her with a narrow majority in the first place and rejecting three Commissioner-nominees. EU Parliamentarians managed to obtain significant concessions from the new Commission President, such as the promise of providing the EP with de facto powers of legislative initiative. In other words, the Commission commits to follow up on EP non-legislative resolutions by putting forward dedicated legislative proposals. If properly implemented, this new mechanism would significantly strengthen the political leverage of the legislative chamber. All of these developments contributed to smooth the opposition to the new Commission among MEPs. 

Still, trouble lies ahead, as the new Commission will have to face a significant, perhaps even unprecedented, number of political challenges. The following is a non-exhaustive list of issues that are likely to generate quite a few headaches in the Berlaymont:

Weak majorities in the EP for some of her landmark proposals, such as a European Unemployment Reinsurance Scheme (her own political party – German CDU – voted against it in the European Parliament). During the previous term, we already observed very tight majorities on some of the most disputed proposals by the Commission, such as those on digital copyright, the mobility package and the coordination of social security systems. This trend is likely to continue, as majority-building has become more difficult after the elections. In some cases, particular opposition is likely to be found within the Council, such as with the bid to lift unanimity requirements on taxation policy. Since opposition to EU tax harmonization is concentrated among smaller Member States (such as Ireland, Malta, etc.), convincing these countries to accept qualified majority voting on a field where they are likely to be outvoted is going to be quite a challenging task.

– Increasing assertiveness of individual Member States, notably Poland and Hungary, which are fighting against several political initiatives proposed by their fellow Western partners (in particular on migration, environment, rule of law, deeper political integration, etc.). Additionally, these governments are now facing a more hostile EP due to the gains of critical forces, such as Greens/EFA and Renew Europe, in the latest European elections (in fact, the increased hostility was already visible during the hearings). These efforts to keep Orban and Kaczynski at bay, despite their high level of domestic support, are a political hot potato for the new Commission, as the institution will have to tread carefully in order to avoid a further deepening of the rift between East and West.

Slow progress on issues that Member States tend to address as a zero-sum game, in particular on the Eurozone (indebted countries vs the rest) and the budget (net contributors vs net beneficiaries). These conflicts are likely to slow down progress on the reform of economic governance and the budget, in particular since the increasing political polarization across the continent lead the negotiating parties to be less willing to compromise on highly salient issues. The new Commission will try to find a balance between an increasingly dissatisfied South (where EU action is warranted to help countering economic stagnation and high unemployment) and the highly concerned Northern countries, which have to deal with public opinions that are not keen – to say the least – on further budgetary or financial transfers towards Brussels, Southern countries or other Member States.

Macron’s geopolitical positioning, in particular with regards to his bid to make the EU less reliant on NATO, improve relations with Iran and Russia, and skepticism on EU enlargement. Macron’s bold foreign policy moves raised several eyebrows across the continent, especially in Berlin and Central & Eastern Europe. This approach is also likely to further increase the concerns with regards to the French push for EU reform (Macron’s EU proposals on trade, Eurozone integration and taxation, which are viewed with particular skepticism in both CEE and the Northern countries). This assertive approach by France also triggered significant reactions in the European Parliament, as shown by the rejection of the first French nominee for EU Commissioner (and the tight approval of the second nominee by the JURI committee) and the widespread opposition among MEPs with regards to Renew Europe’s proposals to reform the EU enlargement mechanism. This is likely to be a problem for von der Leyen, who needs the main political groups (Renew Europe, S&D, EPP) to be less conflictual in order to get things done.

The need to address rising political polarization, by delivering on some of the topics that are on top of the EU agenda, such as migration and the environment. Diversity of views and interests across the Union would suggest that compromises are needed in order to pass new initiatives through the legislative institutions. However, the electoral rise of fringe groups are adding pressures on mainstream forces, which are becoming less keen on backing compromise solutions (as they are afraid to lose further support). For instance, the rise of the Greens is adding pressure on the Social Democrats and Renew Europe to support bolder climate action. Similarly, the rise of right-nationalists (ID group) puts pressure on the EPP (and others) to hardens its positions on undocumented migrants. As a result, some EPP members are becoming less willing to compromise with the left on such issues.

– The widening rift with the Anglosphere, as showcased by Brexit and the fraught EU relationship with US President Donald Trump. While it’s easy to blame the current status of affairs on individual politicians, some of the issues that complicate the EU-US relations have been there for a long time, such as the imbalances within NATO, the difficult bilateral trade relations (as shown by the ‘painful’ TTIP negotiations) and the US aversion towards projects of political integration such as the Eurozone (which gets its fair deal of bad press in the Anglosphere). With regards to the UK, while the Commission’s handling of the Brexit negotiations so far has been deemed as rather effective in protecting the interests of the Union, the most important decisions are just being procrastinated: the upcoming trade negotiations are not going to be easy. The Commission will have to tread carefully to ensure a positive long-term outcome for the Union. In fact, short-term consequences are not as worrisome as the potential long-term implications of the divorce between Brussels and London (in particular as the UK is set to continue working against the project of EU political integration, but this time from the outside).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Il 27 si vota la Commissione. Si decide il destino dell’Italia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-25.

EP-051364A_Tajani_Brexit
Opening the debate on BREXIT

Si profila nell’europarlamento una settimana densa di avvenimenti, che avranno grandi ripercussioni in Italia.

«Members of the Europan Parliament (EP) will vote on whether to support the new EU commission led by Ursula von der Leyen on Wednesday (27 November) at noon»

«The vote (by simple majority) will come following a presentation by Germany’s von der Leyen of the 27 commissioners and their programmes»

«If approved, the new commission will finally be able to take office on 1 December – even without a UK commissioner»

«On Wednesday (27 November), MEPs will also vote on the next year’s budget for investing in the EU and its member states, the mobilisation of a solidarity fund to assist Greece and financial measures to address the challenges of migration, refugees and security threats»

«Meanwhile, the EP committee on budgets (BUG)  will have an extraordinary meeting on Monday evening to exchange ideas, among other issues, over EU’s Budget 2020 procedures»

«On the same day, there will be a plenary debate over the EU accession to the Istanbul Convention and the other measures to combat gender-based violence to mark the International Day for the Elimination of Violence against Women – but the resolution will be voted on Thursday. This international treaty remains blocked in the EU council by Bulgaria, Czech Republic, Hungary, Latvia, Lithuania, and the United Kingdom»

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L’europarlamento eletto a maggio ha evidenziato un crollo di quasi cento seggi della sua componente liberal socialista, che ha perso la maggioranza e non è riuscita ad imporre la nomina a Presidente della Commissione Europea né del candidato del Ppe né di quello di S&D. Uno smacco vissuto a livello ustionante.

Mrs Ursula von der Leyen è stata nominata dal Consiglio Europeo ed ha ottenuto una maggioranza parlamentare di qualche scarno voto solo grazie al massiccio supporto degli identitari sovranisti ed, inaspettatamente, degli europarlamentari M5S.

Se il 27 Mrs Ursula von der Leyen riuscisse ad ottenere, cosa che non è scontata, un voto favorevole, ancorché risicato, si concluderebbe questa telenovela di ostruzionismo parlamentare.

Si deciderebbe se il governo dell’Unione spetta come da diritto al Consiglio Europeo, ossia al consesso dei capi di stato o di governo, oppure all’europarlamento.

Se sicuramente questa Commissione non è certo quella ottimale, altrettanto sicuramente è quella al momento possibile.

Ad impossibilia nemo tenetur.

Si noti come il ‘clima’ stia di fatto uscendo dall’agenda, al di là dei titoli altisonanti. Il suo costo sarebbe stato smisurato.

EPP congress pledges ‘moderate’ climate solution

«The centre-right European People’s Party (EPP) pledge at its Zagreb congress to deliver a middle-ground compromise between “utopian environmental policies” and climate-change denial.»

Raggiungere un compromesso di medio termine tra “politiche ambientali utopiche” e la negazione dei cambiamenti climatici.

A quanto potrebbe sembrare, un filo di sano buon senso inizia a fare capolino anche nell’europarlamento.

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EU Observer. 2019-11-25. EU Parliament to vote on the Commission This week

Members of the Europan Parliament (EP) will vote on whether to support the new EU commission led by Ursula von der Leyen on Wednesday (27 November) at noon.

The vote (by simple majority) will come following a presentation by Germany’s von der Leyen of the 27 commissioners and their programmes. If approved, the new commission will finally be able to take office on 1 December – even without a UK commissioner.

The EP president David Sassoli will meet with von der Leyen on Monday (25 November).

On Wednesday (27 November), MEPs will also vote on the next year’s budget for investing in the EU and its member states, the mobilisation of a solidarity fund to assist Greece and financial measures to address the challenges of migration, refugees and security threats.

Climate will also be very high on the agenda of the next plenary session.

MEPs will discuss whether the EU should declare a state of environmental and climate emergency, as well as the European Parliament’s position ahead of the UN conference (in Madrid, 2-13 December).

There will be a vote on two draft resolutions on Thursday (28 November) on the EU’s commitment to cutting greenhouse gas emissions to achieve climate neutrality by 2050.  

MEPs, commission vice-president Frans Timmermans and a representative of the Finnish presidency will set on Tuesday (26 November) the parliament’s priorities ahead of the next European summit on 12-13 December.

Meanwhile, the EP committee on budgets (BUG)  will have an extraordinary meeting on Monday evening to exchange ideas, among other issues, over EU’s Budget 2020 procedures.

The EP committee on foreign affairs (AFET), the subcommittee on human rights (DROI) and the committee on development (DEVE) will also meet on Monday with last year’s winner of the Sakharov Prize for freedom of thought, the Ukrainian film director Oleg Sentsov.

On the same day, there will be a plenary debate over the EU accession to the Istanbul Convention and the other measures to combat gender-based violence to mark the International Day for the Elimination of Violence against Women – but the resolution will be voted on Thursday.

This international treaty remains blocked in the EU council by Bulgaria, Czech Republic, Hungary, Latvia, Lithuania, and the United Kingdom.

Sassoli will meet on Tuesday with the prime minister of Portugal, Antonio Costa.

On Wednesday, Sassoli will also meet the president of the European Investment Bank, Werner Hoyer, the Irish Minister for European Affairs, Helen McEntee, and a delegation from the Japanese parliament.

The European ombudsman, Emily O’Reilly, will meet the liberals Renew Europe and the leftists GUE/NGL during the week to present her candidacy for the next term and give MEPs the chance to ask questions. She met MEPs from the S&D and the Greens last week.

On Monday, the presidency of the EU council organises a high-level conference on the data economy in Helsinki to present solutions and ideas for a sustainable, competitive and human-driven data economy.

The same day, ministers of EU member states in charge of development will gather in Brussels to discuss the future financial architecture for sustainable development and how the EU and member states can better cooperate to support the development of countries in transition.

Development ministers are also expected to touch upon the Global Refugee Forum, which will take place in Geneva next month (17-18 December).

On Thursday, ministers of EU member states will debate the external dimension of European competitiveness, and on Friday (29 November) the minister will discuss solutions for a sustainable Arctic and adopt conclusions on the updated EU bioeconomy strategy.

Romania will face the second round of presidential elections this Sunday (24 November), where president Klaus Iohannis is ahead in polling against former prime minister Viorica Dancila.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Europea, Unione Europea

Macron. Sylvie Goulard. Ira furibonda per il controllo della Unione Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-12.

Macron Merkel Parigi

Il superbo ha un concetto di sé stesso così elevato, ma così elevato da considerarsi dio sulla terra, Ma il percepirsi come una sorta di divinità autoreferenziale ha come conseguenza la granitica certezza che la propria volontà sia anche onnipotente: per il superbo al suo volere dovrebbe conseguire in modo automatico l’effettivo potere attuativo.

Ma nella vita umana ci sono anche gli altri, talora superbi anche essi.

Così la volontà del superbo si scontra con la dura realtà che gli altri possano non essere di accordo oppure anche contestarla. Dapprima il nostro uomo resta semplicemente stupefatto che gli altri non si sottomettano ai propri voleri, ma in breve inizia ad odiarli in modo violento e totale. Poco o punto importa il perché gli altri si siano opposti. La loro opposizione diventa immediatamente la prova euristica che la volontà del superbo non sia onnipotente: lo umilia fino al midollo.

E più è radicata la superbia nel proprio io, maggiore è l’odio viscerale che ne emerge, con l’imperiosa urgenza di distruggere fisicamente ogni possibile oppositore. Solo distruggendo quanti si siano opposti il superbo recupera la sua percezione di onnipotenza e, sotto sotto, la propria autostima. Si innesca di conseguenza una lotta mortale: è diventata questione di vita o di morte.

Come corollario a margine, è elemento caratteristico dei superbi l’incapacità strutturale ad ammettere di aver fatto un qualsivoglia errore: la capacità di autocritica e di saper chiedere scusa all’occorrenza è aliena alla mente superba. La colpa sarà sempre ed invariabilmente degli altri. E spesso la tragedia rasenta la farsa, il superbo appare ai più come un moccioso che frigna di rabbia impotente, accusando la maestra di avercela con lui, di perseguitarlo.

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Senza avere ben presente questa realtà i comportamenti di Mr Macron risulterebbero essere incomprensibili.

«Macron cries foul as EU lawmakers snub French pick for industry job»

«French President Emmanuel Macron insisted Sylvie Goulard was the victim of a “political game” on Thursday after France’s choice to be the head of EU industrial policy was emphatically rejected by European lawmakers»

«Goulard was pressed by lawmakers over her role in a jobs scandal, in which she denies wrongdoing, and also her work in previous years as an adviser for a U.S. think-tank which paid her more than 10,000 euros a month»

«Her rejection, led by the biggest group in the European Parliament, comes against the backdrop of a power struggle between lawmakers and Macron about who should take leadership roles in the next European Commission»

«The wrestle for influence comes at a time when the EU executive needs a strong mandate to take on a host of challenges over the next five years, ranging from anti-EU populists at home to a more assertive China abroad. »

«However Macron saw different motivations for the rejection.

“Sylvie Goulard has been the object of a political game which affects the whole of the European Commission,” said a statement issued by his office.»

«Macron said later: “I need to understand what was at play. Resentment. Pettiness maybe. But I need to understand.”»

«In July, Macron killed off an EPP initiative to decide who would become the next head of the powerful European Commission, which helps decide policy for 500 million Europeans»

«Macron proposed Goulard for the post of EU internal market commissioner, responsible for European defense integration, a role which would have seen her manage a new multi-billion euro defense fund.»

«Sylvie Goulard was very clearly the hostage of national and European political game-playing, …. This shows that from the start, it was never about her competence. European politics shouldn’t be written by resentment»

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È altro tratto caratteristico dei superbi grondanti di odio accusare gli altri di essere odiatori ad oltranza: si imputano agli altri i propri vizi.

La posta in gioco è chi sia egemone in questa Unione Europea.

In un clima politico così frammentato nessuno ha la forza numerica di imporsi, e Mr Macron si era illuso di poter essere lui l’egemone, appurata la lenta scomparsa della Bundeskanzlerin Frau Merkel verso l’oblio della inconsistenza politica.

Ma la dura realtà evidenzia come il fronte liberal-socialista stia disgregandosi. E questo sarebbe l’ultimo colpo:

Germania. Merkel rifiuta la firma alla lettera EU per il ‘clima’.

Gran brutto segno clinico lo scollamento dal reale.

Se è vero che l’Imperatore Caligola aveva fatto nominare senatore il proprio cavallo, sarebbe altrettanto vero constatare come Mr Macron non sia a livello di Caligola. Forse potrà impuntarsi su Mrs Sylvie Goulard, ma di essere l’egemone della Unione Europea adesso se lo può scordare in modo definitivo.

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Reuters. 2019-10-11. Macron cries foul as EU lawmakers snub French pick for industry job

French President Emmanuel Macron insisted Sylvie Goulard was the victim of a “political game” on Thursday after France’s choice to be the head of EU industrial policy was emphatically rejected by European lawmakers.

Goulard was pressed by lawmakers over her role in a jobs scandal, in which she denies wrongdoing, and also her work in previous years as an adviser for a U.S. think-tank which paid her more than 10,000 euros a month.

Her rejection, led by the biggest group in the European Parliament, comes against the backdrop of a power struggle between lawmakers and Macron about who should take leadership roles in the next European Commission.

The wrestle for influence comes at a time when the EU executive needs a strong mandate to take on a host of challenges over the next five years, ranging from anti-EU populists at home to a more assertive China abroad.

After a second hearing, Goulard, an experienced former French diplomat and EU lawmaker, was rejected on Thursday by 82 EU lawmakers in two committees charged with vetting her, with only 29 backing her – failing to reach the requisite two-thirds support.

“EU citizens won’t put their trust in their institutions when a Commissioner sees absolutely no problem in making 10,000 euros a month from a private lobby in addition to her MEP salary,” said French far-left lawmaker Manon Aubry.

However Macron saw different motivations for the rejection.

“Sylvie Goulard has been the object of a political game which affects the whole of the European Commission,” said a statement issued by his office.

Macron said later: “I need to understand what was at play. Resentment. Pettiness maybe. But I need to understand.”

TOUGH TASK FOR NEW EU CHIEF

The rejection complicates the task of incoming European Commission president Ursula von der Leyen, who was also put forward by Macron. While she is a center-right politician, she was not the first choice of lawmakers of the center-right European People’s Party (EPP), the biggest bloc in parliament.

She has already seen her Hungarian and Romanian candidates for roles rejected by the assembly.

In July, Macron killed off an EPP initiative to decide who would become the next head of the powerful European Commission, which helps decide policy for 500 million Europeans.

Following Goulard’s rejection, president-elect von der Leyen called for European unity of purpose toward a “common objective” of forming a new Commission.

“We must not lose sight of what is at stake: the next five years will be decisive for Europe in a difficult global environment,” she said in a statement after meeting leaders of key lawmaker groups. “It is now necessary … to speed up the process so that Europe can act swiftly.”

GOULARD CAUGHT IN JOBS FUROR

Macron proposed Goulard for the post of EU internal market commissioner, responsible for European defense integration, a role which would have seen her manage a new multi-billion euro defense fund.

Following Macron’s 2017 election victory, Goulard was appointed defense minister but resigned barely a month into the job after an investigation into the way her political party, MoDem, hired assistants in the European assembly.

At an earlier hearing on Oct. 2, Goulard denied wrongdoing, saying the funds had been repaid and that she considered the affair a human resources issue rather than a legal one.

She said she risked becoming a victim of a “political game” among rival political groups in the European Parliament, particularly at the hands of the EPP.

“I am not under formal investigation,” she told lawmakers on Thursday as she protested her innocence once more.

She also expressed regret that her work for the Berggruen Institute, during her time as an EU lawmaker from 2013 to 2016, had cast a shadow over her candidacy.

European lawmaker Stephane Sejourne, an ally of Macron, echoed the French president’s sentiments.

“Sylvie Goulard was very clearly the hostage of national and European political game-playing,” he tweeted. “This shows that from the start, it was never about her competence. European politics shouldn’t be written by resentment.”

Parliament, which has been fragmented between pro and anti-EU groups since May elections, will vote on the Commission as a whole on Oct. 23 before it can take office.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Commissione Europea. Si preannunciano scontri ferocissimi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-11.

Duello Giochi-di-Carnasciale-Scherma-medievale

In succinta sintesi, alle elezioni europee il Partito Popolare Europeo e quello Socialista hanno perso assieme un centinaio di seggi, perdendo così la maggioranza.

Sia Weber, il candidato del Ppe, sia Timmerman, il candidato del Pse, sono stati bocciati dal Consiglio Europeo, che ha proposto Mrs von der Leyen, nome suggerito da Frau Merkel che si era previamente accordata con i polacchi e con gli ungheresi, che infatti la hanno votata.

Il quadro politico che ne risulta è dilacerante. Nessuno schieramento politico è in grado di imporre la propria volontà politica, mentre tutti hanno la concreta possibilità di bloccare quella altrui. Non da ultimo, esercitando il diritto di veto.

* * *

Ci si deve quindi aspettare una lotta serrata, ove di volta in volta una componente riesca a conquistarsi un pezzettino di potere, vero o presunto essere tale. Non ci si faccia impressionare dalle grida di vittoria oppure dai lamenti della sconfitta: saranno solo scaramucce. Nessuna componente è in grado di ottenere una vittoria assoluta.

I candidati alle Commissioni dovranno sostenere una audizione in seno al parlamento europeo, che esprimerà quindi su ciascuno di essi un parere, parere che però non sarà vincolante: alla fine sarà la sola Mrs Ursula von del Leyen a decidere i nomi dei Commissari.

Al momento, due di essi sono critici.

Mr László Trócsányi, nominalmente un indipendente, è talmente vicino al Fidesz di Mr Orban da essere stato nominato ministro della giustizia. Lui ed il candidato polacco,  Mr Janusz Wojciechowski, membro del PiS, sono la pulpite purulenta dei liberal socialisti europei, i quali li odiano quasi più di Mr Salvini.

Sui loro nomi si scontreranno la fazione liberal e quella che supporta Mrs von der Leyen.

Sarà una gran bello spettacolo.

Spettacolo che si consumerà mentre l’Unione Europea prosegue a grandi passi verso una profonda depressione del suo sistema economico. Ma è certamente più facile parlare del the rule of law che di come uscire dalla crisi.

Nota.

I maligni, ma si sa che i maligni sono tali, hanno notato che Mrs von der Leyen abbia trovato un posticino di consolazione per il socialista olandese Mr Frans Timmermans “sarà vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, che deve essere il marchio di fabbrica europeo”, mentre al momento non risulta che qualche briciolotto sia rimasto per Herr Weber.


László Trócsányi officially nominated for the new Enlargement Commissioner

BRUSSELS – Former Minister of Justice of Hungary László Trócsányi is officially nominated for the position ‘Neighbourhood and Enlargement’ portfolio in the Commission of Ursula von der Leyen. The news was announced today at the press conference in Brussels, where von der Leyen announced her picks for 27 portfolios in her administration. Despite rumors that Dubravka Šuica of Croatia is going to be nominated for this position, she instead received a nomination for “Democracy and Demography” portfolio. All candidates for the Commissioners will have to go through a hearing process in front of the relevant committees of the European Parliament, and the EP will vote for the Commission as a whole before 1 November, when its mandate officially begins.

* * *

Ma chi è László Trócsányi?

«Commissario alla Politica di vicinato e negoziati per l’allargamento (Ungheria, Popolari)

Ha 63 anni ed è stato professore universitario di diritto europeo e ambasciatore in vari paesi, ma negli ultimi tempi è noto soprattutto per il suo incarico da ministro della Giustizia nel governo guidato da Viktor Orbán, che ha reso l’Ungheria uno stato semi-autoritario. Negli ultimi anni Trócsányi ha promosso leggi che hanno di fatto criminalizzato le ong che si occupano di migranti e portato alla chiusura della famosa Central European University. La parlamentare europea Liberale Sophie in ’t Veld ha detto al Guardian che considera la sua nomina «una provocazione», ed è probabile che Trócsányi subirà una lunga e severa audizione al Parlamento Europeo.»

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Ansa. 2019-09-10. Presidenza Finlandia Ue, giro vite per rispetto stato diritto

Ministra Helsinki a Ft, taglio fondi a chi lo infrange

BRUXELLES – La “Finlandia utilizzerà la sua presidenza dell’Ue per spingere affinché si adottino i controversi piani di Bruxelles che mirano a tagliare i fondi Ue agli Stati che violano lo stato di diritto, arrivando così ad una vera e propria resa dei conti con diversi stati dell’Europa centrale e orientale”. Lo scrive in un’intervista al Financial Times Tytti Tuppurainen, ministro degli affari europei finlandese, convinta che la protezione dei valori europei sia di “fondamentale importanza” in quanto “regimi più o meno totalitari” sono aumentati in tutto il mondo.

L’intenzione di Helsinki di rendere lo stato di diritto la “priorità della sua presidenza di turno” potrebbe “alimentare ulteriormente le tensioni con alcuni paesi come l’Ungheria e la Polonia, che sono già al centro di processi disciplinari dell’Ue per presunte violazioni delle regole e dei valori dell’Unione, scrive il quotidiano. “Non si tratta di portare via i soldi da alcuni paesi”, ha precisato la ministra. “È una misura preventiva ed è destinata ad applicarsi a tutti gli Stati membri”.

“La presidenza finlandese dell’Ue vuole rafforzare lo stato di diritto, proponendo tagli ai fondi per chi secondo la Commissione non rispetta le regole dello stato di diritto. Questo è il primo regalino dell’Europa agli amici dell’Est che sono risultati decisivi per eleggere von der Leyen”, scrive su Twitter l’eurodeputato della Lega Marco Zanni.

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Von der Leyen presenta la squadra: Gentiloni commissario all’Economia

Paolo Gentiloni sarà commissario europeo agli Affari economici e monetari. Lo ha annunciato la presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha presentato la sua squadra a Bruxelles. Gentiloni è il primo italiano a ricoprire tale carica. Von der Leyen: voglio commissione flessibile e agile “Oggi presento una squadra ben equilibrata e che riunisce competenza ed esperienza, voglio una commissione che lavori con determinazione e che offra delle risposte”, ha detto Ursula von der Leyen. “Voglio una commissione che sia flessibile moderna e agile”, ha aggiunto. “Vorrei ringraziare Juncker per il suo sostegno in queste ultime settimane, molto gentilmente ha messo a disposizione la sua equipe e oggi la sua sala stampa. Lo conosco da quando sono entrata in politica in politica e ho molto imparato da lui ed è un onore succedergli”, dice poi la presidente della Commissione Ue. Migranti, dobbiamo riformare l’accordo di Dublino “Dobbiamo riformare Dublino, ed è una questione che riguarda la solidarietà, che per definizione non può dipendere da una posizione geografica. Non può essere la base sulla quale un Paese “si deve assumersi maggiori responsabilità per esempio rispetto all’arrivo dei migranti”, ha detto lUrsula von der Leyen. “Dunque Dublino deve essere riformato e ne parleremo con molto impegno. Ciò è uno dei punti fondamentali del nostro programma”, ha aggiunto. Timmermans vicepresidente per il ‘Green Deal’, Vestager per il digitale Il socialista olandese Frans Timmermans “sarà vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, che deve essere il marchio di fabbrica europeo”, annuncia la presidente eletta della Commissione europea. La liberale danese, Margrethe Vestager sarà vice presidente esecutiva per il digitale. Vestager sarà anche commissaria per la Concorrenza. Con Valdis Dombrovskis saranno i vicepresidenti esecutivi. I commissari dovranno recarsi negli Stati membri “Tutti i commissari dovranno recarsi negli stati membri nella prima parte del loro mandato”, ha detto Ursula von der Leyen.

La lettera di von der Leyen a Gentiloni: “Alto debito è fonte di rischio” Paolo Gentiloni quando sarà commissario europeo all’Economia dovrà “fare in modo che l’Europa aumenti la propria resilienza agli choc e assicurare stabilità, in caso si verifichi un’altra recessione. Gli attuali livelli elevati di debito sono una fonte di rischio ed un vincolo per i governi, poiché impedisce di assicurare una stabilizzazione macroeconomica quando ce n’è bisogno”. Lo scrive Ursula von der Leyen, nella lettera inviata al futuro commissario europeo all’Economia. Von der Leyen precisa poi di non avere in mente solo il debito pubblico: “Dovrà guardare – scrive a Gentiloni – a come affrontare i livelli di debito sia nel settore pubblico che in quello privato”. L’Italia ha un elevato debito pubblico in rapporto al Pil, superiore al 130% del Pil, ma ha anche un debito privato inferiore a quelli di altri Paesi europei: mentre nel 2018 il debito privato del nostro Paese ammontava al 107,6%, quello dell’Olanda, generalmente rigorista in materia di finanze pubbliche, arrivava al 241,6% (dati Eurostat) e quello della Finlandia, altro Paese del fronte del rigore, è al 142% del Pil. Moscovici: Gentiloni scelta eccellente “Il mio successore designato” come commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni “è un amico ed una scelta eccellente, saprà portare i valori e le idee della famiglia socialdemocratica”. Così su Twitter il commissario uscente agli Affari economici e monetari, il francese Pierre Moscovici, che ha definito quella presentata dalla presidente eletta Ursula von der Leyen “una Commissione politica, equilibrata e per la prima volta paritaria”.

Questa la composizione della commissione europea annunciata da Ursula von der Leyen. I tre vice-presidenti esecutivi sono: Frans Timmermans (Olanda) che coordinerà le attività per il Green Deal europeo e gestirà la politica di azione per il clima; Margrethe Vestager (Danimarca) che coordinerà l’intera agenda digitale e sarà commissaria per la concorrenza; Valdis Dombrovskis (Lettonia) coordinerà le attività per un’economia al servizio delle persone e sarà commissario per i servizi finanziari. I cinque altri vicepresidenti sono: Josep Borrell (Spagna) che sarà alto rappresentante e vicepresidente designato; Vera Jourová (Repubblica ceca) ai valori e trasparenza. Margaritis Schinas (Grecia) si occuperà di “proteggere il nostro stile di vita europeo”; Maroš Šefcovic (Slovacchia) alle relazioni inter-istituzionali e prospettive strategiche; Dubravka Šuica (Croazia) con delega a democrazia e demografia. Guiderà inoltre le attività della Commissione nell’ambito della conferenza sul futuro dell’Europa. Gli altri commissari avranno le seguenti funzioni: Johannes Hahn (Austria) si occuperà di “Bilancio e amministrazione”; Didier Reynders (Belgio) sarà responsabile della Giustizia; a Mariya Gabriel (Bulgaria) spetta il portafoglio “innovazione e gioventù”. Stella Kyriakides (Cipro) alla salute; Kadri Simson (Estonia) all’energia; Jutta Urpilainen (Finlandia) ai “Partenariati internazionali”; Sylvie Goulard (Francia) al “Mercato interno” e responsabile della nuova direzione generale dell’Industria della difesa e dello spazio; László Trócsányi sarà a capo del portafoglio “Vicinato e allargamento”; Phil Hogan (Irlanda), avrà il portafoglio “Commercio”; Paolo Gentiloni, come detto, guiderà il portafoglio dell’Economia”; Virginijus Sinkevicius (Lituania) si occuperà di “Ambiente e oceani”; Nicolas Schmit (Lussemburgo) al “Lavoro”; Helena Dalli (Malta) all'”Uguaglianza”; Janusz Wojciechowski (Polonia) all’agricoltura; Elisa Ferreira (Portogallo) a coesione e riforme; Rovana Plumb (Romania) sarà incaricata dei trasporti; Janez Lenarcic (Slovenia) sarà responsabile del portafoglio “Gestione delle crisi”. Infine, Ylva Johansson (Svezia) guiderà il portafoglio “Affari interni”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Polonia. Janusz Wojciechowski proposto Commissario per l’Agricoltura.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-03.

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Merkel. Quella telefonata che allunga la vita ….

«The fact that Merkel had called Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki and asked for the support of the PiS EU parliamentarians, didn’t remain secret for long either»

«Now that outgoing German Defense Minister Ursula von der Leyen has been narrowly elected as the next president of the European Commission, she will have to figure out how to build bridges between the Continent’s antagonistic member states and the political camps in the European Parliament»

«No, Ursula von der Leyen says, no promises were made to the governments of Poland, Hungary or Italy to secure votes from those countries’ members in the European Parliament»

«No special posts in her commission, no financial promises in the next multi-year budget, nothing like that»

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Dopo le parole, i fatti, ed il PiS è stato di parola.

«I think this portfolio is so important for Poland that it should go to someone who has been dealing with agriculture their whole life»

«Szczerski suggested the candidacy of Janusz Wojciechowski, and Warsaw later confirmed that it has nominated Wojciechowski to be a commissioner»

«Von der Leyen wants Poland to have agriculture portfolio»

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Pacta servanda sunt.


Von der Leyen wants Poland to have agriculture portfolio, ex-candidate says

Krzysztof Szczerski, who was originally appointed as Poland’s candidate for the next European Commission, withdrew himself from consideration Monday after a meeting with President-elect Ursula von der Leyen, after she proposed that the country get the agriculture portfolio.

“I think this portfolio is so important for Poland that it should go to someone who has been dealing with agriculture their whole life,” he said on Polish radio RMF FM.

Szczerski suggested the candidacy of Janusz Wojciechowski, and Warsaw later confirmed that it has nominated Wojciechowski to be a commissioner.

When earlier this month Szczerski met von der Leyen, they discussed the portfolio on infrastructure and regional policy. “They were areas of my interest and expertise,” he said. Poland has always stressed it wants to get an “economic” portfolio.

Wojciechowski is a lawyer, currently a Polish auditor in the European Court of Auditors. He comes from the Polish countryside and was a member, and for some time the leader, of Polskie Stronnictwo Ludowe, or the Polish Peasants’ Party (PSL). Before he joined the court, he was an MEP from the Law and Justice (PiS) party list.

He also served as vice president of the European Parliament’s agriculture committee.

This article has been updated with Janusz Wojciechowski’s official nomination.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea, Commissione uscente e Visegrad.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-19.

unione europea 001

La maggioranza europarlamentare tra Ppe ed S&D è crollata sotto il peso delle sue contraddizioni.

Contravvenendo alle più elementari regole di buon vivere politico, la Commissione Europea uscente tenta ora il colpo grosso nei confronti dei paesi del Visegrad, rei di aver destabilizzato il vecchio status quo europeo.

La Commissione di Mr Juncker vorrebbe poter arrivare ad escludere Polonia ed Ungheria dal Consiglio Europeo, così da suggellare con questo atto la propria fuoriuscita dalla scena politica.

Oggetto del contendere è il rule of law, termine con il quale i liberal socialisti intendono l’asservimento ideologico dei giudici alla loro ideologia, mezzo oltremodo potente per poter dominare situazioni nelle quali non siano riusciti a conquistarsi una supremazia elettorale.

Questo problema è sentito in molti paesi europei, ma specialmente in Polonia ed in Ungheria.

I loro tribunali, ivi comprese le relative corti costituzionali, sono occupate in gran parte da giudici ideologicamente schierati, che si ingegnano a fare tutto il loro possibile per ostacolare i legittimi governi in carica, legittimamente eletti.

«The European Commission is to propose annual rule-of-law checks on all EU states amid tensions with Hungary, Poland, and Romania»

«Its proposal, to be unveiled in Brussels on Wednesday (17 July), is to model the legal screening on the annual fiscal reviews carried out by EU officials on national debt and deficits»

«It would also include a yearly high-level EU conference on rule of law with NGOs and academics to highlight abuse»

«The proposal comes after EU institutions triggered sanctions procedures against Hungary and Poland for meddling with their courts and other abuses of EU democratic norms»

«The sanctions could, in theory, see Hungary and Poland’s votes suspended in the EU Council»

«But such a move would require unanimity, with Budapest and Warsaw pledging to veto each other’s punishments, and with Lithuania’s new president Gitanas Nauseda, also promising to shield Poland»

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Staremo a vedere come si articoleranno gli eventi.

Una cosa sembrerebbe però emergere chiaramente: ben difficilmente il Consiglio Europeo voterebbe a maggioranza assoluta la sospensione di paesi quali la Polonia e la Ungheria.


EU Observer. 2019-07-17. Poland ‘optimistic’ despite new EU law checks

The European Commission is to propose annual rule-of-law checks on all EU states amid tensions with Hungary, Poland, and Romania.

Its proposal, to be unveiled in Brussels on Wednesday (17 July), is to model the legal screening on the annual fiscal reviews carried out by EU officials on national debt and deficits, according to the Reuters news agency.

It would also include a yearly high-level EU conference on rule of law with NGOs and academics to highlight abuse, Reuters added.

EU interior ministers are likely to discuss the idea when they meet in Brussels on Thursday.

The proposal comes after EU institutions triggered sanctions procedures against Hungary and Poland for meddling with their courts and other abuses of EU democratic norms.

The European Commission also warned Romania on sanctions and won a court injunction to stop Poland firing its Supreme Court judges.

The sanctions could, in theory, see Hungary and Poland’s votes suspended in the EU Council.

But such a move would require unanimity, with Budapest and Warsaw pledging to veto each other’s punishments, and with Lithuania’s new president Gitanas Nauseda, also promising to shield Poland.

“We should not be pursuing the path of sanctions, but the path of a better mutual understanding,” Nauseda said in Warsaw on Tuesday.

The sanctions threats were a “form of oppression”, Polish president Andrzej Duda added.

Hungary and Poland had previously complained they were being singled out unfairly and the proposed annual reviews of all 28 EU countries could help to take the heat off their administrations.

Acting as a bloc with the Czech Republic and Slovakia, they lobbied against the nomination of Dutch commissioner Frans Timmermans – who oversaw the EU sanctions process – to be the next commission chief.

The German minister who got the post on Tuesday, Ursula von der Leyen, has also said she would take a hard line, including EU budget cuts for unruly capitals.

Timmermans’ future role in her commission remains uncertain, however.

She also had to rely on the votes of MEPs from Poland’s ruling party, Law and Justice (PiS), in order to secure her nomination in a European Parliament vote.

And for his part, the Polish prime minister, Mateusz Morawiecki, hinted in Berlin on Tuesday that there was a quid pro quo.

He said Poland had wanted a commission chief who “built bridges” instead of one [Timmermans] who “lectures, scolds, divides, and creates conflicts in Europe”.

German chancellor Angela Merkel had earlier phoned him to solicit PiS’ support for von der Leyen, Morawiecki told press alongside Merkel in the German capital.

“I am a cautious optimist. I believe we will have a partner on the other side completely different from the one [Timmermans] who posed a threat to central Europe by his lack of understanding and unfair treatment of Poland,” Morawiecki added.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. I Verdi non voteranno Ursula von der Layen.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-11.

unione europea 001

Le ultime elezioni, sia quelle europee sia quelle politiche nei singoli stati, hanno indotto una mutazione sostanziale del quadro politico europeo.

Si stanno scontrando due opposti modi di concepire l’Unione Europea.

Le elezioni europee hanno visto i partiti tradizionali perdere una quarantina di seggi ciascuno, e con essi la maggioranza. Questa può essere raggiunta solo con il contributo dei liberal e dei verdi, recependo quindi, sia pure parzialmente, le loro istanze.

Nelle passate gestioni era stato messo a punto il metodo dello Spitzenkandidat, secondo il quale Commissione ed europarlamento uscente avrebbe potuto designare l’eurodirigenza subentrante, dando per scontato che la situazione politica restasse immutata.

Nel Consiglio Europeo, ossia l’assemblea dei capi di stato o di governo, i paesi ad impronta identitaria sovranista non raggiungono la maggioranza, ma dispongono di una minoranza che è in grado di porre il veto: molte decisioni devono infatti essere prese alla unanimità e molte altre ancora a maggioranza qualificata.

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Allo stato attuale, il Consiglio Europeo è di fatto una confederazione di stati: un’Europa delle Nazioni.

Così gli identitari sovranisti hanno bocciato dapprima la candidatura di Herr Weber, quindi quella di Herr Timmernmanns. Hanno appoggiato la nomination di Frau Ursula von der Leyen dietro l’assicurazione che questa non avrebbe interferito nei problemi interni, non avrebbe avallato il rule of law né la presenza delle ngo, oppure misure contro l’economica del carbone, per non parlare poi degli lgbt, etc.

La von der Leyen ha ottenuto la nomination sotto queste clausole.

Gli europarlamentari se la sono legata al dito. Quello che una volta era il loro alleato, il Consiglio Europeo, è diventato il loro nemico: la entità che blocca la strada all’attuazione dello stato europeo guidato da codesto europarlamento.

È sequenziale che gli eurodeputati schiumino di rabbia impotente nei confronti degli identitari sovranisti.

Gran brutta bestia la superbia. Porta a credere che la propria volontà possa essere onnipoente. Ma quando i fatti o gli ‘altri‘ la conculcano, la superbia genera un odio esistenziale. Gli ‘altri‘ transitano da avversari politici a nemici mortali, nemici da sterminare. Ma quando ciò non siamo materialmente possibile, ecco che si genera una sordida rabbia ompotente.

Mettendosi sotto i piedi i regolamenti parlamentari, questi europarlamentari hanno impedito l’accesso alle cariche di nomina parlamentare agli identitari sovranisti, ma la guerra prosegue imperterrita. Il vero potere non risiede in quelle cariche.

Se l’europarlamento ratificasse la nomina di Frau von der Leyen accetterebbe di fatto la sua sconfitta strategica ed il trionfo dell’Europa delle Nazioni.

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«The Greens of the European parliament will not back Ursula von der Leyen nomination to become the next European Commission president»

«The decision comes after Green MEPs were left unsatisfied with the German defence minister’s responses in a hearing with the group»

«The statements of Ursula von der Leyen were disappointing. We did not hear any concrete proposal, be it on rule of law or on climate. We have been elected on a mandate for change and we don’t see how change will be possible with this candidate»

«only a few weeks after the climate elections …. von der Leyen is ignoring the climate emergency and even wants to aim for lower climate targets than previously agreed by the European Parliament»

«To secure a broad majority in the 751-seat European Parliament in next week’s vote to be approved as commission president, von der Leyen needs the support of the fourth largest group – the 74 Green MEPs»

«The Greens’ move could sway the mood even further against von der Leyen among the Socialists, some of whom are already sceptical about von der Leyen and are upset about EU leaders disregard for the lead candidate process»

«The 60-member ECR, with whom von der Leyen met with on Tuesday, will decide next Monday whether to support the German minister for the commission top post.»

«But Polish members have also indicated they might reject her because the Polish ruling party, Law and Justice’s candidates for parliament committee jobs were voted down earlier on Wednesday»

«Green MEPs grilled her on climate, trade, taxes and rule of law. The president of the European Commission needs to be the guardian of the rule of law and European values. Ursula von der Leyen evaded our questions on the rule of law and democracy in Europe. This is a major shortcoming on one of the main questions that the EU is confronted with»

«But she evaded questionson whether she would expel Hungary’s ruling Fidesz party from the centre-right European People’s Party (EPP), to which she belongs»

«Von der Leyen also refused to answer when MEP Sven Giegold asked if she would hold onto Martin Selmayr, the commission’s chief civil servant»

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Tutti i giochi sono ancora aperti, ivi compreso un rimando delle votazioni d ottobre, dopo che in Germania si siano svolte le elezioni dei Länder orientali.

Però, a nostro sommesso avviso, il concetto di Europa delle Nazioni ha vinto sull’europarlamento dello stato Europeo.

Infatti il Consiglio Europeo deve deliberare sui bilanci alla unanimità, e l’ostracismo dato ad Italia, Polonia ed Ungheria non esiterà in un loro voto favorevole.


EU Observer. 2019-07-11. Greens reject von der Leyen’s EU commission bid

The Greens of the European parliament will not back Ursula von der Leyen nomination to become the next European Commission president, the group said in a statement on Wednesday evening (10 July).

The decision comes after Green MEPs were left unsatisfied with the German defence minister’s responses in a hearing with the group.

“The statements of Ursula von der Leyen were disappointing. We did not hear any concrete proposal, be it on rule of law or on climate. We have been elected on a mandate for change and we don’t see how change will be possible with this candidate,” Green co-chair Ska Keller said in a statement.

Co-chair Philippe Lamberts added that “only a few weeks after the climate elections”, von der Leyen “is ignoring the climate emergency and even wants to aim for lower climate targets than previously agreed by the European Parliament”.

The Belgian MEP said the Greens stand behind the lead candidate process, which was meant to catapult the man or woman nominated by the group which won the European elections into to the top commission job.

The 60-year old von der Leyen was nominated by EU heads of states and governments last week, despite not having run as a lead candidate in the European elections.

The Greens have proved to be the toughest hurdle for the German Christian democrat politician, an ally of chancellor Angela Merkel, as she met with parliamentary groups on Wednesday in Brussels.

To secure a broad majority in the 751-seat European Parliament in next week’s vote to be approved as commission president, von der Leyen needs the support of the fourth largest group – the 74 Green MEPs.

The Greens’ move could sway the mood even further against von der Leyen among the Socialists, some of whom are already sceptical about von der Leyen and are upset about EU leaders disregard for the lead candidate process.

This would push von der Leyen’s support base in the parliament further to the right.

Green MEP Ernest Urtasun said after the meeting that the German minister made “no relevant effort to get the Green votes”.

“It was a simple courtesy visit. She is without any doubt counting on ECR [European Conservatives and Reformists] to get elected, which really creates a more than doubtful majority around the next European Commission. Sad for Europe if this is confirmed,” he said.

The 60-member ECR, with whom von der Leyen met with on Tuesday, will decide next Monday whether to support the German minister for the commission top post.

But Polish members have also indicated they might reject her because the Polish ruling party, Law and Justice’s candidates for parliament committee jobs were voted down earlier on Wednesday.

HR issues

Green MEPs grilled her on climate, trade, taxes and rule of law.

“The president of the European Commission needs to be the guardian of the rule of law and European values. Ursula von der Leyen evaded our questions on the rule of law and democracy in Europe. This is a major shortcoming on one of the main questions that the EU is confronted with,” Keller said.

When Green MEP Terry Reintke questioned von der Leyen whether she would support Dutch commission vice-president Frans Timmermans to continue his work on rule of law, von der Leyen said he could have the position if he wants it.

But she evaded questionson whether she would expel Hungary’s ruling Fidesz party from the centre-right European People’s Party (EPP), to which she belongs.

Von der Leyen also refused to answer when MEP Sven Giegold asked if she would hold onto Martin Selmayr, the commission’s chief civil servant, EU commission president Jean-Claude Juncker’s former German chief of staff, whose appointment last year the EU ombudsman criticised as “maladministration”.

Von der Leyen said it was not good to talk about “HR issues publicly” and added that she would like to have an international team.

“This non-answer will nurture rumours that he [Selmayr] might stay in a key commission position,” Giegold said later.

MEPs will vote on the new commission president next Tuesday or Wednesday.