Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Europee. Le cosche stanno andando ai materassi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-28.

Mafia 911

Cerchiamo di riassumere, anche se al momento attuale non è ancora dato di conoscere l’esatta composizione dei gruppi parlamentari: non si sa, per esempio. quale collocazione vorrà dare Mr Orban a tutti i suoi europarlamentari.

Ricordiamo come sia il Consiglio Europeo a dover proporre il presidente della Commissione ed i relativi commissari: gli europarlamentari avranno il compito di esaminare le proposte e, nel caso, di approvarle.

Sicuramente si formeranno degli schieramenti, ma si tenga sempre presente che gli stati hanno il diritto di veto: opzione da usarsi con la massima prudenza, ma pur sempre possibile.

* * *

– Il partito popolare europeo scende dai 221 agli attuali 180 seggi: perde 41 seggi, -18.55%

– Il partito socialista europeo scende dai 191 seggi del 2014 agli attuali 145, perde 46 seggi, -24.08%.

– La sinistra – GUE/Ngl – scende dai 52 agli attuali 38 seggi: perde 14 seggi, -26.92%.

– Il blocco liberal senza l’Aldeppe e pse scende da 412 deputati agli attuali 325. prde quindi 87 seggi, -21.12%.

*

– In Francia il Rem, il partito del presidente Macron, ha conseguito il 22.41% dei voti, cui conseguono 21 seggi, mentre Rn, il partito della Mrs Le Pen, si è piazzato al 23.31%, conquistandosi 23 seggi.

– In Germania la Cdu è scesa dal 35% al 28.9%, e la Spd è crollata dal 27% al 15.8%.

– Gli europarlamentare inglesi di Mr Farage sembrerebbero poi essere non troppo propensi all’Unione Europea.

Punto della situazione.

– La passata coalizione ppe e pse ha perso i numeri per formare una maggioranza. Rimedierà cooptando l’Alde, ma la perdita di 87 seggi (-21.12%) è una sonora sconfitta, checché se ne voglia dire.

– Mr Macron in Francia e Frau Merkel in Germania, almeno fino a tanto che questa resterà cancelliere, sono anatre zoppe: deboli e screditati, quindi con voci che si odono flebilmente a Bruxelles.

– Se nessuna componente sia in grado di imporre il proprio candidato, pur tuttavia conserva forza sufficiente per porre il veto alle scelte altrui. Non ci si stupisca quindi se alla fine la Presidenza della Commissione sia offerta ad un outsider, per esempio Mrs Lagarde.

*

Vi sono poi i convitati di pietra.

In autunno dovrà essere rinnovato il Governatore Draghi, e con lui il suo entourage: non sarà battaglia da poco.

Poi, quasi invisibile sullo sfondo, c’è appollaiato Mr Trump. Sarebbe impensabile, data la situazione, che non si sentisse il suo parere. E come non sentire l’illuminato parere di Mr @@@@, capo cupola felicemente regnante? Non farlo sarebbe uno sgarro.

Nota.

Ci si tolga dalla testa che sia una battaglia di ideali per il benessere ed il progresso del popolo, per un mondo ecologicamente pulito e che viva in pace.

Sono in ballo migliaia di miliardi: tutti vorrebbero la loro parte e lasciare gli altri a bocca asciutta sempre che non li ammazzino.


Macron and Merkel at odds over EU top jobs after European elections

«German backing of MEP Manfred Weber to replace Juncker has met with resistance from France.

Paris and Berlin appear on a collision course over the replacement of Jean-Claude Juncker as president of the European commission after poor results for the centre-right in the European elections damaged Angela Merkel’s choice for the post.

The German chancellor’s backing for the German MEP Manfred Weber, who leads the European People’s party of which her CDU party is a member, is facing tough resistance from the French president Emmanuel Macron in the post-election jockeying for top jobs.

The EU heads of state and government, including Theresa May, are due to meet on Tuesday night to kickstart their discussions over the leadership of the bloc’s institutions after a set of election results that weakened the grip of the traditional centrist parties on the levers of power in Brussels.

The European People’s party (EPP) remains the largest in the parliament, but during a disappointing night its haul of seats plummeted from 221 in 2014 to 180, prompting Weber to concede that the “centre is shrinking”.

The Socialists and Democrats group’s 191 seats five years ago fell to 145 despite surprisingly strong results in Spain and the Netherlands, where they topped the polls. ….»

*


Manfred Weber: We have to find consensus with France

«The proposals by France and Germany are on the table: Macron has made far-reaching proposals for the reform of the eurozone. The German government has made commitments in the coalition agreement, which also calls for a “departure for Europe.” Now it is about finding a reasonable and workable middle ground. This means, that a limited further development of the euro rescue fund ESM towards a European Monetary Fund is the key reform to come in the area of the economic and monetary union.

I think it is right that Berlin clearly defines the national interests – especially, the Christian Democrat faction. But it is also clear that in this phase we have to find consensus with France. When it comes to the planned European Monetary Fund: When a decision on new aid programs has to be taken, the veto of the German Bundestag must be preserved.»

*


France and Germany clash over future EU leadership

«France and Germany on Monday clashed over the future leadership of the EU after European elections produced a fragmented parliament and triggered a race to secure the top jobs in the world’s largest trading bloc. Nationalist, liberal and green parties across the EU have gained seats at the expense of centrist parties, such as German chancellor Angela Merkel’s CDU party, which have dominated the parliament over the past four decades. President Emmanuel Macron’s liberal party on Monday called for “a European Commission president candidate who can build a robust majority way beyond the partisan lines” — suggesting it wanted an alternative to Manfred Weber, the Germany-backed candidate for the commission.»

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Europee. The Day After. La Notte dei Lunghi Coltelli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-09.

2019-05-03__Day After__001

Nella Sezione Attualità del sito del Parlamento Europeo è comparso questo utile articolo:

Elezioni europee 2019: cosa succederà dopo? Cronologia

2019-05-03__Day After__002

Fra il 23 e il 26 maggio 2019 gli europei voteranno i nuovi 751 deputati che rappresenteranno i loro interessi per i prossimi cinque anni. Saranno proprio questi eurodeputati a eleggere la prossima Commissione europea, incluso chi la presiederà.

I partiti politici hanno scelto i propri candidati alla presidenza della Commissione europea.

Dopo le elezioni i leader europei (riuniti nel Consiglio europeo), tenendo conto del risultato delle elezioni, proporranno un possibile Presidente della Commissione europea. Il Parlamento ha dichiarato che non accetterà un candidato che non abbia partecipato al procedimento dei candidati presidente. Il Parlamento voterà la nomina del nuovo presidente a luglio.

Sono gli stati membri a dover proporre i commissari, in collaborazione con il nuovo presidente della Commissione.

I Commissari designati verranno poi esaminati dalle commissioni parlamentari responsabili delle tematiche pertinenti. L’intera Commissione europea verrò poi messa al voto della plenaria del Parlamento europeo.

La nuova Commissione europea comincerà il proprio incarico il 1° novembre 2019.

*

Segnaliamo solo alcuni elementi, per favorirne la comprensione.

– La frase «I partiti politici hanno scelto i propri candidati alla presidenza della Commissione europea» non tiene conto che verosimilmente il nuovo europarlamento avrà composizione molto differente dall’attuale e saranno presenti anche gruppi parlamentari nuovi. Di conseguenza, la scelta degli Spitzenkandidat dovrebbe essere procrastinata a elezioni effettuate.

Spitzenkandidat. Bene per eleggere Juncker, male per eleggere un identitario.

The EU’s ‘democratic’ system that elected a president nobody wants

– «Dopo le elezioni i leader europei (riuniti nel Consiglio europeo), tenendo conto del risultato delle elezioni, proporranno un possibile Presidente della Commissione europea»

La scelta del nome di chi diverrà Presidente della Commissione Europea è appannaggio del Consiglio Europeo, ossia della riunione dei capi di stato o di governo. Gli schieramenti interni sono molto cambiati nel corso degli ultimi cinque anni e muteranno anche in questo 2019 a seguito delle numerose elezioni politiche in sette stati dell’Unione. Poi, anche il più piccolo degli stati può utilizzare il diritto di veto. Questa situazione genera la necessità di scegliere una personalità moderata.

– «Il Parlamento ha dichiarato che non accetterà un candidato che non abbia partecipato al procedimento dei candidati presidente». Si ricorda come codesta dichiarazione di intenti vale per il pregresso parlamento europeo, ma non vincola certamente quello che uscirà dalle urne il 26 maggio.

* * * * * * *

Come si vede, la serie degli adempimenti formali è lunga e l’iter sarà anche contrastato e penoso.

Uno dei principali nodi è la perdita della maggioranza della coalizione tra Ppe ed S&D che ha retto l’Unione Europea per decenni. Si formerà verosimilmente una coalizione allargata, ma sarà molto difficile ignorare la presenza degli identitari sovranisti nell’europarlamento e, soprattutto, nella Commissione Europea.

Per non parlare poi del fatto che si dovrà anche tener conto del sommesso parere dei grani mondiali.

In ogni caso, un partito popolare europeo che secondo i sondaggi dovrebbe perdere almeno quaranta seggi ed un partito socialista europeo che dovrebbe perdere circa cinquanta seggi non dovrebbero essere nella condizione di dettar legge.

Nota.

«MAGGIORANZA QUALIFICATA

La maggioranza qualificata (MQ) corrisponde al numero di voti da raggiungere, in sede di Consiglio, per adottare una decisione deliberando in conformità dell’articolo 16 del trattato sull’Unione europea e dell’articolo 238 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Nel quadro della procedura legislativa ordinaria, il Consiglio delibera a MQ, in codecisione con il Parlamento europeo.

Il 1° novembre 2014 è stata introdotta una nuova procedura per il sistema di votazione a MQ, la regola della «doppia maggioranza». In questo caso, quando il Consiglio vota una proposta della Commissione o dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, la MQ viene raggiunta qualora siano soddisfatte due condizioni:

– il 55 % dei paesi dell’Unione europea (UE), ovvero 16 su 28, vota a favore,

– la proposta è sostenuta da paesi che rappresentano almeno il 65 % della popolazione totale dell’UE.

Quando il Consiglio vota su una proposta non presentata dalla Commissione o dall’alto rappresentante, la decisione è adottata se:

– il 72 % dei paesi dell’UE vota a favore,

– se questi rappresentano almeno il 65 % della popolazione totale dell’UE.»

*

Come sono nominati il Presidente della Commissione e i commissari?

Il Presidente della Commissione

Il Parlamento europeo elegge il Presidente della Commissione.

Dopo le elezioni, uno dei primi compiti del nuovo Parlamento è quello di eleggere il Presidente della Commissione europea, l’organo esecutivo dell’UE. Gli Stati membri designano un candidato, tenendo però conto dei risultati delle elezioni europee. Il Parlamento deve poi eleggere il nuovo Presidente della Commissione a maggioranza assoluta (la metà dei deputati più uno). Se il candidato non ottiene la maggioranza necessaria, gli Stati membri hanno un mese di tempo per proporne un altro (il Consiglio europeo delibera a maggioranza qualificata). In occasione delle elezioni del 2014 il Parlamento ha introdotto il sistema dei candidati capilista: ciascun partito politico europeo presenta un candidato alla carica di Presidente della Commissione e il partito che ottiene il maggior numero di voti può proporre il candidato del Parlamento per tale carica.

*

I commissari

Anche i candidati alla carica di commissari della Commissione europea devono superare un severo vaglio parlamentare.

Il Consiglio, in accordo con il neo-eletto Presidente della Commissione, adotta un elenco di candidati commissari, uno per ogni Stato membro. Essi devono presentarsi dinanzi alle varie commissioni parlamentari, in base alle competenze previste per ciascuno, dopodiché ogni commissione si riunisce per elaborare una valutazione delle competenze e delle prestazioni del candidato, da trasmettere al Presidente del Parlamento. È già accaduto che una valutazione negativa abbia indotto i candidati a ritirarsi dalla procedura. L’intera Commissione, inclusi il Presidente e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, deve poi essere approvata dal Parlamento con una sola votazione.

Una volta che il Presidente della Commissione e i commissari hanno ottenuto l’approvazione del Parlamento, è il Consiglio a nominarli ufficialmente, deliberando a maggioranza qualificata.

Qualora, durante il mandato della Commissione, si verifichi un cambiamento sostanziale del portafoglio di competenze di un commissario, oppure occorra nominare un nuovo commissario in caso di vacanza o in seguito all’adesione di un nuovo Stato membro, i commissari interessati compaiono ancora una volta in audizione dinanzi alle commissioni competenti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Orban abbandona Weber al suo destino.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-08.

Plutarco. Come trarre vantaggio dai Nemici. 001

«Orban ha spiegato di aver cambiato posizione quando Weber aveva detto che non voleva diventare presidente della Commissione con i voti degli ungheresi»

*

«Weber has said he does not want to be commission president with the votes of the Hungarians»

*

I tedeschi sono sempre stati abilissimi diplomatici. L’apice fu raggiunto dal Cancelliere Theobald Bethmann-Hollweg, quello che nel 1914 dichiarò che i trattati erano “pezzi di carta”  e che “la necessità non conosce legge“.

Benissimo.

Così la Germania ha litigato con la Polonia, la Romania ed adesso si è conquistata un altro nemico nell’Ungheria. Con l’Italia è un epsilon piccolo a piacere più prudente, ma non usa certo guanti di velluto.

Ma queste quattro nazioni votano nel Consiglio Europeo, che è poi quello che deve proporre i nomi del Presidente e dei Commissari della Commissione Europea.

Gli ungheresi ben difficilmente voteranno per Herr Weber.

Poi, il partito popolare europeo perde i 14 eurodeputati del Fidesz, che verosimilmente potrebbero confluire nel gruppo di Mr Salvini.

Qualcuno regali ad Herr Weber questo libro:

Dale Carnegie

L’ arte di conquistar gli amici e il dominio sugli altri

Bompiani.

*


EU Observer. 2019-05-07. Orban withdraws support for Weber’s presidency bid

Hungary’s prime minister Viktor Orban said on Monday his Fidesz party no longer supports Manfred Weber, the European People’s Party (EPP)’s lead candidate to be the EU Commission’s next president. The European People’s Party and Orban agreed to suspend the Fidesz’s membership last month. “Weber has said he does not want to be commission president with the votes of the Hungarians,” Orban said, describing this as an “insult” to Hungarians.

*


Ansa. 2019-05-07. Orban, Fidesz non sosterrà più Weber (Ppe)

BERLINO – Il primo ministro ungherese Viktor Orban ed il suo partito Fidesz non sosterranno più il candidato del Partito popolare europeo (Ppe), Manfred Weber, alla guida della Commissione Ue. “Stiamo cercando un nuovo candidato”, ha detto Orban a Budapest in una conferenza stampa congiunta con Vice-cancelliere Heinz-Christian Strache (Fpoe), secondo quanto riferisce l’agenza APA. Orban ha spiegato di aver cambiato posizione quando Weber aveva detto che non voleva diventare presidente della Commissione con i voti degli ungheresi. “Se qualcuno offende un Paese in quel modo, il primo ministro del Paese offeso non può certo sostenerne la candidatura”, ha detto Orban. Fidesz è stato recentemente sospeso dal Ppe. 

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Pew Research. Unione Europea sì, questa eurodirigenza no.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-06.

Il Pew Reasearch Center ha rilasciato un ponderoso Report sulla Unione Europea e su come i Cittadini ne percepiscano taluni aspetti. È una miniera di dati.

Europeans Credit EU With Promoting Peace and Prosperity, but Say Brussels Is Out of Touch With Its Citizens [pdf]

Traccia un quadro molto ben documentato della situazione attuale e potrebbe essere di grande utilità per meglio comprendere le problematiche in gioco con le elezioni del prossimo maggio.

Se ne raccomanda la lettura. A seguito riporteremo una piccola parte dei risultati dei sondaggi.

Cerchiamo di dare uno stringato sommario per punti.

– Il 51% reputa i burocrati di Bruxelles invadenti.

– Il 54% reputa l’Unione Europea e Bruxelles inefficiente.

– Il 62% reputa che l’Unione Europea e Bruxelles non riescano a capire le esigenze della popolazione.

– In termini mediani il 62% della popolazione apprezza l’Unione Europea, ma il 45% giudica negativamente l’operato del’europarlamento.

– Il 31% ritiene che la situazione economica possa migliorare, mentre il 50% ritiene che debba peggiorare. In Grecia, Italia, Spagna, Francia e UK la maggioranza ritiene che peggiorerà.

– In termini mediani, il 58% ritiene che i giovani siano senza futuro. In Spagna, UK, Italia, Grecia e Francia tale percentuale sale sopra il 70%.

– In termini mediani, il 40% approva i risultati economici dell’Unione europea: tale percentuale è il 26% nel Regno Unito, 20% in Italia, e 14% in Grecia.

– Il 38% approva come l’Unione abbia trattato la Brexit.

– Il 23% approva come l’Unione Europea abbia trattato il problema della immigrazione.

– Il 48% approva l’operato della Commissione Europea.

– Il 10% vorrebbe un incremento dell’immigrazione, percentuale che scende al 2% in Grecia, 2% in Ungheria, 5% in Italia.

2019-04-23__Pew_001

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Unione Europea

Elezioni Europee. I liberal hanno pubblicato il loro testamento politico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-04.

EP-051364A_Tajani_Brexit

Un napoletano verace, stirpe nobile e colta ma disgraziatamente in via di estinzione, avrebbe risposto

«Ccà Nisciuno è Fesso»

oppure, secondo una variante lessicologica

«Accà nisciuno è fesso»

* * *

Ci si permette di ricordare come l’articolo allegato sia scritto in termini politicamente corretti.

In accordo, il termine “the rule of law“, stato di diritto, è un corpo giurisprudenziale e legislativo che attua il credo liberal socialista, mentre il termine “illiberal” altro non significa che non concordante con la predetta ideologia.

Segue il testamento politico dei liberal socialisti.

*

«Attacks on the rule of law by national governments have been spreading like a virus across Europe and the EU appears to be powerless to contain it»

*

«Hungary, Poland and Romania have each taken steps to undermine freedom of the media and independence of the judiciary»

*

«To have these countries turn away from the EU’s foundational values of rule of law, democracy and respect for fundamental rights is an existential crisis for Europe»

*

«Article 7 empowers the EU to determine that there is a clear risk of a serious breach of the rule of law in a member state, and ultimately impose sanctions on the member state at issue, for example the suspension of voting rights in the Council»

*

«But this requires unanimity amongst member states, and with the virus now in three countries, that looks impossible to achieve»

*

«Unless the three arms of the EU start to work together, the virus risks spreading further»

*

«In May of last year, it proposed a law that would make the grant of EU funding to member states conditional on the state of the rule of law at the national level»

*

«The idea is that respect for the rule of law ensures that EU spending in the member states, and ultimately, the EU budget itself, is sufficiently protected from misuse or corruption»

*

«The response of the Council’s Legal Service (CLS) was no, no and no»

*

«First, it felt that the proposed regulation was incompatible with Article 7»

*

«Second, it felt that the stated legal basis for the …. was improper because the proposal failed to firmly establish a link between rule of law deficiencies and sound financial management»

*

«Finally, the CLS objected on two very technical issues in relation to the process for adopting measures under the proposed mechanism»

*

«This roadblock seems to be more evidence that the council is not serious about meaningfully confronting rule of law backsliding»

* * * * * * *

Questo articolo ben si attaglia a descrivere quale fosse il pensiero della Commissione e del parlamento uscenti.

All’atto di stendere i Trattati, l’élite dominante dava per scontato il fatto che essa sarebbe rimasta al potere sia nei singoli stati sia nell’Unione Europea nei secoli dei secoli. Non seppe resistere al vezzo di introdurre il concetto di votazioni alla unanimità e quelle del diritto di veto.

Poi, è stato sufficiente che tre piccole nazioni, Ungheria, Polonia a Romania si ribellassero al sistema, per bloccare tutte le loro manovre. Se i liberal socialisti fossero religiosi, cosa che non è, populisti e quelle tre nazioni sarebbero il demonio. Ma abche l’attuale Italia non scherza affatto.

Se Mr Macron aveva definito gli identitari sovranisti dei “lebbrosi“, i liberal socialisti affermano che i populisti siano un “virus across Europe“. Sembrerebbe essere un modo invero ben poco lusinghiero per etichettare quanti non la avessero pensato come loro avrebbero gradito.

Non solo: «Hungary, Poland and Romania …. undermine freedom». Quindi, si è arrivati al paradosso che, se queste tre nazioni agiscano liberamente, nel far ciò avrebbero sottominato la libertà. Una gran bella contraddizione. Per i liberal infatti la gente sarebbe libera di attuare la loro volontà ed il loro credo politico. In poche parole, è una visione tirannica, di stretta derivazione giacobina e comunista.

Il 26 maggio i due massimi gruppi parlamentari europei di matrice liberal socialista, il Ppe e S&D, dovrebbero perdere ciascuno una cinquantina di deputati, e le elezioni politiche nei sette stati chiamati questo anno alle urne varieranno ulteriormente la composizione politica del Consiglio Europeo.

Se sicuramente gli identitari sovranisti non otterranno la maggioranza di governo, i partiti tradizionali riceveranno un colpo severo: è il loro crollo il vero messaggio politico.


EU Observer. 2019-05-02. Rule of law: it’s time the EU Council said ‘yes’

Attacks on the rule of law by national governments have been spreading like a virus across Europe and the EU appears to be powerless to contain it.

Hungary, Poland and Romania have each taken steps to undermine freedom of the media and independence of the judiciary.

To have these countries turn away from the EU’s foundational values of rule of law, democracy and respect for fundamental rights is an existential crisis for Europe.

In theory, the EU treaties supply a response mechanism: Article 7 of the Treaty on European Union.

Article 7 empowers the EU to determine that there is a clear risk of a serious breach of the rule of law in a member state, and ultimately impose sanctions on the member state at issue, for example the suspension of voting rights in the Council.

But this requires unanimity amongst member states, and with the virus now in three countries, that looks impossible to achieve.

Article 7 has now been triggered with Poland and Hungary, but little to no progress has been made in either case.

The Commission – and the EU Parliament – have been trying to find alternative ways forward, but their attempts are being continually thwarted by the council.

Start working together

Unless the three arms of the EU start to work together, the virus risks spreading further.

Last month, the European commission published a communication on Further Strengthening the Rule of Law within the Union.

The communication requests input on what the EU can do to build a common rule of law culture in the EU, strengthen the rule of law at the national level and offer better enforcement when rule of law problems in member states aren’t being sufficiently addressed at the national level.

This isn’t the first time the commission has attempted to address this dire situation.

In May of last year, it proposed a law that would make the grant of EU funding to member states conditional on the state of the rule of law at the national level.

The idea is that respect for the rule of law ensures that EU spending in the member states, and ultimately, the EU budget itself, is sufficiently protected from misuse or corruption.

The response of the Council’s Legal Service (CLS) was no, no and no.

First, it felt that the proposed regulation was incompatible with Article 7, which serves, according to the CLS, as the sole method for addressing rule of law problems in the member states.

Second, it felt that the stated legal basis for the proposal – Article 322 of the Treaty of Lisbon which permits the EU to adopt laws concerning financial rules – was improper because the proposal failed to firmly establish a link between rule of law deficiencies and sound financial management.

Finally, the CLS objected on two very technical issues in relation to the process for adopting measures under the proposed mechanism.

Make no mistake – the proposal has its problems, and the CLS correctly identified some of them.

For example, the proposal doesn’t adequately define what is meant by ‘generalised rule of law deficiencies’.

Beyond that, it doesn’t give enough thought to how the suspension or termination of funds might more directly harm some people and organisations that were the ultimate target of the funds and what measures might have to be put in place to ensure that deserving parties still receive financial support.

But that doesn’t mean the whole idea should be rejected.

In fact, financial penalties are likely to be the only way to ensure wayward governments change their behaviour.

Council is roadblock

This roadblock seems to be more evidence that the council is not serious about meaningfully confronting rule of law backsliding.

As well as deeming a ‘soft’ Rule of Law Framework developed by the commission in 2014 as unlawful, its main move has been to establish an essentially secret annual rule of law dialogue for which no input is solicited from stakeholders and from which no papers or conclusions are published.

This is not the behaviour of an organisation committed to promoting the rule of law.

Contrast this to the European parliament, which has passed resolutions condemning actions in Hungary and Poland, and which offered meaningful amendments to the commission’s proposal in January of this year that partially address the CLS’s concerns.

Nevertheless, the proposal on financial penalties seems to be on hold.

Whether the commission will continue to work on it is likely to depend on the outcome of the rule of law consultation launched with the communication.

The commission has asked for responses from all interested stakeholders, including the EU institutions themselves.

Presumably the council will have something to say – hopefully this time it will be ‘yes’.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Commissione ancora contro Romania. I rumeni sono irriducibili nazionalisti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-18.

Romania

È cortesia politica, oltre che buon senso, che le cariche uscenti non affrontino temi rilevanti a fine mandato.

Non così per la Commissione Europea, verosimilmente perché ben immagina di non essere rinnovata alla guida dell’Unione Europea.

L’attuale Commissione è composta per la sua interezza da liberal socialisti e sta disperatamente cercando di porre in atto dai fatti che riaffermino la propria personalità, siamo sotto elezioni, e che ostacolino la futura gestione del potere.

Nella loro neolingua, con il termine ‘rule of law’ essi intendono una giurisprudenza ed una magistratura che aderiscano pienamente alla loro ideologia liberal. Quanti così non facessero sarebbero ‘illiberali’.

Molti stati nazionali afferenti l’Unione Europea non condividono per nulla tale impostazione, e tra questi la Romania.

«Romania stands on the edge of an EU sanctions procedure, the European Commission has warned, amid concern that law and order is being dismantled in the interest of its ruling elite»

*

«If our concerns are not met, the [European] Commission will have to act and use all the instruments at its disposal»

*

«massive interference in the independence of the judiciary …. systemic, de facto impunity for high office holders who were suspected of corruption»

*

«We haven’t had this downward spiral as far as rule of law is concerned in any other EU»

*

«The EU should “block funds” going to Bucharest as well as triggering Article 7»

*

«Romania is slipping into a criminal dictatorship»

* * * * * * * *

La situazione era diventata molto tesa quando la Commissione aveva proposto Mrs Laura Kövesi a capo della procura europea, contro il parere del Consiglio Europeo e contro la volontà rumena.

La reazione rumena era stata immediata e tranchant.

Romania. Arrestata Laura Kövesi, candidata di Juncker a capo della Procura Europea.

Difficile immaginare lo sconcerto della Commissione Europea, che non era riuscita nel suo intento. La presenza di Mrs Laura Kövesi alla procura europea avrebbe prolungato di anni la sua influenza, anche in caso di sconfitta elettorale.

In ogni caso, della  Kövesi non se ne parla più.

Tra quaranta giorni si vota, poi si vedranno i risultati.

Nota.

Denominare la Romania una ‘criminal dictatorship’ è invero frase ben sopra le righe.


EU Observer. 201904-16. EU president Romania gets last warning on rule of law

Romania stands on the edge of an EU sanctions procedure, the European Commission has warned, amid concern that law and order is being dismantled in the interest of its ruling elite.

“Concrete actions from the Romanian side will be needed sooner rather than later,” EU justice commissioner Vera Jourova told MEPs in Strasbourg on Monday (15 April).

“If our concerns are not met, the [European] Commission will have to act and use all the instruments at its disposal,” she added, referring to the so-called ‘Article 7 procedure’, already triggered on Hungary and Poland, which could lead to the suspension of their voting rights in the EU Council.

Jourova reeled off a list of abuses which, she said, amounted to “massive interference in the independence of the judiciary” and might lead to “systemic, de facto impunity for high office holders who were suspected of corruption”.

The European Parliament debate came after similar warnings by the commission earlier this month.

It also came after Romania tried to obstruct the appointment of a crusading prosecutor, Laura Codruta Kovesi, to a new EU post investigating abuse of EU funds.

Centre-right, anti-federalist, liberal, and Green MEPs echoed Jourova’s concerns.

“We haven’t had this downward spiral as far as rule of law is concerned in any other EU country,” German centre-right MEP Ingeborg Graessle said.

The EU should “block funds” going to Bucharest as well as triggering Article 7, Graessle, who heads the EP’s budgetary control committee, added.

“The moment has come for us to move forward on this front,” she said.

Graessle, as well as Dutch MEP Judith Sargentini, bemoaned the fact that Romania, which currently holds the EU’s rotating presidency, did not show up to Monday’s talks.

“We’ve got a government that is seriously backsliding and that is chairing the European Council right now … we need to be ashamed of this, six weeks before the European elections [in May] and we’ve got this as an example,” Sargentini said, amid concern that Romania, and others like it, were giving eurosceptic parties ammunition in the EP vote.

“Romania is slipping into a criminal dictatorship,” Monica Macovei, a former Romanian prosecutor who is now an MEP with the anti-federalist European Conservatives and Reformist (ECR) group, added.

Josef Weidenholzer, a German deputy from the centre-left Socialist & Democrats (S&D) group, which counts the Romanian ruling party, the Social Democratic Party (PSD), as one of its members, was less outspoken.

He said Romania had achieved a lot in its EU presidency role, but noted that support for rule of law was “in the interests of all of us”.

The Party of European Socialists, the structure which underpins the S&D, has temporarily frozen relations with Romania’s PSD over the concerns.

But it has stopped short of expelling them the same way that Graessle’s centre-right European People’s Party has stopped short of expelling Hungary’s ruling party and that Macovei’s ECR has done nothing to discipline its Polish ruling party members.

For her part, Sophie in ‘t Veld, a Dutch liberal politician, noted that her Alde group had taken a “firm stance” against its Romanian delegates and complained that EU politicking was standing in the way of real action.

A handful of Romanian MPs from the PSD accused the commission of interfering in the country’s internal affairs – the same line taken in the past by Hungary and Poland.

Dan Nica, for one, took the floor to accuse the EU of “discrimination” against Romania because it was being “flooded” by counterfeit products and fake medicines from other EU states and because its citizens were not allowed to benefit from the EU’s passport-free Schengen travel zone.

“We do not interfere in individual cases, we are concerned about the systemic situation,” Jourova countered.

She said dialogue with Romania was “ongoing” at a “technical” level, but that political-level discussions ought to take place soon.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Affaire Kövesi. Financial Times così furibondo da pubblicare senza blocchi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-02.

Colonna Traiana. Testa di Decebalo__001

Il caso di Mrs Laura Kövesi è, o dovrebbe essere, noto.

Unione Europea. Quella cesta di serpi velenosi vorrebbe colpire ancora.

Bruxelles. Laura Kövesi. Ricordatevi bene questo nome.

«EU states have already endorsed French candidate Bohnert.

For a prosecutor with an uncommon record of putting corrupt politicians behind bars, the former head of Romania’s anti-graft agency is facing one more hurdle than her rivals: the opposition of her own government.

Laura Codruta Kövesi, who was fired by Romania’s ruling Social Democrats after she put dozens of corrupt politicians behind bars, will try to convince European Parliament members in Brussels on Tuesday to support her bid to become the European Union’s first chief prosecutor after the bloc’s governments endorsed a French rival for the job.

Bohnert received almost twice as many votes from member states last week as Kövesi and Ritter did ….»

* * *

Per il posto di capo della procura europea il Consiglio Europeo aveva votato a larga maggioranza il candidato francese Mr Jean-François Bohnert.

La candidata Mrs Laura Codruta Kövesi, trentatreenne, era invisa alla Romania, sua terra nativa: arrivata appena giovinetta a capo della procura rumena, aveva incriminato un largo numero di persone invise alla fazione da lei rappresentata. Si era diportata in modo tale da essere destituita da tale alta carica. Del tutto sequenziale che la Romania non ne volesse sapere di questa candidatura.

Ma Mrs Laura Codruta Kövesi è la candidata in pectore di Mr Juncker, di Mr Tusk e degli ambienti che esprimono codesti uomini politici.

Incuranti del voto emesso dal Consiglio Europeo, Mrs Laura Codruta Kövesi è stata votata da questo europarlamento a fine mandato: con metà aprile dovrebbe infatti cessare i lavori, ed il parlamento che uscirà dalle prossime elezioni dovrebbe essere a composizione ben differente.

«Ms Kovesi is the European Parliament’s preference to lead the EU prosecutor’s office, while EU member states have opted for the French candidate, Jean-François Bohnert. Negotiations between representatives from both sides this week ended in deadlock.»

Il colpo di mano di Mr Juncker e di Mr Tusk ha subito un’inaspettata battuta di arresto. Un europarlamento eletto cinque anni or sono non ha diritto di ignorare la volontà espressa dai capi di stato e di governo attuali, ed anche a larghissima maggioranza.

Romania. Arrestata Laura Kövesi, candidata di Juncker a capo della Procura Europea.

Il tribunale rumeno preposto a giudicare i magistrati ha fatto arrestare Mrs Laura Codruta Kövesi, contestandole pesanti accuse, che vanno dalla corruzione, all’abuso di potere, fino all’alto tradimento. Se comprovate, come peraltro sembrerebbe, si potrebbe arrivare anche all’ergastolo.

* * * * * * *

La portata di questi accadimenti è comprovata dal fatto che il Financial Times è uscito con un lungo articolo ad accesso pubblico, fatto inusuale perché di norma gli articoli di questa testata sono accessibili esclusivamente agli abbonati.

Se negli anni passati Mr Juncker e Frau Merkel erano riusciti ad imporre la candidatura Tusk, che nella Polonia sua patria è considerato essere un traditore, questa volta sembrerebbero non essere riusciti in una operazione analoga.

Hanno sicuramente una maggioranza in questo parlamento europeo, ma non è assolutamente detto che la mantengano anche in quello subentrante.

La magistratura ed i tribunali europei sembrerebbero essere destinati a rimanere l’ultima roccaforte liberal socialista, ma l’arresto di Mrs Kövesi evidenzia come ci si possa opporre anche a questa forza.

La risultante è un quadro ingarbugliato e complesso.

Pochi giorni or sono il ppe ha sospeso il Fidesz, il partito di Mr Orban, e lo ha fatto facendo approvare un proclama che sintetizza l’ideologia liberal socialista. Ma così facendo il ppe ha perso i deputati ungheresi, che sarebbero stati quanto mai utili per la supposta elezione di Herr Weber a Presidente della Commissione.

La volontà di offendere e cercar di umiliare gli stati membri sembrerebbe essere tutto tranne che un cementante dell’Unione Europea.

*


Financial Times. 2019-03-30. EU warns Romania over clampdown on former anti-corruption chief

Restrictions on Laura Codruta Kovesi could hobble her push to lead Brussels’ anti-graft body.

*

The EU has warned Bucharest over a tightening legal clampdown on Laura Codruta Kovesi, the former head of Romania’s anti-corruption agency, that could hobble her chance to lead a new pan-European anti-graft body. The European Commission said on Friday that it was “crucial” all candidates were treated fairly in the race to head the European Public Prosecutor’s Office, which has pitted Ms Kovesi against a French rival. The comments came after Romanian authorities placed Ms Kovesi under “judicial control”, which means she is banned from speaking to the media or leaving the country without permission. The government in Bucharest fired her last year, and she has since been under investigation for alleged corruption. “It is crucial that all candidates, put forward by an independent selection panel, are treated fairly in the course of this process,” a European Commission spokesman said of the contest to head the EU prosecutor’s office. “All candidates need to be able to participate in all the steps of the selection procedure unhindered.” The restrictions on Ms Kovesi were announced on Thursday after she was questioned by Romanian prosecutors for almost seven hours. Earlier this month, on the same day that the European Parliament nominated Ms Kovesi to lead the EU prosecutor’s office, Romanian authorities said they were opening a second investigation into her conduct when she was the head of Romania’s anti-corruption agency.

Ms Kovesi, who has denied any wrongdoing, said she would contest the latest moves against her in court. “This is a measure to shut me up . . . a measure to keep harassing all of us in the justice system who have done our jobs,” she told reporters on Thursday. Ms Kovesi’s fate exemplifies the growing internal tensions in the EU over alleged authoritarian creep in some central and eastern European states. Her case is more charged because Bucharest currently holds the EU council’s rotating presidency. The new European prosecutor’s office will be responsible for probing alleged frauds on EU funds, which have been central to Romania’s domestic political battles. Ms Kovesi was removed as the country’s anti-corruption chief last summer after five years in the job, during which she won plaudits at home and abroad for securing high-level convictions. Among those penalised was Liviu Dragnea, leader of the ruling Social Democrats, who was found guilty in 2015 of vote rigging and later of corruption. These convictions prevented him from becoming Romania’s prime minister. A third investigation into Mr Dragnea over alleged fraud is ongoing. He denies any wrongdoing. Ms Kovesi is being investigated in Romania by a new body set up to look into alleged misdeeds by judicial personnel. But critics say it is subject to political influence.

Ms Kovesi is the European Parliament’s preference to lead the EU prosecutor’s office, while EU member states have opted for the French candidate, Jean-François Bohnert. Negotiations between representatives from both sides this week ended in deadlock. Manfred Weber, chairman of the centre-right European People’s party and the group’s candidate to lead the European Commission, said he was “very concerned” about the new legal proceedings against Ms Kovesi. “This is totally unacceptable in Europe and unprecedented for an acting Council presidency of the EU,” he said in a tweet. Romanian president Klaus Iohannis, from the opposition Liberal party, said on Thursday that the Social Democrats had “continued the assault against the justice system which started when they took power”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

EU. Il cambio della guardia durerà fino a novembre. Un anno critico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-30.

Gatto in Biblioteca

Quanto l’Unione Europea sia stata eretta in modo complesso e complicato è attestato dalle 170,000 pagine che racchiudono i trattati, le leggi ed i regolamenti, le circolari attuative e via quant’altro. L’Unione Europea non ha una sua propria costituzione. Il 2019 dovrebbe portare grandi mutazioni, se non altro a livello di rinnovo della dirigenza. Sarà un processo lungo e complesso, il cui esito è al momento impredicibile.

«The four most powerful EU institutions – Commission, Parliament, Council and Central Bank will all have new leaders in the coming ten months»

*

Consiglio Europeo.

Il Consiglio europeo è un organismo collettivo che definisce “le priorità e gli indirizzi politici” generali dell’Unione europea ed esamina i problemi del processo di integrazione.

Comprende i capi di stato o di governo degli Stati membri dell’UE, con il presidente del Consiglio europeo ed il presidente della Commissione europea.

Con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1º dicembre 2009, è una delle istituzioni dell’Unione europea e ha un presidente, eletto per due anni e mezzo.

La procedura di nomina del presidente del Consiglio europeo è indicata dall’art. 15 comma 5 del Trattato di Maastricht, secondo cui egli viene eletto a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo.

«A seconda dell’argomento discusso, il Consiglio dell’UE decide:

– a maggioranza semplice (con il voto favorevole di 15 Stati membri)

– a maggioranza qualificata (con il voto favorevole del 55% degli Stati membri, che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE)

– all’unanimità (con la totalità dei voti a favore)

Come funzionano i vari sistemi di voto al Consiglio?

Il Consiglio può votare solo se è presente la maggioranza dei membri. Ogni membro del Consiglio può ricevere delega da uno solo degli altri membri.

Il Consiglio può procedere alla votazione su un atto legislativo 8 settimane dopo che il progetto di atto è stato trasmesso ai parlamenti nazionali per esame. I parlamenti nazionali devono decidere se il progetto di atto rispetta il principio di sussidiarietà. Una votazione in tempi più rapidi è possibile solo in particolari casi urgenti.» [Consiglio Europeo]

*

«Il Consiglio deve votare all’unanimità su una serie di questioni considerate sensibili dagli Stati membri. Ad esempio:

– politica estera e di sicurezza comune (esclusi alcuni casi ben definiti che richiedono la maggioranza qualificata, quali ad es. la nomina di un rappresentante speciale);

– cittadinanza (concessione di nuovi diritti ai cittadini UE);

– adesione all’UE;

– armonizzazione della legislazione nazionale in materia di imposte indirette;

– finanze UE (risorse proprie, quadro finanziario pluriennale);

– alcune disposizioni in materia di giustizia e affari interni (Procura europea, diritto di famiglia, cooperazione di polizia a livello operativo, ecc.);

– armonizzazione della legislazione nazionale in materia di sicurezza sociale e protezione sociale.» [Consiglio Europeo]

* * *

«With national elections due in eight EU member states this year the current EPP dominance of the council may not last long enough to secure one from this party’s ranks to replace Tusk. (It takes 72 percent of the countries, representing 65 percent of the population, to elect a new president of the council.)

National elections are expected in nine EU member states later this year; Estonia (March 2019), Finland and Spain (April 2019), Belgium and Lithuania (May 2019), Denmark (May or June 2019), Greece and Portugal (October 2019) and Poland (before November 2019).»

Nel corso del 2019 si terranno elezioni politiche in otto stati dell’Unione Europea: ovviamente i nuovi schieramenti politici potrebbero anche essere molto differenti da quelli passati.

Potrebbe essere anche molto difficile raggiungere la maggioranza del 72% degli stati che rappresentino almeno il 65% della popolazione: nessuno si dovrebbe stupire quindi se il nominativo alla fine prescelto fosse frutto di compromessi più o meno consistenti.

Non solo. La unanimità è richiesta per deliberare su temi sensibili. Tra questi finanze e giustizia sono punti cardini. In questo caso, il voto contrario equivale ad un veto.

* * * * * * * * * * *

Commissione Europea.

«La Commissione europea è il braccio esecutivo politicamente indipendente dell’UE. È l’unico organo cui compete redigere le proposte di nuovi atti legislativi europei. Inoltre, attua le decisioni del Parlamento europeo e del Consiglio dell’UE.

La Commissione è l’unica istituzione dell’UE a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio disposizioni legislative.

Composizione

La guida politica è esercitata da un gruppo di 28 commissari (uno per ciascun paese dell’UE) sotto la direzione del presidente della Commissione che assegna le diverse competenze politiche.

Il collegio dei commissari è costituito dal presidente della Commissione, dai suoi sei vicepresidenti, inclusi il primo vicepresidente e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e dai 21 commissari incaricati dei rispettivi portafogli.

La gestione quotidiana delle attività della Commissione è svolta dal suo personale (giuristi, economisti, ecc.), organizzato in vari servizi noti come direzioni generali (DG), ciascuna responsabile di uno specifico settore politico.

Nomina del presidente

Il candidato viene presentato dai leader nazionali nel Consiglio europeo, tenendo conto dei risultati delle elezioni del Parlamento europeo. Per essere eletto deve ottenere il sostegno della maggioranza dei membri del Parlamento europeo.

Selezione del collegio

Il candidato presidente sceglie i potenziali vicepresidenti e commissari sulla base dei suggerimenti dei paesi dell’UE. L’elenco dei candidati deve essere approvato dai leader nazionali nel Consiglio europeo.

Ogni candidato compare dinanzi al Parlamento europeo per illustrare la propria visione politica e rispondere alle domande. Il Parlamento procede quindi ad approvare o meno, mediante votazione, i candidati in quanto gruppo. Infine, questi ultimi vengono nominati dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata.

Il mandato dell’attuale Commissione scade il 31 ottobre 2019.» [Commissione Europea]

*

Il presidente della Commissione è designato dal Consiglio Europeo viene eletto a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo. Ricordiamo come per maggioranza qualificata si intenda il voto favorevole del 55% degli Stati membri, che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE. Potrebbe anche essere difficile raggiungere tale maggioranza su nominativi troppo schierati.

L’europarlamento vota se accettare o meno i nominativi dei commissari. Anche in questa occasione la composizione del nuovo parlamento potrebbe essere critica.

* * * * * * * * * * *

Governatore della Banca centrale (Ecb).

A fine 2019 scade il mandato di Mr Draghi, la cui sostituzione semrberebbe essere critica e fieramente contesa.

«Another major EU institution, the European Central Bank, will have a new boss, when president Mario Draghi, another Italian, ends his eight-year term on 31 October 2019. 

His successor will be elected by the European Council, acting by a qualified majority – 55 percent of the member states representing 65 percent of the population.»

* * * * * * * * * * *

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Queste riportate a seguito sono le proiezioni elettorali per il parlamento europeo, ripartite per stato membro.

2019-03-19__Anno Elettorale__001

Conclusioni.

Se è vero che le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo saranno momento critico, altrettanta criticità la avranno i risultati delle elezioni negli otto stati nazionali chiamati questo anno al voto politico per il rinnovo dei rispettivi governi.

Gli unici dati al momento disponibili sono i sondaggi per il parlamento europeo, prospezioni da leggersi con enorme buon senso.

Il partito popolare sembrerebbe passare dagli attuali 221 a 177 seggi, mentre il partito socialista europeo sembrerebbe dover passare dagli attuali 191 seggi a 131. Ma simile turmoil avverrebbe anche nel modo in cui si disporranno i deputati dei singoli stati: solo per esempio, gli italiani afferenti il ppe sarebbero soltanto otto contro i 17 pregressi, e quelli afferenti il pse sarebbero 17 invece dei pregressi 31.

Sembrerebbe quindi verosimile che il 2019 porti anche uno scombussolamento dei pregressi schieramenti nazionali in seno all’europarlamento.


EU Observer. 2019-03-18. The changing of the guards in the EU in 2019

The four most powerful EU institutions – Commission, Parliament, Council and Central Bank will all have new leaders in the coming ten months. Here is an overview.

Here is an overview of the changes to come.

As soon as the final result of the European Parliament election is announced after the May elections, the MEPs will start forming political groups.

Some are already members of a European political party and belong to an established group, but many new entrants would negotiate terms and policies before joining a group.

The deadline to report group formations to the secretary general of the European Parliament is 26 June.

On 1 July, Finland takes over the European Union council presidency from Romania.

The new parliament will elect a president in an inaugural session starting on 2 July – the position currently held by Italian MEP Antonio Tajani. He has openly declared an interest in continuing in the post, which is possible – provided his EPP group wants him, and can muster enough support for his candidacy.

Next on the new parliament’s to-do-list is to elect a new European Commission president – according to the treaties based on a proposal from the European Council – to replace Jean-Claude Juncker, a Luxembourger, before MEPs can go on holiday in August.

The new commission president will not have much of a holiday, however.

He or she must use the summer to put a new team of commissioners together, in order to have it ready for presentation to the parliament in September. Suggestions for possible names will come from prime ministers in the member states.

The commissioner-designates must pass hearings in their respective European parliament committees, before the new commission can be approved by the parliament in October and sworn in by November 2019.

But not only the parliament and the commission will get new faces in 2019.

Another major EU institution, the European Central Bank, will have a new boss, when president Mario Draghi, another Italian, ends his eight-year term on 31 October 2019. 

His successor will be elected by the European Council, acting by a qualified majority – 55 percent of the member states representing 65 percent of the population.

And to complete the European 2019 facelift, the council’s current Polish president Donald Tusk ends his 2.5-year term on 30 November 2019.

His successor will also be elected by the council, acting by a so-called reinforced qualified majority.

With national elections due in eight EU member states this year the current EPP dominance of the council may not last long enough to secure one from this party’s ranks to replace Tusk. (It takes 72 percent of the countries, representing 65 percent of the population, to elect a new president of the council.)

National elections are expected in nine EU member states later this year; Estonia (March 2019), Finland and Spain (April 2019), Belgium and Lithuania (May 2019), Denmark (May or June 2019), Greece and Portugal (October 2019) and Poland (before November 2019).

2019

15-18 April: European Parliament’s last session in Strasbourg

23-26 May: European Parliament elections

26 June: Deadline to form political groups

1 July: Finland takes over EU’s rotating presidency

2 July: European Parliament elects new president in its inaugural session

29 July: Parliament election of new commission president

August: Holidays

September: Parliament committee hearings of commissioner-designates

October: European Parliament votes on new European Commission

October: European Central Bank president Mario Draghi ends his eight-year term

November: New European Commission is sworn in

November: European Council president Donald Tusk ends his 2.5 year term (30 November)

* Some of above is indicative and may be subject to change.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Juncker vorrebbe cacciare Mr Orban dal Ppe. Mr Juncker crede di essere ….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-21.

Dosso Dossi. La zuffa. Galleria Estense. Modena

Dosso Dossi. La zuffa. Galleria Estense. Modena.


Despota, da δεσπότης, indicava nell’antica Grecia il padrone di casa, che esercitava potestà su persone e cose. Poi, con il tempo, indicò la caratteristica divina. Manco a dirlo, in breve se ne impossessarono i potenti, che molto umilmente ritenevano di essere soltanto Dio: iniziarono gli Imperatori d’Oriente, poi le loro famiglie, ed infine nobili e nobilastri. Da ultimi, i Dogi veneziani: ma questi contavano per davvero ed avevano anche dei caratterini che te li raccomando.

Caratteristica tipica del despota è quello che ritiene di avere una potestà assoluta, che pretende di essere immediatamente obbedita. Con quanti non obbedissero ne nasceva una questione personale, che terminava con la morte tormentosa del ribelle.

*

Mr Juncker è la classica personificazione attuale del despota, con la variante che conta oramai poco o nulla: da maggio poi dovrebbe semplicemente scomparire.

Questa è una realtà molto dolorosa per il misero Mr Juncker: dover constatare quanto la sua imperiosa volontà sia disattesa. Ecco che scatta il meccanismo che fa provare ai superbi già su questa terra quello che sarà uno dei principali tormenti in quello che sarà poi il loro definitivo  inferno futuro: la livorosa rabbia impotente.

* * * * * * * * * * *

«European Commission president Jean-Claude Juncker has said Hungarian prime minister Viktor Orban’s ruling Fidesz party should leave the centre-right European People’s Party (EPP) group in the European Parliament (EP).»

*

«Against lies there’s not much you can do …. They didn’t vote for me in the European Parliament ….»

*

«The far right didn’t either. I remember Ms. Le Pen, she said: ‘I’m not voting for you.’ I said: ‘I don’t want your vote.’ There are certain votes you just don’t want»

*

«The Juncker-Soros campaign was a “ludicrous conspiracy theory”, an EU commission spokesperson also said in Brussels earlier on Tuesday»

*

«There is no way we are going to campaign with them overshadowing what we want to do for Europe. The time of Fidesz in the EPP is up»

*

«I strongly denounce Hungary’s attacks and baseless conspiracies against president Juncker»

*

Quanto sopra è l’opinione di Mr Juncker.

Ma Mr Juncker è un fu-despota: ci sono anche gli altri. Già: gli altri. I conti si fanno con l’oste.

«The EPP needs the MEPs that Fidesz can deliver in the European elections, in which it is polling to lose dozens of seats to populist and nationalist parties»

*

«The EPP’s leader, Manfred Weber, also needs the Hungarian prime minister’s support to become the next president of the EU commission»

*

«Weber kept silent on Tuesday, but Juncker said he ought to ask himself “if I need this [Orban’s] voice” in the EPP»

*

«He is also popular with EPP parties in Croatia and Slovenia, with the Bavarian CSU party in Germany and with Italy’s Forza Italia»

*

«Some EPP officials also draw parallels with Brexit as a reason to keep him in the fold.»

* * * * * * * * * * *

Staremo a vedere quanto potere sia rimasto a Mr Juncker, ma i silenzi di Herr Weber dovrebbero essere significativi. Poco o nulla.

Bene. Lasciamo Mr Juncker a crogiolarsi nel calderone del suo odio: nessuno sa più cosa farsene di lui, e questa è un’altra severa punizione per i superbi. La gente li ignora.


EU Observer. 2019-02-20. Juncker: Orban should leave Europe’s centre-right

European Commission president Jean-Claude Juncker has said Hungarian prime minister Viktor Orban’s ruling Fidesz party should leave the centre-right European People’s Party (EPP) group in the European Parliament (EP).

“Against lies there’s not much you can do,” Juncker was quoted as saying by the Reuters news agency, adding that he had called for Fidesz’s expulsion from the EPP.

“They didn’t vote for me in the European Parliament,” he said in Stuttgart, Germany, in a speech.

“The far right didn’t either. I remember Ms. Le Pen, she said: ‘I’m not voting for you.’ I said: ‘I don’t want your vote.’ There are certain votes you just don’t want,” Juncker said, referring to the French far-right leader Marine Le Pen.

His sharp comments came after Orban’s government unveiled a new campaign accusing Juncker of collaborating with US billionaire George Soros in flooding Europe with migrants.

The Juncker-Soros campaign was a “ludicrous conspiracy theory”, an EU commission spokesperson also said in Brussels earlier on Tuesday.

The dispute comes amid long-standing EU concerns over Orban’s abuse of rule of law and democracy at home.

The EPP group, which dominates the EP, the commission, and the EU Council has shielded him to an extent.

But EPP deputies, last year, voted to trigger a sanctions procedure against Hungary, prompting a debate within the group on whether Fidesz ought to be expelled.

That debate flared up on Tuesday, with Frank Engel, a centre-right MEP from Juncker’s home country, Luxembourg, also calling the Juncker-Soros campaign a “last straw”.

“There is no way we are going to campaign with them overshadowing what we want to do for Europe. The time of Fidesz in the EPP is up,” he said in a post on Facebook.

The EPP’s French president, Joseph Daul, called the campaign “deceitful, misleading”.

“I strongly denounce Hungary’s attacks and baseless conspiracies against president Juncker,” he added.

Daul, who amicably calls Orban the party’s “enfant terrible”, did not indicate he would support expelling Fidesz from EPP.

Frans Timmermans, Juncker’s deputy, who hails from the centre-left Socialist & Democrats (S&D) group, also weighed in after a meeting of EU affairs ministers who, among other things, discussed concerns over the rule of law in Poland and Hungary.

EU ministers had met on Tuesday to discuss the threat of anti-EU disinformation, he noted.

But on the “the same day the council [of member states] discussed the collective fight on disinformation, we also saw, on an official government website, a picture of the commission president with a private individual, alleging all sorts of things that have nothing to do with reality,” Timmermans said.

“It would be a good joke, if it wasn’t so serious,” he added.

For its part, Hungary protested during the meeting that Timmermans, being the lead candidate for the Socialists in the European elections, leads the criticism and assessment of Hungary’s adherence to EU rules.

According to EPP rules, seven parties from five member states are needed to trigger a procedure to expel Fidesz.

But so far, only one party, Finland’s National Coalition Party, has indicated it might be willing to enter into talks on doing so.

The EPP needs the MEPs that Fidesz can deliver in the European elections, in which it is polling to lose dozens of seats to populist and nationalist parties.

The EPP’s leader, Manfred Weber, also needs the Hungarian prime minister’s support to become the next president of the EU commission.

Weber kept silent on Tuesday, but Juncker said he ought to ask himself “if I need this [Orban’s] voice” in the EPP.

The 64-year old Juncker, who also served as Luxembourg’s prime minister for 18 years, is on his way out of politics.

But the 55-year old Orban aims to stay and has made no secret of the fact he wants to push the EPP to the right.

He is also popular with EPP parties in Croatia and Slovenia, with the Bavarian CSU party in Germany and with Italy’s Forza Italia.

Some EPP officials also draw parallels with Brexit as a reason to keep him in the fold.

Orban’s departure would recall the then British prime minster, David Cameron’s decision to pull his Conservative party out of the EPP, which set the ball rolling on Britain’s EU exit, EPP officials have said.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Unione Europea. Quanti trilioni dovrebbero pagare i Contribuenti?

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

unione europea 010 bicchieri

La Commissione Europea è prossima alla scadenza.

Le elezioni politiche che si terranno in sette stati dell’Unione cambieranno la composizione, e quindi le scelte politiche, del Consiglio Europeo, mentre quelle per l’europarlamento potrebbero rivoltare gli attuali equilibri.

Queste Commissioni Europee dovranno rinnovare gli organici e gli attuali commissari europei dovranno cercarsi un’altro lavoro.

Ma prima di lasciarci hanno pubblicato un grandioso documento di loro riflessioni.

Un aspetto alquanto strano è che gli estensori sembrerebbero essersi innamorati del termine “trilione“, ossia mille miliardi di euro. Tutti pagati dai Contribuenti.

«Achieving the SDGs is estimated to require

around EUR 4.5 to 6 trillion globally»

Quindi, soltanto per l’SDG la Commissione prevede di dover investire tra i 4.5 e i 6 trilioni di euro.

Sorge quindi spontanea la domanda:

ma donde mai si sarebbero creduti di poterli cavar fuori?

* * * * * * *

La European Commission ha rilasciato il seguente documento:

Reflection paper: Towards a Sustainable Europe by 2030

«Transport is responsible for 27% of the EU’s greenhouse gas emissions, and many urban areas are in breach of agreed EU air pollution limits ….

In the EU fossil fuels continue to benefit from public subsidies of around EUR 55 billion per year, or some 20% of the EU’s fuel import bill, in spite of the EU’s ambitious decarbonisation measures and subsidy phaseout commitments in the G7 and G20 ….

Currently, around 22.5% of the EU population is still at risk of poverty or social exclusion and 6.9% of Europeans still suffer severe material deprivation ….

The SDGs offer the way forward. It is estimated that a global food and agriculture system in line with the SDGs could create new economic value of more than EUR 1.8 trillion by 2030 ….

Achieving the SDGs is estimated to require around EUR 4.5 to 6 trillion globally ….

Around EUR 180 billion of additional investments are needed to achieve the EU’s 2030 targets agreed in Paris, including a 40% cut in greenhouse gas emissions ….

Global challenges like climate change, land and ecosystem degradation, coupled with a growing population force us to seek new ways of producing and consuming our biological resources that respect the ecological boundaries of our planet. With a turnover value of EUR 2.3 trillion and accounting for 8.2% of the EU’s workforce, the bioeconomy is a key component of the EU economy. ….»

*

«The hidden costs – or negative externalities – of transport in the EU, like accidents, congestion, and pollution, are estimated at €1 trillion per year»