Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Europa. Risultati Elettorali 2018.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-26.

Europa 002

Riportiamo da Edn Hub i risultati elettorali 2018.

Dopo un anno elettorale cruciale per l’Unione europea, il 2017, la sfida dei Ventotto al populismo ha caratterizzato anche il 2018. A confrontarsi con i risultati delle urne sono stati a vario titolo 11 Stati membri: dall’Italia all’Irlanda, passando per Ungheria, Repubblica Ceca, Cipro, Finlandia, Svezia. Il destino dei partiti tradizionali, davanti all’ascesa dei rivali populisti, è apparso ancora molto incerto. Tra gli appuntamenti più attesi, le elezioni in Italia il 4 marzo, dove gli euro-scettici del Movimento 5 Stelle non hanno disatteso  i favori dei pronostici e sono andati al governo con il partito di destra anti-migranti della Lega Nord.

I risultati elettorali del 2018:

– REPUBBLICA CECA – Al ballottaggio del 26 e 27 gennaio, in un serrato testa a testa, il presidente uscente Milos Zeman ha battuto lo sfidante Jiri Drahos, ex presidente dell’Accademia delle Scienze (Csav), con il 51,3% dei consensi. Si riconferma quindi la linea euroscettica e populista portata avanti nello scorso mandato da Zeman, che mantiene Praga orientata verso l’est dell’Europa, allacciata ai Visegrad (Polonia, Ungheria e Slovacchia), muro anti Ue nell’accoglienza ai migranti. Zeman ha promesso di affidare ad Andrej Babis, vincitore delle elezioni politiche in Repubblica Ceca nell’ottobre del 2017, il secondo tentativo di formare un governo. L’affluenza ha raggiunto il record del 66,6%.

– FINLANDIA – Domenica 28 gennaio la Finlandia si è recata alle urne per eleggere il nuovo presidente per un mandato di sei anni. Il presidente uscente, Sauli Niinisto, è stato rieletto al primo turno con il 62,7% dei suffragi, quasi cinque volte di più del suo sfidante più vicino, il verde Pekka Haavisto, che si è fermato al 12,4%. Niniisto, 69 anni, ex ministro delle Finanze ed ex speaker del parlamento, è stato un presidente molto popolare sin dall’inizio del suo mandato nel 2012. Si è presentato come indipendente, senza associarsi al partito conservatore che in passato aveva presieduto. “Sono sorpreso e colpito da questo sostegno”, ha detto ai media dopo la vittoria. Deludente invece il risultato dei Veri Finlandesi, partito conosciuto per le sue forti posizioni anti-europeiste e nazionaliste, in forte ascesa negli ultimi anni: la candidata Laura Huhtasaari si è fermata al 6,8%.

– CIPRO –  A 5 anni di distanza dalle ultime elezioni presidenziali di Cipro nel 2013, il voto di domenica 28 gennaio ha visto contrapposti su tutti il presidente in carica conservatore Nicos Anastasiades e il principale avversario, Stavros Malas, sostenuto dal partito comunista Akel.  Arrivati al ballottaggio (al primo turno Anastasiades era arrivato primo con il 35,5% dei voti, Malas secondo con il 30,2%), il 4 febbraio il 71enne Anastasiades è stato rieletto presidente ricevendo il 56% dei voti, mentre il suo avversario Stavros Malas ha raccolto il 44% dei voti. I due si erano già sfidati nelle elezioni del 2013, quando Anastasiades vinse con un larghissimo vantaggio; a questa tornata è stata ricompensata la stabilità ottenuta dal paese durante la sua carica, ma Malas ha ricevuto comunque più voti rispetto alle aspettative. La questione della riunificazione dell’isola è stata al centro della campagna elettorale di Nicosia. Il 7 gennaio è stata rinnovata l’Assemblea dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn), che ha sancito la vittoria Partito di unità nazionale (Ubp) – vicino ad Ankara e per il mantenimento dello status quo -, ma non la formazione di un governo che è ancora in discussione. Proprio la necessità di riprendere il dialogo con la Turchia sul processo di riunificazione in funzione di uno stato federale è stato uno dei temi al centro del dibattito elettorale e sarà la maggior sfida di Anastasiades.

– ITALIA – Il 4 marzo è stata la volta degli elettori italiani, chiamati alle urne per le elezioni politiche. A sfidarsi sono stati la coalizione di centro-destra guidata dall’ex premier Silvio Berlusconi affiancato dal leader della Lega, Matteo Salvini, i populisti del Movimento Cinque Stelle con Luigi Di Maio candidato premier, e il Partito Democratico di Matteo Renzi. Il Movimento 5 stelle ha ottenuto più del 30 per cento dei voti sia alla Camera sia al Senato, sopratutto grazie alle regioni del centro e dell’Italia del sud. La Lega ha superato Forza Italia e il Partito democratico è sotto al 20%. Liberi e Uguali ha superato la soglia di sbarramento del 3%. L’affluenza è stata del 72,9%, la più bassa nelle elezioni politiche dal 1948 a oggi. Con questi numeri, nessuna forza politica ha ottenuto una maggioranza assoluta in parlamento, ma dopo oltre due mesi e mezzo di trattative M5S e Lega si sono alleati dando vita a un governo di stampo populista, presieduto dal premier Giuseppe Conte.

– UNGHERIA – L’8 aprile si sono tenute le elezioni politiche in Ungheria. Fidesz, il partito del primo ministro Viktor Orbán, populista di destra, ha vinto con il 49% dei consensi, riconquistando la maggioranza dei due terzi in parlamento e avviandosi al suo terzo mandato consecutivo dal 2010. Secondo è il partito Jobbik con il 20%, terza l’alleanza socialisti-verdi con 12%.  La sfida sembra essere tutta a destra, con il partito Jobbik di estrema destra a rappresentare il più grande rivale di Orban.

– SLOVENIA – Anno di campagna elettorale per la Slovenia, con le elezioni generali a giugno e quelle locali a novembre. Alle politiche del 4 giugno, il conservatore Janez Jansa e il suo Partito democratico sloveno (SDS), che sono su posizioni anti-migranti e alleati del leader nazionalista ungherese Viktor Orban, hanno vinto con il 25% dei voti. Jansa non è però stato in grado di formare una maggioranza. A guidare il Paese è dunque Marjan Sarec (LMS), che con la Lista omonima si era piazzato secondo con il 12,6%, ed è appoggiato da cinque partiti di centrosinistra in un governo di minoranza.

– SVEZIA – Il 9 settembre 2018 è stato il turno della Svezia di andare al voto. I socialdemocratici del premier uscente Stefan Lofven sono risultati nuovamente la prima forza, con il 28,4% dei consensi, ma è il risultato peggiore per il partito dal 1920. Secondi, con il 19,7%, la destra dei Moderati guidati da Ulf Kristersson. Terzi, in ascesa al 17,7%, i populisti e sovranisti del partito Svedesi Democratici, guidati da Jimmie Akesson. Al momento, il blocco del centrosinistra e del centrodestra sono appaiati intorno al 40%, ma non hanno i numeri per governare. Nelle prossime settimane saranno dunque decisive le trattative per formare un governo di coalizione.

– LETTONIA – Dalle elezioni politiche di sabato 6 ottobre, le tredicesime nei 100 anni di storia del Paese, è emerso il primato del partito filorusso Concordia (Harmony) al 19,8%, che però ha scarse possibilità di dar vita a un governo. Lo scenario che si presenta – come peraltro avvenuto in tutte le ultime elezioni politiche nei Paesi dell’Ue – è una lunghissima trattativa tra forze politiche anche molto diverse, per mettere in piedi una coalizione. Brusco calo di consensi per il partito liberal-conservatore, una volta potentissimo, del vicepresidente della Commissione europea ed ex premier del Paese baltico, Valdis Dombrovskis. Il suo Unità (‘Vienotiba’ in lettone) – uno dei tre partiti che compongono la maggioranza uscente – è crollato al 6,7%, ottenendo appena otto seggi. Alle politiche del 2014, registrò il 21,8% con 23 seggi. Dombrovskis si dice comunque “fiducioso che il Paese sarà in grado di istituire un governo fermamente pro-europeo”, anche se a guidarlo non sarà più probabilmente il premier uscente Maris Kucinskis. La maggioranza tripartitica di centro-destra, dimezzata nei consensi, dovrà cercare nuove alleanze pescando tra una serie di formazioni che viaggiano intorno al 10-13%. Secondo gli analisti locali, alla fine si potrebbe arrivare a un ‘pentapartito’, che rischia tuttavia di avere problemi di tenuta, per le distanze programmatiche tra le formazioni. E’ invece altamente improbabile che a formare l’esecutivo sia chiamato il partito Concordia, che ha nella minoranza russa il proprio elettorato di riferimento e che finora è stato sempre tenuto fuori dalla stanza dei bottoni grazie a una sorta di cordone sanitario messo in atto dalle altre forze politiche, preoccupate dell’eventuale ingresso di un cavallo di Troia del Cremlino negli affari politici europei: fino al 2017 Concordia aveva anche un accordo di cooperazione col partito di Putin Russia Unita. Al momento, soltanto i secondi arrivati, i populisti euroscettici di Kpv Lv sarebbero disponibili ad allearsi coi filorussi, ma il loro 14,2% non è comunque sufficiente a garantire una maggioranza.

– BELGIOUna incontestabile vittoria per i Verdi è, in sintesi, il risultato delle Comunali che si sono svolte in Belgio. Domenica 14 ottobre si sono tenute le elezioni provinciali, municipali e distrettuali belghe. La regione di Bruxelles è andata al voto con 19 comuni, le Fiandre con 5 province e 300 comuni (nella città di Anversa si sono tenutee anche le elezioni per i distretti), e la Vallonia con 5 province e 262 comuni. A Bruxelles i Verdi passano da uno a tre borgomastri (sindaci), facendo breccia nei 19 comuni della capitale belga e sembrerebbero pronti ad entrare in una maggioranza con il Ps, quest’ultimo largamente in testa che realizza globalmente dei buoni risultati nella regione di Bruxelles. Ammaccato il Mr (Liberali), mentre al sud del Paese, in Vallonia, si registra una buona performance per il Ptb, il Partito del lavoro, di estrema sinistra che diventa il terzo partito a Liegi ed il secondo a Charleroi e a Seraing. Nelle Fiandre, nord del paese, il nazionalismo fiammingo tiene: roccaforte della Nuova alleanza fiamminga (N-va), la città conferma il suo leader, Bart De Wever, sindaco. Resta da capire con chi si alleeranno i nazionalisti. Altro dato significativo quello delle donne a Bruxelles: il 48,8% risultano elette, un vero e proprio record. Nulla di fatto invece per il partito Islam che non ha ottenuto alcun eletto.

– LUSSEMBURGOAlle elezioni del 15 ottobre, i tre partiti della coalizione di governo uscente – i socialisti della Lsap, Dp (la formazione di stampo liberale di Bettel) e i Verdi -, hanno riconfermato la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento (31 su 60). Il partito di centro-destra Csv (cristiano sociali), dell’ex premier e attuale presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è invece aggiudicato la maggioranza relativa con il 28,3% dei voti e 21 seggi. Il granduca del Lussemburgo, Henri Albert Guillaume, ha incaricato il premier uscente, il liberale Xavier Bettel a formare un nuovo governo.

– IRLANDA – Elezioni presidenziali senza sorprese in Irlanda: Michael D. Higgins, 77 anni, letterato di idee liberal, è stato confermato per un secondo settennato alla carica di capo dello Stato, sostanzialmente di garanzia, ma priva di veri poteri nel sistema istituzionale della repubblica. Higgins, nel rispetto delle previsioni della vigilia, ha segnato una netta vittoria al primo turno con oltre il 58% di voti. Il meno lontano dei 5 rivali è l’uomo d’affari indipendente Peter Casey, dato poco sopra il 20%, mentre tutti gli altri sono sotto il 10 con la prima donna in lizza, Liadh Ni
Riad, eurodeputata dello Sinn Fein (sinistra nazionalista) al terzo posto attorno all’8%. In calo l’affluenza alle urne rispetto al 2011.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea ed i passaporti di oro, venduti sottobanco. Più il resto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-06.

Juncker Espresso 5 novembre 2014__

Nulla più del crimine disonesto ama ammantarsi di legalità e giustizia.

Il denaro esercita un richiamo sfacciato ed imperioso ed alla fine chi vi cede ne diventa schiavo. Non ne sarà mai sazio.

L’ingordigia si ingigantisce quasi senza fine, fino ad arrivare al punto di rottura.

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«Cyprus and Malta have made billions of euros from the passport industry.»

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«They have attracted hundreds of wealthy Russians, many of whom were Politically Exposed Persons (PEPs) – people who posed a high risk of money laundering.»

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«Cyprus sold an EU passport to Russian oligarch Oleg Deripaska who is currently under US sanctions for “malign activities”»

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«It also offered one to Viktor Vekselberg, another Russian tycoon, who is under US sanctions, but who owns a significant part of Cyprus’ largest bank, the Bank of Cyprus.»

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«Malta sold passports to Alexey Marey, the former CEO of Alfa Bank Russia, the country’s largest private lender; Alexey De-Monderik, a co-founder of Russian cyber security firm Kaspersky Lab; and Alexander Mechatin, the CEO of Beluga Group, Russia’s largest private spirits company.»

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«The schemes have also attracted wealthy Middle Eastern buyers.»

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«The two member states, the only ones which sell their nationality, as well as the 18 others who sell residency permits, were urged to end the practice»

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«The golden passport and visa schemes all too-often acted as “a gateway for money laundering and organised crime” into the EU financial system»

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«Malta and Cyprus have already sold about 6,000 national and EU passports in “schemes … that potentially pose a high risk to the integrity” of European financial due diligence»

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«these schemes may serve Russian citizens included in the sanctions list adopted after the illegal annexation of Crimea [from Ukraine] by Russia … as a means to avoid EU sanctions,»

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«Denmark, Estonia, Latvia, and the Netherlands played host to “deplorable cases of money laundering” which showed “complete lack of responsibility”»

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«Denmark’s largest lender, Danske Bank, admitted last year that it handled some €200bn of “suspicious” transactions emanating mostly from Russia in the biggest case of its type in EU history.»

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«other crimes in the EU amounted to €110bn a year. »

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Il commercio dei passaporti, il riciclaggio di denaro sporco, ed tutte le altre manifestazioni di una vera e propria criminalità organizzata hanno assunto nell’Unione Europea dimensioni impressionanti: il giro di affari della criminalità supera ampiamente il budget europeo.

«mille miliardi di euro all’anno, tra elusione ed evasione fiscale»

Nessuno venga a dirci che la dirigenza europea ed il corpo burocratico ne fossero all’oscuro.

Significativo è questo titolo, fatto dall’Espresso, la cui dottrina liberal socialista è fuori discussione.

Così Jean-Claude Juncker ha ucciso il sogno dell’’Europa

«Favori giganteschi alle multinazionali. Aiuti ai miliardari. E beffe ai cittadini. Ecco come il numero uno della Commissione ha scatenato il populismo.

Una voragine nei conti dei 28 Paesi dell’Unione europea: mille miliardi di euro all’anno, tra elusione ed evasione fiscale. Multinazionali che non pagano le imposte e smistano decine di miliardi di dollari dei loro profitti, accantonati grazie a operazioni finanziarie privilegiate in Lussemburgo, verso altri paradisi rigorosamente “tax free”. Stati membri dell’Unione che si fanno concorrenza sleale sulle tasse. È disastroso il bilancio che sta lasciando Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, nonché ex padre-padrone del Granducato, mentre imbocca l’ultimo anno del suo mandato, in scadenza dopo le elezioni del 2019: il suo viale del tramonto. Ormai ogni giorno il numero uno della Ue deve incrociare i ferri con populisti e sovranisti, pronti a sfidare regole, limiti e vincoli europei. In Italia ad attaccarlo è soprattutto Matteo Salvini, con un avvertimento: «Pensi al suo paradiso fiscale in Lussemburgo». Dove Juncker è stato presidente del Consiglio dal 1995 al 2013 e, già prima, più volte ministro delle Finanze, esordendo con il primo incarico politico nel 1982, ad appena 28 anni. Ed è proprio il Lussemburgo il vero nodo del caso Juncker, di cui ora approfittano i nemici dell’Europa. Il nodo di un paese fondatore della Ue che spinge i ricchissimi a eludere le tasse. ….»

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Pensiamoci bene sopra.

«mille miliardi di euro all’anno, tra elusione ed evasione fiscale»

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Eu Observer. 2019-02-28. Golden EU passports more risky than indicated

The EU substantially watered down its recent warning on golden passport schemes, an investigation has shown.

The European Commission published a report on 23 January on the “security, money laundering, tax evasion and corruption” risks associated with the schemes.

But it left out tougher provisions contained in an earlier draft, seen by the Organised Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), a club of investigative journalists.

This October 2018 draft had proposed “member states should not accept investor scheme applications from persons listed on UN and EU sanctions lists.”

But this was cut from the published text.

The EU commission report also called for “clarity in procedures and in responsibilities” of private firms involved in passport sales to avoid conflict of interest.

But it redacted detailed recommendations on how to do it.

“Intermediaries involved in the handling of applications should not have any decision-making power or screening duties, tasks which should be reserved for government authorities,” the October draft had said.

“They should make publicly available information about those intermediaries and the procedure for selecting them,” the draft had also said.

Bulgaria, Cyprus, and Malta are the only member states that sell EU passports, while several others have golden residency schemes.

The sales are governed by national law, but the October draft indicated that commission lawyers were looking into whether EU legislation could get a hook into the practice.

“Whether such legislation and practice, which permit third country nationals to obtain national citizenship, and hence citizenship of the [European] Union, without requiring any genuine connection to the country, are compatible with Union law is being questioned,” the draft said, according to the OCCRP.

Cyprus and Malta have made billions of euros from the passport industry.

They have attracted hundreds of wealthy Russians, many of whom were Politically Exposed Persons (PEPs) – people who posed a high risk of money laundering.

Cyprus sold an EU passport to Russian oligarch Oleg Deripaska who is currently under US sanctions for “malign activities”.

It also offered one to Viktor Vekselberg, another Russian tycoon, who is under US sanctions, but who owns a significant part of Cyprus’ largest bank, the Bank of Cyprus.

Malta sold passports to Alexey Marey, the former CEO of Alfa Bank Russia, the country’s largest private lender; Alexey De-Monderik, a co-founder of Russian cyber security firm Kaspersky Lab; and Alexander Mechatin, the CEO of Beluga Group, Russia’s largest private spirits company.

The schemes have also attracted wealthy Middle Eastern buyers.

Cyprus sold an EU passport to Rami Makhlouf, a senior member of the Syrian regime, in 2010.

It later rescinded his citizenship when the regime began to massacre its own people in the Syrian war.

Malta also sold 62 EU passports to two billionaire Saudi Arabian families – the Al-Muhaidibs and Al-Agils – in 2018, according to its official gazette.

Bulgaria was less successful, however.

Its justice ministry said in January it had failed to attract enough buyers and would fold its scheme, leaving Cyprus and Malta on their own.

Golden EU passports offer the prospect of free movement of people and their money in the 28 member states, as well as visa-free travel to 160 countries worldwide, including the US.

But Malta’s relations with foreign PEPs ended in tragedy when a car bomb killed Daphne Caruana Galizia, an investigative journalist, in October 2017.

She had alleged that top people in the Maltese government had taken kick-backs from passport sales to Azerbaijan prior to her murder, in a case which remains unsolved.

PEPs also harmed Cyprus’ image, when it emerged that a Russian used a Cypriot firm to fund a far-right party in France and that Ukrainians used a Cypriot bank to pay Paul Manafort, a US lobbyist on trial for Russia-collusion in the 2016 US election.

For Cypriot authorities, neither its passport sales nor its bank probity were at fault, however.

For Maltese leader Joseph Muscat, Caruana Galizia’s corruption allegations were also little more than “dubious” social media “gossip”.

“I’m in a quite horrible situation of having to criticise someone who was killed brutally,” Muscat told British broadcaster the BBC in an interview in January 2018.

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Eu Observer. 2019-03-28. Malta and Cyprus EU passport sales under fire

Malta and Cyprus should end their golden passport schemes, MEPs have said, while sounding an EU-wide alert on Russian money laundering.

The two member states, the only ones which sell their nationality, as well as the 18 others who sell residency permits, were urged to end the practice by MEPs in a plenary vote in Strasbourg on Tuesday (26 March).

The economic benefits of the schemes “do not offset the serious security, money laundering, and tax evasion risks they present” the European Parliament (EP) report said.

Inflows of criminal money served to “weaken” EU “democracies” and “institutions”, it warned.

The EU should also create a joint financial police to go after cross-border money laundering and clamp down on tax avoidance, the wide-ranging proposals added.

The golden passport and visa schemes all too-often acted as “a gateway for money laundering and organised crime” into the EU financial system, Markus Ferber, a German centre-right deputy, who helped draft the recommendations, said.

EU states are not bound to take the ideas forward – and recently diluted related ones from the European Commission.

But the EP report bore the weight of one year of research by a special committee set up in times of mass-scale leaks on financial fraud, bank scandals of vast proportions, and murders of journalists who tried to expose them.

Malta and Cyprus have already sold about 6,000 national and EU passports in “schemes … that potentially pose a high risk to the integrity” of European financial due diligence, the MEPs said.

Both of these, as well as several of the golden residency schemes, “have been used profusely by Russian citizens and by citizens from countries under Russian influence,” they added.

The risk of money-laundering aside, “these schemes may serve Russian citizens included in the sanctions list adopted after the illegal annexation of Crimea [from Ukraine] by Russia … as a means to avoid EU sanctions,” they also said.

Malta looked especially worrying, the MEPs found, because it failed to stop money-laundering by Azerbaijan and Russia in the now-defunct Pilatus Bank and because senior Maltese officials were connected to a shady energy project.

The EP also “noted” that Daphne Caruana Galizia, a Maltese journalist who wrote about the issues, was murdered in 2017 in a crime which remains unsolved.

For their part, Denmark, Estonia, Latvia, and the Netherlands played host to “deplorable cases of money laundering” which showed “complete lack of responsibility”, the MEPs’ findings added.

Denmark’s largest lender, Danske Bank, admitted last year that it handled some €200bn of “suspicious” transactions emanating mostly from Russia in the biggest case of its type in EU history.

It remains to be seen if it will lead to criminal convictions.

But with no joint EU financial watchdog, the European Banking Authority (EBA), an EU agency now moving out of London due to Brexit, is the only European body with a mandate to put pressure on national regulators.

The MEPs highlighted that the “various recent cases of money laundering within the [European] Union are linked to capital, ruling elites, and/or citizens who come from Russia and from the Commonwealth of Independent States (CIS) in particular”.

The CIS also includes Armenia, Azerbaijan, Belarus, Moldova, and four central Asian states.

But inflow of criminal money aside, the MEPs also cited estimates that income generated by corruption, arms and human trafficking, drug dealing, tax evasion, and other crimes in the EU amounted to €110bn a year.

They said VAT fraud cost EU taxpayers up to €147bn a year and aggressive tax planning cost them a further €50bn to €190bn a year.

They also shamed six EU jurisdictions – Belgium, Cyprus, Hungary, Ireland, Luxembourg, Malta, and The Netherlands – for behaving like “tax havens”, which drained income from their EU neighbours.

Transparency International, a Brussels-based NGO, welcomed Tuesday’s vote, saying it was “happy to see that [the EP] … has adopted” its “report on fairer and more effective taxation and tackling financial crimes, including money laundering and risky golden visa schemes”.

The EU commission has voiced similar misgivings to the MEPs.

But the non-binding EP report comes amid resistance from member states to gran EU bodies extra powers over sensitive areas of their jurisdictions.

EU ministers, last Thursday, diluted commission proposals to give the EBA, which currently has just a few staff who specialise in money laundering, a greater oversight role.

“It is irresponsible that EU governments blocked a true European restart for common financial supervision,” Sven Giegold, a German green MEP, said at the time.

All 28 EU states, earlier in March, also blocked commission proposals for enhanced due diligence in bank transactions from Saudi Arabia, Panama, and Libya, among others, in a sign of the mood in EU capitals.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Medio Oriente, Problemia Energetici

Eni. I giacimenti mediterranei Zhor e Noor. Sembrerebbero essere enormi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-12.

2018-07-10__mediterraneo__003

«Secondo uno dei pochi giornali egiziani di solito attendibili, al-Masry al-Ayoum, di fronte alle coste dell’Egitto l’Eni ha scoperto un giacimento di gas, Noor, che ha dimensioni pari a tre volte il gigantesco giacimento di Zohr, individuato nel 2015 e ritenuto all’epoca il più grande del Mediterraneo»

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«punto l’Egitto si troverebbe nelle condizioni di diventare un grande esportatore di energia verso l’Europa, a scapito delle analoghe ambizioni israeliane affidate ai giacimenti Tamar e Leviathan, quest’ultimo in joint-venture con l’americana Noble

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«Eni ha finalizzato la cessione a Mubadala Petroleum, società interamente posseduta da Mubadala Investment Company, di una quota del 10% nella concessione di Shorouk, nell’offshore dell’Egitto, nella quale si trova il giacimento super-giant a gas di Zohr»

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«L’euforia egiziana per l’importante scoperta fa storcere il naso a Israele per più ragioni: la prima è che con la prospettiva di un Egitto non solo indipendente energicamente ma anche esportatore è a rischio un accordo annunciato a febbraio tra la società israeliana Delek Drilling per fornire gas israeliano alla società egiziana Dolphinus Holdings e che prevede(va) di esportare 15 miliardi di dollari di gas israeliano in Egitto nel prossimo decennio»

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«Il gas che sarà estratto da questi due dovrà andare in Egitto prima di raggiungere i potenziali acquirenti nel resto del mondo, per colpa della conformazione del fondo marino che impedisce ai gasdotti di dirigersi altrove – e anche perché l’Egitto a questo punto si candida a essere il paese leader nel trattamento del gas appena estratto nel settore est del Mediterraneo»

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Se lo sfruttamento di questi giacimenti è difficoltoso dal punto di vista tecnico, ancor più problematico lo è dal punto di vista politico. I giacimenti sono molto distanti dalle coste ed Egitto, Israele, Cipro e Turkia avanzano diritti più o meno ragionevoli sullo sfruttamento.

Egitto. L’Eni ha già avviato la produzione dal campo Zohr.

Egitto. Impianto Nucleare russo di Al Dabaa funzionante per il 2022.

Mediterraneo e giacimenti gas. Pericolo di una guerra.

I giacimenti in oggetto distano in termini medi 100 km da Cipro, altrettanti dal Libano, poco meno di 200 km da Israele e 330 km dall’Egitto.

Ciascuno di questi quattro stati vorrebbe avere l’esclusiva per lo sfruttamento di questi giacimenti e mal sopporta l’idea di dover spartire queste risorse con altri.

Ma il problema si complica ulteriormente quando si pensa che il gas estratto deve essere portato agli utilizzatori tramite un qualche gasdotto. Ma i fondali mal si adatto a gasdotti, tranne quelli diretti in Egitto.

Insomma: è ancora una situazione in divenire.


La prima notizia risale al 26 giugno 2016.

Egitto, Eni scopre Noor: ‘Più grande giacimento di gas del Mediterraneo’. La verità su Regeni si allontana

«Secondo uno dei pochi giornali egiziani di solito attendibili, al-Masry al-Ayoum, di fronte alle coste dell’Egitto l’Eni ha scoperto un giacimento di gas, Noor, che ha dimensioni pari a tre volte il gigantesco giacimento di Zohr, individuato nel 2015 e ritenuto all’epoca il più grande del Mediterraneo.

Le stime delle dimensioni dei giacimenti di idrocarburi sono sempre scommesse, pronostici che possono essere smentiti quando comincia l’estrazione (tra due mesi, secondo il governo egiziano). Ma se al-Masry al-Ayoum, o in questo caso l’Eni, avessero indovinato, ci troveremmo di fronte ad un evento che in prospettiva può cambiare la geopolitica del Mediterraneo. A quel punto l’Egitto si troverebbe nelle condizioni di diventare un grande esportatore di energia verso l’Europa, a scapito delle analoghe ambizioni israeliane affidate ai giacimenti Tamar e Leviathan, quest’ultimo in joint-venture con l’americana Noble


Reuters. 2018-06-20. Zohr, Eni completa cessione 10% concessione Shorouk in Egitto a Mubadala

Eni ha finalizzato la cessione a Mubadala Petroleum, società interamente posseduta da Mubadala Investment Company, di una quota del 10% nella concessione di Shorouk, nell’offshore dell’Egitto, nella quale si trova il giacimento super-giant a gas di Zohr.

Secondo una nota, Eni, attraverso la sua controllata IEOC, detiene ora una quota di partecipazione nel blocco del 50%, mentre gli altri partner sono Rosneft con il 30%, Bp con il 10% e Mubadala Petroleum con un altro 10%.


Occhi della Guerra. 2018-07-09. Eni, l’Italia e l’Egitto: un giacimento cambia gli equilibri nel Mediterraneo

Secondo i funzionari del ministero del Petrolio egiziano citati dal Middle East Eye, l’Eni annuncerà presto il giacimento Noor trovato nella concessione di Shorouk. Si dice che Noor abbia tre volte le dimensioni di Zohr, rilevato dall’Eni nel 2015, e che abbia quindi le risorse per trasformare l’Egitto in un esportatore di gas, cambiando di conseguenza gli equilibri in un settore dove tutti, dagli attori regionali fino a alle superpotenze internazionali, hanno forti interessi.

La nuova scoperta sta rafforzando i piani dell’Egitto di diventare un hub regionale del gas. Il ministro egiziano del petrolio Tarek El-Molla  ha detto a Bloomberg alla fine della scorsa settimana che il paese potrebbe interrompere l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) entro la fine dell’anno per poi concludere: “L’Egitto avrà abbastanza gas per i propri bisogni e molto probabilmente anche per l’esportazione” evitando però di confermare la scoperta del nuovo giacimento, ancora non ufficiale.

L’euforia egiziana per l’importante scoperta fa storcere il naso a Israele per più ragioni: la prima è che con la prospettiva di un Egitto non solo indipendente energicamente ma anche esportatore è a rischio un accordo annunciato a febbraio tra la società israeliana Delek Drilling per fornire gas israeliano alla società egiziana Dolphinus Holdings e che prevede(va) di esportare 15 miliardi di dollari di gas israeliano in Egitto nel prossimo decennio.

La seconda ragione della preoccupazione di Israele è ben riassunta da Daniele Raineri su Il Foglio : “Oltre al gigante egiziano, esistono due giacimenti minori ma pur sempre grandi, il Leviatano davanti a Israele e l’Afrodite davanti a Cipro. Il gas che sarà estratto da questi due dovrà andare in Egitto prima di raggiungere i potenziali acquirenti nel resto del mondo, per colpa della conformazione del fondo marino che impedisce ai gasdotti di dirigersi altrove – e anche perché l’Egitto a questo punto si candida a essere il paese leader nel trattamento del gas appena estratto nel settore est del Mediterraneo”. Elemento che spingerebbe il governo israeliano ad avvicinarsi il più possibile all’Egitto, costringendo la leadership israeliana ad avere un occhio di riguardo per i rapporti con il nuovo attore energetico della regione.

Per quanto riguarda il giacimento di Zohr per ora il 60% rimane in mano all’Eni, che l’ha scoperto, mentre alla russa Rosneft è stato ceduto il 35%. Nelle ultime settimane invece Eni ha firmato ad Abu Dhabi due concession agreements per l’ingresso di Mubadala Petroleum con una quota del 5% nel giacimento a olio di Lower Zakum e con una quota del 10% nei giacimenti a olio, condensati e gas di Umm Shaif e Nasr, nell’offshore del Paese, per circa 934milioni di dollari e una durata di 40 anni.

La scoperta del giacimento di Noor che dovrebbe essere annunciata quest’estate ha sì le capacità di avvicinare gli attori attivi nella regione portando magari a nuove alleanze e accordi, ma allo stesso tempo potrebbe aumentare la tensione in un’area già abbastanza suscettibile alle manovre delle grandi potenze. 

Solo qualche mese fa (febbraio 2018) la nave Saipem 12000noleggiata da Eni per svolgere attività di esplorazione nel Blocco 3 delle acque di Cipro è stata bloccata dalla Marina turca che, infine, ha costretto l’imbarcazione a tornare nel porto di Cipro rischiando, peraltro, di speronare la Saipem durante le manovre, tutt’altro che “diplomatiche” proprio come la politica del presidente Erdogan, accolto in pompa magna a Roma qualche giorno prima. 

Altro elemento da tenere in considerazione sono le voci di molti analisti e un’inchiesta del New York Times che, senza inutili complottismi, hanno fatto notare la coincidenza della scoperta di Zohr con l’uccisione di Giulio Regeni, avvenuta solo pochi mesi dopo l’annuncio del supergiacimento a largo delle acque egiziane. Tra le tante ipotesi delle ragioni che hanno portato all’omicidio del giovane ricercatore italiano c’è la teoria che sia stato ucciso per minare i rapporti tra il governo italiano e quello egiziano, uno dei partner più importanti per Roma soprattutto alla luce della scoperta di Zohr.

Pubblicato in: Medio Oriente, Problemia Energetici

Mediterraneo e giacimenti gas. Pericolo di una guerra.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-22.

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Il Mare Mediterraneo orientale ha almeno quattro grandi giacimenti di gas: Zohr, Aphrodite, Leviathan e Tamar.

A disgrazia dell’umanità, questi giacimenti sono alquanto vicini e sono quasi equidistanti da Cipro, Israele ed Egitto.

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Il diritto internazionale ha approntato svariate definizioni del problema.

Col termine acque territoriali o mare territoriale si considera in diritto internazionale quella porzione di mare adiacente alla costa degli Stati; su questa parte di mare lo Stato esercita la propria sovranità territoriale in modo del tutto analogo al territorio corrispondente alla terraferma. Si distinuono le acque territoriali fino a 12 miglia nautiche dalle coste e le acque di zona continua, tra le 12 e le 24 miglia marine dalle coste.

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Nel 1958 si tenne la Convenzione di Ginevra sul mare territoriale e la zona contigua, la quale si estende per 200 miglia nautiche dalle coste: zona economica esclusiva.

Nel 1982 prese luogo la Convenzione di Montego Bay.

La zona economica esclusiva, talvolta citata con l’acronimo ZEE, è un’area del mare, adiacente le acque territoriali, in cui uno Stato costiero ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali o fisse, ricerca scientifica, protezione e conservazione dell’ambiente marino.

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I giacimenti in oggetto distano in termini medi 100 km da Cipro, altrettanti dal Libano, poco meno di 200 km da Israele e 330 km dall’Egitto.

Ciascuno di questi quattro stati vorrebbe avere l’esclusiva per lo sfruttamento di questi giacimenti e mal sopporta l’idea di dover spartire queste risorse con altri.

Ma il problema si complica ulteriormente quando si pensa che il gas estratto deve essere portato agli utilizzatori tramite un qualche gasdotto.

Una possibile soluzione sarebbe il trasporto di gas liquefatto, Lng: servono però stazioni di liquefazione e di deliquefazione, nonché un qualche gasdotto che dai giacimenti marini porti ad una qualche terra.

La soluzione più ragionevole potrebbe essere un gasdotto che convogli l’estratto al continente europeo, maggiore utente in senso assoluto. Una variante potrebbe essere il collegamento da Cipro alla Turkia, per essere di lì immesso nella rete continentale. Una seconda variante politicamente più gradita a molti sarebbe un gasdotto marino che toccasse Creta, quindi la Grecia per confluire alla fine in Italia.

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Come facilmente si comprende, il problema non è tecnico bensì politico. Tutti gli stati presi in considerazione hanno severe remore reciproche gli uni verso gli altri. Ma oltre alle comuni diffidenze, sotto la cenere permane una brace di odi ricambiati e feroci.

Poi, come se già questo non fosse ancora sufficiente, questo comparto geopolitico è teatro di aspro confronto tra Stati Uniti e Russia.

È un gran bel problema, per la cui risoluzioni si entono voci al momento ancora sussurrate di una guerra che sia risolutrice.


La Stampa. 2018-02-19. Giacimenti di gas, il Mediterraneo orientale è a un bivio: pace economica o nuovi conflitti.

Le guerre sotto gli occhi di tutti e le crisi meno note a livello globale. Come sono iniziate? Chi è coinvolto? Quali gli scenari futuri? Rispondiamo a queste domande nell’approfondimento realizzato con l’European Council on Foreign Relations e la Compagnia di San Paolo.

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Affidarsi «alle mediazioni internazionali» anziché alle politiche di potenza nazionali perché le scoperte di giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale portino a una «pace economica» e non a una nuova guerra. Per Tareq Baconi, analista dell’ECFR per il Middle East and North Africa programme, la regione è a un bivio. Se imbocca la strada giusta gli Stati avranno più risorse per lo sviluppo interno, saranno «costretti» a riavvicinarsi e a collaborare, almeno a livello tecnologico, e l’Europa potrà trovare nuove fonti di approvvigionamento che la renderanno meno dipendente dal metano russo. Altrimenti potrebbe essere un disastro. Un primo segnale negativo è arrivato dal blocco da parte della marina militare turca della nave dell’Eni Saipem 12000 che si apprestava a cominciare le prospezioni per il giacimento Calypso di Cipro. 

Come possono essere risolte queste tensioni, la competizione fra Stati, alcuni formalmente ancora in guerra, per le nuove risorse?  

«La strada maestra sono le mediazioni internazionali. Le prove di forza non portano da nessuna parte. Affidarsi a istituzioni sopra le parti significa arrivare ad accordi, trattati, regolamenti internazionali che alla fine garantiscono tutti. Non bisogna esagerare la ricaduta di uno sviluppo in questo senso ma di sicuro l’Ue ha l’opportunità di agire su più fronti: spingere per maggiori riforme in Egitto, mediare nella disputa sui confini marittimi fra Libano e Israele, far ripartire i colloqui fra Turchia e Cipro, dare l’opportunità ai palestinesi di avere accesso a proprie risorse naturali». 

Le tensioni fra Turchia e Cipro sono però di nuovo ai massimi. C’entra anche la competizione fra diversi progetti di gasdotti, verso la costa turca o verso quella greca?  

«Queste tensioni vanno viste in un contesto più ampio. Il progetto di un gasdotto che parta dai giacimenti israeliani, in particolare il Leviathan, e arrivi in Turchia incontra fortissimi ostacoli. C’è la disputa fra Turchia e Cipro e c’è quella sul confine marittimo fra Israele e Libano. Nel 2010, quando sono cominciate le scoperte nel Mediterraneo orientale, le aspettative per l’esportazione di gas erano altissime, forse sopravvalutate. Il Leviathan, scoperto cinque anni fa, non è ancora entrato in produzione. Lo Zohr, in Egitto, andrà invece ad alimentare il mercato interno. Aphrodite, poco distante nelle acque cipriote, ha subìto per ora la stessa sorte di Leviathan. Soltanto nuove scoperte vicino alla costa di Cipro, come il giacimento Calypso da parte dell’Eni, potranno far cambiare le cose. Ma insisto, la nostra raccomandazione è per una mediazione internazionale, a livello Ue o dell’Onu. Un primo esempio potrebbe essere proprio per la disputa sulle acque territoriali fra Israele e Libano». 

Che impatto prevede per il mercato globale, l’Europa ne potrà trarre vantaggio?  

«In prospettiva globale, le riserve nel Mediterraneo orientale sono modeste. È possibile che tutte le scoperte in questa area finiscano per alimentare i mercati interni, in forte crescita, come è successo in Israele e succederà in Egitto. Anche la Giordania e i Territori palestinesi sono possibili sbocchi. Per quanto riguarda la sicurezza energetica, l’Europa si trova in questo momento in una posizione migliore di quel che sembra. Ha molte opzioni disponibili per diversificare le sue fonti. Può puntare sulle energie rinnovabili all’interno e ridurre la dipendenza da combustibili fossili, ha davanti a sé un mercato del gas metano liquido (Lng) in rapida espansione». 

Ma il trasporto del gas liquido non costa di più rispetto a quello con i tradizionali gasdotti?  

«Dipende dalla provenienza. Il gas liquido (Lng) proveniente dal Qatar ha un prezzo minore di quello che proviene dall’America, che si sta affacciando ora sul mercato. Prevediamo che il Qatar avrà un ruolo molto importante con il suo Lng nel futuro». 

Resta la forte dipendenza dell’Ue dalle importazioni da zone ad alta conflittualità, la Russia, il Golfo.  

«In realtà né la Guerra Fredda né il recente conflitto in Ucraina hanno interferito nelle importazioni dalla Russia. Anche lo scontro all’interno dei Paesi del Golfo, con l’isolamento del Qatar, non ha avuto conseguenze sul traffico delle navi gasiere». 

Pubblicato in: Medio Oriente

Cipro. A metà scrutinio Anastasiades 56%, Malas 44%. – Aljazeera

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-04. h 18:45.

Cirpo 001

Essendo state scrutinate circa la metà delle schede, Nicos Anastasiades conduce su Stavros Malas per 56% contro 44%.

Le previsioni sembrerebbero aver centrato esattamente il risultato.

Cipro. Presidenziali. Anastasiades 35.5%, Malas 30.3%. Secondo turno il 4 febbraio.

«Cipro è la terza isola per estensione del Mar Mediterraneo (dopo Sicilia e Sardegna), Stato membro dell’Unione europea dal 1º maggio 2004 e del Commonwealth dal 13 marzo 1961.

È situata a sud della penisola anatolica (70 km), a breve distanza dalle coste del Vicino Oriente (100 km). Il suo territorio è diviso in due dalla linea verde, che separa i territori governati dalla Repubblica di Cipro da quelli de facto sotto il potere della Repubblica Turca di Cipro Nord. Una parte del territorio è sotto giurisdizione del Regno Unito: si tratta delle basi militari di Akrotiri e Dhekelia (2,8% del territorio).»

Piccolo quanto si voglia, sinistrato quanto si voglia, ma il legale rappresentante del Governo di Cipro siede nel Consiglio di Europa e vota.

Un voto sicuramente pilotato da tutte quelle componenti che sono impegnate nel suo risanamento economico: inutile dire come Cipro sia ricattabile e ricattato.


Aljazeera. 2018-02-04. Cyprus election: Anastasiades wins presidential race

Nicosia, Cyprus – Nicos Anastasiades has won a second five-year term as president of the Republic of Cyprus, official results have shown.

With nearly all of the votes counted, the incumbent conservative secured 56 percent, comfortably ahead of its rival Stavros Malas, a leftist-backed independent, on 44 percent.

Anastasiades is expected to pick up the pieces of a suspended peace process on the ethnically split island, as well as oversee the economic recovery of a country still bouncing back from a crippling financial crisis.

Initial exit polls had put support for Anastasiades at an average of 56.5 percent, within a range of 54.5 percent to 59.5 percent.

‘Cause for optimism’

Anastasiades’s win sparked scenes of joy in his campaign headquarters in the centre of the capital, Nicosia.

“The result is a cause for optimism for the future,” Ioannis Hasikos, a 35-year-old lawyer, said.

“Over the past five years, the country achieved stability and people have decided to continue on the same path.”

Anastasiades ran a campaign emphasising the recovery of Cyprus’s economy from the state of near collapse it was in during the first days of his presidency after taking over from the communist party AKEL in 2013.

In 2016, the country succefully exited a tough, three-year international programme that saw it implementing tough economic measures in exchange for a multibillion dollar bailout. 

Under the terms of its contentious rescue programme, Nicosia agreed to shut down the island’s second-largest lender, Laiki, while Bank of Cyprus depositors were forced to forfeit nearly 50 percent of their savings over 100,000 euros ($124,000).

For his part, Malas, who was backed by AKEL, had focused on the need for a new economic policy that would guarantee labour and social rights.

2013 repeat

Cyprus, a small Mediterranean island, has been divided along ethnic lines since 1974 when Turkish troops seized its northern third in response to an Athens-inspired Greek Cypriot coup seeking union with Greece.

Diplomatic efforts to unify the island have failed repeatedly, the latest being in July 2017 in the Swiss resort of Crans Montana when negotiations between Anastasiades and Mustafa Akinci, the Turkish Cypriot leader, broke down in acrimony. 

Anastasiades has vowed to seek the resumption of UN-mediated peace talks, under certain conditions, in a bid to reunify Cyprus as a two-zone federation. 

In a first, the two finalists proceeded to the second round without the endorsement of smaller parties whose candidates were knocked out in the January 28 first round.

The runoff ballot was a repeat of the 2013 presidential election, which was won by Anastasiades with 57.48 percent of the vote. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Cipro. Presidenziali. Anastasiades 35.5%, Malas 30.3%. Secondo turno il 4 febbraio.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-28.

Cirpo 001

«Cipro è la terza isola per estensione del Mar Mediterraneo (dopo Sicilia e Sardegna), Stato membro dell’Unione europea dal 1º maggio 2004 e del Commonwealth dal 13 marzo 1961.

È situata a sud della penisola anatolica (70 km), a breve distanza dalle coste del Vicino Oriente (100 km). Il suo territorio è diviso in due dalla linea verde, che separa i territori governati dalla Repubblica di Cipro da quelli de facto sotto il potere della Repubblica Turca di Cipro Nord. Una parte del territorio è sotto giurisdizione del Regno Unito: si tratta delle basi militari di Akrotiri e Dhekelia (2,8% del territorio).»

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Cipro ha solo 1,141,166 abitanti ed un sistema economico ancora traballante. Il pil ppa procapite ammontava a 26,794 Usd.

Piccolo quanto si voglia, sinistrato quanto si voglia, ma il legale rappresentante del Governo di Cipro siede nel Consiglio di Europa e vota.

Un voto sicuramente pilotato da tutte quelle componenti che sono impegnate nel suo risanamento economico: inutile dire come Cipro sia ricattabile e ricattato.

«Nicos Anastasiades, born 27 September 1946, is a Greek Cypriot politician who has been President of Cyprus since 2013. Previously, he was the leader of Democratic Rally and a Member of Parliament for Limassol. ….

Anastasiades is a lawyer by profession, and the founder of law firm “Nicos Chr. Anastasiades & Partners”. He graduated in law from the National and Kapodistrian University of Athens and completed postgraduate studies in shipping law at University College London. During his university studies, he was a member of the Centre Coalition based in Athens formed by Georgios Papandreou. ….

In March 2012, Nicos Anastasiades was nominated as a candidate for the 2013 presidential election, against his rival MEP Eleni Theocharous in a vote among the 1,008 strong executive of the Democratic Rally. Nicos Anastasiades received 673 votes (86.73%) and Theocharous received 103 (13.27%). In the first round of the presidential election on 17 February 2013, Anastasiades won 45% of votes, while Stavros Malas and George Lillikas earned 26.9% and 24.9%, respectively. He won in the second round against Malas with 57.48% of the vote and was sworn in as President on 28 February 2013. ….

Anastasiades broke campaign promises by agreeing to let the banks confiscate 47.5 percent of bank accounts over 100,000 euros in 2013, in order to acquire a 10-billion euro bailout from international lenders.» [Fonte]

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«Cypriots will return to the ballot box on Feb. 4 to choose a leader who can oversee the Mediterranean island’s economic recovery nearly six years after the country came close to financial collapse»

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«Incumbent President Nicos Anastasiades, 71, will face Stavros Malas in the runoff after taking 35.5 percent of the vote compared with 30.3 percent for Malas, an independent candidate backed by the leftist Akel part

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Difficile comprendere appieno la posizione internazionale di Mr Anastasiades, che, per dirla franca, apparirebbe in tutto il suo retaggio bizantino.

Cyprus helping Russia to roll back US sanctions

«Cyprus is helping Russia to roll back US sanctions against human rights abusers, a leading activist has warned.

The accusation, by Bill Browder, a British campaigner, comes after Cypriot authorities honoured Russia’s request to question Browder’s law firm, Georgiades & Pelides, in Nicosia, for a second time.»

Tenendo conto del caratterino dei suoi confinanti e degli stranieri che sono coinvolti con i destini del suo paese, a nostro personale avviso Mr Anastasiades si sta comportando da perfetto diplomatico vetero – bizantino. E questo è un grande complimento.

Il 4 febbraio si terrà il secondo turno elettorale.


Bloomberg. 2018-01-28. Cyprus to Hold Runoff Presidential Election as Economy Dominates

– Second round of presidential elections to be held on Feb. 4

– Incumbent Nicos Anastasiades, Stavros Malas pass to next vote

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Cypriots will return to the ballot box on Feb. 4 to choose a leader who can oversee the Mediterranean island’s economic recovery nearly six years after the country came close to financial collapse.

Incumbent President Nicos Anastasiades, 71, will face Stavros Malas in the runoff after taking 35.5 percent of the vote compared with 30.3 percent for Malas, an independent candidate backed by the leftist Akel party, according to Cypriot Interior Ministry figures. The two men also squared off in the 2013 presidential election that saw Anastasiades elected for a five-year term. Centrist Diko party leader Nikolas Papadopoulos was knocked out of the race after placing third with 25.7 percent. Just under 72 percent of registered voters cast a ballot compared with just over 83 percent in the 2013 election.

“A re-election of Anastasiades will mean continuity in current economic policy and we know what to expect from him, ” said Sofronis Clerides, professor of economics at the University of Cyprus. “Malas’s campaign was very careful and avoided big promises, nevertheless, the big question mark is how he will manage his relation with, and dependence on, the Akel party.”

Cyprus has gone from a sick patient that came close to shattering the euro area in 2013, when a levy on deposits was imposed and capital controls introduced as part of a 10 billion-euro ($12.4 billion) bailout, to a model of economic adjustment. It returned to growth in 2015 after making a comeback to international bond markets the previous year.

Bailout Program

In June 2012, the country became the fifth euro-area member to request international aid. At the time of Anastasiades’s election in 2013, Cyprus had been shut out of debt markets for almost two years, with lenders including Bank of Cyprus Plc and the now shuttered Cyprus Popular Bank Plc losing 4.5 billion euros in the restructuring of Greek sovereign debt. Cyprus needed a bailout to recapitalize its lenders as well as to finance the government.

The country left its three-year-old aid program in March 2016 without a safety net and after using just 7.3 billion euros of the total loan. Cyprus’s economy will expand 3.7 percent in 2017 and 2.9 percent in 2018, according to a survey of nine economists by Bloomberg News. The popular vacation destination saw a near 15 percent increase in tourist arrivals in 2017 while retail and wholesale trade and construction are also driving economic output, according to the Cyprus Statistical Service.

Economy, Not Reunification

The last presidential election was the first where Cyprus’s economy was the main issue rather than reunification since the island was split. Cyprus has been divided since 1974, when Turkey invaded the northern third of the island following a coup by supporters of the country’s union with Greece.

Anastasiades has said that Cypriot reunification remains a priority and if re-elected he will keep trying to resolve the Cyprus issue after the latest talks to reunify the country ended in July without agreement. Malas has said that no solution to the Cyprus problem is as dangerous as a reunification deal that’s rejected by the electorate.

Despite the pressing issue of reunification, the economy is again the main concern of voters.

“The Cyprus problem isn’t top of the agenda because the public has tired of the issue and doesn’t expect an agreement in the near future,” said Harris Papageorgiou, manager of Nicosia-based Noverna Analytics & Research.