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M5S. L’ala Casaleggio – Di Battista verso la scissione.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-08-27.

M5S Logo

Tutti i sistemi che rechino contraddizioni interne alla fine non reggono più, e collassano.

Nel movimento cinque stelle stanno sempre più diventando evidenti i contrasti tra quanti siano rimasti fedeli agli ideali programmatici proposti in sede elettorale e quanti invece si siano adattati all’attuale coalizione governativa, che vorrebbero far diventare alleanza politica.

Due visioni perfettamente lecite ma opposte: chiaramente la convivenza è impossibile.

Evidente la dicotomia sulla scelta delle alleanze elettorali: molti parlamentari e la base elettorale locale non la gradisce e vuole concorrere in solitaria, la dirigenza favorevole invece ad un’alleanza con il partito democratico.

«Le elezioni regionali di fine settembre rappresenteranno per il Pd e il M5S un passaggio decisivo sul quale misurare l’anno di governo insieme. Intanto, i 5 Stelle potrebbero farsi trovare, dopo il voto, ancor meno compatti di ora e ancora senza guida. La scissione, come si diceva, è ormai prossima.»

Tutto è ovviamente possibile, ma la scissione diventa ogni giorno che passa sempre più probabile.

Ma perdere venti senatori potrebbe significare la fine di questo governo.

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M5s, cresce l’ipotesi scissione. Casaleggio-Di Battista, uno su sei è con loro.

Il fronte “governativo” è più ampio, ma senza 15-20 senatori l’Esecutivo rischia di non avere più i numeri.

In casa M5s ormai non c’è più pace, ognuno dice la sua in ordine sparso, si litiga su tutto. Per questo avanza sempre di più l’ipotesi di una scissione. Uno scenario che potrebbe subire una accelerazione nelle prossime settimane. L’ala che vede come catalizzatori — per motivi diversi — Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista è una minoranza nel gruppo parlamentare, come si legge sul Corriere della Sera: c’è chi assicura che ci siano una trentina di deputati e tra i quindici e i venti senatori pronti a dire addio, tutti accomunati dall’idea che “il Movimento abbia tradito sé stesso”. Numeri esigui rispetto alla truppa di circa trecento parlamentari, ma che potrebbero avere un impatto importante specie a Palazzo Madama (anche in caso di un cambio negli equilibri della maggioranza di governo giallorossa).

L’ala che chiede un ritorno alle origini – prosegue il Corriere – risulta ancora più incisiva a livello regionale. Il momento della scelta cadrà più o meno a ridosso del voto delle Regionali e per ora le fughe in avanti di chi vorrebbe un cambio di passo sono frenate. All’orizzonte in realtà – prosegue il Corriere – si prepara un’altra battaglia tra i due gruppi: quella sui ritardatari delle rendicontazioni. Il gruppo frondista — alla luce anche delle ultime polemiche —chiede rigore: nessuna deroga stavolta per chi è in ritardo di mesi con una delle norme «identitarie» dei Cinque Stelle. I governisti, invece, temono di perdere numeri preziosi per l’esecutivo e vestono i panni delle colombe.

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Venti di scissione nel M5S, un parlamentare su sei con Casaleggio e Di Battista

Si apre un nuovo fronte nel Movimento 5 Stelle sulle espulsioni di chi non fa i versamenti all’Associazione Rousseau.

[Testo sotto copyright]

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M5S vicino alla scissione: l’accordo con il PD spacca tutto.

Il Movimento 5 Stelle, sempre più cagnolino del Pd, si trova ad affrontare l’ennesima crisi, forse quella definitiva. L’aria di una scissione è sempre più palpabile, così come i malumori all’interno del partito dopo l’alleanza con i “nemici” storici. “Mai col Pd” è solo un lontano ricordo, così come le battaglie per il Tav, il Tap o l’acqua pubblica. Il M5S è diventato sistema a tutti gli effetti, con il suo poltronismo spinto e gli accordi di Palazzo. Chiuse le urne on-line su Rousseau, che hanno avallato il nuovo corso pentastellato al fianco dei dem, nei territori si cerca di portare a casa nuove intese in vista delle elezioni regionali di fine settembre.

Le spaccature nei territori – come evidenzia anche Marco Conti su Il Messaggero – si sono ampliate dopo il voto sulla piattaforma Rousseau, “e tutto lascia intendere che si tratti di fratture destinate prima o poi a saldarsi sul territorio nazionale. Magari dopo il 21 settembre, quando si conosceranno i risultati delle elezioni regionali e del referendum confermativo”. Una scissione che in molti danno per scontata e che rischia di prodursi anche in Parlamento dove si avverte forte la tensione per scelte che hanno aperto un acceso confronto nella base pentastellata e nei gruppi parlamentari.

Su tutte, quella della fine del tetto ai due mandati e delle alleanze con il Pd. “L’esito della consultazione su Rousseau dovrebbe rinsaldare l’asse M5S-Pd in vista di un autunno che si annuncia molto difficile, ma – al netto della spaccatura dentro al Movimento – crea problemi anche ai dem accusati di aver trasformato l’alleanza tecnica anti-Salvini con i grillini di un anno fa in una vera e propria alleanza politica. In attesa dei sondaggi che testeranno il gradimento dell’elettorato Pd, lo smottamento al centro è evidente”.

Le elezioni regionali di fine settembre rappresenteranno per il Pd e il M5S un passaggio decisivo sul quale misurare l’anno di governo insieme. Intanto, i 5 Stelle potrebbero farsi trovare, dopo il voto, ancor meno compatti di ora e ancora senza guida. La scissione, come si diceva, è ormai prossima.

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Di Maio scarica Casaleggio. E il prossimo sarà …..

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-13.

Fossa dei Serpenti

Alla luce di quanto sta succedendo appare ben chiaro perché mai ad agosto Salvini abbia fatto cadere il governo: movimento cinque stelle ed il suo boss, Luigi Di Maio, sono inaffidabili.

Agiscono prima di pensare, ed il loro pensiero dura al più qualche ora. Vogliono tutto e l’opposto di quel tutto. Non si assumono la responsabilità delle proprie azioni.

Ma questo sarebbe anche il meno.

Pugnalano alla schiena gli ex-amici con la facilità con la quale un pizzaiolo provetto manipola l’impasto della pizza.

«Luigi Di Maio non ha voglia di alzare bandiera bianca e, pur di difendere il suo ruolo all’interno del M5s, sta studiando una mossa clamorosa che potrebbe cambiare gli equilibri nel mondo pentastellato»

«il ministro degli Esteri sarebbe pronto a smarcarsi dalla Casaleggio Associati, arrivando ad un clamoroso divorzio nella gestione del “Blog delle stelle”.»

«alle urne per le regionali si prevede un M5s al 4-5 per cento, una disfatta totale»

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Tutti i processi putrefattivi sono particolarmente repellenti.

Mr Di Maio non è immorale: è amorale.

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M5S, Di Maio si smarca da Casaleggio: mossa del leader per uscire dall’angolo

«Smarcarsi dalla Casaleggio Associati. Arginare il potere di «influenza» di Davide fino ad arrivare a un clamoroso divorzio nella gestione del blog delle stelle, il sito del M5S. Luigi Di Maio in queste ore di assedio sta maturando un’unica convinzione: basta fare il «parafulmine» delle scelte prese a Milano, spostandosi così verso Beppe Grillo, anche lui autonomo sul web. Obiettivo: scrollarsi di dosso i sospetti di conflitto d’interessi che periodicamente spuntano fuori quando si parla della società privata di consulenza. ….

I deputati e i ministri a lui più vicini gli ricordano gli ultimi casi che hanno creato scompiglio interno. A dicembre la decisione di nominare Enrica Sabatini, socia di Rousseau, nel team del futuro con il centrale ruolo di responsabile dell’organizzazione, è stato motivo di scontro – mai emerso – tra Davide e Luigi. Ma il figlio di Gianroberto ha avuto la meglio, mentre al capo politico sono arrivate solo le critiche per aver nominato una dirigente «poco riconosciuta dalla base». Per non parlare delle polemiche di quando sempre Casaleggio andò a parlare all’Onu, per l’Italia, di democrazia digitale. Fatti che ritornano in mente a Di Maio e che ora «per salvarsi» e rimanere alla guida del Movimento lo costringeranno a una svolta. D’altronde il documento dei senatori pentastellati, oltre a dividere i ruoli di partito da quelli di governo, mette alla berlina proprio il sistema Rousseau: dalla quota fissa di 300 euro al mese che devono versare i parlamentari fino all’obbligo anche per il personale tecnico-amministrativo dei gruppi di essere iscritti alla piattaforma.»

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Caos M5s, la clamorosa mossa di Di Maio per placare le rivolte interne

«Il capo politico del M5s Luigi Di Maio starebbe studiando l’ipotesi di separarsi dalla gestione del “Blog delle stelle” per allontanare i sospetti di conflitto d’interessi.

Luigi Di Maio non ha voglia di alzare bandiera bianca e, pur di difendere il suo ruolo all’interno del M5s, sta studiando una mossa clamorosa che potrebbe cambiare gli equilibri nel mondo pentastellato.

Secondo quanto riporta Il Messaggero, il ministro degli Esteri sarebbe pronto a marcarsi dalla Casaleggio Associati, arrivando ad un clamoroso divorzio nella gestione del “Blog delle stelle”.

L’obiettivo di Di Maio sarebbe quello di rendersi autonomo sul web così da scrollarsi di dosso tutti i sospetti di conflitto d’interessi che spesso saltano fuori quando si parla della società privata di consulenza. I parlamentari e i ministri vicini al capo politico del M5s ricordano allo stesso Giggino gli ultimi casi che hanno creato scompiglio interno tra cui la nomina avvenuta lo scorso dicembre di Enrica Sabatini, socia di Rousseau, nel team del futuro con il ruolo di responsabile dell’organizzazione. In quell’occasione Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, ha avuto la meglio mentre Di Maio fu pesantemente attaccato per aver scelto una dirigente “poco riconosciuta dalla base”.

La rivolta del mondo pentastellato contro la piattaforma Rousseau è sempre più forte. Basti pensare al documento dei senatori 5s presentato all’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari lo scorso giovedì: oltre a chiedere la suddivisione dei ruoli di partito da quelli di governo, nel testo si critica il sistema Rousseau, dalla quota fissa di 300 euro al mese che devono versare i parlamentari fino all’ obbligo anche per il personale tecnico-amministrativo dei gruppi di essere iscritti alla piattaforma. Un attacco frontale che fino a qualche mese fa era difficile da ipotizzare. Un primo segnale in questa direzione è già arrivato: i disavanzi delle restituzioni non andranno più all’associazione.

Ma staccarsi dalla Casaleggio Associati potrebbe non bastare a Di Maio a salvarsi. Il malcontento in casa M5s, per un motivo o per un altro, è sempre più palpabile e gli addii non sono più casi isolati legati a singoli parlamentari. Nelle scorse ore, poi, a gettare ulteriore scompiglio nel campo pentastellato ci ha pensato il senatore Gianluigi Paragone, espulso pochi giorni fa dal MoVimento, che ha annunciato di avere l’intenzione di fare un qualcosa con Alessandro Di Battista, magari in ambito culturale. Un modo, questo, per ricompattare l’area dei grillini ortodossi e anti-sistema delusi dall’indirizzo politico seguito soprattutto in questi ultimi mesi dal M5s.»

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Luigi Di Maio verso l’addio alla guida del M5s: l’indiscrezione del Fatto, guerra con Travaglio

«Luigi Di Maio questa volta è davvero pronto per l’addio. Probabilmente prima del voto del 26 gennaio in Emilia Romagna, dove è previsto un crollo totale del Movimento 5 stelle, potrebbe lasciare il suo ruolo di capo politico. Si parla del 20-21 del mese, rivela Il Fatto quotidiano, non appena saranno eletti i nuovi facilitatori regionali del M5s. Una indiscrezione smentita categoricamente dallo staff di Di Maio.  

Secondo quanto riporta il giornale di Marco Travaglio, alle urne per le regionali si prevede un M5s al 4-5 per cento, una disfatta totale. E Di Maio sarebbe imputato del flop. Quindi meglio togliersi un problema visto che le rogne non gli mancano, tra battaglie interne e fughe nel gruppo Misto. E quelli che gli chiedono di mollare.

Un pressing che si fa sempre più pesante. “Lo vogliono spingere verso la porta”, confida un fedelissimo. La carica dura cinque anni, rinnovabile per un altro mandato. Ma Di Maio lascerà, assicurano dal Fatto, non prima di lasciare al M5S una nuova, definitiva organizzazione, con la scelta dei facilitatori regionali.»

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M5S. Documento dei senatori. Grillo e Casalaggio se ne vadano via.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-10.

Cacciare a pedate 001

M5S scoppiettante di novità. Prima cacciano i peones, indi i dignitari.

«A Palazzo Madama un gruppo di senatori chiede di abolire la figura del capo politico (anche se non è Luigi Di Maio a essere messo in discussione), di sottrarre la piattaforma Rousseau a Casaleggio e di lasciare a Beppe Grillo l’incarico di presidente e non più di garante del Movimento»

«Nel documento si chiede di sottrarre la piattaforma Rousseau a Casaleggio e destinarla ad un gruppo di garanti»

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M5S, documento dei senatori: via Casaleggio da Rousseau e abolire il capo politico. I deputati De Toma e Silvestri al gruppo misto.

Altri addii alla Camera dei deputati per i Cinque Stelle. Mentre a Palazzo Madama si chiede più trasparenza: Grillo presidente e non più garante.

A Palazzo Madama un gruppo di senatori chiede di abolire la figura del capo politico (anche se non è Luigi Di Maio a essere messo in discussione), di sottrarre la piattaforma Rousseau a Casaleggio e di lasciare a Beppe Grillo l’incarico di presidente e non più di garante del Movimento. Nelle stesse ore, i deputati Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri hanno lasciato il M5S. I due parlamentari hanno comunicato alla presidenza della Camera il passaggio al Gruppo Misto. Il numero dei deputati, dopo queste ultime due defezioni, scende dunque da 213 a 211. Silvestri, 33 anni, è membro dal 2018, della X Commissione attività produttive, commercio e turismo. Anche De Toma, 54 anni, è membro dal 2018 della X Commissione attività produttive, commercio e turismo.

Al Senato la richiesta di «più democrazia»

Stop alla figura del capo politico, gestione collegiale ed assembleare sulla linea politica, riforma del sistema delle rendicontazioni, stop anche al ruolo del garante del Movimento. Nel documento preparato da un gruppo di senatori del M5S per l’assemblea congiunta dei Cinque Stelle si porta all’attenzione del Parlamento la proposta di una serie di modifiche statutarie. La premessa è che il perimetro del M5S resti nell’ambito della maggioranza e che non c’è alcuna intenzione di strappi nei confronti del governo. Nel mirino ci sarebbe in sostanza non solo Di Maio ma in qualche modo anche Grillo, visto che per il comico sarebbe previsto non più il ruolo di garante ma di presidente. Per quanto riguarda il tema delle restituzioni si suggerisce di versare su un conto corrente gestito da un organismo trasparenza, con l’obiettivo di lasciare ogni risorsa all’interno del Movimento. Nel documento si chiede di sottrarre la piattaforma Rousseau a Casaleggio e destinarla ad un gruppo di garanti. Questa sera verrà fatto il punto sulla situazione dei morosi e non si esclude un via libera all’espulsione degli inadempienti di lungo corso. Nel frattempo, è arrivato un chiarimento da parte dell’ufficio stampa del M5S: «Si precisa che il documento illustrato da alcuni senatori del Movimento 5 Stelle durante l’odierna assemblea non prevede alcuno “stop al ruolo del garante del Movimento” né alla figura del capo politico. In tale documento è stata avanzata la proposta di dar vita a “un organismo collegiale democraticamente eletto”».

Cambio per le restituzioni

Svolta anche sul tema delle restituzioni. Durante la riunione dei deputati grillini, sarebbero stati annunciati dei cambiamenti per quanto riguarda il regime delle rendicontazioni. I capigruppo Gianluca Perilli e Davide Crippa subentreranno nel Comitato rendicontazioni al posto degli ex presidenti Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva. Sarà inoltre soppresso il comma dello statuto in base al quale, in caso di scioglimento del Comitato, le giacenze vengono destinate all’Associazione Rousseau: queste risorse, viene spiegato, andranno al fondo per il microcredito. A Palazzo Madama, Vito Crimi, esponente del comitato di garanzia, ha inoltre annunciato che sarà possibile utilizzare il sistema forfettario. Molti gli interventi sul sistema per i rimborsi che sarà al centro dell’assemblea congiunta. La senatrice Taverna, per esempio, avrebbe proposto che i versamenti vengano destinati ad un fondo per la ricerca o in ambito universitario.

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M5S. Giarrusso ‘Di Maio non è lucido e manda a picco il M5S’

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-05.

Titanic 002

«Mario Michele Giarrusso (Catania, 25 febbraio 1965) è un politico italiano, dal 2013 senatore per il Movimento 5 Stelle. ….

Dopo la morte del giudice Antonino Caponnetto, ha collaborato alla costituzione della fondazione a lui intitolata di cui è il referente in Sicilia. ….

Nel maggio 2005, insieme a numerose associazioni ambientaliste e ai Grilli dell’Etna ha iniziato ad occuparsi del piano regionale dei rifiuti di Totò Cuffaro, impugnando innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale gli atti che approvavano la costruzione degli inceneritori. ….

È stato tra i fondatori della associazione rifiuti-zero Sicilia. È l’avvocato dei gruppi di cittadini che si oppongono al progetto del rigassificatore di Priolo/Melilli. ….

Nel 2008 si è candidato nella lista Amici di Beppe Grillo alle elezioni regionali siciliane nei collegi della provincia di Catania, ottenendo 255 preferenze e di Agrigento (80 preferenze). ….

Alle elezioni politiche del 2013 è stato eletto senatore della XVII legislatura della Repubblica Italiana nella circoscrizione Sicilia per il Movimento 5 Stelle. ….

È stato rieletto senatore alle elezioni politiche del 2018. ….

Nel 2019 presenta il disegno di legge relativo alla radicale modifica del 416-ter del codice penale. La “legge Giarrusso”, che modifica profondamente il reato di voto di scambio politico mafioso e ne incrementa le pene, è stata promulgata il 21 maggio 2019 entrando in vigore in data 11 giugno 2019.» [Fonte]

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Il sen Giarrusso è personaggio di spicco nel Movimento Cinque Stelle: essendo avvocato, è un cesellatore delle parole, delle quali ben conosce il significato. Ecco riportato tra virgolette il contenuto di molte sue dichiarazioni pubbliche.

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«La nostra squadra al governo è la selezione del peggio»

«Casaleggio corresponsabile, Conte sta sbagliando tantissimo»

«Quando c’è un capo politico deve assumersi la responsabilità politica di tutti i risultati, negativi e positivi.»

«E dopo tutti i rovesci elettorali a cui abbiamo assistito, ultimo il 7,4% in Umbria, non so più che cosa debba accadere per dimettersi»

«E’ ora che Luigi Di Maio si assuma fino in fondo le proprie responsabilità»

«Dobbiamo tornare alle vere origini del Movimento, che non aveva capi, capetti e ducetti»

«Serve una gestione collegiale e democratica con il pieno coinvolgimento dei portavoce e degli attivisti»

«In Umbria tutti erano contrari all’accordo con il Pd, è stato un suicidio giocato sulla pelle degli umbri.»

«Non dico che da soli avremmo vinto, ma sicuramente avremmo fatto una figura migliore.»

«Invece il M5S ha preso a pesci in faccia gli elettori e gli attivisti»

«Davide Casaleggio. Ha anche lui le sue responsabilità, visto che con Rousseau ha avallato il voto sull’alleanza in Umbria con esiti nefasti. E’ certamente corresponsabile del disastro»

«non disperdere tutto come sta facendo Luigi (Di Maio, ndr) che ormai ha perso lucidità e sta sbagliando troppo. E’ ora che passi la mano e si riposi»

«Non so di chi sia amico Conte e non mi interessa. Ma ci sono stati passaggi in cui non mi è piaciuto e si sta assumendo grandi responsabilità»

«Non è possibile che con il 38% dei parlamentari siamo minoranza nel Consiglio dei ministri, una composizione non rispettosa della forza del M5S figlia di cedimenti e tradimenti gravissimi»

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Riassumendo, Casaleggio, Conte, Di Maio andatevene via.

Ma il vero elemento nuovo è l’aver tolto il drappo che ricopriva il convitato di pietra: l’Elettorato.

«Invece il M5S ha preso a pesci in faccia gli elettori e gli attivisti»

Già.

Le idee politiche di Grillo, Casaleggio, Di Maio e del loro eco costituito dalla Piattaforma Rousseau – sempre poi che essa esista per davvero – sono condivise solo dal 7.4% dell’Elettorato. Per gratificare i propri superego hanno privilegiato quel modesto 7.4% a discapito del 35% degli Elettori che diedero loro fiducia.

L’errore è stato fatto quando M5S si è appiattito sulle posizioni ideologiche del partito democratico, abbracciando sia pure in modo contraddittorio l’ideologia liberal socialista europea: dopo essersi qualificato come il movimento del “NO” adesso ha assunto la veste del movimento delle tasse, flagello acritico del comparto produttivo e dei superstiti lavoratori autonomi. Il partito democratico ha trovato volonterosi alunni nell’applicazione del detto di Lenin, che “la borghesia la si ammazza con le tasse”.

Il Movimento del No.

«Tutte le opere bloccate dai Cinquestelle: 24 progetti in tutta Italia, dalle strade agli ospedali viaggio tra i cantieri sospesi»

Non c’è che dire: Grillo, Casaleggio e Di Maio sono stati l’implacabile gruppo di fuoco che ha distrutto il movimento cinque stelle.

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Giarrusso: “Di Maio non è lucido e manda a picco il M5S, ora si riposi”

M5S, il senatore Giarrusso: “La nostra squadra al governo è la selezione del peggio. Casaleggio corresponsabile, Conte sta sbagliando tantissimo”. Intervista.

“Quando c’è un capo politico deve assumersi la responsabilità politica di tutti i risultati, negativi e positivi. E dopo tutti i rovesci elettorali a cui abbiamo assistito, ultimo il 7,4% in Umbria, non so più che cosa debba accadere per dimettersi. E’ ora che Luigi Di Maio si assuma fino in fondo le proprie responsabilità”. Il senatore del Movimento 5 Stelle Mario Michele Giarrusso, intervistato da Affaritaliani.it, è in un fiume in piena e non usa mezzi termini nella sua analisi sulla situazione del M5S e del governo. E’ stata sbagliata l’alleanza a Roma con il Pd? “Il governo con il Partito Democratico era l’unica alternativa per non mandare a picco l’economia del Paese e per evitare l’innalzamento dell’Iva. Un passaggio necessario per proseguire la legislatura”, argomenta.

Giarrusso indica la soluzione per far ripartire i 5 Stelle: “Dobbiamo tornare alle vere origini del Movimento, che non aveva capi, capetti e ducetti. Serve una gestione collegiale e democratica con il pieno coinvolgimento dei portavoce e degli attivisti. In Umbria tutti erano contrari all’accordo con il Pd, è stato un suicidio giocato sulla pella degli umbri. Non dico che da soli avremmo vinto, ma sicuramente avremmo fatto una figura migliore. Invece il M5S ha preso a pesci in faccia gli elettori e gli attivisti”. Quanto alle prossime Regionali in Emilia Romagna e in Calabria, il senatore pentastellato osserva: “Ogni questione va valutata con il Movimento locale e nazionale e quindi con i portavoce e gli attivisti dell’Emilia e della Calabria”.

Giarrusso non risparmia nemmeno Davide Casaleggio. “Ha anche lui le sue responsabilità, visto che con Rousseau ha avallato il voto sull’alleanza in Umbria con esiti nefasti. E’ certamente corresponsabile del disastro”. E Beppe Grillo? “Che cosa vuole che dica…”, risponde il senatore M5S. “Sono anni che chiedo un suo maggiore impegno ma evidentemente non se la sente. Dobbiamo raccogliere quello che ci ha insegnato e non disperdere tutto come sta facendo Luigi (Di Maio, ndr) che ormai ha perso lucidità e sta sbagliando troppo. E’ ora che passi la mano e si riposi”.

Di Maio dovrebbe dimettersi anche da ministro degli Esteri? “Per il Movimento la composizione del governo è un danno enorme, soprattutto la nostra squadra che è la selezione del peggio che c’era. E anche di questo è responsabile Luigi, un altro motivo dietro il crollo nei sondaggi”. A chi si riferisce in particolare? “Ad esempio Castelli e Spadafora”. Di Stefano (sottosegretario agli Esteri)? “Perché è al governo? Non me ne sono accorto”, replica Giarrusso. Che aggiunge: “Lo stimo e lo apprezzo come persona, siciliano come me, ma la sua posizione viene oscurata dal ‘faccio tutto io’ che sta mandando a picco il Movimento”.

E il premier Giuseppe Conte? Qualcuno dice che si sia spostato troppo verso le posizioni di Nicola Zingaretti… “Non so di chi sia amico Conte e non mi interessa. Ma ci sono stati passaggi in cui non mi è piaciuto e si sta assumendo grandi responsabilità. Una delle principali è quella di non essere intervenuto per salvare il carcere ostativo buttando così al vento 27 anni di lotta alla Mafia”, attacca Giarrusso. “Conte ha voluto aspettare la decisione della Corte Costituzionale invece di intervenire prima, come molti di noi avevano chiesto. E’ stata la Caporetto della lotta alla Mafia e la colpa è sua, di Di Maio e di Bonafede. Anche le sentenze bolognesi e liguri della Cassazione mostrano un gravissimo arretramento nella lotta alla Mafia che ormai è scomparsa dai radar, sono i segnali che giudici pavidi colgono dalla politica. Non solo il contrasto alla Mafia non è una priorità di questo governo, non è nemmeno in agenda. Conte ha sbagliato tantissimo e in particolare nel non aver difeso il 4bis. La più grande sconfitta nella lotta alla Mafia ha come padri Conte, Di Maio e Bonafede”.

Dopo la Legge di Bilancio, nel 2020, il governo deve andare avanti o meglio chiudere questa esperienza? “Bisogna sicuramente fare una profonda revisione perché con quest’andazzo non si può proseguire. Da un lato Conte sta dimostrando tutti i suoi limiti, dall’altro proprio per la compagine governativa del Movimento, che non è rappresentato come dovrebbe. Non è possibile che con il 38% dei parlamentari siamo minoranza nel Consiglio dei ministri, una composizione non rispettosa della forza del M5S figlia di cedimenti e tradimenti gravissimi”. Il messaggio finale di Giarrusso è chiarissimo: “Non possiamo andare avanti così erodendo continuamente il consenso del Movimento”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Governo delle Tasse cala la mannaia sul collo dei Contribuenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-30.

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Inebriati dal brillante successo elettorale, grazie al qual l’Umbria è adesso una regione verde, il Governo Zingaretti rosso-giallo si sfoga con bilioso rancore sui Contribuenti superstiti.

E giù tasse da orbi!!


Manovra, 4,3 miliardi di tasse in più

Già. Ma questo è un conto di molto per difetto.

«Ma fuori dal decreto Fisco ci sono interventi corposi, dalla carbon tax alle norme che colpiscono le banche, passando per gli aumenti dell’imposta ipotecaria e catastale»

Ricordatevi bene questi nomi: Mattarella, Zingaretti, Grillo, Casaleggio, Di Maio.

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Manovra: da risparmi a spending review e spunta tassa su cartine e filtri

«Oggi continuiamo con la manovra, la stiamo costruendo su meno tasse, meno burocrazia, meno evasione, e allo stesso tempo più soldi a famiglie, lavoratori e imprese ….

Detrazioni solo a chi paga con carta e bancomat. A partire dal 2020 (quindi per le dichiarazioni 2021) per ottenere tutte le detrazioni fiscali al 19% le spese dovranno essere ‘certificate’ con bonifici o pagamenti con bancomat o carte ….

Spunta anche una nuova microtassa su cartine e filtri per le sigarette “da arrotolare” nella bozza della manovra. …

Per le sole sigarette sale di un punto l’onere fiscale minimo mentre aumenta per tutti (dai sigari al tabacco trinciato) l’aliquota dell’accisa. ….

Arriva una stretta fiscale sulle auto aziendali in “fringe benefit” ….»

La tassa sulla plastica prevista in manovra ….»

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Manovra, via libera a sugar e plastic tax | Inasprite le tasse sulle sigarette 

«confermate la plastic e la sugar tax ….

Sale infatti la tassa sulla fortuna. La bozza della Manovra contiene un aumento, dal 1 aprile 2020, dal 12% al 15% del prelievo sulle vincite sopra i 500 euro. Previsto anche un aumento della quota di questa tassazione da versare all’erario: passa dall’attuale 90 al 95% ….

Slittano di 12 mesi i tagli all’editoria …. stanzia anche 8 milioni l’anno per tre anni, dal 2020 al 2022, per la convenzione con Radio Radicale.»

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La “tassa sulla fortuna” mette d’accordo il Governo: tutte le novità della Manovra

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Casaleggio parlerà all’Onu a nome del Governo Italiano. Commento di Sassoli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-28.

Siluro 001

Davide Casaleggio è di fatto il Gauleiter di Italia.

Il 1° ottobre volerà a New York dalle Nazioni Unite, ove parlerà a nome e per conto del Governo italiano.

Egli è il gestore della piattaforma Rousseau:

«Parlerò all’Onu per Rousseau. L’Italia sia leader sui diritti digitali».

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Quindi una persona non eletta e nemmeno nominata rappresenterà l’Italia nel consesso internazionale facendo reclame al prodotto digitale di cui detiene la proprietà.

«Leggo di una proposta Casaleggio all’Onu — attacca Filippo Sensi, deputato del Pd —. A nome, nientemeno dell’esecutivo italiano. Quale? Quello di prima? Quello di adesso? E il governo? Russo? Sveglia».

«Casaleggio continua a evitare il macigno che pesa sulla democrazia italiana: il conflitto d’interessi tra la sua azienda privata e il partito dai cui parlamentari riceve finanziamenti obbligatori».

«Ormai l’associazione Rousseau, sostituisce ogni tipo di istituzione. Si mette al posto del parlamento con i suoi referendum tutt’altro che trasparenti che impongono questa o quella decisione» [Maurizio Gasparri]

«A che titolo e per dire cosa va Rousseau alle Nazioni Unite a un incontro di rango istituzionale?»

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Preferiremmo non commentare, ma comprendiamo molto bene il perché della diaspora.

In ogni caso, i fedeli scudieri del partito democratico iniziano a rivoltarsi. Si è mosso addirittura David Sassoli, vicepresidente del Parlamento europeo, pidiino di acciao al wolframio.

Piattaforma Rousseau, Sassoli (PD): “I bilanci devono essere pubblici”

«Il vicepresidente del Parlamento europeo attacca il Movimento 5 Stelle.»

«“È ora di fare chiarezza sulla piattaforma Rousseau: se parlamentari elargiscono denaro pubblico ad una società i suoi bilanci devono essere pubblici”. Lo chiede David Sassoli (PD), vicepresidente del Parlamento europeo, annunciando la richiesta di una verifica sulla società di Casaleggio.

Il comunicato di Sassoli

“Rousseau si comporta come una fondazione legata ad un partito politico – si legge nella nota stampa diffusa dal vicepresidente del Parlamento europeo – e quindi dev’essere soggetta al rispetto di vincoli di trasparenza. Credo che questa materia, se non interverranno organi nazionali, sia destinata ad interessare anche le istituzioni europee. La politica italiana in questo momento è condizionata da una società occulta che vincola parlamentari ad una obbedienza che stravolge – conclude Sassoli – il rapporto fra eletti e elettori così come stabilito dalla Costituzione e dalle norme europee sulla trasparenza”.»

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Missione all’Onu con Rousseau, Casaleggio sotto attacco da Pd ed ex M5S: «È in conflitto di interessi»

Il presidente del braccio operativo digitale del Movimento vola alle Nazioni unite con il governo per parlare di diritti digitali. Dure polemiche da alleati di governo e opposizione.

«Parlerò all’Onu per Rousseau. L’Italia sia leader sui diritti digitali». Con queste parole, contenute in una intervista al Corriere della Sera, il presidente di Rousseau (braccio operativo digitale del M5S) Davide Casaleggio annunciato che il prossimo 1 ottobre parteciperà ad un evento promosso dal governo alle Nazioni Unite a New York: «Ma viaggerò a mie spese», ha voluto precisare. Assieme a Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, fondatore del Movimento cinque stelle, volerà oltreoceano anche la ministra per l’Innovazione tecnologica Paola Pisano, anche lei del M5S.

L’annuncio di Casaleggio ha però innescato pesanti reazioni politiche, dagli alleati di governo del Pd agli ex parlamentari Cinque stelle, passando per Fratelli d’Italia. «Leggo di una proposta Casaleggio all’Onu — attacca Filippo Sensi, deputato del Pd —. A nome, nientemeno dell’esecutivo italiano. Quale? Quello di prima? Quello di adesso? E il governo? Russo? Sveglia». Mentre Andrea Romano, altro deputato dem, aggiunge: «Casaleggio continua a evitare il macigno che pesa sulla democrazia italiana: il conflitto d’interessi tra la sua azienda privata e il partito dai cui parlamentari riceve finanziamenti obbligatori».

Dure anche le parole della leader di Giorgia Meloni: «Il governo in cui siede Luigi Di Maio, ministro degli Esteri e capo politico del M5S, organizza all’Onu un evento sulla cittadinanza digitale e invita Davide Casaleggio a promuovere il progetto Rousseau — attacca Giorgia Meloni —. Nessuno ha niente da dire su questo enorme conflitto di interessi? Cercasi coerenza Cinquestelle».

«Taglio dei parlamentari, introduzione del vincolo di mandato per deputati e senatori, parlamento inutile tra pochi anni — attacca invece Benedetto Della Vedova di +Europa —: questo è il coerente disegno di fuoriuscita dalla democrazia liberale che a nome del governo italiano Casaleggio, gestore Rousseau, porterà come contributo alla discussione sul futuro della democrazia. Questa è la visione di tutta la maggioranza?».

Bufera anche da Forza Italia: «Ormai l’associazione Rousseau, sostituisce ogni tipo di istituzione. Si mette al posto del parlamento con i suoi referendum tutt’altro che trasparenti che impongono questa o quella decisione», dice Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia. «A che titolo e per dire cosa va Rousseau alle Nazioni Unite a un incontro di rango istituzionale? — aggiunge —. Siamo di fronte a un rovesciamento della realtà. Un’associazione privata, finanziata in modo tutto da chiarire, che va perfino al Palazzo di Vetro, a dire quello che pensa l’Italia».

Anche Paolo Becchi, filosofo e saggista, considerato l’ex «ideologo» del M5S, interviene sul caso: « Casaleggio viaggia a spese sue, propone da privato all’Onu un progetto per l’Italia che in fondo incentiva il lavoro di aziende come la sua: “ Parlerò all’Onu per Rousseau. L’Italia sia leader…“. Ci si chiede: ma il governo italiano esiste ancora?».