Pubblicato in: Cina, Commercio, Geopolitica Mondiale, Unione Europea

Cina. Nuova Via della Seta. 6,000 miliardi Usd in cinque anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-01.

Cina

«Nel 2018, l’economia cinese si è mantenuta complessivamente stabile, mostrando nel frattempo qualche miglioramento»

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«Il tasso di crescita è stato del 6,6% annuo, al primo posto tra le prime cinque economie del mondo, contribuendo per il 30% della crescita globale»

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«Il commercio estero cinese ha sfondato la soglia di 30 mila miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 9,7%»

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«Sono stati 13 milioni e 600 mila i nuovi posti di lavoro creati e più di 13 milioni e 800 mila i residenti rurali usciti dalla soglia di povertà»

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«Da oltre cinque anni, la costruzione della nuova Via della Seta procede dal particolare al generale, avanzando nella pratica e crescendo con la cooperazione»

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«Ad oggi sono già 123 i paesi e 29 le organizzazioni internazionali che hanno sottoscritto con la Cina accordi di vario genere nell’ambito dell’iniziativa»

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«Gli scambi commerciali tra la Cina e i paesi lungo questa nuova arteria commerciale hanno superato la quota di 6000 miliardi di dollari.»

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«La Cina sostiene il principio della partecipazione di tutti alla discussione, alla realizzazione e alla condivisione della proposta nel promuovere la cooperazione internazionale sul tema, avanzando nello spirito della Via della Seta i concetti della cooperazione nella pace, dell’inclusione nell’apertura, nella vicendevole conoscenza e nel reciproco guadagno»

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«Lo scorso anno il valore degli scambi commerciali bilaterali [Cina – Italia] ha raggiunto quota 54 miliardi e 23 milioni di dollari, stabilendo un nuovo primato storico, mentre il complesso  degli investimenti nelle due direzioni ha superato il valore di 20 miliardi di dollari.»

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La Cina sta seguendo la direttiva di Realpolitik che le è connaturata e che a suo tempo Mr Deng Xiaoping aveva ribadito con forza: i rapporti commerciali non devono essere condizionati da visioni ideologiche e nessuno deve permettersi di sindacare la politica interna degli stati.

Negli ultimi cinque anni la Nuova Via della Seta ha comportato interscambi per 6,000 miliardi di dollari americani. Mentre nei confronti dell’Unione Europea la Cine sembrerebbe ricercare prevalentemente rapporti bilaterali, nei confronti dei paesi europei ex est l’approccio è rappresentato dal Ceec, ovvero il 16 + 1.

Cina. Ceec, un nome da imparare. Dazi ridotti dal 17.3% al 7.7%.

Cina. Ulteriore potenziamento del Ceec, Europa dell’est.

Asia alla conquista dell’Europa dell’Est.

Cina e Serbia. Belt and Road si approfonda nei Balcani.

Cooperation between China and Central and Eastern Countries.

Ceec, China and Central and Eastern European Countries

Cina. Sta colonizzando l’Europa dell’Est e l’Unione si strappa i capelli.

Eastern Europe cozies up to China

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«The 16+1 format is an initiative by the People’s Republic of China aimed at intensifying and expanding cooperation with 11 EU Member States and 5 Balkan countries (Albania, Bosnia and Herzegovina, Bulgaria, Croatia, the Czech Republic, Estonia, Hungary, Latvia, Lithuania, Macedonia, Montenegro, Poland, Romania, Serbia, Slovakia, Slovenia) in the fields of investments, transport, finance, science, education, and culture»

La attuale eurodirigenza uscente ha dei grandi problemi di rapporto diplomatico e politico con la Cina. Il giornale della confindustria tedesca ne ha recentemente preso atto in un lungo e dettagliato editoriale.

Cina. Grande Muraglia contro la Germania. – Handelsblatt.

«On paper there is nothing to stop German companies buying Chinese firms …. But the reality is very different»

Ue-Cina: Commissione, “Pechino partner strategico ma rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”

«“L’Ue e la Cina sono partner economici strategici ma anche concorrenti.  …. parole del vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, …. “L’Unione europea e la Cina si sono impegnate a costruire un partenariato strategico globale, ma in Europa – si legge in un documento della Commissione – è sempre più diffusa la sensazione che l’equilibrio tra le sfide e le opportunità associate alla Cina si sia modificato”. La Cina “è al tempo stesso – vi si legge – un partner di cooperazione con obiettivi strettamente allineati a quelli dell’Ue, un partner di negoziato con cui l’Unione deve trovare un equilibrio di interessi, un concorrente economico che ambisce alla leadership tecnologica e un rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”.»

Cina: l’Europa alzi la voce contro il mancato rispetto dei diritti umani

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La posizione dell’attuale eurodirigenza uscente nei confronti della Cina è riassunto chiaramente dalla proposta di risoluzione del parlamento europeo          sullo stato delle relazioni UE-Cina, votata dal parlamento europeo il 2018-06-12:

«…. considerando che la situazione dei diritti umani in Cina ha continuato a peggiorare, con un’intensificazione dell’ostilità del governo nei confronti del dissenso pacifico, della libertà di espressione e di religione e dello Stato di diritto; che gli attivisti della società civile e i difensori dei diritti umani sono arrestati, processati e condannati sulla base di capi d’imputazione vaghi come quello di “sovvertire il potere dello Stato” e di “scatenare liti e provocare problemi”, e che spesso sono detenuti in isolamento in località ignote, senza alcun accesso a cure mediche o all’assistenza legale; che i difensori dei diritti umani e gli attivisti sono trattenuti, talvolta, in “sorveglianza residenziale in un luogo designato”, un sistema utilizzato per impedire a queste persone qualsiasi contatto, e che durante tale detenzione sono spesso segnalati torture e maltrattamenti; che la Cina continua a negare la libertà di espressione e la libertà di informazione, e sono stati incarcerati molti giornalisti, blogger e voci indipendenti; che, nel suo quadro strategico sui diritti umani e la democrazia, l’UE si è impegnata a far sì che i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto siano promossi in tutti i settori della sua azione esterna, senza eccezioni, ponendo i diritti umani al centro delle sue relazioni con tutti i paesi terzi, ivi compresi i suoi partner strategici; che i vertici UE-Cina devono essere impiegati per ottenere risultati concreti nell’ambito dei diritti umani, segnatamente il rilascio dei difensori dei diritti umani, degli avvocati e degli attivisti incarcerati;»

Concludendo.

Vedremo come la nuova Commissione Europea si relazionerà con la Cina: quella uscente avrebbe voluto imporre alla Cina condizioni di interferenza con i suoi problemi politici interni, cosa che la Cina né vuole né può accettare. Di qui lo stallo delle trattative.


Sole 24 Ore. 2019-04-21. L’economia cinese cerca il progresso nella stabilità: prospettiva luminosa per la cooperazione italo-cinese

Qualche tempo fa, con l’avvenuta apertura delle Due Sessioni cinesi, lo sguardo di tutto il mondo si è concentrato su Pechino. Ho visto che anche la stampa italiana ha dedicato ampio spazio a questo evento. Non sono mancati dell’evento resoconti accurati e bene illustrati, ma allo stesso tempo c’è stato chi ha espresso preoccupazione per l’andamento dell’economia cinese, sollevando obiezioni nel merito della cooperazione sino-italiana, soprattutto per quanto riguarda l’iniziativa OBOR (One Belt One Road).

Nel merito di ciò, vorrei esprimere alcune opinioni personali. Alcune sfide attendono l’economia cinese, ma il suo andamento positivo sul lungo periodo non cambia. Nel 2018, l’economia cinese si è mantenuta complessivamente stabile, mostrando nel frattempo qualche miglioramento. Il tasso di crescita è stato del 6,6% annuo, al primo posto tra le prime cinque economie del mondo, contribuendo per il 30% della crescita globale. Il commercio estero cinese ha sfondato la soglia di 30 mila miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 9,7%. Sono stati 13 milioni e 600 mila i nuovi posti di lavoro creati e più di 13 milioni e 800 mila i residenti rurali usciti dalla soglia di povertà. Sullo sfondo di un’economia globale complessivamente priva di vigore, questi risultati ottenuti dalla Cina non possono mutare. Nella relazione di governo delle due Assemblee, l’obiettivo di crescita per quest’anno è stato fissato al 6,0–6,5%. Trovo che si tratti di una decisione oggettiva, basata sull’attuale congiuntura economica interna ed esterna al Paese, oltre che di una scelta obbligata per un’economia cinese che punta verso alti standard di sviluppo.

L’economia cinese è vasta, solida e sta sviluppando in fretta nuovi processi e nuovi modelli di gestione. Di fronte alla congiuntura di quest’anno, più complessa e severa, svilupperemo attivamente le nostre eccellenze, continuando ad intensificare le riforme strutturali sul lato della domanda e ad allargare la nostra apertura all’estero, a promuovere un modello di sviluppo guidato dall’innovazione, ad accelerare l’avvicendamento tra energie vecchie e nuove. Inoltre, il Governo spera di stimolare ancora la vitalità dell’economia e del mercato cinesi con misure concrete quali politiche finanziarie e monetarie ragionate, l’abbassamento delle imposte e il contenimento delle spese. Siamo certi di vincere queste sfide e queste difficoltà, realizzando gli obiettivi di crescita fissati e contribuendo ancora allo sviluppo stabile e salutare dell’economia globale.

La cooperazione sino-italiana è vantaggiosa per entrambi i paesi e le prospettive della Via della Seta ampie ed estese. L’iniziativa OBOR non è uno strumento geopolitico, ma un’importante occasione per promuovere l’integrazione regionale e realizzare lo sviluppo di tutti. Da oltre cinque anni, la costruzione della nuova Via della Seta procede dal particolare al generale, avanzando nella pratica e crescendo con la cooperazione. Ad oggi sono già 123 i paesi e 29 le organizzazioni internazionali che hanno sottoscritto con la Cina accordi di vario genere nell’ambito dell’iniziativa. Gli scambi commercia-li tra la Cina e i paesi lungo questa nuova arteria commerciale hanno superato la quota di 6000 miliardi di dollari. Una serie di progetti fondamentali dell’iniziativa OBOR è realizzata ed in funzione, giovando concretamente a diversi popoli. La Cina sostiene il principio della partecipazione di tutti alla discussione, alla realizzazione-ne e alla condivisione della proposta nel promuovere la cooperazione internazionale sul tema, avanzando nello spirito della Via della Seta i concetti della cooperazione nella pace, dell’inclusione nell’apertura, nella vicendevole conoscenza e nel reciproco guadagno. Tutto ciò ha poco o nulla a che fare con il “disegno egemonico” e la “trappola del debito” di cui qualcuno si diletta a parlare.

Attualmente l’andamento della cooperazione tra i nostri Paesi nell’ambito dell’iniziativa OBOR è molto positivo. Lo scorso anno il valore degli scambi commerciali bilaterali ha raggiunto quota 54 miliardi e 23 milioni di dollari, stabilendo-do un nuovo primato storico, mentre il complesso-so degli investimenti nelle due direzioni ha superato il valore di 20 miliardi di dollari. La cooperazione in settori come le infrastrutture portuali, le reti 5G, lo sviluppo di mercati in paesi terzi è in fase di ascesa. Il prossimo mese si terrà in Cina il secondo summit per la coopera-zione internazionale alla Via della Seta. Questo sarà un’altra ricca occasione per permettere ai diversi paesi di incontrarsi con le rispettive strategie e di intensificare la cooperazione effettiva. Poco tempo indietro, il premier Conte ha dichiarato che interverrà personalmente a questo evento in Cina, fatto che accogliamo con grande apprezzamento.

Quest’anno ricorre il quindicesimo anniversario del partenariato strategico tra i nostri Paesi, mentre il prossimo ricorreranno i cinquant’anni dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche. Proprio in questo momento storico, il presidente Xi Jinping si appresta a compiere una visita di stato in Italia. Si tratterà del secondo viaggio in Italia di un Capo di Stato cinese in quasi dieci anni e della prima volta per Xi Jinping da quando ricopre questo incarico. Durante la visita, il Presidente discorrerà con i leader italiani dell’amicizia tra i nostri Paesi, per promuovere la cooperazione ed assistere alla firma di una serie di importanti accordi bilaterali. Inoltre, i due paesi rilasceranno una dichiarazione congiunta a stabilire le linee guida per lo sviluppo futuro delle relazioni sino-italiane, fissandone la direzione. Una visita storica che porterà con sé un’occasione storica. Spero che, con l’impegno condiviso delle Parti, esse riescano a coglierla, per approfondire la tradizionale amicizia sino-ita-liana, promuovendo a un livello più alto la cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i nostri Paesi ed arricchendo ancora e meglio i nostri Popoli.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Europa. Risultati Elettorali 2017.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-24.

Europa 002

Riportiamo da Edn Hub i risultati elettorali 2017

Dopo le ferite riportate nel 2016 con l’esito del referendum sulla Brexit, il 2017 è stato l’anno della verità per l’Unione europea, con appuntamenti elettorali in Olanda, Bulgaria, Francia, Regno Unito, Germania, Repubblica Ceca, Austria e Malta. L’obiettivo, raggiunto parzialmente, era quello invertire l’ondata populista che, in tutti i Paesi, ha saputo imporre la sua agenda in campagna elettorale e si è trasformato nella terza forza europea.

Ecco tutti i risultati elettorali del 2017 e i tipi di governo che si sono formati o si formeranno, con una caratteristica sempre più diffusa: essere di coalizione.

– OLANDA – Il voto del 15 marzo 2017 nei Paesi Bassi ha scacciato il pericolo di una ‘Nexit’ (‘Netherland exit’), molto temuta a Bruxelles dopo quanto accaduto nel Regno Unito. A spuntarla è infatti stato il primo ministro uscente e leader dei conservatori, Mark Rutte, che con il 21,3% dei consensi si è imposto sul populista, euroscettico e antislamico Geert Wilders, terzo con il 13,1%. Oltre 13 milioni di olandesi si sono recati alle urne per decidere il nome del nuovo primo ministro e la composizione del Parlamento, segnando un dato record sull’affluenza (82%), la più alta degli ultimi trent’anni nel Paese. Dopo 208 giorni di colloqui, è stato raggiunto un accordo per la formazione del governo: a guidare il paese è una coalizione di centrodestra, con il Vvd, partito del premier Mark Rutte, insieme ai cristiano-democratici del Cda, ai liberali progressisti del D66 e ai conservatori della Christen Union. E’ stato eguagliato il record del 1977: anche allora furono necessari 208 giorni per formare un governo, operazione tradizionalmente lenta nel Paese.

– BULGARIA – Il partito conservatore filo-europeista Gerb, guidato  dal premier Boyko Borissov, ha vinto le elezioni politiche di domenica 26 marzo con il 33,55% dei voti. Al secondo posto si è collocato il Partito socialista di Kornelia Ninova, con poco più del 27,02% dei voti, mentre ha raggiunto il terzo posto la coalizione nazionalista Patrioti uniti, con il 9,12% dei voti.  L’affluenza alle urne è stata intorno al 50%. Si è trattato del primo appuntamento elettorale a livello nazionale in un Paese Ue dopo la firma, sabato 25 marzo 2017, della Dichiarazione di Roma in occasione delle celebrazioni nella capitale italiana per il 60° anniversario della sigla dei Trattati di Roma.

– FRANCIA – L’europeista Emmanuel Macron domenica 7 maggio ha vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi con il 66,1% delle preferenze, contro il 33,9% della sfidante euroscettica e populista Marine Le Pen. Evitata, quindi, una ‘Frexit’, paventata dalla rivale con un referendum su Ue ed euro in caso di vittoria. Al primo turno del 23 aprile, dove era stata registrata un’affluenza attorno all’80%, il leader di ‘En Marche!’ era arrivato in testa con il 24,01% contro il 21,30% della leader del Front National. Al secondo turno, invece, l’astensione è stata record con il 25,44%, la più elevata dal 1969, mentre 3,01 milioni di francesi hanno votato scheda bianca e 1,06 milioni sono stati i voti nulli. Alle successive elezioni legislative del 18 giugno il partito En Marche! del presidente francese Macron ha sbancato con il 43,06% dei consensi, consegnandogli la maggioranza assoluta. Si è invece spenta l’onda populista e anti-Ue del Front National: dopo la sconfitta nella corsa all’Eliseo, il partito di Marine Le Pen è sceso all’8,75%.

– MALTA – Il 3 giugno il premier maltese Joseph Muscat, travolto da uno scandalo insieme alla moglie legato alle società offshore smascherate dai Panama Papers, e il suo partito laburista pro-Ue sono stati confermati alla guida del Paese con il 55% dei voti, sconfiggendo il leader del Partito Nazionalista Simon Busuttil.

– REGNO UNITO – L’8 giugno 2017 i cittadini britannici sono andati alle urne per le elezioni politiche anticipate (la legislatura si sarebbe conclusa nel 2020). La premier Theresa May aveva infatti deciso di promuovere lo scioglimento anticipato della Camera dei Comuni attraverso una mozione approvata dal Parlamento il 19 aprile 2017 con una maggioranza superiore ai due terzi. L’obiettivo della May era di avere una maggioranza parlamentare più forte per affrontare il processo della Brexit in una situazione più favorevole e imporre una ‘hard Brexit’. Obiettivo clamorosamente mancato: i Tory infatti si sono confermati primo partito del Regno Unito con il 42,4% dei consensi, ma non hanno raggiunto la maggioranza assoluta. In Parlamento hanno ottenuto 318 seggi, perdendone 12 rispetto al 2015. Exploit invece dei laburisti di Jeremy Corbyn, subito dietro al 40% (+9% rispetto al 2015), con 262 deputati e un balzo di 30 seggi in più. Venti giorni dopo le elezioni, May ha quindi firmato un accordo con il partito degli unionisti nordirlandesi del Dup, spalla del governo di minoranza Tory.

– GERMANIA – Le elezioni federali del 2017 per eleggere i membri del nuovo Bundestag, il parlamento tedesco, si sono tenute il 24 settembre. La cancelliera uscente Angela Merkel ne è uscita vincitrice ma indebolita: il suo partito, la Cdu-Csu ha ottenuto il 33% dei consensi (-8,5%). I socialisti della Spd, guidati dall’ex presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, si sono fermati al 20,5% (-5,2%), mentre si è verificata l’ascesa a sorpresa i populisti di Alternative für Deutschland (AfD), arrivati terzi al 12,6% (+7,9%). Il partito euroscettico, trascinato dai candidati di punta Alice Weidel e Alexander Gualand, con 95 i seggi conquistati è il primo partito di estrema destra ad entrare nel Parlamento federale tedesco dal secondo dopoguerra. Dopo il tentativo fallito di formare una coalizione guidata dall’Unione di Angela Merkel con i Liberali e i Verdi, la cosiddetta coalizione Giamaica – così denominata per i colori dei tre partiti nero-giallo-verde, come la bandiera della nazione caraibica -, si va ora verso una riedizione della Große Koalition tra Cdu-Csu e Spd. I colloqui però presentano ancora ostacoli. Due le alternative: un governo di minoranza della Cancelliera tedesca, utile nel breve periodo, oppure il ritorno alle urne.

– AUSTRIA – Il 15 ottobre si è votato per le elezioni parlamentari anticipate di un anno prima rispetto al termine naturale della legislatura. Il ministro degli Esteri uscente, Sebastian Kurz, leader del Partito popolare austriaco (ÖVP), è diventato premier con il 31,4% dei voti. L’estrema destra del Partito della libertà austriaco (FPÖ) di Heinz-Christian Strache, è arrivata seconda con il 27,4%, terzi i socialdemocratici di SPÖ guidati dal cancelliere uscente Christian Kern, al 26,7%. Il partito di Kurz, tuttavia, non ha raggiunto una maggioranza tale da poter governare da solo: dopo quasi due mesi di trattative, il 18 dicembre è arrivato il giuramento del nuovo governo di destra austriaco, guidato dalla coalizione tra l’ÖVP di Kurz e gli oltranzisti dell’FPÖ di Strache.

– REPUBBLICA CECA – Le elezioni parlamentari si sono tenute il 20 e 21 ottobre 2017.  Ha vinto il movimento Ano 2011, “Azione del cittadino scontento”, di Andrej Babis con il 29,64% e 78 seggi su 200 in Parlamento. Al secondo posto il centrodestra dei Civici democratici (Ods) con l’11,32% e 25 parlamentari. Al terzo posto i Pirati con il 10,79% e 22 seggi. Non avendo i numeri per formare una maggioranza di governo, Babis formerà con tutta probabilità un governo di minoranza che conti su ministri del suo partito e tecnici. Il mandato gli è stato affidato il 31 ottobre dal presidente ceco Milos Zeman, che ha detto di preferire l’opzione di un governo di minoranza a quello di un esecutivo di maggioranza, perché è il modo più semplice per promuovere le decisioni. Secondo Babis, il governo di minoranza è l’unica soluzione, dal momento che gli altri partiti entrati in Parlamento non vogliono entrare in coalizione con lui.

– CATALOGNA – A margine delle elezioni ufficiali per i governi di diversi Stati dell’Ue, il 21 dicembre 2017 si sono tenute anche le elezioni in Catalogna, indette dopo l’esito schiachiante del referendum per l’indipendenza dalla Spagna del 2 novembre 2017 e le inevitabili conseguenze (la dichiarazione di indipendenza della Catalogna e l’attuazione dell’articolo 155 da parte del governo di Madrid). I catalani hanno scelto nuovamente il campo indipendentista, infliggendo un sonoro schiaffo politico al premier spagnolo Mariano Rajoy. Ora la situazione è in stallo, con la maggior parte dei vincitori indipendisti o in carcere o rifugiati fuori dal Paese e nessuna apertura da parte del governo centrale. L’ex President catalano e leader indipendista Carles Puigdemont, in esilio a Bruxelles, è stretto tra due fuochi: se tornerà a Barcellona sarà arrestato, ma restando nella capitale belga non potrà essere nominato nuovamente President. La prima sessione del nuovo parlamento catalano, secondo quanto annunciato da Rajoy, dovrebbe tenersi il 17 gennaio 2018.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Problemia Energetici, Russia, Unione Europea

Russia. Nel 2019 scadono gli accordi al transito di gas attraverso l’Ukraina.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-29.

TurkStream

Sempre che non siano in corso delle trattative riservate, cosa possibile quanto verosimile, l’Unione Europea sembrerebbe non aver ancora pensato a come comportarsi quando a fine 2019 scadranno gli accordi tra Russia ed Ukraina, in base ai  quali il gas russo transita sul territorio ukraino per giungere ai consumatori europei.

Per quanto possa sembrare essere ragionevole che alla fine si arrivi ad un rinnovo dei permessi, ciò non è assolutamente detto che accada. A quanto sembrerebbe, il problema sarebbe sicuramente di prezzo del pedaggio, ma molto di più sarebbe politico.

L’Europa dipende mani e piedi dalle forniture russe di gas, sia per il riscaldamento ed uso domestico, sia per alimentare molte delle esistenti centrali elettriche.

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Lascia quindi alquanto perplessi la notizia per cui l’Ungheria avrebbe preso l’iniziativa e contrattato direttamente le forniture con la Russia.

«Russia will supply gas to Hungary in 2020, regardless of agreements on gas transit between Moscow and Kiev»

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«Today, the CEO of Gazprom and I have concluded an agreement that Gazprom will ensure gas supplies to Hungary, regardless of whether a transit agreement is concluded between Russia and Ukraine,” RBC quoted  Hungarian Foreign and Trade Minister Péter Szijjártó»

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«A situation might arise when Russia will no longer supply gas to the European continent via Ukraine»

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«We have to prepare for this scenario, because we must always take into account the worst scenario when planning the security of the country’s energy supply»

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Il problema è di non poco conto ed anche di ben difficile soluzione. Poi, magari, in colloqui riservati, le parti potrebbero anche dimostrasi una volta tanto ragionevoli.

Che tra Russia ed Ukraina non corra buon sangue non dovrebbe essere cosa ignota: l’Unione Europea parteggerebbe ufficialmente per l’Ukraina, ma nel contempo ha bisogno del gas russo per sopravvivere.

La Russia sta proseguendo i lavori per il Nord Stream 2 con grande risentimento americano, e nel contempo sta proseguendo i lavori sullo TurkStream, tra le urenti ambasce dell’Unione Europea. Ambedue le soluzioni bypassano l’Ukraina.

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Turk Stream. Bulgaria approva il progetto.

Un’occhiata sia pur superficiale al tracciato del TurkStream in avanzata fase di posa mette chiaramente in luce come il tracciato passi dalla Turkia alla Bulgaria e, quindi, attraverso la Serbia, arrivi direttamente in Ungheria.


The Moskow Times. 2019-03-24. Russia Agrees To Ensure Gas Supplies to Hungary, Bypassing Ukraine

Russia will supply gas to Hungary in 2020, regardless of agreements on gas transit between Moscow and Kiev, the RBC news website reported on Friday.  

The transit agreement between Russia and Ukraine expires at the end of this year and a new agreement has not yet been negotiated.

“Today, the CEO of Gazprom and I have concluded an agreement that Gazprom will ensure gas supplies to Hungary, regardless of whether a transit agreement is concluded between Russia and Ukraine,” RBC quoted  Hungarian Foreign and Trade Minister Péter Szijjártó as saying after negotiations with Gazprom head Alexei Miller.

“A situation might arise when Russia will no longer supply gas to the European continent via Ukraine. We have to prepare for this scenario, because we must always take into account the worst scenario when planning the security of the country’s energy supply,” RBC quoted Szijjártó as saying.

State-run Gazprom is building two pipelines — Nord Stream 2 and the European leg of TurkStream — in the face of opposition from the European Union and the United States.

Both will carry Russian gas to Europe, bypassing Ukraine. The Nord Stream 2 link under the Baltic Sea is jointly funded by Gazprom and five regional energy companies. The planned TurkStream leg from Turkey to the EU is set to receive financing from a 50-50 joint venture between Gazprom and its Turkish partner.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Bruxelles. Laura Kövesi. Ricordatevi bene questo nome.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-04.

Avvoltoio 001

Di Mrs Laura Codruta Kövesi abbiamo già dovuto occuparcene.

Manco a dirlo, è la candidata dei liberal socialisti, di Mr Juncker e di Mr Tusk, alla carica di capo della Procura Europea.

Unione Europea. Quella cesta di serpi velenosi vorrebbe colpire ancora.

«EU states have already endorsed French candidate Bohnert.

For a prosecutor with an uncommon record of putting corrupt politicians behind bars, the former head of Romania’s anti-graft agency is facing one more hurdle than her rivals: the opposition of her own government.

Laura Codruta Kövesi, who was fired by Romania’s ruling Social Democrats after she put dozens of corrupt politicians behind bars, will try to convince European Parliament members in Brussels on Tuesday to support her bid to become the European Union’s first chief prosecutor after the bloc’s governments endorsed a French rival for the job.

Bohnert received almost twice as many votes from member states last week as Kövesi and Ritter did ….»

*

Nonostante che gli stati membri abbiano dato a Mr Bohnert più del doppio dei voti dati a Mrs Kövesi, Mr Juncker e Mr Tusk non sanno darsi pace e requie. vogliono molto democraticamente imporla come capo della Procura Europea. Sono infatti sodali.

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La lobby romena alla Ue che frena Laura Kövesi alla Procura europea

«Nelle prossime settimane Consiglio ed Europarlamento designeranno insieme il capo della nuova Procura europea, che a partire dal 2020 guiderà le inchieste sulle frodi ai danni dei fondi Ue e nell’applicazione dell’Iva. Per la prima volta, un’autorità comune avrà il potere di indagare nei 22 Paesi che aderiscono all’iniziativa. Ma la rivoluzione sarebbe doppia, se ministri e deputati facessero la cosa giusta, nominando una donna, Laura Codruta Kövesi, ex procuratrice generale della Romania, indicata da un comitato di esperti come la persona «meglio qualificata per l’incarico», dopo un processo di selezione rigoroso. Nel suo Paese Kövesi è una leggenda. Nominata a 33 anni al vertice della Procura romena, ha perseguito la corruzione pubblica senza riguardi per nessuno, facendo condannare e mandando in prigione centinaia di esponenti politici di tutti i partiti, compreso un ex primo ministro.»

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Mrs Laura Codruta Kövesi, classe 1973, a soli 33 anni fu nominata il 2 ottobre 2006 Procuratore capo della procura dell’Alta corte di cassazione e giustizia ed il 17 maggio 2013 Procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione della Romania.

Sembrerebbe non essere un caso che sia stata nominata dall’allora ministro della giustizia Monica Macovei.

«Lungă este galeria odraslelor nomenclaturii comuniste, opresori şi profitori ai regimului ceauşist, care au preluat democraţia noastră originală şi au reformat-o după chipul şi asemănarea înaintaşilor. În ultimul deceniu, asemenea personaje au făcut legea în România fiind promovate cu ostentaţie în funcţii-cheie ale statului, unde au produs mari prejudicii de imagine şi nu numai.

Tone de maculatură au fost scrise despre faimoasa Monica Luisa Macovei, ministru al Justiţiei în guvernul Tăriceanu (2005-2007). Tatăl beizadelei Macovei, Vasile Gherghescu, magistrat de profesie, a fost înalt demnitar în nomenclatura comunistă: consilier în Consiliul de Stat al Republicii Socialiste România cu sediul în confiscatul Palat Regal. Ca vrednic slujitor al regimului odios, Vasile Gherghescu a fost decorat cu Steaua Republicii prin decret semnat de preşedintele Nicolae Ceauşescu.» [Cotidianul]

*

Laura Codruţa Kövesi. Non si arriva ad un simile posto di potere se non si sia presentati in modo proprio da un qualcuno ben potente in opere e parole. Serve solo avere il buon senso di schierarsi per la fazione massonica che sembrerebbe essere quella vincitrice, almeno al momento. Se poi si arrivasse a posti di vertice e responsabilità a 33 anni rimarrebbe l’alea di essere protetta da un qualche uomo, organizzazione, ben potente in opere e parole.

«Laura Codruţa Kövesi, a tough assault on Masonry Chief of Judicial Inspection: “He was part of Masonry and did not write in the declaration of interests”

At the same time, he accuses his head, Lucian Netejoru, that he did not pass on to the wealth declaration his belonging at a time to a Masonic organization.

“The act was prescribed, but we have told the SCM this. The Head of the Judicial Inspection did not pass the declaration of interests that he was part of Masonry, “Laura Codruta Kövesi said in an interview with Europa FM.»

*

La Kövesi ha sposato la fazione giustizialista, ossia quella che ha usato il potere giudiziario per eliminare gli oppositori dell’élite dominante. E lo ha fatto molto bene,quasieguagliando Andrej Januar’evič Vyšinskij.

Nel 2013 Mr Victor Ponta, primo ministro, nominò Mrs Kövesi a capo della Dna, Direzione Nazionale Anticorruzione. La Kövesi ricambiò fiducia e piacere rimandando a giudizio il premier Ponta.

La Kövesi fu coinvolta nello scandalo di sospetto plagio della sua tesi di dottorato: Băsescu affermò che nel 2012 Kövesi avrebbe minacciato di arresto un funzionario della procura nel caso in cui fossero riprese le indagini sulle accuse di plagio della propria tesi di dottorato.

«A distanza di 4 anni, il 25 settembre 2016 l’ex parlamentare PSD Sebastian Ghiţă si autodenunciò alla procura dell’Alta corte, dichiarando di aver partecipato con altri funzionari alla falsificazione del rapporto della commissione tecnica del CNE che aveva scagionato la Kövesi nel 2012. Fu aperta, quindi, un’indagine per falso ideologico, mentre il gruppo d’inchiesta politica in ottobre chiese una nuova verifica della tesi al Consiglio nazionale di accreditamento dei titoli, dei diplomi e dei certificati universitari (CNATDCU), divenuto competente in materia dopo la dismissione del CNE nel 2015. Il 17 novembre 2016 la Commissione di etica dell’Università dell’Ovest di Timișoara trasmise il proprio parere al CNATDCU, sostenendo che la denuncia fosse fondata, poiché diverse parti della tesi erano simili ad altre fonti non citate» [Fonte]

Nel febbraio 2018 il ministro della giustizia Tudorel Toader richiese pubblicamente la rimozione di Laura Codruța Kövesi: Il PSD ottenne la revoca dell’incarico del procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione nel luglio 2018.

Non menzioniamo poi il caso Black Cube, ove Mrs Laura Codruţa Kövesi si trovò impelagata con gli agenti del Mossad, gente tranquilla e per nulla permalosi

«Ghiță affermò che Coldea e Kövesi fossero ufficiali dei servizi segreti di un paese alleato, motivo per cui Coldea era interessato a proteggere l’incarico del procuratore capo della DNA» [Fonte]

* * * * * * *

A questo punto dovrebbe essere lampante il perché Mr Juncker e Mr Tusk vorrebbero imporre Mrs Kövesi a capo della procura.

Mr Obama fece insignire la Kövesi del premio “Donna coraggiosa della Romania”.

Adesso stiamo pazientemente aspettando l’evoluzione della situazione.

Nota.

Se nominata, la Kövesi potrebbe ‘indagare’ anche in Italia.

Pubblicato in: Armamenti, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Bulgaria. Un paese Nato armato con aerei russi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-02.

2018-11-30__Bulgaria__001

«Living standards can be compared by measuring the price of a range of goods and services in each country relative to income, using a common notional currency called the purchasing power standard (PPS). Comparing GDP per inhabitant in PPS provides an overview of living standards across the EU.» [Europa.eu]


La Bulgaria è stato membro del North Atlantic Treaty Organization Nato, così come dal 1° gennaio 2007 è stato membro dell’Unione Europea.

Questa alleanza militare coordina la difesa di 29 stati con una spesa nell’anno 2017 di 946 miliardi di dollari americani.

«Between 1999 and 2017 NATO incorporated the following Central and Eastern European countries, including several former communist states: the Czech Republic, Hungary, Poland, Bulgaria, Estonia, Latvia, Lithuania, Romania, Slovakia, Slovenia, Albania, Croatia and Montenegro»

Ogni alleanza difensiva si fonda sul presupposto che vi possano essere aggressioni militari condotte da stati terzi: nel caso specifico le uniche due realtà esistenti al mondo in grado di poter nutrire simili ambizioni potrebbero essere la Russia e la Cina.

*

Se è vero che lo scenario peggiore sia una guerra termonucleare, sarebbe altrettanto vero razionalizzare come le operazioni convenzionali siano state in passato il principale impiego della Nato. La devoluzione jugoslava il conflitto in Afganistan in Iraq e quello in Libia ne sono testimonianza.

Come conseguenza, gli armamenti convenzionali sono del massimo interesse ed importanza.

La Bulgaria ha problemi oggettivi con gli armamenti: è il paese meno economicamente sviluppato dell’Unione Europea, con un pil procapite di 47 pps, purchasing power standard.

Ma gli armamenti costano e costano anche molto.

In pratica, nell’ambito Nato la Bulgaria ha barattato la propria posizione geografica contro la garanzia di essere protetta militarmente. Tuttavia un qualche armamento le risulterebbe essere necessario.

*

Bulgaria Will Pay the First Instalment for Repair of the MiG-29s. The Atlantic Council Disputes the Signed Contract

«Today, at a regular meeting of the Council of Ministers, the Republic of Bulgaria approved the payment of the first instalment of BGN 26 million for repair of the Bulgarian MiG-29s.

The money is foreseen in the budget of the Ministry of Defence for repair of the aircrafts in question in accordance with the signed agreement between the Bulgarian country and the Russian company RSK MiG.

In its entirety, the financing in question should provide Bulgaria with execution of the undertaken engagements for air defence and implementation of the NATO’s collective defence mechanisms and the Common Security and Defence Policy (CSDP) of the European Union.

Today it became clear that the contract with the Russian Federation is being disputed by the Atlantic Club. In accordance with the Organization whose members are lots of military specialists and other experts, there are particular texts that are in favour of the Russians. For example, it is left to RSK MiG to define what the deadlines for execution of the activities under the contracts will be, regardless of the priorities of the Ministry of Defence.
Aviation experts, including the president Rumen Radev, disputed the scope of the order by indicating that the purchase of new machinery shall be considered as a priority.»

* * * * * * *

La flotta aerea della Bulgaria assomma ad otto Mig 29, aerei decrepiti, e qualche Su-25, tutti di costruzione russa.

L’idea di pensionare codesti apparecchi ed acquisirne quelli allo stato dell’arte richiederebbe fondi sicuramente non disponibili, né esistenti.

Tra l’alternativa di restare senza aeroplani militari oppure cercare di tenere in una qualche manutenzione gli aeromobili disponibili la Bulgaria ha optato per la seconda strada.

L’idea di spendere 23 milioni di euro per manutenere i Mig-29 e 41 milioni per manutenere i Su-25 rende più che bene l’idea di quanto minimali siano gli interventi.

Per i russi una simile flotta aerea non costituisce nemmeno un obiettivo militare: tenerla un po’ in sesto, tanto che possano volare, non intacca il loro sistema militare e consente loro di guadagnarsi non solo qualche soldo, ma anche di mantenere un rapporto di buon vicinato con la Bulgaria.

Il problema è invece verso gli alleati della Nato.

Bulgaria’s Soviet Jets: Trojan Horses In A NATO Air Force? – Analysis

«Bulgaria’s Ministry of Defense (MoD) has announced a tender for Russian and Belarusian state-owned companies to overhaul its Su-25 close air support aircraft, marking the latest in a decade’s worth of false starts and reversals plaguing Bulgaria’s efforts to replace aging Communist-era equipment. It also raises the question of whether US and NATO leaders are doing enough to support Bulgaria’s transition into the Western alliance. The short answer? No.»


Agenzia Nova. 2018-11-29. Difesa: Bulgaria, governo approva progetti per modernizzare Mig-29 e Su-25

Sofia, 29 nov 10:17 – (Agenzia Nova) – Il Consiglio dei ministri della Bulgaria ha approvato i progetti per modernizzare i vecchi Mig-29 e Su-25 di produzione sovietica, fornendo ulteriori 46 milioni di lev (circa 23 milioni di euro) per i primi mezzi e circa 82 milioni di lev (circa 41 milioni di euro) per i secondi. E’ quanto riferisce il portale d’informazione “BulgarianMilitary.com”. Il primo progetto riguarda la manutenzione di 8 Mig-29 e sarà completato dalla società Russian Aircraft Building Corp Rsk MiG con cui il ministero della Difesa di Sofia ha siglato un accordo lo scorso mese di marzo. Il progetto dovrebbe essere completato nel 2020. Per quanto riguarda i Su-25 il progetto sarà portato avanti presso l’impianto bielorusso 558 Arp.


Bulgarian Military. 2018-11-29. Bulgaria’s Council of Ministers Has Approved the Investment Projects for the MiG-29 and Su-25 Repairs

SOFIA, Bulgaria (BulgarianMilitary.com) – At today’s regular meeting, the Council of Ministers of the Republic of Bulgaria has approved the investment costs of the projects for the repair of the old Soviet aircraft MiG-29 and Su-25, providing additional BGN 46 million for the first and BGN 82 510 000 million for the Su-25s, learned BulgarianMilitary.com.

The investment projects for the MiG-29 and Su-25 repairs today received government approval, in accordance with the Defence and Armed Forces Act, which stipulates that when the value of a project is in excess of BGN 50 million it is approved by the Cabinet, and in excess of BGN 100 million – by the Parliament.

The first project, which has been approved, for the maintenance of the 8 MiG-29 aircraft will be completed by the Russian Aircraft Building Corp RSK MiG, with which the Bulgarian Defence Ministry has signed a framework agreement in March this year, as it is the MiG aircraft manufacturer who holds the certificate for the repair. The budget of the project cannot exceed more than BGN 81 294 416 million (without VAT) and the funds, needed for concluding specific contracts under the framework agreement with the RSK-MiG in 2018, amount to BGN 71 739 959. In this regard, the government today has granted another BGN 46 million for the MoD within this year, additional to the allocated BGN 26 000 000. The project is expected to be realized by the end of 2020.

Furthermore, the Bulgarian government has approved and the project for the Su-25 overhaul, allocating additionally up to BGN 82 510 000, for the conclusion of specific contracts with the Belarus’ 558 ARP. The procedure envisages to be secured a framework agreement, after that and the specific repair contracts depending on the needs and financial capabilities of the ministry. The funding necessary for the implementation of the project amounts up to BGN 82 510 000 (without VAT).

Read more: Bulgaria is about to Conclude the Deal for the Su-25 Overhaul with the Belarus’ “558 ARP”

The statement of the Bulgarian Ministry of Defence says that the MiG-29 and Su-25 repair will provide an opportunity the existing defence capabilities to be used in the period before Bulgaria acquires its new type of fighter and its operational readiness is declared. The additional funds, approved today, are provided at the expense of restructuring the expenditure in the Central Budget for 2018.

Read more: Bulgaria Will Pay the First Instalment for Repair of the MiG-29s. The Atlantic Council Disputes the Signed Contract

The Bulgarian Ministry of Defence emphasizes that today’s government decisions show that the funds allocated to the three projects for the modernization of the Army for 2018, will not be redirected for the fulfillment of objectives other than enhancing combat capabilities.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Anche la Bulgaria non firma il Patto Un sui migranti.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-15.

Merkel 999

Dovremmo essere grati ai liberal socialisti di essere intrinsecamente menzogneri.

Per dire menzogne servirebbe essere persone di ottima memoria ed essere cauti nell’esprimerle. In caso contrario le contraddizioni diventano evidenti e tutto il castello di carte crolla, con grande disdoro dei mentitori.

Tra questi, i giornalisti del Deutsche Welle si meriterebbero una particolare menzione di onore.

È anche grazie al loro zelo liberal che la spd naviga adesso attorno al 13.5% e la Unione, Cdu e Csu, attorno al 23% – 24%. È sempre grazie a loro che la Bundeskanzlerin Frau Merkel si è avviata a rapidi passi sulla via del tramonto.

Gli articoli a seguito riportati avranno fatto perdere un buon punto percentuale alla Cdu. Alcuni ne saranno felici, altri meno.

*

In principio i titoli erano trionfalistici

«UN pact for safe and orderly migration»

La carta delle Nazioni Unite sulla migrazione sarebbe stata la quintessenza dell’acume politico e della correttezza giuridica e morale.

Poi, qualcosa incominciò a non funzionare.

UN, without US, presents global compact for safe migration

«All United Nations members — except the United States — have committed to a compact for safe migration. It is the first global document to tackle the issue and reduce human smuggling and trafficking. ….

The United States pulled out of the discussions last year, saying the compact was not compatible with US sovereignty.

On Friday, Hungary’s foreign minister said there would be a discussion next week in Budapest to discuss the “possibility of disassociation” from the compact.»

*

German conservatives against UN migration pact

«Opposition within the CDU to a UN migration pact has grown despite Chancellor Angela Merkel’s backing. Critics say the Global Compact for Migration conflates economic migration and refugees. ….

the compact did not distinguish between economic migrants and asylum-seekers, and was annoyed with the German Foreign Ministry for failing to communicate the purpose of the agreement properly ….

eight countries, including the US, Australia, and Italy, have either already  withdrawn or have signaled an intention to withdraw ….

The United States was the first to announce it would not join the pact. It was followed by Hungary, Australia and Austria. Poland, the Czech Republic, Slovakia and Italy have signaled they may withdraw as well.»

*

Germany’s new immigration laws open door for skilled labor

Già. Guarda caso, la nuova legge sull’immigrazione in Germania la prevede solo per migranti “skilled“. Ma cosa mai significa un termine del genere? Migranti che abbiano un tedesco fluente, un elevato titolo di studio e competenze che vadano a coprire i posti di lavoro offerti in Germania. Si dica pure come non sia da tutti godere di simili requisiti.

*

Adesso l’ultimo aggiornamento sulla questione.

Bulgaria opposes UN pact for safe and orderly migration

«Bulgaria has said it opposes a UN pact on regulating the treatment of migrants and refugees. A growing number of EU states are voicing their reservations about the historic global agreement»

*

Si è perfettamente consci di quanto lucroso sia l’affare della migrazione clandestina illegale.

Si è altrettanto consapevoli che larga parte di quel flusso di denaro trova ultima collocazione nelle tasche personali dei liberal socialisti.

Ma nel contempo prendiamo atto dei profondi mutamenti politici avvenuti in Germania, con il crollo della spd e della Cdu che sta anche travolgendo Frau Merkel.

Senza il congruo appoggio politico governativo, la migrazione non può sussistere.

Porgiamo le nostre sentite condoglianza ai giornalisti liberal socialisti del Deutsche Welle e li rassicuriamo che i loro nomi e cognomi resteranno stampati in modo indelebile nelle nostre memorie.


Deutsche Welle. 2018-11-13. Bulgaria opposes UN pact for safe and orderly migration

Bulgaria has said it opposes a UN pact on regulating the treatment of migrants and refugees. A growing number of EU states are voicing their reservations about the historic global agreement.

*

Bulgaria will not sign a UN pact to promote safe and orderly migration, a ruling party official said on Monday, placing the country in the ranks of several other EU states that do not back the deal.

“The position of the Bulgarian government will be not to join the United Nations’ global pact on migration,” said Tsvetan Tsvetanov, deputy leader of the main ruling center-right GERB party.

Its coalition partner, the United Patriots, has also come out against the non-binding pact, calling it a threat to national interests.

The Bulgarian parliament is to debate the pact on Wednesday.

Bulgaria has taken a tough stance against mass migration to Europe, among other things sealing off its border to Turkey with a barbed-wire fence to prevent migrants from entering.

Looking for a humane approach to migration

The Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration was finalized in July by all 193 UN member states except the United States, which withdrew last year. It is due to be formally approved at a meeting in Marrakech, Morocco, in mid-December.

The landmark pact lays out guidelines for protecting migrants, their integration into new countries and returning them to their home countries. It emphasizes the entitlement of migrants to universal human rights and fundamental freedoms, while also upholding the sovereignty of states.

Growing opposition

Despite the non-binding character of the pact and its basis in a widely held understanding of human rights, a number of countries apart from the US have registered their opposition.

Right-wing governments in Hungary and Austria have said they will not sign the document in December over concerns that the pact could blur the line between legal and illegal immigration. Poland and the Czech Republic have also signalled that they are unlikely to sign.

The UN has put forward the pact at a time when the world is seeing some of the largest migration flows in history, triggered largely by conflict and poverty in several parts of the Middle East and Africa.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Convenzione di Istanbul. Bulgaria, Slovakia ed altri paesi la rifiutano.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-22.

Istanbul 004

L’Unione Europea ci ha da decenni abituati a diffidare da documenti e convenzioni che esprimono in più di milleduecento pagine tra testo ed allegati concetti che dovrebbero essere semplici, esprimibili in due paginette.

Un proverbio medievale enunciava:

«Der Teufel, versteckt sich, in den Einzelheiten.»

*

«Il diavolo si nasconde nei dettagli»

*

Chiediamo al sig Lettore di avere la pazienza di leggere almeno l’incipit del preambolo, tanto per farsi una idea sul tipo di prosa in oggetto: poi faremo seguire un estratto di alcune delle frasi salienti, che saranno una gran bella sorpresa.

Il lettore resterà a bocca aperta ed il suo portafoglio avrà subito un altro salasso.

* * * * * * *

Così il Consiglio Europeo descrive la Convenzione di Istanbul.

«Council of Europe Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence.

Preamble

The member States of the Council of Europe and the other signatories hereto,

Recalling the Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms (ETS No. 5, 1950) and its Protocols, the European Social Charter (ETS No. 35, 1961, revised in 1996, ETS No. 163), the Council of Europe Convention on Action against Trafficking in Human Beings (CETS No. 197, 2005) and the Council of Europe Convention on the Protection of Children against Sexual Exploitation and Sexual Abuse (CETS No. 201, 2007);

Recalling the following recommendations of the Committee of Ministers to member States of the Council of Europe: Recommendation Rec(2002)5 on the protection of women against violence, Recommendation CM/Rec(2007)17 on gender equality standards and mechanisms, Recommendation CM/Rec(2010)10 on the role of women and men in conflict prevention and resolution and in peace building, and other relevant recommendations;

Taking account of the growing body of case law of the European Court of Human Rights which sets important standards in the field of violence against women;

Having regard to the International Covenant on Civil and Political Rights (1966), the International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights (1966), the United Nations Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination Against Women (“CEDAW”, 1979) and its Optional Protocol (1999) as well as General Recommendation No. 19 of the CEDAW Committee on violence against women, the United Nations Convention on the Rights of the Child (1989) and its Optional Protocols (2000) and the United Nations Convention on the Rights of Persons with Disabilities (2006);

Having regard to the Rome Statute of the International Criminal Court (2002);

Recalling the basic principles of international humanitarian law, and especially the Geneva Convention (IV) relative to the Protection of Civilian Persons in Time of War (1949) and the Additional Protocols I and II (1977) thereto;

Condemning all forms of violence against women and domestic violence;

Recognising that the realisation of de jure and de facto equality between women and men is a key element in the prevention of violence against women;

Recognising that violence against women is a manifestation of historically unequal power relations between women and men, which have led to domination over, and discrimination against, women by men and to the prevention of the full advancement of women;

Recognising the structural nature of violence against women as gender-based violence, and that violence against women is one of the crucial social mechanisms by which women are forced into a subordinate position compared with men;

Recognising, with grave concern, that women and girls are often exposed to serious forms of violence such as domestic violence, sexual harassment, rape, forced marriage, crimes committed in the name of so-called “honour” and genital mutilation, which constitute a serious violation of the human rights of women and girls and a major obstacle to the achievement of equality between women and men;

Recognising the ongoing human rights violations during armed conflicts that affect the civilian population, especially women in the form of widespread or systematic rape and sexual violence and the potential for increased gender-based violence both during and after conflicts;

Recognising that women and girls are exposed to a higher risk of gender-based violence than men;

Recognising that domestic violence affects women disproportionately, and that men may also be victims of domestic violence;

Recognising that children are victims of domestic violence, including as witnesses of violence in the family;

Aspiring to create a Europe free from violence against women and domestic violence,»

* * * * * * * * * * *

«“gender” shall mean the socially constructed roles, behaviours, activities and attributes that a given society considers appropriate for women and men;»

*

«Parties shall undertake to include a gender perspective in the implementation and evaluation of the impact of the provisions of this Convention»

*

«Parties shall take the necessary legislative or other measures to ensure that gender-based violence against women may be recognised as a form of persecution within the meaning of Article 1, A (2), of the 1951 Convention relating to the Status of Refugees and as a form of serious harm giving rise to complementary/subsidiary protection»

*

«Parties shall ensure that a gender-sensitive interpretation is given to each of the Convention grounds and that where it is established that the persecution feared is for one or more of these grounds, applicants shall be granted refugee status according to the applicable relevant instruments.»

*

«Parties shall take the necessary legislative or other measures to develop gender-sensitive reception procedures and support services for asylum-seekers as well as gender guidelines and gender-sensitive asylum procedures, including refugee status determination and application for international protection.»

*

«Parties shall co-operate with each other, in accordance with the provisions of this Convention, and through the application of relevant international and regional instruments on co-operation in civil and criminal matters, arrangements agreed on the basis of uniform or reciprocal legislation and internal laws, to the widest extent possible, for the purpose of: …. protecting and providing assistance to victims;»

* * * * * * * *

Ricapitoliamo.

– La Convenzione definisce il gender come “socially constructed roles, behaviours, activities and attributes that a given society considers appropriate for women and men“: di conseguenza, essendo la Unione Europea la “society“, è gender ciò che l’Unione Europea stabilisca lo sia.

– A quanti riferiscano essere perseguitati a cause del loro gender “shall be granted refugee status“.

– Quanti riferiscano essere perseguitati a motivo del gender spettano i “support services“.

– A quanti riferiscano essere stati perseguitati a causa del loro gender spetta quindi “protecting and providing assistance

* * *

In parole poverissime, ci scusino coloro che già hanno capito come funziona il sistema, chiunque si presentasse in uno stato firmatario la Convenzione di Istanbul e dichiarasse di riconoscersi in una delle 179 forme in cui può esprimersi il gender e di essere stato impedito di esprimersi appieno nel riferito paese natio, acquisterebbe ipso facto lo status di rifugiato, con tutti i benefici del caso.

Il gender è qui utilizzato per garantire l’asilo come rifugiato.

Qualcuno però ha letto testo e allegati.

«A wave of opposition in Central Europe to “gender ideology” and other radical beliefs has led Bulgaria and Slovakia to oppose ratifying the Istanbul Convention»

*

«More nation states must start defying the “group think” mentality of the so-called “international community”»

*

«Detractors claim that this opens the door to legalising gay marriage and promoting homosexuality in school by promoters of “gender ideology”.»

*

«Slovakia and others in Central Europe do not need some bizarre international treaty containing a definition of “gender”»

*

«This attempt by the globalists to redefine “gender” is both nauseating and deranged»

*

«I am against the emergence of compact Muslim communities in Slovakia on principle …. So that these communities are not able to preserve the habits that Europe and its Christian historical roots refute as wrong and unjust.” …. Unless there is full compliance with the provisions of the convention with the definition of marriage as a bond between a man and a woman, I will never agree to ratify» [Fico]


V4 Report. 2018-03-19. V4 Report: Bulgaria and Slovakia: A wave of opposition in Central Europe to “gender ideology” and other radical beliefs has led Bulgaria and Slovakia to oppose ratifying the Istanbul Convention.

Bulgaria and Slovakia: A wave of opposition in Central Europe to “gender ideology” and other radical beliefs has led Bulgaria and Slovakia to oppose ratifying the Istanbul Convention.

More nation states must start defying the “group think” mentality of the so-called “international community”. Who are the “progressive” groups behind these “conventions”? The same crowd pushing multicult and open-borders?

** As of November 2017, just over half of the members of the Council of Europe have ratified the so-called “human rights” watchdog’s 2011 Istanbul Convention. It has been ratified by Austria, Belgium, Denmark, Estonia, Finland, France, Germany, Italy, Malta, Netherlands, Poland, Portugal, Romania, Slovenia, Spain and Sweden.

We are quite stunned that Poland ratified this treaty, but we do not know the details or circumstances behind their decision. We hope others will continue to oppose this reckless attempt to wage war on gender, natural law and human nature.

– The Convention is the first international treaty containing a definition of “gender” as “social roles, behaviours, activities and characteristics that a particular society considers appropriate for women and men” – according to Art. 3 of the Convention. Detractors claim that this opens the door to legalising gay marriage and promoting homosexuality in school by promoters of “gender ideology”.

Slovakia and others in Central Europe do not need some bizarre international treaty containing a definition of “gender”. This attempt by the globalists to redefine “gender” is both nauseating and deranged. One cannot defeat “Mother Nature”.

The V4 Report sees absolutely no need to ratify these international manifestos that often mix-in cultural Marxism with other common sense measures that can be dealt with better by the governments of nation states.

As we posted a few days ago, instead of ratifying the Istanbul Convention as a whole, PM Robert Fico proposed to introduce national laws that would increase the protection of women from domestic violence.

“Any violence against women is unacceptable and has no place in our society,” Fico said as quoted by the Sme daily, and added that the protection of women’s rights is particularly important at a time when migrants make up more and more of the European population and bring with them “cultural and social patterns from their countries of origin”, including the perception of a woman as a submissive human being.

“I am against the emergence of compact Muslim communities in Slovakia on principle,” Fico said as quoted by Sme. “So that these communities are not able to preserve the habits that Europe and its Christian historical roots refute as wrong and unjust.”

The developments highlight widespread resistance among the more socially conservative countries of Central Europe to the “progressive values” of Western Europe. One can see very plainly why Slovakia would resist the West’s attempts to push this type of culture on their people.

Fico said he refused to ratify the Istanbul Convention because he considers it at odds with the country’s constitutional definition of marriage as a heterosexual union.

The convention talks about stereotypes and gender equality in the sense of eliminating the so-called traditional roles of men and women in the family. “It raises doubts,” Fico told reporters.

“Unless there is full compliance with the provisions of the convention with the definition of marriage as a bond between a man and a woman, I will never agree to ratify,” added Fico.

Slovakia’s parliament amended its Constitution in 2014 to define marriage as a union between man and woman.

Last week Bulgarian PM Boyko Borissov withdrew from parliament a motion to ratify the Istanbul Convention, faced with ever-growing opposition, first from its coalition partner, the United Patriots, the opposition socialists, and more broadly, with the population.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Borisov, Presidente Consiglio EU bacchetta la dirigenza sulla Polonia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-15.

Europa 002

Mr Boyko Borisov, Primo Ministro bulgaro e Presidente del Consiglio Europeo per questo semestre, ha rilasciato sorprendenti dichiarazioni sulla questione polacca.

«Bulgaria warns Polish rebuke from EU will set ‘dangerous precedent’»

*

«Borisov highlights unease in member states over so-called Article 7 procedure against Poland»

*

«Why the unease?»

*

«If Brussels is not stopped here, their appetite for power will only grow stronger»

*

«The Bulgarian PM also warned Donald Tusk not to interfere or speak out regarding Polish politics after Tusk’s latest attacks on the elected government in Poland»

*

«We have to remain neutral, impartial.»

*

«A censure of Poland – which requires a four-fifths majority – would open the way for potential sanctions, such as suspending Warsaw’s voting rights»

*

«However this would require unanimity among EU member states and Hungary has vowed to veto any such proposal»

*

«Mr Borisov noted that rule of law issues are “so vague” and difficult to measure that they would be better not brought before ministers»

*

«Poland can hardly find a solution to a problem that does not exist»

*

«It was Frans Timmermans, Donald Tusk, Germany’s Manfred Weber and other EU hacks who, for political purposes, decided to interfere in Poland’s sovereign right to develop policies through their elected representatives in the national government»

*

«V4 Report remains optimistic that EUCO will not achieve the required four-fifths necessary to advance the procedure»

* * * * * * * *

Le parole di Mr Boyko Borisov sono chiare e dure con acciaio.

«rule of law issues are “so vague” and difficult to measure»

*

Si apre a questo punto un vero e proprio giallo.

Che i trattati fossero stati scritti in modo astrusamente complesso è cosa nota, esattamente come è cosa nota che si siano sovrapposti trattati a trattati senza che alcuno si sia curato di verificarne l’intima coerenza.

In questa congerie di chaos organizzato emerge il problema di come poter fare delle votazioni, a seconda dell’argomento in esame.

Consiglio Europeo. Votazioni. Maggioranza qualificata e beghe varie.

«Alcuni paesi sostengono che il Regno Unito, avendo votato il Brexit, non dovrebbe più partecipare alle riunioni del Consiglio Europeo, mentre altri paesi sostengono che dovrebbe partecipare fino a tanto che non sia ufficialmente uscito dall’Unione Europea»

*

«Il Consiglio deve votare all’unanimità su una serie di questioni considerate sensibili dagli Stati membri»

*

«la maggioranza qualificata soltanto se sono soddisfatte due condizioni:

– il 55% degli Stati membri vota a favore – in pratica ciò equivale a 16 paesi su 28

– gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’UE

Questa procedura è nota anche come regola della “doppia maggioranza”»

*

«Quando il Consiglio vota una proposta che non è stata presentata dalla Commissione o dall’alto rappresentante, la decisione è adottata se:

– vota a favore almeno il 72% dei membri del Consiglio

– i membri che votano a favore rappresentano almeno il 65% della popolazione dell’UE»

*

Nel suo discorso Mr Borisov indica però anche la necessità di una maggioranza dei quattro quinti per poter avviare una eventuale procedura.

* * * * * * * *

Una riflessione emergerebbe spontanea.

Senza una struttura di governo snella e di semplice esercizio, ed in carenza di regole inequivocabilmente chiare è impossibile poter parlare di democrazia.

Inutile quanto ipocrita parlare di democrazia quando in pratica domina solo la forza.


V4 Report. 2018-01-15. Bulgaria warns Polish rebuke from EU will set ‘dangerous precedent’

* Bulgaria warns Polish rebuke from EU will set ‘dangerous precedent’. Borisov highlights unease in member states over so-called Article 7 procedure against Poland.

Many are indeed “uneasy” but will they have the confidence to defy Brussels? Why the unease? If Brussels is not stopped here, their appetite for power will only grow stronger.

** The Bulgarian PM also warned Donald Tusk not to interfere or speak out regarding Polish politics after Tusk’s latest attacks on the elected government in Poland. “We have to remain neutral, impartial.” said Boyko Borisov.

Mr. Borisov said it would set a “dangerous precedent” for EU member states to vote on whether Poland risked a “serious breach” of rule of law standards. He said a vote should be avoided if at all possible.

“If we have to go to voting, we will have sleepless nights how to vote. I hope we do not have to face this,” Mr Borisov said.

A censure of Poland – which requires a four-fifths majority – would open the way for potential sanctions, such as suspending Warsaw’s voting rights. However this would require unanimity among EU member states and Hungary has vowed to veto any such proposal.

Bulgaria took the rotating chair of the EU’s Council of Ministers this month, giving it the nominal power until July to decide what is brought to a vote of assembled ministers.

Speaking to journalists in Sofia, Mr Borisov noted that rule of law issues are “so vague” and difficult to measure that they would be better not brought before ministers. He expressed confidence that Poland would find a solution to the political impasse with Brussels. (Borisov should prepare his Plan B; Poland can hardly find a solution to a problem that does not exist.)

“I hope my Polish colleagues do not put Article 7 on the agenda,” he said.

*** Borisov should realize that it was not Poland which “put Article 7 on the agenda”. It was Frans Timmermans, Donald Tusk, Germany’s Manfred Weber and other EU hacks who, for political purposes, decided to interfere in Poland’s sovereign right to develop policies through their elected representatives in the national government.

However, despite the noise, the V4 Report remains optimistic that EUCO will not achieve the required four-fifths necessary to advance the procedure and will likely back-down to avoid more lost credibility.

More leaders of the CEE nation states are starting to realize that these “vague” judgments by vindictive and ideological EU officials will set a “dangerous precedent” for the future. Many are starting to realize they could be the EU’s next target for “reprogramming”.

Let these lunatic federalists – such as Guy Verhofstadt and Martin Schulz – continue to “rant and rave”; they only strengthen the case for Poland, the sovereignty of nation states and the rejection of Article Seven.

After all, who wants Guy Verhofstadt, the ALDE Group, Socialists and Greens defining “European values”? They have done enough damage already.