Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. 2020. Il numero dei milionari è cresciuto. Sono adesso 301,000 con 593 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-08-27.

2021-08-21__ Italia Ricchi 001

                         In sintesi.

– I 301mila “paperoni” del nostro Paese nel complesso possiedono 593 miliardi, in crescita rispetto ai 498 del 2019

– non solo sono di più, ma che ognuno di loro è più ricco di prima

– Tra i motivi della grande disuguaglianza tra l’andamento dei redditi e quello dei patrimoni vi è naturalmente il carattere molto atipico di questa crisi, che a differenza della precedenza, quella tra il 2008 e il 2013, non è stata finanziaria

– hanno beneficiato degli stimoli dei governi e delle Banche Centrali varati per alleviare e contrastare le conseguenze economiche dei lockdown

– L’aumento dei listini ha provocato, in un Paese in cui i patrimoni vengono investiti molto in equity, un incremento degli asset

– una crescita dei valori degli immobili nelle grandi città del Nord Ovest, come Milano, dove si è avuto un balzo del 9,2%

* * *

– a livello mondiale sono 20.8 milioni di individui

– Insieme i milionari di America, Cina, Giappone e Germania rappresentano il 62.9% del totale mondiale.

* * * * * * *


I ricchi italiani sono cresciuti persino nel 2020

Quelli con più di un milione di patrimonio sono passati da 298 a 301mila.

La devastante crisi economica del 2020 ha colpito il tessuto economico e sociale del Paese in modo vastissimo, eppure alcuni segmenti sembrano essere stati risparmiati. Tra questi i ricchi. Secondo l’ultimo report di Capgemini sulla ricchezza a livello mondiale coloro che hanno un patrimonio di più di un milione di dollari sono aumentati ovunque l’anno scorso, e anche in Italia.

                         Quanti sono i ricchi italiani?

Dei 20,8 milioni di individui che superano questa soglia i ricchi italiani sono 301mila, in crescita rispetto ai 298mila del 2019. Certo, si tratta di un aumento limitato, soprattutto se paragonato a quello globale del 6,3%, ma comunque un aumento. A fare eccezione tra i Paesi avanzati solo il Regno Unito, in cui invece i milionari sono diminuiti del 3%. Qui del resto la recessione, del 9,9%, è stata addirittura più importante che nel nostro Paese. E poi il Brasile, dove invece sono scesi del 6,6%

Molto diversamente è andata negli Stati Uniti, dove coloro con un patrimonio superiore al milione sono cresciuti di ben l’11,3%, persino più che in Cina, passando da 5 milioni e 909mila a 6 milioni e 575mila. Si tratta del Paese in cui sono di più nel mondo, seguito da Giappone, Germania e Cina. Insieme i milionari di queste quattro economie rappresentano il 62,9% del totale mondiale. Nel 2019 erano il 61,6%, nel 2012 il 58,4%. Significa che la ricchezza si è ulteriormente concentrata.

                         Il patrimonio dei miliardari italiani.

I 301mila “paperoni” del nostro Paese nel complesso possiedono 593 miliardi, in crescita rispetto ai 498 del 2019. Il tasso di crescita a livello di patrimonio supera quello a livello di numerosità di ricchi italiani. Vuol dire che non solo sono di più, ma che ognuno di loro è più ricco di prima. Nel mondo l’aumento è stato del 7,6%, un incremento superiore a quello medio tra 2013 e 2019, del 5,8%. Nell’anno della pandemia in sostanza la ricchezza non è solo cresciuta, ma ha accelerato il proprio incremento. In particolare in Nordamerica e in Medio Oriente.

E la cosa è ancora più valida per i super-ricchi, ovvero per la punta della piramide che Capgemini identifica con coloro che hanno un patrimonio superiore a 30 milioni di dollari. Questi sono l’1% di tutti i milionari, 200.900 persone a livello mondiale, ma hanno il 34% di tutti i patrimoni posseduti dai ricchi. Il loro numero è cresciuto del 9,6% nel 2020 e i loro asset del 9,1%, mentre quelli di chi aveva tra uno e 5 milioni sono aumentati “solo” del 6,3%.

                         Perché i ricchi diventano più ricchi?

Tra i motivi della grande disuguaglianza tra l’andamento dei redditi e quello dei patrimoni vi è naturalmente il carattere molto atipico di questa crisi, che a differenza della precedenza, quella tra il 2008 e il 2013, non è stata finanziaria. Non è iniziata con un crollo della Borsa o con lo scoppio di una bolla.

Anzi, le Borse mondiali hanno beneficiato degli stimoli dei governi e delle Banche Centrali varati per alleviare e contrastare le conseguenze economiche dei lockdown. Questo è vero soprattutto per gli Stati Uniti, dove questi interventi sono stati ancora più massicci che in Europa. L’aumento dei listini ha provocato, in un Paese in cui i patrimoni vengono investiti molto in equity, un incremento degli asset.

                         In Italia è andata diversamente.

 Il recupero del Ftse Mib entro il 2020 non è stato così rilevante, ma soprattutto è al mattone, vecchio amore dei ricchi italiani, che si deve guardare per capire i motivi della crescita dei patrimoni. Dopo anni di stagnazione dei prezzi delle case, a dispetto degli incrementi che si segnalavano in altri Paesi, nel nostro nel 2020 sono aumentati del 2,5% circa, molto più del Pil, soprattutto per una crescita dei valori degli immobili nelle grandi città del Nord Ovest, come Milano, dove si è avuto un balzo del 9,2%. Ed è soprattutto in queste realtà che i milionari in Italia hanno maggiori proprietà. La speranza è che l’aumento dei patrimoni sia seguito quest’anno e i prossimi anche da uno sostenuti dei redditi.

Pubblicato in: Banche Centrali

Mondo. Settimana 9 agosto – 13 agosto ricca di macrodati cruciali. Il calendario.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-08-08.

Mappamondo del 1504 001

Nella settimana che porta dal 9 agosto fino al 13 compreso saranno rilasciati molti importanti macrodati, sulla base dei quali saranno effettuate scelte di politica economica e finanziaria.

Spesso agosto è foriero di grandi sorprese, non sempre sgradite.

Questi macrodati potrebbero anche obbligare le banche centrali a rivedere i propri programmi.

* * * * * * *

Stralciamo dall’articolo Market mover della settimana: inflazione in primo piano il calendario di interesse.

*


                         Market mover lunedì 9 agosto 2021

3:30, CNY: IPC Cina

08:00, EUR: Saldo della bilancia commerciale Germania

16:00, USD: Nuovi Lavori JOLTs USA

                         Market mover martedì 10 agosto 2021

11:00, EUR: Rilevazione ZEW del sentimento sull’economia Germania

11:00, EUR: Sentimento di fiducia dello ZEW Eurozona

14:30, USD: Produttività non agricola preliminare (Trimestrale) USA

22:30, USD: Scorte settimanali di petrolio USA

                         Market mover mercoledì 11 agosto 2021

08:00, EUR: IPC in Germania

10:00, EUR: IPC Italia

14:30, USD: IPC USA

20:00, USD: Bilancio del budget federale USA

                         Market mover giovedì 12 agosto 2021

08:00, GBP: PIL preliminare Regno Unito

08:00, GBP: Produzione manifatturiera preliminare Regno Unito

10:00, EUR: Saldo della bilancia commerciale Italia

11:00, EUR: Produzione industriale Eurozona

14:30, USD: Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione USA

14:30, USD: IPP USA

                         Market mover venerdì 13 agosto 2021

08:00, EUR: Indice dei prezzi all’ingrosso in Germania

08:45, EUR: IPC Francia

11:00, EUR: Bilancia commerciale Eurozona

16:00, USD: Indice di fiducia del Michigan preliminare USA

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

ECB e Banca di Italia. Stanno preparandosi alla battaglia finale.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-06-11.

2021-06-01__ Bankitalia 001

«sono tante le cose che gli Ignazio Visco non dicono. E tutte poco piacevoli.»

«Ecb prestatrice di unica istanza»


Come i tedeschi asserragliati a Berlino nel 1945 mostravano una fede incrollabile nella futura vittoria finale, e chi non avesse professato tale fede sarebbe stato impiccato immediatamente, così nell’enclave liberal socialista occidentale sarebbe di obbligo ostentare un granitico ottimismo. L’inflazione è transitoria e tutto va per il meglio: ciò che importa è il godersi appieno il politicamente corretto e tutte le ultime legalizzazioni di ogni tipo di trasgressione.

Ma come molti gerarchi tedeschi cercavano di fuggire alla loro sorte reale, così Ecb e Banca di Italia stanno preparandosi alla battaglia finale. Hanno deciso di morire in bellezza come a suo tempo la Francia sotto il macigno degli Assignat.

È avvenuta una mutazione, incompatibile con la vita.

Ecb e banche centrali sono rimaste le uniche detentrici ed acquirenti dei titoli di debito nazionali.

Gli investitori stranieri, quelli nazionali non-finanziari e finanziari, hanno eliminato dai loro portafogli la quasi totalità dei titoli di stato europei.

Con questa manovra le banche centrali si sono totalmente staccate dalla realtà del mercato.

Generano moneta fiat con la quale acquistano titoli di stato nazionali: avrebbero inventato il moto perpetuo.

Così facendo il sistema sarebbe metastabile: ma l’inflazione è già passata dal +2.0% in aprile al +2.5% in maggio.

*

A proposito.

Alla fine gli stoici difensori di Berlino fecero un bel viaggio di sola andata in Siberia.

* * * * * * *

«Le considerazioni finali del governatore di Bankitalia hanno delineato un quadro composito e ottimistico per il Paese, auspicando però l’emissione di debito comune Ue»

«E la realtà lo conferma: negli ultimi 12 mesi, la Banca centrale è stata prestatore di «unica» istanza dei nostri Btp su mandato dell’Eurotower»

«Se il 10 giugno il mercato prezzerà davvero un taper o una fine della deroga sul limite per emittente, cosa accadrà?»

«una capacita di bilancio comune, accompagnata dalla revisione delle regole per le finanze pubbliche nazionali e fondata sulla possibilità di una stabile emissione di debito, garantita da fonti di entrata autonome»

«Tradotto, un Recovery permanente»

«al fine di stabilizzare e rendere sostenibile la crescita post-pandemica dell’eurozona»

«negli ultimi 12 mesi, la stessa Bankitalia è stata nuova detentrice net/net di tutto il debito italiano emesso»

«Di fatto, prestatrice di unica istanza»

* * * * * * *

Ecb e banche centrali hanno scelto il modo con cui alla fine fallire.

*

Il grafico che spiega la situazione di Bankitalia: senza Bce in stile Fed, l’Italia è nei guai

Le considerazioni finali del governatore di Bankitalia hanno delineato un quadro composito e ottimistico per il Paese, auspicando però l’emissione di debito comune Ue. E la realtà lo conferma: negli ultimi 12 mesi, la Banca centrale è stata prestatore di «unica» istanza dei nostri Btp su mandato dell’Eurotower. Se il 10 giugno il mercato prezzerà davvero un taper o una fine della deroga sul limite per emittente, cosa accadrà?

Le considerazioni finali di Ignazio Visco all’assemblea di Bankitalia sono state lunghe e articolate, come si conviene al momento senza precedenti che economia e conti pubblici del Paese stanno attraversando. Molti i temi toccati, tutti ruotanti attorno alla stella polare della ripresa post-pandemica: il sostegno alle imprese da mantenere, il nodo degli appalti e dei licenziamenti, il Pil che potrebbe attestarsi al di sopra del 4%, il Pnrr come fondamento di un processo di ridefinizione delle priorità e degli assetti per il Paese, la necessità di spendere con disciplina i fondi europei, i disequilibri da sanare in seno alla società italiana.

Ma, soprattutto, una capacita di bilancio comune, accompagnata dalla revisione delle regole per le finanze pubbliche nazionali e fondata sulla possibilità di una stabile emissione di debito, garantita da fonti di entrata autonome. Tradotto, un Recovery permanente. Esattamente quanto auspicato, seppur in maniera meno drastica in ossequio al ruolo che ricopre, dal presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, in un’intervista a Il Messaggero. In quel caso, ci si I all’auspicio di un raddoppio di quel piano e dei suoi controvalori, al fine di stabilizzare e rendere sostenibile la crescita post-pandemica dell’eurozona. Poco cambia.

Perché sia le poche parole di David Sassoli che le molte di Ignazio Visco sono riassumibili senza utilizzarne altre, appare sufficiente questo grafico elaborato nel weekend dagli analisti di Nordea. Il quale parla chiarissimo: negli ultimi 12 mesi, la stessa Bankitalia è stata nuova detentrice net/net di tutto il debito italiano emesso. Di fatto, prestatrice di unica istanza. Ovviamente, su mandato Bce, la vera custode di quel cumulo infinito di Btp. E in seno al Pepp, il piano anti-pandemico cominciato proprio un anno fa e che la narrativa vedrebbe oggi alla vigilia di un ridimensionamento già al board del 10 giugno. Quantomeno, formale e a livello di annuncio.

La chiave sta tutti in quell’area verde esplosa negli ultimi due semestri. E se il quadro appare già inquietante di per sé, se letto attraverso la lente di un possibile ridimensionamento di quel supporto esiziale, paragonabile a un polmone d’acciaio, ecco che la totale assenza di altri colori nella fascia temporale di pertinenza del Pepp porta a un’ulteriore conferma. Anche le banche italiane, sfruttando la netta accelerazione nel ritmo di acquisti della Bce delle ultime settimane, come mostra il grafico aggiornato all’ultima settimana, hanno alleggerito i loro bilanci dal cosiddetto doom loop, il cordone ombelicale fra debito sovrano e settore del credito che con gli anni si è tramutato in un devastante circolo vizioso. Quantomeno, a livello di tremori sugli stati patrimoniali ogni qualvolta lo spread rialzi la testa.

Intendiamoci, le banche e le assicurazioni italiane sono ancora cariche di Btp ma non quelli emessi negli ultimi 12 mesi e che, di fatto, tutti (Ignazio Visco in testa) prezzano già come sterilizzati dall’azione di reinvestimento sine die dell’Eurotower. Ora, però, tocca ragionare in altro modo. Se l’economia richiama agli obblighi della ripartenza, la sostenibilità del debito deve cominciare a fare i conti con una Bce che non opererà più come una Fed sotto mentite spoglie. Questo, nonostante la sospensione del Patto di stabilità e il rilassamento dei parametri europei, di fatto inteso come prolungato anche oltre il limite temporale di operatività del Pepp.

E come se questo non bastasse, altre due dinamiche rischiano di rendere l’appello di Ignazio Visco all’Europa non tanto un auspicio politico, quanto un grido d’aiuto. Prima, questo grafico mostra come la concessione di credito alle aziende non finanziarie nel mese di maggio abbia registrato un momentum ancora sostenuto nell’eurozona come insieme, seppur già in calo ma come il breakdown per nazione veda i flussi maggiori concentrati nelle economie della cosiddetta Europa core, mentre pressoché impercettibili in quella periferica. Tradotto, nel momento di maggior bisogno di credito e liquidità per aziende chiamate a un colpo di reni per ripartire, il meccanismo di trasmissione prioritario per il Paese – stante la residualità assoluta del finanziamento per via obbligazionaria, inservibile per le PMI – sia quantomeno in un momento di stagnazione.

Oltretutto, in pieno processo di deleverage (e de-risk) dei bilanci bancari da detenzione di Btp, venduti alla Bce sul secondario a un prezzo ancora più che appetibile. Pessimo segnale. Seconda dinamica, quella rappresentata in questo altro grafico: il livello di detenzione di debito pubblico delle banche greche sta cavalcando verso il ritorno al livello pre-default, tanto che la ratio su assets totali viaggia in area 13%. E se per l’Italia occorre ringraziare la deroga al limite per emittente del 33% e al vincolo sulla capital key degli acquisti pro quota (la stessa che ha permesso a Bankitalia di comprare senza sosta), nel caso di Atene è l’accettazione stessa di titoli di debito come collaterale per operazioni di finanziamento a essere soggetto di eccezione statutaria, non avendo ancora riguadagnato l’investment grade.

E con il decennale greco che prezza un rendimento inferiore addirittura a quello italiano, sorge una domanda: se il principio di taper che i Paesi del Nord hanno in mente – i falchi evocati da David Sassoli nella sua intervista, dipinti come ostacolo e minaccia a un ulteriore prolungamento del sostegno – dovesse porre sul tavolo di discussione il ritiro di almeno un paio delle tre deroghe in seno al Pepp, dove andrebbe a finire un momento dopo lo spread ellenico? E quanto re-price graverebbe a tempo zero sui bilanci delle banche di Atene, trascinando al ribasso l’indice benchmark della Borsa?

E questi ultimi due grafici sembrano non deporre a favore di un atteggiamento comprensivo della Bundesbank in sede di board Bce, fra dieci giorni: se infatti l’inflazione in Germania a maggio è salita al 2,5%su base annua dal 2% di aprile, il livello massimo dal 2011, anche i bond decennali legati ai mutui immobiliari – il cui rendimento è tornato in positivo – parlano la lingua di una classe media sempre più incapace di accostarsi al real estate e alle sue dinamiche di valutazione in continua crescita. Parafrasando il più noto successo di Fiorella Mannoia, sono tante le cose che gli Ignazio Visco non dicono. E tutte poco piacevoli.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Tempi di Inflazione. Spiegazione e link di alcuni termini più usati.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-06-01.

2021-06-01__ Inflazione 001

Attenzione!!

«Given the strong economic fluctuations in recent quarters, evolutions from Q4 2019 may be considered as reflecting the activity better than quarterly fluctuations.» [Insee]

«The increase in real GDP in the first quarter reflected increases in personal consumption expenditures (PCE), nonresidential fixed investment, federal government spending, residential fixed investment, and state and local government spending that were partly offset by decreases in private inventory investment and exports. Imports increased» [U.S. Bureau of Economic Analysis, BEA]

* * * * * * *

In questo glossario riportiamo solo le voci più frequentemente utilizzate.

Per ogni voce, compare il link all’ufficio governativo che la emana.

Qualora disponibili, si usino i rapporti sul Q4 2019, ossia sull’ultimo trimestre prima della recessione indotta dalla pandemia.

Si tenga infine sempre presente che i Pil rilasciati dagli stati occidentali sono ‘gonfiati’ perché assumono come ricchezza generata quella proveniente dai sussidi federali, statali e locali, mentre invece essi sono generati dal ricorso al debito. È un maquillage subdolo ma altamente efficace.

Simile ragionamento per gli indici di spesa dei consumatori.

* * * * * *


Borsa Italiana. Cos’è l’inflazione? Significato, cause e calcolo dei tassi di inflazione

                         Inflazione: definizione e significato

L’inflazione, in economia, indica una crescita generalizzata e continuativa dei prezzi nel tempo. È un indicatore fondamentale perché il livello dei prezzi condiziona il potere di acquisto delle famiglie, l’andamento generale dell’economia, l’orientamento delle politiche monetarie delle banche centrali.

                         Come si calcola l’inflazione

Per calcolare l’inflazione è necessario costruire un indice dei prezzi al consumo e nella maggior parte dei paesi la misurazione di questo indice è attribuita all’Istituto nazionale di statistica. In Italia se ne occupa dunque l’Istat che, sulla base dei prezzi di un insieme, denominato paniere, di beni e servizi, rappresentativo dei consumi delle famiglie, calcola il suo indice dei prezzi al consumo. Nel paniere dei prezzi al consumo dell’Istat sono presenti per esempio, con diversi pesi relativi, i prezzi dei prodotti di abbigliamento e delle calzature, dei prodotti alimentari, dei servizi sanitari, dei trasporti, dell’elettricità, dell’acqua e così via.

                         Gli indici dei prezzi al consumo dell’Istat

In particolare, l’Istat elabora tre indici principali dei prezzi al consumo:

– L’indice dei prezzi al consumo Nazionale per l’Intera Collettività (Nic) che misura la variazione nel tempo dei prezzi di beni e servizi acquistati sul mercato per i consumi finali individuali;

– L’indice dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati (Foi): calcola la variazione nel tempo dei prezzi al dettaglio, dei beni e servizi correntemente acquistati dalle famiglie di lavoratori dipendenti;

– L’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca, in inglese l’acronimo è HICP ossia Harmonised Index of Consumer Prices) sviluppato per assicurare una misura dell’inflazione comparabile a livello europeo. A differenza degli indici Nic e Foi, l’indice IPCA si riferisce al prezzo effettivamente pagato dal consumatore ed esclude alcune voci presenti nel paniere degli altri due indici tenendo conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (come saldi, sconti e promozioni).

                         Inflazione, tassi di interesse e politica monetaria

È importante evidenziare che l’indice armonizzato europeo IPCA (o HICP) è di grande rilevanza perché utilizzato come indicatore di verifica della convergenza delle economie dei paesi membri della UE (Unione Europea), al fine della permanenza o dell’ingresso nell’Unione Monetaria. L’indice IPCA è inoltre utilizzato come riferimento dalla Banca Centrale Europea (Bce) per l’attuazione della politica monetaria europea. Come noto l’obiettivo principale della Bce è proprio quello di mantenere nell’Eurozona la stabilità dei prezzi.

La stabilità dei prezzi è infatti considerata una delle condizioni basilari per l’innalzamento del livello dell’attività economica e dell’occupazione. Un’inflazione in rapida crescita (“galoppante”) può infatti erodere il potere d’acquisto delle famiglie, di fatto impoverendole. Al contrario una deflazione, ossia un’inflazione negativa con prezzi in calo, può bloccare l’economia in quanto – per semplificare – i prezzi di vendita delle imprese non coprono i costi di produzione e le mandano in crisi. In ogni caso livelli troppo elevati o troppo bassi di inflazione spaventano gli investitori e danneggiano la fiducia, influendo negativamente sull’attività economica.

Per questi motivi le banche centrali fissano degli obiettivi di inflazione ai quali ancorano la propria politica monetaria ossia gli interventi convenzionali sui tassi d’interesse principali o non convenzionali, come il quantitative easing.
L’obiettivo della Bce è quello di portare su un livello prossimo ma inferiore al 2%, anche se negli ultimi anni è stato promosso un “approccio simmetrico” per cui il target può essere raggiunto sia dal basso che dall’alto (in altre parole non c’è un tetto al 2%, ma eventuali deviazioni dei prezzi possono avvenire in un senso o nell’altro). Questo livello dei prezzi è ritenuto dalla maggior parte delle banche centrali del mondo ottimale al fine di garantire i diversi attori del contesto economico.

* * *


Borsa Italiana. Consumer price index (CPI)

                         L’indice dei prezzi al consumo.

Il Consumer price index (CPI), dall’inglese indice dei prezzi al consumo, è un indice che viene calcolato per mezzo di una media ponderata dei prezzi relativi ad un paniere (insieme) di beni e servizi in un determinato periodo di tempo.

Tale paniere è rappresentativo delle abitudini di spesa del consumatore (urbano) americano medio.

Il CPI è importante in quanto, misurando le variazioni dei prezzi, segnala l’aumento dell’inflazione.

Proprio per questo il CPI viene utilizzato dal Governo federale Usa per decidere quali politiche economiche mettere in atto per prevenire l’inflazione, per calcolare il Pil, che tiene conto della variazione dei prezzi, e per decidere quali programmi governativi adottare in materia di welfare e assistenza.

                         Caratteristiche.

Il Consumer price index viene elaborato dal Dipartimento del Lavoro statunitense (Bureau of Labor Statistics) il quale raccoglie le informazioni dei prezzi al dettaglio di 23 mila imprese che servono 14.500 famiglie.
Il paniere è rappresentativo dell’87% della popolazione statunitense.

Per costruire il CPI servono due tipologie di dati: i prezzi e i pesi.

I prezzi sono raccolti su un campione di beni e servizi mentre i pesi rappresentano delle stime relative alla quota delle differenti tipologie di spesa come percentuale del totale delle spese coperte dall’indice.

Il CPI include le imposte sulle vendite ma non quelle sul reddito.

Sebbene molto rappresentativo la copertura del CPI ovviamente è limitata in quanto, ad esempio, non include i prezzi di investimenti in azioni e obbligazioni nonostante alcune tipologie di investimenti possano rientrare attraverso i prodotti assicurativi.
E’ esclusa inoltre la spesa dei consumatori americani all’estero e quella dei consumatori stranieri in America. Non vengono considerate nell’indice inoltre alcune categorie sociali come i gruppi eccezionalmente ricchi o quelli molto al di sotto della soglia di povertà.

Può essere anche esclusa larga parte della popolazione rurale in quanto l’indice è maggiormente rappresentativo delle abitudini di consumo delle famiglie urbane.

L’indice che solitamente è pubblicato il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di riferimento riporta due misure quella cosiddetta Core CPI (ex food and Energy) che non tiene in considerazione dei beni alimentari e i costi energetici, a causa della loro eccessiva volatilità, e il dato non-core CPI comprendente tutto il paniere di beni e servizi.

Il dato “Core” è il più importante tra i due in quanto sulla base di esso la Fed prende le proprie decisioni sui tassi.

*


U.S. Bureau of Labor Statistics. Consumer Price Index

«The Consumer Price Index (CPI) is a measure of the average change over time in the prices paid by urban consumers for a market basket of consumer goods and services. Indexes are available for the U.S. and various geographic areas. Average price data for select utility, automotive fuel, and food items are also available»

Usualmente è pubblicato il decimo giorno di ogni mese e si riferisce a quello pregresso. Con la variazione su base mensile, è riportata anche quella anno su anno. Per esempio:

«In April, the Consumer Price Index for All Urban Consumers rose 0.8 percent on a seasonally adjusted basis; rising 4.2 percent over the last 12 months»

* * *


U.S. Bureau of Labor Statistics. Producer Price Indexes

«The Producer Price Index (PPI) program measures the average change over time in the selling prices received by domestic producers for their output. The prices included in the PPI are from the first commercial transaction for many products and some services»

Usualmente è pubblicato il quindicesimo giorno di ogni mese e si riferisce a quello pregresso. Con la variazione su base mensile, è riportata anche quella anno su anno. Per esempio:

«The Producer Price Index for final demand increased 0.6 percent in April, as prices for both final demand services and final demand goods also rose 0.6 percent. The final demand index advanced 6.2 percent for the 12 months ended in April»

* * *


U.S. Bureau of Economic Analysis. Consumer spending, or personal consumption expenditures (PCE).

«Consumer spending, or personal consumption expenditures (PCE), is the value of the goods and services purchased by, or on the behalf of, U.S. residents. At the national level, BEA publishes annual, quarterly, and monthly estimates of consumer spending.

The PCE price index, released each month in the Personal Income and Outlays report, reflects changes in the prices of goods and services purchased by consumers in the United States. Quarterly and annual data are included in the GDP release.»

Usualmente è pubblicato il venticinquesimo giorno di ogni mese e si riferisce a quello pregresso. Con la variazione su base mensile, è riportata anche quella anno su anno.

Pubblicato in: Banche Centrali, Cina, India, Russia, Stati Uniti, Unione Europea

Banche Centrali. Sono anche esse in sofferenza. 9 trilioni Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-10-10.

2020-09-28__ Pil ppa Imf 001

«Economics textbooks tell us the cheap money gushing out of central banks should eventually get people spending again and businesses hiring, pushing up prices and wages and forcing interest rates higher. That would then allow central banks to slow their intervention, halt their stimulus, and maybe even unwind it once the recovery is strong enough. But recent economic history tells a different story»

«After more than two decades of purchasing public debt, the Bank of Japan now has a balance sheet larger than the country’s economy, and yet inflation is back around zero. The Fed and ECB haven’t gone that far yet. This suggests that if their economies follow a Japanese trajectory, it could be many years—even decades—before they’d have to impose limits on their QE programs»

«As central banks perform roles that once resided with governments, their independence from politicians comes into question. Coordination during times of crisis is vital, but the worry in the case of those central banks that have historically set monetary policy at arm’s length from government is that it will be tough to wrestle back that independence when (and if) the tide of crises subsides»

«further asset purchases and credit-easing policies should increase these banks’ balance sheets from $21.5 trillion, or 57% of their gross domestic product, to almost $27 trillion, 67% of GDP, by the end of 2021.»

* * * * * * *


9 trilioni di dollari americani è solo una stima approssimata per difetto. 9,000 miliardi: sono una gran cifra.

L’articolo allegato in copia è scritto molto bene, ma ha il peccato originale di tutte le teorie economiche partorite dall’occidente: si fonda sull’assunto che il sistema economico occidentale sia l’unico al mondo, come accadde nel 1929. Questa assunzione è errata.

Secondo i dati forniti dall’Imf, nel 2020 il pil ppa della Cina varrà 27,804 miliardi Usd, quello degli Stati Uniti 20,290 e quello dell’Unione Europea 18,377. Economicamente, la Cina è la prima nazione mondiale.

Il blocco Cina, Russia ed India vale 42,583 miliardi Usd, ossia il 30.78% del pil ppa mondiale.

Queste nazioni non solo non seguono le teorie economiche occidentali, ma le avversano: si comportano in modo diametralmente opposto. Questa realtà sfugge completamente agli economisti occidentali.

9,000 miliardi sono non ammortizzabili.

I sistemi economici e finanziari occidentali e quelli asiatici sono competitivi, ma quelli asiatici sembrerebbero dover prevalere, perché garantiscono crescita e stabilità che l’occidente si nega per motivazioni ideologiche.

Alla fine, il sistema economico occidentale imploderà come a suo tempo fece l’Unione Sovietica.

*


After Deploying Almost $9 Trillion, Crisis Fighters Face New Dilemmas.

Central bankers used to bail out financial institutions. During the pandemic, they’ve given money to a motley cast of unlikely beneficiaries. Will it ever end?

When Tottenham Hotspur striker Son Heung-Min put the ball in the back of the net early in the second half against Crystal Palace in April of last year, he etched his name into history as the first player to score at his soccer club’s glistening new 62,000-seat north London home. Less than a year after his team’s triumphant 2-0 win that day, the £1 billion ($1.3 billion) stadium sat eerily empty as a coronavirus lockdown brought sports, and much of normal life, to a halt across the U.K.

Then came another milestone. In June, Spurs became the first club in the English Premier League to qualify for Bank of England support. It tapped a £175 million commercial-paper facility to help cushion the estimated loss of more than £200 million in revenue from canceled matches and other events between then and June 2021

If BOE support for Spurs sounds improbable, it shouldn’t. The central bank was hardly the only one to mount extraordinary rescue operations in response to the pandemic. In less exceptional circumstances, that money would be used to bail out banks or other lenders to stave off financial contagion. With Covid-19 hammering economies, that changed this year.

For the first time in its history, the U.S. Federal Reserve bought a wide variety of corporate debt issued by blue-chip borrowers such as Apple Inc., as well as junk bonds from riskier companies. The Bank of Japan, the petri dish for central banking after more than two decades of extraordinary stimulus, launched a $940 billion package of loan support for businesses.

Those moves are just a few examples of how central banks are digging deeper and deeper into their monetary toolboxes to cushion the Covid-19-induced shock to the global economy. The pandemic cast aside the notion that the banks were already at full stretch. Instead, it’s accelerated the transformation of monetary mandarins focused on inflation into guardians combating inequality, climate change, and more—leaving less and less scope for a return to a simpler existence.

It’s a policy spiral that began after the 2008 financial crisis and has shoved central banks more profoundly into politically treacherous territory. “The more tasks you give to central banks, the more they’re dealing with trade-offs associated with political choices,” says Stephen King, senior economic adviser at HSBC Holdings Plc. “In the old days, monetary policy was very much a story about price stability. One tool: interest rates. One objective: price stability. Easy!”

As the virus spread, central banks from Washington to Wellington flooded financial markets with liquidity. They backstopped companies. They helped to finance massive government stimulus. The blitz included 164 interest-rate cuts in 147 days, according to a tally by Bank of America Corp.; altogether, the banks pumped in $8.5 trillion in monetary support and governments an additional $11.4 trillion in fiscal stimulus—almost $20 trillion in total.

What made the rescue all the more remarkable was this: Before the pandemic struck, a pressing concern at gatherings such as those in Davos, Switzerland, and Jackson Hole, Wyo., was that central banks were in no shape to fight a crisis given that interest rates were already so low. Not everyone was convinced pouring more cheap liquidity into financial markets would work again, given that a decade of easy money hadn’t been enough to ward off the threat of secular stagnation.

But within weeks of the central banks’ interventions this year, global markets began to recover, and by August stocks worldwide had reached record highs, powered in large part by the ultra-easy money. “The global track record and responses to the current pandemic show that central banks have very extensive capabilities to shape financial conditions,” says Philip Lane, an executive board member of the European Central Bank who, as ECB chief economist, crafts policies including its €1.4 trillion ($1.65 trillion) pandemic bond-buying program.

What’s less clear is whether the real economy will get the same kind of boost. That’s why Lane’s boss, ECB President Christine Lagarde, warned European governments that failure to pump in fiscal stimulus risked an economic calamity.

Similarly, Fed Chairman Jerome Powell has spoken of the limits to the U.S. central bank’s abilities, stressing that it can lend money but not spend it. Prior to the pandemic, Powell was justly proud of the job the bank had done in managing the economy. By pushing the unemployment rate to a half-century low of 3.5%, the Fed was allowing the benefits of the record-long U.S. economic expansion to reach many Americans who’ve historically been left behind. Black and Latino unemployment fell to the lowest levels on record. Americans with disabilities or prison records—long shut out of the labor market—were finding jobs.

“The world turned upside down”

Then “the world turned upside down,” as Amanda Cage, a workforce development expert, told Powell at a Fed Listens public outreach event in May. Unemployment was spiking to levels not seen since the Great Depression. Low-paid minority and women workers were being particularly hard hit—a development Powell called “heartbreaking.”

Cage, president and chief executive officer of the National Fund for Workforce Solutions, based in Washington, says she fears many of the millions of jobs lost in the hospitality and health-care sectors during the crisis won’t be coming back—jobs disproportionately held by workers of color. She also says she sees another “tsunami” of job losses coming at state and local governments, a sector where, again, Black workers are overrepresented. “The crisis has shone a light on the disparities that were there before but most people were blind to,” Cage says.

Patrick “Duke” Dujakovich, a former firefighter and now president of the Greater Kansas City AFL-CIO, also participated in the May Fed Listens event. A member of the board of the Federal Reserve Bank of Kansas City, he praises the central bank for its response to the Covid-19 crisis. But he has a message from workers. “We talk about price stability and stability in all the financial markets, but we never talk about employment stability,” he says. “Maybe that should be one of the focuses.”

Economists Jared Bernstein, an adviser to Joe Biden, and Janelle Jones, managing director for policy and research at Groundwork Collective, have called on the Fed to target the Black unemployment rate when it makes policy decisions to narrow the unemployment gap with Whites. In February, the peak of the last expansion cycle, the Black jobless rate was more than 2.5 percentage points higher than that of White Americans. Brookings Institution fellow Aaron Klein says the reaction to the pandemic has been off-kilter. “The Covid disease plagues American families, particularly communities of color,” he says. “Our response has been to save markets, particularly high-end, wealthy investors.”

At a Princeton webinar in late May, Powell vehemently denied that the Fed’s policies are widening the income gap between rich and poor; he said they’re aimed at restoring the stellar job markets that existed pre-Covid-19. To do more for the real economy, Powell and his fellow policymakers came up with the Main Street Lending Program earlier this year. It guarantees payment on 95% of the value of loans made by banks to eligible small and midsize businesses. The Treasury used money appropriated by Congress to provide $75 billion to the Fed to cover potential losses resulting from defaults on the $600 billion program.

For all its ambition, the Main Street program has been slow to get off the ground partly because of the Treasury’s reluctance to make it too generous. It had attracted just eight borrowers as of July 27, according to a report released by the central bank. The largest recipient identified was a casino in Mount Pocono, Pa., that got $50 million, the maximum amount allowed under the program’s priority loan facility.

In another apparent effort to combat charges that its policies favor the rich, the Fed in late August unveiled a long-run monetary policy strategy aimed at achieving a goal of maximum employment that’s “broad-based and inclusive.” It also adopted a more relaxed posture toward inflation, saying it would welcome temporary, moderate price gains above its average 2% target. The result of the subtle yet significant changes in the Fed’s operating framework: Interest rates are likely to stay lower for longer.

The ECB has had more success than the Fed in promoting bank lending to businesses. It’s using a program it launched six years ago when it was grappling with a euro zone that’s far more reliant on such financing than the U.S. Instead of pushing down short-term market rates and hoping they would flow through to loans, it gave ultracheap long-term funding to banks. The condition was that they use it to provide credit to companies and households, excluding mortgages. That program now stands at about €1.5 trillion, equivalent to over a tenth of the region’s economy.

“We have seen a much more fundamental shift in the way that central bankers understand their mission and their role”

Annelise Riles, a professor of law and anthropology at Northwestern University, has observed that central bankers, especially in the past year, seem more aware of the need to explain their actions and respond to concerns among the general public. That’s partly because of the latest crisis, she says, but also because of heightened public interest, including through channels such as social media.

She’s spent more than 20 years studying central banks, having been drawn to the subject by the role monetary policy played in calming the Asian financial crisis of the late 1990s. “We have seen a much more fundamental shift in the way that central bankers understand their mission and their role. We have seen new ways of thinking and talking and new values coming in,” says Riles, author of Financial Citizenship: Experts, Publics & the Politics of Central Banking.

As part of its first strategic review since 2003, the ECB, for example, planned events similar to this year’s Fed Listens, but the pandemic forced Lagarde to delay the exercise. She’s said she wants to make the central bank think more about popular issues such as climate change.

Nowhere is the dependence on central banks more visible than in financial markets. The biggest central banks, excluding the People’s Bank of China, now own assets worth almost one-quarter of the world’s stock market capitalization—about four times the pre-2008 level.

Those holdings are only going to grow, according to an analysis by JPMorgan Chase & Co. in August, which estimated that since February the central banks of the U.S., U.K., euro zone, and Japan expanded their balance sheets by almost $5.7 trillion. According to JPMorgan, further asset purchases and credit-easing policies should increase these banks’ balance sheets from $21.5 trillion, or 57% of their gross domestic product, to almost $27 trillion, 67% of GDP, by the end of 2021.

Pubblicato in: Banche Centrali, Brasile, Cina, Devoluzione socialismo, India, Stati Uniti, Unione Europea

Politica monetaria non convenzionale. Potrebbe diventare la nuova convenzionale. In occidente.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-09-29.

2020-09-15 Paesi per pil ppa 001

Il problema è serio e coinvolge tutti i Cittadini del mondo, tutti noi: anche solo il descriverlo sembrerebbe permettere di dare una occhiata al nostro futuro.

Si legga con attenzione la Tabella dei pil ppa stimati dall’Ifm per il 2020: sono dati provvisori, ma sono utili per rendersi conto della scala del fenomeno.

– La Cina assomma il 20.10% del pil ppa mondiale, gli Stati Uniti il 14.67%, l’Unione Europea il 13.28% e l’India l’8.18%.

– Il blocco occidentale rende conto del 27.95% del pil ppa mondiale, mentre Cina, India, Russia e Brasile ne producono il 33.69%.

* * * * * * *

2020-09-15__ Finanza non convenzionale 001


Questi dati indicano chiaramente come sia molto azzardato pensare che il sistema economico occidentale ed i suoi attuali canoni operativi possano essere generalizzati a tutto l’orbe terraqueo. I paesi asiatici sono diventati predominanti e sono in grado di condizionare anche con la sola loro presenza.

Non solo.

In questo clima di crescente conflittualità politica ed economica, ove appare evidente la volontà cinese di continuare ad espandere il proprio sistema economico. Le due visioni politiche ed economiche si confrontano sul campo dei mercati, che alla fine non possono fare altro che prendere atto della realtà dei fatti. Assieme esse non possono convivere.

Pochi ma significativi dati spiegano meglio il concetto.

Cina supera USA per numerosità dei brevetti internazionali.

Cina. Avvia un ciclopico programma nucleare.

Cina. I capitali internazionali acquistano bond cinesi in yuan.

Cina. Giugno. Collocati all’estero bond cinesi per 619 miliardi Usd.

BlackRock anticipa l’apertura cinese alla finanza occidentale. 3.4 trilioni in tre anni.

In parole miserrime, le liquidità vaganti in occidente stanno riversandosi sul sistema economico cinese, per loro porto sicuro e remunerativo. E non si tratta di cifre piccole: 3,400 miliardi Usd sono una grande cifra.

* * * * * * *

L’allegato articolo di Bloomberg è bene impostato, a nostro sommesso avviso, ma pecca di due peccati mortali.

– Considera il sistema economico occidentale come se fosse l’unico al mondo, cosa che non è.

– Ritiene che le manovre monetarie possano vicariare l’inazioni politica.

I conti si fanno con l’oste.

*

«The year unconventional monetary policy turned conventional.»

«Negative rates, yield curve control among unorthodox policies»

«Global central bankers are discovering that monetary policies they once viewed as unconventional and temporary are now proving to be conventional and long-lasting»

«Recent months witnessed a return not just of policies first used on a widescale basis following the collapse of Lehman Brothers Holdings Inc., such as quantitative easing, but the adoption of even more esoteric ones»

«The Fed is buying different types of bonds, the ECB is getting creative with negative interest rates, and Australia has adopted Japanese-style efforts to control bond yields.»

«As this graphic from Bloomberg shows, most central banks are diving deeper into the unknown»

«With the global recovery still uncertain and the virus set to leave scars on employers and employees, the likelihood is that monetary policy will stay ultra-loose for years to come — even if that means central banks artificially propping up markets or sparking a run-up in prices»

«Potential steps include directly financing government budget deficits, a key tenet of Modern Monetary Theory which plays down the idea that there’s anything scary about monetizing debt.»

«committed $8.5 trillion in stimulus.»

«Fed … Its balance sheet is now at $7 trillion, compared to $4 trillion in January and the previous peak of $4.5 trillion in 2015.»

«As for what assets central banks are willing to buy, there has been a sea-change well beyond U.S. shores. Australia, New Zealand and Canada bought government bonds for the first time this year with the latter also purchasing corporate debt. South Korea and Sweden began purchasing company bonds and commercial paper»

«Mission creep has pushed central banks into areas where coordination with fiscal policy and the need for democratic accountability raise questions about independence.”»

* * * * * * * *

Quando il blocco economicamente più forte offre maggiore sicurezza, tassi positivi e scarse coercizioni governative non può fare altro che prevalere.

*


The Year Unconventional Monetary Policy Turned Conventional.

– Central banks are doing more than in 2008 to defend economies

– Negative rates, yield curve control among unorthodox policies

*

Global central bankers are discovering that monetary policies they once viewed as unconventional and temporary are now proving to be conventional and long-lasting.

Forced to think outside the box by the 2008 financial crisis and then again this year by the coronavirus pandemic, the Federal Reserve, European Central Bank and most of their international counterparts have become more aggressive and innovative than ever in defending their economies from recession and the threat of deflation.

Recent months witnessed a return not just of policies first used on a widescale basis following the collapse of Lehman Brothers Holdings Inc., such as quantitative easing, but the adoption of even more esoteric ones.

As this graphic from Bloomberg shows, most central banks are diving deeper into the unknown. The Fed is buying different types of bonds, the ECB is getting creative with negative interest rates, and Australia has adopted Japanese-style efforts to control bond yields.

With the global recovery still uncertain and the virus set to leave scars on employers and employees, the likelihood is that monetary policy will stay ultra-loose for years to come — even if that means central banks artificially propping up markets or sparking a run-up in prices.

Such an outlook was underscored by the Fed’s recent decision to say it will allow inflation to run above its 2% target in the future if needed to make up earlier undershoots. The Fed meets to set policy this week, as do the Bank of Japan and Bank of England, putting investors on alert for any signs of yet more innovation.

“The coronavirus crisis is many times more destructive than the financial crisis of 2008,” said Steve Barrow, head of foreign-exchange strategy at Standard Bank. “There’s every reason to believe that the move to tighter monetary policy will take as long –- and probably much longer — than the post-financial-crisis period.”

The mounting debate is whether the need to prop up economies will ultimately push central banks to do even more, perhaps in unison with governments. Monetary policy makers are already working closer than ever with their fiscal counterparts despite the traditional separation of responsibilities.

Monetary Financing

Potential steps include directly financing government budget deficits, a key tenet of Modern Monetary Theory which plays down the idea that there’s anything scary about monetizing debt. MMT, an old concept rebranded, is a prime example of formerly fringe notions gaining in prominence.

Policy makers are resisting such approaches for now, but they haven’t shied away from stretching their existing measures to extremes. Economists at Bank of America Global Research reckon that as of the end of July, central banks had cut interest rates 164 times in 147 days and committed $8.5 trillion in stimulus.

JPMorgan Chase & Co.’s measure of average global rates stands at just 1%, and that of developed nations is below zero for the first time.

The Fed, for example, responded to the pandemic with similar policies to those of 2008 but far faster — and then went even further. It slashed its benchmark to virtually zero and resumed buying government bonds, as well as widening its emergency lending authority to extend aid to municipalities, small- and medium-sized companies, and large corporations.
Its balance sheet is now at $7 trillion, compared to $4 trillion in January and the previous peak of $4.5 trillion in 2015.

The Fed has so far balked at cutting rates below zero, as the ECB and BOJ did years earlier, for fear of roiling the banking system or irking lawmakers. The ECB actually enhanced its own policy in March though, by introducing a super-low rate — even cheaper than its benchmark — for banks that use the cash to lend to the real economy.
The central banks of Australia, New Zealand and India are echoing Japan’s yield curve control with policies that deliberately trying to influence bond yields at specific maturities.

As for what assets central banks are willing to buy, there has been a sea-change well beyond U.S. shores. Australia, New Zealand and Canada bought government bonds for the first time this year with the latter also purchasing corporate debt. South Korea and Sweden began purchasing company bonds and commercial paper.

More central banks are also embracing so-called forward guidance, in which they commit to keeping their policy loose for a certain period to boost the confidence of investors, consumers and companies.

“As unconventional becomes the new conventional, central banks face fresh challenges,” said Tom Orlik, chief economist for Bloomberg Economics. “Extreme stimulus has worked well on the way in, exiting will prove harder to do — the first signs of rising inflation will be a test. Mission creep has pushed central banks into areas where coordination with fiscal policy and the need for democratic accountability raise questions about independence.”

Pubblicato in: Banche Centrali, Cina

Settimana dominata dalle Banche Centrali, con timidi accenni di ripresa. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-13.

Strega 099

Questa settimana sono in programma le riunioni delle principali banche centrali mondiali e dovrebbero iniziare ad uscire i macrodati dei riferiti timidi accenni di ripresa.

Giovedì la Cina dovrebbe rilasciare la stima del pil Q2, atteso al +2.5%, e dovrebbe anche rendere pubblici sia i dati sulla produzione industriale sia sulle spese dei consumatori.

A seguito, le notizie stato per stato, con alcune previsioni degli economisti.

* * * * * * *

«China gives world first view of post-lockdown rebound»

«Central banks in euro area, Japan, Canada, S. Korea set rates»

«Weekly take on events in the world economy and their fallout »

«China reports second-quarter gross domestic product on Thursday, along with monthly readings for industrial output and retail sales»

«Economists forecast a 2.5% expansion in the three months to June, with the recovery momentum largely unscathed even after a fresh outbreak in Beijing prompted the return of some controls on movement»

«As the world’s manufacturing hub, China is also still suffering from the collapse in global demand amid the pandemic.»

«Elsewhere, it’s a busy week for central banks, with policy makers in Japan, South Korea, Indonesia, Canada, Chile, Poland and the euro area among those setting policy»

«In the U.S., the economic calendar gets busier with retail sales and jobless claim data taking center stage. Retail sales continued to bounce back in June, with forecasts calling for a smaller-yet-still-robust advance — after a record surge a month earlier as state economies reopened from lockdowns»

«firmer new-home construction and industrial output in June, while consumer sentiment improved slightly in early July»

«It’s also the last week that Federal Reserve officials will make the rounds before a blackout on their public speeches begins Friday at midnight ahead of the July 28-29 meeting»

«The Fed’s Beige Book is released on Wednesday.»

«In Canada, the central bank will announce its next steps in policy on Wednesday as it transitions from emergency financing toward keeping the expansion alive»

«the European Central Bank expected to keep policy unchanged when it meets on Thursday»

«Poland’s central bank will also meet on interest rates, with no changes anticipated»

«Sweden’s Riksbank will publish minutes of its June 30 meeting, in which officials ramped up stimulus and pledged to buy corporate bonds»

«Ukrainian President Volodymyr Zelenskiy is expected to nominate a candidate to replace central bank Governor Yakiv Smoliy»

«Norway will announce estimates for economic output in May, amid forecasts of a 5% contraction this year»

«Both the Bank of Japan and the Bank of Korea are expected to stand pat as they assess the effectiveness of the virus-response measures they have rolled out so far»

«On Tuesday, Brazil’s economic activity report for May could surprise after sales and output improved over April’s historic declines»

«[Perù] May’s economic activity index posted Wednesday may only show limited improvement over April’s 40% drop.»

«Colombia’s retail sales data for May will likely rival April’s record 43% fall.»

* * * * * * *


Bloomberg. China Gives World First View of Post-Lockdown Rebound: Eco Week.

– Central banks in euro area, Japan, Canada, S. Korea set rates

– Weekly take on events in the world economy and their fallout

*

The country first hit by the coronavirus pandemic will this week have a clearer picture of its progress on nursing the economy back to health.

China reports second-quarter gross domestic product on Thursday, along with monthly readings for industrial output and retail sales. An easing of lockdown measures plus a modest amount of policy stimulus should be enough to post a positive growth rate, after the historic 6.8% collapse in the first quarter.

Economists forecast a 2.5% expansion in the three months to June, with the recovery momentum largely unscathed even after a fresh outbreak in Beijing prompted the return of some controls on movement.

That flare-up served as a reminder that even amid a strengthening domestic economy, consumption remains weak and vulnerable to sudden downturns. As the world’s manufacturing hub, China is also still suffering from the collapse in global demand amid the pandemic.

———-

What Bloomberg’s Economists Say:

“A clear upturn in China’s industrial production suggests the economy expanded in 2Q after cratering in 1Q due to the coronavirus impact. Even so, weakness in private and external demand means the pace of growth is likely to be well below historical levels. Activity data for June are expected to show the recovery has withstood a resurgence in Covid-19 cases in Beijing.”

———-

Elsewhere, it’s a busy week for central banks, with policy makers in Japan, South Korea, Indonesia, Canada, Chile, Poland and the euro area among those setting policy.

Click here for what happened last week and below is our wrap of what else is coming up in the world economy.

U.S. and Canada

In the U.S., the economic calendar gets busier with retail sales and jobless claim data taking center stage. Retail sales continued to bounce back in June, with forecasts calling for a smaller-yet-still-robust advance — after a record surge a month earlier as state economies reopened from lockdowns.

Other reports are projected to show firmer new-home construction and industrial output in June, while consumer sentiment improved slightly in early July. At the same time, a recent rise in coronavirus cases calls into question the strength of the economic rebound in coming months.

It’s also the last week that Federal Reserve officials will make the rounds before a blackout on their public speeches begins Friday at midnight ahead of the July 28-29 meeting. Regional Fed presidents including John Williams, Robert Kaplan, Charles Evans, Pat Harker and Jim Bullard are set to speak. The Fed’s Beige Book is released on Wednesday.

In Canada, the central bank will announce its next steps in policy on Wednesday as it transitions from emergency financing toward keeping the expansion alive.

With the European Central Bank expected to keep policy unchanged when it meets on Thursday, investors will be looking for any signs whether officials think more stimulus measures may be needed down the line to aid the euro area’s fragile recovery. Poland’s central bank will also meet on interest rates, with no changes anticipated.

Sweden’s Riksbank will publish minutes of its June 30 meeting, in which officials ramped up stimulus and pledged to buy corporate bonds. Ukrainian President Volodymyr Zelenskiy is expected to nominate a candidate to replace central bank Governor Yakiv Smoliy after his shock resignation.

On the data front, investors will be watching for new figures on the U.K. economy for May after the biggest drop on record in April, with June figures for inflation and jobless claims also due. Norway will announce estimates for economic output in May, amid forecasts of a 5% contraction this year. Inflation numbers are scheduled for Israel, South Africa and Nigeria, while Russia and Turkey are set to get the latest readings for industrial production.

Asia

Both the Bank of Japan and the Bank of Korea are expected to stand pat as they assess the effectiveness of the virus-response measures they have rolled out so far. Indonesia is set to cut rates again on Thursday, according to early expectations from economists.

Latin America

On Tuesday, Brazil’s economic activity report for May could surprise after sales and output improved over April’s historic declines. While Brazil’s patchwork coronavirus response helped to underpin its economy, an uncompromising national lockdown throttled Peru’s: May’s economic activity index posted Wednesday may only show limited improvement over April’s 40% drop.

In a similar vein, Colombia’s retail sales data for May will likely rival April’s record 43% fall.

Chile’s central bank will all but certainly keep its key rate at a record low 0.5% while possibly expanding bond buybacks.

Pubblicato in: Brasile, Cina, Materie Prime, Unione Europea

Oro. Q2. Domanda per 1,123 t, +8% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-09.

2019-09-05__Gold__000

«Central bank buying and ETF inflows boosted H1 demand»

«Gold demand was 1,123t in Q2, up 8% y-o-y. H1 demand jumped to a three-year high of 2,181.7t, largely due to record-breaking central bank purchases»

«Growth in H1 jewellery demand was largely the product of a more positive environment for Indian consumers»

«Solid growth in both mine production and recycling fed into a 2% increase in total H1 gold supply.»

«Central banks bought 224.4t of gold in Q2 2019»

«Holdings of gold-backed ETFs grew 67.2t in Q2 to a six-year high of 2,548t»

«A strong recovery in India’s jewellery market pushed demand in Q2 up 12% to 168.8t.»

«Bar and coin investment in Q2 sank 12% to 218.6t …. A 29% y-o-y drop in China accounted for much of the global Q2 decline.»

«Gold supply grew 6% in Q2 to 1,186.7t. A record 882.6t for Q2 gold mine production and a 9% jump in recycling to 314.6t »

* * * * * * *

2019-09-05__Gold__001

Gli acquisti trimestrali delle Banche Centrali hanno determinato il più grande incremento delle riserve auree da diciannove anni a questa parte, ed interessano anche quelle dei paesi emergenti.

Gli Etf nominalmente europei sono saliti ad una quota di 1,184 tonnellate.

Mentre si è ripreso il mercato indiano, +12% principalmente per la gioielleria, gli acquisti cinesi di lingotti e monete auree sono scesi del -29% anno/anno.

Le miniere di oro hanno prodotto una quota record di 882.6 tonnellate, mentre il riciclo è salito del 9% a 314.6 tonnellate.


Gold Demand Trends Q2 2019

Central bank buying and ETF inflows boosted H1 demand

Gold demand was 1,123t in Q2, up 8% y-o-y.

H1 demand jumped to a three-year high of 2,181.7t, largely due to record-breaking central bank purchases.

Central bank buying and healthy ETF inflows were the driving forces behind gold demand throughout the first half of 2019. Growth in H1 jewellery demand was largely the product of a more positive environment for Indian consumers. Shifts in bar and coin investment were very much price-related: as the gold price powered its way to multi-year highs, profit-taking kicked in and retail investment all but dried up. The technology sector reduced its usage of gold due to challenging global conditions, although the outlook is for this element of demand to establish something of a floor over coming quarters. Solid growth in both mine production and recycling fed into a 2% increase in total H1 gold supply. 

H1 gold demand boosted to a three-year high by record central bank buying

Healthy Q2 inflows (+67t) were largely directed towards European-listed ETFs, which grew to a record high of 1,184t.

Highlights

Central banks bought 224.4t of gold in Q2 2019. This took H1 buying to 374.1t – the largest net H1 increase in global gold reserves in our 19-year quarterly data series. Buying was again spread across a diverse range of – largely emerging market – countries.

Holdings of gold-backed ETFs grew 67.2t in Q2 to a six-year high of 2,548t. The main factors driving inflows into the sector were continued geopolitical instability, expectation of lower interest rates, and the rallying gold price in June. 

A strong recovery in India’s jewellery market pushed demand in Q2 up 12% to 168.8t. A busy wedding season and healthy festival sales boosted demand, before the June price rise brought it to a virtual standstill. Indian demand drove global jewellery demand 2% higher y-o-y to 531.7t.

Bar and coin investment in Q2 sank 12% to 218.6t. Combined with the soft Q1 number, the H1 total ended at a ten-year low of 476.9t. A 29% y-o-y drop in China accounted for much of the global Q2 decline.

Gold supply grew 6% in Q2 to 1,186.7t. A record 882.6t for Q2 gold mine production and a 9% jump in recycling to 314.6t – boosted by the sharp June gold price rally – led the growth in supply. H1 supply reached 2,323.9t – the highest since 2016. 

Gold prices shot to multi-year highs. The gold price broke through US$1,400/oz for the first time since 2013. Among the factors driving this rally were expectations of lower interest rates and political uncertainty, with further support coming from strong central bank buying. 

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Occidente. 11 trilioni di debiti ed il Convitato di Pietra.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-25.

Caravaggio. Davide con la testa di Golia

«Se non ci arrivi da solo, è inutile che te lo spieghi»


Nel suo discorso di Breslavia il buon Joseph Ratzinger aveva ammonito di guardarsi da “stregoni ed economisti”.

Difficilmente messaggio fu più chiaro e meno compreso.

* * *

Il grande errore degli economisti e dei loro studi economici negli ultimi cinquanta anni consiste nel fatto di ritenere che il sistema economico occidentale sia l’unico di rilevanza sulla terra, per cui ciò che esso decide di fare diventa legge universale, cui tutti debbano sottostare.

La superbia è una gran brutta bestia: ottunde la mente dapprima deprivando della corretta percezione del reale, indi inficiando tutte le successive argomentazioni avendo assunto assiomi e presupposti fallaci.

Né è facile che il superbo rinsavisca: quando don Giovanni con il servo Sganarello incontro la morte la irride. Ma l’irrisione nulla toglie al potere della morte.

* * * * * * *

Un tempo l’economia era una scienza fondata su argomentazioni non contraddittorie condotte su incontrovertibili dati di fatto.

Poi venne l’economia politica. Il dato di fatto, la prove empirica, divenne un fastidioso orpello, e le argomentazioni logiche un peso retrogrado, da oscurantismo. L’economia transitò gradatamente in economia politica, quindi in politica economica ed infine si arenò nella mera politica.

Ma pretendere che la politica sia una scienza e che sia logica sarebbe davvero troppo.

*

Da un punto di vista meramente economico, se si considera il pil per potere di acquisto, il mondo ha generato nel 2016 108,036,500 milioni Usd, la Cina 17,617,300 (16.31%) e gli Stati Uniti 17,418,00 (16.12%). L’Eurozona rende conto di 11,249,482 (10.41%) ed il Gruppo dei G7 di 31.825,293 (29.46%). Però i Brics conteggiano un pil ppa di 32,379,625 Usd, ossia il 29.97% del pil ppa mondiale. I Brics valgono come i paesi del G7.

Di conseguenza, la voce dell’Occidente vale nel mondo al massimo per il 29.46%, ma quella degli Stati Uniti vale solo il 16.12% e quella dell’Eurozona uno scarno 10.41%.

La realtà è che i paesi afferenti il G7 rendono conto del 29.46% dell’economia mondiale: la loro voce vale quindi per un terzo del tutto.

Sono sicuramente una grande forza, ma non più di entità tale da condizionare tutto il globo.

Appare invece molto verosimile che sia il restante 70% dell’economia mondiale a condizionare la vita economica e sociale dell’Occidente.

«Nel mondo ci sono oltre 11mila miliardi di dollari in obbligazioni che esprimono tassi negativi»

*

«Ovvero, titoli per cui il creditore anziché ricevere denaro per aver finanziato chi ha emesso il bond addirittura gli riconosce un tot, come se fosse una “commissione da parcheggio liquidità” o una tassa»

*

«Sebbene nessuno abbia la sfera di cristallo …. Se questo trend continuerà nei prossimi 1.000 anni i tassi passeranno dall’attuale fase vicina allo 0 a -16%. »

Ma l’Occidente non è l’unico attore mondiale.

Vale al momento poco meno del 30% del’economia globale.

Il problema non è quindi “cosa farà l’Occidente“,

bensì “cosa faranno gli altri“.

* * * * * * *

Noi non ci azzardiamo a fare previsione di qui a mille anni.

Constatiamo soltanto che, una volta rimosso l’obbligo politico a dover investire a tassi negativi, il risparmio fugge veloce e pimpante verso impegni produttivi. A nessuna persona sana di mente fa piacere pagare gli altri perché facciano il piacere di custodire il proprio denaro.

Quando poi la cifra raggiunge gli undicimila miliardi di dollari l’idea che i tassi negativi possano ancora durare a lungo sembrerebbe essere destituita di sano buon senso. Ed il restante 70% del’economia mondiale li accoglierebbe a braccia aperte.

Non a caso i vincoli politici sembrerebbero destinati a scomparire, ed anche a breve termine.

Leggiamoci il memento che segue, e traiamone lo logiche conseguenze.

– Il 20 gennaio 2017 si è insediato il Presidente Trump, che a novembre aveva conquistato 304 grandi elettori contro i 227 di Mrs Hillary Clinton.

– Il 7 maggio 2017 alle elezioni presidenziali francesi il partito socialista francese crolla dal 62% all’8%.

– Il 21 settembre 2017 Mr Macron conquista 22 su 171 seggi senatoriali.

– Il 24 settembre 2017 le elezioni federali politiche sanzionano la perdita di 153 deputati della Große Koalition: la Cdu crolla al 32.9% e l’Spd al 20.5%.

– Il 15 ottobre Herr Kurz trionfa alle elezioni austriache con il 31.6%, e l’Fpö raggiunge il 26.0%.

– Il 22 ottobre 2017 nella Repubblica Ceka il partito Ano consegue il 29.6% dei voti, mentre il Civil Democracy party crolla all’11.3% dei voti.

– Il 5 novembre 2017 alle elezioni regionali in Slovakia lo Smer, partito socialista del presidente Fico, ha perso il controllo di quattro delle sei regioni. Nelle elezioni politiche del 2012 aveva conseguito il 44.4% dei voti, il 28.3% in quelle del 2016, il 26.2% nelle regionali.

Liberal e socialisti ideologici, santi patroni delle teorie economiche che hanno improntato l’Occidente negli ultimi decenni, non occupano più posti di governo di una certa quale rilevanza. Hanno ancora gran parte della burocrazia e dei media, ma senza appoggio politico non si va molto lontano.


Sole 24 Ore. 2017-11-22. E se i tassi restassero ultrabassi per sempre?

Nel mondo ci sono oltre 11mila miliardi di dollari in obbligazioni che esprimono tassi negativi. Ovvero, titoli per cui il creditore anziché ricevere denaro per aver finanziato chi ha emesso il bond addirittura gli riconosce un tot, come se fosse una “commissione da parcheggio liquidità” o una tassa.

È probabile che nei prossimi anni la fetta globale dei “bond sottozero” diminuisca. Questo perché alcune grandi banche centrali hanno avviato un percorso di rialzo dei tassi (la Fed ha attuato tre strette dal 2015, la Bank of Canada una lo scorso settembre) e altre (esclusa la Bank of Japan, l’unica che difatti, monetizzando il deficit, sta con il Tesoro nipponico praticando una forma di “helicopter money” ) sono orientate lentamente verso questa direzione (la Bce ha annunciato recentemente che il piano di stimoli dovrebbe terminare a settembre 2018 e che nel 2019 si inizierà a parlare di rialzo dei tassi).

In ogni caso, se è vero quanto spesso ci ricorda il governatore della Bce Mario Draghi («i tassi resteranno bassi molto a lungo») c’è anche da mettere in cantiere l’ipotesi che l’attuale fase di tassi ultrabassi diventi strutturale. Una regola e non più l’eccezione, come siamo stati abituati a percepirla fino ad ora.

L’assenza di una scossa importante sul fronte tassi consoliderebbe un dato a dir poco incredibile: oggi i tassi di interesse (nella media tra breve e lungo periodo) sono i più bassi che la storia annoveri negli ultimi 5.000 anni di civilizzazioni.

Questo dato – elaborato da Bofa Merrill Lynch su dati di Bank of England, Global financial data e degli autori del libro «A history of interest rates» di Sidney Homer e Richard Sylla – ci racconta che il mondo in cui le banche centrali hanno affrontato l’ultima grande crisi globale (la bolla dei derivati subprime del 2007), ovvero pompando oltre 15mila miliardi di dollari di liquidità sui mercati finanziari, ha creato un effetto collaterale mai visto prima d’ora.

I tassi erano mediamente un po’ più alti di quelli attuali perfino a fine anni ’30, dopo il Grande crollo di Wall Street nel 1929 a cui seguì una profonda recessione. Non c’è confronto con nessuna era. I tassi riscontrati durante la prima dinastia dei Faraoni d’Egitto (3.000 a.c.) viaggiavano intorno al 20%. Su simili valori si attestavano anche durante il regno del re babilonese Hammurabi (dal 1792 a.C. al 1750 a.C). Nella Roma del primo annus domini il costo del denaro era al 4% mentre durante l’impero bizantino di Costantino si attestava al 12,5%.

I tassi di oggi sono persino più bassi di quelli registrati durante la seconda guerra mondiale (1,85%).

E il futuro che cosa riserva? Sebbene nessuno abbia la sfera di cristallo, ci si può (forse) affidare a uno studio di Paul Schmelzing della Bank of England – rilanciato da Pimco – che ha analizzato l’andamento storico dei tassi reali (al netto dell’inflazione). Negli ultimi 700 anni i tassi sono diminuiti di 1,6 punti base ad anno, ovvero dell’1,6% ogni 100 anni. Se questo trend continuerà nei prossimi 1.000 anni i tassi passeranno dall’attuale fase vicina allo 0 a -16%. Si tratta di numeri da Trivial Pursuit, più che da finanza.

Pubblicato in: Banche Centrali, Geopolitica Mondiale, Sistemi Economici

Sei mld di debiti per generare 1 mld di pil. Qualcosa non funziona.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-05-26.

 Biancaneve e la Strega

«Viviamo in un tempo in cui i terremoti finanziari potrebbero schiacciare le pareti del vostro portfolio e mandare in rovina la vostra ricchezza.»

*

«I terremoti finanziari sono pericolosi per la ricchezza personale come lo sono quelli “reali” per il vostro benessere. I terremoti “reali” possono addirittura influenzare i mercati dei capitali.»

*

«L’economia mondiale non è affatto messa bene, nonostante le rassicurazioni provenienti dai canali ufficiali.»

*

«Dopo Danimarca e Belgio, il limite della follia adesso è stato sorpassato dal Giappone. Nonostante famiglie e settore privato siano sepolti sotto quantità chilometriche di debiti, e nonostante la BOJ abbia sequestrato nel proprio bilancio quasi ogni JGB, il 50% degli ETF giapponesi emessi e gran parte delle azioni nell’indice Nikkei 225, i banchieri centrali nipponici continuano a spingersi oltre»

*

«Ma i risultati sono quelli che sono, ovvero, niente di niente di quello che si aspettano»

*

«Stendendo un velo pietoso sulla gigantesca bomba ad orologeria rossa, la quale ha fatto registrare una crescita del PIL da $180 miliardi nel primo trimestre a fronte di un indebitamento di $1,055 miliardi (questo significa che per creare $1 di PIL ce ne sono serviti $6 di debito), parliamo di un’Italia che ha scoperto d’avere doti da veggente»

*

«per creare $1 di PIL ce ne sono serviti $6 di debito»

* * * * * * * *

Il problema è semplicissimo.

Chimica, fisica e sano buon senso assicurano che nulla può essere “creato” dal nulla. Questa è la caratteristica che le religioni attribuiscono a Dio Onnipotente, caratteristica dalla quale gli esseri umani sono esclusi.

Questo possono però illudersi, credersi capaci di poter “creare” qualcosa.

Chiunque abbia studiato la storia degli Assignat giacobini durante la rivoluzione francese avrà già compreso l’argomento in oggetto.

La finanza e le sue alchimie non generano ricchezza e, soprattutto, ricchezza stabile.

Una considerazione da ultimo, ma non certo ultima per importanza.

È lapalissiano affermare che il paziente era vivo un secondo prima di morire, così come far notare che una costruzione stava in piedi un istante prima di precipitare.

Quanti quindi constatano che al momento attuale il sistema finanziario mondiale sembrerebbe reggere, traendo da questa considerazione la prova della sua intrinseca stabilità e forza, sembrerebbe dimenticarsi della possibilità concreta che crolli.

Nessuno intende fare allarmismi emotivi: è solo un invito ad usare sempre una sana a concreta prudenza.

Quando «per creare $1 di PIL ce ne sono serviti $6 di debito» qualcosa non funziona.

 


Trend Online. 2016-05-26. Prepararsi per il terremoto finanziario

L’economia mondiale non è affatto messa bene, nonostante le rassicurazioni provenienti dai canali ufficiali. Ad esempio, in Giappone la BOJ è decisamente propensa a pagare le banche commerciali affinché concedano prestiti. Dopo Danimarca e Belgio, il limite della follia adesso è stato sorpassato dal Giappone. Nonostante famiglie e settore privato siano sepolti sotto quantità chilometriche di debiti, e nonostante la BOJ abbia sequestrato nel proprio bilancio quasi ogni JGB, il 50% degli ETF giapponesi emessi e gran parte delle azioni nell’indice Nikkei 225, i banchieri centrali nipponici continuano a spingersi oltre. Ma i risultati sono quelli che sono, ovvero, niente di niente di quello che si aspettano. Stendendo un velo pietoso sulla gigantesca bomba ad orologeria rossa, la quale ha fatto registrare una crescita del PIL da $180 miliardi nel primo trimestre a fronte di un indebitamento di $1,055 miliardi (questo significa che per creare $1 di PIL ce ne sono serviti $6 di debito), parliamo di un’Italia che ha scoperto d’avere doti da veggente. Nel (Londra: 0E4Q.Lnotizie) caso specifico, parliamo delle tasse che stanno demolendo il tessuto economico italiano, dove lo specchietto per le allodole rappresentato dalla cosiddetta “lotta all’evasione” si rivela l’ennesima farsa messa in campo dallo stato per mantenere in piedi il suo sistema in bancarotta (le ritenute alla fonte aumentano, mentre diminuiscono gli accertamenti). Nonostante le entrate da record, infatti, continua inesorabilmente a salire il debito pubblico. Ma le tasse, nonostante le promesse, non possono scendere: finanziariamente impossibile. Così come le spese non possono scendere: politicamente impossibile. L’accanimento miope sulla classe produttiva di questo paese rappresenterà l’epitaffio del parassitismo statale.

*

di James Rickards

Viviamo in un tempo in cui i terremoti finanziari potrebbero schiacciare le pareti del vostro portfolio e mandare in rovina la vostra ricchezza.

Purtroppo negli ultimi giorni violenti terremoti hanno interessato il Giappone e l’Ecuador, causando morte e distruzione. Siamo ovviamente preoccupati per i terremoti “reali”, ma anche per quelli finanziari.

I terremoti finanziari sono pericolosi per la ricchezza personale come lo sono quelli “reali” per il vostro benessere. I terremoti “reali” possono addirittura influenzare i mercati dei capitali.

Facciamo una panoramica su questa nuova era dei terremoti, cercando di trovare riparo dalla rovina e dalle scosse di assestamento.

Giovedì 14 aprile un grande terremoto di magnitudo 6.2 ha colpito il Giappone, per la precisione l’isola meridionale di Kyushu nei pressi della città di Kumamoto. Fortunatamente ci sono state poche vittime. Ma la città è rimasta senza elettricità e sono stati segnalati ingenti danni ad edifici e strade.

Poi, sabato 16 aprile, un terremoto di magnitudo 7.0 ha colpito la stessa area del Giappone. La perdita di vite umane è stata maggiore, con almeno 32 morti e oltre 2,000 feriti. Almeno 180,000 persone hanno perso casa e cercavano riparo. Oltre 1,000 edifici sono rimasti gravemente danneggiati e oltre 90 sono stati completamente distrutti.

Con il senno di poi, gli scienziati hanno affermato che il terremoto del 14 aprile era un cosiddetto foreshock e il terremoto del 16 aprile era la scossa importante. I due terremoti sono un esempio di come gli eventi nei sistemi complessi interagiscono in modi che sono impossibili da prevedere.

Poche ore dopo il terremoto del 16 aprile in Giappone, un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito la costa nord-occidentale dell’Ecuador. Ci sono stati oltre 350 morti. Almeno 370 edifici sono stati completamente distrutti, e di più danneggiati.

L’Ecuador è un paese relativamente povero, per cui la ricaduta economica mondiale dovrebbe essere minima, nonostante la sofferenza orrenda di coloro che ne sono stati protagonisti.

Mentre i due terremoti in Giappone sono chiaramente collegati, gli scienziati non vedono alcun collegamento diretto tra i terremoti giapponesi e quello ecuadoriano. Eppure non c’è dubbio che il Giappone e l’Ecuador facciano parte di un unico sistema che produce terremoti su base continua.

Giappone ed Ecuador fanno entrambi parte del cosiddetto “Anello di Fuoco” composto da 25,000 miglia di vulcani e faglie che circondano l’Oceano Pacifico. L’Anello di Fuoco si estende dal Cile lungo tutta la costa occidentale americana fino all’Alaska, e poi scende lungo la costa orientale asiatica inglobando Giappone, Indonesia e Nuova Zelanda.

Il cosiddetto “Anello di Fuoco” è un gruppo di vulcani e faglie che circonda l’Oceano Pacifico. È un buon esempio di un sistema complesso. I mercati finanziari sono anch’essi sistemi complessi che mostrano un comportamento connesso con una tempistica impossibile da prevedere.

Questi eventi possono essere notizie da prima pagina, ma cosa ha a che fare la sismologia con il vostro portfolio

Terremoti e mercati dei capitali sono entrambi rappresentativi di sistemi dinamici complessi. C’è tanto che possiamo imparare sui mercati dei capitali studiando i terremoti, soprattutto se si utilizza una teoria della complessità. La teoria della complessità comprende strumenti che uso per capire i rischi e fare previsioni finanziarie.

Gli scienziati conoscono molto dei terremoti, eppure ci sono tante altre cose che non sanno. È possibile identificare le faglie, le quali consentono agli scienziati di individuare potenziali terremoti. È anche possibile valutare le dimensioni potenziali dei terremoti futuri in base alla portata e alla natura delle faglie.

L’unica cosa che gli scienziati non possono prevedere, è il momento esatto di un terremoto.

Potrebbero dirvi che sta arrivando un cosiddetto “big one” e potrebbero dirvi dove, ma non possono dirvi esattamente quando. Un terremoto mostruoso potrebbe accadere domani, il prossimo anno, tra cinque anni o più in là nel futuro.

Queste cose renderebbero inutile la conoscenza scientifica dei terremoti? Dopo tutto, gli investitori dicono sempre che il tempismo è tutto quando si tratta di acquistare o vendere azioni. Se non è possibile prevedere i tempi esatti, a che serve la scienza?

La risposta è che si può fare buon uso di quello che si sa, anche se ci sono fattori che non si conoscono. Ad esempio, non si può sapere quando ci sarà un terremoto su una particolare faglia. Ma voi sapete che non è una buona idea costruire un reattore nucleare in cima ad un altro. Il terremoto arriverà alla fine, e il reattore si frantumerà. È stupido aggiungere altri rischi a quelli noti, solo perché la tempistica esatta non è nota.

Vale lo stesso per i mercati finanziari. Possiamo intravedere un tracollo finanziario e sappiamo quanto possa essere doloroso. Sebbene non conosciamo il momento esatto, sarebbe sorprendente se riuscissimo a stare più di tre anni senza un terremoto finanziario di magnitudo 9.0. (Se i crolli Lehman Bros. e AIG del 2008 erano un terremoto finanziario 8.0, potete immaginare quanto sarà peggiore uno di 9.0.)

Se è in arrivo un terremoto finanziario peggiore di qualunque cosa abbiate mai visto prima, allora la tempistica è irrilevante. Dal momento che potrebbe essere domani, è necessario prepararsi oggi, con strategie che preservino la ricchezza o ne facciano accumulare altra.

Questa conoscenza limitata, ma potente (conosciamo dimensioni e probabilità, ma non la tempistica), non è l’unica caratteristica comune tra sismologia e finanza. Entrambi i sistemi causano “contagi” o effetti “dirompenti”. Un evento a sorpresa provoca altri shock, proprio come accade con un domino o un castello di carte.

Il panico russo/Long-Term Capital Management dell’agosto 1998, è iniziato in Thailandia nel giugno 1997. S (Other OTC: UBGXFnotizie) ‘è poi diffuso in tutto il mondo. Il panico Lehman/AIG del settembre 2008, è iniziato nel mercato dei mutui a luglio 2007. Poi s’è diffuso attraverso Bear Stearns e Fannie Mae, prima di diventare un panico in piena regola.

Il prossimo panico globale potrebbe essere già iniziato, ma potremmo non vederlo nella sua interezza per un anno o più.

A volte le calamità naturali e quelle nei mercati dei capitali interagiscono direttamente: un sistema complesso che si schianta in un altro. L’esempio è il disastro di Fukushima in Giappone a marzo 2011.

Il tutto ha avuto inizio con un terremoto sottomarino che poi s’è trasformato in uno tsunami. Lo tsunami ha poi danneggiato un reattore nucleare. La fusione del reattore ha causato un crash della borsa di Tokyo e un aumento del valore dello yen. Il picco dello yen ha poi spronato un intervento dei paesi del G-7 sul mercato delle valute per indebolire lo yen, nel tentativo di alleviare le sofferenze dell’economia giapponese.

Il terremoto, lo tsunami, il reattore nucleare, il mercato azionario e il mercato dei cambi, sono tutti esempi di sistemi dinamici complessi. Due sono naturali (terremoti e tsunami) e tre sono artificiali (reattore, mercato azionario e mercato dei cambi), eppure tutti si sono schiantati come se avessero fatto parte di una sola fila di domino.

Questo dimostra la potenza della complessità e la sua capacità di scioccare e sorprendere gli investitori.

Qualcosa di simile è accaduto a seguito dei recenti terremoti giapponesi. Avevamo già allertato i lettori circa gli “Accordi di Shanghai”, un piano segreto concordato il 26 febbraio scorso tra i banchieri centrali durante la riunione del G-20 a Shanghai, in Cina. Uno dei principali obiettivi degli Accordi di Shanghai è uno yen forte.