Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Palamara. Cinguettava anche il pio Zingaretti. Registrazioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-01.

Zingaretti 013

Ma chi lo avrebbe mai detto?? Chi mai avrebbe potuto immaginarselo??

«Siamo alle infamie», commenta uno dei collaboratori di Zingaretti leggendo le frasi dell’ex sottosegretario Umberto Del Basso De Caro.

«Zingaretti?! … Al massimo poteva fare il segretario del circolo di Pietralata.»

«Il caso Palamara non si sgonfia, anzi ogni giorno diventa sempre più intricato»

«L’ex boss di Unicost espulso dall’Anm e a processo a Perugia ha iniziato a fare i nomi, come successo nelle recenti interviste, e la questione potrebbe allargarsi – si legge sul Giornale – fino ai vertici del Pd. Umberto Del Basso De Caro, ex socialista approdato da tempo nel Partito Democratico»

«La Casellati …. ha chiesto che escano tutte le registrazioni di Palamara»

«Da quanto ne so ci sono pure quelle con Zingaretti. Perché? Chiedere a Ielo e Pignatone»

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Si preferisce non commentare elementi di tal fatta.

Sarebbe tuttavia contro il buon senso che Mr Palamara decidesse da solo a nome del partito democratico, i vertici del quale non potevano non sapere.

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Caso Palamara: il Pd trema, spuntano anche le chat segrete con Zingaretti

Il Dem Del Basso De Caro: “La Casellati ha chiesto che escano tutte le registrazioni. Da quanto ne so ci sono pure quelle con Zingaretti”.

Il caso Palamara non si sgonfia, anzi ogni giorno diventa sempre più intricato. L’ex boss di Unicost espulso dall’Anm e a processo a Perugia ha iniziato a fare i nomi, come successo nelle recenti interviste, e la questione potrebbe allargarsi – si legge sul Giornale – fino ai vertici del Pd. Umberto Del Basso De Caro, ex socialista approdato da tempo nel Partito Democratico. Lui, seduto sulla panchina, è l’immagine dell’afflizione del Pd. «Zingaretti?!…» esplode: «Al massimo poteva fare il segretario del circolo di Pietralata. Gori ha sbagliato solo i tempi non il merito del suo j’accuse. A settembre, se gli andrà bene, il Pd governerà solo quattro regioni. La Campania di De Luca, che però, non è del Pd, ma è uno Stato autonomo e autoritario, che diventerà “teocratico“. La Toscana di Giani, che non c’entra nulla con Zingaretti, visto che ha origini socialiste. L’Emilia di Bonaccini, che è però l’antagonista di Zingaretti nel partito. E, infine, proprio il Lazio di Zingaretti. Ma non so quanto durerà? La Casellati – dice Del Basso al Giornale – ha chiesto che escano tutte le registrazioni di Palamara. Da quanto ne so ci sono pure quelle con Zingaretti. Perché? Chiedere a Ielo e Pignatone”. ”Siamo alle infamie”, commenta uno dei collaboratori di Zingaretti leggendo le frasi dell’ex sottosegretario Umberto Del Basso De Caro.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Palamara. Chiesto il processo disciplinare. Nomi e cognomi.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-26.

Champagne__

Ci si è dovuti occupare già da tempo di quel venerabile uomo che è il giudice Luca Palamara.

Palamara ed amante. ‘Da Ibiza a Favignana, abbiamo vissuto sette anni nel lusso’

Palamara santo subito. Sarebbe più candido di san Luigi Gonzaga.

«I processi pilotati.

Durante la perquisizione a casa di Palamara è stato trovato un elenco di fascicoli già inviati in tribunale o in corte d’Appello con alcune annotazioni a mano. Per il primo si parla della sostituzione di una giudice; su un altro è scritto: «Questa è fondamentale che la rigetti»; su un terzo: «Questa è l’ultima che ti ho dato». E adesso sarà la Guardia di Finanza a dover verificare se gli interventi siano effettivamente andati a buon fine»

Csm, Palamara e sodali. È solo la punta dell’iceberg.

ANM. Ancora Intercettazioni. Vertici dimissionari.

CSM. Gran bell’ambientino! Il caso Palmara.

Bufera sulle Procure. Favori a Palamara, anche Centofanti indagato

Ex Ilva. Chi governa è la magistratura. I politici son meno che pezze da piedi.

Ex Ilva. Chi governa è la magistratura. I politici son meno che pezze da piedi.

CSM. Elezioni. D’Amato vince su Di Matteo.

Csm. Magistrati. Stipendio medio 142,554 euro l’anno.

Giudice Riccardo Fuzio se ne va. Primo di una lunga lista.

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Mah! Chissà come si potrebbe definire quella simpatica riunione tenuta all’Hotel Champagne, dove nove magistrati amici si sono riuniti anche a nome dei loro relativi amici per decidere le sorti dell’Italia. Già. Chi governa le procure ed i tribunali processa chi vuole e condanna chi vuole. La giustizia è usata come arma impropria.

Sembrerebbero essere parole dure?

«La potenza dei magistrati? Leggete di questo caso.

– Nel 1991 sulla base delle dichiarazioni del pentito Rosario Spatola, il sostituto procuratore di Trapani Francesco Taurisano aprì un procedimento contro Mannino per rapporti con la mafia.

– Nel 2001 Mannino è assolto in primo grado perché il fatto non sussiste.

– L’assoluzione viene impugnata dal pubblico ministero e la corte d’appello di Palermo, nel maggio 2003, lo riconosce colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa fino al 1994, e condanna Mannino a 5 anni e 4 mesi di reclusione.

– Nel 2005 la corte di cassazione annulla la sentenza di condanna riscontrando un difetto di motivazione, rinviando ad altra sezione della corte d’appello.

– Il 22 ottobre 2008, riprendendo la sentenza di primo grado, i giudici della seconda sezione della corte d’appello di Palermo assolvono Mannino perché il fatto non sussiste.

– La procura generale di Palermo in seguito impugna l’assoluzione, facendo ricorso in Cassazione.

– Il 14 gennaio 2010, la corte di cassazione assolve definitivamente l’ex ministro democristiano.

– Il 24 luglio 2012 la Procura di Palermo, con il Pm Antonio Ingroia ha chiesto il rinvio a giudizio di Mannino e altri 11 indagati. In tale inchiesta Mannino è accusato di violenza o minaccia verso un corpo politico dello Stato.

– Il 4 novembre 2015 il giudice dell’udienza preliminare di Palermo, Marina Petruzzella assolve Mannino dall’accusa a lui contestata per “non aver commesso il fatto”

– Sentenza di assoluzione confermata, in appello, il 22 luglio 2019.»

Orbene: la magistratura ha incapsulato per ben trenta anni Mannino, reo di aver cercato di contrastare politicamente gli allora egemoni.

Adesso dovrebbe essere più chiara la importanza della riunione tenuta all’Hotel Champagne.

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«L’ira dell’Anm: da lui soltanto falsità»

«È finito sotto i riflettori ma non è credibile che il problema sia solo lui»

«E ora su Luca Palamara, espulso sabato dall’Anm che aveva guidato e passato all’attacco dei colleghi, piovono minacce di querele»

«Palamara, ex consigliere del Csm, captato da un trojan (nell’ambito di un’indagine della procura di Perugia che non è ancora arrivata all’udienza preliminare) venne sorpreso all’Hotel Champagne mentre trattava con i renziani Luca Lotti e Cosimo Ferri, e altri colleghi consiglieri, nomine di incarichi direttivi di uffici importanti come la procura di Roma»

«comincia a fare i nomi»

«A partire da Eugenio Albamonte, suo successore all’Anm»

«Il primo a minacciare querele per le allusioni di Palamara relative a cene con l’ex presidente dem in commissione giustizia, Donatella Ferranti («in cui dubito si parlasse di calcio»). Pronto a ricorrere agli avvocati anche il segretario Anm, Giuliano Caputo, secondo Palamara inserito nel sistema di correnti che decideva le nomine»

*

«Il pg Salvi: «Il caso Palamara ha segnato un punto di non ritorno. Agiremo con massima trasparenza per voltare pagina»»

«È molto grave l’accusa ipotizzata dal procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, nei confronti di Luca Palamara e altri nove magistrati collegati alla riunione sulle nomine all’Hotel Champagne»

«A finire davanti al «tribunale delle toghe» oltre a Palamara, sotto inchiesta a Perugia, già sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, I cinque ex consiglieri del Csm, dimessisi dopo lo scandalo: Antonio Lepre, Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli; l’ex pm della Dna Cesare Sirignano; l’ex pm di Roma Stefano Rocco Fava; due magistrati segretari del Csm (per uno di questi la richiesta di giudizio disciplinare è già stata avanzata in precedenza)»

«Ma sono molti altri i magistrati le cui affermazioni nelle chat di Palamara passeranno al vaglio del pool della procura generale, coordinato dal procuratore aggiunto Luigi Salvato e dall’avvocato generale Piero Gaeta»

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Intanto, a due anni dai fatti, l’indagine della procura di Perugia non è ancora arrivata all’udienza preliminare.

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Caso Palamara, chiesto processo disciplinare per l’ex presidente dell’Anm e altri nove

Coinvolti anche gli ex togati del Csm Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepri, Gianluigi Morlini, Luigi Spina e altri. Il pg Salvi: «Il caso Palamara ha segnato un punto di non ritorno. Agiremo con massima trasparenza per voltare pagina».

Interferenza nell’esercizio delle attività di organi costituzionali. È molto grave l’accusa ipotizzata dal procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, nei confronti di Luca Palamara e altri nove magistrati collegati alla riunione sulle nomine all’Hotel Champagne. Il titolare dell’azione disciplinare ha chiuso la prima fase dell’istruttoria. Ora sarà il Csm a valutare, al termine di una sorta di processo pubblico, se meritano la sanzione prevista per quell’incolpazione che può essere anche la più grave.

I nomi

A finire davanti al «tribunale delle toghe» oltre a Palamara, sotto inchiesta a Perugia, già sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, I cinque ex consiglieri del Csm, dimessisi dopo lo scandalo: Antonio Lepre, Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli; l’ex pm della Dna Cesare Sirignano; l’ex pm di Roma Stefano Rocco Fava; due magistrati segretari del Csm (per uno di questi la richiesta di giudizio disciplinare è già stata avanzata in precedenza).

Autorizzazione della Camera per Ferri

Per Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa ora in Parlamento con Italia Viva è stata chiesto alla disciplinare del Csm di avanzare alla Camera la richiesta di autorizzazione per utilizzare le conversazioni del deputato intercettate. «Per altri l’autorizzazione non è necessaria. Per Ferri sì».

«Massima trasparenza»

Ma sono molti altri i magistrati le cui affermazioni nelle chat di Palamara passeranno al vaglio del pool della procura generale, coordinato dal procuratore aggiunto Luigi Salvato e dall’avvocato generale Piero Gaeta. Ma il lavoro sarà svolto con «la massima trasparenza» ha assicurato il pg Salvi inaugurando un sistema innovativo: i criteri «chiari e trasparenti» saranno resi pubblici. «Possiamo sbagliare di sottovalutazione o sopravvalutazione ma l’obiettivo, anche a garanzia degli incolpati, è la trasparenza». Secondo Salvi il caso Palamara ha »segnato un punto di non ritorno» e ora nella magistratura tutta è forte il desiderio di «voltare pagina»

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Le accuse di Palamara non sono finite. Altri colleghi nel «sistema incarichi».

L’ira dell’Anm: da lui soltanto falsità. Ma adesso la politica va in pressing: riforme sempre più urgenti. L’ex ministra Giulia Bongiorno (Lega): «È finito sotto i riflettori ma non è credibile che il problema sia solo lui».

Zitto, come auspicava l’Associazione nazionale magistrati, non c’è stato. E ora su Luca Palamara, espulso sabato dall’Anm che aveva guidato e passato all’attacco dei colleghi, piovono minacce di querele. Ne parlano diversi magistrati coinvolti dall’ex pm nella chiamata di corresponsabilità nell’affaire delle nomine pilotate. Palamara, ex consigliere del Csm, captato da un trojan (nell’ambito di un’indagine della procura di Perugia che non è ancora arrivata all’udienza preliminare) venne sorpreso all’Hotel Champagne mentre trattava con i renziani Luca Lotti e Cosimo Ferri, e altri colleghi consiglieri, nomine di incarichi direttivi di uffici importanti come la procura di Roma. Convinto di aver «sbagliato» ma «mai da solo» comincia a fare i nomi. A partire da Eugenio Albamonte, suo successore all’Anm. Il primo a minacciare querele per le allusioni di Palamara relative a cene con l’ex presidente dem in commissione giustizia, Donatella Ferranti («in cui dubito si parlasse di calcio»). Pronto a ricorrere agli avvocati anche il segretario Anm, Giuliano Caputo, secondo Palamara inserito nel sistema di correnti che decideva le nomine.

«Non vediamo cosa ci sia di diffamatorio nelle dichiarazioni del nostro assistito. Sarà comunque un’occasione di chiarimento», obiettano i legali Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti. « Piuttosto ci si dovrebbe seriamente interrogare sul trattamento ricevuto dal dottor Palamara, privato di difesa e di come il trojan non abbia carpito nulla di rilevante». «Palamara mente», accusa una nota dell’Anm. Quel diritto di difesa gli è stato dato «di fronte ai probiviri». Non è stato sentito dal direttivo di sabato, si precisa, «perché lo statuto non lo prevede».

La prende meglio, invece, uno dei probiviri tirati in ballo: Giuseppe Amato. Secondo Palamara «nel 2016 venne nominato procuratore di Bologna secondo i meccanismi di cui tanto si parla oggi. Fermo restando il suo indiscusso valore». «Non ce l’ho con lui, né con nessuno. Ma sono stato proposto all’unanimità, e votato all’unanimità: questo è il fatto che meglio dimostra come non ci fosse accordo di alcun tipo». In controtendenza, Amato contesta «chi vede solo lottizzazione nel Csm. Al contrario — dice — i parametri sono ben scadenzati e vedono il coinvolgimento di tutti, compreso il ministro della Giustizia che deve dare il suo concerto».

Ma le «rivelazioni» di Palamara non sono finite. E rendono più urgente, per la politica, accelerare sulle riforme. «Nei prossimi giorni credo si debba riflettere su una seria riforma del disciplinare dei magistrati, sottraendolo al Csm ed istituendo un’apposita corte che si occupi di tutte le magistrature. Credo sia utile lavorare a una legge costituzionale che vada in questa direzione coinvolgendo tutte le forze parlamentari», scrive su Facebook l’ex ministro della Giustizia, e ora vicesegretario pd, Andrea Orlando.

Il centrodestra attacca. «L’espulsione di Palamara dall’Anm è un buon segnale,ma non basta» dice Giorgia Meloni (FdI), chiedendo le dimissioni immediate di tutti i magistrati coinvolti nello scandalo e un sorteggio per le nomine al Csm. Giulia Bongiorno (Lega) difende l’ex consigliere Csm: «È corretto quello che dice: i riflettori sono accesi su di lui ma è poco credibile che il problema riguardi solo Palamara». E Fabrizio Cicchitto (ReL) chiosa: «Adesso manca solo far passare Palamara per matto. La verità è che il trojan è stato messo per boicottare la scelta di Viola a procuratore di Roma e non per scoprire episodi di corruzione mai esistiti di Palamara».

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

ANM. Ancora Intercettazioni. Vertici dimissionari.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-24.

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CSM. Gran bell’ambientino! Il caso Palmara.

Bufera sulle Procure. Favori a Palamara, anche Centofanti indagato

Csm, Palamara e sodali. È solo la punta dell’iceberg.

Palamara ed amante. ‘Da Ibiza a Favignana, abbiamo vissuto sette anni nel lusso’

Palamara santo subito. Sarebbe più candido di san Luigi Gonzaga.

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Un dato che sembrerebbe essere certo è che i nostri magistrati formano un ambientino che te lo raccomando.

Il caso Palamara riassume e sintetizza quanto i Magistrati siano politicizzati, ed usati quale braccio operativo, con buona pace del principio di separazione dei poteri.

Il tempo passa impietoso, ed il processo a Palamara langue, sempre che poi lo si tenga.

In compenso, si assiste ad un fiorire di corvi e talpe, che con perfetti tempismi lasciano trapelare estratti del fascicolo.

«Continua a mietere vittime il trojan iniettato nel cellulare dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, rinviato a processo a Perugia dopo la tempesta che ha travolto il Csm per il risiko delle nomine nelle procure decise in camere d’albergo con cotè politico. Ad andare in frantumi è l’attuale dirigenza della magistratura associata, da poco in sella dopo lo tsunami giudiziario»

«Il presidente Luca Poniz di Area, la corrente progressista delle toghe che era uscita ‘bene’ dalla tempesta, e il segretario Giuliano Caputo di Unicost, la corrente più affondata perchè dominata dal ‘ras’ Palamara, si sono dimessi dopo la pubblicazione di intercettazioni di chat e conversazioni»

«Gli ultimi ‘scampoli’ usciti dal pozzo senza fine dei contatti del telefonino di Palamara, che il pm di Roma ora sospeso da funzioni e stipendio era solito conservare, lo immortalano mentre parlando con un collega – il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma, estraneo all’inchiesta – dice che Matteo Salvini “va fermato”, proprio mentre l’ex ministro dell’Interno è sotto indagine in Sicilia per i porti chiusi ai migranti»

«Solo due giorni fa, giovedì, si era consumata l’ultima ‘vendetta’ del trojan di Palamara, culminata nella decisione del Csm di trasferire dalla Procura nazionale antimafia il pm Cesare Sirignano, intercettato mentre parla di nomine con il pm di Roma»

«Il presidente Luca Poniz di Area, la corrente progressista delle toghe che era uscita ‘bene’ dalla tempesta, e il segretario Giuliano Caputo di Unicost, la corrente più affondata perchè dominata dal ‘ras’ Palamara, si sono dimessi dopo la pubblicazione di intercettazioni di chat e conversazioni»

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Tra le tante intercettazioni, eccone un microflorilegio.

«Salvini, anche se ha ragione sui migranti va attaccato»

«Salvini indagato per i migranti? Siamo indifendibili»

«No hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo»

«C’è anche quella merda di Salvini, ma io mi sono nascosto»

Tutte queste esternazioni, fatte dai massimi esponenti della magistratura, non corroborano la visione di un apparato giudiziario indipendente ed obbiettivo. La sentenza è già stata scritta.

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Palamara: “Salvini, anche se ha ragione sui migranti va attaccato”.

L’intercettazione tra il boss di Unicost e il capo della Procura di Viterbo Auriemma (non indagato).

Il caso Palamara si tinge sempre più di giallo, stando alle intercettazione agli atti del processo che lo vede il magistrato sospeso dal Csm indagato per corruzione. Spunta una nuova conversazione Whatsapp – secondo quanto riporta La Verità – relativa ad agosto 2018, che riguarda la questione migranti e la presa di posizione di Salvini. Il capo della Procura di Viterbo Paolo Auriemma (non indagato) dice a Palamara: “Salvini indagato per i migranti? Siamo indifendibili”. Ma Palamara replica: “No hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo”.

Da altre intercettazioni con la sua famiglia – riporta La Verità – risultano continui incroci tra Palamara e il leader della Lega, ma il magistrato fa di tutto per non farsi notare: “E’ davanti a me nei controlli in aeroporto”, “E’ sul mio stesso aereo nei posti in mezzo”. Al presidente dell’Anm Francesco Minisci: “C’è anche quella merda di Salvini, ma io mi sono nascosto”, e anche con il consigliere del Csm Nicola Clivio: “Cazzo, ho Salvini davanti”.

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Intercettazioni travolgono l’Anm, i vertici si dimettono.

Dimessi presidente e segretario. Resta solo minoranza Autonomia.

Continua a mietere vittime il trojan iniettato nel cellulare dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, rinviato a processo a Perugia dopo la tempesta che ha travolto il Csm per il risiko delle nomine nelle procure decise in camere d’albergo con cotè politico. Ad andare in frantumi è l’attuale dirigenza della magistratura associata, da poco in sella dopo lo tsunami giudiziario.

Il presidente Luca Poniz di Area, la corrente progressista delle toghe che era uscita ‘bene’ dalla tempesta, e il segretario Giuliano Caputo di Unicost, la corrente più affondata perchè dominata dal ‘ras’ Palamara, si sono dimessi dopo la pubblicazione di intercettazioni di chat e conversazioni.

Gli ultimi ‘scampoli’ usciti dal pozzo senza fine dei contatti del telefonino di Palamara, che il pm di Roma ora sospeso da funzioni e stipendio era solito conservare, lo immortalano mentre parlando con un collega – il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma, estraneo all’inchiesta – dice che Matteo Salvini “va fermato”, proprio mentre l’ex ministro dell’Interno è sotto indagine in Sicilia per i porti chiusi ai migranti.

Dalle trascrizioni, pubblicate da giorni su alcuni quotidiani, emergono anche contatti molto stretti, tra Palamara, l’ex presidente dell’Anm Giovanni Legnini, e alcuni giornalisti. Il contraccolpo è forte, proprio nel giorno in cui si commemorano i 28 anni della strage di Capaci, i vertici dell’Anm lasciano il mandato, dopo una riunione fiume di otto ore nella sede del ‘parlamentino’ delle toghe, in Cassazione, all’ultimo piano del ‘Palazzaccio’. Nella Giunta dell’Anm adesso rimane solo la corrente di Autonomia e Indipendenza, guidata da Piercamillo Davigo.

Oggi i gruppi faranno valutazioni per capire come proseguire e vedere se c’è una nuova maggioranza o equilibri tali per cui una nuova compagine possa traghettare l’Anm fino alle elezioni previste per fine ottobre. Il consiglio del Comitato direttivo centrale dell’Anm è stato convocato per domani, lunedì, alle 19.

Solo due giorni fa, giovedì, si era consumata l’ultima ‘vendetta’ del trojan di Palamara, culminata nella decisione del Csm di trasferire dalla Procura nazionale antimafia il pm Cesare Sirignano, intercettato mentre parla di nomine con il pm di Roma.

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Anm, Giunta a rischio scioglimento per le dimissioni dei vertici dopo intercettazioni.

Passo indietro, dopo la pubblicazione di intercettazioni di chat e conversazioni e una riunione durata circa 9 ore, dei rappresentanti di Area e Unicost, il presidente Luca Poniz e il segretario Giuliano Caputo. La vicenda è legata all’inchiesta che ha travolto l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara.

La Giunta dell’Associazione nazionale magistrati rischia lo scioglimento. Dopo la pubblicazione delle ultime intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta che ha travolto l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, si sono dimessi i rappresentanti in Giunta di Area e Unicost, il presidente Luca Poniz e il segretario Giuliano Caputo. Una decisione arrivata dopo una riunione durata circa nove ore. All’interno della Giunta rimane solo la corrente di Autonomia e Indipendenza. Oggi i gruppi valuteranno come muoversi. Domani, invece, è in programma il consiglio del Comitato direttivo centrale (I LEGALI DI PALAMARA: CADUTE LE ACCUSE PIÙ GRAVI).

Le dimissioni dopo la pubblicazione di intercettazioni

Tutto è partito con il trojan iniettato nel cellulare dell’ex presidente dell’Anm Palamara, rinviato a processo a Perugia dopo la tempesta che ha travolto il Csm per il risiko delle nomine nelle Procure decise in camere d’albergo. Ad andare in frantumi è l’attuale dirigenza della magistratura associata, da poco in carica dopo lo tsunami giudiziario. A dimettersi sono stati il presidente Luca Poniz di Area, la corrente progressista delle toghe che era uscita “bene” dalla tempesta, e il segretario Giuliano Caputo di Unicost, la corrente più affondata perché dominata dal “ras” Palamara. Entrambi hanno fatto un passo indietro dopo la pubblicazione di intercettazioni di chat e conversazioni.

I prossimi passi.

I vertici dell’Anm hanno lasciato il mandato dopo una riunione fiume di nove ore nella sede del “parlamentino” delle toghe, in Cassazione, all’ultimo piano del Palazzaccio. Nella Giunta dell’Anm adesso rimane solo la corrente di Autonomia e Indipendenza, guidata da Piercamillo Davigo. Oggi i gruppi faranno valutazioni per capire come proseguire e vedere se c’è una nuova maggioranza o equilibri tali per cui una nuova compagine possa traghettare l’Anm fino alle elezioni previste per fine ottobre. Il consiglio del Comitato direttivo centrale dell’Anm è stato convocato per lunedì alle 19.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Magistrati e mafia. Arrestato giudice a Napoli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-03.

BACIAMANO-BOSS624

«E’ il gip di Ischia Alberto Capuano il giudice finito in carcere nell’ambito di un’indagine anti corruzione della procura di Roma in cui sarebbero emersi dei collegamenti con la camorra»

«Il magistrato, 60 anni, è in servizio presso la sede distaccata sull’isola del tribunale di Napoli ed è stato arrestato assieme al consigliere circoscrizionale della X municipalità di Bagnoli (Napoli), Antonio di Dio, all’imprenditore Valentino Cassini e al pregiudicato Giuseppe Liccardo, ritenuto da investigatori ed inquirenti vicino al clan Mallardo di Giugliano»

«Gli indagati devono rispondere a vario titolo, per corruzione nell’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione e favoreggiamento personale»

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«L’Associazione nazionale magistrati (Anm) propone al Comitato Direttivo Centrale “il deferimento di Fuzio al collegio dei probiviri dell’Anm”.»

«”Le dettagliate notizie di stampa pubblicate ieri, riguardanti il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, fanno emergere un nuovo, sconcertante episodio nel quadro già molto grave emerso dagli atti dell’indagine della Procura della Repubblica di Perugia”»

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È difficile trovare parole sufficientemente disdicevoli per dipingere quanto stia emergendo dalle indagini sulla magistratura.

Che un gip sia colluso con la mafia e che persino il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione sia accusato di corruzione sono fatti di inusitata gravità.

A nostro sommesso parere, l’autoreferenzialità della magistratura italiana è un meccanismo che deve essere riformato.

Un esempio potrebbe essere la Giustizia tedesca.

«tutti i giudici ordinari vengono nominati dai singoli ministeri o dal Gabinetto di Stato senza partecipazione alcuna di “membri togati”, ossia da collegi elettivi composti da giudici.»

«ogni giudice in merito alla carriera giudiziaria è totalmente dipendente dalla volontà ministeriale.»

Una cosa è la politica che interferisca con le sentenze, ed un totalmente differente i criteri con i quali i giudici sono nominati.

Negli Stati Uniti la maggior parte dei giudici è eletta direttamente dal popolo sovrano. I giudici della corte Suprema sono nominati dl presidente, ma devono ricevere il placet del sento.

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La politica dovrebbe riappropriarsi della giustizia.


Ansa. 2019-07-03. Arrestato giudice tribunale di Napoli

Un giudice del tribunale di Napoli e altre 4 persone sono stati arrestati dalla Polizia nell’ambito di un’indagine coordinata dalla procura di Roma dalla quale emergono contatti tra gli indagati e appartenenti alla camorra.
I 5 sono indagati, a vario titolo, per corruzione nell’esercizio della funzione,corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione e favoreggiamento personale. Gli agenti della squadra mobile di Roma stanno eseguendo anche una serie di perquisizioni a carico degli indagati.

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Rai News. 2019-07-03. Contatti con la camorra, arrestato un giudice di Napoli. In manette anche altre 4 persone

I 5 sono indagati, a vario titolo, per corruzione nell’esercizio della funzione,corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione e favoreggiamento personale.

E’ il gip di Ischia Alberto Capuano il giudice finito in carcere nell’ambito di un’indagine anti corruzione della procura di Roma in cui sarebbero emersi dei collegamenti con la camorra. Il magistrato, 60 anni, è in servizio presso la sede distaccata sull’isola del tribunale di Napoli ed è stato arrestato assieme al consigliere circoscrizionale della X municipalità di Bagnoli (Napoli), Antonio di Dio, all’imprenditore Valentino Cassini e al pregiudicato Giuseppe Liccardo, ritenuto da investigatori ed inquirenti vicino al clan Mallardo di Giugliano. Gli arresti domiciliari sono invece stati disposti nei confronti di Elio Bonaiuto, avvocato del foro di Napoli Gli indagati devono rispondere a vario titolo, per corruzione nell’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione e favoreggiamento personale. Gli agenti della squadra mobile di Roma stanno eseguendo anche una serie di perquisizioni a carico degli indagati.

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Rai News. 2019-07-03. L’ANM propone deferimento a probiviri del PG Riccardo Fuzio: “Ci si attende gesto di responsabilità”

“Le dettagliate notizie di stampa pubblicate ieri, riguardanti il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, fanno emergere un nuovo, sconcertante episodio nel quadro già molto grave emerso dagli atti dell’indagine della Procura della Repubblica di Perugia”, sottolinea la giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

L’Associazione nazionale magistrati (Anm) propone al Comitato Direttivo Centrale “il deferimento di Fuzio al collegio dei probiviri dell’Anm”. Lo rende noto la stessa Anm all’indomani del caso relativo a Riccardo Fuzio, procuratore generale della Cassazione. “Le dettagliate notizie di stampa pubblicate ieri, riguardanti il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, fanno emergere un nuovo, sconcertante episodio nel quadro già molto grave emerso dagli atti dell’indagine della Procura della Repubblica di Perugia”, sottolinea la giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati. Per l’Anm si tratta di condotte “ancora più gravi in quanto riferite al titolare di un Ufficio che ha, tra le proprie prerogative, anche l’esercizio del potere disciplinare, ed è membro di diritto del Consiglio superiore della magistratura”. “Ci si attende gesto di responsabilità” La magistratura, le istituzioni repubblicane e i cittadini “si attendono oggi un gesto di responsabilità, capace di separare la vicenda personale, ed il corso delle indagini, dalle istituzioni, onde preservarle da ulteriori effetti devastanti rispetto a quelli che già si sono prodotti”. L’Associazione nazionale magistrati auspica che, in tempi rapidi, “sia fatta integrale chiarezza su tutte le vicende emerse dall’indagine di Perugia, e chiede con forza a Fuzio un gesto di responsabilità, auspicando che intervenga tempestivamente, a prescindere dal corso delle indagini e dalle iniziative ad esse conseguenti”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Anm. Magistratura Indipendente. Solo belle parole.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-12.

Animali. Bocca aperta. Civetta. 001

«Area, Unicost e Autonomia e Indipendenza hanno chiesto la «convocazione urgente» di una riunione con all’ordine del giorno il rinnovo della giunta guidata da Pasquale Grasso»

«La ragione è il documento approvato sabato dalla corrente del presidente dell’Anm, Magistratura Indipendente, che ha invitato i consiglieri autosospesi per lo scandalo nomine a rientrare al Csm»

«Una presa di posizione in aperto contrasto con il documento approvato da tutta l’Anm qualche giorno fa che invece aveva chiesto le dimissioni dei consiglieri»

«Pur senza espliciti riferimenti alle dimissioni, Ermini ha ribadito l’invito a prendere una decisione rapida, facendo appello alla «massima responsabilità istituzionale»

«impegno ad evitare, in futuro, ogni contatto con qualunque esponente politico estraneo al Csm, ancorché magistrato»

«Il ruolo di eminenza grigia è stato “certificato” dagli eventi degli ultimi giorni»

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Magistratura Indipendente ha scritto nel proprio statuto:

«Il suo impegno si fonda sulla tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, nel loro significato costituzionale, afferma l’unità e l’apoliticità dell’Ordine giudiziario e persegue la tutela della dignità morale e materiale della magistratura».

Sarebbe davvero molto opportuno che gli iscritti si rileggessero lo statuto.


Corriere. 2019-06-09. Bufera tra le procure: si apre la crisi nell’Anm

All’Anm si apre la crisi. Area, Unicost e Autonomia e Indipendenza hanno chiesto la «convocazione urgente» di una riunione con all’ordine del giorno il rinnovo della giunta guidata da Pasquale Grasso. La ragione è il documento approvato sabato dalla corrente del presidente dell’Anm, Magistratura Indipendente, che ha invitato i consiglieri autosospesi per lo scandalo nomine a rientrare al Csm. Una presa di posizione in aperto contrasto con il documento approvato da tutta l’Anm qualche giorno fa che invece aveva chiesto le dimissioni dei consiglieri.

Il braccio di ferro che qualcuno temeva dunque si è aperto ufficialmente. I quattro componenti del Consiglio superiore della magistratura autosospesi perché coinvolti nelle riunioni con altri magistrati e dei deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti sui futuri assetti delle Procure, non hanno dato le dimissioni. Anzi, per tre di loro appartenenti alla corrente moderata Magistratura indipendente — Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre — è arrivato l’invito del gruppo a tornare al lavoro. Sfidando chi ha chiesto e continua a chiedere il passo indietro che libererebbe l’organo di autogoverno dei giudici da un’ipoteca che rischia di continuare a comprometterne l’immagine.

Da domani si apre dunque una settimana in cui continuerà a tenere banco il destino del Csm, con progetti di riforma che dopo i partiti al governo ieri ha auspicato anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti, il quale sulla posizione di Lotti ha spiegato: «Mi ha assicurato di non aver commesso alcuna illegalità, aspettiamo che esca la verità». Sulle modifiche alla composizione e al sistema elettorale dell’organo di autogoverno non ci sono ancora proposte chiare né condivise, ma questo appartiene al futuro. Il presente è un Consiglio che pur in grado di continuare a lavorare regolarmente, si ritrova comunque azzoppato. I componenti autosospesi sono stati già sostituti negli importanti incarichi che ricoprivano nelle commissioni consiliari, e spostati in altre di rilevanza molto minore.

Ieri mattina i quattro (oltre al terzetto di Mi c’è Gianluigi Morlini, della corrente centrista di Unicost che pretende le dimissioni; ma la decisione spetta al consigliere, non al gruppo) sono stati ricevuti dal vicepresidente David Ermini, che continua a muoversi in stretto raccordo con il capo dello Stato. S’è trattato di un colloquio franco, senza toni aspri, in cui s’è parlato anche del rispetto delle garanzie; che può significare, ad esempio, avere diritto a leggere le trascrizioni dei colloqui intercettati negli incontri contestati. Pur senza espliciti riferimenti alle dimissioni, Ermini ha ribadito l’invito a prendere una decisione rapida, facendo appello alla «massima responsabilità istituzionale». Difficile immaginare, dietro questa formula, una strada diversa dalle dimissioni.

I consiglieri hanno risposto che la loro scelta sarà resa nota a breve, ma subito dopo i tre di Mi sono andati all’assemblea generale del gruppo, dove hanno rivendicato la propria correttezza (al massimo ingenuità e inopportunità) e ribadito la volontà di non gettare la spugna. Ne è scaturito un documento che rinnova loro la fiducia e ne auspica la «pronta ripresa delle attività consiliari», mentre vengono stigmatizzati «l’impropria campagna mediatica» e i «giudizi sommari non suffragati dalla compiuta conoscenza degli atti».

L’unico richiamo traspare dal proclamato «impegno ad evitare, in futuro, ogni contatto con qualunque esponente politico estraneo al Csm, ancorché magistrato». È un riferimento chiaro a Cosimo Ferri, il leader ombra della corrente, duramente criticato dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati Pasquale Grasso (che fa parte di Mi): «Il ruolo di eminenza grigia è stato “certificato” dagli eventi degli ultimi giorni». Grasso avrebbe voluto le dimissioni degli autosospesi, già sollecitate dall’Anm, e per questo s’è astenuto al momento del voto sul documento finale.