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Europa. Calendario Elettorale 2019.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

Europa 002

Europa. Risultati Elettorali 2017.

Europa. Risultati Elettorali 2018.

L’Unione Europea è governata dalla Commissione Europea, dall’europarlamento, ma, soprattutto, dal Consiglio Europeo, formato dai capi di stato o di governo dei paesi afferenti l’Unione.

Molte decisioni sono prese a maggioranza semplice, ma spesso è richiesta quella qualificata. Sulle questioni essenziali serve invece la unanimità. Esiste infine il diritto di veto.

Ma il controllo del Consiglio Europeo lo si combatte nelle elezioni politiche dei singoli stati.


Riportiamo da Edn Hub il calendario elettorale 2019.

Bruxelles – Il 2019 sarà l’anno delle elezioni europee, che si svolgeranno dal 23 al 26 maggio in tutta Europa. Ogni Stato membro dell’Ue avrà la libertà di definire in quali e per quanti giorni mantenere aperte le urne sul proprio territorio, per l’Italia la data sarà domenica 26 maggio. Un momento cruciale, quello di fine maggio, per il destino dell’Unione tutta ma anche dei partiti tradizionali, negli ultimi due anni messi in grande difficoltà, se non oscurati, dall’ascesa dei partiti populisti e sovranisti.

Molti gli appuntamenti anche alle urne nazionali nel 2019, dall’Italia – al voto per regionali ed amministrative – alla Grecia, passando per altri 9 Stati membri (Belgio, Estonia, Finlandia, Slovacchia, Lituania, Danimarca, Portogallo, Polonia e Romania).

Il calendario elettorale del 2019:

– UE – Elezioni europee dal 23 al 26 maggio. Qui i risultati delle prime proiezioni.

– ITALIA – Le elezioni amministrative si svolgeranno insieme alle elezioni europee – in programma domenica 26 maggio – come avvenne 5 anni fa.

In alcune regioni si è già votato per le regionali:

– Abruzzo (10 febbraio). Gli abruzzesi hanno premiato il centrodestra ed eletto Marco Marsilio alla presidenza della Regione: netto il risultato, affluenza però in forte calo. Marsilio ha raccolto il 48,03% dei consensi, staccando il candidato del centrosinistra allargato Giovanni Legnini che si è fermato al 31,28%. M5S terzo con il 20,20% dei voti.
Sardegna (24 febbraio). Il centrodestra ha espugnato anche la Sardegna con 47,78%, il nuovo presidente della Regione è Christian Solinas. Staccato al secondo posto il centrosinistra, guidato da Massimo Zedda, con il 32,92% dei voti. Il Movimento Cinquestelle si è fermato all’11,20%.

Basilicata (24 marzo). Il candidato governatore della Basilicata per il centrodestra Vito Bardi ha vinto con il 42,20%. Secondo Carlo Trerotola del centrosinistra al 33,11%, terzo Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,32%
Le prossime regioni al voto saranno il Piemonte (26 maggio, insieme alle europee) ed Emilia-Romagna e Calabria in autunno.

– BELGIO – Il partito fiammingo di destra N-VA è dato dai sondaggi in vantaggio rispetto al Partito Socialista. Le elezioni si terranno il 26 maggio con le europee. A seguito della spaccatura nel governo sul Global Compact per i migranti, lo scorso 18 dicembre il premier Charles Michel ha rassegnato le sue dimissioni al re. Il re lo ha incaricato di rimanere in carica per gli affari correnti fino alle elezioni del 2019. Michel era diventato primo ministro nell’ottobre del 2014 e guida una coalizione di centrodestra composta da quattro partiti.

– ESTONIA – Il 3 marzo l’Estonia ha virato a destra con la vittoria della destra liberale e un boom dei sovranisti. Il partito riformista di opposizione, guidato dall’ex europarlamentare Kaja Kallas, ha ottenuto il 28,8% dei consensi battendo il Partito centrista del premier uscente Juri Ratas che si è dovuto accontentare di un secondo posto con il 23,1% dei consensi. Ma la vera novità è rappresentata dalla formazione euroscettica Ekre che si è piazzata terza con il 17,8%,raddoppiando i consensi rispetto alle elezioni del 2015, come prevedevano i sondaggi. Dopo difficili negoziati, il Parlamento estone ha respinto la nomina a premier di Kallas, affidando all’ex primo ministro Juri Ratas l’incarico per la formazione di un governo. La nuova coalizione è composta dal Partito di Centro di Ratas (25 seggi), i conservatori di Isamaa (12) e, a sorpresa, EKRE (19 seggi), per un totale 56 seggi su 101. .

– SLOVACCHIA – Il 30 marzo, Zuzana Čaputová ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del paese. Ha ottenuto il 58%, contro il 42% del suo avversario, Maroš Šefčovič, del partito di centrosinistra Direzione – Socialdemocrazia (Smer) e  commissario Ue per l’unione energetica dal 2014. Čaputová, avvocata ambientalista e attivista, fa parte del piccolo partito europeista Progressive Slovakia. Al primo turno, aveva ottenuto il 40,5% dei voti contro il 18,7% di Šefčovič. Nel 2018 la Slovacchia ha attraversato una crisi politica scatenata dall’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata, che ha portato alle dimissioni del primo ministro Robert Fico (Smer-SD). In seguito, l’ex presidente Kiska ha designato primo ministro ad interim Peter Pellegrini, anch’egli socialdemocratico. Le prossime elezioni parlamentari slovacche si terranno nel 2020.

– FINLANDIA – Il 14 aprile sono stati i cittadini finlandesi a recarsi alle urne per rinnovare il parlamento. La sinistra ha vinto di un soffio le elezioni politiche – e potrebbe tornare a guidare il governo dopo 20 anni – con un vantaggio risicato sui populisti dei Veri Finlandesi che hanno mancato un clamoroso trionfo per una frazione di punto. Il Partito socialdemocratico (Sdp), guidato di Antti Rinne, ha ottenuto il 17,7% rispetto al 17,5% dei ‘Veri Finlandesi’, alleati di Matteo Salvini. La partita per guidare il Paese è ora nelle mani dei socialdemocratici dell’ex sindacalista Rinne: la maggioranza dei finlandesi sembra aver puntato sulla lotta al cambiamento climatico e sulla difesa del generoso modello di welfare invidiato in tutto il mondo, ma indebolito da anni di austerità sotto il governo di centrodestra dell’ex premier Juha Sipila. Sipila si era dimesso il mese scorso proprio dopo la bocciatura della sua riforma sanitaria, che voleva ridurre sensibilmente i costi per la salute. E anche le urne hanno confermato che le sue ricette non sono state apprezzate: il suo partito di centro si è piazzato quarto, dietro anche ai conservatori.

– SPAGNA – Il premier spagnolo socialista, Pedro Sanchez, ha annunciato che le elezioni generali anticipate si terranno il 28 aprile. A febbraio il Parlamento iberico aveva bocciato il progetto di finanziaria di Sanchez, con i voti dei partiti di centro destra Pp e Ciudadanos e degli indipendentisti catalani. Per questo il premier ha ritenuto opportuno convocare elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi, i socialisti sarebbero in vantaggio con circa il 31% dei voti, seguiti dai popolari con il 20%, Ciudadanos al 14,4% e Podemos all’11,4%. La formazione di estrema destra Vox è data all’11,2 per cento. Se le percentuali fossero queste, il partito di Pedr Sanchez non otterrebbe la maggioranza assoluta di 176 seggi necessari per governare da solo, quindi un governo di coalizione sarebbe altamente probabile.

– LITUANIA – Il 12 maggio i lituani andranno alle urne per eleggere il successore di Dalia Grybauskaitė, prima donna presidente della Lituania, in carica dal 2009 come indipendente (sostenuta dai conservatori) e giunta ora al termine del suo secondo mandato. In corsa per la successione anche il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis (Socialisti). I sondaggi danno in testa l’economista indipendente Gitanas Nausėda (i cui consensi si aggirano intorno al 25%).

– DANIMARCA – I 179 seggi del Parlamento danese – Folketing – sono in attesa di essere rinnovati. La data delle elezioni non è ancora nota ma dovranno svolgersi entro giugno. Nelle elezioni del 2015, il partito liberale Venstre formò un governo di minoranza di stampo conservatore, guidato dal premier Lars Løkke Rasmussen.

– GRECIA: domenica 20 ottobre i greci saranno chiamati alle urne per rinnovare Voulí ton Ellínon, il parlamento ellenico. Saranno le prime elezioni politiche per il Paese dopo l’addio della Troika e l’uscita dal tunnel della crisi economica. Il premier in carica Alexis Tsipras, leader di Syriza (Sinistra Radicale),  è però dato indietro nei sondaggi (al 26%) rispetto al centro-destra del partito Nea Dimokratia, guidato da Kyriakos Mitsotakis (36%). Staccati gli altri: gli estremisti di destra della Chrysí Avgí sono dati all’8%; stessa percentuala dei socialisti di Kinima Allagis; i comunisti del Kommounistikó Kómma Elládas si attestano al 7%; mentre il partito di centro, Enosi Kentroon, riscuote solo il 2% dei consensi.

PORTOGALLO – Il centrosinistra è in vantaggio nei sondaggi delle elezioni politiche che si svolgeranno il 6 ottobre: il primo ministro socialista Antonio Costa appare nettamente in testa (i sondaggi lo danno al 39%), anche se per ottenere la maggioranza potrebbe avere ancora bisogno di stringere accordi i partiti democratici di sinistra.

POLONIA – Le prossime elezioni parlamentari si terranno non più tardi di novembre. Il partito della destra anti-europeista Diritto e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki guida ampiamente sondaggi con il 42%.

ROMANIA Presidenziali in programma a novembre o dicembre. I Socialisti sono dati come favoriti, tanto da puntare a spodestare l’attuale presidente liberale Klaus Iohannis, che ha annunciato la sua ricandidatura.

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Se Mr Di Maio ha ragione, noi gliela diamo più che volentieri.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-13.

Mela con il Coltello tra i Denti.

Le elezioni regionali servono per eleggere il presidente della regione ed i relativi consiglieri.

Tutto il resto costituisce un interessante motivo di conversazione, ma nulla di più.

Alla fine ciò che conta sono i numeri, gli eletti.

Diamo atto a Mr Di Maio di aver riportato la discussione sui risultati ottenuti in Abruzzo nella loro corretta dimensione: quella degli eletti.

«Non corrisponde al vero la narrazione di gran parte dell’informazione secondo cui, alle elezioni regionali in Abruzzo, si sarebbe classificato terzo.»

*

« Il centrodestra ha sì raccolto il 48,03%, il centrosinistra 31,28% e i pentastellati il 20,20%, ma questi ultimi – con una lista sola – hanno ottenuto 7 consiglieri (uno in più della legislatura precedente), mentre il centrosinistra solamente 6 (4 Pd, 1 Legnini Presidente, 1 Abruzzo in Comune): 5 delle 8 liste della coalizione, infatti, hanno drenato voti al candidato presidente, ma non sono riuscite ad eleggere nessun consigliere.»

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Mr Di Maio ha ragione, e ragione da vendere.

M5S ha conseguito un numero di seggi maggiore di quello di tutte le sinistre coalizzate.

Quindi, onore al merito!


Paese Reale. 2018-02-12. Abruzzo, il M5S non è davvero arrivato terzo: da solo elegge 7 consiglieri, il centrosinistra (con 8 liste) 6

Non corrisponde al vero la narrazione di gran parte dell’informazione secondo cui, alle elezioni regionali in Abruzzo, il Movimento Cinque Stelle si sarebbe classificato terzo. Il centrodestra ha sì raccolto il 48,03%, il centrosinistra 31,28% e i pentastellati il 20,20%, ma questi ultimi – con una lista sola – hanno ottenuto 7 consiglieri (uno in più della legislatura precedente), mentre il centrosinistra solamente 6 (4 Pd, 1 Legnini Presidente, 1 Abruzzo in Comune): 5 delle 8 liste della coalizione, infatti, hanno drenato voti al candidato presidente, ma non sono riuscite ad eleggere nessun consigliere.

“In Abruzzo ci saremmo aspettati di più, anche se i numeri ci dicono che non abbiamo perso“, ha commentato via Facebook il deputato M5S Francesco D’Uva. Che ha aggiunto: “Ovviamente accettiamo democraticamente il verdetto delle urne, consci del fatto che come in ogni competizione amministrativa e regionale il MoVimento 5 Stelle si ritrova a dover fronteggiare accozzaglie di coalizioni fatte da ‘portatori di voti‘ che passano da una parte all’altra, trascinando con sé migliaia di preferenze personali“.

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Abruzzo al centrodestra. Lega 27.78%, M5S 19.05%, PD 11.45%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-11.

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Con 1374 seggi scrutinati su 1633 i risultati possono essere considerati essere definitivi.

Il centrodestra ottiene il 48.70% e conquista la Regione Abruzzo con Marsilio come presidente.

2019-02-11__Abruzzo__002

Il successo ottenuto dalla Lega, 27.78%, dovrebbe essere ampio spunto di riflessione.

Se è vero che gli Elettori hanno ridotto in modo significativo il loro apporto a partito democratico e sinistra in genere, se è vero che il M5S paga le proprie incongruenze, sarebbe altrettanto vero dare atto a Mr Salvini di aver impostato una linea politica chiara, facilmente spiegabile ed altrettanto facilmente comprensibile. Per dirla tutta, al momento la Lega è l’unico partito di cui si sappia, e si possa verificare nei fatti, cosa intende fare.

Il crollo del partito democratico era scontato. A distanza di un anno dalle elezioni politiche del 4 marzo quel partito non ha ancora saputo darsi né una chiara linea politica né tanto meno una segreteria degna di quel nome. Ad oggi, votare pd significherebbe votare per una formazione in fieri, con programmi indefiniti.

M5S si sta ridimensionando: adesso vale 19.06%.

Sta pagando alcuni errori strategici, invero alquanto ingenui.

È abbastanza facile raccogliere una congerie di voti di protesta, alcuni dei quali davvero arrabbiati. M5S si è presentato come il partito dei No. Ma la gente che vota si domanda cosa vogliano fare, non cosa non vogliono fare.

Poi, nel suo interno albergano due anime contrastanti e conflittuali: una che deriva dalla sinistra ideologica ed una che potrebbe sembrare essere deideologizzata, ma con idee molto confuse. È un movimento destinato a scindersi, per poter ottenere un minimo di chiarezza.

Sarebbe stato opportuno essere ben più prudenti a fare promesse elettorali che poi non si sarebbe stati in grado di mantenere una volta conquistato il governo. Le risorse sono quello che sono: nulla si crea dal nulla. Questa è prerogativa divina, non umana.

*

L’Europa, e quindi anche l’Italia, sta avviandosi ad una recessione economica che potrebbe assumere aspetti davvero drammatici. Il calo della produzione industriale del 5.5% anno/anno è un severo campanello di allarme.

Si tenga presente che ciascun essere era vivo un secondo prima di morire: il fatto che oggi lo stato sia ancora in grado di pagare le pensione non è per nulla garanzia che possa continuare a farlo nel futuro.

M5S ha adesso qualche mese di tempo per formulare alla fine una sua politica europea, al momento difficilmente decifrabile: poi a maggio ci saranno le elezioni.

Se l’apertura di Mr Di Maio ai Gilets Jaunes è stata plateale, di nuovo essa rientra nella logica di fare qualcosa contro qualcosa di altro. Lo si capisce più che bene, ma alla fine M5S deve decidere dove sedere nell’europarlamento

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Abruzzo. Ultimi sondaggi elezioni del 10 febbraio.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-06.

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Domenica 10 l’Abruzzo tornerà alle urne per le elezioni regionali.

Si vorrebbe far notare un evento.

Anche in questa occasione si assiste ad un candidato, persona degnissima si intende, che per lunghi anni aveva militato come vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Se nessuno si scandalizza che un Magistrato abbia la sua propria idea politica, si resta davvero sconcertati che questi sia inserito nella alta dirigenza di un partito, in questo caso il partito democratico.

Poi il partito democratico era quello che veniva a fare la lezione della separazione dei poteri. È la magistratura che interferisce con la politica, non viceversa. 


Elezioni regionali 2019, domenica si vota in Abruzzo

Elezioni regionali Abruzzo, i candidati

Le elezioni regionali in Abruzzo sono state convocate in seguito alle dimissioni del governatore Luciano D’Alfonso che lo scorso 4 marzo è stato eletto al Senato, tra le file del Partito Democratico.

candidati presidente della Regione Abruzzo sono quattro:

– Marco Marsilio è il candidato sostenuto dalle liste di Fratelli d’Italia, Lega Salvini Abruzzo, Forza Italia, Azione Politica, Unione di Centro-DC-IDeA.

– Giovanni Legnini, sostenuto da Partito Democratico, Abruzzo in comune, Centristi per l’Europa-Solidali e Popolari per Legnini, Progressisti con Legnini-Sinistra Abruzzo-LeU, Avanti Abruzzo – Italia dei Valori, Abruzzo Insieme – Abruzzo Futuro, Legnini Presidente, +Abruzzo – Centro Democratico.

– Sara Marcozzi è invece la candidata alle elezioni regionali abruzzo 2019 sostenuta da Movimento 5 Stelle

– Stefano Flajani è invece il candidato di CasaPound Italia.

Elezioni Abruzzo, gli ultimi sondaggi

Secondo gli ultimi sondaggi politici pubblicati a fine 2018 il Centrodestra vedeva un consenso tra il 34,5 e il 40,5%. Gli elettori abruzzesi che invece avevano mostrato di avere fiducia nel Movimento 5 Stelle erano visti in leggero calo tra il 32,5 e il 38,5%. Il consenso degli elettori dell’area di Centrosinistra in Abruzzo è invece quotata nell’orbita del 20 26%.

La forbice degli indecisi come sempre potrà dettare legge: sono pari infatti al 17%, intorno al decimale gli astenuti.

Come si vede in Abruzzo si rivedono gli schieramenti delle ultime elezioni politiche; infatti se il deputato leghista Giuseppe Bellachioma il 10 agosto scorso aveva scritto che la Lega avrebbe corso sola, il partito del ministro Salvini correrà accorpato nella coalizione di centrodestra sostenendo il senatore di Fratelli d’Italia Marsilio. È infatti il partito di Giorgia Meloni a dettare legge nel centrodestra abruzzese dopo la vincente battaglia de L’Aquila nel 2017 mentre la Lega ha fatto raccolto gli ex militanti di Alleanza Nazionale e Msi. Forza Italia resta così trainata da una rappresentanza di destra più che di centrodestra.

Il centrosinistra si ritrova invece in Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura dalla lunga carriera politica alle spalle. Tuttavia lo stesso Legnini si è voluto smarcare dall’abbraccio del Pd rifuggendo dalla candidatura di bandiera e affermando più volte la natura civica della sua candidatura.

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Abruzzo. Il 10 febbraio si vota in Abruzzo. Lega secondo partito.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-30.

2019-01-30__abruzzo__001

Il dieci febbraio si terranno le elezioni regionali in Abruzzo.

Ricordiamo come in tale regione non esista la figura del ballottaggio: vince chi ottiene più voti.

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Questi a seguito sono i risultati del più recente sondaggio.

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Se nelle elezioni del 2014 il centrosinistra era riuscito a conquistare il 46.3% dei consensi era sceso al 20.3% alle politiche 2018 e si attesterebbe ora sul 28.2%.

Il M5S aveva preso il 21.4% alle regionali, il 39.9% alle politiche e varrebbe ora il 28.2%.

Il centro – destra, che alle regionali 2014 aveva conseguito il 29.3% ed il 35.6% alle politiche 2018, otterrebbe ad ora il 39.0% dei propensioni al voto.

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La lotta per la presidenza si svolge quindi tra M5S ed il centro – destra, anche se forse sarebbe meglio dire la Lega. Questa infatti passa dal 13.9% delle politiche 2018 agli attuali 21.6%.

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Si è perfettamente consci che i dati delle elezioni regionali sono difficilmente trasferibili in sede politica nazionale.

Pur tuttavia, a quanto sembrerebbe, questi dati locali ricalcherebbero quelli delle prospezioni alla propensione al voto eseguite in sede nazionale.

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«Il primo appuntamento elettorale del 2019 per la politica italiana si terrà il 10 febbraio con le regionali abruzzesi.

Secondo un sondaggio Swg commissionato da Fratelli d’Italia, il candidato della coalizione di centrodestra, Marco Marsilio, sarebbe in vantaggio sugli sfidanti e raccoglierebbe un consenso che va dal 35% al 39%. Subito dietro Sara Marcozzi, sostenuta dal Movimento 5 Stelle, che si attesterebbe tra il 30% e il 34%. Più indietro invece il candidato del centrosinistra, Giovanni Legnini, sondato tra il 28% e il 32% mentre Stefano Flajani di Casapound non ha speranze nemmeno di superare la soglia di sbarramento imposta al 4% per le liste non coalizzate.

Sondaggi elettorali Swg: Abruzzo, balzo Lega.

Swg ha rilevato anche le intenzioni di voto dei singoli partiti.

In Abruzzo, la Lega, rispetto alle Politiche del 2018, ha aumentato il suo bacino di consensi di quasi sette punti percentuali, passando dal 13,9% al 21,6%. Forza Italia ha visto un travaso di voti importante e ha dovuto passare lo scettro di primo partito del centrodestra proprio al Carroccio. Gli azzurri hanno perso 5,5% punti e ora si attestano al 9% in linea con la media nazionale. Fratelli d’Italia ha fatto un piccolo passo in avanti dal 5% al 5,3%. In nemmeno un anno, il Movimento 5 Stelle ha dilapidato il vantaggio che aveva sugli avversari. Dal 39,9% ottenuto alle Politiche è passato al 32,2% di oggi. I pentastellati rimangono sì la prima forza politica, ma alle regionali corrono da soli e, al momento, sono secondi rispetto alla coalizione di centrodestra sondata al 39% mentre il centrosinistra è subito dietro al 28,2%. Potrebbe proprio essere il Partito Democratico il vero ago della bilancia della partita. I dem sono in crescita rispetto alla rilevazione effettuata a fine novembre (+1,4% al 13,2%) e potrebbero rubare voti chiave al Movimento. In Abruzzo, infatti, non si va al ballottaggio: vince chi ottiene più voti.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Sondaggi. Centrodestra al 44.9% supera la soglia critica.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-16.

2018-10-16__Italia_Sondaggi__001

Termometro Politico ha rilasciato un interessante report sui sondaggi elettorali condotti nell’ultimo anno, in cui pubblica una meta-analisi dei dati. In parole povere anche se riduttive, riporta le medie settimanali dei risultati ottenuti dai diversi istituti che eseguono sondaggi.

Il Report è aggiornato al 13 ottobre.

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Lega 48% nel nord-est, 43% nord-ovest, 25.4% centro-sud.

Rosatellum e le conseguenze delle ultime prospezioni elettorali.

Due sono i risultati da evidenziare.

– In questo tipo di grafico usualmente interessa verificare più il trend che i valori numerici. Il centrodestra ha un andamento in lenta ma continua crescita, mentre il centrosinistra ha andamento opposto: una lenta ma continua discesa.

– Il centrodestra ha superato in modo stabile la soglia del 43% ed appare sicuramente vincente nel Nord Italia, ma tiene anche dignitosamente nel Meridione, con un 25.4% che lo piazza ben al di sopra di quanto ottenga il centrosinistra in quelle regioni.

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La soglia del 43% è quella comunemente ritenuta essere la percentuale minima al di sopra della quale la formazione politica che la ottiene consegue la maggioranza dei seggi in parlamento ed in senato.

Tenendo conto che il Rosatellum attribuisce parte dei seggi sulla base di collegi elettorali, sarà importante valutare appieno i risultati che verranno dalle elezioni in Abruzzo e nel Trentino Alto Adige e fine mese. Se, come sembrerebbe possibile, il centrodestra si affermasse almeno come formazione di maggioranza relativa, allora la copertura dei collegi sarebbe quasi completa a livello nazionale.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Regionali. Abruzzo. L’incognita del centrodestra riunito.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-26.

Abruzzo-Province-Map

Con il pd al 12.4% e Leu al 2.4% il confronto elettorale regionale non dovrebbe riservare sorprese.

«Secondo i risultati del sondaggio, tra coloro che dichiarano il voto Forza Italia avrebbe il 13,4 per cento dei consensi, in flessione di circa due punti rispetto alle politiche (alla Camera prese il 14,53 e al Senato il 15,89), la Lega il 23,6, oltre 9 punti in più rispetto al 4 marzo (13,87 e 14,01), Fratelli d’Italia il 4,3 (4,95 e 4,65) e Udc il 2%.»

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«Il centrodestra nel suo insieme è al 43,3 per cento, il Movimento cinque stelle al 38,6 e il centrosinistra il 18,1 per cento dei consensi»

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Ma il diavolo si cela sempre nei particolari, in questo caso nel candidato presidente.

«I vertici dei maggiori partiti del centrodestra, dopo l’annuncio che la candidatura alla presidenza della regione tocca a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, hanno ingoiato il boccone amarissimo e solo nel tardo pomeriggio di ieri hanno rilasciato dichiarazioni accuratamente studiate»

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«L’obiettivo per il centrodestra è quello di vincere in Abruzzo, a tutti i costi, e questo implica una coesione, se non vera, almeno apparente»

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«Con una candidatura a Fdi la tenuta della coalizione è stata messa già a dura prova perchè una vittoria appare essere oggettivamente più difficile da raggiungere, se non altro perchè non vengono in mente personalità forti e trascinanti da quel partito»

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«Il vertice romano Berlusconi, Salvini, Meloni potrebbe trasformarsi in un vortice in grado di risucchiare equilibri e stabilità»

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Intanto esiste anche il M5S, che in un altro sondaggio era piazzato bene.

«Fra le preferenze di partito Movimento5Stelle, con Sara Marcozzi candidata sarebbe vincente con il 38% dei voti»

Poi resta il problema che i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni sembrerebbero non avere in Abruzzo una personalità di spicco da poter indicare come candidato presidente.

Saranno elezioni tutte da seguire.


Elezioni regionali: ecco il sondaggio di Forza Italia, Lega al 23% e azzurri al 13.

«L’AQUILA – Una partita tra centrodestra e Movimento cinque stelle, con la prima in vantaggio sul secondo, e la Lega che quasi doppia Forza Italia: è il risultato del sondaggio sulle intenzioni di voto commissionato dagli azzurri alla società specializzata Tecné, che si è chiuso ieri dopo aver interpellato un campione di elettori abruzzesi in vista delle regionali del 10 febbraio prossimo.

Sondaggio che serviva anche a testare il gradimento dei possibili candidati forzisti alla presidenza, di cui AbruzzoWeb è entrato in possesso, che si è rivelato superfluo per l’individuazione dell’aspirante governatore dopo che il tavolo nazionale della coalizione, giovedì sera a Roma, ha inaspettatamente stabilito che nella ripartizione nazionale, in Abruzzo ad esprimere il candidato presidente dovesse essere Fratelli d’Italia.

Una decisione che ha creato irritazione e dissenso, malumori che sembrano tuttavia già rientrati, da parte degli alleati di Forza Italia e Lega.

Resta il dato politico sugli equilibri dei tre partiti che compongono il centrodestra, che cristallizza una predominanza leghista anche in regione, che appena sei mesi fa alle politiche, in controtendenza nazionale, aveva invece tributato un maggior consenso a Forza Italia, e consolida le percentuali del partito di Giorgia Meloni, che ha così un motivo in più per gongolare.

Secondo i risultati del sondaggio, tra coloro che dichiarano il voto Forza Italia avrebbe il 13,4 per cento dei consensi, in flessione di circa due punti rispetto alle politiche (alla Camera prese il 14,53 e al Senato il 15,89), la Lega il 23,6, oltre 9 punti in più rispetto al 4 marzo (13,87 e 14,01), Fratelli d’Italia il 4,3 (4,95 e 4,65) e Udc il 2%.

Il centrodestra nel suo insieme è al 43,3 per cento, il Movimento cinque stelle al 38,6 e il centrosinistra il 18,1 per cento dei consensi.

Lo scenario raccolto dai sondaggisti restituisce anche un’altra fotografia: sul totale degli intervistati, compresi dunque coloro che non dichiarano il voto, ben il 44,1 per cento rientra tra gli incerti o astenuti.

Proprio per il fatto che, salvo clamorosi ripensamenti, la scelta del candidato presidente spetterà a Fratelli d’Italia, gli azzurri hanno secretato i risultati relativi al gradimento dei tre sondati, i consiglieri regionali Mauro Febbo e Paolo Gatti, e il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, che si è anche dimesso per correre senza cause ostative alla poltrona più alta della Regione.

Una fase, quella dell’indicazione del candidato presidente, per gli azzurri ormai superata: dopo le prime reazioni di insofferenza, infatti, i coordinatori regionali sia di Forza Italia, il senatore Nazario Pagano, sia della Lega, il deputato Giuseppe Bellachioma, sembrano aver placato gli animi e i risultati del sondaggio, che vedono il centrodestra unito in netto vantaggio, potrebbero aiutare la coalizione a ricompattarsi.

Le attenzioni sono ora concentrate sulla rosa di nomi che ci si aspetta da Fratelli d’Italia: sul tavolo, ci sono già quelli del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, del capogruppo al Comune di Pescara Guerino Testa, del manager Michele Russo e dell’outsider Augusto La Morgia, avvocato pescarese, oltre a quelli “d’ufficio” dei due coordinatori, Giandonato Morra ed Etelwardo Sigismondi.»

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Regionali: sondaggio Tecne’, in Abruzzo pd al 12,4% e leu al 2,4%.

«L’AQUILA – Ci sono anche i partiti del centrosinistra nel sondaggio commissionato da Forza Italia alla società specializzata Tecnè, che in vista delle regionali in Abruzzo del 10 febbraio prossimo ha interpellato un campione di mille elettori.

Secondo i risultati del sondaggio, tra coloro che dichiarano il voto, il Partito democratico è al 12,4 per cento dei consensi, in flessione di circa due punti rispetto alle politiche del 4 marzo scorso, quando in Abruzzo ottenne il 14,3, e Liberi e uguali al 2,4 per cento, di appena lo 0,2 per cento in meno rispetto a sei mesi fa.

Un dato da non sottovalutare è relativo alla mancata rilevazione delle liste civiche: il loro peso non è stato sondato, né per quelle del centrodestra, né per quelle del centrosinistra.

Venendo ai partiti di centrodestra, come anticipato ieri da AbruzzoWeb, Forza Italia ha il 13,4 per cento dei consensi, in flessione di circa due punti rispetto alle politiche (alla Camera prese il 14,53 e al Senato il 15,89), la Lega il 23,6, oltre 9 punti in più rispetto al 4 marzo (13,87 e 14,01), Fratelli d’Italia il 4,3 (4,95 e 4,65) e Udc il 2%.

Il centrodestra nel suo insieme è al 43,3 per cento, il Movimento cinque stelle al 38,6 e il centrosinistra il 18,1 per cento dei consensi.

Lo scenario raccolto dai sondaggisti restituisce anche un’altra fotografia: sul totale degli intervistati, compresi dunque coloro che non dichiarano il voto, ben il 44,1 per cento rientra tra gli incerti o astenuti.»


Prima Da Noi. 2018-09-23. Elezioni Abruzzo. Centrodestra in fibrillazione: malumori repressi e attesa per nome  candidato Fdi.

Forza Italia e Lega guardano alla vittoria e ingoiano il boccone amaro di vedersi superati da Giorgia Meloni

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ABRUZZO. Leghisti e Forzisti abruzzesi non ci stanno, più che malumore e delusione quella che brucia è l’umiliazione subita. I vertici dei maggiori partiti del centrodestra, dopo l’annuncio che la candidatura alla presidenza della regione tocca a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, hanno ingoiato il boccone amarissimo e solo nel tardo pomeriggio di ieri hanno rilasciato dichiarazioni accuratamente studiate.

L’obiettivo per il centrodestra è quello di vincere in Abruzzo, a tutti i costi, e questo implica una coesione, se non vera, almeno apparente.

Con una candidatura a Fdi la tenuta della coalizione è stata messa già a dura prova perchè una vittoria appare essere oggettivamente più difficile da raggiungere, se non altro perchè non vengono in mente personalità forti e trascinanti da quel partito.

Il vertice romano Berlusconi, Salvini, Meloni potrebbe trasformarsi in un vortice in grado di risucchiare equilibri e stabilità.

Di fatto, però,  ha decretato una cosa: lo scarso valore che nello scacchiere nazionale politico ha la nostra regione se è vero che la guida delle elezioni è stata affidata ad un partito che non raggiunge il 5%.

L’Abruzzo -dicono delusi alcuni esponenti del centrodestra- è stato “sacrificato” per accontentare le ambizioni della Meloni alla quale bisognava pur concedere qualcosa.

Quel qualcosa l’ha ottenuto nonostante resistenze nella convinzione che la vittoria ci sarà comunque. Certo, si rischia di più, ma  la stabilità della coalizione dovrebbe essere preservata anche in vista del futuro prossimo al governo, appena dopo i test delle regionali.

Mai malumori per l’accordo con Salvini ci sono anche a livello nazionale. Ieri Bordate contro la lega sono venute dal presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, a testimoniare che bisogna ancora lavorare per l’unità.

IL NODO DEL NOME

Intanto già ieri ci sono stati abboccamenti ed incontri a Roma tra esponenti di Fratelli d’Italia Abruzzo e Giorgia Meloni.

I nodi da sciogliere sono due e di fondamentale importanza.

1- Il nome da proporre come candidato presidente il quale  dovrà essere forte, autorevole, conosciuto, in grado di calamitare simpatie e voti degli abruzzesi simpatizzanti del centrodestra. Ma chi? Nomi davvero forti e con queste caratteristiche non vengono in mente a meno che non si scelgano personalità di altri settori, magari da fuori regione….  Tra le ipotesi ci sarebbe anche un possibile “sub-accordo” con le liste Civiche per l’Abruzzo che propongono Fabrizio Di Stefano. Una volta scelto il nome, se questo dovesse davvero rivelarsi “debole”, i malumori sopiti oggi potrebbero esplodere domani.

2- Stilare nel dettaglio “l’accordo Abruzzese” per stabilire gli equilibri interni alla coalizione nell’eventualità della vittoria è il vero accordo che farà la differenza e deciderà la qualità della campagna elettorale e dell’ipotetico governo.

C’è addirittura chi ipotizza una Meloni in difficoltà tanto da giocarsi la carta dell’altruismo e concedere a Forza Italia o Lega di proporre un nome per evitare una strada che altrimenti sembrerebbe in salita.

Altri, invece, escludono questa possibilità  sostenendo che il partito abbia già in mente un nome preciso e per questo abbia posto il veto.

E c’è poi la carta Biondi, sindaco de L’Aquila vincitore a sorpresa al ballottaggio che dice di essere disposto a lasciare già il Comune per candidarsi a presidente della regione ma solo se il partito glielo ordina… Se dovesse accadere sarebbe la prova che anche la platea dei candidati nel partito di Meloni è davvero ristretta.

LE REAZIONI

Giuseppe Bellachioma, coordinatore regionale della Lega, e tra i possibili candidati presidente, non ha nascosto l’amarezza per la scelta nazionale ed ha voluto «mandare un segnale al mondo civico perché – ha detto – chi dovrà metterci la faccia in questo centrodestra spero sia un profilo autorevole e che questa scelta ci veda partecipi in questa condivisione. L’unica cosa che ci interessa è quella di fugare non tanto il pericolo 5 Stelle, ma far tornare in vita un Pd di cui ho ancora timore, e questo sarebbe una iattura».

Il più diplomatico è Mauro Febbo, il nome dato alla vigilia come favorito alla candidatura: «Nell’ambito di una coalizione c’è una ripartizione, se la decisione viene demandata a un tavolo nazionale ci sono delle logiche e le logiche dicono questo. Quel che mi interessa sottolineare è che il centrodestra va unito e quindi vinciamo – aggiunge Febbo – Come avevo detto, io mi ricandido al Consiglio, sono soddisfatto che il partito mi avesse indicato tra i possibili candidati alla presidenza, ma mi ricandido comunque consigliere e sono convinto del risultato. Se la decisione è ben digerita? A ottobre compio 60 anni, sono nel Movimento sociale da quando avevo 12 anni, so bene come funzionano queste cose. Si vede che la Meloni ha delle ambizioni legittime, così come sono legittime quelle degli altri, ed è stata fatta una valutazione. Ma il centrodestra unito stravince».

Stesso tenore per il coordinatore di Forza Italia, Nazario Pagano: «Ovviamente essendo Forza Italia il partito di centrodestra più radicato sul territorio é chiaro che c’è malumore tra i militanti e gli amministratori però il valore della tenuta del centrodestra unito che si è raggiunto con l’accordo di ieri ovviamente ci rende responsabili. La scelta del candidato presidente che vada a una formazione minore, una formazione che oggettivamente raccoglie un numero di consensi molto al di sotto di quelli di Forza Italia ma anche della Lega, è ovvio che un po’ ci preoccupa. Quindi adesso sarà assolutamente necessario individuare un candidato che certamente proporrà Fratelli d’Italia ma che deve essere condiviso».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Regionali. Abruzzo. Lega al 30% corre sola.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-17.

2018-08-12__Abruzzo__001

Le ultime elezioni regionali in Abruzzo si sono tenute il 25 maggio 2014. Il centrosinistra ne era uscito egemone con il 46.35% dei voti e 18 seggi.

Alle elezioni politiche del 4 marzo c.a. il centrodestra ha conseguito alla camera il 37%, M5S il 32.68% ed il centrosinistra il 22.85%. In pochi anni la situazione si è ribaltata.

Forza Italia aveva il 14.44%, Lega il 13.8%. Il partito democratico conquistava il 13.82% dei voti validi.

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Le ultime proiezioni elettorali darebbero la Lega al 30.3%, M5S al 29.7% ed il partito democratico al 17.4%.

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Si aprono molti possibili scenari numericamente possibili, anche se alla fine sarà la volontà politica a determinare gli schieramenti. Forse, i principali potrebbero essere questi.

– Lega potrebbe correre da sola, come peraltro indicherebbero molte dichiarazioni;

– Una coalizione giallo-verde, che conseguirebbe circa il 60% dei voti: possibile, ma al momento improbabile.


Today. 2018-08-10. Lega, prove di maggioritario: rompe col centrodestra, soli alle elezioni in Abruzzo

„Alle prossime elezioni regionali in Abruzzo la Lega correrà da sola. “Chi ci ama ci segua” ha scritto su Facebook Giuseppe Bellachioma, segretario regionale del partito di Salvini. La data del voto non è ancora stata stabilita.“

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Uno strappo annunciato che fa dell’Abruzzo il primo laboratorio per una Lega davvero maggioritaria: il coordinatore regionale e deputato del Carroccio Giuseppe Bellachioma rompe l’alleanza del centrodestra, e con un post su Facebook annuncia: “La decisione è presa! In Abruzzo la Lega correrà da sola. Chi ci ama ci segua”.

Bellachioma aveva anche caldeggiato l’ipotesi di un’alleanza con il Movimento 5 stelle, per riprodurre in chiave regionale il modello di governo gialloverde (o gialloblu, per dirla con il nuovo mood non più nordista del Carroccio). Solo poche ore fa il consigliere regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri auspicava ancora un accordo di centrodestra tra Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e movimenti civici.

Dopo gli ultimi successi alle elezioni regionali in Valle d’Aosta e Friuli, per il partito del vicepremier Matteo Salvini sarà la prima occasione per testare sul campo l’appeal della sua Lega senza l’appoggio degli (ex) alleati di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Gli ultimi sondaggi realizzati il 30 luglio scorso dall’istituto demoscopico Swg per La7 vedono la conferma della spinta “di governo” sul Carroccio. La Lega infatti sfonda quota 30% diventando primo partito a scapito del Movimento 5 stelle. Sotto il 20% il Partito Democratico, mentre Forza Italia non arriva neppure alla doppia cifra. 

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LEGA 30,3
MOVIMENTO 5 STELLE 29,7
PARTITO DEMOCRATICO 17,4
FORZA ITALIA 8,6
FRATELLI D’ITALIA 3,7
LIBERI E UGUALI 2,4
POTERE AL POPOLO 2,5
+EUROPA DI E. BONINO 2,1
ALTRO PARTITO 3,3
NON SI ESPRIME 32,3

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Berlusconi: “Auspico termini anomalia Lega-M5s

“Il nostro orizzonte politico è e rimane quello del centrodestra. Ogni altra prospettiva, e in particolare gli accordi con il Pd, sono ovviamente esclusi, perché contraddirebbero la nostra storia e i nostri valori”. Lo scrive in una nota il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.

“Il nostro auspicio è che si esaurisca in fretta l’anomalia del governo giallo-verde, alla quale ci opponiamo con fermezza, perché danneggia soprattutto i ceti produttivi, chi lavora e chi cerca lavoro, mentre ci auguriamo che la Lega torni ad essere protagonista con noi di un centro-destra organico a livello nazionale e locale”.

Forza Italia secondo Berlusconi gode ottima salute: “Nessun abbandono significativo è in atto ed anzi si registrano nuovi ingressi di amministratori locali provenienti dalle esperienze civiche in tante realtà italiane”. La nota arriva dopo le speculazioni su un nuovo movimento che potrebbe nascere per sostituire Forza Italia sotto la guida del vicepresidente del partito, Antonio Tajani. 

L’altra Italia non è il nome di un progetto politico né tantomeno di un nuovo partito” spiega Berlusconi descrivendo “la vasta area sociale e culturale” che secondo il leader di Forza Italia “spesso non vota o disperde il suo voto”.