Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Geopolitica Mondiale, Ong - Ngo

Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Ultimo baluardo liberal. Iran.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-11-28.

Iran 001

Fin dalla loro istituzione le Nazioni Unite sono state tempio e ricettacolo dei liberal socialisti. Una grande cassa mediatica priva di potere effettivo ma utile giustificazione delle iniziative politiche e militari dei paesi egemoni.

Il loro grado di corruzione è ben documentato dalla Fao, il cui ultimo report è agghiacciante.

Polmonite. Uccide 700,000 bambini all’anno. Eppure vaccino e cura costano quasi nulla.

È un massacro politicamente voluto che i media passano sotto silenzio in omaggio alla ideologia.

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«Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato la sanguinosa repressione iraniana di manifestanti pacifici dopo la morte di Mahsa Amini e ha votato per creare un’indagine di alto livello su quanto accaduto»

«una maggioranza più ampia del previsto del consiglio di 47 membri ha sostenuto l’avvio di un’indagine»

«la risoluzione è passata con 25 voti a favore, 16 astenuti e solo sei Paesi – Armenia, Cina, Cuba, Eritrea, Pakistan e Venezuela – contrari»

«Secondo l’Ong iraniana con sede in Norvegia, Iran Human Right»

«L’ambasciatore cinese, Chen Xu, ha messo in guardia dal trasformare i diritti umani in uno strumento per intervenire negli affari interni dei Paesi»

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La mozione è passata 25 a 22, maggioranza non certo entusiasmante, specie poi tenendo conto che la Cina si è opposta.

Ma sono i media e di regime che conferiscono a questa gestione politica dei diritti umani una indebita visibilità.

Sembrerebbe quasi che si voglia ignorare quanto sia accaduto e stia accadendo.

Midterm. House. 219 seggi. Il Congresso adesso indagherà sui brogli.

Midterm. Decapitato il boss i fedeli sostenitori sono esposti alle vendette in tutto il mondo.

Caduti Joe Biden ed i liberal adesso cadono le teste dei supporter rimasti orfani. Macron.

Joe Biden ed i liberal democratici sono crollati ed adesso tutti quelli che erano loro supporter sono senza più protezione ed esposti ad un violento redde rationem.

Il caso di Macron indagato da un tribunale per corruzione dovrebbe essere maieutico.

Ma a breve verrà il turno delle Nazioni Unite e dei giornalisti: se ne diano una ragione.

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L’Onu condanna la repressione in Iran, ma la Cina è contraria.

Il Consiglio ha votato per un’indagine di alto livello su quanto accaduto dopo la morte di Masha Amini. Secondo una Ong ci sarebbero stati 400 morti, 50 dei quali bambini uccisi durante le proteste.

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato la sanguinosa repressione iraniana di manifestanti pacifici dopo la morte di Mahsa Amini e ha votato per creare un’indagine di alto livello su quanto accaduto.

Nonostante le forti pressioni di Teheran e un tentativo in extremis della Cina di minare la risoluzione, una maggioranza più ampia del previsto del consiglio di 47 membri ha sostenuto l’avvio di un’indagine.

Pechino ha presentato un’offerta dell’ultimo minuto per modificare il testo della risoluzione, chiedendo che la rimozione della richiesta di avviare un’indagine. Un fragoroso applauso è scoppiato quando la risoluzione è passata con 25 voti a favore, 16 astenuti e solo sei Paesi – Armenia, Cina, Cuba, Eritrea, Pakistan e Venezuela – contrari.

Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha elogiato il voto. “La missione per l’accertamento dei fatti istituita oggi contribuirà a garantire che coloro che sono coinvolti nella repressione violenta in corso del popolo iraniano siano identificati e le loro azioni documentate”, ha affermato in una nota. 

Il voto è arrivato al termine di una sessione urgente richiesta da Germania e Islanda con l’appoggio di 50 Paesi a due mesi dalle manifestazioni scatenate dalla morte in custodia della 22enne Mahsa Amini, dopo che era stata arrestata per una presunta violazione delle rigide regole di abbigliamento delle donne basate sulla legge islamica della sharia.

Le risposta delle autorità alle manifestazioni è diventata sempre più violenta, le proteste si sono diffuse in tutto il Paese e si sono trasformate in un ampio movimento contro la teocrazia che governa l’Iran dal 1979. “L’uso non necessario e sproporzionato della forza deve finire”, ha insistito L’Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk, il quale ha riferito di essersi proposto per una visita in Iran ma ha detto di non aver ricevuto risposta da Teheran.

Secondo l’Ong iraniana con sede in Norvegia, Iran Human Right, le persone uccise finora nella repressione sono più di 400, tra cui più di 50 bambini. Circa 14.000 persone, compresi bambini, sono state arrestate, “un numero impressionante”, ha commentato Turk, denunciando che almeno sei manifestanto sono già stati condannati a morte.

Tra gli arrestati vi sono alcune celebrità che hanno espresso sostegno ai manifestanti, tra cui il calciatore della nazionale Voria Ghafouri, arrestatoper “propaganda anti-statale”. L’Iran ha ricevuto il sostegno di alcuni Paesi, come Pakistan, Venezuela e altri che hanno denunciato la crescente politicizzazione del Consiglio. L’ambasciatore cinese, Chen Xu, ha messo in guardia dal “trasformare i diritti umani in uno strumento per intervenire negli affari interni dei Paesi”. 

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