Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Italia. Altri 40,000 medici andranno in pensione entro il 2024. Avremo ospedali senza sanitari.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-06-28.

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Sono più di dieci anni che denunciamo la severità dei dati relativi al pensionamento ed alle dimissioni dei medici dal servizio sanitario nazionale.

Nei casi più benevoli si era tacciati di essere degli iettatori.

La sanità nazionale è stata burocratizzata al punto da far sembrare quella della Repubblica Sovietica staliniana di infausta memoria un paradiso trionfante delle libertà operazionali.

Suggeriremmo di leggere con cura tutti gli allegati, se non altro per cercare di capire di quale morte dovremo morire.

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Regione Campania. Bando per medici. Richiesti 450, 165 domande, 27 assunti, tre anestesisti.

Italia. Corte dei Conti. 9,000 medici emigrati in otto anni.

Pronti Soccorsi. Chiudono per carenza di personale. I medici sono fuggiti via.

Sanità. Veneto. Mancano 1,295 medici ed è impossibile importarli.

Fuga dei medici. Saranno sostituiti dai becchini negli ospedali della mala morte.

«Le sinistre al governo, le frotte dei burocrati azzeccagarbugli e dei solerti funzionari avevano previsto tutto tranne che nessuno si presentasse ai concorsi: se li tengano pure.

Nessuna persona sana di mente ambisce ad entrare nel servizio sanitario nazionale, nonostante che gli stipendi consentano una sobria sopravvivenza. Lo hanno fatto diventare una gabbia di pazzi furiosi. ….

Il primo motivo è la lunghezza, ed il relativo costo, del ciclo di studi. Sei anni del corso di laurea, cui si dovrebbero aggiungere altri cinque anni di specialità ….

Il secondo motivo è la soffocante burocrazia che attanaglia università e servizio sanitario. ….

Il terzo motivo è che alcune discipline (chirurghi, pediatri, anestesisti, ginecologi, medici di pronto soccorso) sono non più appetibili perché sono le più esposte alle denunce del cittadino.»

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Formare un medico preparato richiede quindici anni di tempo. Ogni qualsiasi provvedimento odierno maturerebbe i suoi effetti in tempo biblici.

La pianificazione centrale della medicina si è risolta in una distruzione sistematica del sistema.

Le rigidità concorsuali e gli emolumenti da fame sono una causa della fuga dagli ospedali, e nel contempo costituiscono ostacolo insormontabile a richiamare sanitari dall’estero, ove guadagnano quasi dieci volte tanto.

Ma la concausa di maggiore rilevanza risiede nella posizione di amministrazioni e magistrati.

Non appena qualcuno denunci un sanitario, la amministrazione lo sospende dal lavoro e nessun magistrato delle indagini preliminari osa archiviare nemmeno le denuncie più strampalate.

La giustizia italiana ha tempi geologici. Dopo lunghi anni nella stragrande maggioranza dei casi il tutto si risolve con “il fatto non sussiste”.

Sono vite e carriere devastate. I costi delle assicurazioni sono adeguati alla situazione e le compagnie sono tutto fuorché sollecite nel rimborsare spese e danni.

Non solo, ma quanti abbiano denunciato alla leggera non sono mai condannati a risarcire il danno reale.

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Orbene, questo è quanto.

Ma non si può sottacere le responsabilità politiche e sociali di quanti abbiano votato i partiti che hanno costruito codesto sistema. È debito di giustizia che trovino gli ospedali pieni solo di burocrati super pagati e che crepino come cani rognosi senza cura alcuna.

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Allarme fuga medici da ospedali, -40mila entro 2024

Anaao-Assomed: tra pensionamenti e licenziamenti il rischio è avere strutture senza dottori.

Ospedali senza medici. E’ lo scenario che potrebbe verificarsi per l’Anaao-Assomed, il sindacato dei medici del Servizio sanitario nazionale, che lancia l’allarme per la “tempesta perfetta” che potrebbe abbattersi sulla sanità pubblica. “Dal 2019 al 2021 hanno abbandonato l’ospedale circa 9.000 camici bianchi per dimissioni volontarie e nello stesso triennio sono andati in pensione circa 4.000 medici specialisti ogni anno, per un totale di 12.000 camici bianchi. Un trend che, se confermato, porterà, tra pensionamenti e licenziamenti, una perdita complessiva di 40.000 medici specialisti entro il 2024”. Sono queste le criticità che saranno discusse dai medici e dirigenti sanitari Anaao in occasione del 25esimo Congresso nazionale che si apre a Napoli domenica 26 giugno, davanti a una platea di 350 delegati, e che si concluderà mercoledì 29 giugno con il rinnovo dei gruppi dirigenti nazionali.

Durante la cerimonia di inaugurazione sono previsti gli interventi del ministro della Salute, Roberto Speranza, del coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, Raffaele Donini, dell’assessore alla Salute e al Verde del Comune di Napoli, Vincenzo Santagada, del presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, di don Leonardo Zeccolella, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute, di Bruno Zuccarelli, presidente Ordine dei medici di Napoli. Il sindaco del capoluogo campano, Gaetano Manfredi, interverrà lunedì 27 giugno. E’ stato invitato il presidente della Regione, Vincenzo De Luca.

“Il detonatore di questa crisi è stato nelle ultime settimane, ma solo in ordine di tempo, il lavoro in pronto soccorso caratterizzato da altissimi livelli di stress psico-fisico per i numerosi turni di notte e nel weekend – analizza il sindacato – Ma condizioni di lavoro simili si ritrovano in tutti i reparti ospedalieri ed extraospedalieri, un girone dantesco con turni e orari senza limiti, rarefazione delle progressioni di carriera, burocrazia asfissiante, svilimento del ruolo professionale, aumento delle denunce legali e delle aggressioni fisiche e verbali, totale assenza di valorizzazione economica”.

“Una black list cui il Pnrr”, il Piano nazionale di ripresa e resilienza “accolto come una fortuna provvidenziale, ma privo di progetto per l’ospedale e per suoi medici, non pone rimedio – sostiene l’Anaao-Assomed – tutto preso com’è a rimodernare il parco edilizio e tecnologico. Senza contare una guerra ai confini del nostro Paese, che rischia di catapultarci in un’economia che rischia di non consentire i necessari investimenti in sanità”.

“Il lavoro dei medici e dirigenti sanitari è schiacciato da numeri impietosi: negli ultimi 15 si è assistito alla chiusura continua di strutture ospedaliere, alla carenza di personale con oltre 50mila figure sanitarie in meno rispetto ai primi anni 2000 e a un taglio di 85mila posti letto a partire dall’inizio del nuovo secolo, che ci mette ai margini dell’Europa come numero di posti letto per mille abitanti, palesemente insufficiente per una popolazione in piena transizione demografica come quella italiana”, rimarca il sindacato.

“Serve un intervento strutturale e urgente sull’intero sistema sanitario – esorta – per arrestare la deriva verso la frammentazione regionalistica e la privatizzazione. Servono investimenti adeguati sulle dotazioni organiche, sia nel pronto soccorso che nelle altre unità operative, anche per consentire l’aumento dei posti letto ordinari, oggi ai livelli più bassi in Europa. Serve mettere in campo tutte le condizioni per restituire appeal al lavoro del medico, riducendo il disagio, aumentando le retribuzioni, garantendo certezza attuativa al contratto di lavoro scommettendo sul capitale professionale. E, come accade in tutta Europa, contrattualizzare nella dipendenza pubblica la formazione medica post laurea”.