Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Ukraina. Duma licenzia Lyudmila Denisova. Le atrocità dei russi erano tutte fake news.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-06-03.

2022-06-03__ Lyudmila Denisova 001

«Ukrainian Rada dismisses Denisova as human rights commissioner»

«The Ukrainian Verkhovna Rada has dismissed Liudmyla Denisova as its human rights commissioner»

«The decision was supported by 234 parliamentarians at a session on Tuesday»

«the sufficient number of parliamentarians had voted for initiating a vote of no confidence in Denisova»

«Denisova virtually failed to perform her duties on arranging humanitarian corridors defending and exchanging captives and other human rights functions»

«Esagerava le notizie sugli stupri: la Rada di Kiev caccia Denisova, la super commissaria per i diritti»

«ha gonfiato le già drammatiche storie dei crimini di guerra facendo perdere credibilità all’Ucraina»

«A cadenza quasi quotidiana la 62 enne ex ministra del Lavoro nel governo Yatsenyuk (2014) ha fatto circolare report su crimini di guerra che oscillavano dall’inverosimile all’approssimativo»

«stupri di massa di adolescenti violenze sessuali su neonati cifre sparate un po’ a caso (’43 mila crimini di guerra’  ebbe a dire il 18 maggio) che non trovavano conferma nelle indagini della procura generale di Kiev»

«Qualche volta ha diffuso fatti che sono apparsi molto poco verosimili e informazioni di cui non conosciamo la fonte»

«Il partito di Zelensky è stato il più duro contestatore del lavoro di Denisova, nominata difensore civico nel 2018 quando al governo c’era Poroshenko»

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In sintesi, Liudmyla Denisova , Commissario per i Diritti Umani si inventava di sana pianta quelli che poi riferiva essere crimini contro l’umanità compiuti dai soldati russi.

E si allargava al punto tale che è dovuto intervenire il parlamento ukraino per destituirla.

Le menzogne smisurate al limite del ridicolo alla fine erano controproducenti.

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Ukrainian Rada dismisses Denisova as human rights commissioner

Moscow. May 31 (Interfax) – The Ukrainian Verkhovna Rada has dismissed Liudmyla Denisova as its human rights commissioner.

The decision was supported by 234 parliamentarians at a session on Tuesday, Yaroslav Zheleznyak of the Holos (Voice) faction said on Telegram.

“The Rada has dismissed Liudmyla Denisova as human rights ombudsman, with 234 deputies voting in favor. There was no appointment today,” he said.

Ukrainian media reported earlier that, while speaking at a press briefing on Monday, Denisova said that, following instructions from the presidential office, parliamentarians had started collecting votes in favor of passing a vote of no confidence in her at a Rada meeting on May 31.

Yulia Paliychuk of the Servant of the People faction said on Telegram earlier on Tuesday that the sufficient number of parliamentarians had voted for initiating a vote of no confidence in Denisova.

Another Servant of the People member Pavlo Frolov, deputy head of the parliamentary Committee on the Rules of Procedure, said on social media that Denisova’s activity had been discussed at a faction meeting led by David Arakhamia and attended by Verkhovna Rada Chairperson Ruslan Stefanchuk and Deputy Prime Minister and Minister for Reintegration of Temporarily Occupied Territories Iryna Vereshchuk.

The faction members voted unanimously to initiate a vote of no confidence in Denisova resulting in her dismissal in line with Article 12 of the law on a martial law legal framework, he said.

Frolov said Denisova virtually failed to perform her duties on arranging humanitarian corridors defending and exchanging captives and other human rights functions, while Vereshchuk had to take on those duties instead.

The Verkhovna Rada had appointed Denisova human rights commissioner on March 15, 2018.

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Esagerava le notizie sugli stupri: la Rada di Kiev caccia Denisova, la super commissaria per i diritti

L’accusa: ha gonfiato le già drammatiche storie dei crimini di guerra facendo perdere credibilità all’Ucraina. E nella capitale tornano i veleni della politica.

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Druzkikva (Donetsk) – Da quando è cominciato il conflitto, la commissaria per i diritti umani Lyudmila Denisova è stata per i giornalisti una delle fonti ufficiali più citate e, a conti fatti, la meno affidabile. La sua defenestrazione decisa da 234 parlamentari su 450 della Verkhovna Rada, dunque, non deve sorprendere se non per il fatto che è l’ennesimo segnale del ritorno sulla scena pubblica ucraina della politica, con i suoi dibattiti e i suoi veleni.

A cadenza quasi quotidiana, la 62 enne ex ministra del Lavoro nel governo Yatsenyuk (2014) ha fatto circolare report su crimini di guerra che oscillavano dall’inverosimile all’approssimativo: stupri di massa di adolescenti, violenze sessuali su neonati, cifre sparate un po’ a caso (“43 mila crimini di guerra”, ebbe a dire il 18 maggio) che non trovavano conferma nelle indagini della procura generale di Kiev. Il 23 maggio sul suo canale Telegram scriveva: “Due ragazze di 12 e 15 anni sono state violentate da razzisti, una bambina di 6 mesi è stata violentata da un russo con un cucchiaino…” e via di questo passo, entrando in dettagli sempre più intimi e non verificabili.

Ha esagerato quel che già era drammatico e non aveva bisogno di arrotondamenti per eccesso. Di più. Alla fine di aprile ha rivelato sui social network la presenza di 58 orfani in una chiesa di Kherson e, per una volta fin troppo precisa nell’informazione, ne ha permesso il sequestro. “I russi sono stati in grado di trovare la chiesa e portare via quei bambini, di loro ora non sappiamo più niente”, racconta a Repubblica Olga Sovhyria, rappresentante del Parlamento presso la Corte Costituzionale ucraina ed eletta con Servitori del Popolo, il partito di Zelensky che ha votato compatto per il licenziamento di Denisova. “L’abbiamo rimossa perché ha fallito i suoi doveri di garante. Qualche volta ha diffuso fatti che sono apparsi molto poco verosimili e informazioni di cui non conosciamo la fonte”.

Più di qualche volta, per l’esattezza. “Il modo in cui presentava i dati riguardo ai crimini sessuali era del tutto inaccettabile, rivelava dettagli sulle vittime che devono rimanere riservati”. Attivisti e anche giornalisti ucraini hanno protestato molto per l’approccio comunicativo troppo disinvolto di Denisova, che in queste settimane è stata invitata di frequente dai governi europei per descrivere e raccontare la situazione. Robuste perplessità sul suo modo di lavorare le ha pure la direttrice di Ukrainska Pravda, Sergil Musaeva: “I difensori dei diritti umani non devono parlare di certi dettagli che umiliano e traumatizzano le vittime. Qualche volta ha diffuso fatti che sono apparsi molto poco verosimili e informazioni di cui non conosciamo la fonte. È un grave danno per l’Ucraina, perché quando diffondi notizie su crimini di guerra non verificate, poi diventa difficile approfondirle”.

Crimini da parte degli occupanti russi sono stati compiuti, Repubblica ne ha documentati alcuni tra i tanti. Così come abbiamo incontrato donne che, parlando in prima persona, hanno raccontato le terribili esperienze vissute quando alcuni militari russi sono piombati nei rifugi dove si nascondevano. “Proprio per questo – osserva Pavlo Frolovo, altro parlamentare di Servitori del Popolo – l’incomprensibile attenzione di Denisova sui dettagli di crimini sessuali innaturali e abusi sui bambini che non era in grado di circostanziare ha fatto male all’Ucraina distraendo i media da quelle che sono le necessità reali del nostro Paese”.

Il partito di Zelensky è stato il più duro contestatore del lavoro di Denisova, nominata difensore civico nel 2018 quando al governo c’era Poroshenko. Lo scontro tra Zelensky e Poroshenko, negli ultimi giorni, è tornato ai livelli aspri dei tempi di pace per un caso di corruzione e vendita di petrolio che coinvolge l’ex presidente. L’Sbu, il servizio segreto ucraino guidato da uno degli uomini più fidati di Zelensky, la scorsa settimana ha messo in rete la testimonianza dell’oligarca Medvechuck che accusa Poroshenko.

“La mia rimozione è incostituzionale e viola gli standard internazionali, farò ricorso in tribunale”, è l’unico commento di Denisova, al termine di una giornata per lei complicata.