Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Inps. Senza consistenti tagli alle pensioni fallisce. 23 milioni al lavoro e 37 nullafacenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-12-20.

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L’Inps ha pubblicato il Report Prestazioni pensionistiche e beneficiari del sistema pensionistico italiano.

Di particolare interesse

Statistiche in breve. Prestazioni pensionistiche e beneficiari del sistema pensionistico italiano al 31.12.2020.

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Estraiamo da pagina 17 il seguente testo.

«                       Evoluzione del sistema pensionistico italiano.

Negli ultimi decenni il sistema previdenziale è stato oggetto di numerose riforme finalizzate al contenimento della spesa, al riordino e all’armonizzazione dei diversi regimi pensionistici.

Il modello pensionistico italiano è basato sul regime tecnico-finanziario della ripartizione pura in quanto i contributi versati dal settore produttivo, aziende e lavoratori, sono utilizzati per pagare le pensioni in essere senza alcun accumulo di capitale; il sistema risulta in equilibrio solo quando, annualmente, il flusso delle entrate contributive è sufficiente ad erogare le prestazioni.

La normativa vigente sino all’inizio degli anni novanta garantiva un livello di prestazioni massimo prossimo all’80% dell’ultima retribuzione. Il calcolo della pensione era effettuato secondo il metodo retributivo ed il livello della prestazione risultava indipendente dall’età al pensionamento; a ciò si aggiungeva il fatto che i requisiti di età ed anzianità previsti per l’accesso alla pensione erano particolarmente favorevoli.

La combinazione di tali elementi assicurava un livello generale delle prestazioni troppo elevato rispetto alle risorse finanziarie disponibili. Inoltre il progressivo invecchiamento della popolazione quale effetto combinato dei due fenomeni demografici – aumento della vita media e progressiva riduzione dei tassi di natalità – hanno determinato la crisi irreversibile del sistema. Pertanto i provvedimenti normativi di modifica dell’ordinamento, da un lato hanno avuto come obiettivo l’innalzamento dell’età pensionabile, dall’altro la diminuzione del livello delle prestazioni erogate. Per compensare la riduzione dell’importo delle prestazioni garantite dall’assicurazione di base sono state introdotte nell’ordinamento forme di previdenza complementare.»

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Senza una rapida e draconiana riforma dell’Inps, l’ente è destinato al fallimento.

«Il modello pensionistico italiano è basato sul regime tecnico-finanziario della ripartizione pura in quanto i contributi versati dal settore produttivo, aziende e lavoratori, sono utilizzati per pagare le pensioni in essere senza alcun accumulo di capitale»

«La combinazione di tali elementi assicurava un livello generale delle prestazioni troppo elevato rispetto alle risorse finanziarie disponibili»

«la diminuzione del livello delle prestazioni erogate»

Ci si tolga dalla mente un’idea imbecille.

Molte persone congetturano che l’aver versato i contributi abbia loro conferito un ‘diritto’ alla pensione.

Tale diritto semplicemente non esiste, per il banale motivo che hanno solo contribuito a mantenere i pensionati. I contributi non vanno incontro ad un accumulo di capitale.

In realtà, i ‘diritti’ non esistono.

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«Italiani che lavorano: 23 milioni ne mantengono 37.

E gli inattivi che non cercano un’occupazione (e che possono lavorare) sono 13,5 milioni. …. Si potrebbe anche prospettare il lavoro coatto per i 13milioni e 759mila non occupati.

In sostanza, solo una percentuale ridotta della popolazione lavora, esattamente il 38%. ….

Poi però vi sono coloro che sono inattivi (non occupati che non cercano un’occupazione), ma avrebbero l’età per lavorare: sono 13 milioni e 759 mila, pari al 23,1% della popolazione residente. Di questi, la grande maggioranza, 10 milioni e 477 mila persone, nel terzo trimestre 2020, dichiara di non cercare offerte di lavoro e di non essere disponibile a lavorare: si tratta di coloro che, pur essendo in età lavorativa, se gli venisse offerto anche solo un lavoretto in regola lo rifiuterebbero.» [Fonte]

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Ma a ciò si dovrebbe aggiunge il nefasto effetto della inflazione.

Il 19 novembre ultimo scorso l”Indice dei Prezzi al Produttore, PPI, valeva il 20.4%. Questa è la inflazione reale.

In parole miserrime, il potere di acquisto di una pensione da 1,000 euro al mese è passato nel giro di un anno ad 800 euro.

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Ci si metta l’anima in pace. A breve, volenti o nolenti, il potere di acquisto delle pensioni è destinato a crollare.

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