Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Italia. 2021Q1. Occupati -889,000 rispetto al 2020Q1, -3.9%. Istat.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-06-15.

2021-06-12__ Istat Lavoro 000

Attenzione!!

Dal 1° gennaio 2021, in Italia e in tutti i Paesi dell’Unione Europea, la Rilevazione sulle forze di lavoro ha recepito le indicazioni del Regolamento (UE) 2019/1700 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce nuovi e più vincolanti requisiti allo scopo di migliorare l’armonizzazione delle statistiche prodotte. La nuova rilevazione recepisce, in particolare, la modifica dei criteri di identificazione degli occupati.

Il testo delle modificazioni è riportato in calce, ex pdf dell’Istat.

2021-06-12__ Istat Lavoro 001

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2021-06-12__ Istat Lavoro 002

In sintesi.

– nel primo trimestre 2021 il numero di occupati diminuisce di 243 mila unità (-1,1%) rispetto al trimestre precedente

– la diminuzione dell’occupazione (-889 mila unità, -3,9% rispetto al primo trimestre 2020)

– Il numero di disoccupati torna ad aumentare (+240 mila, 10,0% rispetto al primo trimestre 2020

2021-06-12__ Istat Lavoro 003

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Istat ha rilasciato il Report Il mercato del lavoro

Nel primo trimestre 2021, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una diminuzione di -0,2% rispetto al trimestre precedente e di -0,1% rispetto al primo trimestre 2020; il Pil è aumentato dello 0,1 in termini congiunturali e diminuito dello 0,8 in termini tendenziali.

Dal lato dell’offerta di lavoro, nel primo trimestre 2021 il numero di occupati diminuisce di 243 mila unità (-1,1%) rispetto al trimestre precedente, a seguito del calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-1,1%) e degli indipendenti (-2,0%) non compensato dalla lieve crescita dei dipendenti a termine (+0,6%). Contestualmente, si registra un aumento del numero di disoccupati (+103 mila) e degli inattivi di 15-64 anni (+98 mila). I dati mensili provvisori di aprile 2021 – al netto della stagionalità – segnalano il proseguimento della crescita dell’occupazione (+20 mila, +0,1% in un mese) registrata nei due mesi precedenti (dopo il forte calo di gennaio), che si associa all’aumento del numero di disoccupati (+88 mila, +3,4%) e al calo degli inattivi di 15-64 anni (-138 mila, -1,0%).

Nel confronto tendenziale, la diminuzione dell’occupazione (-889 mila unità, -3,9% rispetto al primo trimestre 2020) coinvolge i dipendenti (-576 mila, -3,2%), soprattutto se a termine, e gli indipendenti (-313 mila, -6,0); il calo interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale (-3,8% e -4,2%, rispettivamente). Il numero di disoccupati torna ad aumentare (+240 mila, 10,0% rispetto al primo trimestre 2020) – tra chi ha già avuto esperienze di lavoro – e prosegue, seppur a ritmi meno intensi rispetto ai tre trimestri precedenti, la crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+501 mila, +3,7% in un anno).

Il tasso di occupazione 15-64 anni, pari al 56,6%, diminuisce in termini congiunturali e tendenziali (-0,6 e -2,2 punti, rispettivamente); quelli di disoccupazione e di inattività 15-64 anni aumentano. I dati provvisori del mese di aprile segnalano l’aumento congiunturale del tasso di occupazione (+0,1 punti in un mese) e di disoccupazione (+0,3 punti) e il calo di quello di inattività (-0,3 punti).

Dal lato delle imprese, il proseguimento delle misure di restrizione dell’attività economica nel primo trimestre 2021 determina una crescita congiunturale di lieve entità per le posizioni lavorative dipendenti (+0,2%) e una variazione tendenziale ancora negativa (-0,8%), seppure di minor entità rispetto al trimestre precedente. Tali effetti derivano da una crescita della componente a tempo pieno in termini congiunturali (+1%), ma anche su base annua (+0,4%), a cui si contrappone una riduzione della componente a tempo parziale del – 1,7% su base trimestrale e del -3,7% su base annua. Rispetto al trimestre precedente, le ore lavorate per dipendente crescono dell’1%; anche su base tendenziale si osserva un aumento, sebbene più contenuto (+0,4%), associato a quello del ricorso alla cassa integrazione che raggiunge le 108,4 ore ogni mille ore lavorate. Il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,1 punti percentuali su base congiunturale e di 0,8 su base annua. Il costo del lavoro, per unità di lavoro, cresce dello 0,9% in termini congiunturali, per effetto di un aumento sia delle retribuzioni (+0,5%) sia degli oneri sociali (2%). In termini tendenziali, il costo del lavoro continua a salire (+0,8%), a seguito dell’aumento dell’1,6% della componente retributiva e nonostante la riduzione dell’1,2% degli oneri; quest’ultimo calo è riconducibile all’adozione delle misure di esonero contributivo varate nella seconda metà dell’anno 2020 che, seppure con minore intensità rispetto al quarto trimestre 2020, continuano ad avere effetto anche nel primo trimestre 2021.

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L’impatto del cambiamento definitorio sulle stime dell’occupazione.

Dal 1° gennaio 2021, in Italia e in tutti i Paesi dell’Unione Europea, la Rilevazione sulle forze di lavoro ha recepito le indicazioni del Regolamento (UE) 2019/1700 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce nuovi e più vincolanti requisiti allo scopo di migliorare l’armonizzazione delle statistiche prodotte. La nuova rilevazione recepisce, in particolare, la modifica dei criteri di identificazione degli occupati.1

Nella precedente rilevazione erano classificati come occupati anche i dipendenti assenti per più di tre mesi che mantenevano almeno il 50% della retribuzione e gli indipendenti assenti dal lavoro nel caso di attività momentaneamente sospesa.

Nella nuova definizione il lavoratore assente dal lavoro per più di tre mesi viene considerato non occupato, a prescindere dalla retribuzione se dipendente o dalla sospensione dell’attività se indipendente, a meno che non si tratti di:

– assenza per alcune cause specifiche: maternità, malattia, part time verticale, formazione pagata dal datore di lavoro, congedo parentale se retribuito;

– lavoratore stagionale che nel periodo di chiusura dichiara di svolgere attività relative al mantenimento, al rinnovo o alla prosecuzione dell’attività lavorativa, ad esempio per la manutenzione degli impianti (sono esclusi gli obblighi legali o amministrativi e le attività relative al pagamento delle tasse).

Le differenze tra la vecchia e la nuova definizione riguardano tre principali casi:

  1. a) i lavoratori in Cassa integrazione guadagni (Cig) non sono considerati occupati se l’assenza supera i 3 mesi, anche se percepiscono almeno il 50% della retribuzione;
  2. b) i lavoratori autonomi non sono considerati occupati se l’assenza supera i 3 mesi, anche se l’attività è solo momentaneamente sospesa;
  3. c) i lavoratori in congedo parentale sono classificati come occupati, anche se l’assenza supera i 3 mesi e la retribuzione è inferiore al 50%.

In sintesi, la durata complessiva dell’assenza dal lavoro (più o meno di 3 mesi) diviene il criterio prevalente per definire la condizione di occupato.

Non cambiano, invece, le definizioni di disoccupato e inattivo; differenze nella stima di tali aggregati possono tuttavia riscontrarsi come conseguenza del cambiamento di quella degli occupati. A seguito delle modifiche ora accennate, le nuove stime non sono direttamente comparabili con quelle precedentemente diffuse. ….