Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. 2020. Spese per consumi delle famiglie -9.0%, -12.2% in termini correnti, sul 2019.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-06-10.

2021-06-10__ Istat Consumi 001

In sintesi.

– Nel 2020, la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.328 euro mensili in valori correnti (-9,0% rispetto al 2019).

– Se si osserva il valore mediano), il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2020 una cifra non superiore a 1.962 euro (2.159 euro nel 2019).

– nel 2020 la spesa media familiare in termini correnti (1.741 euro) si contrae del 12,2% rispetto al 2019


Istat ha rilasciato il Report Spese per consumi delle famiglie.

Spesa media mensile in calo del 9,0% rispetto al 2019.

La stima della spesa media mensile per consumi delle famiglie residenti è pari a 2.328 euro in valori correnti (2.560 euro nel 2019). La metà delle famiglie spende più di 1.962 euro al mese.

Pur rimanendo ampi, si attenuano per il secondo anno consecutivo i divari territoriali, 627 euro tra Nord-est e Sud da 722 euro nel 2019.

Secondo stime preliminari, la spesa media mensile nel primo trimestre del 2021 diminuisce del 3,4% rispetto allo stesso trimestre del 2020, per gli effetti persistenti della crisi sanitaria. Al netto delle spese alimentari e per l’abitazione, il calo è più ampio e pari a -7,5%.

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                         Spesa per consumi diminuisce nel 2020 e in calo anche inizio 2021

Nel 2020, la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.328 euro mensili in valori correnti (-9,0% rispetto al 2019). Considerata la dinamica inflazionistica (-0,2% la variazione dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale, NIC), il calo in termini reali è appena meno ampio (-8,8%).

È la contrazione più accentuata dal 1997 (anno di inizio della serie storica), che riporta il dato medio di spesa corrente al livello del 2000. Nel biennio 2012-2013, quando si registrò la flessione più ampia nel periodo considerato, il calo rispetto al 2011 era stato complessivamente del 6,4%.

Poiché la distribuzione dei consumi è asimmetrica e più concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie spende un importo inferiore al valore medio. Se si osserva il valore mediano (il livello di spesa per consumi che divide il numero di famiglie in due parti uguali), il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2020 una cifra non superiore a 1.962 euro (2.159 euro nel 2019).

Coerentemente con le linee guida internazionali e con i Report Istat precedenti, nella spesa per l’abitazione è compreso l’importo degli affitti figurativi (cfr. Glossario), cioè quanto le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un’abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono e di cui sono proprietarie, usufruttuarie o che hanno in uso gratuito. Al netto di tale posta, nel 2020 la spesa media familiare in termini correnti (1.741 euro) si contrae del 12,2% rispetto al 2019.

La flessione dei consumi riguarda in misura diversificata i capitoli di spesa: alcuni non hanno mostrato variazioni, altri hanno registrato diminuzioni molto marcate, risentendo tutti sia delle restrizioni imposte per contrastare la pandemia sia del diverso grado di comprimibilità delle spese stesse. Si è così determinata una ricomposizione del peso relativo di ogni capitolo sulla spesa complessiva.

Nello specifico, rispetto al 2019, rimangono sostanzialmente invariate la spesa per Alimentari e bevande analcoliche (468 euro al mese) e quella per Abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili, manutenzione ordinaria e straordinaria (893 euro mensili, di cui 587 euro di affitti figurativi). Si tratta, infatti, di spese difficilmente comprimibili, solo marginalmente toccate dalle restrizioni governative e che, anzi, possono essere state favorite dalla maggiore permanenza delle famiglie all’interno dell’abitazione. La spesa per tutti gli altri capitoli, che nel 2020 vale complessivamente 967 euro al mese, scende invece del 19,3% rispetto ai 1.200 euro del 2019.

Le diminuzioni più drastiche riguardano i capitoli di spesa sui quali le misure di contenimento hanno agito maggiormente e in maniera diretta, cioè Servizi ricettivi e di ristorazione (-38,9%, 79 euro mensili in media nel 2020) e Ricreazione, spettacoli e cultura (-26,4%, 93 euro mensili), seguiti da capitoli fortemente penalizzati dalla limitazione alla circolazione e alla socialità, come Trasporti (-24,6%, 217 euro mensili nel 2020) e Abbigliamento e calzature (-23,3%, 88 euro mensili).

Conseguentemente, varia anche la composizione interna della spesa corrente: passa dal 35,0% al 38,4% la quota di spesa per Abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili, che resta la più rilevante, insieme a quella per Alimentari e bevande analcoliche (dal 18,1% al 20,1%), al cui aumento contribuiscono principalmente carni (da 3,8% a 4,4%) e latte, formaggi e uova (da 2,3% a 2,7%). Si riducono invece complessivamente di due punti percentuali (dall’81,9% al 79,9%) le quote destinate a beni e servizi non alimentari, in particolare quelle relative a Trasporti (da 11,3% a 9,3%), Servizi ricettivi e di ristorazione (da 5,1% a 3,4%), Ricreazione, spettacoli e cultura (da 5,0% a 4,0%) e Abbigliamento e calzature (da 4,5% a 3,8%).

Tra le altre categorie merceologiche, quella degli Altri beni e servizi (che rappresenta il 7,2% della spesa totale, 167 euro mensili) scende del 12,1% rispetto al 2019 mentre la spesa per Comunicazioni (2,3% della spesa totale; 54 euro mensili) diminuisce dell’8,7%, un trend ormai di lungo periodo dovuto anche a variazioni negative dei prezzi per questo specifico capitolo di spesa.

A seguire, il capitolo Servizi sanitari e spese per la salute (4,6% della spesa complessiva, 108 euro al mese), è in calo dell’8,6% sul 2019, che diventa -14,7% nelle Isole; quello relativo a Mobili, articoli e servizi per la casa (4,5%, 104 euro mensili) scende del 5,7% rispetto all’anno precedente, soprattutto nel Sud (-11,8%). Infine, in calo anche i due capitoli il cui peso sulla spesa complessiva si ferma sotto il 2%: Bevande alcoliche e tabacchi (43 euro mensili) -7,7% sul 2019 e Istruzione (14 euro al mese) -13,9% rispetto al 2019.

Nel quadro di stabilità della spesa delle famiglie per Alimentari e bevande analcoliche, aumenta in misura ampia quella per latte, formaggi e uova (62 euro al mese; +5,1% rispetto al 2019) e per carni (102 euro mensili; +3,4% rispetto all’anno precedente). In forte riduzione invece le spese per oli e grassi (15 euro mensili; -7,0% rispetto al 2019), per zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi (18 euro al mese; -6,4% sul 2019) e per caffè, tè e cacao (14 euro mensili; -5,1% rispetto all’anno precedente), voci che pesano comunque meno dell’1% sulla spesa totale.

Le stime preliminari del primo trimestre 2021 mostrano che le misure di contenimento alla diffusione del Covid-19 hanno prodotto un ulteriore calo di circa il 3,4% della spesa media mensile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; in particolare, la riduzione dell’offerta e della domanda commerciale al dettaglio ha determinato una flessione delle spese diverse da quelle per prodotti alimentari e per l’abitazione del 7,5% rispetto al primo trimestre 2020.

                         I divari territoriali restano ampi ma si riducono per il calo più ampio del Nord

Il calo delle spese delle famiglie è diffuso su tutto il territorio nazionale, ma la sua articolazione sembra risentire delle differenze territoriali nella diffusione del Covid-19 e nelle misure di contrasto adottate: è stato più intenso nel Nord Italia (-10,2% il Nord-ovest e -9,5% il Nord-est), seguito da Centro (-8,8%) e Mezzogiorno (-8,2% il Sud e -5,9% le Isole).

Di conseguenza, si sono attenuati i noti divari territoriali, dovuti a un insieme di fattori di natura economica e sociale (redditi, livello dei prezzi al consumo, abitudini e comportamenti di spesa).

I livelli di spesa più elevati, e superiori alla media nazionale, continuano infatti a registrarsi nel Nord-est (2.525 euro), nel Nord-ovest (2.523 euro), e nel Centro (2.511 euro), mentre sono più bassi, e inferiori alla media nazionale, nel Sud (1.898 euro) e nelle Isole (1.949 euro). Nel 2020, rispetto al Sud, nel Nord-est si spendono, in media, circa 627 euro in più, una differenza pari al 33,0% (era il 34,9% nel 2019), mentre rispetto alle Isole il vantaggio in valori assoluti del Nord-est è pari a 576 euro (29,6% in più, a fronte del 34,7% dell’anno precedente).

Nel Sud e nelle Isole, dove le disponibilità economiche sono generalmente minori, a pesare di più sulla spesa delle famiglie sono le voci destinate al soddisfacimento dei bisogni primari, come quelle per Alimentari e bevande analcoliche: rispetto alla media nazionale (20,1%), nel 2020 questa quota di spesa arriva al 25,2% al Sud e al 24,5% nelle Isole mentre si ferma al 17,9% nel Nord-ovest.

Anche nel 2020, le regioni con la spesa media mensile più elevata sono Trentino-Alto Adige (2.742 euro) e Lombardia (2.674 euro) mentre Puglia e Basilicata hanno la spesa più contenuta, rispettivamente 1.798 e 1.736 euro mensili; la quota più alta per Alimentari e bevande analcoliche si continua a registrare in Calabria, dove si attesta al 29,4%, a fronte del 25,0% osservato nel 2019.

I livelli e la composizione della spesa variano a seconda della tipologia del comune di residenza. Anche nel 2020, infatti, nei comuni centro di area metropolitana le famiglie spendono di più: 2.616 euro mensili contro i 2.378 euro nei comuni periferici delle aree metropolitane e in quelli con almeno 50mila abitanti e i 2.207 euro nei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane.

Tuttavia, la maggior contrazione della spesa per consumi (-10,1%) si registra proprio nei comuni centro di area metropolitana, anche a causa di un maggior consumo di quei beni e servizi particolarmente penalizzati dalla pandemia. Questo fa sì che, rispetto al 2019, i divari tra questi e tutti gli altri comuni si siano leggermente ridotti (da 328 a 238 euro rispetto ai comuni periferici delle aree metropolitane e in quelli con almeno 50mila abitanti, da 466 a 409 euro rispetto ai comuni fino a 50mila abitanti fuori dalla cerchia periferica delle aree metropolitane).

                         Meno spese per viaggi e vacanze e per abbigliamento e calzature

Le famiglie residenti possono mutare nel tempo le proprie abitudini di consumo e il cambiamento assume forza e contorni diversi a seconda della voce di spesa considerata. Nel 2020, il mutamento segue i contorni della pandemia e delle misure messe in campo per contrastarla e di conseguenza si sono molto modificate le abitudini relative a spese per viaggi e vacanze e per abbigliamento e calzature.

Nel 2020, la voce di spesa che le famiglie hanno maggiormente limitato è infatti proprio quella per viaggi e vacanze. Tra quante già spendevano per questa voce nel 2019, la percentuale di chi l’ha ridotta rispetto all’anno precedente è del 46,8%. Questa percentuale è pari al 44,1% nel Nord e nel Centro e al 56,6% nel Mezzogiorno.

A seguire, l’altra voce di spesa che, nel 2020, le famiglie hanno contenuto di più rispetto all’anno precedente è quella per abbigliamento e calzature: il 45,5% di quante acquistavano già questi beni un anno prima dell’intervista ha infatti limitato l’esborso. Nel Nord questa percentuale è pari al 39,6%, nel Centro al 42,1% e nel Mezzogiorno al 56,8%.

All’opposto rispetto a viaggi e vacanze e ad abbigliamento e calzature, la voce di spesa che le famiglie hanno limitato in misura minore è quella per visite mediche e accertamenti periodici (15,7%), con il Nord dove questa quota scende all’11,0% e il Mezzogiorno dove sale al 24,6% (nel Centro è pari al 12,9%).

Più ampia la diminuzione della spesa per le famiglie numerose

La spesa media mensile aumenta al crescere dell’ampiezza familiare anche se, per la presenza di economie di scala, l’incremento è meno che proporzionale rispetto all’aumentare del numero di componenti. Nel 2020 la spesa media mensile per una famiglia di una sola persona è pari a 1.716 euro, ovvero il 72% circa di quella delle famiglie di due componenti e il 63% circa di quella delle famiglie di tre componenti.

All’aumentare dell’ampiezza familiare cresce il peso delle voci meno suscettibili di economie di scala (come i prodotti alimentari e le bevande analcoliche) e diminuisce quello delle voci nelle quali è possibile conseguirle: ad esempio, per la quota di spesa destinata ad Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili si passa dal 46,8% delle famiglie monocomponente al 29,4% di quelle con cinque o più componenti. Quale che sia la numerosità familiare, rispetto al 2019 tutte le famiglie hanno diminuito significativamente la propria spesa per consumi. Tuttavia, le famiglie di una sola persona l’hanno ridotta del 5,5%, le famiglie di 4 componenti dell’11,4%.

Per tutte le differenti tipologie familiari, ad eccezione delle persone sole di 18-34 anni e delle coppie senza figli con persona di riferimento di 18-34 anni, si rileva una diminuzione significativa della spesa complessiva rispetto al 2019.

Sono le coppie senza figli con persona di riferimento di 65 anni e più, le coppie con due figli e quelle con tre o più figli, ad aver ridotto la loro spesa di oltre l’11%. La spesa per Alimentari e bevande analcoliche pesa soprattutto tra le famiglie composte da una coppia con tre o più figli (24,0% della spesa totale); la stessa voce di spesa assorbe, invece, il 15,4% tra le persone sole di 18-34 anni.

Per le altre tipologie familiari, le spese per Abitazione, acqua, elettricità, gas e combustibili pesano di più per le persone anziane sole (50,6% della spesa mensile) e meno per le coppie con tre o più figli (29,4%). Invece, le persone sole giovani di 18-34 anni spendono per Trasporti la quota più elevata (12,1%; 213 euro mensili), seguite dalle coppie senza figli con persona di riferimento di 18-34 anni (11,4%; 316 euro al mese), anche a causa di una maggiore mobilità lavorativa, di studio e familiare.

Al crescere del livello di istruzione della persona di riferimento, migliora la condizione economica e, di conseguenza, il livello delle spese. Si passa, infatti, dai 1.596 euro mensili delle famiglie in cui la persona di riferimento ha al massimo la licenza elementare ai 3.169 euro di quelle con persona di riferimento con titolo universitario.

Rispetto al 2019 tutte le famiglie hanno diminuito la loro spesa per consumi, ma sono quelle con persona di riferimento con laurea o post-laurea a registrare la flessione più ampia (-11,6%) anche perché riservano quote di spesa più elevate a comparti merceologici che più di altri hanno risentito delle conseguenze della crisi sanitaria, quali Servizi ricettivi e di ristorazione (4,4%, 6,9% nel 2019) e Ricreazione, spettacoli e cultura (5,1%, il 6,2% nel 2019).

                         In forte calo anche le spese delle famiglie di imprenditori e liberi professionisti

Anche la condizione professionale della persona di riferimento della famiglia, che ne caratterizza fortemente le condizioni economiche e gli stili di vita, influenza la composizione della spesa mensile.

Questa è la ragione per cui, rispetto al 2019, in un quadro di diminuzione significativa della spesa in quasi tutte le tipologie di famiglie, spicca il calo (-11,4%) registrato da quelle con persona di riferimento imprenditore o libero professionista (si sottolinea che le spese sostenute per l’attività professionale non rientrano nella spesa per consumi). Tali famiglie destinano infatti quote maggiori ai comparti merceologici più colpiti dalle restrizioni introdotte per contrastare la pandemia (Ricreazione, spettacoli e cultura, 5,4% rispetto al 4,0% della media nazionale).

Ciononostante, sono ancora queste famiglie a spendere di più (3.471 euro mensili), seguite da quelle che hanno come persona di riferimento un lavoratore dipendente nella posizione di dirigente, quadro o impiegato (2.949 euro). I livelli di spesa più bassi si osservano nelle famiglie caratterizzate da condizioni economiche più precarie, vale a dire quelle con persona di riferimento inattiva ma non ritirata dal lavoro (1.677 euro mensili) o con persona di riferimento in cerca di occupazione (1.776 euro). In entrambi i casi, quasi un quinto della spesa è destinato ad acquisti di Alimentari e bevande analcoliche.

                         Si attenua il divario nella spesa tra le famiglie di italiani e quelle con stranieri

Nel 2020, il divario tra la spesa delle famiglie composte solamente da italiani (2.369 euro) e quella delle famiglie con almeno uno straniero (1.892 euro) è di 477 euro (20,1% in meno, dal 23,7% in meno nel 2019); considerando invece le famiglie composte solamente da stranieri, il divario sale a 672 euro (28,4% in meno, dal 36,4% in meno del 2019).

Si attenua dunque il divario nella spesa tra le famiglie di soli italiani e quelle con almeno uno straniero e di soli stranieri, avendo le famiglie di soli italiani contratto di più la loro spesa (-9,4%) rispetto a quelle con almeno uno straniero (-5,1%). Le ragioni di questa diversa dinamica sono in larga parte ascrivibili agli effetti della pandemia sui consumi, con il crollo delle voci di spesa alle quali le famiglie con almeno uno straniero o di soli stranieri destinano quote relativamente minori del loro budget.

Infatti la spesa alimentare (rimasta sostanzialmente stabile) assorbe il 23,1% del totale tra le famiglie con stranieri (436 euro mensili), il 23,6% (400 euro) se in famiglia sono tutti stranieri e il 19,9% in quelle di soli italiani (471 euro). La quota di spesa per Abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili delle famiglie con almeno uno straniero è in linea con quella delle famiglie di soli italiani (rispettivamente 36,9%, pari a 912 euro mensili, e 38,5%, 697 euro al mese). Per le famiglie di soli stranieri la quota è pari al 37,7% del totale (640 euro mensili).

Diversamente, le quote destinate a Ricreazione, spettacoli e cultura dalle famiglie con almeno uno straniero sono più contenute rispetto a quelle delle famiglie di soli italiani (3,5% contro 4,1%; rispettivamente 66 e 96 euro mensili), così come le quote per Servizi ricettivi e di ristorazione (3,0% le prime, 3,4% le altre, rispettivamente 57 e 82 euro al mese). Osservando infine le famiglie di soli stranieri, tali quote di spesa scendono ulteriormente: il 3,2% della spesa totale (61 euro mensili) è destinato a Ricreazione, spettacoli e cultura (54 euro mensili), il 2,8% a Servizi ricettivi e di ristorazione (48 euro).

Da notare anche che, analogamente agli anni precedenti, la quota di spesa destinata alle Comunicazioni è più elevata tra le famiglie con almeno uno straniero (2,8%, pari a 53 euro mensili), in particolare tra quelle di soli stranieri (3,0%, 51 euro) rispetto alle famiglie di soli italiani (2,3%, 54 euro) anche per effetto dei contatti con la rete familiare e amicale nei paesi di origine.

                         Stabile la spesa per affitto, paga un mutuo una famiglia proprietaria su cinque

In Italia, il 18,3% delle famiglie paga un affitto per l’abitazione in cui vive. La percentuale va dal minimo delle Isole (15,7%) al massimo del Nord-ovest (19,9%). La spesa media per le famiglie che pagano un affitto è di 414 euro mensili a livello nazionale, stabile rispetto al 2019; tale esborso è più alto nel Centro (469 euro) e nel Nord (446 euro nel Nord-est euro e 442 nel Nord-ovest) rispetto a Sud (327 euro) e Isole (332 euro). La quota più elevata di famiglie in affitto si registra nei comuni centro di area metropolitana (27,8%), dove si paga mediamente un affitto pari a 496 euro mensili.

Paga un mutuo il 19,5% delle famiglie che vivono in abitazioni di proprietà (circa 3,7 milioni). Tale quota è maggiore al Nord (26,2% nel Nord-ovest e 22,6% nel Nord-est) e nel Centro (18,9%) rispetto a Sud (12,0%) e Isole (11,6%). Dal punto di vista economico e contabile, questa voce di bilancio è un investimento, e non rientra quindi nel computo della spesa per consumi; ciononostante, per le famiglie che la sostengono rappresenta un esborso consistente e pari, in media, a 545 euro mensili.

La spesa per consumi, comprensiva degli affitti figurativi (cfr. Glossario), è molto differenziata in base al titolo di godimento dell’abitazione: nel 2020 è di 2.515 euro mensili per le famiglie in abitazione di proprietà, si attesta a 1.994 euro mensili per le famiglie in usufrutto o uso gratuito mentre per le famiglie in affitto è pari a 1.753 euro mensili. Al netto degli affitti figurativi, la spesa per consumi delle famiglie proprietarie scende a 1.786 euro, quella delle famiglie in usufrutto o uso gratuito a 1.434 euro mensili.

                         La spesa si riduce soprattutto per le famiglie più abbienti

Un confronto in termini distributivi si può operare utilizzando la spesa familiare equivalente, che tiene conto del fatto che nuclei familiari di numerosità differente hanno anche differenti livelli e bisogni di spesa. La spesa familiare è resa equivalente mediante opportuni coefficienti (scala di equivalenza, cfr. Glossario) che permettono confronti fra i livelli di spesa di famiglie di diversa ampiezza.

Se si ordinano le famiglie in base alla spesa equivalente, è possibile dividerle in cinque gruppi di uguale numerosità (quinti): il primo comprende il 20% delle famiglie con la spesa più bassa (famiglie meno abbienti), l’ultimo quinto il 20% di famiglie con la spesa più elevata (famiglie più abbienti).

Tra il 2019 e il 2020, la dinamica della spesa delle famiglie dei due quinti estremi (primo e ultimo) è piuttosto diversificata. Se, infatti, la spesa totale diminuisce per entrambi i gruppi di famiglie, la contrazione per quelle più abbienti è del 9,0%, poiché tradizionalmente destinano quote più ampie del loro budget mensile ai settori più colpiti dalle restrizioni introdotte per contrastare la pandemia. Per le famiglie del primo quinto, con forti vincoli di bilancio già prima della pandemia, il calo è del 2,7%. Infatti, la spesa non alimentare scende del 10,2% tra le più abbienti e del 5,2% tra quelle con minore capacità di spesa.

In particolare, queste ultime vedono aumentare significativamente, nel 2020, la spesa per Prodotti alimentari e bevande analcoliche (+4,9%, con una quota che passa dal 24,7% al 26,6%) e quella per Abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili, manutenzione ordinaria e straordinaria (+2,7%, con un peso sulla spesa totale che cresce dal 42,4% al 44,8%). Nel caso delle famiglie più abbienti, invece, cresce la quota di spesa destinata a questi due capitoli ma non il suo valore.

In questo quadro è interessante notare il netto calo della spesa destinata a Servizi ricettivi e di ristorazione per entrambi i gruppi di famiglie, ma la contrazione è più ampia per il primo (-43,1%) rispetto all’ultimo quinto (-36,8%).

Con riferimento specifico ai servizi di ristorazione, rispetto al 2019, la percentuale di famiglie che sostengono queste spese, già considerevolmente più alta tra i più abbienti, scende relativamente meno in questo gruppo rispetto alle famiglie con minore capacità di spesa.

Infatti, la percentuale di famiglie che sostengono la spesa per ristoranti, trattorie e osterie con servizio al tavolo passa dal 6,4% al 2,5% nel primo quinto e dal 58,8% al 35,6% nell’ultimo; nel caso della spesa per bar, pasticcerie, gelaterie, chioschi e ambulanti, le percentuali passano, rispettivamente, dal 28,8% al 17,4% nel primo e dal 78,0% al 58,5% nell’ultimo quinto; infine, la percentuale di famiglie che spendono per self-service, tavole calde, fast-food, rosticcerie e pizzerie al taglio senza servizio al tavolo scende dal 16,5% all’11,3% nel primo quinto e dal 53,6% al 41,4% nell’ultimo.

Infine la spesa media mensile per Ricreazione, spettacoli e cultura registra un calo del 24,3% fra le famiglie dell’ultimo quinto e del 13,0% fra quelle del primo. La frenata più contenuta di tale spesa tra le famiglie meno abbienti si può in parte ascrivere, nell’anno della didattica a distanza e dello smart working, alla spesa per alcuni prodotti appartenenti a questo comparto merceologico e cioè quella per pc, tablet e accessori per pc (cresciuta per il totale delle famiglie del 33,6% sull’anno precedente). Nel 2020, infatti, la percentuale di famiglie che sostengono tale spesa aumenta molto di più nel primo quinto rispetto all’ultimo, confermando, sul fronte dei consumi, come sia stato necessario colmare, almeno in parte, il gap tecnologico che già prima del Covid-19 separava le famiglie meno abbienti dalle altre.

                         In lieve diminuzione la disuguaglianza della spesa per consumi

Nonostante la flessione più ampia delle spese registrata dalle famiglie più abbienti, come negli anni precedenti anche nel 2020 i primi tre quinti delle famiglie spendono meno del 20% mentre i due quinti più elevati spendono più del 20% (in un’ipotetica situazione di perfetta uguaglianza, ogni quinto avrebbe una quota di spesa pari al 20% della spesa complessivamente sostenuta dal totale delle famiglie residenti). In particolare, le famiglie con spese più basse (primo quinto) spendono l’8,2% della spesa totale (7,9% nel 2019) mentre quelle dell’ultimo quinto il 39,5% (era il 39,4% nel 2019).

Il rapporto tra la spesa totale equivalente delle famiglie del primo quinto e quella delle famiglie dell’ultimo quinto è un indice di disuguaglianza analogo al rapporto interquintilico, uno degli indicatori maggiormente utilizzati per la misurazione della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. Le famiglie con una spesa più elevata hanno, nel 2020, un livello di spesa equivalente complessiva pari a 4,8 volte quella delle famiglie del primo quinto (5,0 nel 2019; 5,1 nel 2018; 5,2 nel 2017; 5,0 nel 2016; 4,9 sia nel 2015 sia nel 2014; 4,8 nel 2013). Si conferma dunque la leggera diminuzione della disuguaglianza in atto dal 2018, che però nel 2020 è ascrivibile agli effetti delle restrizioni introdotte per contrastare la pandemia, dato che i capitoli di spesa più colpiti dall’epidemia pesano maggiormente sulle spese delle famiglie più abbienti.

Le famiglie si distribuiscono nei quinti di spesa equivalente, definiti a livello nazionale, in maniera differente sul territorio. Appartengono al quinto di spesa più elevato il 25,4% delle famiglie del Nord-ovest (26,2% nel 2019), il 23,9% di quelle del Nord-est (23,0% nel 2019) e il 25,4% delle famiglie del Centro (24,5% nel 2019), contro il 9,0% delle famiglie del Sud (il 9,3% nel 2019) e il 9,9% di quelle delle Isole (10,8% nel 2019). Circa un terzo delle famiglie del Mezzogiorno (34,1% nel Sud e 32,4% nelle Isole) si posiziona nel primo quinto, contro il 13,6% del Nord-ovest, il 13,4% del Nord-est e il 14,2% del Centro. Nei comuni centro di area metropolitana la distribuzione delle spese equivalenti è spostata sui quinti più elevati (32,7% delle famiglie nell’ultimo quinto, 15,0% nel primo), mentre nelle altre tipologie comunali la distribuzione è più equa (fermo restando che nei comuni più piccoli si è più spesso nel quinto più basso, 22,4%, che nel quinto più elevato, 15,3%).

                         In deciso calo la spesa per consumi in termini reali

Tra il 2013 e il 2017, contestualmente all’aumento della disuguaglianza, si era registrata anche una moderata dinamica positiva delle spese per consumi equivalenti in termini reali (a prezzi costanti con base 2013). Nel 2018 e nel 2019 entrambi i trend si erano invertiti, e nel 2020, insieme all’ulteriore, seppur leggera, diminuzione della disuguaglianza, si verifica un vero e proprio crollo dei consumi reali, in linea con il crollo delle spese equivalenti in termini correnti: la dinamica inflazionistica (calcolata sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo IPCA, per il quale viene stimato l’impatto sulle famiglie raggruppate in quinti di spesa crescente), è pari a -0,1%, con leggere differenze a seconda delle classi di spesa delle famiglie (dal -0,4% per le famiglie del primo quinto al +0,1% per le famiglie dell’ultimo quinto).

La spesa media equivalente nazionale in termini reali scende dell’8,1% rispetto al 2019, e solo le famiglie appartenenti al primo quinto contengono il calo al -3,8% (in parte per una maggior tenuta delle spese correnti e in parte per la loro inflazione specifica negativa). Tutte le altre famiglie mostrano cali più consistenti, dal -7,8% dell’ultimo quinto al -9,2% del terzo.

Estendendo l’analisi fino al 2013, l’andamento dell’intero periodo è quasi completamente determinato da quanto avvenuto nell’ultimo anno e dal fatto che, fino al 2019, la complessiva moderata dinamica positiva delle spese equivalenti in termini reali era invece stata in larga misura determinata dalle famiglie con maggiore capacità di spesa (ultimo quinto). Le famiglie del primo quinto hanno infatti, nel 2020, un calo complessivo del 4,5%, e quelle dell’ultimo del 5,0%, mentre i quinti centrali registrano cali decisamente più consistenti: -7,3% il secondo, -8,3% il terzo e -9,0% il quarto. Complessivamente, la spesa media equivalente in termini reali scende del 6,9% rispetto al 2013.