Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Tempi di Inflazione. Spiegazione e link di alcuni termini più usati.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-06-01.

2021-06-01__ Inflazione 001

Attenzione!!

«Given the strong economic fluctuations in recent quarters, evolutions from Q4 2019 may be considered as reflecting the activity better than quarterly fluctuations.» [Insee]

«The increase in real GDP in the first quarter reflected increases in personal consumption expenditures (PCE), nonresidential fixed investment, federal government spending, residential fixed investment, and state and local government spending that were partly offset by decreases in private inventory investment and exports. Imports increased» [U.S. Bureau of Economic Analysis, BEA]

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In questo glossario riportiamo solo le voci più frequentemente utilizzate.

Per ogni voce, compare il link all’ufficio governativo che la emana.

Qualora disponibili, si usino i rapporti sul Q4 2019, ossia sull’ultimo trimestre prima della recessione indotta dalla pandemia.

Si tenga infine sempre presente che i Pil rilasciati dagli stati occidentali sono ‘gonfiati’ perché assumono come ricchezza generata quella proveniente dai sussidi federali, statali e locali, mentre invece essi sono generati dal ricorso al debito. È un maquillage subdolo ma altamente efficace.

Simile ragionamento per gli indici di spesa dei consumatori.

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Borsa Italiana. Cos’è l’inflazione? Significato, cause e calcolo dei tassi di inflazione

                         Inflazione: definizione e significato

L’inflazione, in economia, indica una crescita generalizzata e continuativa dei prezzi nel tempo. È un indicatore fondamentale perché il livello dei prezzi condiziona il potere di acquisto delle famiglie, l’andamento generale dell’economia, l’orientamento delle politiche monetarie delle banche centrali.

                         Come si calcola l’inflazione

Per calcolare l’inflazione è necessario costruire un indice dei prezzi al consumo e nella maggior parte dei paesi la misurazione di questo indice è attribuita all’Istituto nazionale di statistica. In Italia se ne occupa dunque l’Istat che, sulla base dei prezzi di un insieme, denominato paniere, di beni e servizi, rappresentativo dei consumi delle famiglie, calcola il suo indice dei prezzi al consumo. Nel paniere dei prezzi al consumo dell’Istat sono presenti per esempio, con diversi pesi relativi, i prezzi dei prodotti di abbigliamento e delle calzature, dei prodotti alimentari, dei servizi sanitari, dei trasporti, dell’elettricità, dell’acqua e così via.

                         Gli indici dei prezzi al consumo dell’Istat

In particolare, l’Istat elabora tre indici principali dei prezzi al consumo:

– L’indice dei prezzi al consumo Nazionale per l’Intera Collettività (Nic) che misura la variazione nel tempo dei prezzi di beni e servizi acquistati sul mercato per i consumi finali individuali;

– L’indice dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati (Foi): calcola la variazione nel tempo dei prezzi al dettaglio, dei beni e servizi correntemente acquistati dalle famiglie di lavoratori dipendenti;

– L’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca, in inglese l’acronimo è HICP ossia Harmonised Index of Consumer Prices) sviluppato per assicurare una misura dell’inflazione comparabile a livello europeo. A differenza degli indici Nic e Foi, l’indice IPCA si riferisce al prezzo effettivamente pagato dal consumatore ed esclude alcune voci presenti nel paniere degli altri due indici tenendo conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (come saldi, sconti e promozioni).

                         Inflazione, tassi di interesse e politica monetaria

È importante evidenziare che l’indice armonizzato europeo IPCA (o HICP) è di grande rilevanza perché utilizzato come indicatore di verifica della convergenza delle economie dei paesi membri della UE (Unione Europea), al fine della permanenza o dell’ingresso nell’Unione Monetaria. L’indice IPCA è inoltre utilizzato come riferimento dalla Banca Centrale Europea (Bce) per l’attuazione della politica monetaria europea. Come noto l’obiettivo principale della Bce è proprio quello di mantenere nell’Eurozona la stabilità dei prezzi.

La stabilità dei prezzi è infatti considerata una delle condizioni basilari per l’innalzamento del livello dell’attività economica e dell’occupazione. Un’inflazione in rapida crescita (“galoppante”) può infatti erodere il potere d’acquisto delle famiglie, di fatto impoverendole. Al contrario una deflazione, ossia un’inflazione negativa con prezzi in calo, può bloccare l’economia in quanto – per semplificare – i prezzi di vendita delle imprese non coprono i costi di produzione e le mandano in crisi. In ogni caso livelli troppo elevati o troppo bassi di inflazione spaventano gli investitori e danneggiano la fiducia, influendo negativamente sull’attività economica.

Per questi motivi le banche centrali fissano degli obiettivi di inflazione ai quali ancorano la propria politica monetaria ossia gli interventi convenzionali sui tassi d’interesse principali o non convenzionali, come il quantitative easing.
L’obiettivo della Bce è quello di portare su un livello prossimo ma inferiore al 2%, anche se negli ultimi anni è stato promosso un “approccio simmetrico” per cui il target può essere raggiunto sia dal basso che dall’alto (in altre parole non c’è un tetto al 2%, ma eventuali deviazioni dei prezzi possono avvenire in un senso o nell’altro). Questo livello dei prezzi è ritenuto dalla maggior parte delle banche centrali del mondo ottimale al fine di garantire i diversi attori del contesto economico.

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Borsa Italiana. Consumer price index (CPI)

                         L’indice dei prezzi al consumo.

Il Consumer price index (CPI), dall’inglese indice dei prezzi al consumo, è un indice che viene calcolato per mezzo di una media ponderata dei prezzi relativi ad un paniere (insieme) di beni e servizi in un determinato periodo di tempo.

Tale paniere è rappresentativo delle abitudini di spesa del consumatore (urbano) americano medio.

Il CPI è importante in quanto, misurando le variazioni dei prezzi, segnala l’aumento dell’inflazione.

Proprio per questo il CPI viene utilizzato dal Governo federale Usa per decidere quali politiche economiche mettere in atto per prevenire l’inflazione, per calcolare il Pil, che tiene conto della variazione dei prezzi, e per decidere quali programmi governativi adottare in materia di welfare e assistenza.

                         Caratteristiche.

Il Consumer price index viene elaborato dal Dipartimento del Lavoro statunitense (Bureau of Labor Statistics) il quale raccoglie le informazioni dei prezzi al dettaglio di 23 mila imprese che servono 14.500 famiglie.
Il paniere è rappresentativo dell’87% della popolazione statunitense.

Per costruire il CPI servono due tipologie di dati: i prezzi e i pesi.

I prezzi sono raccolti su un campione di beni e servizi mentre i pesi rappresentano delle stime relative alla quota delle differenti tipologie di spesa come percentuale del totale delle spese coperte dall’indice.

Il CPI include le imposte sulle vendite ma non quelle sul reddito.

Sebbene molto rappresentativo la copertura del CPI ovviamente è limitata in quanto, ad esempio, non include i prezzi di investimenti in azioni e obbligazioni nonostante alcune tipologie di investimenti possano rientrare attraverso i prodotti assicurativi.
E’ esclusa inoltre la spesa dei consumatori americani all’estero e quella dei consumatori stranieri in America. Non vengono considerate nell’indice inoltre alcune categorie sociali come i gruppi eccezionalmente ricchi o quelli molto al di sotto della soglia di povertà.

Può essere anche esclusa larga parte della popolazione rurale in quanto l’indice è maggiormente rappresentativo delle abitudini di consumo delle famiglie urbane.

L’indice che solitamente è pubblicato il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di riferimento riporta due misure quella cosiddetta Core CPI (ex food and Energy) che non tiene in considerazione dei beni alimentari e i costi energetici, a causa della loro eccessiva volatilità, e il dato non-core CPI comprendente tutto il paniere di beni e servizi.

Il dato “Core” è il più importante tra i due in quanto sulla base di esso la Fed prende le proprie decisioni sui tassi.

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U.S. Bureau of Labor Statistics. Consumer Price Index

«The Consumer Price Index (CPI) is a measure of the average change over time in the prices paid by urban consumers for a market basket of consumer goods and services. Indexes are available for the U.S. and various geographic areas. Average price data for select utility, automotive fuel, and food items are also available»

Usualmente è pubblicato il decimo giorno di ogni mese e si riferisce a quello pregresso. Con la variazione su base mensile, è riportata anche quella anno su anno. Per esempio:

«In April, the Consumer Price Index for All Urban Consumers rose 0.8 percent on a seasonally adjusted basis; rising 4.2 percent over the last 12 months»

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U.S. Bureau of Labor Statistics. Producer Price Indexes

«The Producer Price Index (PPI) program measures the average change over time in the selling prices received by domestic producers for their output. The prices included in the PPI are from the first commercial transaction for many products and some services»

Usualmente è pubblicato il quindicesimo giorno di ogni mese e si riferisce a quello pregresso. Con la variazione su base mensile, è riportata anche quella anno su anno. Per esempio:

«The Producer Price Index for final demand increased 0.6 percent in April, as prices for both final demand services and final demand goods also rose 0.6 percent. The final demand index advanced 6.2 percent for the 12 months ended in April»

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U.S. Bureau of Economic Analysis. Consumer spending, or personal consumption expenditures (PCE).

«Consumer spending, or personal consumption expenditures (PCE), is the value of the goods and services purchased by, or on the behalf of, U.S. residents. At the national level, BEA publishes annual, quarterly, and monthly estimates of consumer spending.

The PCE price index, released each month in the Personal Income and Outlays report, reflects changes in the prices of goods and services purchased by consumers in the United States. Quarterly and annual data are included in the GDP release.»

Usualmente è pubblicato il venticinquesimo giorno di ogni mese e si riferisce a quello pregresso. Con la variazione su base mensile, è riportata anche quella anno su anno.