Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Stati Uniti

Usa. Il Gop destituisce Mrs Liz Cheney e parte degli anti-Trump.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-05-13.

2021-05-13__ Liz Cheney 001

In questo periodo di stasi elettorale, i partiti politici americani stanno cercando di ricompattare le proprie file: elezioni suppletive e, poi, quelle di midterm sono l’obiettivo primario. Questo è specialmente vero al senato. Infatti una situazione bloccata con il 50% per i lib dem ed il 50% per il Gop si presenta per definizione instabile. Basterebbe infatti lo spostamento di un solo seggio senatoriale per cambiare la storia.

Ma la situazione è altrettanto fluida al Congresso, ove i democratici avevano conquistato una maggioranza di pochi seggi.

Ma oltre a ciò, grande importanza è rivestita dalla compattezza delle formazioni: senza disciplina di partito nelle votazioni si rischierebbe l’insuccesso.

Una cosa è la libertà di pensiero, ed una totalmente differente la disciplina di partito.

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Mr Trump sembrerebbe aver ripreso saldamente in mano le redini dei Gop, e sembrerebbe bruciare dalla voglia di far piazza pulita della sua opposizione interna, della quale Mrs Liz Cheney sembrerebbe essere il massimo esponente.

«Cinque mesi dopo [la sconfitta elettorale], Trump resta la voce dominante del Gop, quella in grado di segnare, nel bene o nel male, le carriere politiche»

«Cheney sarà in corsa per la rielezione nel 2022, Trump ha giurato che le farà perdere le primarie»

«Il destino del volto dell’ala repubblicana più conservatrice sembra segnato: il partito è pronto a rimpiazzarla con la trumpiana Elise Stefanik, moderata»

«Quando Liz Cheney disse sì all’impeachment di Donald Trump lo scorso gennaio, il Grand Old Party archiviò la defezione come voto di coscienza»

«La maggioranza dei 212 membri della conferenza dei deputati repubblicani è pronta a rimpiazzare Liz con la trumpiana Elise Stefanik, moderata»

«La parlamentare ha tutto il diritto di avere le sue opinioni. Ma non ha tutto il diritto di essere un leader …. Vogliamo essere uniti e guardare al futuro, al 2022 e oltre»

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All but one Republican lawmaker left the floor during Liz Cheney’s speech against Trump, CNN reports

«All Republican lawmakers except one left during Rep. Liz Cheney’s Tuesday speech, CNN reported.

Cheney criticized Republican lawmakers who have not condemned Trump’s false election claims.

CNN reporter Annie Grayer said only GOP Rep. Ken Buck remained for her speech.

On Wednesday, Liz Cheney’s colleagues are voting on whether to remove her from her leadership positions and replace her with Rep. Elise Stefanik, a Trump loyalist. Cheney is the House GOP conference chair and the third-highest-ranked Republican leader in the House»

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Liz Cheney ousted from GOP leadership role over Trump criticism

«House Republicans voted to remove Rep. Liz Cheney as GOP conference chair over her opposition to former President Trump.

Cheney voted to impeach Trump and has repeatedly rebutted his baseless claims of election fraud.

House Minority Leader Kevin McCarthy said he supports replacing Cheney with New York Rep. Elise Stefanik, who has a more moderate voting record but is a staunch Trump supporter»

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Liz Cheney l’anti-Trump, “Non resto in silenzio” 

Il destino del volto dell’ala repubblicana più conservatrice sembra segnato: il partito è pronto a rimpiazzarla con la trumpiana Elise Stefanik, moderata. Ma lei promette battaglia: “La libertà dura solo se la difendiamo”.

Quando Liz Cheney disse sì all’impeachment di Donald Trump lo scorso gennaio, il Grand Old Party archiviò la defezione come voto di coscienza. La messa in stato di accusa di The Donald per l’assalto al Congresso naufragò in Senato e il tentativo di strappare alla numero 3 del Gop alla Camera il ruolo di presidente della ‘House Republican Conference’ fallì 145 a 61. Il match Liz contro Donald si chiuse con un pareggio. Ma la sconfitta elettorale di Trump si era appena consumata e la sua presa sul partito era ancora tutta da vedere. Cinque mesi dopo, Trump resta la voce dominante del Gop, quella in grado di segnare, nel bene o nel male, le carriere politiche.

Il destino di Liz Cheney – per decenni volto dell’ala repubblicana più conservatrice – sembra segnato. La maggioranza dei 212 membri della conferenza dei deputati repubblicani è pronta a rimpiazzare Liz con la trumpiana Elise Stefanik, moderata.

Cheney, che nei quattro anni di Trump alla Casa Bianca lo ha appoggiato il 93% delle volte (contro il 78% di Stefanik),  è accusata di minare l’unità dei repubblicani . “La parlamentare ha tutto il diritto di avere le sue opinioni. Ma non ha tutto il diritto di essere un leader”, è l’argomentazione del partito dell’Elefante sintetizzata dal senatore della Louisiana John Kennedy. “Vogliamo essere uniti e guardare al futuro, al 2022 e oltre”, spiega il leader di minoranza alla Camera, Kevin McCarty. Oggi, dopo il voto (segreto) per rimuovere Cheney, i deputati voteranno per promuovere Stefanik, 36 anni, di New York, che nel 2016 aveva accettato controvoglia la nomina di Trump.

Cheney sarà in corsa per la rielezione nel 2022, Trump ha giurato che le farà perdere le primarie. E’ la fine per Liz Cheney? In un editoriale sul Washington Post, la figlia del vice di George W. Bush, insiste nel denunciare “The big lie”, “la grande menzogna” dell’elezione rubata definisce l’ex presidente un pericolo per il partito.  Se la sua rimozione confermerà la trumpizzazione del Gop, l’editto trumpiano potrebbe trasformare Liz Cheney in una martire della Resistenza, nell’alternativa repubblicana a Trump.

Gli alleati di Cheney accusano l’ex capo della Casa Bianca, McCarthy e il numero due Steve Scalise,  di “cancel culture” contro Cheney. “Siamo un partito dalla grande tenda – si difende McCarthy – rappresentiamo americani di tutti i background. A differenza della sinistra, abbracciamo il libero pensiero e il dialogo. Ma la nostra leadership non può permettersi distrazioni dal lavoro che dobbiamo svolgere come rappresentanti eletti.   La posta è troppo alta”. Il Gop sceglie Trump, Liz lavora alla riscossa.

“La libertà dura solo se la difendiamo. Non guarderò in silenzio coloro che seguono la crociata di Trump per minare la democrazia. Dobbiamo dire la verità. L’elezione non è stata rubata”, tuona in Aula la deputata alla vigilia del voto per strapparle l’incarico di leadership. Al suo fianco c’è il padre, Dick Cheney, attivamente impegnato (assicurano i bene informati) nella campagna contro l’ex presidente,“Vice, l’uomo nell’ombra”, un osso duro anche per The Donald.