Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Stati Uniti

USA. Crolla a 218k la generazione di nuovi posti di lavoro. Pronta reazione della Fed.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-05-11.

2021-05-09__U.S. Private Nonfarm Payrolls 001

«Private Nonfarm Payrolls measures the change in the number of total number of paid U.S. workers of any business, excluding general government employees, private household employees, employees of nonprofit organizations that provide assistance to individuals and farm employees.» [Bureau of Labor Statistics].

Questo macrodato evidenza al meglio cosa sia successo con il cambio della presidenza.

Da maggio a luglio 2020, nel pieno della crisi pandemica, la pregressa Amministrazione aveva generato 9.287 milioni di nuovi posti di lavoro. Da febbraio ad aprile 2021 la Harris-Biden Administration ha generato 1.463 milioni di nuovi posti di lavoro.

Questi macrodati dovrebbe commentarsi da soli, i numeri sono inequivocabilmente evidenti, ed i contorsionismi logici per giustificarli mere parole senza supporto fattuale.

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«Gli appena 266.000 posti di lavoro aggiunti dalle aziende statunitensi ad aprile non hanno lasciato alla Federal Reserve altra scelta che quella di mantenere aperto il rubinetto della politica monetaria fino a quando non sarà chiaro che l’economia è tornata sui binari della piena occupazione»

«Il tasso di disoccupazione è salito al 6,1% e resta ben al di sopra del 3,5% segnato nei mesi precedenti la pandemia»

«Appena il 57,9% della popolazione ha un lavoro, cifre di gran lunga inferiori a quelle registrate a febbraio 2020»

«E all’economia attuale mancano ancora oltre 8 milioni di posti di lavoro se confrontata con i livelli pre-crisi»

«A dicembre la Fed aveva reso noto che non avrebbe preso in considerazione la possibilità di modificare la politica monetaria e, in particolare, il programma mensile per l’acquisto di titoli di stato da 120 miliardi di euro, fino a quando non ci sarebbe stato “un sostanziale progresso ulteriore” nel raggiungimento dell’obiettivo di piena occupazione e di un target dell’inflazione pari al 2%.»

«Dopo il dato, i trader sui futures sui tassi hanno smesso di scommettere che la Fed possa iniziare ad alzarli il prossimo anno e i rendimenti sul Treasury a 10 anni sono crollati ai minimi di due mesi»

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Tra le molte considerazioni possibili, ed anche potenzialmente utili, alcune sarebbero da riportare.

– In primo luogo, gli economisti non si smentiscono, avendo fatto previsioni grandiose. È doloroso constatare come le menti soggiogate dalla ideologia siano costrette ad un ragionamento coatto, tetragono alla realtà. Inaffidabili.

– In secondo luogo, la generazione di nuovi posti di lavoro dipende sicuramente da istanze economiche, ma altrettanto sicuramente dipende dal clima di fiducia degli imprenditori, specie poi quelli di piccola realtà. Questo macrodato è nei fatti un indicatore sia dello stato dell’economia sia della fiducia verso il governo e, nel complesso, è la migliore stima dell’operato di un governo.

In terzo luogo, il tumultuoso sviluppo delle economie orientali ben illustra come un governo debba investire nelle infrastrutture che generano poi nuova occupazione, mentre nell’enclave liberal occidentale lo stato elargisce sussidi e prebende, in accordo a quanto dettato dalla loro ideologia.

In quarto luogo, la Fed sarà obbligata a rinviare il tapering, a mantenere bassi tassi di interesse, a continuare i QE per l’acquisto mensile di titoli di stato da 120 miliardi di euro.

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Fed, probabile mantenimento politica ultra-accomodante dopo dati occupati aprile

Washington (Reuters) – Gli appena 266.000 posti di lavoro aggiunti dalle aziende statunitensi ad aprile non hanno lasciato alla Federal Reserve altra scelta che quella di mantenere aperto il rubinetto della politica monetaria fino a quando non sarà chiaro che l’economia è tornata sui binari della piena occupazione.

Il tasso di disoccupazione è salito al 6,1% e resta ben al di sopra del 3,5% segnato nei mesi precedenti la pandemia, come emerge dai dati del Dipartimento del lavoro. Appena il 57,9% della popolazione ha un lavoro, cifre di gran lunga inferiori a quelle registrate a febbraio 2020. E all’economia attuale mancano ancora oltre 8 milioni di posti di lavoro se confrontata con i livelli pre-crisi.

Un sondaggio di economisti Reuters aveva previsto che ad aprile il numero dei posti di lavoro negli Usa sarebbe aumentato di 978.000 unità.

“Si allenta così la pressione sulla Federal Reserve in merito a colloqui prematuri per la riduzione dello stimolo. I banchieri centrali volevano essere pazienti ed evitare la questione” ha detto Larry Adam, chief investment officer di Raymond James.

Il dato deluderà sicuramente il presidente della Federal Reserve di Atlanta, Raphael Bostic, che aveva previsto ieri “numeri molto solidi”, oltre il milione di unità. Ma anche questa eventualità non gli avrebbe fatto cambiare idea in merito al percorso della politica monetaria della Fed.

“Nella mia mente non siamo ancora fuori pericolo…manterrò la testa bassa”, ha detto Bostic.

A dicembre la Fed aveva reso noto che non avrebbe preso in considerazione la possibilità di modificare la politica monetaria e, in particolare, il programma mensile per l’acquisto di titoli di stato da 120 miliardi di euro, fino a quando non ci sarebbe stato “un sostanziale progresso ulteriore” nel raggiungimento dell’obiettivo di piena occupazione e di un target dell’inflazione pari al 2%.

Da allora il prezzo di alcuni beni è aumentato, ma i funzionari della Fed percepiscono l’incremento come temporaneo e il loro auspicio è quello di far salire l’inflazione a un 2% costante — cosa che sarà possibile riscontrare solo con il tempo.

I banchieri centrali hanno reso abbastanza chiaro che non saranno soddisfatti fino a quando un incremento dei posti di lavoro e prove tangibili di un futuro miglioramento non avranno riportato l’economia sui binari della “massima occupazione”.

Dopo il dato, i trader sui futures sui tassi hanno smesso di scommettere che la Fed possa iniziare ad alzarli il prossimo anno e i rendimenti sul Treasury a 10 anni sono crollati ai minimi di due mesi.

Gran parte dei banchieri centrali prevede che si dovrà attendere fino al 2024 prima di alzare i tassi per la prima volta da quando la Fed li ha portati a un valore vicino allo zero nel marzo dello scorso anno.

(Tradotto in redazione a Danzica da Michela Piersimoni, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, michela.piersimoni@thomsonreuters.com, +48 587696616).

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