Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Confcommercio. 2021. Il tracollo del terziario. -1.945 milioni di occupati.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-05-07.

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In sintesi.

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– Nel 2020 vi erano 21.666 milioni di occupati contro i 25.106 del 2007.

– Nel 2020 gli occupati di area Confcommercio erano il 45.7% del totale.

– Nel 2020 la variazione dell’occupazione nei servizi ammonta a -1.945 milioni di persone.

– Nel 2020 la variazione dell’occupazione nell’area Confcommercio ammonta a -1.511 milioni di persone.

– Nel 2020 la variazione dell’occupazione totale era -2.487 milioni di persone.

– Nel 2021 il debito lordo delle PA era 2,744.903 miliardi (158.7% del pil).

– Nel 2021 il pil è prognosticato a 1,730.126 miliardi.

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L’Ufficio Studi di Confcommercio ha pubblicato il Report La prima grande crisi del terziario di mercato.

A seguito riportiamo l’approfondimento.

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Con 2,744.903 miliardi (158.7% del pil) di debito lordo delle PA c’è ben poco da stare allegri.

Sono stati persi -2.487 milioni di posti di lavoro, dei quali -1.945 milioni dei servizi, essendo -1.511 milioni di persone la variazione dell’occupazione nell’area Confcommercio.

Resta davvero difficile vedere una ripresa a breve termine, sempre poi che la ripresa si attui.

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Il Covid ferma il “treno” del terziario

Per la prima volta, da 25 anni a oggi, il terziario di mercato ha smesso di spingere Pil e occupazione. Dall’arrivo della pandemia perso quasi un milione e mezzo di posti di lavoro. Crollano i consumi nell’abbigliamento, nei trasporti, nel tempo libero, negli alberghi e nella ristorazione. Sangalli: “Nel Pnrr maggiore attenzione al terziario”. 

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Il coronavirus ha colpito in modo trasversale l’intera società, sconvolgendo la vita quotidiana e colpendo in modo più o meno pesante tutti i settori produttivi ma in particolare quello che fino al febbraio del 2020 era diventato il fiore all’occhiello della nostra economia e che offriva il contributo più “pesante” al Pil e all’occupazione con quasi 3 milioni di nuovi posti di lavoro creati tra il 1995 e il 2019: il terziario di mercato. Quando parliamo di terziario di mercato, ci riferiamo ad una realtà che comprende un universo molto vario di attività: commercio, turismo, servizi di alloggio e ristorazione, traporti , attività artistiche, intrattenimento e divertimento. Per fotografare la crisi ci sono ovviamente i numeri che sono stati declinati nel rapporto dell’Ufficio Studi Confcommercio “La prima grande crisi del terziario di mercato” (documento pdf). Per la prima volta, dopo venticinque anni di crescita ininterrotta, si riduce la quota di valore aggiunto di questo comparto (-9,6% rispetto al 2019) al cui interno i settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti arrivano a perdere complessivamente il 13,2%; i maggiori cali nella filiera turistica (-40,1% per i servizi di alloggio e ristorazione), seguita dal settore delle attività artistiche, di intrattenimento e divertimento (-27%) e dai trasporti (-17,1%); ma gli effetti della pandemia hanno “impattato” in maniera consistente anche sui consumi con quasi 130 miliardi di spesa persa di cui l’83%, pari a circa 107 miliardi di euro, in soli quattro macro-settori: abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi. Cifre che si traducono in una perdita di un milione e mezzo di occupati. 

Sangalli: “Più attenzione al terziario nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza”

Commentando i risultati della ricerca, il presidente di Confcommercio ha sottolineato che “per la prima volta nella storia economica del Paese il terziario di mercato subisce una flessione drammaticamente pesante“. “Occorre quindi – ha detto Sangalli – che il Piano Nazionale di ripresa e resilienza dedichi maggiori attenzione e risorse al terziario perché senza queste imprese non c’è ricostruzione né rilancio

Bella: “Aspettando la ripresa bisogna sostenere le imprese”

Secondo il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, “oggi il problema principale è mantenere vivo e vitale gran parte del tessuto produttivo dei servizi alle imprese e alle persone, in primis la convivialità e il turismo, e traghettarne le attività dalla pandemia alla ripresa. Quando i flussi turistici mondiali riprenderanno vigore, se l’offerta italiana non sarà pienamente in grado di soddisfarli, le perdite saranno permanenti”. Dunque, Bella ha evidenziato la necessità per le imprese di ricevere indennizzi e ristori adeguati per farsi trovare pronte nel momento in cui arriverà la tanto attesa ripartenza. Bella ha poi sottolineato un altro aspetto molto significativo che ha determinato il mancato “rimbalzo” che tanti si aspettavano nel primo trimestre del 2021: “Tra gennaio e marzo 2021, come nei peggiori frangenti dell’anno passato, è mancata la componente della domanda più importante, i consumi. Le nuove chiusure di marzo e aprile hanno, però, tolto vigore a quella pure minima spinta potenzialmente presente nei risparmi in eccesso accumulati dalle famiglie”. In gioco, secondo il direttore dell’Ufficio Studi “non c’è solo la ripresa, peraltro già mutilata da un primo trimestre 2021 piuttosto deludente. C’è il tasso di crescita dell’economia italiana nei prossimi dieci anni e quindi il benessere, l’inclusione e la provvista delle risorse per le varie rivoluzioni intraprese: da quella digitale a quella verde“.

Uno degli elementi più significativi che emerge dal rapporto, è il calo di oltre il 40% dei servizi di alloggio e ristorazione che hanno avuto una perdita di prodotto otto volte superiore a quella del 2001 nel periodo successivo all’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre.  

Il settore più penalizzato subito dopo quelli legati al mondo dei movimenti turistici è quello delle attività artistiche, intrattenimento e divertimento che hanno registrato un calo rispetto al 2019 di oltre il 27%. 

Fino all’arrivo della pandemia, tra il 1995 e il 2019 l’agricoltura ha perso 433mila unità di lavoro, l’industria 877mila mentre l’Area Confcommercio ha guadagnato 2,9 milioni unità di lavoro contribuendo all’intera crescita dell’occupazione del sistema economico (+1,5 milioni circa).