Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo

Italia. Non profit. 359,574 istituzioni con 853,476 dipendenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-10-20.

Banda-Bassotti-y

In Italia la galassia delle istituzioni non profit assommava a tutto il 2018 a 359,574 istituzioni con 853,476 dipendenti: è il più grande conglomerato nazionale, di cui 60,425 istituzioni solo con i proventi del cinque per mille levano 439,837,192 euro l’anno, ai quali si devono aggiungere i finanziamenti pubblici, nazionali ed internazionali, oltre alle donazioni ricevute.

È un business da favola, che vive, e sopravvive, alla grande sulle sovvenzioni pubbliche.

Inutile dire quali siano i suoi santi patroni. Il denaro elargito alle onlus, ngo, ong etc. è denaro pubblico che è speso senza darne rendiconto, a discrezione della dirigenza nominata, non eletta.

* * * * * * *

Raccomandiamo fortemente di leggere con cura il glossario: spesso i termini sono fuorvianti oppure ignoti.

Le Tabelle sono state raggruppate in calce.

*


Istat. Struttura e profili del settore non profit

Glossario.

Associazione di promozione sociale: ente del terzo settore costituito in forma di associazione, per lo svolgimento in favore dei propri associati, di loro familiari o di terzi di una o più attività di interesse generale, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati. Le organizzazioni di promozione sociale sono state introdotte nell’ordinamento italiano dalla Legge Quadro n. 383/2000 successivamente abrogata dal d.lgs. n. 117/2017 (art. 102). Tuttavia, fino alla piena operatività del Registro unico nazionale del terzo settore continuano ad applicarsi le norme previgenti agli enti iscritti ai registri delle associazioni di promozione sociale (art. 101, d.lgs. n. 117/2017 e successive circolari in materia emesse dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali).

Associazione: ente privato costituito da un gruppo di persone organizzatosi spontaneamente e stabilmente per perseguire uno scopo di comune interesse a carattere non economico e non lucrativo. Gli elementi su cui devono accordarsi le parti sono semplicemente lo scopo, le condizioni per l’ammissione degli associati e le regole sull’ordinamento interno e l’amministrazione [Artt. 36, 37 e 38 c.c.].

Cinque per mille: istituto fiscale, introdotto a partire dalla Legge finanziaria per l’anno 2006 (Legge n. 266/2005, articolo 1, commi 337 e ss.), che prevede la possibilità per il contribuente di devolvere il cinque per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche a soggetti che operano in settori di riconosciuto interesse pubblico per finalità di utilità sociale. L’istituto del cinque per mille, riformato dal d.lgs n. 111/2017, prevede la destinazione del contributo per: sostenere gli enti del terzo settore; finanziare la ricerca scientifica e dell’università; finanziarie la ricerca sanitaria; sostenere le attività sociali svolte dal comune di residenza; sostenere le associazioni sportive dilettantistiche.

Classificazione ICNPO (International Classification of Nonprofit Organizations): classificazione internazionale delle attività svolte dalle istituzioni non profit, elaborata dalla Johns Hopkins University (US, Baltimora) nell’ambito di un progetto di ricerca sulle istituzioni non profit avviato all’inizio degli anni Novanta. La classificazione, ripresa in Handbook on Non-profit Institutions in the System of National Accounts, comprende 28 classi raggruppate in 11 settori.

Cooperativa Sociale: ente del terzo settore in forma di società cooperativa fondata con lo scopo di sostenere la promozione umana e l’integrazione sociale e lavorativa dei cittadini appartenenti alle cosiddette categorie svantaggiate e deboli (ex carcerati, disabili, ragazze-madri, eccetera). È istituita e disciplinata dalla Legge Quadro n. 381/1991 che distingue le cooperative sociali secondo la finalità: tipo A se perseguono l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale attraverso la gestione dei servizi socio sanitari ed educativi; tipo B se svolgono attività agricole, industriali, commerciali o di servizi finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Le cooperative sociali acquisiscono di diritto la qualifica di impresa sociale ai sensi del d.lgs. n. 112/2017.

Dipendente: occupati legati all’unità giuridico-economica da un contratto di lavoro diretto, sulla base del quale percepiscono una retribuzione. Sono da considerarsi tali: i dirigenti, i quadri, gli impiegati, gli operai, a tempo pieno o parziale; gli apprendisti; i soci (anche di cooperative) per i quali sono versati contributi previdenziali; i lavoratori a domicilio iscritti nel libro unico del lavoro (ex libro paga); i religiosi lavoratori iscritti nel libro unico del lavoro dell’unità; i lavoratori stagionali; i lavoratori con contratto di inserimento; i lavoratori con contratto a termine; gli studenti che hanno un impegno formale per contribuire al processo produttivo in cambio di una remunerazione e/o formazione. Nel numero dei lavoratori dipendenti è compreso anche il personale temporaneamente assente per cause varie quali: ferie, permessi, maternità, Cassa Integrazione Guadagni. Non sono da considerare dipendenti: i dirigenti retribuiti principalmente per mezzo di una partecipazione agli utili d’impresa o a forfait; nel caso delle società di capitali: il presidente, l’amministratore delegato, i membri in carica dei consigli d’amministrazione o dei consigli direttivi; il personale che lavora esclusivamente su commissione nell’industria; il personale retribuito integralmente a provvigione; ….

Ente del terzo settore: ente privato diverso dalle società (associazione, riconosciuta o non riconosciuta, fondazione, cooperativa sociale, ente ecclesiastico, ecc.), costituito per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di attività di interesse generale, ed iscritto nel Registro unico nazionale del terzo settore (art. 4, d.lgs. n. 117/2017).

Fondazione: istituzione privata senza fini di lucro, dotata di un proprio patrimonio, impegnata in molteplici settori: assistenza, istruzione, ricerca scientifica, erogazioni premi e riconoscimenti, formazione, eccetera. La sua disciplina è prevista dal Codice Civile e la struttura giuridica può variare a seconda del tipo di fondazione che viene costituita ed è facoltativa la richiesta del riconoscimento ai sensi del D.P.R. 361/2000 attraverso l’iscrizione al Registro delle persone giuridiche, istituito presso gli Uffici territoriali di Governo (UTG ex prefetture). [Artt. 14 e segg. c.c.; D.P.R. n. 361/2000].

Forma giuridica: classificazione delle unità giuridico-economiche basata sugli elementi giuridici che le caratterizzano (definizione, struttura organizzativa e funzioni) in base al Codice Civile, alla Costituzione e dalla legislazione ordinaria rilevante in materia. Per maggiori approfondimenti consultare la classificazione delle forme giuridiche delle unità legali disponibile all’indirizzo http://www.istat.it/it/archivio/6523.

Impresa: unità giuridico-economica che produce beni e servizi destinabili alla vendita e che, in base alle leggi vigenti o a proprie norme statutarie, ha facoltà di distribuire profitti realizzati ai soggetti proprietari siano essi privati o pubblici. Il responsabile è rappresentato da una o più persone fisiche, in forma individuale o associata, o da una o più persone giuridiche. Tra le imprese sono comprese le imprese individuali, le società di persone, le società di capitali, le società cooperative, le aziende speciali di comuni o province o regioni. Sono considerate imprese anche i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.

Impresa sociale: ente del terzo settore che esercita in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. La fattispecie dell’impresa sociale è disciplinata dal decreto legislativo 3 luglio 2017, n.112, che ha abrogato il decreto legislativo n. 155/2006. Tuttavia, fino alla piena operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore continuano ad applicarsi le norme previgenti agli enti iscritti al registro delle imprese sociali (art. 101, d.lgs. n. 117/2017 e successive circolari in materia emesse dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali).

Istituzione non profit: unità giuridico-economica dotata o meno di personalità giuridica, di natura privata, che produce beni e servizi destinabili o non destinabili alla vendita e che, in base alle leggi vigenti o a proprie norme statutarie, non ha facoltà di distribuire, anche indirettamente, profitti o altri guadagni diversi dalla remunerazione del lavoro prestato ai soggetti che la hanno istituita o ai soci.

Onlus: ente privato (associazione, comitato, fondazione, società cooperativa e altro ente di carattere privato) costituito con l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale e per lo svolgimento di attività in uno o più dei seguenti settori: assistenza sociale e socio-sanitaria, assistenza sanitaria, beneficenza, istruzione, formazione, sport dilettantistico, tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico, tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente, promozione della cultura e dell’arte, tutela dei diritti civili, ricerca scientifica (art. 10, d.lgs. n. 460/1997).Gli articoli del d.lgs n. 460/1997 che disciplinavano il riconoscimento della qualifica di Onlus sono stati abrogati dal d.lgs. n. 117/2017 (art. 102), tuttavia, fino alla piena operatività del Registro unico nazionale del terzo settore continuano ad applicarsi le norme previgenti agli enti iscritti all’anagrafe delle Onlus (art. 101, d.lgs. n.117/2017 e successive circolari in materia emesse dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali).

Organizzazione di volontariato: Ente del terzo settore costituito in forma associativa che svolge attività di interesse generale, prevalentemente a favore di terzi, avvalendosi in modo predominante del volontariato dei propri associati. Le organizzazioni di volontariato sono state introdotte nell’ordinamento italiano dalla Legge Quadro n. 266/1991 successivamente abrogata dal d.lgs. 117/2017 (art. 102). Tuttavia, fino alla piena operatività del Registro unico nazionale del terzo settore continuano ad applicarsi le norme previgenti agli enti iscritti ai registri regionali delle organizzazioni di volontariato (art. 101, d.lgs. n. 117/2017 e successive circolari in materia emesse dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali).

* * * * * * *


Struttura e profili del settore non profit

Anno 2018

L’Istat aggiorna al 2018 le informazioni sul numero di istituzioni non profit attive in Italia e sulle loro principali caratteristiche strutturali a partire dai dati del registro statistico. Nella strategia dei censimenti permanenti1, avviati dall’Istat nel 2016, il registro è aggiornato annualmente attraverso l’integrazione di diverse fonti amministrative mentre ogni tre anni, l’informazione sul settore viene completata dalla rilevazione campionaria. In tal modo viene garantita sia la necessaria profondità ed articolazione del quadro informativo di carattere strutturale sia l’analisi in serie storica.

Il settore non profit si conferma in crescita

Al 31 dicembre 2018 le istituzioni non profit attive in Italia sono 359.574 e, complessivamente, impiegano 853.476 dipendenti2. Il numero di istituzioni non profit aumenta con tassi di crescita medi annui sostanzialmente costanti nel tempo (intorno al 2%) mentre l’incremento dei dipendenti, pari al 3,9% tra il 2016 e il 2017, si attesta all’1,0% nel biennio 2017-2018. Rispetto al complesso delle imprese dell’industria e dei servizi, l’incidenza delle istituzioni non profit continua ad aumentare, passando dal 5,8% del 2001 all’8,2% del 2018, diversamente dal peso dei dipendenti3 che rimane pressoché stabile (6,9%).

Le istituzioni aumentano di più nel Mezzogiorno, i dipendenti diminuiscono nelle Isole

Nel 2018, le istituzioni crescono a un ritmo più sostenuto nelle Isole (+4,5%) e al Sud (+4,1%), in particolare in Sardegna (8,9%), Puglia (7,8%), Calabria (6,8%) e Basilicata (3,8%) mentre il Molise è l’unica regione in cui si riducono (-4,4%). Tali incrementi non modificano significativamente la distribuzione territoriale che permane piuttosto concentrata, con oltre il 50% delle istituzioni attive nelle regioni del Nord (27,1% nell’Italia meridionale e insulare). La diffusione del settore non profit è comunque in aumento nel Mezzogiorno: rispetto al 2017, il numero di istituzioni ogni 10 mila abitanti passa da 48,3 a 50,7 nelle Isole e da 43,7 a 45,7 al Sud.

Nel biennio 2017-2018, i dipendenti impiegati dalle istituzioni non profit crescono di più nel Nord-est (+2,6%) e al Sud (+1,4%) mentre sono in flessione nelle Isole (-1,2%). Le regioni maggiormente interessate dall’incremento dei dipendenti sono Molise (+8,4%), Friuli–Venezia giulia (+4,2%), Emilia-Romagna (+3,8%) e Campania (+3,2%).

Al contrario, si registra una diminuzione dei dipendenti in Calabria (-2,8%), Basilicata (-2,8%), Sicilia (-2,1%) e Valle d’Aosta (-1,4%). Dal punto di vista territoriale, i dipendenti risultano ancora più concentrati delle istituzioni, oltre il 57% è impiegato al Nord.

In crescita soprattutto le fondazioni

Tra il 2017 e il 2018, ad eccezione delle cooperative sociali che permangono sostanzialmente stabili (-0,1%), le istituzioni non profit aumentano pressoché in tutte le forme giuridiche, in particolare tra le fondazioni (+6,3%) (Prospetto 3). L’associazione è la forma giuridica che raccoglie la quota maggiore di istituzioni (85,0%), seguono quelle con altra forma giuridica4 (8,4%), le cooperative sociali (4,4%) e le fondazioni (2,2%).

I dipendenti aumentano maggiormente nelle cooperative sociali (+2,4%) e nelle fondazioni (+1,9%), al contrario, diminuiscono tra le associazioni (-3,0%). La distribuzione dei dipendenti per forma giuridica resta piuttosto eterogenea, con il 53,0% impiegato dalle cooperative sociali, il 19,2% dalle associazioni e il 12,2% dalle fondazioni.

Circa due istituzioni su tre attive nel settore della cultura, sport e ricreazione

Rispetto al 2017, le istituzioni non profit che presentano un incremento più elevato sono quelle attive nei settori della tutela dei diritti e attività politica (+9,9%), dell’assistenza sociale e protezione civile (+4,1%), della filantropia e promozione del volontariato (+3,9%) e delle relazioni sindacali e rappresentanza interessi (+3,7%).

La distribuzione delle istituzioni non profit per attività economica rimane pressoché invariata, con il settore della cultura, sport e ricreazione che raccoglie quasi due terzi delle unità (64,4%), seguito da quelli dell’assistenza sociale e protezione civile (9,3%), delle relazioni sindacali e rappresentanza interessi (6,5%), della religione (4,7%), dell’istruzione e ricerca (3,9%) e della sanità (3,5%) (Prospetto 4).

Nel biennio 2017-2018, i dipendenti crescono in misura relativamente maggiore nei settori della religione (+5,8%), della filantropia e promozione del volontariato (+3,4%), dello sviluppo economico e coesione sociale (+3,3%) mentre diminuiscono in quelli della tutela dei diritti e attività politica5 (-12,1%), della cultura, sport e ricreazione (-11,3%) e della cooperazione e solidarietà internazionale (-3,1%).

Anche la distribuzione del personale dipendente è abbastanza concentrata in pochi settori quali: assistenza sociale (37,3%), sanità (21,8%), istruzione e ricerca (15,0%) e sviluppo economico e coesione sociale (12,0%).

Senza lavoratori dipendenti oltre otto istituzioni non profit su dieci

Nel complesso l’85,5% delle istituzioni non profit opera senza dipendenti ma nei settori dello sviluppo economico e coesione sociale e dell’istruzione e ricerca la quota è molto inferiore, rispettivamente 29,8% e 42,1%.

In questi due settori più di una istituzione su cinque impiega almeno dieci lavoratori, percentuale che permane sopra il 10% anche nei settori della sanità (13,3%) e dell’assistenza sociale e protezione civile (12,7%). Diversamente, nei settori della cultura, sport e ricreazione, della filantropia e promozione del volontariato e dell’ambiente oltre il 90% delle istituzioni opera senza impiegare personale dipendente per lo svolgimento delle proprie attività.

Nei settori dello sviluppo economico e coesione sociale e della cultura, sport e ricreazione più di una istituzione su quattro è stata costituita nel quinquennio 2014-2018, contrariamente ai settori della religione, della filantropia e promozione del volontariato, dell’istruzione e ricerca e della sanità dove tale quota è inferiore al 15%.

Organizzazioni di volontariato e Onlus concentrate nell’assistenza sociale e protezione civile

Attraverso il settore di attività prevalente si possono caratterizzare le principali forme organizzative delle istituzioni non profit (Prospetto 6). Le organizzazioni di volontariato si concentrano nei settori di attività che rientrano nel loro ambito di intervento tradizionale: assistenza sociale e protezione civile (41,9%) e sanità (23,5%). Le Onlus, oltre a concentrarsi nel settore dell’assistenza sociale e protezione civile (42,7%), sono più attive in quello della cooperazione e solidarietà internazionale (17,1%).

Le imprese sociali6, oltre a essere più presenti nei settori peculiari della cooperazione sociale, cioè assistenza sociale e protezione civile (45,1%) e sviluppo economico e coesione sociale (32,4%), sono più diffuse anche nel campo dell’istruzione e ricerca (9,5%).

E’ invece più eterogenea la distribuzione delle associazioni di promozione sociale, attive prevalentemente nel settore della cultura, sport e ricreazione (82,7%).

Le principali forme organizzative delle istituzioni non profit si differenziano anche in base alla composizione delle risorse umane impiegate per lo svolgimento delle attività (Figura 2). Le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale operano prevalentemente senza impiegare personale dipendente (89,7% e 88,2%, rispettivamente) e, in misura minore, anche le Onlus (77,9%) contrariamente alle imprese sociali che nell’80,8% dei casi utilizzano personale dipendente.

Istituzioni non profit principali beneficiarie del cinque per mille

Nel 2018, le istituzione non profit iscritte nell’elenco degli enti destinatari del cinque per mille sono 60.425, pari al 16,8% del totale (Prospetto 7). La scelta operata dai contribuenti al momento della dichiarazione dei redditi per la destinazione del cinque per mille dell’Irpef ha premiato maggiormente le istituzioni non profit operanti nei settori dell’assistenza sociale e protezione civile (25,0%), dell’istruzione e ricerca (23,2%), della sanità (15,6%) e della cooperazione e solidarietà internazionale (12,3%).

Diversamente, il settore della cultura, sport e ricreazione (12,0%) sebbene raccolga oltre il 40% delle istituzioni non profit destinatarie del cinque per mille ha ricevuto il 12,0% delle preferenze dei contribuenti. In effetti, il numero di scelte è piuttosto variabile in termini mediani: più elevato nei settori della cooperazione e solidarietà internazionale (75) e della sanità (72); più basso in quelli dello sviluppo economico e coesione sociale (16) e della cultura, sport e ricreazione (24). La distribuzione degli importi rispetto al settore di attività dell’istituzione non profit beneficiaria è piuttosto simile a quella delle scelte dei contribuenti.

Per quanto riguarda la forma organizzativa, le scelte operate dai donatori del cinque per mille hanno interessato principalmente le Onlus (34,8%) e meno le imprese sociali (3,6%). Infatti, considerando la mediana, il numero delle scelte è pari a 57 tra le Onlus, scende a 46 tra le organizzazioni di volontariato ed è più basso tra le associazioni di promozione sociale (24) e le imprese sociali (22).

* * * * * * *

2020-10-12__ Non Profit 001

2020-10-12__ Non Profit 002

2020-10-12__ Non Profit 003

2020-10-12__ Non Profit 004

2020-10-12__ Non Profit 005

2020-10-12__ Non Profit 006

2020-10-12__ Non Profit 008