Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Confcommercio-Censis. Pil aprile -24%, maggio -16%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-26.

Giulio Romano. Mantova. Palazzo Te. Caduta dei Giganti. 002 Particolare

Confcommercio e Censis hanno pubblicato il rapporto annuale congiunto.

«il 42,3% delle famiglie ha visto ridursi l’attività lavorativa e il reddito, il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l’attività, il 23,4% è finito in Cig»

«Quasi 6 famiglie su 10 nutrono il timore di perdere il posto di lavoro»

«il 52,8% vede “nero” per la propria famiglia»

«la percentuale sale al 67,5% con riferimento alle prospettive del Paese»

«una significativa contrazione di consumi pari a circa 900 euro procapite»

«tra il 2007 e il 2019, infatti, ciascun italiano ha perso oltre 21.600 euro di ricchezza»

«-48,5% per i servizi di alloggio e -33,3% per bar e ristoranti»

«Pil …. con veri e propri crolli ad aprile e maggio stimati, rispettivamente, in un -24% e -16%»

«si stima per il 2020 un crollo dei consumi pari a quasi 84 miliardi di euro (-8% rispetto al 2019),valutazione prudenziale che, non si esclude, potrebbe anche peggiorare»

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Le stime fatte dal rapporto apparirebbero essere molto verosimili.

Il danno però potrà essere valutato in tutta la sua portata quando saranno disponibili i macroindicatori dopo qualche mese dalla riapertura dell attività.

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Confcommercio. Fiducia e consumi: è “salato” il conto del Covid-19

Rapporto Confcommercio-Censis: le famiglie vedono “nero” per il proprio futuro e per quello del Paese. Il 30% questa estate non farà vacanze, saltati gli acquisti di mobili, auto ed elettrodomestici.

A causa della crisi sanitaria e del conseguente lockdown il 42,3% delle famiglie ha visto ridursi l’attività lavorativa e il reddito, il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l’attività e il 23,4% è finito in Cig. Sono alcuni dei dati più significativi contenuti nel rapporto annuale Confcommercio-Censis  su fiducia, consumi e impatto del Covid-19. Dallo studio emerge inoltre che quasi sei famiglie su dieci temono di perdere il posto di lavoro e che resta molto ampia la fascia di chi, dopo la riapertura del Paese, guarda al futuro con pessimismo: il 52,8% vede “nero” per la propria famiglia, percentuale che sale al 67,5% con riferimento alle prospettive del Paese.

Quanto ai consumi, infine, il 23% ha dovuto rinunciare definitivamente all’acquisto di beni durevoli (mobili, elettrodomestici, auto) già programmati e il 48% a qualunque forma di vacanza (week end, ponti, Pasqua, vacanze estive). A quest’ultimo proposito, oltre la metà delle famiglie non ha programmato nulla e circa il 30% rimarrà a casa non avendo disponibilità economica (percentuale che sale al 57% per i livelli socio economici bassi). Solo il 9,4% si permetterà il “lusso” di partire ma con una riduzione di budget e di durata.

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Confcommercio.  Nel 2020 crollo dei consumi pari a 84 miliardi di euro

Secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio sugli effetti del lockdown, tre quarti della perdita sarà nei settori abbigliamento, alberghi e ristorazione, tempo libero, autoveicoli.

In base alle nuove ipotesi di progressiva e graduale riapertura delle attività economiche, e mantenendo la data del primo ottobre come la più realistica per il ritorno a una fase di totale normalità, seppure con l’attivazione di protocolli di sicurezza che modificheranno i comportamenti di famiglie e imprese, si stima per il 2020 un crollo dei consumi pari a quasi 84 miliardi di euro (-8% rispetto al 2019),valutazione prudenziale che, non si esclude, potrebbe anche peggiorare. Queste le stime aggiornate dell’Ufficio Studi Confcommercio sugli effetti del lockdown a causa del coronavirus.

Oltre tre quarti della perdita dei consumi – prosegue la nota – sono concentrati in pochi settori di spesa: vestiario e calzature, automobili e moto, servizi ricreativi e culturali, alberghi, bar e ristoranti. Questi ultimi due, in particolare, sono i comparti che registrano le cadute più pesanti: -48,5% per i servizi di alloggio e -33,3% per bar e ristoranti. Per questi due importanti settori le stime sono molto prudenziali: le cadute potrebbero risultare a consuntivo decisamente più gravi se il ritorno alla “nuova” normalità sarà particolarmente lento.

E’ evidente che con un crollo della domanda così pesante la sopravvivenza stessa di questi comparti di attività economica è messa a serio rischio. Molto dipenderà dall’efficacia dei provvedimenti del Governo di sostegno alla produzione e al consumo, sia quelli già adottati sia quelli futuri. La strategia più logica e immediata di sostegno si riassume nella trasformazione delle perdite di reddito del settore privato, causate dalla chiusura forzata per il lockdown, in maggiore debito pubblico. Questo pilastro dei trasferimenti a fondo perduto a famiglie e imprese sembra in via di rafforzamento, e ciò offre qualche speranza per la ripresa.

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Tracollo del Pil, giù del 24% ad aprile.

E a maggio flessione del 16%. Dal 2007 ogni italiano ha perso in media 22 mila euro di ricchezza. Questa estate un italiano su tre non andrà in vacanza.

Dopo un 2019 chiuso in forte rallentamento, il 2020 è iniziato – secondo l’Ufficio Studi Confcommercio – con un calo tendenziale del Pil del 4,8% nel primo trimestre e con veri e propri crolli ad aprile e maggio stimati, rispettivamente, in un -24% e -16%. Il dato emerge dal rapporto annuale Confcommercio-Censis su fiducia, consumi e impatto del Covid-19.

La crisi da Covid-19 “si è abbattuta su un’economia già fortemente debilitata: tra il 2007 e il 2019, infatti, ciascun italiano ha perso oltre 21.600 euro di ricchezza”. “Un conto molto salato, prevalentemente a causa delle forti perdite di ricchezza immobiliare e finanziaria, alla cui cifra complessiva contribuisce anche una significativa contrazione di consumi pari a circa 900 euro procapite”, si legge.

Per le vacanze estive, oltre la metà delle famiglie non ha fatto programmi e il 30% ha già deciso che resterà a casa; solo il 9,4% ci andrà ma con durata e budget ridotti. Focalizzando l’analisi sul tema delle vacanze estive, a regnare è l’incertezza: oltre la metà delle famiglie non ha infatti programmato nulla e circa il 30% rimarrà a casa non avendo la disponibilità economica. Percentuale, quest’ultima, che sale al 57% per i livelli socio economici bassi). Solo il 9,4% si permetterà il “lusso” di partire ma con una riduzione di budget e di durata.

Durante la fase di lockdown alcune attività specifiche sono state impedite e questo ha determinato, tra chi le aveva previste, la rinuncia ad alcune spese: circa la metà delle famiglie ha dovuto rinunciare definitivamente a periodi di vacanza già programmati e il 23% all’acquisto di beni durevoli, come mobili, elettrodomestici, auto. Per molte famiglie invece non si è trattato di una rinuncia definitiva ma di un rinvio alla fine dell’emergenza.