Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Senza categoria

Francia e Cina. Renault in crisi e fuori dal mercato cinese.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-24.

Mela con il Coltello tra i Denti. - Copia

La Renault è una società multinazionale produttrice di automezzi con sede legale a Boulogne-Billancourt. Nel 2017 aveva fatturato 58.77 miliardi come Renault SA e 46.923 miliardi come Renault sas. Ha 181.344 dipendenti.

La Renault SA, Gruppo Renault, ha al momento queste partecipazioni, dirette oppure indirette:

Francia Renault s.a.s. (100%)

Francia RCI Banque SA (100%)

Paesi Bassi Alliance Rostec Auto b.v. (82,45%)

Russia AvtoVAZ (64,6%)

Russia Lada (100%)

Svizzera Renault Finance SA (100%)

Francia Société des Automobiles Alpine (100%)

Corea del Sud Renault Samsung Motors (79.91%)

Romania Dacia (99.43%)

Giappone Nissan Motor (43.4%)

Germania Daimler AG (1.55%)

Cina Dongfeng Renault Automotive CO Ltd. (50%)

L’azionariato di Renault SA è costituito dalla Repubblica Francese 15.01%, Nissan Finance 15%. BlackRock 4.96%,     Daimler 3.10%, Azioni proprie 2.17%, Dipendenti 2.03%.

* * * * * * *

«L’ammiraglia industriale francese si trova in una pessima situazione, avendo visto i suoi stabilimenti e la sua rete commerciale paralizzati dalla crisi del coronavirus e dai lockdown decisi in particolare in Europa, che hanno causato un calo del 76,3% del mercato delle nuove auto nel mese di aprile nel Vecchio Continente»

«Il gruppo era già indebolito avendo registrato la sua prima perdita netta in dieci anni nel 2019. Per questo motivo, il ministro francese aveva già esortato l’azienda ad adattarsi al nuovo momento storico perché altrimenti “potrebbe pure scomparire”»

«A metà maggio il giornale satirico ‘Le Canard enchaine’ prevedeva che la casa automobilistica francese potesse chiudere quattro siti in Francia – Flins, Dieppe, Choisy-le-Roi e le Fonderies de Bretagne – nell’ambito di un piano di risparmio da 2 miliardi di euro che dovrebbe essere presentato il 29 maggio»

«Con i suoi 2.600 dipendenti, l’impianto di Flins, troppo vicino a Parigi, e’ da anni sotto torchio per la sua situazione occupazionale e i suoi rendimenti, al di sotto rispetto alla fabbrica più performante di Maubeuge. Da Flins sono usciti alcuni tra i modelli più popolari di Renault, tra cui Dauphine, 4L, R5 e Clio, la cui produzione è stata poi delocalizzata in Slovenia e Turchia.»

«Lo stabilimento di Flins a Yvelines impiega 2.600 persone e assembla le city car Zoe’ (elettriche) e la Micra del partner giapponese Nissan»

«Secondo il quotidiano economico Les Echos la direzione Renault potrebbe decidere di procedere ad una profonda trasformazione di Flins, ancora tutta de definire, accogliendo presumibilmente l’attività della fabbrica di Choisy-le-Roi – 263 dipendenti – specializzata in ricondizionamento di parti meccaniche»

«Nel primo trimestre 2020 le vendite di aiuto in Cina sono calate del 43% ma erano in discesa già nei due anni precedenti»

«La presenza di Renault in Cina era già in crisi prima dell’epidemia di coronavirus e la diffusione del virus ha accelerato la sua uscita di scena»

«La francese Renault smetterà di produrre auto non elettriche in Cina e metterà fine alla sua joint venture paritaria con la cinese Dongfeng Motor. In pratica la casa francese chiude il grosso delle sue attività sul più grande mercato dell’auto del mondo»

* * * * * * *

Come tutte le società produttrici di automezzi, anche la Renault si trova ad affrontare un periodo di crisi. Già la sua produttività era calata nettamente negli anni precedenti ed i triboli legali non avevano, e tuttora non hanno certo concorso ad attenuare la discesa. Le conseguenze dei lockdown hanno semplicemente aggravato la situazione.

La presenza in Francia sta diventando sempre più difficile, e gli stabilimenti di Flins, Dieppe, Choisy-le-Roi e le Fonderies de Bretagne non sono per nulla produttivi: dovrebbero essere chiusi.

A questo si aggiunga l’uscita dal mercato cinese, sostenuta solo in parte da problematiche economiche.

I cinesi non gradiscono troppo il collaborare con società francesi e nipponiche.

*


Renault chiude il grosso delle sue attività in Cina.

La presenza della casa francese era già in crisi prima dell’epidemia di coronavirus e la diffusione del virus ha accelerato la sua uscita di scena.

La francese Renault smetterà di produrre auto non elettriche in Cina e metterà fine alla sua joint venture paritaria con la cinese Dongfeng Motor. In pratica la casa francese chiude il grosso delle sue attività sul più grande mercato dell’auto del mondo.

La presenza di Renault in Cina era già in crisi prima dell’epidemia di coronavirus e la diffusione del virus ha accelerato la sua uscita di scena. Il 50% di Renault nella joint venture dovrebbe finire a Dongfeng, ma una decisione ufficiale in questo senso deve ancora essere presa. Nel primo trimestre 2020 le vendite di aiuto in Cina sono calate del 43% ma erano in discesa già nei due anni precedenti. La joint venture era stata siglata nel 2013. 

Renault non lascerà completamente il mercato cinese e fa sapere che manterrà la partecipazione del 25% nel produttore di auto elettriche eGT New Energy Automotive, una joint venture di recente costituzione con Dongfeng e Nissan, che a novembre ha lanciato il suo primo veicolo elettrico, la K-ZE a marchio Renault. Inoltre Renault detiene una partecipazione del 49% in una società di veicoli commerciali elettrici fondata nel 2017 con il produttore di auto statale Brilliance Auto Group.

“Questa nuova strategia cinese migliorerà i vantaggi competitivi della Renault per sostenere la presenza a lungo termine nel mercato cinese e massimizzare le sinergie con Nissan”, ha affermato la società francese in una nota.

*


Renault potrebbe scomparire.

Secondo il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire la casa automobilistica francese dovrebbe essere invece in grado di mantenere il maggior numero possibile di posti di lavoro in Francia, ma allo stesso tempo rimanere competitiva.

Renault potrebbe addirittura scomparire se non riesce a riadattarsi dopo la crisi del coronavirus. Lo ha detto il Ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire alla radio Europa 1.

Secondo Le Maire, lo stabilimento francese della Renault a Flins (che assieme ad altri tre sarebbe a rischio chiusura) non deve fermarsi e la casa automobilistica francese dovrebbe essere invece in grado di mantenere il maggior numero possibile di posti di lavoro in Francia, ma allo stesso tempo rimanere competitiva.

“Sì, la Renault potrebbe scomparire”, ha detto Le Maire, aggiungendo che, tuttavia, il presidente della Renault Jean-Dominique Senard stava lavorando duramente su un nuovo piano strategico, e anche con il sostegno del governo francese. Le Maire aveva anche detto a Le Figaro che non aveva ancora firmato un prestito di 5 miliardi di euro (5,5 miliardi di dollari) per la Renault, e che le discussioni stavano continuando.

A metà maggio il giornale satirico ‘Le Canard enchaine’ prevedeva che la casa automobilistica francese potesse chiudere quattro siti in Francia – Flins, Dieppe, Choisy-le-Roi e le Fonderies de Bretagne – nell’ambito di un piano di risparmio da 2 miliardi di euro che dovrebbe essere presentato il 29 maggio.

Secondo una fonte vicina al dossier, tuttavia, non si tratterebbe di una chiusura a Flins, ma di un arresto della produzione automobilistica per dedicare il sito ad un’altra attività.

Da dove vengono i guai di Renault

Lo stabilimento di Flins a Yvelines impiega 2.600 persone e assembla le city car Zoe’ (elettriche) e la Micra del partner giapponese Nissan. “Per noi è importante sapere qual è la strategia a lungo termine di Renault e come garantiscono che domani i veicoli elettrici saranno localizzati in Francia”, ha chiesto Bruno Le Maire. “Come possono garantire che domani la Francia diventi il primo centro di produzione mondiale di veicoli elettrici per Renault?”, ha insistito il ministro.

In un’intervista a Le Figaro, Le Maire aveva già detto che il gruppo automobilistico francese, di cui lo Stato è azionista storico e possiede il 15% del capitale, “gioca per la sua sopravvivenza”, e ha precisato di non aver ancora dato il via libera a un prestito di cinque miliardi di euro che dovrebbe permettere alla Renault di superare la crisi.

L’ammiraglia industriale francese si trova in una pessima situazione, avendo visto i suoi stabilimenti e la sua rete commerciale paralizzati dalla crisi del coronavirus e dai lockdown decisi in particolare in Europa, che hanno causato un calo del 76,3% del mercato delle nuove auto nel mese di aprile nel Vecchio Continente.

Il gruppo era già indebolito avendo registrato la sua prima perdita netta in dieci anni nel 2019. Per questo motivo, il ministro francese aveva già esortato l’azienda ad adattarsi al nuovo momento storico perché altrimenti “potrebbe pure scomparire”.

In Francia sindacati e governo erano subito scesi sul piede di guerra dopo le anticipazioni sul piano di risparmio da 2 miliardi di euro, oltre a quello strategico per l’alleanza con i giapponesi Nissan e Mitsubishi.

Il premier Edouard Philippe aveva assicurato che il governo sarà “intransigente sulla preservazione” dei siti in Francia se Renault dovesse confermarne la chiusura.

“C’è una forma di responsabilità dell’azienda ad andare avanti, a trasformarsi ma a tenere conto, anche, delle realtà del paese in cui ha sede e di un certo modo di vivere” aveva avvertito Philippe.

Durante il question time in Parlamento, il primo ministro aveva sottolineato che “se Renault è un’azienda mondiale, il suo marchio francese è evidente”. Stesso irrigidimento da parte del sindacato CFE-CGC del gruppo Renault, la prima organizzazione rappresentativa della casa automobilistica, che aveva già manifestato al riguardo le “preoccupazioni” dei dipendenti.

“La CFE-CGC Renault favorisce il dialogo sociale di fronte alle voci” e “pur non avendo l’abitudine di commentare le voci, è consapevole delle preoccupazioni e dei timori che queste suscitano tra i dipendenti e più in particolare quelli dei siti citati”, si leggeva in un comunicato stampa.

I prossimi passi

Saranno cruciali i prossimi giorni, quando il sindacato si riunirà con la direzione generale della Renault, che ha convocato gli organi centrali di rappresentanza del personale. In base al calendario delle consultazioni diffuso, le quattro organizzazioni rappresentative di Renault saranno ricevute separatamente dalla direzione generale del gruppo.

Lunedì toccherà alla CFDT e a seguire, martedì, CFE-CGC, CGT e poi FO. Il Comitato Centrale Sociale ed Economico (CCSE) e il comitato di gruppo si riuniranno ciascuno due volte, mercoledì 27 e giovedì 28 maggio, giorni in cui saranno presentati i due attesi piani aziendali.

Gli stabilimenti in crisi

Con i suoi 2.600 dipendenti, l’impianto di Flins, troppo vicino a Parigi, e’ da anni sotto torchio per la sua situazione occupazionale e i suoi rendimenti, al di sotto rispetto alla fabbrica più performante di Maubeuge. Da Flins sono usciti alcuni tra i modelli più popolari di Renault, tra cui Dauphine, 4L, R5 e Clio, la cui produzione è stata poi delocalizzata in Slovenia e Turchia.

Oggi dall’impianto di Flins esce solo la Micra, che si vende male, motivo per cui il partner giapponese potrebbe annunciare la sua uscita dalla storica fabbrica. Sulla carta, ancora per 4 anni, dovrebbe produrre la macchina elettrica Zoe’, ma i prossimi veicoli potrebbero poi essere fabbricati a Douai (nord), sede di una piattaforma industriale tecnica condivisa con Nissan e Mitsubishi.

Secondo il quotidiano economico Les Echos la direzione Renault potrebbe decidere di procedere ad una profonda trasformazione di Flins, ancora tutta de definire, accogliendo presumibilmente l’attività della fabbrica di Choisy-le-Roi – 263 dipendenti – specializzata in ricondizionamento di parti meccaniche. Altre fonti citano per la futura Flins una possibile attività di progettazione e di produzione di prototipi di nuovi veicoli elettrici o condivisi oltre al montaggio di batterie. 

3 pensieri riguardo “Francia e Cina. Renault in crisi e fuori dal mercato cinese.

I commenti sono chiusi.