Pubblicato in: Istruzione e Ricerca, Medicina e Biologia

SARS-CoV-2. 50% dei soggetti mai esposti ha risposta immunitaria efficiente. – Cell.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-23.

Coronavirus

Il lavoro della Grifoni et Al pubblicato su Cell potrebbe spiegare, almeno in parte, le differenti risposte al coronavirus.

Il raffreddore potrebbe dare una preimmunità al Covid-19 a chi non è mai entrato in contatto col virus

«Una parte della popolazione potrebbe presentare una sorta di preimmunità al SARS-CoV-2 anche senza essere mai entrata in contatto con il virus, probabilmente per via dell’immunizzazione generata da altri, più banali, coronavirus, come quello del raffreddore. E’ quanto ipotizzato da uno studio di un team di ricercatori californiani del Center for Infectious Disease and Vaccine Research presso La Jolla Institute for Immunology, pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell. Gli scienziati hanno analizzato il sangue di una piccola popolazione di pazienti convalescenti (20 persone) e di soggetti mai esposti al virus (altre 20). Il sangue dei soggetti non esposti al virus era stato raccolto tra il 2015 ed il 2018. Nei soggetti convalescenti, si è avuta la conferma di una ottima risposta immunitaria al virus – in questo caso, i ricercatori si sono concentrati su un tipo di cellule del sistema immune chiamate cellule T, ed hanno trovato che il 100% dei convalescenti esprimeva le cellule T che aiutano le B a fare anticorpi e possedeva anche gli anticorpi contro molte delle proteine di SARS-CoV-2, mentre il 70% aveva cellule T di un altro tipo, che intervengono nella distruzione diretta delle cellule infettate dal virus.

Ma la vera sorpresa è arrivata dal sangue dei soggetti mai esposti al virus. In 11 dei 20 campioni è stata riscontrata risposta immune (mediata da cellule T) a SARS-CoV-2. Quindi, una porzione importante della popolazione californiana è stata esposta a qualche coronavirus precedente, che genera una immunità almeno parziale contro il nuovo – forse i coronavirus del raffreddore (il sangue di quei soggetti conteneva infatti anche anticorpi contro due di questi coronavirus del raffreddore). “Un ottima notizia”, commenta il biologo Enrico Bucci, ricercatore in Biochimica e Biologia molecolare e professore alla Temple University di Philadelphia, che allo studio dedica un commento su facebook.

“I soggetti esposti al virus montano una robusta risposta immune, che permane dopo l’infezione, di tipo T”, sottolinea, e “una parte di soggetti mai esposti al virus è “preimmunizzata”, probabilmente a causa dell’incontro con altri coronavirus comuni. Adesso, però – aggiunge – prima che stappate lo champagne, ecco i limiti di questo studio ed alcune altre considerazioni: il campione è molto piccolo; la percentuale di popolazione che può essere “preimmunizzata” non è quindi necessariamente del 50%, ma potrebbe essere molto più piccola (o più grande); il fatto che esistano soggetti le cui cellule T sono in grado di riconoscere il virus, pur non essendo mai stati esposti ad essi, non vuol dire che quei soggetti non svilupperanno sintomi (anche se magari saranno più deboli, chi può dirlo); potenzialmente, se vi è cross-reattività tra coronavirus, l’epidemiologia su base sierologica va a farsi benedire, perché, oltre a cellule T, vi potrebbero essere anche anticorpi cross-reattivi (il significato dei test cambia, e diventa solo immunologico) lo studio va replicato al più presto (su base anche più ampia)”.»

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Due le frasi da enfatizzare, con la usuale cautela.

«Nei soggetti convalescenti, si è avuta la conferma di una ottima risposta immunitaria al virus …. ed hanno trovato che il 100% dei convalescenti esprimeva le cellule T che aiutano le B a fare anticorpi e possedeva anche gli anticorpi contro molte delle proteine di SARS-CoV-2, mentre il 70% aveva cellule T di un altro tipo, che intervengono nella distruzione diretta delle cellule infettate dal virus»

«Ma la vera sorpresa è arrivata dal sangue dei soggetti mai esposti al virus. In 11 dei 20 campioni è stata riscontrata risposta immune (mediata da cellule T) a SARS-CoV-2. Quindi, una porzione importante della popolazione californiana è stata esposta a qualche coronavirus precedente, che genera una immunità almeno parziale contro il nuovo»

Come tutti i riscontri scientifici, anche questo necessita di essere corroborato da parte di studi più vasti.

Questo studio aprirebbe due scenari, simultanei.

Nel primo caso, potrebbe facilitare la strada verso un vaccino ragionevolmente efficiente.

Nel secondo caso, “l’epidemiologia su base sierologica va a farsi benedire“.

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Di conseguenza, nessun facile entusiasmo, ma anche nessun scoramento.

Nota.

Alba Grifoni è da tempo specializzata nello studio delle reazioni crociate. Ne citiamo volentieri una delle sue ultime pubblicazioni.

T Cell Responses Induced by Attenuated Flavivirus Vaccination Are Specific and Show Limited Cross-Reactivity with Other Flavivirus Species.

Journal of Virology. May 4, 2020. https://doi.org/10.1128/JVI.00089-20.

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Alba Grifoni, Daniela Weiskopf, Sydney I. Ramirez, Davey M. Smith, Shane Crotty, Alessandro Sette et Al.

Targets of T cell responses to SARS-CoV-2 coronavirus in humans with COVID-19 disease and unexposed individuals.

Cell, May 14, 2020 DOI: https://doi.org/10.1016/j.cell.2020.05.015

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Highlights.

– Measuring immunity to SARS-CoV-2 is key for understanding COVID19 and vaccine development

– Epitope pools detect CD4+ and CD8+ T cells in 100 and 70% of convalescent COVID patients

– T cell responses are focused not only on spike but also on M, N and other ORFs

– T cell reactivity to SARS-CoV-2 epitopes is also detected in non-exposed individuals

Summary.

Understanding adaptive immunity to SARS-CoV-2 is important for vaccine development, interpreting coronavirus disease 2019 (COVID-19) pathogenesis, and calibration of pandemic control measures. Using HLA class I and II predicted peptide ‘megapools’, circulating SARS-CoV-2−specific CD8+ and CD4+ T cells were identified in ∼70% and 100% of COVID-19 convalescent patients, respectively. CD4+ T cell responses to spike, the main target of most vaccine efforts, were robust and correlated with the magnitude of the anti-SARS-CoV-2 IgG and IgA titers. The M, spike and N proteins each accounted for 11-27% of the total CD4+ response, with additional responses commonly targeting nsp3, nsp4, ORF3a and ORF8, among others. For CD8+ T cells, spike and M were recognized, with at least eight SARS-CoV-2 ORFs targeted. Importantly, we detected SARS-CoV-2−reactive CD4+ T cells in ∼40-60% of unexposed individuals, suggesting cross-reactive T cell recognition between circulating ‘common cold’ coronaviruses and SARS-CoV-2.