Pubblicato in: Commercio, Economia e Produzione Industriale, Senza categoria

Italia. Previsione sul mese di aprile. Produzione Industriale -45.9%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-14.

Produzione Robot 013

Durante il mese di aprile il lockdown ha fatto chiudere la produzione industriale in quasi tutti i paesi europei: calo del pil e della produzione industriale sono solo le logiche conseguenze. Chiudere la produzione per un mese dovrebbe significare in calo di 1/12 di questi indici, ma, tenendo conto che le industrie essenziali hanno continuato bene o male a lavorare e che costituiscono grosso modo la metà della produzione totale, il calo teorico dovrebbe aggirarsi attorno ad 1/24, ossia poco più del 5%. Per contro, le attese sono di cali decisamente più consistenti.

*

La produzione tedesca è calata del 9.2%, mentre per Parigi segna un -16.2%: dovrebbe essere chiaro come tali crolli siano stati sostenuti solo in parte dalla crisi del coronavirus.

«A marzo, aggiunge il Csc, la situazione e’ rapidamente peggiorata, in linea con l’aumento dei contagi. Con Dpcm e è stata decisa la chiusura del 57% delle attività industriali a partire dal 23 marzo (48% della produzione); il restante 43% di imprese ha continuato a lavorare a un ritmo molto ridotto, con poche eccezioni (alimentari e farmaceutico), a causa della più bassa domanda, delle difficoltà della logistica e del parziale blocco delle attività nei principali partner commerciali dove, con ritardo rispetto all’Italia, sono state introdotte misure di contrasto al Covid-19. Ciò si è tradotto in cancellazioni di ordini e blocco ulteriore delle filiere internazionali.»

* * * * * * *

«Secondo Prometeia, la produzione industriale potrebbe subire un tracollo del 45,9% ad aprile, mese durante il quale il lockdown ha fatto sentire per intero il proprio peso sull’industria tricolore. La riduzione della produzione tra marzo e aprile arriverebbe al 61%.»

«La perdita attesa nel II trimestre del 2020 è pari al 28% e l’impatto sul Pil della sola caduta della manifattura sarà nell’ordine del 5%, cui andranno sommate le contrazioni di altri settori come quello delle costruzioni e, in particolare, dei servizi»

«nella prima settimana di riapertura i consumi elettrici sono passati da -20/22% di aprile a -13% nella scorsa settimana»

«Secondo il Fmi, il rapporto deficit/Pil nel 2020 negli Usa sarà di oltre il 15% contro il 5,8% del 2019; in Germania sarà del 5,5% contro un attivo dell’1,4%; in Italia sarà dell’8,3% contro l’1,6% dello scorso anno»

* * * * * * *

Tuttavia il lockdown non ha colpito solamente la produzione industriale ed i servizi.

Tutto il settore artigianale, quello dei lavori stagionali, ed infine anche il lavoro nero, è stato colpito in modo severo.

Se sarebbe sequenziale affermare che riaprendo la produzione industriale la situazione dovrebbe migliorare, questa affermazione sarebbe soltanto parzialmente vera.

Infatti una cosa è produrre ed una ben differente è il vendere il prodotto. Ma la domanda degli altri paesi, anche essi in crisi, così come la domanda interna si è contratta in modo significativo: parte del prodotto esiterà in giacenza di magazzino.

Ma il futuro presenta anche altre ombre non certo rasserenanti.

Questa marcata contrazione del lavoro e, quindi, delle entrate, comporterà una denuncia dei redditi che nel prossimo anno falcidierà le entrate statali, e questo proprio in un momento in cui  le spese nazionali saranno caricate di azioni assistenziali di consistenti volumi.

«È solo l’inizio».

*


Il tonfo della produzione industriale è solo all’inizio

Secondo gli economisti ad aprile andrà ancora peggio. Pesantissimo l’impatto sul Pil. Indispensabile sostenere la domanda che registrerà un inevitabile crollo.

La produzione industriale italiana è in picchiata e peggiorerà ancora ad aprile: gli effetti sul Pil 2020 saranno devastanti, anche se si può immaginare un rimbalzo. In questo quadro è indispensabile che lo Stato italiano sostenga la domanda, che registra un inevitabile crollo, dal momento che i consumatori subiscono il taglio dei redditi o in ogni caso sono frenati nei consumi dalla mancanza di fiducia. Questa l’analisi di economisti e centri studi.

Secondo Prometeia, la produzione industriale potrebbe subire un tracollo del 45,9% ad aprile, mese durante il quale il lockdown ha fatto sentire per intero il proprio peso sull’industria tricolore. La riduzione della produzione tra marzo e aprile arriverebbe al 61%.

Un quadro drammatico

La perdita attesa nel II trimestre del 2020 è pari al 28% e l’impatto sul Pil della sola caduta della manifattura sarà nell’ordine del 5%, cui andranno sommate le contrazioni di altri settori come quello delle costruzioni e, in particolare, dei servizi. Il rimbalzo nei mesi successivi sarà “molto deciso”, pari all’84% a maggio e al 20,6% a giugno, ma “recupererà solo parzialmente le perdite subite”.

L’analisi definisce il quadro “drammatico”, facendo notare che i dati della produzione industriale sono ben peggiori rispetto a quelli di principali Paesi europei (-16% in Francia, -12% in Spagna, -9% in Germania).

Convinto che ad aprile i numeri saranno ancora peggiori è anche Luca Paolazzi, economista partner di Ref Ricerche, secondo cui è inevitabile che il Pil venga rivisto al ribasso. Calcolando che la stima per il primo trimestre era -4,7% e sapendo che la produzione industriale pesa circa un quinto, il Pil risulterebbe già in calo del 5,5%. Ma a questo dato, si aggiungerà quello del fatturato dei servizi privati, che pesa molto di più sul Pil e sarà anch’esso peggiore di quanto avevano imputato per calcolare la variazione trimestrale.

Guardare nell’abisso

“Nessuno riesce a immaginare un crollo di tali dimensioni – osserva Paolazzi – anche se sai che c’è un abisso, guardarci dentro è impressionante. Tutti i dati verranno rivisti”. Secondo la congiuntura flash di Ref, nella prima settimana di riapertura i consumi elettrici sono passati da -20/22% di aprile a -13% nella scorsa settimana. Ora naturalmente saliranno ancora.

“È ovvio immaginare che ci sarà il rimbalzo, perché se riapre il bar anche al 30% della capacità produttiva, il +30% rappresenta una forte ripresa. Il problema è però se e quando si recupereranno i livelli precedenti alla crisi: nutro forti preoccupazioni anche per Paesi dove ci sono state politiche espansive.

Il problema – fa notare l’economista – è il comportamento dei consumatori che frena la domanda: il 69% degli americani ha paura e quindi è titubante nel riprendere le abitudini precedenti al Coronavirus. E’ uno stato d’animo che vale per tutti. A questo si aggiunge che prima di tornare a fare acquisti importanti, si dovranno affrontare le spese rinviate, a partire dalle rate dei mutui e dagli affitti.

Occorre poi fare i conti con la paura del domani: il timore che possa ripetersi l’emergenza sanitaria e l’insicurezza sul fronte del lavoro porta al risparmio precauzionale. Negli Usa si è registrato a marzo un aumento del tasso di risparmio speculare al crollo della fiducia”.

Per far fronte a questa situazione serve, secondo Paolazzi, “iniettare grandi dosi di fiducia”: per prima cosa avere al più presto le terapie e il vaccino per il Covid-19, quindi, sul piano economico, tracciare delle linee di sviluppo che tengano conto delle nuove priorità: sanità, ambiente, informatizzazione. “Se si indica un sentiero di sviluppo che va incontro a queste nuove priorità si rassicurano le persone e si crea un clima sociale più favorevole alla crescita”.

La strada indicata da Fabio Sdogati, professore di Economia internazionale al Mip Politecnico di Milano Graduate School of business, è quella di una spesa pubblica che riesca a compensare il crollo della spesa privata.

Una crisi di domanda

Anche Sdogati stima previsioni sul Pil italiano 2020 “molto buie, le peggiori d’Europa”. “In una crisi di tale gravità – è la sua analisi – le famiglie aumentano i risparmi perché hanno paura. Sono i cosiddetti risparmi precauzionali, superiori a quelli normali. Aumentando il risparmio, diminuisce la spesa e viene a mancare la domanda privata: questo ha effetti devastanti sull’industria manifattura, sui servizi, sull’agricoltura.

Senza domanda, le imprese non investono e non producono. La conseguenza è la disoccupazione e un ulteriore calo dei consumi. È il circolo del moltiplicatore negativo”.

Come spezzarlo questo circolo? “Serve che tutti i governi aumentino la spesa pubblica per compensare la perdita di spesa dei privati. La banca centrale ha già cominciato a fare il suo mettendo a disposizione maggiore liquidità”.

Il dibattito verte quindi su quanto deve spendere il governo: “Gli Usa hanno già stanziato e speso una marea di soldi per trasferire potere acquisto ai consumatori. Il governo italiano è stato rapido a mettere in campo le prime misure ma ora occorre dell’altro di fronte ad una crisi che rischia di generare milioni di nuovi poveri”.

Secondo il Fmi, il rapporto deficit/Pil nel 2020 negli Usa sarà di oltre il 15% contro il 5,8% del 2019; in Germania sarà del 5,5% contro un attivo dell’1,4%; in Italia sarà dell’8,3% contro l’1,6% dello scorso anno.

Un pensiero riguardo “Italia. Previsione sul mese di aprile. Produzione Industriale -45.9%.

I commenti sono chiusi.