Pubblicato in: Medicina e Biologia

Covid-19. Mortalità per infarto triplicata. Non ammazza solo il Covid-19.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-11.

Giulio Romano. Mantova. Palazzo Te. Caduta dei Giganti. 003 Particolare

«La sanità si è concentrata sulla pandemia e i cardiopatici hanno evitato gli ospedali per paura del contagio»

Questo studio è riferito essere in corso di stampa su lo European Heart Journal.

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Facciamoci una domanda.

Ne ha ammazzati di più l’epidemia da coronavirus oppure le altre patologie emergenziali non curate da un servizio sanitario focalizzato solo sul trattamento della pandemia? E con l’idea che il contagio fosse morte certa?

Che senso avrebbe mai una scelta del genere?

Quando si perdono di vista i termini generali di un problema i rimedi scelti fanno spesso più guai che generare benefici.

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«malattie cardiovascolari responsabili di circa 260.000 decessi ogni anno»

«durante il periodo Covid, ha registrato una mortalità tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019: è passata al 13.7% dal 4.1 %.»

«l’aumento è dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente.»

«il tempo tra l’inizio dei sintomi e la riapertura della coronaria durante il periodo Covid è aumentato del 39%»

«Questo ritardo è spesso fatale perché nel trattamento dell’infarto il tempo è un fattore cruciale»

«All’aumento della mortalità è associata una “sorprendente” riduzione dei ricoveri per infarto superiore al 60%.»

«Il calo più evidente ha riguardato gli infarti con occlusione parziale della coronaria ma è stato osservato anche in ben il 26,5% dei pazienti con una forma più grave d’infarto»

«Una riduzione simile a quella dei ricoveri per infarto è stata registrata anche per lo scompenso cardiaco, con un calo del 47% nel periodo Covid rispetto al precedente anno»

«Una riduzione sostanziale dei ricoveri …. è stata osservata anche per la fibrillazione atriale con una diminuzione di oltre il 53 % rispetto alla settimana equivalente del 2019»

«è stata registrata una riduzione del 29,4% di ricoveri per malfunzione di pace-makers, defibrillatori impiantabili e per embolia polmonare»

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Il Ministero della Sanità aveva da tempo pubblicato il Piano per il miglioramento del Sistema di emergenza/urgenza,

Piano – Traccia generale.

«Le situazioni di emergenza urgenza sanitaria rappresentano un evento improvviso, spesso imprevedibile, che mette in pericolo di vita la persona interessata se non viene effettuato, entro pochi minuti, un intervento di soccorso in modo tempestivo e professionale. ….

Permangono ancora, nonostante i chiarimenti forniti dalle Linee guida emanate a cura del Ministero della Sanità problematiche relative al rispetto dei tempi di soccorso (8 e 20 minuti –area urbana ed area extraurbana) il cui rispetto reale richiederebbe una assegnazione di risorse impensabile in una gestione mirante al rispetto del rapporto costo/beneficio.»

Solo a titolo di esempio, oltre le emergenze cardiologiche, si potrebbero ricordare quelle neurologiche, gravi reazioni allergiche e shock anafilattico, le embolie arteriose (ai polmoni, arti e visceri), gli avvelenamenti, gli addomi acuti, etc.

Tutte le emergenze comportano la perdita del paziente, decessi spesso evitabili quando sia possibile spedalizzare d’urgenza in reparti idonei al trattamento specifico.

ISS. Analisi dei pazienti deceduti per coronavirus. Elaborati 68,801 casi.

L’Istituto Superiore di Sanità ha studiato i decessi dovuti al Covid-19, concludendo che

«L’analisi si basa su un campione di 6801 pazienti deceduti e positivi a COVID-19 in Italia.

– l’età mediana è 78 anni, donne 82, uomini 78;

– solo 84/6,801 (1.2%) dei pazienti aveva età inferiore ai 50 anni;

– il 50.7% dei pazienti presentava tre o più gravi patologie, il 25.9% due gravi patologie, il 21.3% una grave patologia.»

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Aver monopolizzato il sistema ospedaliero al trattamento dell’infezione da coronavirus, quasi  fosse l’unica patologia emergenziale, ha per forza di cose decretato la morte di buona quota dei pazienti che presentavano altre situazioni di emergenza in atto.

«La sola emergenza cardiologica,

potrebbe causare più morti che per Covid-19.»

Adesso domandiamoci se tutto ciò abbia un senso logico e rispetti gli elementari canoni di giustizia.

Quando si perdono di vista i termini generali di un problema i rimedi scelti fanno spesso più guai che generare benefici: se poi sono i politici ed i soli specialisti a prendere in mano la conduzione il disastro diventa cosa certa.

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La mortalità per infarto si è triplicata durante l’emergenza Covid.

Una ricerca della Società Italiana di Cardiologia indica le cause: “La sanità si è concentrata sulla pandemia e i cardiopatici hanno evitato gli ospedali per paura del contagio”.

È triplicata la mortalità per infarto in Italia, secondo uno studio condotto dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC), illustrato da Ciro Indolfi Ordinario di Cardiologia Università Magna Graecia di Catanzaro, condotto in 54 ospedali italiani e in corso di pubblicazione sulla prestigiosa rivista European Heart Journal.

La mortalità, tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019, è passata al 13.7% dal 4.1 %. Gli esperti avvertono: abbassare la guardia sulle malattie cardiovascolari, responsabili di circa 260 mila decessi ogni anno, e non ricostruire la rete dell’emergenza cardiologica, potrebbe causare più morti che per Covid-19.

Secondo Indolfi, “l’attenzione della sanità su Covid-19 e la paura del contagio rischiano di vanificare i risultati ottenuti in Italia con le terapie più innovative per l’infarto e gli sforzi per la prevenzione degli ultimi 20 anni”.

Il cattedratico sottolinea che “l’organizzazione degli Ospedali e del 118 in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19 e molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi. Inoltre, per timore del contagio i pazienti ritardano l’accesso al pronto soccorso e arrivano in ospedale in condizioni sempre più gravi, spesso con complicazioni aritmiche o funzionali, che rendono molto meno efficaci le terapie che hanno dimostrato di essere salvavita come l’angioplastica primaria”.

Inolfi avverte che “se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19”.

Lo studio multicentrico nazionale, è stato condotto per valutare i pazienti acuti ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC), nella settimana 12/19 marzo, durante la pandemia di Covid-19, confrontandola con quella dello stesso periodo dello scorso anno.

La ricerca, durante il periodo Covid, ha registrato una mortalità tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019: è passata al 13.7% dal 4.1 %. Carmen Spaccarotella, coautrice dello studio, sotiene che l’aumento è “dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente. Infatti, il tempo tra l’inizio dei sintomi e la riapertura della coronaria durante il periodo Covid è aumentato del 39%”.

“Questo ritardo è spesso fatale perché nel trattamento dell’infarto il tempo è un fattore cruciale”, sottolinea Spaccarotella. L’età media di questi pazienti infartuati è stata di 65 anni. All’aumento della mortalità è associata una “sorprendente” riduzione dei ricoveri per infarto superiore al 60%.

“Il calo più evidente ha riguardato gli infarti con occlusione parziale della coronaria ma è stato osservato anche in ben il 26,5% dei pazienti con una forma più grave d’infarto – afferma Salvatore De Rosa, coautore dello studio –. La riduzione dei ricoveri per infarto è stata maggiore nelle donne rispetto agli uomini e non solo i pazienti con infarto si sono ricoverati meno ma quelli che lo hanno fatto si sono ricoverati più tardi”.

Nonostante la pandemia Covid 19 si sia concentrata nel Nord Italia, la riduzione dei ricoveri per infarto è stata registrata in modo omogeneo in tutto il Paese: Nord e Sud 52,1% e 59,3% al Centro. “Questo dato ci colpisce perché mentre al Nord era logico attendersi una riduzione dei ricoveri, al Sud, dove la percentuale dei contagi è stata significativamente più bassa, la paura di accedere ai servizi sanitari risulta meno coerente in quanto i letti erano disponibili e rimasti non utilizzati”, aggiunge De Rosa.

Una riduzione simile a quella dei ricoveri per infarto è stata registrata anche per lo scompenso cardiaco, con un calo del 47% nel periodo Covid rispetto al precedente anno. Pasquale Perrone Filardi, presidente eletto della SIC, sottolinea che “la riduzione dei ricoveri per scompenso cardiaco è stata simile tra gli uomini e le donne. Una riduzione sostanziale dei ricoveri – prosegue filardi – è stata osservata anche per la fibrillazione atriale con una diminuzione di oltre il 53 % rispetto alla settimana equivalente del 2019, così come è stata registrata una riduzione del 29,4% di ricoveri per malfunzione di pace-makers, defibrillatori impiantabili e per embolia polmonare”.

Dati che spingono la SIC a mobilitarsi. “È necessario ora – avverte Ciro Indolfi  – ricostruire la rete dell’emergenza per tutte le patologie cardiovascolari tempo-dipendenti, ripristinare i letti e gli ambulatori di cardiologia utilizzati in questo periodo per Covid-19 e soprattutto non sottovalutare i sintomi, come ad esempio il dolore di tipo costrittivo al petto o difficoltà respiratorie e rivolgersi subito al 118. È anche fondamentale non abbassare mai la guardia e, anzi, aumentare l’attenzione sulle malattie cardiovascolari responsabili di circa 260.000 decessi ogni anno”, conclude.