Pubblicato in: Medicina e Biologia

ISS. Epidemia Covid-19. Aggiornamento Nazionale.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-10.

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L’Istituto Superiore di Sanità ha rilasciato il 7 maggio il Report

Epidemia COVID-19. Aggiornamento nazionale 7 maggio 2020.

Ne riportiamo stralci e diagrammi, che sono prevalentemente riportati in calce.

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Per una migliore comprensione, sarebbe utile avere presente concetti e dati già riportati.

ISS. Analisi dei pazienti deceduti per coronavirus. Elaborati 68,801 casi.

Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19 in Italia.

«il 50.7% dei decessi presentava 3 o più gravi patologie»

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– Dall’inizio dell’epidemia alle ore 16 del 7 maggio 2020, sono stati riportati al sistema di sorveglianza 214.103 casi di COVID-19 diagnosticati dai laboratori di riferimento regionale come positivi per SARS-CoV–2 (10.558 casi in più rispetto al 30 aprile 2020). È stata confermata la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 nel 99% dei campioni inviati dai laboratori di riferimento regionale e processati dal laboratorio nazionale di riferimento (ISS). Sono stati notificati 27.955 decessi (2.100 decessi in più rispetto al 30 aprile 2020).

 – La Figura 1 mostra l’andamento del numero di casi di COVID-19 segnalati per data di prelievo/diagnosi (disponibile per 210.792/214.103 casi). La curva epidemica mostra un andamento in crescita delle nuove diagnosi fino al 20 marzo 2020 seguito da un decremento costante. Tuttavia, si sottolinea che le diagnosi più recenti potrebbero essere sottostimate a causa di un ritardo nella notifica (particolarmente per i giorni nel box grigio).

– La data di inizio sintomi è al momento disponibile solo in 128.038 dei 214.103 casi segnalati. Questo può essere dovuto al fatto che una parte dei casi diagnosticati non ha ancora sviluppato sintomi e/o dal mancato consolidamento del dato dovuto al sovraccarico di lavoro a cui sono sottoposti gli operatori che devono reperire e riportare i dati in piattaforma. La Figura 2 mostra la distribuzione dei casi per data inizio dei sintomi, che evidenzia come i primi casi sintomatici risalgano alla fine di gennaio, con un andamento in crescita del numero di casi fino al 13 marzo 2020. Il fatto che il picco dei casi per data di inizio sintomi sia stato raggiunto qualche giorno dopo l’adozione delle misure di restrizione nazionali (“lockdown”) conferma che tali misure hanno avuto un impatto nell’invertire l’andamento delle infezioni.

– Il tempo mediano trascorso tra la data di insorgenza dei primi sintomi e la data di diagnosi è di 5 giorni per il periodo 20 febbraio al 10 marzo (calcolato su 11.605 casi), di 6 giorni per il periodo 11-31 marzo (68.964 casi), di 7 giorni dal 1-10 aprile (22.848 casi), di 6 giorni dal 11 al 20 aprile (11.447 casi), 10 giorni dal 21 al 30 aprile (6.435 casi) ed infine di 9 giorni dal 1 al 6 maggio (901 casi).

– La gravità clinica dei pazienti non è riportata in tutte le Regioni/PPAA in modo standardizzato secondo le modalità previste dalla sorveglianza COVID-19, ma si sta procedendo alla raccolta di tale informazione. Attualmente la gravità clinica è disponibile per 45.896 casi, di cui 9.368 (20,4%) asintomatici, 6.872 (15%) pauci-sintomatici, 5.315 (11.6%) con sintomi per cui non è specificato il livello di gravità, 15.167 (33,0%) con sintomi lievi, 7.773 (16,9%) con sintomi severi tali da richiedere ospedalizzazione, 1.401 (20.4%) con quadro clinico di gravità critica che richiede ricovero in Terapia Intensiva.

– L’informazione sul luogo di trattamento è disponibile per 145.025 casi (67,7% del totale), di cui 22.793 (15,7%) risultano ospedalizzati. Di questi ultimi, 1.471 (6,4%) sono ricoverati in Terapia Intensiva. Attualmente, questo dato non è classificato in tutte le Regioni/PPAA in modo standardizzato, secondo le modalità previste dalla sorveglianza COVID-19, ma si sta procedendo alla raccolta di tale informazione. Pertanto, i dati sullo stato clinico e sul reparto di degenza saranno soggetti a modifiche dovute al loro progressivo consolidamento.

– La Figura 3 mostra i dati cumulativi, riportati dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile al 7 maggio 2020, sulla condizione di ricovero e isolamento e sugli esiti dei casi di COVID-19 diagnosticati dai laboratori di riferimento regionale. Si sottolinea che il numero di casi riportato in Figura 3 è un numero aggregato riportato giornalmente dalle regioni attraverso il flusso informativo della Protezione Civile e del Ministero della Salute e, pertanto, differisce dal dato individuale (soggetto a un maggior ritardo di notifica) riportato nella piattaforma della sorveglianza Covid-19.

– La Tabella 3 riporta la distribuzione per fascia di età e sesso dei casi con un’età <18 anni. Complessivamente i casi diagnosticati in questa fascia di età sono l’1,7% del totale. Tra essi il 14,1% ha un’età inferiore ai 2 anni; il 68,9% ha una età >6 anni. La Tabella 4 riporta, per i casi per cui l’informazione è disponibile (2.850/3.752=76%), il dato sul luogo di trattamento. Complessivamente sono ospedalizzati circa il 3,7% dei casi <18 anni. La percentuale dei casi ospedalizzati è maggiore tra i casi con età <2 anni.

– Un’analisi dell’informazione relativa al luogo di esposizione, disponibile per 9.360/72.708 casi, diagnosticati a partire dal 7 aprile 2020 ad oggi, ha evidenziato che 5.468 casi (58,4%) hanno contratto la malattia in una residenza sanitaria assistenziale o una comunità per disabili, 1.712 (18,3%) casi si sono contagiati in ambito familiare, mentre 816 casi (8,7%) si è contagiato in ospedale o in ambulatorio. In Tabella 5 è riportato il luogo di esposizione per tutti i casi per cui l’informazione è disponibile. I dati, benché disponibili per un numero limitato di casi (12% del totale) sono in linea con quanto atteso a seguito delle misure di distanziamento sociale messe in atto a partire dal 9 marzo 2020. Una raccolta sistematica dell’informazione sul luogo di esposizione permetterebbe una valutazione più accurata dei contesti in cui sta avvenendo la trasmissione della malattia in questa fase della pandemia.

– Sono stati diagnosticati 23.925 casi tra operatori sanitari (età mediana 48 anni, 30,4% di sesso maschile), pari al 11,1% dei casi totali segnalati. La tabella 6 riporta la distribuzione dei casi segnalati per classe di età e la letalità osservata in questo gruppo di popolazione.

– I dati indicano che la letalità tra gli operatori sanitari è inferiore rispetto alla letalità totale (vedi Tabella 1), verosimilmente perché gli operatori sanitari asintomatici e pauci-sintomatici, sono stati maggiormente testati rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, va anche sottolineato che l’informazione sull’esito della malattia non è nota per un numero elevato di casi.


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