Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Protezione sociale. Nel 2019 spesi 479 miliardi. È insostenibile.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-05.

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L’Istat ha rilasciato il Report La protezione sociale in Italia e in Europa.

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«Nel 2019 sono stati spesi dalle Amministrazioni pubbliche quasi 479 miliardi per sollevare le famiglie da rischi, eventi o bisogni inclusi nella protezione sociale»

«Per finanziare l’intero sistema della protezione sociale pubblica sono stati messi a disposizione quasi 500 miliardi nel 2019, provenienti per oltre la metà da imposte e per il 48% da contributi sociali»

«Il sistema della protezione sociale pubblica è costato complessivamente 496 miliardi di euro nel 2019: il 96,5% per offrire prestazioni sociali alle famiglie (478,7 miliardi), il 2,1% per i servizi amministrativi, ovvero le spese di funzionamento delle strutture che erogano le prestazioni (10,2 miliardi), l’1,4% per altri costi di mantenimento del sistema (7 miliardi).»

«Il finanziamento prevalente è arrivato sotto forma di trasferimenti da parte delle Amministrazioni pubbliche (50,1%) e di contributi sociali (48,3%) e solo in minima parte da altre tipologie di finanziamento, quali trasferimenti da privati, interessi sui prestiti erogati alle famiglie dagli enti di previdenza e altro (complessivamente, l’1,6%).»

«Il peso preponderante delle entrate da trasferimenti pubblici caratterizza il nostro sistema di protezione sociale negli ultimi anni, in cui la sanità e l’assistenza sono integralmente a carico della fiscalità generale mentre la previdenza è in larga parte finanziata dal versamento dei contributi sociali.»

«Fino al 2011 erano invece i contributi sociali a rappresentare la prima fonte di finanziamento. Dall’anno seguente la situazione si capovolge e persiste fino a oggi, nonostante la crescita consistente della riscossione di contributi negli ultimi tre anni (+3,1% annuo in media negli anni 2017-2019), dopo un lungo periodo di dinamica quasi nulla (+0,4% tra il 2009 e il 2016)»

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La Ragioneria Generale dello Stato ci provvede dei seguenti dati, nel Report Bilancio semplificato dello Stato – Anno 2019 – Quadro generale.

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«Il documento espone i dati delle previsioni del bilancio per il triennio 2019-2021.

Per l’anno 2019, in termini di competenza (Tavola 1.1), le previsioni per le entrate finali sono pari a 578.638 milioni, mentre quelle per le spese finali ammontano a 637.991 milioni; il saldo netto da finanziare si attesta a 59.352 milioni.

In termini di cassa, sempre per l’anno 2019 (Tavola 1.2), il saldo netto da finanziare è di 136.638 comprensivo del fondo di riserva per le autorizzazioni di cassa, che presenta una dotazione di 6.500  milioni.»

Dalle previsioni di bilancio, formulate prima della crisi da Covirus, emerge che a fronte di 660.128 miliardi di spese erano stimati 563.176 miliardi di entrate, con un disavanzo quindi di 96.651 miliardi, da finanziarsi ricorrendo al debito sovrano.

Dovrebbe essere del tutto evidente come i 479 miliardi spesi per la protezione sociale siano del tutto spropositati.

Da entità che provvede la Collettività di servizi infrastrutturali, tenendoli anche in manutenzione, lo stato italiano si è trasformato in una immane organizzazione benefica.

La crisi economica indotta dall’epidemia di Covirus rende questa situazione impossibile da mantenersi nel tempo.

Ci si rende perfettamente conto della portata di quanto affermato, ma ad impossibilia nemo tenetur.

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L’Istat ha rilasciato il Report La protezione sociale in Italia e in Europa.

Nel 2019 sono stati spesi dalle Amministrazioni pubbliche quasi 479 miliardi per sollevare le famiglie da rischi, eventi o bisogni inclusi nella protezione sociale.

La maggior parte delle prestazioni sociali erogate in Italia riguardano la previdenza sociale (66,3%), il 22,7% prestazioni di tipo sanitario e solo l’11% di assistenza sociale. Negli anni ’90, la previdenza pesava ancora di più, il 71%, a discapito soprattutto dell’assistenza (circa il 7%).

Le prestazioni sanitarie fornite direttamente da strutture pubbliche costano poco meno di 68 miliardi, ma l’assistenza ospedaliera ha perso rilevanza nel tempo a favore di altre tipologie di servizi sanitari.

Per finanziare l’intero sistema della protezione sociale pubblica sono stati messi a disposizione quasi 500 miliardi nel 2019, provenienti per oltre la metà da imposte e per il 48% da contributi sociali.

Ogni abitante ha ricevuto in media nel 2017 poco più di 8mila euro annui per prestazioni sociali. Con 8.041 euro pro-capite l’Italia si attesta sui livelli medi della Ue28; la forbice è molto ampia: dai 20.514 euro del Lussemburgo ai 1.211 della Bulgaria.

I paesi europei hanno dedicato in media alla vecchiaia il 40,5% di tutte le prestazioni sociali erogate nel 2017, in Italia molto di più, il 48,8%. Le prestazioni per malattia/salute seguono con il 29,7% in Europa, ma sono solo il 23,1% in Italia.