Pubblicato in: Medicina e Biologia, Senza categoria, Unione Europea

Catalogna. Generalitat. Intubare solo chi ha probabilità di vita.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-01.

Catalogna Catalunya

ISS. Analisi dei pazienti deceduti per coronavirus. Elaborati 68,801 casi.

«– sono stati studiati 6,801 casi di decessi in pazienti positivi al Covid-19;

– l’età mediana è 78 anni, donne 82, uomini 78;

– solo 84/6,801 (1.2%) dei pazienti aveva età inferiore ai 50 anni;

– il 50.7% dei pazienti presentava tre o più gravi patologie, il 25.9% due gravi patologie, il 21.3% una grave patologia.»

* * *

«Un documento della Generalitat con le istruzioni al personale sanitario e ai lettighieri»

«Non stiamo scegliendo chi deve vivere e chi no, ma il sistema non può collassare»

«I posti in rianimazione scarseggiano e la Catalogna mette gli ottantenni in fondo alla fila»

«un documento della Generalitat, il governo di Barcellona, con le istruzioni al personale sanitario e ai lettighieri su come convincere le famiglie a non pretendere il ricovero dei più anziani nei reparti di terapia intensiva sta suscitando clamore in Spagna. E divide l’opinione pubblica tra scandalizzati e pragmatici (o cinici).»

«Non stiamo scegliendo chi deve vivere e chi no, …. ma solo chi può sostenere meglio trattamenti aggressivi»

«Il primo triage, insomma è ormai a domicilio e soltanto chi, per età e condizioni generali, mostra concrete possibilità di sopravvivere può sperare di essere intubato»

«Non è mai esistita una cosa simile …. non trasportare al pronto soccorso chi aveva una prognosi grave o poche speranze di vita …. Prima portavamo in ospedale qualunque anziano non autonomo e si tentava di tutto per salvarlo, come se avesse un’aspettativa di vita fino a 200 anni. Adesso si soppesa la qualità del paziente perché il sistema non collassi»

* * * * * * *

Spagna. Costretta a scegliere chi curare.

«Ad impossibilia nemo tenetur»: nessuno può essere costretto a cose impossibili. Questo è un aforisma alla base del diritto delle obbligazioni.

Durante una emergenza quale quella attuale, le usuali regole perdono il loro valore indicativo: è semplicemente impossibile attuarle.»

Ogniqualvolta si tratti della vita umana, ogni scelta, anche la più razionale, è sempre drammatica: ogni caso è una situazione a sé, unica ed irripetibile.

Se il criterio dell’ordine di arrivo ha una sua intrinseca validità, quello di dare la precedenza ai casi curabili o più urgenti è altrettanto valido e, verosimilmente, più corretto.

La quasi totalità dei pazienti ultraottantenni presenta oltre al quadro polmonare da coronavirus una o più gravi patologie, dall’insufficienza renale a quella epatica al diabete mellito scompensato: la rianimazione di tali pazienti non consente di norma di ottenere risultato alcuno. Ma intanto un letto della rianimazione è stato occupato, lasciando fuori casi che avrebbero potuto riprendersi, se intubati.

Curare i pazienti in ordine di arrivo è sicuramente un metodo comodo, perché evita di dover prendere decisioni: la responsabilità della scelta ricade sul caso. Diciamolo francamente: è una fuga dalle proprie responsabilità.

Sicuramente chiunque sia costretto dai fatti a dover prendere una decisione è esposto a commettere degli errori, ma nessuna azione umane sfugge a questa evenienza: del senno di poi son piene le fosse.

A nostro sommesso avviso, la Generalitat ha optato per una scelta comportamentale coraggiosa e responsabile.

*


Coronavirus, la Catalogna sceglie chi intubare e chi no. Ultimi gli ultraottantenni

Un documento della Generalitat con le istruzioni al personale sanitario e ai lettighieri. «Non stiamo scegliendo chi deve vivere e chi no, ma il sistema non può collassare».

I posti in rianimazione scarseggiano e la Catalogna mette gli ottantenni in fondo alla fila: un documento della Generalitat, il governo di Barcellona, con le istruzioni al personale sanitario e ai lettighieri su come convincere le famiglie a non pretendere il ricovero dei più anziani nei reparti di terapia intensiva sta suscitando clamore in Spagna. E divide l’opinione pubblica tra scandalizzati e pragmatici (o cinici).

Le direttive, su carta intestata e in catalano, esortano gli operatori delle ambulanze, chiamati a domicilio per nuovi casi sospetti di contagio da coronavirus, a non accennare al fatto che «i letti in rianimazione non bastano per tutti» come motivo per il mancato ricovero, limitandosi a sconsigliare «cure invasive, come la ventilazione meccanica», se il malato ha più di 80 anni e patologie pregresse. E a suggerire che, in momenti come questi, «morire a casa è l’opzione migliore, se è possibile controllare i sintomi». Per vincere le eventuali insistenze di fronte al diniego, dovrà essere ricordato che al pronto soccorso i parenti non possono entrare e tantomeno visitare il paziente o accompagnarlo nei suoi ultimi momenti. «Non stiamo scegliendo chi deve vivere e chi no – si giustificano gli autori del protocollo -, ma solo chi può sostenere meglio trattamenti aggressivi».

Agli esclusi le squadre d’emergenza sono autorizzate a somministrare ossigeno con la maschera; e poi, dai famigliari distrutti, si congederanno indicando la terapia farmacologia da somministrare ai loro cari per placare la sensazione di annegamento. Il primo triage, insomma è ormai a domicilio e soltanto chi, per età e condizioni generali, mostra concrete possibilità di sopravvivere può sperare di essere intubato.

«Non è mai esistita una cosa simile – ha detto un’infermiera, intervistata da El Mundo, che già qualche giorno fa aveva rivelato le raccomandazioni della Generalitat di non trasportare al pronto soccorso chi aveva una prognosi grave o “poche speranze di vita” -. Prima portavamo in ospedale qualunque anziano non autonomo e si tentava di tutto per salvarlo, come se avesse un’aspettativa di vita fino a 200 anni. Adesso si soppesa la qualità del paziente perché il sistema non collassi».