Pubblicato in: Commercio, Economia e Produzione Industriale, Medicina e Biologia

Istat. Memoria sottoposta alla V Commissione del Senato.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-27.

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L’Istat ha sottoposto alla Commissione del Senato, programmazione economica e bilancio, una ponderosa memoria scritta, che sintetizza numericamente gli effetti dei provvedimenti governativi sul sistema economico.

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«Le imprese, classificate in base all’attività prevalente, attive nei settori le cui attività non vengono sospese sono poco meno di 2,3 milioni di unità su 4,5 milioni (il 48,7% del totale), generano circa due terzi del valore aggiunto complessivo (circa 512 miliardi di euro) ed il 53,1% delle esportazioni totali”. Rileva l’Istat, con riferimento ai Dpcm dell’11 e del 22 marzo, cui sono stati aggiunti i settori della difesa ed aerospazio, a prescindere dalle attività in smart working.

 “Nel 2019, il numero di occupati è pari a 23 milioni 360 mila (media annua); circa i due terzi (il 66%) è occupato in uno dei settori di attività economica ancora attivi, per un totale di 15 milioni 434 mila occupati e il restante 34%, (7 milioni 926 mila occupati) in uno dei settori dichiarati sospesi dal decreto”, scrive ancora l’istituto di statistica, spiegando che la classificazione “non distingue tra quanti possono lavorare in smart working.

Inoltre “è immediato ipotizzare che il gap di produzione/valore aggiunto si determinerà in tutta la sua ampiezza nel secondo trimestre, con tutti gli indicatori e le statistiche relative all’economia e al mercato del lavoro che ne registreranno i risultati”.».

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Riassumendo.

Per effetto dei Dpcm

– sono stati fermati 7.926 milioni di lavoratori;

– sono rimasti attivi 15.434 milioni di lavoratori impiegati in attività economiche che producono 512 miliardi di euro di valore aggiunto, ossia i 2/3 del totale, ed il 53.1% delle esportazioni totali;

– gli effetti econometrici saranno evidenti dai dati relativi al secondo trimestre.

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Il pil potrebbe scendere in tale periodo del 33% circa.

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«La crisi da Covid-19 ha iniziato a investire la popolazione e l’economia cinese in gennaio, toccando con i suoi effetti epidemici l’Italia nell’ultima settimana di febbraio. I primi provvedimenti generalizzati di distanziamento sociale, che hanno provocato da subito ricadute economiche rilevanti, sono stati introdotti nei primi giorni di marzo. Si può dunque essere certi che l’impatto sui dati economici emerga proprio con gli indicatori congiunturali riferiti a tale mese»

«La fase di debolezza dell’economia italiana riscontrata nel corso del 2019 si era aggravata nel quarto trimestre quando la variazione del prodotto interno lordo (Pil), misurato in termini reali, ha messo in evidenza un calo dell’attività dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e il tasso di variazione tendenziale si è azzerato»

«Per il totale dell’economia il valore aggiunto in volume ha registrato nel quarto trimestre una contrazione congiunturale dello 0,3%.»

«Nell’attuale contesto d’incertezza, che non ha precedenti nel dopoguerra, cominciano ad essere annunciati i risultati di esercizi volti a costruire scenari di previsione»

«La Bce ha predisposto il Pandemic emergency purchase programme (PEPP), nuovo programma di acquisto di attività

finanziarie esteso a tutto il 2020. La Commissione Ue ha, con l’attivazione della “general escape clause”, sospeso l’applicazione del Patto di stabilità e crescita»

«Per quanto riguarda le imprese, classificate in base all’attività prevalente, quelle attive nei settori le cui attività non vengono sospese sono poco meno di 2,3 milioni di unità su 4,5 milioni (il 48,7% del totale), generano circa due terzi del valore aggiunto complessivo (circa 512 miliardi di euro) ed il 53,1% delle esportazioni totali. In termini di dimensioni aziendali, le imprese che proseguono la propria attività sono il 50,7% tra le microimprese (quelle con meno di 10 addetti), il 58,7% tra le piccole imprese, il 69,2% tra le medie imprese. Nel segmento delle grandi imprese (quelle con 250 e più addetti), l’incidenza delle aziende che proseguono l’attività è pari al 71,6% per quelle con 250-499 addetti ed al 67,6% per le unità con 500 e più addetti. Infine, la continuità dell’attività coinvolge il 51,2% delle imprese esportatrici e il 48% di quelle non esportatrici»

«Emerge che nel caso delle attività manifatturiere sono inclusi in comparti potenzialmente attivi imprese che pesano per il 37% degli addetti e il 49% dell’intero settore. Per il complesso dei servizi le incidenze sono più elevate (rispettivamente 58 e 60%)»

«Nel commercio, che è il comparto del terziario con maggiore dimensione in termini di occupati (oltre 1,7 milioni), le attività considerate attive incidono per il 50% quanto ad addetti e per il 55% considerando il fatturato.»

«Nel 2019, il numero di occupati è pari a 23 milioni 360 mila (media annua); circa i due terzi (il 66%) è occupato in uno dei settori di attività economica ancora attivi, per un totale di 15 milioni 434 mila occupati e il restante 34%, (7 milioni 926 mila occupati) in uno dei settori dichiarati sospesi dal decreto»

«Tra i dipendenti a tempo indeterminato, quelli occupati nei settori di attività economica ancora attivi sono il 69,6% (10 milioni 429 mila occupati); il valore scende se si passa ai dipendenti a termine (62,7%, pari a 1 milione 922 mila occupati), ai lavoratori autonomi senza dipendenti (60,4»

«Il Servizio Sanitario Nazionale tra il 2010 e il 2017 (ultimo anno con dati disponibili) ha registrato una riduzione di 42.861 unità (-6,7%). Nel 2017 il SSN contava su 603.375 unità di personale, i medici erano 101.100 (-5,9% rispetto al 2010) e il personale infermieristico 253.430 (-3,9%).»

«Nel 2018 il personale medico addetto alle cure primarie ammonta a circa 43 mila medici di medicina generale (MMG) e 7.500 pediatri di libera scelta (PLS). Rispetto al 2010 i MMG sono diminuiti di 2.891 unità e i PLS di 219 unità»

«Nel 2018, secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro, gli occupati del settore turistico inteso in senso ampio sono 1 milione 621 mila, e rappresentano il 7% del totale degli occupati. Negli ultimi anni, grazie a un aumento di 259 mila unità rispetto al 2013, l’incidenza risulta in crescita (era il 6,1%).»

«Le persone disabili fino a 64 anni di età che si avvalgono dei centri diurni risultano circa 44.300 nel 20176, di cui oltre 27.000 nelle strutture a titolarità comunale e circa 17.000 nelle strutture a titolarità privata o di altri soggetti pubblici ma con contribuzione da parte dei Comuni. A questi si aggiungono oltre 60.000 anziani, di cui circa 55.000 in strutture comunali e i rimanenti 5.000 in strutture finanziate dai Comuni.»

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Contributo al Parlamento.

Esame del disegno di legge A.S. 1766 – Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18. Testo completo.

Roma, 25 marzo 2020

Memoria scritta dell’Istituto nazionale di statistica

In questa memoria scritta l’Istat intende offrire un contributo conoscitivo utile all’esame del disegno di legge A.S. 1766 per la conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

È doveroso premettere che l’Istituto alla data odierna non dispone ancora di informazioni in grado di quantificare l’impatto sull’economia italiana delle misure introdotte per contrastare l’emergenza sanitaria, proprio per il brevissimo lasso di tempo intercorso dall’inizio del manifestarsi della crisi e per il rapido succedersi di estensioni e aggiustamenti dei provvedimenti in essere.

La crisi da Covid-19 ha iniziato a investire la popolazione e l’economia cinese in gennaio, toccando con i suoi effetti epidemici l’Italia nell’ultima settimana di febbraio. I primi provvedimenti generalizzati di distanziamento sociale, che hanno provocato da subito ricadute economiche rilevanti, sono stati introdotti nei primi giorni di marzo. Si può dunque essere certi che l’impatto sui dati economici emerga proprio con gli indicatori congiunturali riferiti a tale mese.

Data questa premessa, i dati attualmente a disposizione dell’Istituto consentono di fornire sia un quadro della situazione economica alle soglie della crisi sanitaria (paragrafo 1) sia un’analisi della struttura di alcuni settori, completata da quantificazioni della dimensione di diversi comparti produttivi che può essere di una qualche utilità per valutare l’estensione e l’articolazione dei segmenti di sistema produttivo interessati alle chiusure previste dai Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 e del 22 marzo u.s. (paragrafo 2). Infine il documento mette a disposizione alcune informazioni di contesto in merito a specifici articoli del decreto-legge in discussione (paragrafo 3).

Nota. Il 25 marzo 2020 alle ore 14.29

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