Pubblicato in: Medicina e Biologia

Spagna. Costretta a scegliere chi curare.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-23.

Meynier Charles. Napoleone ritorna all'isola di Lobau. 1809.

Meynier Charles. Napoleone ritorna all’isola di Lobau. 1809.


«Ad impossibilia nemo tenetur»: nessuno può essere costretto a cose impossibili. Questo è un aforisma alla base del diritto delle obbligazioni.

Durante una emergenza quale quella attuale, le usuali regole perdono il loro valore indicativo: è semplicemente impossibile attuarle.

Il caso della Spagna dovrebbe farci riflettere.

«i responsabili dei reparti di terapia intensiva …. hanno deciso che daranno la priorità ai malati che hanno maggiori aspettative di vita per evitare il rischio di un collasso dell’intero sistema sanitario»

«Ammettere un ingresso può significare negarne uno a un’altra persona che potrebbe beneficiarne di più, quindi è necessario evitare il criterio dell’accesso in base agli arrivi …. senza necessariamente guardare all’età anagrafica, ma studiando la situazione sanitaria del paziente»

«le unità di terapia intensiva negli ospedali delle zone più colpite, a cominciare dalla capitale Madrid, si stanno avvicinando al loro limite di capacità»

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Ogniqualvolta si tratti della vita umana, ogni scelta, anche la più razionale, è sempre drammatica: ogni caso è una situazione a sé, unica ed irripetibile.

Se il criterio dell’ordine di arrivo ha una sua intrinseca validità, quello di dare la precedenza ai casi curabili o più urgenti è altrettanto valido e, verosimilmente, più corretto.

Curare i pazienti in ordine di arrivo è sicuramente un metodo comodo, perché evita di dover prendere decisioni: la responsabilità della scelta ricade sul caso. Diciamolo francamente: è una fuga dalle proprie responsabilità.

Sicuramente chiunque sia costretto dai fatti a dover prendere una decisione è esposto a commettere degli errori, ma nessuna azione umane sfugge a questa evenienza: del senno di poi son piene le fosse.

A nostro sommesso avviso i medici spagnoli hanno optato per una scelta comportamentale coraggiosa e responsabile.

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Coronavirus, disastro Europa: Spagna costretta a scegliere chi curare.

La Spagna supera i mille morti per il coronavirus, sfiora i 20 mila contagi e la curva continua crescere. Il picco dell’epidemia è ancora lontano ma intanto, di fronte alla crisi e in un contesto di risorse limitate, i responsabili dei reparti di terapia intensiva si danno linee guida che faranno discutere: hanno deciso che daranno la priorità ai malati che hanno maggiori aspettative di vita per evitare il rischio di un collasso dell’intero sistema sanitario. Le raccomandazioni sono contenuto in un documento sull’emergenza preparato dal gruppo di lavoro di bioetica delle società mediche che rappresentano internisti e intensivisti, due degli specialisti che sono in prima linea nella lotta contro i contagi (la Società spagnola di medicina Intensiva, Critica e Unità Coronarie).

“Ammettere un ingresso può significare negarne uno a un’altra persona che potrebbe beneficiarne di più, quindi è necessario evitare il criterio dell’accesso in base agli arrivi”. Del resto, le unità di terapia intensiva negli ospedali delle zone più colpite, a cominciare dalla capitale Madrid, si stanno avvicinando al loro limite di capacità. Per questo i medici delle terapie intensive si preparano a prendere decisioni difficili di fronte all’eventualità che non ci siano sufficienti camere per curare tutti. E il testo raccomanda di “dare la priorità a quelli che hanno maggiori aspettative di vita”, senza necessariamente guardare all’età anagrafica, ma studiando la situazione sanitaria del paziente.

Intanto il governo lavora per far fronte all’emergenza: ha ordinato la chiusura degli hotel a eccezione di quelli messi a disposizione dei servizi sanitari e dove verranno curati i pazienti più lievi. La Comunità di Madrid (dove c’è il maggiore focolaio, 7.165 contagiati e 678 morti) allestirà un ospedale da campo nel quartiere fieristico Ifema con 5.500 letti ospedalieri e terapia intensiva. L’obiettivo del governo regionale, in collaborazione con l’Unità di emergenza militare, è di “rispondere alla domanda di assistenza” prevista nei prossimi giorni. La zona fieristica già offre, da venerdì, un tetto e 150 camere alle persone senza fissa dimora che non hanno sintomi. Gli esperti dicono che stanno arrivando i giorni più duri, nei prossimi giorni la cifra dei contagi continuerà ad aumentare e il timore è che non bastino nè il materiale di protezione richiesto (vitale per gli operatori sanitari) e neanche i kit con i tamponi per i test.

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