Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Italia. Reparti Terapie Intensive. 5,090 posti.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-19.

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«i reparti direttamente collegati all’area dell’emergenza dispongono per il complesso degli istituti pubblici e privati accreditati di 5.090 posti letto di terapia intensiva (8,42 per 100mila abitanti), 1.129 posti letto di terapia intensiva neonatale (2,46 per 1.000 nati vivi), e 2.601 posti letto per unità coronarica (4,30 per 100mila abitanti)»

«Il numero di posti letto totali in Italia è al di sotto della media dei Paesi Ocse ed è calato del 30% dal 2000 al 2017»

«Sono 3,2 ogni mille abitanti in Italia, 4,7 in media negli altri Paesi»

«Il record è del Giappone che di posti letto per mille abitanti ne ha 13,1, seguito dalla Corea e dalla Germania, con 8»

«nel 2016 il tasso medio dei posti letto negli ospedali in Italia era 2,65»

«il Friuli che ha un tasso di posti letto che è addirittura quasi il doppio rispetto alla media nazionale: 5,02 posti letto ogni 1000 abitanti. All’estremo opposto c’è la Calabria che ha appena 1,95 posti letto ogni mille abitanti. In mezzo, si può dire, c’è l’Emilia Romagna, l’unica Regione che ha aumentato, anche se di pochissimo, il tasso dei posti letto portandolo a 3,14 dal precedente 3,13»

«I posti in terapia intensiva disponibili abitualmente in Lombardia sono al massimo 900 e al momento sono 605 i ricoverati in rianimazione solo per Covid19 nella regione»

«La Regione [Lombardia] poteva contare in situazioni normali su 176 dedicati a patologie specifiche e 724 posti sparpagliati per i bisogni complessivi delle patologie ordinarie, tra strutture pubbliche e private. L’assessore regionale al welfare Giulio Gallera ha annunciato anche l’arrivo di 500 Cpap (macchine per la respirazione assistita) che si aggiungono alle 1.600 già in dotazione (erano 200 al 19 febbraio).»

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Dal 2000 è in corso una significativa riduzione dei posti letto ospedalieri, e con essi anche quelli dei reparti di terapia intensiva. Alla riduzione dei posti letto si è associato l’incremento delle prestazioni in day hospital ed ambulatoriali.

Questa riduzione è stata in parte sostenuta dal miglioramento delle terapie, mediche e chirurgiche, ed in parte dall’esigenza di contenere le spese. A questa riduzione si è associata anche quella di riduzione del personale: poco sentita dai reparti che hanno virato verso l’assistenza ambulatoriale, ma severa per i reparti come le terapie intensive.

Diamo atto alla regione Lombardia di aver decuplicato in pochi giorni la dotazione delle macchine per la respirazione assistita, passate dalle 200 in essere al 19 febbraio, alle attuali 2,100. Tuttavia, mentre i macchinari possono essere reperiti anche d’urgenza, anestesisti ed infermieri con preparazione ad hoc non sono improvvisabili. Tra corso di laurea, specialità ed un ragionevole tirocinio, i tempi di formazione di una anestesista si aggirano attorno ai venti – venticinque anni. Per il personale infermieristico i tempi sono molto più contenuti.

Il richiamo in servizio di personale pensionato è una manovra di estrema urgenza, che però non sana la situazione.

In conclusione, questa epidemia da coronavirus ha permesso di toccare con mano come il sistema sanitario debba essere commisurato alle esigenze ordinarie, ma anche tenendo conto che ci si debba preparare a fronteggiare emergenze quali quella attuale.

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In Italia prima del coronavirus erano 5.090 in tutto i posti in rianimazione. I numeri calano dal 2000

Una gara lampo per attivare 1.100 nuovi posti letto in terapia intensiva nell’arco di 15 giorni. E’ quanto sta facendo Consip, la centrale di acquisti della pubblica amministrazione. La prima preoccupazione per l’emergenza da coronavirus è questa: non avere posti letto disponibili in terapia intensiva. Il sistema regionale maggiormente sotto stress è quello lombardo, come si vede nel grafico in basso. Qui si possono osservare (con i dati aggiornati all’11 marzo) quanti sono i positivi al Covid19 e qual è la loro situazione al momento. I numeri sono suddivisi tra ricoverati, ricoverati in terapia intensiva e persone positive in isolamento domiciliare.

Il contagio in Lombardia

Sono 223 in più rispetto alla situazione abituale i posti letto in terapia intensiva attivati da Regione Lombardia dall’inizio dell’emergenza sanitaria del nuovo coronavirus. Il sistema sanitario lombardo è stato messo a dura prova e, senza interventi straordinari, i posti letto abitualmente disponibili non sarebbero bastati. I posti in terapia intensiva disponibili abitualmente in Lombardia sono al massimo 900 e al momento sono 605 i ricoverati in rianimazione solo per Covid19 nella regione. E a complicare la situazione c’è la necessità di creare reparti di rianimazione ad hoc per i malati di coronavirus creando quello che viene definito “isolamento a coorte”. L’obiettivo, come si può intuire, è evitare contagi tra un paziente e l’altro.

Regione Lombardia ha attivato, come detto, 223 posti in terapia intensiva e conta di allestirne altri 150 nei prossimi sette giorni. La Regione poteva contare in situazioni normali su 176 dedicati a patologie specifiche e 724 posti sparpagliati per i bisogni complessivi delle patologie ordinarie, tra strutture pubbliche e private. L’assessore regionale al welfare Giulio Gallera ha annunciato anche l’arrivo di 500 Cpap (macchine per la respirazione assistita) che si aggiungono alle 1.600 già in dotazione (erano 200 al 19 febbraio).

Quanti posti letto in terapia intensiva abbiamo in Italia?

Ma quanti sono i posti letto in terapia intensiva in Italia? Dobbiamo andare all’”Annuario statistico del Servizio sanitario nazionale – Assetto organizzativo, attività e fattori produttivi” pubblicato nel settembre 2019 (che presenta i dati aggiornati al 2017) i reparti direttamente collegati all’area dell’emergenza dispongono per il complesso degli istituti pubblici e privati accreditati di 5.090 posti letto di terapia intensiva (8,42 per 100mila abitanti), 1.129 posti letto di terapia intensiva neonatale (2,46 per 1.000 nati vivi), e 2.601 posti letto per unità coronarica (4,30 per 100mila abitanti).

Il numero di posti letto ogni mille abitanti

Potrebbe, però, sorgere una domanda: i posti letto disponibili negli ospedali italiani (in generale) sono diminuiti? Sì. Il numero di posti letto totali in Italia è al di sotto della media dei Paesi Ocse ed è calato del 30% dal 2000 al 2017. Sono 3,2 ogni mille abitanti in Italia, 4,7 in media negli altri Paesi. Il record è del Giappone che di posti letto per mille abitanti ne ha 13,1, seguito dalla Corea e dalla Germania, con 8. Sul versante opposto, come vediamo nel grafico sopra, troviamo in fondo alla classifica ci sono Messico (1,4) Cile (2,1) e Svezia (2,3), ma subito dopo Canada e Regno Unito entrambi con 2,5. Per fare un confronto internazionale dobbiamo utilizzare i dati relativi al 2017.

Il confronto 2013-2016.

Possiamo scendere nel dettaglio dei dati italiani, ma ci dobbiamo accontentare di numeri del 2016. Il grafico sopra mostra il tasso di posti letto regione per regione ogni 1000 cittadini residenti. Il grafico permette di fare un confronto tra il dato del 2013 e quello del 2016, anche se alcune Regioni importanti non hanno comunicato il primo numero, quello del 2013. Questo è il motivo per il quale, mancando dei dati, non è possibile fare un confronto con la media nazionale.

Dove sono i posti letto?

Quello che però si può fare è questo: dato che nel 2016 il tasso medio dei posti letto negli ospedali in Italia era 2,65, si può verificare quali sono le Regioni che stanno sopra o sotto questo numero. Come si vede dal grafico, in linea generale, si può notare che le Regioni che sono sopra questo tasso sono generalmente al Nord e quelle che stanno sotto sono nel Mezzogiorno.

Un esempio su tutti è il Friuli che ha un tasso di posti letto che è addirittura quasi il doppio rispetto alla media nazionale: 5,02 posti letto ogni 1000 abitanti. All’estremo opposto c’è la Calabria che ha appena 1,95 posti letto ogni mille abitanti. In mezzo, si può dire, c’è l’Emilia Romagna, l’unica Regione che ha aumentato, anche se di pochissimo, il tasso dei posti letto portandolo a 3,14 dal precedente 3,13.

I posti letto negli ospedali

Come mai, se si va a vedere quanti posti letto negli ospedali italiani sono a disposizione dei cittadini, si scopre che ci sono Regioni che mantengono un tasso superiore alla media? Uno dei motivi è che non è affatto vero che chi risiede in una Regione si fa curare in un ospedale di quella stessa Regione. In Italia, infatti, esiste una specie di “turismo sanitario” che porta le persone del Sud a spostarsi al Nord, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo. E, per di più, esiste anche un “turismo sanitario transfrontaliero” (qui tutti i numeri) che vede persone di altro Stati arrivare in Italia per farsi curare da uno dei suoi ospedali, generalmente del Nord.