Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana

Asili Nido. 13,147 asili nido. Coprono solo il 24% delle richieste.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-08.

2020-02-22__Asili 001

«Il viceministro per l’Istruzione Anna Ascani intende rende obbligatoria la frequenza agli asili nido in Italia»

«Dai 3 anni in poi i bambini, se dovesse passare la proposta sostenuta da tutto il Pd a partire dal segretario del partito, Nicola Zingaretti, tutti i bambini dovrebbero iniziare ad andare a scuola »

«Sono 13.147 i servizi socio-educativi per l’infanzia che Istat ha censito nell’anno scolastico 2016/2017»

«Di questi 11.017 sono asili nido, gli altri 2.130, invece, si dividono fra spazi gioco, servizi in contesto domiciliare e centri per bambini e genitori»

«I posti disponibili nelle strutture coprono solo il 24% del target, ovvero i bambini residenti in Italia sotto i 3 anni »

«Il nostro Paese è ben lontano anche dal 33% di copertura fissato dall’Unione Europea»

«In generale nel centro-nord la copertura delle strutture per la prima infanzia non scende sotto percentuali del 30%.

Al sud, invece, l’obiettivo appare lontanissimo, con regioni che non raggiungono nemmeno il 15%, come Calabria e Sicilia»

«In Calabria addirittura il 73% degli asili nido è a gestione privata, la stessa cifra percentuale identifica le strutture pubbliche nella provincia autonoma di Trento»

«Un miliardo e 475 milioni di euro è questo l’investimento complessivo che i comuni italiani hanno stanziato per i servizi rivolti alla prima infanzia nel 2016, ma il 19,4% è rimborsato attraverso le rette pagate dalle famiglie»

2020-02-22__Asili 002

* * * * * * *

Tra le numerose possibili considerazioni, alcune sembrerebbero essere di considerevole importanza.

Prima considerazione.

Prima di annunciare una legge che renda obbligatoria la frequenza agli asili nido in Italia, il viceministro per l’Istruzione Anna Ascani avrebbe fatto bene a conteggiare sia il numero dei bambini italiani sia il numero delle strutture disponibili, che coprono solo il 24% del target. Diciamo pure francamente che non ha fatto una buona impressione.

Seconda considerazione.

Si fa tanto parlare di andare incontro alle famiglie, alle mamme ed ai bambini. Poi, le parole sono smentite dai fatti. In assenza di asili nido le giovani mamme sono virtualmente impossibilitate al lavoro, anche qualora lo volessero. Duplicare i servizi sarebbe però un aggravio di soli due miliardi l’anno: cifra ridicolmente basse a fronte degli aumenti di reddito innescati da un maggior numero di donne inserite nel mondo del lavoro.

*

Asili nido obbligatori: il 76% dei bambini non trova posto.

Sono 13.147 i servizi socio-educativi per l’infanzia e coprono solo il 24% della potenziale domanda

Il viceministro per l’Istruzione Anna Ascani intende rende obbligatoria la frequenza agli asili nido in Italia. Ovvero: dai 3 anni in poi i bambini, se dovesse passare la proposta sostenuta da tutto il Pd a partire dal segretario del partito, Nicola Zingaretti, tutti i bambini dovrebbero iniziare ad andare a scuola. Giusto? Sbagliato? A guardare i numeri il problema non è questo. Il problema è che in Italia non ci sono abbastanza asili nido per tutti.

Pochi asili nido in Italia

Sono 13.147 i servizi socio-educativi per l’infanzia che Istat ha censito nell’anno scolastico 2016/2017. Di questi 11.017 sono asili nido, gli altri 2.130, invece, si dividono fra spazi gioco, servizi in contesto domiciliare e centri per bambini e genitori. Numeri davvero troppo bassi: i posti disponibili nelle strutture coprono solo il 24% del target, ovvero i bambini residenti in Italia sotto i 3 anni. Il nostro Paese è ben lontano anche dal 33% di copertura fissato dall’Unione Europea; un parametro minimo stabilito per consentire alle mamme di continuare a lavorare, aiutando a risolvere il problema della scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Dal grafico sopra è possibile avere il quadro della situazione con la suddivisione fra strutture pubbliche e private, che comunque non raggiungono nella maggior parte delle regioni la soglia del 33%.

Asili nido in Italia: in Umbria sono decisivi i privati

Passando in rassegna regione per regione, la situazione degli asili nido in Italia è disomogenea. In Valle d’Aosta, Umbria, Emilia Romagna, Toscana e nella provincia di Trento il parametro posto dalla Ue è rispettato ormai da diversi anni, e in generale nel centro-nord la copertura delle strutture per la prima infanzia non scende sotto percentuali del 30%.

Al sud, invece, l’obiettivo appare lontanissimo, con regioni che non raggiungono nemmeno il 15%, come Calabria e Sicilia. Un gap di servizi che va dal 7,6% di copertura dei posti sul potenziale in Campania, la regione con il valore più basso, al 44,7% in Valle d’Aosta.

Poi c’è il capitolo pubblico-privato. Le strutture private predominano in Umbria, salvagenti che permettono di raggiungere livelli di servizio adeguati. In Calabria addirittura il 73% degli asili nido è a gestione privata, la stessa cifra percentuale identifica le strutture pubbliche nella provincia autonoma di Trento. Un’altra differenza incolmabile fra nord e sud.

I comuni non investono negli asili nido

Un miliardo e 475 milioni di euro è questo l’investimento complessivo che i comuni italiani hanno stanziato per i servizi rivolti alla prima infanzia nel 2016, ma il 19,4% è rimborsato attraverso le rette pagate dalle famiglie.

Tra il 2004 e il 2012 le risorse comunali messa a disposizione dagli sili nido in Italia erano passate da 1.1 miliardi a 1.6, un incremento positivo del 47%, cui è seguita una contrazione della spesa nei due anni successivi, poi una stabilizzazione nel triennio 2014-2016.

Anche la gestione degli asili nido direttamente in capo ai comuni è diminuita negli ultimi anni, con la conseguente crescita degli appalti ad associazioni o enti privati. Nell’anno scolastico 2016/2017 negli asili nido a gestione comunale si sono iscritti 93.200 bambini, contro gli oltre 99.700 contati 4 anni prima: una perdita tutt’altro che trascurabile.