Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Patrimoniale. C’è già, ed anche ben salata.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-16.

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Treccani così definisce la imposta patrimoniale:

«sono imposte patrimoniale quelle, ordinarie o straordinarie, che gravano sul complesso dei beni dei singoli contribuenti, …. che comprende beni mobili o immobili, o titoli di credito, di proprietà di entrambi i coniugi, i cui frutti vengono impiegati per i bisogni della famiglia»

In altri termini, la imposta patrimoniale colpisce il bene posseduto sulla base del suo valore stimato, indipendentemente dalla resa del medesimo.

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La tassa patrimoniale in Italia c’è già.

Lo stato sta tassando in maniera continuativa case, depositi bancari e postali.

In particolare, l’imposta di bollo sul deposito titoli, introdotta nel 2012 col decreto “Salva Italia” e poi aumentata col tempo, colpisce tutti gli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, fondi comuni, certificati di deposito, ETF, etc.) custoditi dagli intermediari finanziari per conto dei loro clienti.

L’imposta di bollo sul deposito titoli vale oggi lo 0,20% del valore totale degli strumenti finanziari posseduti. Pertanto un investitore che possiede azioni per 10.000 euro pagherebbe 20 euro all’anno di imposta di bollo. Il calcolo viene fatto sommando i valori degli strumenti finanziari detenuti dal risparmiatore alla data del 31 dicembre di ogni anno per cui fa fede l’estratto conto depositi titoli redatto e inviato al risparmiatore come base imponibile su cui applicare l’imposta. Tale imposta viene, quindi, pagata sulla scorta dell’invio della comunicazione che per molti intermediari finanziari avviene con cadenza trimestrale o semestrale. Per cui l’imposta dello 0,20% annuo viene frazionata proporzionalmente in base ai valori finanziari detenuti nel momento in cui la banca o l’intermediario comunicano l’estratto conto depositi titoli.

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Per calcolare il valore della giacenza, si deve:

– sommare i saldi giornalieri del conto corrente

– dividere per il numero dei giorni di rendicontazione o di detenzione del rapporto

– calcolare la giacenza di ciascun rapporto per la quota di detenzione (esempio: conto cointestato.)

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Una vera e propria mazzata che, oltre a tradire il messaggio governativo di chi ha tuonato che non sarebbero state messe le mani nelle tasche degli italiani, rende sempre meno conveniente investire in Italia.

Chi volesse, ad esempio, acquistare i BTP Italia e tenerli fedelmente in deposito fino a scadenza (4 anni) per beneficiare del “bonus fedeltà”, sarà costretto a pagare imposte sul deposito più alte vanificando così il beneficio che ne deriverà alla fine del periodo d’investimento.

A fronte di tassi d’interesse reali tendenti allo zero, un aumento dell’imposta deposito titoli rende del tutto sconveniente investire in strumenti finanziari tradizionalmente sicuri.

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Banche. Liquidità ed investimenti, 1,404 miliardi cash nei conti correnti.

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Poi ci sono, ovviamente, le commissioni bancarie.

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MEF. Disposizioni in materia di imposta di bollo su titoli, strumenti e prodotti finanziari

Il bollo sulle comunicazioni relative ai depositi di titoli inviati dagli intermediari finanziari introdotto dal DL 98/2011 era dovuto in misura fissa e crescente. L’imposta più bassa, applicabile ai depositi di titoli di valore inferiore a 50.000 euro, era stata fissata a 34,20 euro, allo stesso livello applicato alle comunicazioni relative ai conti correnti bancari.

Per i depositi di titoli di valore superiore a 50.000 euro era previsto il seguente incremento della tassazione:

per il 2011 e il 2012:

– 70 euro sui depositi di titoli di valore tra 50.000 euro e 150.000 euro

– 240 euro sui depositi di titoli di valore tra 150.000 euro e 500.000 euro – 680 euro sui depositi superiori a 500.000 euro;

dal 2013:

– 230 euro sui depositi di titoli di valore tra 50.000 euro e 150.000 euro

– 780 euro sui depositi di titoli di valore tra 150.000 euro e 500.000 euro

– 1.100 euro sui depositi superiori a 500.000 euro.

Con la manovra del 4 dicembre 2011 l’imposta di bollo diventa proporzionale con aliquota pari a:

– 1 per mille (0,1%) per il 2012;

– 1,5 per mille (0,15%) dal 2013.

Il nuovo bollo ha un importo minimo pari a € 34,2 e massimo pari a € 1.200. Inoltre, si amplia la base imponibile prevedendo che siano tassati anche i prodotti finanziari non soggetti all’obbligo di deposito (polizze assicurative; unitlinked, indexlinked, vita; fondi comuni; certificati di deposito, buoni postali, gestioni patrimoniali). Sono escluse le comunicazioni relative ai fondi pensione e ai fondi sanitari. Si applica sul valore di mercato o, in mancanza, sul valore nominale o di rimborso degli strumenti oggetto della comunicazione.

L’applicazione dell’imposta di bollo con aliquote proporzionali NON riguarda gli estratti conto bancari, postali e i rendiconti dei libretti di risparmio.

In seguito alle modifiche apportate all’articolo 13, comma 2-bis della Tariffa allegata al D.P.R. 26 ottobre, 1972, n. 642, per tali estratti e rendiconti relativi a rapporti con giacenza media fino a 5.000 euro (quindi anche per i conti in “rosso”) è stata introdotta un’ esenzione totale dall’imposta di bollo se il cliente è persona fisica; se il valore medio di giacenza annuo è superiore a euro 5.000 si continua ad applicare l’ imposta fissa pari a 34,20 euro.

Per i soggetti diversi dalle persone fisiche si applica, invece, un’imposta fissa pari a 100 euro.