Giuseppe Sandro Mela.
2020-02-14.

I nostri spensierati quarantenni stanno costruendosi con le loro stesse mani un avvenire da incubo, in cui i ricordi dei bei tempi passati saranno non sollievo, bensì incubo di rimorsi.
Si felicitano tra di loro, tutti compiaciuti che la vita media si stia allungando senza pensare che alla fine vecchiaia e malattie busseranno alle loro porte, ospiti sgradite assieme a miseria ed indigenza.
I dati per l’Italia sono quello che sono. In sintesi:
– il 50% delle famiglie residenti in Italia ha un reddito mediano non superiore a 25,426 euro (2,120 euro al mese);
– il 20.3% …. circa 12 milioni e 230 mila individui risulta a rischio di povertà, … reddito …. inferiore a 10,106 euro (842 euro al mese).»;
– il 27.3% è a rischio di povertà o esclusione sociale;
– in comparazione con il 2007 i redditi familiari da lavoro autonomo sono calati del -20% in termini reali, quelli da lavoro dipendente del -11.4%, ed i redditi da pensione e trasferimenti pubblici del -1.5%;
– La retribuzione netta che resta a disposizione del lavoratore rappresenta poco più della metà del totale del costo del lavoro (il 54.4% pari a 17,277 euro).
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Questi dati possono essere letti da molti punti di vista, ma uno sarebbe di particolare importanza nell’economia del presente discorso.
La metà delle famiglie italiane ha un reddito inferiore ai 2,120 euro al mese, cui corrispondono versamenti pensionistici che potranno garantire una pensione, sempre che all’epoca ancora essa esista, di poco superiore a quella minima. In altri termini, metà delle famiglie non avrà di che vivere.
Non solo, con un reddito mediano così scarno sarebbe improponibile che tali famiglie potessero accumulare qualche risorsa per la vecchiaia. E se anche lo facessero a costo di sacrifici disumani, con il regime di tassi negativi i gruzzolo messo da parte calerebbe invece di crescere nel tempo.
In parole miserrime, la metà dell’attuale popolazione italiana sta candidandosi a vivere in una società della miseria. Né ci si potrebbe illudere che con metà della popolazione in miseria lo stato possa disporre di risorse sufficienti a lenire almeno in parte la situazione.
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Se però integrassimo questi dati con quelli prodotti dal Censis, il quadro generale risulterebbe essere ancora peggiore.
«Nel 2039 la popolazione over 64 supererà quella degli under 35»
«Un primo dato estremamente rilevante è che secondo l’elaborazione del Censis sulla base dei dati Istat, il rapporto tra under 35 e over 64 vedrà un superamento di questi ultimi, che costituiranno il 31.6% della popolazione contro il 31.2% degli under 35»
«Nel 1999 gli under 35 costituivano il 42.8% del totale, mentre nel 2019 ben il 9% in meno»
È facile dedurre come quota rilevante delle persone che raggiungessero l’età pensionabile nel 2039 potrebbe al massimo usufruire di una scarna pensione sociale, sempre poi che all’epoca lo stato ne avesse ancora risorse sufficienti per erogarle.
Questo è un problema che l’attuale generazione di quarantenni spensieratamente continua ad ignorare.
Su questo problema se ne innesta un altro, non meno temibile.
«il 20.8% degli anziani risulta non autosufficiente»
4 pensieri riguardo “Italia. Rapporto Censis. Il problema del welfare inizia ad essere da incubo.”
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