Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Francia. Dimissioni in massa dei primari ospedalieri.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-21.

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Chiunque abbia avuto conoscenza diretta dell’Unione Sovietica di Brežnev, oppure si sia peritato di studiarne un po’ struttura e dinamiche, non potrebbe fare a meno di concludere che l’attuale Unione Europea, ed anche molti stati nazionali ad essa afferenti, sono affetti da un sistema burocratico ipertrofico, da uno statalismo accentratore e pianificatore quanto incapace di cogliere ed adattarsi alla realtà.

Il risultato finale si concretizza in sistemi sanitari nazionali minuziosamente organizzati e pianificati a livello centrale, con un forte squilibrio del personale e dell’allocazione delle risorse: gli ospedali rigurgitano di dipendenti amministrativi tutti indaffarati ad attuare le normativi ricevute, mentre il personale medico ed infermieristico è assunto su base concorsuale ‘atipica’, è insufficiente, ed è soprattutto oberato da una serie di adempimenti burocratici che impediscono di fatto di svolgere il loro lavoro, ossia di curare la gente.

Troppo spesso il problema è liquidato in meri termini economici: i medici e gli infermieri sono sottopagati per le responsabilità che sono chiamati ad assumersi, lavorando per di più in un ambiente ostile, ma il problema più acuto è che sono stati resi schiavi di un apparato burocratico acefalo, ove ai medici restano solo le responsabilità civili e penali.

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Come sia finita l’Unione Sovietica è cosa nota: è implosa sotto il peso delle proprie contraddizioni. E tutti possiamo constatare quanto tempo sia necessario per poter ricostruire qualcosa di funzionante sulle pregresse rovine lasciate dal socialismo.

La Francia è uno dei paesi europei maggiormente burocratizzato, e la sanità non sfugge certamente all’attenzione dei burocrati.

Ma anche questo settore sta collassando.

Il contesto generale è deprimente, con il governo che ha dovuto ritirare la riforma del sistema pensionistico, ed è sempre più contestato dalle piazze: la gente non ne può di più.

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«Mi dimetto perché sono costretta a fare cose non etiche. Mi dimetto perché un tempo il nostro compito era curare i malati, oggi ci viene chiesto di produrre ricoveri, un numero sempre maggiore di ricoveri in modo da fare soldi per l’ospedale. I miei pazienti, malati di diabete, hanno complicazioni gravi, alcuni rischiano l’amputazione ma le loro degenze sono troppo lunghe, non producono profitto e quindi diventano un peso. Io non lo sopporto più»

«la protesta di 1.100 medici di tutta la Francia— tra i quali 600 primari — che si sono dimessi dalle loro funzioni amministrative»

«Continueremo a occuparci dei pazienti, come è ovvio, ma non risponderemo più all’amministrazione, e smetteremo di occuparci più dei fogli Excel che della salute dei pazienti »

«Da tutto il Paese arrivano le testimonianze di ospedali sul punto di crollare sotto il peso delle riduzioni della spesa e del personale»

«Hanno cominciato lo scorso autunno quelli che lavorano nei pronto soccorso, che suppliscono ormai ai medici di base, soprattutto in provincia dove i dottori scarseggiano e molti abitanti si fanno curare all’ospedale più vicino anche per malattie che non richiederebbero interventi urgenti.»

«La ministra della Sanità, Agnès Buzyn, promette un piano da 1,5 miliardi in tre anni, giudicato largamente insufficiente»

«L’ospedale pubblico costa alla Francia circa 85 miliardi l’anno, cifra tra le più alte nei Paesi dell’Ocse»

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Tutte le valanghe all’inizio erano pochi sassolini: serve del tempo perché si formi e proceda il fronte distruttivo.

Come del resto l’Unione Europea, anche la Francia inizia ad avviarsi alla implosione.

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I medici in Francia, «Pazienti come numeri»: l’addio choc dei primari

Dimissioni di massa tra i medici: «Ci chiedono soltanto di produrre ricoveri»

«Mi dimetto perché sono costretta a fare cose non etiche. Mi dimetto perché un tempo il nostro compito era curare i malati, oggi ci viene chiesto di produrre ricoveri, un numero sempre maggiore di ricoveri in modo da fare soldi per l’ospedale. I miei pazienti, malati di diabete, hanno complicazioni gravi, alcuni rischiano l’amputazione ma le loro degenze sono troppo lunghe, non producono profitto e quindi diventano un peso. Io non lo sopporto più».

Lo sfogo della professoressa Agnès Hartemann, primario di diabetologia all’ospedale La Pitié Salpêtrière di Parigi, ha portato in primo piano la protesta di 1.100 medici di tutta la Francia— tra i quali 600 primari — che si sono dimessi dalle loro funzioni amministrative.

«Continueremo a occuparci dei pazienti, come è ovvio, ma non risponderemo più all’amministrazione, e smetteremo di occuparci più dei fogli Excel che della salute dei pazienti», ha aggiunto Hartemann al termine di una conferenza stampa. Da tutto il Paese arrivano le testimonianze di ospedali sul punto di crollare sotto il peso delle riduzioni della spesa e del personale. «Ci capita di ricoverare dei bambini in ginecologia perché non ci sono abbastanza letti», si indigna per esempio Antoinette Perlat, primario di medicina interna all’ospedale universitario di Rennes.

Se i ferrovieri, con il loro sciopero iniziato il 5 dicembre e continuato durante le feste di Natale hanno finora quasi monopolizzato l’attenzione dei media e del governo, anche medici e infermieri da mesi sono in agitazione. Hanno cominciato lo scorso autunno quelli che lavorano nei pronto soccorso, che suppliscono ormai ai medici di base, soprattutto in provincia dove i dottori scarseggiano e molti abitanti si fanno curare all’ospedale più vicino anche per malattie che non richiederebbero interventi urgenti.

Nelle ultime settimane la protesta si è allargata ai primari, che lamentano l’eccesso di compiti amministrativi e la difficoltà di rapportarsi ai pazienti con l’umanità e l’attenzione imposte dal giuramento di Ippocrate.

Il 14 gennaio, mentre il direttore dell’ospedale Saint-Louis di Parigi pronunciava il tradizionale discorso di auguri di inizio anno, i medici e gli infermieri si sono tolti il camice bianco e lo hanno gettato per terra davanti a lui. Tra le ragioni di un malcontento popolare che ha portato in piazza i gilet gialli e poi i sindacati contro la riforma delle pensioni, c’è la generica paura di dare l’addio al modello sociale francese che ha al centro la scuola e l’ospedale pubblico, a lungo vanto del Paese. La ministra della Sanità, Agnès Buzyn, promette un piano da 1,5 miliardi in tre anni, giudicato largamente insufficiente. L’ospedale pubblico costa alla Francia circa 85 miliardi l’anno, cifra tra le più alte nei Paesi dell’Ocse.

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