Pubblicato in: Cina

Cina. Export +7.6% anno su anno. Considerazioni amare.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-19.

2020-01-14__Cina Export

La General Administration of Customs People Republik China ha rilasciato il 14 gennaio il dato annuale relativo all’export cinese: +7.6%, contro un valore previsto del 3.2%.

Questo dato si presta ad almeno cinque considerazioni.

In primo luogo si dovrebbe constatare come da trenta anni a questa parte i media occidentali riportino con malcelato zelo notizie catastrofiche sullo stato dell’economia cinese, che sembrerebbe essere sempre in una situazione di labile compenso, sull’orlo di una immane crisi devastante. Per, con altrettanta costanza, escono i dati econometrici, e l’economia cinese dimostra di stare più che bene, quasi fosse Lazzaro risorto: fatto si è che non era per nulla morta. È una manfrina che qualifica i media occidentali come totalmente inaffidabili. Non ne hanno mai azzeccata una.

In secondo luogo, si vorrebbe ricordare come nel 2019 150 milioni di cinesi, circa il 10% della popolazione totale, hanno passato le ferie all’estero, spendendo circa 288 miliardi Usd. Questo solo dato evidenzia come la popolazione guadagni a sufficienza da potersi permettere ferie costose. Il fatto poi che tutti codesti turisti siano rientrati in patria significa sia la esistenza di una ampia libertà sia l’assenza di scontento sostanziale.

In terzo luogo, la Cina ha aumentato, e non di poco, il proprio export proprio nel bel mezzo della guerra dei dazi. Dato questo che dovrebbe ben dare da pensare. Nell’economia mondiale l’occidente, specie poi l’Europa, sta diventando sempre più elemento marginale: ancora importante, sicuramente sì, ma pur sempre marginale. Piaccia o meno, la Cina vivrebbe altrettanto bene anche se l’occidente scomparisse improvvisamente dalla faccia del mondo. Poi, si intende, da arguti mercanti i cinesi non disdegnano il commercio con l’occidente: anche il poco si conta.

In quarto luogo, si noti la discrepanza tra il valore predetto dagli economisti occidentali (+3.2%) e quello di riscontro del +7.6%. È un errore superiore al 100%. Gli economisti occidentali amano vedersi nel ristretto dei loro conciliaboli, ove si lodano vicendevolmente appellandosi con termini altisonanti, scambiandosi vicendevolmente la patente di genio degno come minimo del Premio Nobel per l’Economia. Scrivono articoli sussiegosi che di norma si disperdono in un oceano di particolari non rilevanti, senza mai cogliere il segno. Messaggi poi ripresi dalle ierodule dell’economia che si sono indovate in Bloomberg, pulpito dal quale elargiscono le loro granitiche certezze che saranno poi smentite l’indomani. Nessuno imputa loro di essersi sbagliate, bensì il fatto di ritenersi e proporsi come infallibili possessori della verità assoluta. Poi sbagliano del 100%.

In quinto luogo, questo dato ci insegna che per esportare occorre prima produrre. Sarebbe un buon motto lapalissiano, eppure l’occidente sembrerebbe proprio essersene dimenticato. Non si può vivere di soli servizi.