Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Emilia Romagna. I sondaggi sono vietati, ma le impressioni non lo sono.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-18.

Emilia Romagna 001

Per ovvi motivi ci si astiene da qualsiasi commento, tranne che per una nota tecnica.

«I sondaggi, come noto, non si possono pubblicare per legge ma i principali partiti sono impegnatissimi a studiare la situazione sul territorio e ad analizzare i possibili flussi elettorali. Negli ultimi giorni si registra un crescente, seppur cauto, ottimismo nel quartier generale di Borgonzoni e tra i leghisti. L’impressione in Via Bellerio è che la vittoria, impensabile solo fino a meno di un anno fa, sia davvero a portata di mano»

«La possibilità che il voto disgiunto (ovvero scegliere una lista magari di Centrodestra o minore e poi votare per il Governatore uscente) sia significativa sono davvero poche, come dimostrano tutte le ultime elezioni regionali e comunali e come sostengono i sondaggisti»

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L’elettorato emiliano è molto fluido: nessuno potrebbe garantire che le regole che hanno governato il passato reggano anche in questa competizione.

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Emilia sondaggi vietati. Ultime impressioni, cresce l’ottimismo nella Lega…

Elezioni Emilia Romagna sondaggi (vietati): le ultimissime impressioni sulle elezioni regionali in Emilia Romagna.

Ancora una settimana di campagna elettorale e poi alla mezzanotte di venerdì 24 gennaio tutti zitti. Le elezioni regionali di domenica 26 sono un vero e proprio banco di prova per la maggioranza, Pd in testa, ma anche per l’opposizione di Centrodestra. La vera sfida è quella dell’Emilia Romagna, visto che – a microfono rigorosamente spento – in Calabria anche gli stessi Dem sembrano quasi certi della vittoria di Jole Santelli. Matteo Salvini, impegnatissimo a girare su e giù per l’ex Regione rossa di Don Camillo e Peppone, è convinto che una vittoria di Lucia Borgonzoni porterebbe alla caduta del governo Conte, mentre in casa Pd e Movimento 5 Stelle derubricano il voto del 26 gennaio come fatto locale che darà segnali anche a livello nazionale ma che, comunque vada, non influirà sulla tenuta dell’esecutivo.

I sondaggi, come noto, non si possono pubblicare per legge ma i principali partiti sono impegnatissimi a studiare la situazione sul territorio e ad analizzare i possibili flussi elettorali. Negli ultimi giorni si registra un crescente, seppur cauto, ottimismo nel quartier generale di Borgonzoni e tra i leghisti. L’impressione in Via Bellerio è che la vittoria, impensabile solo fino a meno di un anno fa, sia davvero a portata di mano. In particolare nel quartier generale della Lega sono convinti che la candidata della coalizione di Centrodestra sia in testa nella parte occidentale dell’Emilia, quindi Piacenza e Parma, nonché nel cuore della Romagna (Rimini-Cesana-Forlì) e a Ferrara. Non solo. I leghisti parlano anche di “aspettative molto alte” in tutte le zone dell’Appenino e quindi in quella miriade di comuni medio piccoli di cui sono piene le zone di montagna dell’Emilia.

Ci sarebbe poi, sempre stando a quanto raccontano gli esponenti del Carroccio, una profonda differenza tra il voto delle città e delle province. Ad esempio, i fedelissimi di Borgonzoni segnalano difficoltà a Modena città ma una situazione più favorevole in provincia di Modena, soprattutto nei centri minori. Punto interrogativo invece su Reggio Emilia e Ravenna (anche se qui dovrebbe valere comunque il discorso fatto in precedenza sulla differenza tra città e comuni medio-piccoli della provincia).

Restando nel Centrodestra, la Lega è convintissima di risultare il primo partito della Regione, come era già stato alle Europee del 2019, anche perché il Partito Democratico potrebbe subire una flessione a causa di un travaso di voti verso la Lista Civica di Stefano Bonaccini, mentre la Civica di Borgonzoni, meno pubblicizzata, non dovrebbe sottrarre più di tanto alla lista del Carroccio. Moderato ottimismo anche in casa Fratelli d’Italia, dove, anche se non siamo ai livelli del Centro-Sud, gli uomini di Giorgia Meloni sono sicuri di confermare anche in Emilia Romagna il sorpasso su Forza Italia. Per quanto riguarda gli azzurri la speranza, anche grazie alla candidatura di Vittorio Sgarbi come capolista nel proporzionale, è quella di evitare un tracollo e di reggere.

Nel Centrosinistra e in particolare in casa Pd le speranze sono riposte su due fattori: il voto a Bologna (soprattutto in città e meno in provincia) dove Bonaccini – dicono i Dem – dovrebbe prevalere nettamente su Borgonzoni e sul possibile voto diretto al candidato presidente. La possibilità che il voto disgiunto (ovvero scegliere una lista magari di Centrodestra o minore e poi votare per il Governatore uscente) sia significativa sono davvero poche, come dimostrano tutte le ultime elezioni regionali e comunali e come sostengono i sondaggisti.

Nel Pd la speranza è che, grazie soprattutto alla mobilitazione delle Sardine, ci sia una certa quota – bisognerà vedere quanto consistente – di voto diretto solo al candidato Bonaccini, ovviamente in chiave anti-Lega e anti-Salvini. Tra i 5 Stelle, che candidano Simone Benini, non ci sono grandi aspettative. I pentastellati sanno che la sfida è Borgonzoni-Bonaccini e l’auspicio è quello di non restare troppo al di sotto della doppia cifra per evitare il sorgere di nuove e inevitabili polemiche interne dal 27 gennaio in poi.

Tra i candidati minori e al di fuori delle principali coalizioni ottimismo nel quartier generale del Partito Comunista di Marco Rizzo, che candida alla guida dell’Emilia Romagna Laura Bergamini. La speranza degli eredi di Marx e Lenin, fedelissimi alla falce e martello, è quella di intercettare una parte del malcontento verso il Pd e il Centrosinistra classico che però non voterebbe mai a destra.