Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Consulta nega l’ammissibilità del referendum.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-16.

Giustizia Bilancia 001

«Il referendum per l’abolizione della quota proporzionale dell’attuale sistema di voto, il cosiddetto «Rosatellum», non ci sarà»

«Lo ha stabilito la Corte Costituzionale dichiarando inammissibile il quesito presentato dal comitato promotore, dopo la richiesta in tal senso arrivata da otto consigli regionali governati dal centrodestra — Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata e Liguria — con l’intento di trasformare l’attuale legge elettorale in senso maggioritario»

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Il problema è fin troppo semplice.

Si tratterebbe di definire una volta per tutte se in Italia legiferano i parlamentari eletti a nome e per conto del Popolo sovrano, ovvero i giudici nominati, funzionari statali non eletti.

Questo referendum era stato proposto da ben otto consigli regionali lecitamente eletti, che in ultima analisi si sarebbero rimessi alla volontà popolare espressa in via referendaria.

Ma i nostri magistrati, non tutti la grande maggioranza certamente, muoiono dalla voglia di fare politica.

È un ritorno all’ideologia giacobina.


Legge elettorale, la Consulta dice no al referendum

La Corte Costituzionale ha dichiarato in ammissibile il quesito che puntava a cancellare la parte proporzionale dell’attuale sistema di voto: «Eccessivamente manipolativo»

Il referendum per l’abolizione della quota proporzionale dell’attuale sistema di voto, il cosiddetto «Rosatellum», non ci sarà. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale dichiarando inammissibile il quesito presentato dal comitato promotore, dopo la richiesta in tal senso arrivata da otto consigli regionali governati dal centrodestra — Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata e Liguria — con l’intento di trasformare l’attuale legge elettorale in senso maggioritario. Per i giudici costituzionali il quesito risulta «eccessivamente manipolativo».

La motivazione

In attesa del deposito della sentenza, che avverrà entro il 10 febbraio, l’Ufficio stampa della Corte costituzionale fa sapere che «a conclusione della discussione la richiesta è stata dichiarata inammissibile per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l’autoapplicatività della normativa di risulta».

L’ira di Salvini

La reazione di Matteo Salvini, che aveva lanciato la campagna per la raccolta firme a settembre dopo il cambio di maggioranza — e dopo la convergenza di Pd e M5S sull’idea di una nuova legge elettorale quasi totalmente proporzionale — non si è fatta attendere. «È una vergogna — ha commentato il leader della Lega pochi minuti dopo la notizia della bocciatura —. È il vecchio sistema che si difende: Pd e 5stelle sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica».